COME COSTRUIRE UNA RIVOLUZIONE CHE NON CADA A PEZZI IN DUE GIORNI

COME COSTRUIRE UNA RIVOLUZIONE CHE NON CADA A PEZZI IN DUE GIORNI

DI GIANLUCA FREDA

Blogghete!!!


Il lettore Mirko ha scritto nei commenti relativi all’articolo sugli scontri di Roma


Caspita che articolone...perché non lo completi parlando delle conseguenze della "strategia del compromesso, della determinazione, della pratica di potere utilizzata per sconfiggere il potere"? Così, magari riusciamo ad arrivare alla degenerazione della rivoluzione russa che hai citato... Trai forse godimento dai pestaggi, visti i continui incitamenti alla violenza della celere? Ti sconvolge tanto la vista di due tavolini privati sottratti da un bar privato per essere lanciati, ma non parli della disperazione dei lanciatori d'immondizia di Terzigno e dei terremotati, anche loro in piazza. Secondo il tuo ragionamento è una brutta cosa sporcare Roma con l'immondizia, meglio tacere e respirare diossine in silenzio, non lamentarsi in questo modo "barbaro"...chissà cosa penseranno quelli dei bar... Non capisco, invece, a cosa serva pontificare dalla tastiera come fai tu, dando dei falliti e degli impotenti a chi ancora - e fortunatamente- possiede dei sogni. Mi chiedo come si fa -e come fai- a fare qualsiasi cosa senza il motore dei sogni e dell'utopia? Concludo dicendo che, almeno secondo me, l'altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla; la violenza, come sempre, è arrivata, e continua ad arrivare, da chi detiene la forza ed il potere. Saluti.

Il lettore ritiene che sogni e utopie siano il motore di ogni cambiamento. Può darsi che questo sia vero per la vita individuale. Ma quando parliamo della progettazione di un cambiamento sociale, sarebbe bene che ci abituassimo a lasciare i sogni nella dimensione che ad essi appartiene di diritto: quella del dormiveglia e delle fantasie notturne. Appaltare le trasformazioni sociali a branchi di sonnambuli e parolai in pigiama, produce, anche nella migliore delle ipotesi, un fastidioso e rumoroso nulla di fatto, ammantato di deliri teoretici, come quelli che siamo abituati ad ascoltare – senza ormai troppa distinzione – tanto nelle parole dei “rivoluzionari” da centro sociale quanto nei discorsi dei “rivoluzionari” da organigramma di sindacato e di partito nel corso delle periodiche ed inutili manifestazioni “di protesta” accalappiagonzi. Nell’ipotesi peggiore (che è poi di gran lunga la più frequente e storicamente diffusa) l’allucinazione utopica produce semplice manovalanza per “rivoluzioni” gestite dal potere ed indirizzate verso scopi esattamente opposti a quelli che i sognatori dormienti vagheggiano mentre si agitano in preda al delirio. Date retta a un fesso: le rivoluzioni, quelle vere, sono roba per persone ben sveglie e con i piedi per terra. Soprattutto, sono roba da élite. Dove, col termine “élite”, non si intende indicare una realtà connotata sul piano della gerarchia economica o sociale, bensì su quello del pragmatismo politico e della pianificazione intellettuale. Pianificazione che, in tutte le rivoluzioni storiche di qualche rilievo, si è sempre attuata attraverso la circolazione delle idee e dei programmi attraverso i mezzi di comunicazione esistenti, tastiere comprese. In ogni rivolgimento sociale di successo c’è una “testa” che dirige le operazioni, rappresentata dall’élite che dispone dei mezzi di comunicazione necessari a diffondere nella massa le idee e le parole d’ordine su cui dovrà fondarsi l’insurrezione; e ci sono moltitudini di “sognatori” senza arte né parte che fungono da semplice carne da cannone. Inutile dire che gli effetti della rivoluzione si rivelano sempre vantaggiosi per l’élite e devastanti per gli utopisti sonnambuli. Non voglio togliere nulla all’utilità di questi ultimi, senza la cui incompetenza e irriflessività politica nessuna rivoluzione sarebbe possibile. Non ce l’ho con i decerebrati spaccatutto che abbiamo visto in azione a Roma, né con i branchi di pecore che transumano periodicamente verso i pascoli della protesta su apposito torpedone sindacale, i quali svolgono egregiamente il proprio ruolo di soldataglia. Ce l’ho con le élite da cui tali moltitudini sono attualmente gestite e manipolate. Perché le finalità perseguite da queste élite di potere sono del tutto antitetiche a ciò che ritengo essere l’interesse attuale del nostro paese, inteso nel suo insieme complessivo di pastori e di mandrie, di colonnelli e di subordinati.

