COME COSTRUIRE UNA RIVOLUZIONE CHE NON CADA A PEZZI IN DUE GIORNI

COME COSTRUIRE UNA RIVOLUZIONE CHE NON CADA A PEZZI IN DUE GIORNI

DI GIANLUCA FREDA

Blogghete!!!


Il lettore Mirko ha scritto nei commenti relativi all’articolo sugli scontri di Roma


Caspita che articolone...perché non lo completi parlando delle conseguenze della "strategia del compromesso, della determinazione, della pratica di potere utilizzata per sconfiggere il potere"? Così, magari riusciamo ad arrivare alla degenerazione della rivoluzione russa che hai citato... Trai forse godimento dai pestaggi, visti i continui incitamenti alla violenza della celere? Ti sconvolge tanto la vista di due tavolini privati sottratti da un bar privato per essere lanciati, ma non parli della disperazione dei lanciatori d'immondizia di Terzigno e dei terremotati, anche loro in piazza. Secondo il tuo ragionamento è una brutta cosa sporcare Roma con l'immondizia, meglio tacere e respirare diossine in silenzio, non lamentarsi in questo modo "barbaro"...chissà cosa penseranno quelli dei bar... Non capisco, invece, a cosa serva pontificare dalla tastiera come fai tu, dando dei falliti e degli impotenti a chi ancora - e fortunatamente- possiede dei sogni. Mi chiedo come si fa -e come fai- a fare qualsiasi cosa senza il motore dei sogni e dell'utopia? Concludo dicendo che, almeno secondo me, l'altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla; la violenza, come sempre, è arrivata, e continua ad arrivare, da chi detiene la forza ed il potere. Saluti.

Il lettore ritiene che sogni e utopie siano il motore di ogni cambiamento. Può darsi che questo sia vero per la vita individuale. Ma quando parliamo della progettazione di un cambiamento sociale, sarebbe bene che ci abituassimo a lasciare i sogni nella dimensione che ad essi appartiene di diritto: quella del dormiveglia e delle fantasie notturne. Appaltare le trasformazioni sociali a branchi di sonnambuli e parolai in pigiama, produce, anche nella migliore delle ipotesi, un fastidioso e rumoroso nulla di fatto, ammantato di deliri teoretici, come quelli che siamo abituati ad ascoltare – senza ormai troppa distinzione – tanto nelle parole dei “rivoluzionari” da centro sociale quanto nei discorsi dei “rivoluzionari” da organigramma di sindacato e di partito nel corso delle periodiche ed inutili manifestazioni “di protesta” accalappiagonzi. Nell’ipotesi peggiore (che è poi di gran lunga la più frequente e storicamente diffusa) l’allucinazione utopica produce semplice manovalanza per “rivoluzioni” gestite dal potere ed indirizzate verso scopi esattamente opposti a quelli che i sognatori dormienti vagheggiano mentre si agitano in preda al delirio. Date retta a un fesso: le rivoluzioni, quelle vere, sono roba per persone ben sveglie e con i piedi per terra. Soprattutto, sono roba da élite. Dove, col termine “élite”, non si intende indicare una realtà connotata sul piano della gerarchia economica o sociale, bensì su quello del pragmatismo politico e della pianificazione intellettuale. Pianificazione che, in tutte le rivoluzioni storiche di qualche rilievo, si è sempre attuata attraverso la circolazione delle idee e dei programmi attraverso i mezzi di comunicazione esistenti, tastiere comprese. In ogni rivolgimento sociale di successo c’è una “testa” che dirige le operazioni, rappresentata dall’élite che dispone dei mezzi di comunicazione necessari a diffondere nella massa le idee e le parole d’ordine su cui dovrà fondarsi l’insurrezione; e ci sono moltitudini di “sognatori” senza arte né parte che fungono da semplice carne da cannone. Inutile dire che gli effetti della rivoluzione si rivelano sempre vantaggiosi per l’élite e devastanti per gli utopisti sonnambuli. Non voglio togliere nulla all’utilità di questi ultimi, senza la cui incompetenza e irriflessività politica nessuna rivoluzione sarebbe possibile. Non ce l’ho con i decerebrati spaccatutto che abbiamo visto in azione a Roma, né con i branchi di pecore che transumano periodicamente verso i pascoli della protesta su apposito torpedone sindacale, i quali svolgono egregiamente il proprio ruolo di soldataglia. Ce l’ho con le élite da cui tali moltitudini sono attualmente gestite e manipolate. Perché le finalità perseguite da queste élite di potere sono del tutto antitetiche a ciò che ritengo essere l’interesse attuale del nostro paese, inteso nel suo insieme complessivo di pastori e di mandrie, di colonnelli e di subordinati.

