CITALOPRAM

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Aggiornamento Il Più Grande Crimine 9


DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info


CI voleva una sosta alle tre del mattino in un Fini grill lungo un’autostrada
italiana. Nevica, ho fame, non c’è anima viva. Ed è qui, sotto al neon di
questo banale luogo, che capisco quello che finora non mi era arrivato, che
capisco quanto abbia vinto il Vero Potere, e quanto finita sia l’era
plurisecolare dei popoli protagonisti del loro destino. Spiacente, le notizie
sono pessime, ma quanto segue è fondamentale per un solo motivo: vivere e
morire sapendo cosa accade. Almeno quello.

Ci sono due dipendenti dietro al banco, lui non è di queste parti, lo si vede lontano un miglio, ma è italiano. Lei, sempre italiana, è una copia un po’ sottolivello di Julia Roberts, ma accidenti che somiglianza. Mangia una burrella mentre pulisce un forno, io ordino un panino alla cotoletta di pollo. La musica è orribile, una specie di techno plasticata made in China, eppure devo a quei suoni dementi l’innesco della mia conversazione coi due. “Ma non diventate scemi con sta colonna sonora?” Lui: “Gli tirerei una bomba”, e ride. “E spegnerla?” incalzo, mentre con lo stesso fiato gli ricordo che il panino me lo deve scaldare bene, giusto quanto basta a non mangiare un pane caldo e una cotoletta gelida. Lui “La musica, la mettono su in ufficio, e non abbiamo le chiavi… un’altra gentilezza per noi in sto bel lavoro”.

Flash back di 200 anni. In Europa furoreggiavano le idee di Thomas Robert Malthus, un economista che si occupò di teoria del valore del lavoro (prima di Marx). Pensava, questo gentleman, che la soluzione per i problemi dei lavoratori di allora, una massa di schiavi poco sopra l’animalità nella sussistenza, era di decimarli di fame, malattie, stenti vari, per compassione. Non scherzo. Egli aveva formulato una teoria (del tutto fantasiosa) secondo la quale la crescita della popolazione era geometrica, mentre quella dei beni alimentari era aritmetica, per cui non ci sarebbe mai stato da mangiare a sufficienza per garantire benessere a tutti. Allora che fare? Bè, disse Malthus, se la plebe viene accudita con sanità, igiene, abitazioni decenti e salari minimi essa figlierà di più, crescerà di numero a fronte di beni alimentari insufficienti e farà la fame ancor peggio. Per cui compassione vuole, declamò l’economista, che rimangano come stanno e si auto riducano decimandosi nella miseria e nella malattia, soffriranno di meno. Voilà. Non è uno sketch noir di Aldo Giovanni e Giacomo, non accadeva sotto Attila l’Unno. E’ tutto vero e lo possiamo datare solo due vite consecutive di due centenari fa, in piena Europa civilizzata, non in Mongolia sotto un re pazzoide. Ma quei lavoratori ce l’hanno fatta, cioè in quelle condizioni inimmaginabili e con un Potere incomparabilmente soverchiante che trovava plausibile simili idee, seppero ribaltare la propria storia, in un’epica di coraggio che nessuno scrittore potrà mai rendere su carta. Attenzione, oggi un operaio di Pomigliano che decidesse di imitare quegli eroi di 200 anni fa rischierebbe il licenziamento, un sacco di problemi economici pesanti, anche disperazione per la ricerca di un altro lavoro, chiuso nel suo appartamentino, forse con un aiuto dalla famiglia o forse no, la sera al bar depresso giustamente. Il suo omologo ai tempi di Malthus sapeva che il pegno per la ribellione al Potere era di essere pestato dai gendarmi fino a spaccargli femori, clavicole e cranio, e se sopravviveva crepava poi in una cella fetida, il corpo spariva in una fossa di calce viva, sua moglie e i suoi bambini rimanevano nei tuguri fra i maiali e i cani a morire di fame, lei non avrebbe superato i trent’anni fra tubercolosi e setticemie, i bimbi sarebbero o morti di freddo una notte, oppure dovevano essere venduti a una compagnia mineraria a lavorare. Fine della ribellione dell’operaio. Questo gli sarebbe toccato, a lui e ai suoi pari, cioè pene atroci lungo la breve strada delle perdita della loro vita che si trascinava dietro, sempre fra pene incalcolabili, quella di chiunque essi amassero di più. Ma non si fermarono. Ho scritto ciò affinché nessuno osi argomentare l’usuale cretinata secondo cui quegli uomini e quelle donne seppero agire contro il Potere perché “non avevano nulla da perdere”, ovvero la pietosa scappatoia retorica di chi non ha le palle per vedere che razza di patetici vigliacchi siamo diventati 200 anni dopo quegli esempi eccezionali. Patetici vigliacchi incapaci di pagare alcun prezzo per il cambiamento.