E’ significativo che il lettore scriva: “secondo me, l'altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla”. E’ una frase che fornisce un’idea precisa della linea di demarcazione che separa i membri dell’élite dai sognatori suoi manovali. L’élite pianifica, organizza, gestisce, manovra la percezione del mondo e la stessa violenza di piazza secondo modalità che sono funzionali ai suoi obiettivi; la carne da cannone è del tutto priva di capacità di decodifica dell’esistente e di schemi progettuali. Possiede solo la sua rabbia istintiva (a cui attribuisce addirittura un valore etico trascendente, trattandosi dell’unica prerogativa a sua disposizione) che ritiene lecito sfogare, una volta superato un certo livello, su qualunque cosa gli capiti a tiro. Come il buon padre di famiglia, che tornando a casa distrutto e frustrato dal lavoro, ritiene legittimo massacrare di botte moglie e figli, visto che su qualcuno dovrà pur sfogarsi. Il mio articolo si intitolava “La rivoluzione dei falliti” e penso che non avrei potuto scegliere titolo migliore.

Nell’articolo in questione citavo, in esergo, una frase tratta da “L’arte della guerra” di Sun Tzu. Mi chiedo che cosa avrebbe pensato l’antico stratega cinese di un “esercito”, come quello visto in azione a Roma il 14 scorso, che attacca battaglia al solo scopo di sfogare la propria frustrazione; che combatte solo nei momenti e nei luoghi che è il nemico a definire, con apposita comunicazione alle truppe; che si lascia guidare verso lo scontro dai generali dell’esercito nemico o dai traditori ad esso venduti, i quali portano bene in vista sulla divisa le stellette sindacali e partitiche di cui sono stati insigniti per la propria fellonia; che nel corso della battaglia non attacca il nemico, ma i propri stessi commilitoni e compagni di sventura, distruggendo le loro proprietà e dando alle fiamme i loro villaggi; che diffonde in questo modo l’odio e il desiderio di defezione tra le proprie stesse fila; che utilizza la violenza a sproposito e contro obiettivi casuali, anziché riservarla (come Sun Tzu suggeriva) alla fase finale della guerra, per suggellare una vittoria già ottenuta attraverso la diplomazia, la comunicazione, l’astuzia e l’inganno. Probabilmente il vecchio cinese non avrebbe destinato ad una simile masnada l’appellativo di “esercito”, limitandosi a considerarla una congrega di scimmie infuriate e a riderci sopra. Ancora più verosimilmente, avrebbe avuto parole di lode e di stima per i generali dell’esercito loro nemico, dimostratisi capaci di ridurre gli avversari alla più assoluta impotenza senza neppure muoversi dal proprio accampamento. “Tutta la guerra è basata sull’inganno. Perciò, quando siamo pronti ad aggredire, dobbiamo apparire impreparati; quando adoperiamo le nostre forze, dobbiamo sembrare inattivi; quando siamo vicini, dobbiamo far credere al nemico che siamo lontani; quando siamo lontani, dobbiamo fargli credere che siamo vicini. Tieni pronte le esche per allettare il nemico. Fomenta disordini e schiaccialo”.

Per quanto implacabile sia il mio odio per le strutture sovranazionali, economiche e politiche, che hanno ridotto in servitù il nostro paese, devo riconoscere ai loro generali una capacità strategica un miliardo di volte superiore a quella dei cialtroni visti in azione nelle piazze nostrane. E’ normale, del resto: non a caso loro sono l’élite, mentre i cialtroni di cui sopra sono la marmaglia inconsapevole che viene manovrata per il conseguimento degli obiettivi predefiniti. Immagino che, nel caso in questione, l’obiettivo – o uno degli obiettivi - fosse quello di defenestrare un governo, pessimo sì, ma dimostratosi troppo indipendente e refrattario agli ordini nell’ambito della politica estera. Eppure, nonostante l’ottima strategia messa in campo, l’élite dominante sembra, per il momento, avere fallito. Il governo incriminato è rimasto in carica, sia pure per tre soli voti di maggioranza. I suoi avversari politici sono ora allo sbando, compresi i rinnegati finiani così accuratamente costruiti e finanziati, costretti ad annullarsi nella macedonia immonda di un elettoralmente improponibile “terzo polo”, che prefigura la loro prossima estinzione. Bisogna chiedersi: perchè hanno fallito? Perché la marmaglia antiberlusconiana, inviata a deporre il rinnegato governatore della colonia, pur debitamente infiltrata da operativi del nemico, non è riuscita per adesso a perseguire il risultato agognato?