E’ significativo che il lettore scriva: “secondo me, l'altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla”. E’ una frase che fornisce un’idea precisa della linea di demarcazione che separa i membri dell’élite dai sognatori suoi manovali. L’élite pianifica, organizza, gestisce, manovra la percezione del mondo e la stessa violenza di piazza secondo modalità che sono funzionali ai suoi obiettivi; la carne da cannone è del tutto priva di capacità di decodifica dell’esistente e di schemi progettuali. Possiede solo la sua rabbia istintiva (a cui attribuisce addirittura un valore etico trascendente, trattandosi dell’unica prerogativa a sua disposizione) che ritiene lecito sfogare, una volta superato un certo livello, su qualunque cosa gli capiti a tiro. Come il buon padre di famiglia, che tornando a casa distrutto e frustrato dal lavoro, ritiene legittimo massacrare di botte moglie e figli, visto che su qualcuno dovrà pur sfogarsi. Il mio articolo si intitolava “La rivoluzione dei falliti” e penso che non avrei potuto scegliere titolo migliore.

Nell’articolo in questione citavo, in esergo, una frase tratta da “L’arte della guerra” di Sun Tzu. Mi chiedo che cosa avrebbe pensato l’antico stratega cinese di un “esercito”, come quello visto in azione a Roma il 14 scorso, che attacca battaglia al solo scopo di sfogare la propria frustrazione; che combatte solo nei momenti e nei luoghi che è il nemico a definire, con apposita comunicazione alle truppe; che si lascia guidare verso lo scontro dai generali dell’esercito nemico o dai traditori ad esso venduti, i quali portano bene in vista sulla divisa le stellette sindacali e partitiche di cui sono stati insigniti per la propria fellonia; che nel corso della battaglia non attacca il nemico, ma i propri stessi commilitoni e compagni di sventura, distruggendo le loro proprietà e dando alle fiamme i loro villaggi; che diffonde in questo modo l’odio e il desiderio di defezione tra le proprie stesse fila; che utilizza la violenza a sproposito e contro obiettivi casuali, anziché riservarla (come Sun Tzu suggeriva) alla fase finale della guerra, per suggellare una vittoria già ottenuta attraverso la diplomazia, la comunicazione, l’astuzia e l’inganno. Probabilmente il vecchio cinese non avrebbe destinato ad una simile masnada l’appellativo di “esercito”, limitandosi a considerarla una congrega di scimmie infuriate e a riderci sopra. Ancora più verosimilmente, avrebbe avuto parole di lode e di stima per i generali dell’esercito loro nemico, dimostratisi capaci di ridurre gli avversari alla più assoluta impotenza senza neppure muoversi dal proprio accampamento. “Tutta la guerra è basata sull’inganno. Perciò, quando siamo pronti ad aggredire, dobbiamo apparire impreparati; quando adoperiamo le nostre forze, dobbiamo sembrare inattivi; quando siamo vicini, dobbiamo far credere al nemico che siamo lontani; quando siamo lontani, dobbiamo fargli credere che siamo vicini. Tieni pronte le esche per allettare il nemico. Fomenta disordini e schiaccialo”.