Il panino è rovente, colpa mia. Mi parte una curiosità. Di questi tempi in cui mi occupo del piano settantennale di deflazione degli stipendi voluto dal Vero Potere, cosa guadagna un tizio che lavora in un Fini grill? Glielo chiedo. Dapprima i due esitano presi in contropiede dalla domanda, e tergiversano con battute scontate. Allora li aggiro ai fianchi e riparto con le ore di lavoro: part time? Full time? Determinato o indeterminato? Salta fuori che lei è part, lui è full con 40 ore, entrambi determinato. “Insomma, dai, siete contenti per la paga?”. Li ho scaldati quanto basta e mi dicono no, secco. “Ma siete sopra o sotto i mille?” Lui mi guarda e io scruto la risposta negli occhi, forse mi dice una buona cifra, non ha la faccia di uno che becca mille miseri euro al mese: “Meno di mille, a conti fatti”. Rinculo. Eh? Lei: “Sai cosa vuol dire? Macché fare un mutuo, io non ce l’ho fatta neppure a farmi dare un cellulare a rate”. A lui in realtà danno qualche spicciolo più dei mille, ma il rimborso di benzina e autostrada è una miseria forfettaria, e così finisce che in tasca gli arrivano i due zeri e non i tre. Ok, penso, sono elementi perfetti, ora gli racconto tutto. Questo è un test importantissimo per me, e lo è perché sarà il cinquecentesimo che faccio di questo tipo, e vediamo se andrà come gli altri. Io, il comunicatore attivista, sono qui di fronte all’Italia, perché questa è l’Italia vera, e ora io sono il giornalista che sperimenta live come trasmettere il disvelamento del Potere a due sue vittime, ovvero come esso li ha aggirati, annichiliti e fottuti. Non c’è Facebook di mezzo, non ci sono i blogghettari di mezzo, non godo qui dell’esenzione stracomoda di chi affida le sue illuminate parole a un popolo fantasma di lettori che non avrà mai di fronte. Non sono al dibattito col pubblico dei sessanta cittadini – cioè il drappello dello 0,1% degli italiani di Repubblica, il Manifesto, Comedonchisciotte, David Icke e bla bla. Ok, questi sono l’Italia vera. Parto, anche se sto panino mi sta ustionando.

Prima cosa che gli dico è che mi occupo di economia, la seconda è che i loro guai vengono da lontano, che c’è un motivo preciso per cui sono a meno di mille al mese, che quella risicata paga non è affatto una necessità economica giustificata dalla crisi. Julia Roberts fa subito la donna media, e questo mi dispiace tantissimo. Cioè, con la faccia inconfondibile del ‘io di politica non capisco niente’ si stacca dalla conversazione e va a fare altro con in mano una scatola di Pocketcoffee da sistemare. Lui invece mi segue. Continuo, ora gli devo spiegare come accade che il circolo vizioso del wage deflation, produca investment deflation, che causa disoccupazione, che causa il fenomeno marxiano della reserve army of the unemployed, che scatena altra wage deflation, che porta a una competizione al ribasso dei salari e che porta dritto al loro stipendio, il tutto nel disegno neomercantile e neoagrario che il Vero Potere ha imposto agli Stati, senza parlare della folle parabola del asset price inflation che ha soffocato l’economia produttiva a favore del pension fund capitalism, con l’aggravante della perdita della sovranità monetaria, cioè il disastro dell’euro, coi suoi responsabili occulti sparsi fra Trilaterale e Bilderberg, cioè ancora il fatto che oggi lo Stato non può assolutamente più spendere a deficit per rimediare ai sopraccitati disastri creando net financial assets che aiuterebbero proprio quelli come lui, ecc. ecc. Ok. Tutto questo astruso costrutto è assolutamente necessario spiegare, al fine di dargli gli strumenti per capire chi e cosa veramente lo sta fottendo, perché se non conosce chi è il vero nemico del suo reddito e come si muove non potrà mai cambiare nulla.