Il motivo è semplice: non esiste più un’unica élite. Nell’epoca della ridefinizione degli assetti geopolitici globali, le élite che si contendono il controllo delle masse e la loro sudditanza alle parole d’ordine sono diventate una pluralità. La vecchia nomenclatura dirigente rispolvera i vetusti schemi interpretativi del mondo organizzati per dicotomie (“fascismo-comunismo”, “democrazia-dittatura”, “berlusconiano-antiberlusconiano”, “razzista-antirazzista” e via bipolarizzando), mentre il nuovo gotha che ad esse contende il potere prova ad inserirsi nel gioco della manipolazione delle coscienze con altri modelli prefabbricati e narrazioni alternative. Questa battaglia per il controllo delle moltitudini si combatte (come del resto è sempre avvenuto nel corso della storia) nel campo dell’informazione e dell’entertainment. Cioè proprio dietro quelle tastiere che i pasdaran della rivoluzione di piazza sono stati abituati – un po’ per insipienza politica, un po’ per programmazione culturale abilmente somministrata dagli strateghi del nemico – a disprezzare e sbeffeggiare. E’ dietro le tastiere del web, delle redazioni giornalistiche, delle case editrici che vengono definiti e perfezionati i nuovi modelli percettivi e di pensiero cui le masse dovranno conformare la propria visione del mondo nei decenni futuri. E’ dietro le tastiere dei programmatori che vengono studiati i nuovi contenuti web, attraverso i quali i mezzi di comunicazione telematica verranno gestiti per le finalità di dominio proprie della classe intellettuale che uscirà vincitrice dallo scontro. E’ sempre dietro le tastiere che nascono i social network come Facebook, utili a rimbecillire e rendere controllabili, analfabetizzandole, le nuove generazioni; o come Twitter, attraverso i cui canali già viaggiano le direttive e gli ordini per la gestione delle “rivoluzioni colorate” fomentate dal potere (come si è visto in occasione della famigerata “rivoluzione verde” iraniana); o i nuovi templi dell’informazione “alternativa” come Wikileaks, creati allo scopo di soppiantare l’informazione libera del web, sostituendo ad essa un’autorevole e ponderosa massa di nulla oggettivo, privo di qualunque elaborazione critica.

In questo scontro di nomenclature, come sempre, i facinorosi guastatori di piazza rivestiranno il ruolo di truppe d’assalto, agli ordini dell’organizzazione di potere che riuscirà a vincere la guerra dell’informazione.

Occorre dunque decidere – e decidere adesso – se desideriamo rivestire il ruolo di soldati che subiscono la rivoluzione prossima ventura o di progettisti che la pianificano e la manovrano. Rivolgo pertanto un appello a tutte le menti razionali che, ritrovatesi martedì scorso nel bel mezzo di una guerra alla cui progettazione non avevano in alcun modo contribuito, abbiano sentito “a pelle” di trovarsi nel livello sbagliato della gerarchia. Invito tutti costoro a lasciar perdere le molotov, le risse coi celerini e gli scudi di cartone e a venire dietro le tastiere, dove c’è urgente bisogno di loro. Di truppaglia mercenaria da gettare allo sbaraglio contro il nemico ne abbiamo anche troppa. Ci servono generali, strateghi, programmatori, psicologi delle masse, scrittori, articolisti, ministri della (nostra) propaganda. E’ con questi strumenti e solo con questi che si organizzano e soprattutto – come avrebbe detto con saggezza il vecchio Sun Tzu – si può provare a vincere le guerre e le rivoluzioni.

Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/

Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-12-20

20.12.2010

Commenti (72)

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    1. rasna-zal 21 dicembre 2010

      Pensare che la massa, addirittura il popolo dei giovani possa essere pensante è la mistificazione più in voga del momento.