Per quanto implacabile sia il mio odio per le strutture sovranazionali, economiche e politiche, che hanno ridotto in servitù il nostro paese, devo riconoscere ai loro generali una capacità strategica un miliardo di volte superiore a quella dei cialtroni visti in azione nelle piazze nostrane. E’ normale, del resto: non a caso loro sono l’élite, mentre i cialtroni di cui sopra sono la marmaglia inconsapevole che viene manovrata per il conseguimento degli obiettivi predefiniti. Immagino che, nel caso in questione, l’obiettivo – o uno degli obiettivi - fosse quello di defenestrare un governo, pessimo sì, ma dimostratosi troppo indipendente e refrattario agli ordini nell’ambito della politica estera. Eppure, nonostante l’ottima strategia messa in campo, l’élite dominante sembra, per il momento, avere fallito. Il governo incriminato è rimasto in carica, sia pure per tre soli voti di maggioranza. I suoi avversari politici sono ora allo sbando, compresi i rinnegati finiani così accuratamente costruiti e finanziati, costretti ad annullarsi nella macedonia immonda di un elettoralmente improponibile “terzo polo”, che prefigura la loro prossima estinzione. Bisogna chiedersi: perchè hanno fallito? Perché la marmaglia antiberlusconiana, inviata a deporre il rinnegato governatore della colonia, pur debitamente infiltrata da operativi del nemico, non è riuscita per adesso a perseguire il risultato agognato?

Il motivo è semplice: non esiste più un’unica élite. Nell’epoca della ridefinizione degli assetti geopolitici globali, le élite che si contendono il controllo delle masse e la loro sudditanza alle parole d’ordine sono diventate una pluralità. La vecchia nomenclatura dirigente rispolvera i vetusti schemi interpretativi del mondo organizzati per dicotomie (“fascismo-comunismo”, “democrazia-dittatura”, “berlusconiano-antiberlusconiano”, “razzista-antirazzista” e via bipolarizzando), mentre il nuovo gotha che ad esse contende il potere prova ad inserirsi nel gioco della manipolazione delle coscienze con altri modelli prefabbricati e narrazioni alternative. Questa battaglia per il controllo delle moltitudini si combatte (come del resto è sempre avvenuto nel corso della storia) nel campo dell’informazione e dell’entertainment. Cioè proprio dietro quelle tastiere che i pasdaran della rivoluzione di piazza sono stati abituati – un po’ per insipienza politica, un po’ per programmazione culturale abilmente somministrata dagli strateghi del nemico – a disprezzare e sbeffeggiare. E’ dietro le tastiere del web, delle redazioni giornalistiche, delle case editrici che vengono definiti e perfezionati i nuovi modelli percettivi e di pensiero cui le masse dovranno conformare la propria visione del mondo nei decenni futuri. E’ dietro le tastiere dei programmatori che vengono studiati i nuovi contenuti web, attraverso i quali i mezzi di comunicazione telematica verranno gestiti per le finalità di dominio proprie della classe intellettuale che uscirà vincitrice dallo scontro. E’ sempre dietro le tastiere che nascono i social network come Facebook, utili a rimbecillire e rendere controllabili, analfabetizzandole, le nuove generazioni; o come Twitter, attraverso i cui canali già viaggiano le direttive e gli ordini per la gestione delle “rivoluzioni colorate” fomentate dal potere (come si è visto in occasione della famigerata “rivoluzione verde” iraniana); o i nuovi templi dell’informazione “alternativa” come Wikileaks, creati allo scopo di soppiantare l’informazione libera del web, sostituendo ad essa un’autorevole e ponderosa massa di nulla oggettivo, privo di qualunque elaborazione critica.

In questo scontro di nomenclature, come sempre, i facinorosi guastatori di piazza rivestiranno il ruolo di truppe d’assalto, agli ordini dell’organizzazione di potere che riuscirà a vincere la guerra dell’informazione.