So bene che non posso fare tutto ciò nel tempo di un panino già a metà, ma so che devo almeno iniziare a trasmettere il primo mattone, o forse il secondo, per aprirgli la prima consapevolezza da cui poi partire. Lo farò in parole veramente chiare, esempi chiarissimi che ho in mente da mesi, ok, ora lo faccio. Pronti, via.

Paolo Barnard, bla bla bla…. Lui “Eh, sì, l’Europa, sì, ma cosa fa lo Stato per me eh? Eh?”. P.B., no, guarda aspetta, lo Stato qui non c’entra più nulla, bla bla bla… Lui: “E Craxi? Eh? Quanto mi ha rubato a me Craxi? Perché tu dici del debito, ma l’ha fatto Craxi il debito pubblico, e se quei soldi li davano a noi per lavorare…” (questo è vittima di Travaglio, ecco i danni che fa quell’ignorante, nda). P. B., Craxi non c’entra, e Tangentopoli ha sottratto al massimo l’1% del PIL di allora, bla bla bla… Lui: “Ma senti un po’, tu sai cosa si prende lo Stato per il mio stipendio? Si prende altrettanto, cioè io prendo mille e lui si prende mille di tasse. Allora, se invece si prendesse 500 e il resto lo desse a me…” P.B., giusto, ma oggi abbiamo l’euro e le tasse non le possono più calare, sai perché? Perché Tremonti l’euro lo deve prendere in prestito dai privati bla bla bla… E lui di seguito con la storia di cosa spendono per le auto blu, per la Casta, e se torniamo alla lira poi c’è l’inflazione, e guarda l’America che ha moneta sovrana ma sta a pezzi, ma poi sono le banche che ci mangiano sopra… Io: sì, in parte è vero, però, no quello no, aspetta ti ho appena detto quella cosa lì, ripeto, capisco che ti hanno sempre detto così e cosà, ma bla bla bla… bla bla bla… e giù esempi, esempini, due più due, tre più tre, fino alla resa, perché lui mi sta seguendo sempre di meno, e non siamo neppure arrivati ad acquisire il primo concetto, che era che il governo oggi non c’entra più nulla col suo stipendio. Neppure questo è passato. Infatti il volenteroso uomo che ha accettato di ascoltarmi, sicuramente più che intellettivamente sveglio, mi sdogana con un bel “tanto era così con mio padre, ci rubavano in tasca, ed è così oggi con me, non cambia niente, va là…”. Gli dico: “Senti, ti va di leggere un paio di cose con calma per capire meglio?”. Ripete: “Non cambia niente, va là…”. Sipario.

Esco, nevica. E mi si apre il cielo, un cielo nero. Le altre 499 volte sono finite tutte così. Cioè sono finite con la persona che mi fa capire con assoluta chiarezza che l’ammontare delle cose da sapere per capire, dunque per agire sulla causa, è troppo, è troppo specialistico. Non ha tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. NON PUO’. Punto. E sono mesi che ricevo email da tutta l’Italia scritte da ragazzi o lavoratori che mi dicono sempre la medesima cosa: “Ci proviamo a spiegare, ma li perdiamo per la strada… ci sbadigliano in faccia… ci danno del matto… insultano Berlusconi”.

Sono in auto, mi chiamo Paolo Barnard, nel settembre del 1989 sognai che il mio mestiere poteva cambiare le cose, e che io sarei stato uno di quelli che lo avrebbe permesso, io, parte del drappello degli attivisti per Un Mondo Migliore. Quello che ho fatto in 22 anni, cioè la quantità di iniziative, non è neppure raccontabile, per il semplice motivo che me ne ricordo un terzo, sono troppe. A metà percorso compresi che il Potere non stava dove tutti credono che stia. Ok, avrei diretto i cittadini al posto giusto. Poco dopo compresi cosa il Potere aveva fatto ai cittadini contemporanei, li aveva tutti paralizzati, veri zombie ambulanti incapaci, primi nella storia dell’umanità, di agire per cambiare il loro tempo. Ok, avrei trovato l’antidoto. Stanotte, nel parcheggio di questo Fini grill sotto la neve bagnata, con il parabrezza che piange lacrime di acqua a rivoli grossi come un dito sullo sfondo di un cielo nero stellato solo dalle luci dei piloni, capisco cosa veramente ci ha battuti e perché io sono del tutto inutile: le cose da sapere per cambiare veramente la nostra storia sono troppe, troppo specialistiche, e la gente non ha il tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. Ma se non comprende, perderà sempre, non c’è via d’uscita da questo.