      Anche se singolarmente possiamo ritenerci esseri pensanti, la massa è svincolata da questi concetti e si muove esprimendo solo emozioni base: fame, rabbia, gioia, amore...
      Domanda: non è percaso che la risultante dei nostri singoli pensieri in realtà rispecchi solo i bisogni elementari del nostro indispensabile ipotalamo?
      Inutile l'appello alla ragione fatto ai singoli, condito di melliflua condiscendenza, la massa ha già settatto il suo "Id" spostando la lancetta su "RABBIA".
      Se bisogna dar retta alla storia la lezione potrebbe anche essere che, il Potere non impara mai nulla dalla massa e ogni tanto - come insegna Tonguessy - qualche testa deve rotolare.
      N.B.: occhio, perchè prima del fondoscala, c'è anche la posizione "FURORE", "RIVOLUZIONE", "GUERRA", "ARMAGEDDON".

    1. Tonguessy 21 dicembre 2010

      assaltano un parlamento corrotto, ma che altro non è che un sintomo

      E' stato così anche nella Rivoluzione Francese. Luigi XVI aveva dilapidato le risorse nazionali per finanziare la guerra contro gli inglesi negli USA. Ovvio che la colpa non era di quel re, ma del neonato sistema coloniale, prodromo della moderna globalizzazione. Mica se la sono presa con il colonialismo. No, niente astrazioni. Se la sono presa con il re, l'hanno ghigliottinato. Fine dei finanziamenti verso le Americhe. Vedi come funziona?

    1. Drachen 21 dicembre 2010

      invece Freda ha completamente ragione stavolta.
      tutto fumo.
      gioventù neo-proletaria con connessione internet, gprs, reflex?
      rivoluzionari con casco e sciarpa sul viso?
      ma fatemi il piacere. mi tocca quasi dare ragione ad Adinolfi (e ce ne vuole).
      cosa rivendicano?
      più cose per loro. non hanno una visione ampia del mondo, non capiscono che la mancata prospettiva per il futuro è una conseguenza geoeconomica e nessun governo ci può fare molto.
      non han capito che le decisioni principali passano da Londra, Washington, Lussemburgo, e paradisi fiscali misti.
      e allora cosa fanno? assaltano un parlamento corrotto, ma che altro non è che un sintomo.
      la rabbia è giustificata. il malessere è reale. le soluzioni quali sono però?
      attaccare i privilegi sarebbe la prima mossa che dovrebbero fare.
      interessi privati, prima di tutto.
      invece sembra che le richieste vengano tutte indirizzate a chiedere ulteriori investimenti, creando in questo modo lo stesso assistenzialismo che si trasforma entro poco in clientelarismo.
      senza elite questa gente non ha speranze.
      non ci sono se e non ci sono ma.

    1. Tonguessy 21 dicembre 2010

      Non credo sia così semplice questa tassonomia. In realtà il compito arduo è di sottilizzare distinguendo tra varie tenui colori pastello, gli unici che ci sono concessi. Finita l'era del Rosso o Nero, ci siamo tragicamente avviati verso l'era dell'indistinguibile grigio. L'opera in corso prevede la demolizione del Rosso attraverso un'opera di daltonismo di tutto riguardo: ci si barda di bandiere rosse per dichiarare grigio tale colore, e usare la retorica come leva per confondere, convincendo. Si scopre così che sulle ingerenza USA nel caso Calipari le notizie Wikileaks sono manovrate da Israele. La logica se ne va a spasso nell'ignoto, e questo è forse un dovuto contrappasso all'Epoca dei Lumi. Se proprio dobbiamo tirarlo in ballo, direi che è fascismo inteso come la peggiore retorica denunciata dai sofisti, da mascella quadrata e pugni sui fianchi che dichiara GUERRA alle fondamenta del sociale. Adesso nel mirino ci sono i sogni, domani le aspirazioni. Dopodomani è prevista la sostituzione dei libri di testo scolastici con fumetti.

    1. Frikkio 21 dicembre 2010

      ... bhe, insomma, da Lao Tzu in po non sono piu' riuscito ad andre oltre a leggereil post.

    1. Frikkio 21 dicembre 2010

      ... e fu cosi le vendite de '"L' arte della guerra" di Lao Tze si impennarono. E' un librettino fatto di cose scontate che leggi volentieri al cesso in 10 minuti ma del quale, sopo una settimana non ricordi piu' neanche una parola, talmente scontate e fuori dalla ralta' odierna sono le cose scrittevi. Ma a gente cone Freda permette di immedesimarsi in un "mondo di sogno". Forse a commentare i fatti di Roma sarebbero servite di piu' citazioni di Kissinger, Andreotti, Cossiga e altra gente un po' piu' addentro nei fatti contemporanei! Ma quelli non li trovi sui banchi delle edicole e sulle bancarelle al 50% di sconto!