Occorre dunque decidere – e decidere adesso – se desideriamo rivestire il ruolo di soldati che subiscono la rivoluzione prossima ventura o di progettisti che la pianificano e la manovrano. Rivolgo pertanto un appello a tutte le menti razionali che, ritrovatesi martedì scorso nel bel mezzo di una guerra alla cui progettazione non avevano in alcun modo contribuito, abbiano sentito “a pelle” di trovarsi nel livello sbagliato della gerarchia. Invito tutti costoro a lasciar perdere le molotov, le risse coi celerini e gli scudi di cartone e a venire dietro le tastiere, dove c’è urgente bisogno di loro. Di truppaglia mercenaria da gettare allo sbaraglio contro il nemico ne abbiamo anche troppa. Ci servono generali, strateghi, programmatori, psicologi delle masse, scrittori, articolisti, ministri della (nostra) propaganda. E’ con questi strumenti e solo con questi che si organizzano e soprattutto – come avrebbe detto con saggezza il vecchio Sun Tzu – si può provare a vincere le guerre e le rivoluzioni.

Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/

Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-12-20

20.12.2010

Commenti (72)

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Nascondi area commenti 20 caricati
    1. daveross 21 dicembre 2010

      la rabbia della gioventù neo-proletaria



      Categorie di altri tempi.

    1. Diapason 21 dicembre 2010

      ...Ad una maggioranza popolana fatta di irregimentate, narcotizzate, cricetizzate entità produttivo-consumistiche, una minoranza di persone ancora in formazione, che dormono male perché provano angoscia per il loro futuro,

      perché non vogliono diventare precari come i loro padri o fratelli maggiori,

      perché provano rabbia per lo schifo che vedono in parlamento,

      perché sentono, a torto o ragione, che potrà andar solo che peggio,

      e che quindi sfogano questo malessere in maniera disordinata, isterica, "blasfema", non può che sembrare un piccolo gruppo di teppistelli perditempo che con la scusa della politica (di cui probabilmente non capiscono nulla) danno sfogo a irrazionali istinti di distruzione contro cose che la collettività ha pagato salate ...ecc ecc.

      E purtroppo Freda mostra di far parte di questa maggioranza...

      Nemmeno uno che si chieda "è vero, sono pochi e quindi la maggioranza tendenzialmente ha ragione... ma avessero ragione loro?"

      In ogni caso: tristemente, rassegnatamente concordo, senza violenza non c'è cambiamento. A volte non c'è cambiamento nemmeno CON la violenza... Ma non provare a cambiare solo per timore della violenza, è più criminale della violenza stessa.

    1. Andy86 21 dicembre 2010

      facinorosi di piazza? si, non li escludo, da entrambe le parti

      esercito che si deve sfogare? non penso, o meglio, si c'è un esercito che si deve sfogare, la polizia



      freda sarà anche colto, intelligente, cita pure sung tzu, oltretutto una bella citazione, peccato l'errore di base... quello in piazza era (tralasciando provocatori e strumentalizzazioni varie) il popolo, un popolo dannatamente incazzato, senza un futuro davanti, disperato... non l'esercito



      ecco perchè le considerazioni su un esercito che carica a testa bassa non van bene: quello in piazza era (grossomodo) il popolo, e sappiamo che, nella storia, è sempre il popolo ad aver cambiato la società, almeno finchè la gente era in grado di pensare con la propria testa...

    1. Hamelin 21 dicembre 2010

      Bellissimo Commento

    1. Andy86 21 dicembre 2010

      non è una questione di essere attuali o meno, di , ma di rispetto nei confronti della storia, e di quegli avvenimenti che già sono successi e dai quali si può imparare qualcosa per il futuro


      forse la de filippi è uno spettacolo più adatto a certe menti...

    1. Altrove 21 dicembre 2010

      Quindi, ad esempio, per te Napoleone e Luigi XVI sono la stessa cosa? non ti pare che ci sia qualche differenza? Quando vai a 130 Km/h sull' autostrada, per invertire direzione usi il freno a mano o scali marcia per marcia? Quante volte pensavi che qualcosa sarebbe andata in un modo e poi è andata diversamente? Dovremmo prendere lezioni dal futuro piuttosto che dal passato. Ma cosa ci può insegnare qualcosa che non è nemmeno arrivato? Appunto...