Capisco che dietro al piano nascosto del Vero Potere per annientare Stati, leggi e cittadini partecipativi, e che credevo fosse il muro contro cui finiva il suo cunicolo di intrighi, vi è un’altra idea. Cioè esiste in realtà un altro muro, che forma un’intercapedine nascosta entro la quale vive quell’idea, e non me n’ero reso conto. Ora la vedo, e mi stordisce talmente che non avvio neppure il motore dell’auto nonostante il gelo. Seguo solo le lacrime d’acqua sul parabrezza.

Mi torna alla mente la frase di Giuliano Amato, quando al Centro per la Riforma Europea di Londra, il 12 luglio del 2007, commentò il Trattato di Lisbona, che è quella Carta-Colpo di Stato che ha sottratto la democrazia a milioni di europei senza che nessuno ne sapesse nulla. Disse il ‘Dottor Sottile’: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “. Ecco, questa è l’idea custodita in quella intercapedine, il fondo del male. Significa che il Vero Potere ha lavorato per rendere impossibile alla quasi totalità degli esseri umani capire come fa ciò che fa, perché il Potere sa che se non lo capiamo non potremo mai agire per combatterlo. Ovvero: a noi arrivano le conseguenze strazianti del suo volere – l’erosione dei diritti, la massificazione della povertà, la sottrazione totale della nostra autodeterminazione sul lavoro, nella salute, sul nostro destino entro la breve vita che abbiamo – ma ci ha reso di fatto impossibile comprendere da dove ci arrivano quei mali facendoli scaturire da percorsi talmente intricati da essere sia inspiegabili che incomprensibili al 99% di noi. “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “, cioè non l’avrebbero compreso i politici, tanto meno i cittadini, e chiunque si fosse arrangiato per spiegarlo sarebbe stato accolto con incredulità, noia, irritazione, o come un folle, da parte di persone per le quali è tutto troppo specialistico e non possono farcela a comprendere. Punto. Come i due dipendenti del Fini grill che ho alle spalle ora.

Ma state capendo la portata di questo? Sapete cosa significa in pratica? Significa che anche se mai venisse quell’immaginario giorno in cui milioni di esseri umani – precedentemente intontiti come zombie che vagano nell’Esistenza Commerciale e nella Cultura della Visibilità massmediatica – si svegliassero e in numeri sempre maggiori tornassero a partecipare, a reclamare, a saper pagare i prezzi della rivoluzione… anche mai accadesse una tale immaginaria cosa, tutto sarebbe comunque vano, non scalfirebbe in modo significativo il Vero Potere, perché tutta quella massa umana attiva marcerebbe contro gli obiettivi sbagliati, non avendo mai potuto comprendere da quali intricati meandri proviene il loro male. In un esempio immediato: anche se l’uomo cui ho appena parlato al Fini grill si trasformasse magicamente in un attivista senza paura e decidesse domattina di scagliarsi anima e corpo a reclamare un salario decente, finirebbe a stremarsi contro l’insignificante governo, contro l’impotente Tremonti, o contro le fandonie sulle tasse, sul debito dello Stato, o magari per ottenere l’inutile bolla di sapone del federalismo fiscale. Passerebbe anni a dare la sua vita per nulla. Il Vero Potere, indisturbato, rimarrebbe saldo al comando.

Il Vero Potere ha colpito ogni aspetto della nostra vita, ma non lo ha fatto con una manovra semplice, diretta, visibile, tale cioè da poter essere capita da quasi tutti e combattuta. Lo ha fatto costruendo meccanismi immensamente complicati, scatole cinesi impossibili da seguire, piazzandoci davanti agli occhi responsabili fasulli come fossero fantasmi di borotalco, e nascondendo la vera origine dei mali dietro a labirinti che quasi nessuno fra i cittadini è in grado di percorrere – cioè di capire o di spiegare agli altri – per arrivare a colpire quella origine.