    1. radisol 21 dicembre 2010

      Il dubbio ce lo avevo da tempo ... ma ora è una certezza .... Freda è approdato al fascismo ....

    1. antoniona 21 dicembre 2010

      Oggi qualcuno avrebbe ripetuto le stesse durissime parole:

      NOTA ELEMENTARE SUGLI STUDENTI ED IL MARXISMO AUTENTICO DI SINISTRA

      http://www.quinterna.org/archivio/1952_1970/nota_studenti.htm

      Propugnare in questo putrescente 1968 l'autonomia di un movimento studentesco non è che una prova ulteriore di quanto affondi nelle sabbie mobili del tradimento e della bestemmia il falso comunismo dei successori di Stalin, i quali, piombati ormai nei bassifondi del peggiore revisionismo socialdemocratico, adescati dalla prospettiva di una oscena manovra elettorale, si spingono ad enunciare la tesi sgangherata che gli studenti formino una classe sociale, e perfino considerano una sinistra estremista di questi moti incoerenti quella che si richiama alla Cina di Mao, ed assume, come formula teorica relativa allo stato, quella di " potere operaio ".

      Poiché i falsi comunisti di oggi, eredi di Stalin qui come a Budapest, Varsavia o Praga, millantano di rappresentare la classe operaia ed anche il centro di una balorda e repugnante unità organizzativa e parlamentare, noi, che siamo i soli rimasti fedeli alla dottrina originaria ed invariante del marxismo, abbiamo bene il diritto di considerare come degne del loro volto corneo e del corrispondente stomaco di struzzo l'impassibile deglutizione e digestione della tesi superbestiale che le bande di studenti, più o meno accese dagli ideali di saltare le lezioni, impiccare i professori e barare nei voti di esame, formino una classe sociale cui viene rivolta questa apostrofe ignominiosa: "Avanti ragazzi! Oggi tocca a voi, vi offriamo in vendita a prezzo vile, quotato in sterline o dollari ultrasvalutati, la primogenitura sempre da noi rivendicata del proletariato rosso, classe egemone della rivoluzione mondiale ". Il mercato o baratto è truffaldino proprio perché non sono una vera classe gli studenti universitari ed altri, né tutti gli strati che si affollano dietro di loro: intellettuali, come scrittori, artisti, istrioni di diversi tipi in cui si cristallizza la degenerazione di questa società borghese: imbrattacarte, imbrattatele, intona-rumori e urlatori arrochiti; mentre è una vera classe quella operaia che oggi una banda di lenoni denuda per prostituirla offrendola in mercato.

    1. sidellaccio 21 dicembre 2010

      “…devo riconoscere ai loro generali una capacità strategica un miliardo di volte superiore a quella dei cialtroni visti in azione nelle piazze nostrane”.

      Quanta ammirazione per la capacità dei potenti!
      Evidentemente vorresti essere bravo come loro e vorresti che lo diventassimo tutti.

      Ma la grande capacità strategica dei potenti, non sta danneggiando solo noi, sta distruggendo tutto il mondo, loro compresi.

      Non c’è peggior pazzo di chi ha perso tutto, fuorché la ragione…

      Non si può sconfiggere il fascismo, comportandosi come i fascisti.

      Se usi le strategie dei potenti, ne resti contaminato e diventi come loro!

      Il miracolo di un mondo migliore lo possono realizzare solo i cialtroni che si comportano in modo molto diverso dai potenti, sognando molto e ragionando il minimo indispensabile…

      www.silviodellaccio.it

    1. Tonguessy 21 dicembre 2010

      Date retta a un fesso

      E perchè dovremmo? Siamo ridotti così perchè per troppo tempo li abbiamo ascoltati, i fessi.

      Dice uno sciamano che l'uomo si è stancato del sogno attuale e lo sta cambiando. E' il sogno il vero motore del nostro destino, ciò che unisce passato e futuro e dona continuità alla nostra esistenza. Ma chi è senza sogni questo non lo potrà mai capire.