    1. vic 21 dicembre 2010

      Grazie dell'appassionato commento. Aiuta a capire per chi sta troppo lontano da Roma.

      Chiamiamolo giornalismo, cronaca dal basso o come vogliamo, funziona alla grande.

      Altro che WikiLeaks d'Egitto.
      Altro che generali, i quali da quel che mi risulta, durante le guerre mondiali erano normalmente abbastanza inetti, salvo le solite rarissime eccezioni.

    1. Frikkio 21 dicembre 2010

      Senza considerare che la cosa e' completamente fuori tema, perche' una cosa e' la politica interna, sai, sommosse, rivolte etc = politica interna, un'altre e' la querra, che = politica estera e che, chiamala come vuoi, a me non e' mai sembrata un'arte, anche solo per sentito dire, perche'io fortunatamente non ne ho mai viste. Scioperi, sommosse, manganellate, lacrimogeni e auto in fiamme quante ne vuoi, ma ti assicuro che in quei momenti l'unica cosa a cui mai penseresti e "L' arte della guerra" di sto cazzo di Sun Tzu.

    1. Frikkio 21 dicembre 2010

      Oooooooooooooooooo, ma ti rendi conto? Io dovrei leggere quel post in chiave cinesemedioevaltrattatisticabellica? Cioe' chiedendomi cosa ne avrebbe pensato Sun Tzu? Ma cosa cazzo stiamo dicendo? Ma quello li' scrive perche' non c'ha un cazzo di meglio da fare? Qua stanno susseguendosi guerriglie urbane dalla Grecia alla Norvegia, da Londara a Roma, con buona pace delle periferie parigine e io dovrei chiedermi cosa ne pensasse Sun Tzu? Oooooooooo, ma a me mi si sta stringendo il buco del culo pensando a cosa potrebbe succedere e dovrei leggere una cazzata del genere? Ma chiedetevi cosa Sun Tzu avrebbe pensato di Freda, pittosto!

    1. Frikkio 21 dicembre 2010

      Hai ragione, e' talmente importante questa cosa guarda che stanotte non dormiro' perche' ho confuso Lao Tze con quell'altro. Tutti dovrebbero conoscere "L'arte della guerra" e il nome di chi l'ha scritta senza fare confusione. Cio' e' molto importante. Ma io almeno l'ho letta! Dai, va i a farti un giro anche tu, per favore!

    1. IVANOE 21 dicembre 2010

      Cari amici,
      come vi sbagliate tutti quanti !!!
      E' tutto pilototato tutto etero-diretto. Imanifestanti, quelli in buona fede sono ragazzini sbarbati dai 15 anni ai 25 anni che vengono abilmente strumentalizzati e guidati come vuole in potere. Anzi fanno scoppiare un focolaio per no far scoppiare un'incendio...Non è successo niente e nulla succederà prossimamente. La cosa può cambiare solo se a manifestare è il lavoro inteso con operai, impiegati adulti maturi , immigrati inc....ti, precari veri ecc. ecc. tutte le categorie vere non gli studentelli ( come nel 68 ). Se si inc....no veramemente queste categorie allora altro che celere che esercito, nulla potrebbe fermarli e loro lo sanno... ed allora ecco l'espediente che vi mostrano piccoli tafferugli con qualche ferito qua e là.
      Un'esempio è l'ultima (trovata ) la contestazione a Bonanni... da ridere... perchè entrano circa 40 precari e lui che fa insieme agli altri compari di merenda ? Rimane tranquillamente seduto.... ma che erano questi precari pilotati e pagati ? Ecco un'altro modo a chi è veramnte inc....to di dirgli non fare casini non fare danni, tanto hai visto che ci hanno pensato i precari l'altro giorno ? .... E l'uomo campa....