Il bracciante europeo contemporaneo di Malthus, o quelli della rivoluzione industriale ottocentesca, i nostri contadini dei latifondi meridionali che sono giunti fino all’incomparabile dipinto che ne ha fatto Ignazio Silone, tutti questi miserabili dei secoli scorsi, avevano di certo immensi svantaggi rispetto a noi, e li ho descritti prima. Ma un vantaggio avevano, ed era d’importanza capitale: l’origine dei loro mali era elementare da comprendere, era alla luce del sole e composta di strutture semplici, tanto esse erano arroganti e sicure della propria invincibilità. Per chi sputava i polmoni sotto ciminiere infernali e a tavola trovava una polenta scondita con attorno cinque faccine luride e affamate; per chi lavorava i campi con metodi cavernicoli e un giorno al mese doveva aspettare fuori dalla porta del padrone al freddo fino al momento in cui egli si degnava di aprirgli per strappare dalle sue mani ogni singolo profitto del suo lavoro; per l’uomo che doveva mordersi l’anima e prestare la moglie alle luride richieste del prete del villaggio perché se quel porco non lo certificava come buon cristiano i padroni non l’avrebbero mai assunto… per tutti questi era chiaro chi fosse il Vero Potere, come agiva e i percorsi per strappargli le rivendicazioni; chiaro come un buco al centro del sole. Bastava alzare lo sguardo, non ci si sbagliava. C’era un obiettivo – smettere di morire da schiavi; un nemico – il padrone, il latifondista, il prete; c’era un unico scontro frontale sulle ali delle idee della giustizia sociale, anch’esse semplici come il pane. Così poterono arrivare ai gangli del loro male, e cambiare la loro storia. Il Vero Potere ha imparato quella lezione. Eccome che l’ha imparata.

Se prima, per renderti schiavo e senza diritti, gli occorreva un titolo d’autorità, un capitale, i gendarmi, e poco altro, oggi per arrivare a sostanzialmente lo stesso risultato (in rapporto alla modernità ovviamente) si sono inventati percorsi che assomigliano al districarsi fra i 178.243 cavi del collisore di particelle di Ginevra. Ma con la diabolica abilità di farci apparire come fonte del male le stesse semplici strutture di una volta: il governo, i padroni, la polizia, e poco altro. E siamo all’epilogo.

Vorrei accendere il motore della mia auto, veramente vorrei non aver pensato. Fra un’ora sarò a casa, davanti al mio pc, io, uno del gruppo di quelli che voleva Un Mondo Migliore. E adesso? Tu che vivi l’alienazione di questo sistema, tu per cui ho scritto dall’agosto del 2010 Il Più Grande Crimine con questi nove aggiornamenti, tu che sei di quelli della vera Italia del lavoro a rotoli, della sanità opzionale, delle scuole nel burrone… a te cosa dico adesso? Posso forse dirti che con una pinza, un cacciavite e ‘olio di gomito’ potremo cambiare i circuiti dei megaprocessori di Ginevra che ci controllano? Non posso, è impossibile. Dovrei fermarti una sera al ritorno dal tuo lavoro al Fini grill e condurti attraverso le settemila pagine dei manuali informatici necessari a capire e a combattere quella macchina infernale. Tu, stremato dai panini, dalla musica techno di plastica, e dalla sfiducia, mi manderesti a quel paese. E come te i milioni di altri. Eppure senza quello studio non si ferma neppure una lucina di un led in quel mostro di cavi e circuiti.

Hanno vinto loro, lo dico con immensa serietà. Quella intercapedine, quella idea… che incredibili bestie che sono stati. Li ammiro da un certo punto di vista, la perfezione del male suscita ammirazione per la sua immacolata forma senza errori.

Sarò ancora davanti a questo pc a scrivere altri aggiornamenti sul Più Grande Crimine, per due motivi: primo, perché l’ho visto e una volta visto non posso staccarmene. Secondo, perché devo lottare contro la depressione, e il Citalopram non lo prenderò mai più. Non funziona.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=206

1.02.2011

Commenti (304)

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    1. mikaela 3 febbraio 2011

      L'economia italiana stava volando e raggiungendo traguardi economici brillanti con diritti e doveri dei lavoratori e viceversa,30 anni dopo una guerra e prima della comunita' europea, questa e' la prova

      Ci hanno segato le gambe con tutti i vari trattati, illeggibili e incomprensibili agli stessi parlamentari ignoranti che si sono succeduti sino ad arrivare al punto di quasi non ritorno.

      Mandare a quel paese l'Euro sarebbe l'unica cosa da fare.