    1. geopardy 20 dicembre 2010

      Caro Freda,
      potrà avere tutte le ragioni del mondo per dire quello che dice, ma fino a prova contraria, tutti i poteri che sono stati rovesciati, anche nella realtà odierna e mass-mediatica, lo sono stati partendo dalle piazze (anche le famose rivoluzioni colorate propagandate attraverso il web ed abbiamo visto a quali super pilotati risultati abbiano portato).
      Nessuno ha mai apportato un cambiamento standosene comodamente seduto di fronte alla tastiera del suo computer o del suo antico scrittoio, anche se sicuramente queste cose sono servite ad aprire gli occhi a tanta gente; solo, però, quando in tanti si sono impossessati dei luoghi fisici si è avuto un cambiamento, buono o meno che sia stato.
      Posso essere anche d’accordo sul fatto che la strategia possa essere gestita da un’elite, ma queste hanno spesso lasciato il tempo che hanno trovato e non puoi fidarti ciecamente di essa.
      Sono 13 anni che sto nel web e di "generali", programmatori e psicologi di massa che volevano cambiare lo stato delle cose ne ho sentiti tanti, ma è stata sempre una guerra persa.
      Per quanti generali possiamo arruolare dentro queste scatole munite di tastiera che il potere ci ha ben confezionato, finchè non arriva la crisi vera e la rabbia vera niente si muove.
      Quando scrivi, comunichi, occupi, chiedi di parlare e di essere ascoltato per far sentire le tue ragioni circa i timori per il tuo futuro, ma nessuno ti dà questa opportunità, nemmeno in uno stato che si definisce democratico, potresti anche incazzarti assai.
      Chiaramente, loro lo sanno da sempre e cercano di rivoltartela contro la frittata, guarda cosa fanno i "maestri" sionisti (fanno a gara in parlamento a chi si definisce più sionista), prima ti depredano, ti stuprano, ti ghettizzano e magari ti ammazzano anche qualche familiare, poi, fanno le vittime quando accenni ad una qualsiasi reazione.
      Non credo che i Palestinesi avrebbero da guadagnare gran che dal chiudersi in casa dietro ad una tastiera, prima o poi gliela demolirebbero comunque la casa.
      Detto ciò, prima di citare autori di altre culture a noi estranee e prima di dare degli idioti a chi ha il coraggio di mostrarsi, bisognerebbe averla in testa una soluzione alternativa e comunicarla correttamente e non elencare un numero indeterminato di qualifiche, paragonandole ad un esercito, senza dire la disposizione strategica, gerarchica ed organizzativa in toto, troppo facile.
      La gente non ha più tempo per giochi di ruolo, il pane viene meno e gli orti virtuali non sfamano nessuno.
      Credere questo sarebbe la più grossa vittoria della stupidità umana ed un giorno, presi dalla fame, invece di rivolgere le nostre forze contro chi ci affama saremmo costretti a rubare il pane del vicino, ammesso che ne abbia e a quel punto addio veramente alla coesione sociale.
      Giunti ad una tale situazione o ci ammazzeremo l'un l'altro o potremo ritrovare un'inaspettata coesione, ma fisicamente dovremo reagire e non virtualmente.
      Perché arrivare a quel punto estremo per, poi, dover applicare estremi rimedi e ben più violenti di qualche tavolo o molotov?
      Tutti dovremmo appoggiare l’indignazione dei giovani invece di insultarli, allora sì che comincerebbero a prenderci sul serio, non c’è alcun bisogno di strateghi cinesi, ne sono convinto.
      ciao
      Geo

    1. cloroalclero 20 dicembre 2010

      Caro Freda, secondo me qui hai toppato l'analisi e ci prende invece il Fulvio Grimaldi

      Roma, 14 dicembre: cronaca e significato di una cruciale fiammata (di Fulvio Grimaldi)