    1. geopardy 21 dicembre 2010

      Concordo

    1. rasna-zal 21 dicembre 2010

      Non capisco perchè la chiave di lettura del futuro deve essere sempre il passato.

      Una visione della vita costruita per limitare le capacità di cambimento e innovazione, fondamento dello spirito dell'uomo.
      Ma l'uomo deve sapersi adattare solo agli esperimenti economici, politici e ambientali delle elites oppure può anche autodeterminare il suo futuro?

    1. Truman 21 dicembre 2010

      L'articolo di Freda contiene una serie clamorosa di strafalcioni, che si capiscono meglio se si seguono una serie di concetti di base.


      Prima di tutto Freda è visceralmente di destra e questo lo porta a sospettare delle masse che non siano irreggimentate.

      Ma Freda, da destrorso, non può fare a meno, nella situazione politica attuale, di arruolarsi con i berluscones. Nel momento in cui c'è un attacco al ducetto, le sue viscere di destra lo portano a difendere il potere costituito, per quanto esso possa essere immondo. Le giustificazioni sono abbondanti: il tradimento di Fini, le interferenze degli USA, l'opposizione di centro sinistra che non ha idee ma vuole il potere. Tutto vero, ma egli prima si schiera visceralmente e poi ragiona.

      Così prima cita Sun Tzu in modo abbastanza confuso (nel suo post precedente, anche qui su comedonchisciotte).

      Poi sbaglia a livello ideologico parlando dell'utopia come qualcosa di incapace di produrre cambiamenti sociali, eppure Karl Mannheim lo spiegava bene in Ideologia e utopia, come la seconda sia un motore dell'evoluzione sociale. Ma è ben comprensibile, lui non accetta le utopie sociali perchè è schiavo, da destrorso, delle utopie elitarie. (Forse vale la pena di chiarire: non crede a Marx ma crede a Tolkien ed al Signore degli anelli).


      Eppure se avesse avuto occhio per cosa è successo, avrebbe notato che le masse erano inizialmente pilotate, che c'erano delle elite a manovrare, e che l'idea delle elite (del cosiddetto centro-sinistra) era di far terminare il tutto in un grande comizio. Invece le masse si sono ribellate ed hanno agito di testa propria. Contro il governo in carica e contro un'opposizione imbelle.

    1. Tonguessy 21 dicembre 2010

      Stai osservando le cose dalla prospettiva di chi ha tutto da perdere. Quelle persone in realtà non avevano più nulla da perdere. Poi le cose sono andate come sappiamo, Robespierre e Napoleone da una parte e Stalin dall'altra.
      Questo non significa che in quel momento i rivoluzionari stessero facendo le scelte sbagliate. Sennò ti direi che mangi a fare: tanto fa a finire tutto in merda.

    1. ottavino 21 dicembre 2010

      E' inutile essere lungimirante quando ci sei solo tu ad esserlo.

    1. ottavino 21 dicembre 2010

      Freda è sicuramemente una delle persone più intelligenti che ci sono in giro. Non sono però ottimista come lo è lui che fa questo appello alle persone "sveglie" del web. Io sono più fatalista, diciamo. Per me il contesto sociale deve seguire ciò che sta seguendo, perchè la società ha proprio bisogno di conoscere il crollo......non è facile. Ci sono delle situazioni che evolvono solo sentendo il sapore della polvere...solo quando mangi la polvere capisci dove sei....

    1. Drachen 21 dicembre 2010

      dopo la Riv.Francese ci fu il Terrore. e dopo un po'?
      Napoleone e la Restaurazione.
      bella prospettiva. sisi.

    1. Truman 21 dicembre 2010

      @Frikkio: se confondi Sun Tzu con Lao Tze hai proprio le idee ben confuse.



      Lao Tze [it.wikipedia.org]




      Sun Tzu [it.wikipedia.org]

    1. AlbaKan 21 dicembre 2010

      PAROLE SANTE!

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