      Per capire cosa di enorme sia realmente accaduto a Roma martedì 14 dicembre, occorre tornare a martedì 23 novembre. Il 23/11 è stata infatti la prova generale del 14/12. 
Quel giorno, il 23/11, il movimento studentesco universitario romano, egemonizzato dai Disobbedienti (i quali, non dimentichiamolo, da alcuni mesi sono in sodalizio con Sel di Vendola, e che dal mese di Ottobre hanno dato vita con la FIOM alla rete «Uniti contro la crisi» (vedi l’Appello costitutivo), porta in piazza decine di migliaia di studenti per protestare contro la "riforma" Gelmini. 
L’indicazione che danno i capi dei Disobbedienti (indicazione concordata con pezzi del ceto politico della sinistra istituzionale e sindacale) è quella di recarsi sotto il Senato, proprio mentre si vota la "riforma". Un assedio del Senato tutto virtuale, infatti non succede nulla di grave. La stessa presenza delle forze di polizia è scarsa, e drappelli di manifestanti vengono fatti giungere fin dentro l’androne del Senato stesso. 
La partecipazione a quella manifestazione fu enorme. Al di là delle più rosee aspettative, a dimostrazione che la rabbia della gioventù neo-proletaria, cresciuta sottotraccia da un decennio almeno, da impercettibile comincia a quagliare in vera e propria protesta. 
Siccome il grosso dei dimostranti non voleva solo fare mucchio, da spettatore alla sceneggiata promossa dai disobbedienti, questo grosso, inopinatamente, spontaneamente, ha lasciato i protagonisti della scenda del finto assalto al Palazzo, e se n’è andato in corteo per il centro della città, di fatto occupandola. 
Due i fatti avvenuti: il primo una grande partecipazione, il secondo, che la gran parte degli studenti ( ma anche giovani delle borgate romane, studenti e no, molti provenienti dalle curve dello stadio ) non ha voluto seguire come pecore quelli che pensavano di essere alla "guida" del movimento romano. 
Il 14 è successo questo, ma su una scala di ampiezza e di radicalità decisamente più ampia e devastante. 
La manifestazione del 14/12 è stata promossa dalla rete «Uniti contro la crisi». Qual’era il vero obbiettivo dei promotori? Dietro allo slogan di "assediare il potere" si voleva in verità fare solo una rumorosa sfilata, che si sarebbe dovuta concludere tranquillamente a Piazza del Popolo. La loro recondita speranza? Festeggiare in piazza, in diretta, la "sfiducia" a Berlusconi, quindi la sua caduta. Infatti, a parte l’attacco alla sede della Protezione civile nulla di serio era accaduto fino all’ingresso in Piazza del Popolo. 
Tuttavia, come deve ammettere lo stesso "Manifesto", l’attacco alla sede della Protezione civile mette in mostra un fatto "sorprendente": il manipolo di assalitori viene riaccolto nel corteo da cui si era staccato, da scroscianti applausi e grida di giubilo. Un segnale di quello che avverrà poco dopo, quando dopo l’una si viene a sapere che Berlusconi, la fiducia, l’ha invece ottenuta. 
Quando arriva la "triste" notizia la piazza lascia esplodere la sua rabbia, lasciando con un palmo di naso gli architetti della rete «Uniti contro la crisi».
I Disobbedienti invitano alla calma, dal camion annunciano che si svolgerà l’assemblea, leggi i comizi dei soliti noti. La piazza se ne infischia. In migliaia cominciano ad imboccare via del Corso, ovvero vogliono dirigersi verso il Parlamento. La polizia viene colta impreparata, forse perché, come da accordi coi promotori, la cosa doveva finire lì, con un happening per la caduta del governo. 
I Disobbedienti, «Uniti contro la crisi» hanno toppato, hanno creduto alle informazioni di PD e Sel che davano per assolutamente certa la vittoria della Mozione di Sfiducia. E così vengono colti del tutto impreparati dall’esplosione di rabbia della piazza, non di un manipolo di black bloc, che non si sono visti, semplicemente perché non c’erano. 
Mentre scoppiano i primi tafferugli il grosso del corteo non era infatti nemmeno entrato in Piazza del Popolo. Mentre i più coraggiosi, in migliaia, tentano lo sfondamento in Via del Corso, Via del babbuino, e in Via di Ripetta, riuscendo a fare diverse centinaia di metri, le decine di migliaia che stavano affluendo in piazza, non scappano, non abbandonano il terreno, premono anzi, dando forza ai più combattivi. 
Di qui i tafferugli, la guerriglia, durata alcune ore, fatta di battaglie campali, spesso vinte dai dimostranti, in gran parte giovani, giovani senza appartenenza politica, senza adeguata preparazione agli scontri. Non la perizia ma il numero ha fatto la loro forza, e l’evidente simpatia e sostegno del grosso della manifestazione. 
A cosa dunque abbiamo assistito a Roma il 14 dicembre? Allo scoppio spontaneo della rabbia della gioventù neo-proletaria, al fatto che i promotori sono stati scavalcati in maniera oserei dire spettacolare 
Oggi giornali e TV, all’inizio, hanno cominciato con la solita litania dei "provocatori" che hanno guastato una pacifica manifestazione. Poi hanno dovuto correggere il tiro, hanno dovuto ammettere, un po’ tutti, che si è trattato di un’altra cosa, di un’enorme rivolta giovanile. Non un manipolo di violenti addestrati allo scontro, ma migliaia e migliaia di giovani, spesso giovanissimi, politicamente inesperti e non intruppati dietro ad alcuna sigla. 
La casta, il potere, tutti i politicanti, nella loro autistica autoreferenzialità, si sono dati all’esecrazione, gridando allo scandalo per "l’inaudita violenza". Altri, rasentando il ridicolo hanno parlato di "infiltrazioni". Pur di negare la realtà, hanno riesumato il complottismo, parlando di poliziotti in borghese che avrebbero provocato "il casino". E’ triste vedere che bel web, anche siti di certo non amici del potere, siano caduti in questa trappola. Si vede che non c’erano, e si vede quanto siano distanti dalla rabbia sociale che monta. E che è solo all’inizio. 
Non basta una fiammata a cambiare il corso delle cose. Ma la fiammata del 14/12 lascerà una traccia indelebile. E’ il segno che stiamo entrando in una una fase, e che non ci si entra tranquillamente, ma per strappi e fratturazioni, sociali e politiche. Questa fiammata è il segno che il risveglio sociale, tanto atteso, è in corso, avanza sotto i nostri occhi. Guai alle classi dominanti chi non vogliono prenderne atto. Guai a chi si agita per cambiare la realtà e pretende di rappresentare un’alternativa, e tenta di fare finta di niente. 
Quello che si sta faticosamente mettendo in movimento non è solo rabbia, contiene incipiente l’alternativa futura. E, rispondendo a chi in questo blog si chiedeva "dove stavate compagni operai?" (vero è che il plotone della FIOM, il 14 /12 a Roma erano poco più di un centinaio), vorrei rispondere: abbia un po’ di pazienza, non sono lontani i tempi in cui anche milioni di lavoratori scenderanno in piazza e smetteranno di piagnucolare. Sempre sono i giovani i primi a protestare, ad indicare la strada. 
E questo è il fatto nuovo, come ad Atene, Parigi, Dublino e Londra, anche a Roma questa strada è stata indicata. Non sarà questo potere putrido a potere fermare ciò che si sta mettendo in moto. 

PiEmme 



http://www.unicitta.it/2010/12/16/lettera-di-saviano-agli-studenti/

Lettera di risposta degli studenti di Bologna.

" Signor Roberto Saviano, siamo le centinaia di persone che ancora oggi, ad un mese di distanza dalla nostra occupazione, continuano la lotta contro il governo Berlusconi, il ddl Gelmini ed in generale le politiche di austerity portate avanti da questa classe politica.
Ma siamo anche centinaia di persone scese a Roma il 14 per sfiduciare dal basso il governo.Siamo quegli studenti, operai, comitati territoriali, migranti, tutti colpiti da questa crisi e che hanno deciso di usare la loro legittima forza collettiva contro chi ancora una volta si nascondeva dietro zone rosse a difendere i suoi privilegi mentre a noi viene
      rubato ogni giorno il nostro futuro.
Non siamo a Genova mentre i black-block e il '77 sono spettri che animano la sua coscienza.
Siamo in migliaia e migliaia,altro che poche centinaia di idioti. Accenda almeno la televisione la prossima volta, visto che sappiamo che non verrà a vedere in piazza la realtà dei fatti.
Siamo parte di quella rivolta generazionale europea che da Londra a Parigi, da Roma ad Atene, non accetta più che in pochi decidano il futuro di tutti loro.
Non siamo violenti noi. E' violento chi rinchiude migranti nei Cie, chi fa bruciare operai come alla ThyssenKrupp, chi manganella senza sosta studenti in tutta Italia, chi rifila contratti a progetto, chi fa diventare le scuole e le università centri di disciplinamento svenduti alle esigenze delle aziende. 
Siamo il futuro di questa società, al di fuori di logiche parlamentari e compatibili. Sappiamo già che saremo delegittimati nelle nostre idee e nelle nostre pratiche; quelli che lo faranno, saranno nostri nemici. 
Bologna, Lettere e Filosofia Occupata"

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