      Io proprio ieri parlando con un giovane australiano, gli ho chiesto se stanno in crisi o se si parla di crisi e mi ha detto che loro non stanno subendo nessuna crisi.. la loro economia non ha subito cambiamenti shoccanti dal normale percorso .

      Io credo che questo sia dovuto alla loro sovranita' monetaria come sostengono gli economisti che ha consultato Barnard e non a caso c'e' anche uno dei migliori l'australiano Joseph Halevi, Professore di Economia all’Università di Sydney.

      Leggi " Il Piu' grande crimine", fai qualche ricerca sulle fonti che Barnard ha consultato e ti accorgerrai che nessuno di loro e' servo del potere.

      Solo dopo potresi cominciare a porre delle domande specifiche.

      Non puntualizzare se non hai nuna risposta con delle prove con cui controbattere e sbugiardarlo, a mio avviso non sei riuscita neanche a capire come Barnard tratta il prossimo eppure te l'ho scritto a grandi lettere)figurati se riuscirai a capire una risposta tecnica senza aver letto il suo saggio.

    1. tres1219 3 febbraio 2011

      Sai perchè questi movimenti non funzionano?

      Perchè partono con una pratica diversa credendo che stia solo lì il problema del sistema attuale, invece il problema di fondo è concettuale.


      Ad esempio molti si ripropongono di creare una "moneta alternativa" e molti lo fanno, c'è un movimento che ora mi sfugge il nome in Scozia che è il più vasto d'Europa, conta migliaia di persone, ne esistono anche alcuni in Italia e neanche tanto piccoli; ma perchè si ha il bisogno di creare un'altra moneta?


      Sicuri che non è possibile farne a meno?


      E quale differenza avrebbe con quella attuale?


      Vedrai che le risposte tendono a riproporre gli stessi problemi.

      La moneta è un metro di valutazione che crea inevitabilmente sproporzioni tra gli individui, è un qualcosa creato per l'accumulo indiscriminato, con qualsiasi altra moneta, magari in piccolo dato il numero di partecipanti più ridotto, si creeranno nel breve periodo le stesse problematiche.


      Io agirei più secondo le necessità del singolo che secondo metri universali, ciò comporta una coscienza molto ampia e un rimettere in discussione tutto; i concetti da rivedere sono molti, le relazioni tra gli individui, l'etica o il sano egoismo, quello che ora si spaccia per morale e virtù e scavare per vedere se sono costruzioni o trasposizioni degli istinti reali.


      Una volta iniziato un approccio del genere, tutto il resto lo si vedrà davvero per quello che è: difficoltà create appositamente per rendere l'uomo inappagato e quindi manipolabile mostrandogli specchietti per le allodole in continuazione.


      Se inizi a fare domande semplici alla gente, chiedendo: "ma tu cosa vorresti?" - vedrai che oltre a qualche oggetto non sanno risponderti altro, non lo sanno più! :P

    1. rasna-zal 3 febbraio 2011

      ... la situazione è un po' più complessa:


      esistono degli "obbiettivi" e esistono delle "posizioni"

      esistono gli "individui" che attraverso le loro scelte determinano la loro "posizione"

      Anche tu devi scegliere un "obbiettivo" e iniziare a muoverti in determinate "posizioni" per raggiungere il tuo "obbiettivo", in questa fase è utile capire in che "posizione" ti trovi tu e da quale "posizione" ti sta "invitando" un altro "individuo".

      Se non fai questo corri il rischio di sbagliare "obbiettivo".

    1. viks83 3 febbraio 2011

      lol ma quale iphone :D ho un telefono di più di 10 anni fa che non serviva più a un mio amico :) uno di quelli per cui vivere significa lavorare sodo e spenderlo sotto una serranda per avere per primo l'ultimo modello apple :) e vogliamo cambiare le cose litigando fra di noi? mmm credo non funzionerà :)

    1. caterinazanivan 3 febbraio 2011

      Paolo Barnard e tutti noi che abbiamo qui scritto,

      pensiamoci seduti in cerchio. Senza leader, senza fazioni, senza schieramenti. Pensiamoci cosi’ amorevoli da ascoltarci veramente l’un l’altro. Li, seduti tra quella varieta’ di esseri umani, riuniti per lo stesso deisderio di cambiamento, sarebbe bello poter immaginare che tu Paolo Barnard spiegassi con semplicita’ che:

      1-non sei l’autore di nessuna teoria economica.
      2-ti limiti a riportare una teoria economia. Che e’ una fra le molte esistenti. Che non e’ la “verita’”.
      3-esponi solo una teoria. La sua reale applicazione non e’ mai stata verificata. Per questo ne tu, ne nessuno puo’ avere la certezza del suo successo quando applicata praticamente. Perche’ ogni apllicazione comporta degli adattamenti. Tali adattamenti sono delle varianti e delle eccezioni alla teoria stessa dovuti al contesto sociale - culturale - ambientale - politico - storico - Spesso tali eccezioni sono cosi’ numerose da dar vita ad una teoria molto diversa da quella originaria. Ogni teoria e’ applicata dagli uomini. Per questo non si puo’ valutarne teoricamente il suo successo, ma e’ necessario farlo empiricamente tenendo in considerazione l’influenza del ‘fattore umano’.
      4-E’ una teoria economica capitalista. In cui non e’ considerato il valore della persona ma solo il valore del suo lavoro. In cui la persona non e’ posta al centro del sistema , ma lo e’ solo il suo lavoro. E’ oggi una teoria sorpassata, piche’ capitalismo e socialismo hanno dimostrato il loro fallimento.

      Sarebbe questo un atto di umilta’ che certo renderebbe omaggio alla tua intelligenza e alla tua conoscenza, ma sarebbe ancor piu’ un atto di giustizia ed onesta’ per un sapere universale non basato sulla forza di un personaggio.

      E’ giusto saper creare viva immaginazione, mai facili illusioni.

      Solo dopo questo atto di onesta' si potra' veramente aprire un dialogo.

      Caterina

    1. rasna-zal 3 febbraio 2011

      ... basterebbe soltanto evitare di cedere alle tentazioni "dell'esistenza commerciale", già questo modificherebbe radicalmente la pressione il "potere" è in grado di esercitare sulla vita di tutti.

      Se non possiedi un iphone, sei già sulla buona strada, giusto? ;)
      Ciao.

    1. tersite 3 febbraio 2011

      Caro Paolo ti seguo da anni e credo che questo 'aggiornamento' sia uno dei migliori articoli che tu abbia scritto. Se ti può consolare..

    1. rasna-zal 3 febbraio 2011

      ... bhe, ho capito.

      Ovviamente intendevo una cosa molto organizzata a livello di istituzioni, per esempio una piccola realtà rurale di poche migliaia di persone, dove si possa recuperare determinate attività, introdurre una moneta alternativa, ...

      Penso a questo non tanto per creare la comune di cui sopra parlavi ma, per insegnare a gente che ha poco da rimetterci che esistono modi diversi di concepire la vita.

      Con questo mi riaggancio alle difficoltà di cominicazione che affliggono il "nostro" Barnard, credo che queste stiano appunto non nel tempo e nella fatica di ascoltare e comprendere dove risiede il problema, ma non concepire una realtà esente dal problema.

      Per cui ritengo che le persone che risiedono in queste realtà potrebbero essere ricettive alla comprensione e alla divulgazione di un nuovo modo di vivere.

      "Non ho voglia di ascoltare perchè non esiste un posto dove la vita è diversa." questo, credo, sia il problema della gente.

      Allontanare, tutto quello che possa rivelarsi una illusione per esorcizzare la paura di vivere il presente: non darsi un'altra possibilità.

    1. viks83 3 febbraio 2011

      Sai ognuno tende a cercare personalismi. Io sono più giusto di te. Anche Barnard ha questo atteggiamento. Io credo che già siamo rimasti in pochi con il cervello acceso ci manca solo che litighiamo fra di noi e poi cosa ci rimane in mano? il cerino? Ci rimangono le nostre frustrazioni quotidiane? la rabbia solitaria? Cerchiamo punti in comune e mettiamoci tutti in discussione.

      Certo fra persone critiche l'aspetto litigio sarà sempre più elevato rispetto che fra persone gerarchizzate in cui uno decide per l'amico al piano di sotto. Ma litigare non può sempre portare a rotture.

    1. viks83 3 febbraio 2011

      ops scusami mi è partito l'invio. Intendevo dire che grazie a quella frase mi sento meno solo culturalmente parlando. Sai già oggi a far capire la differenza fra esser uomo/cittadino/persona e esser consumatore passi per pazzo. Mi fa piacere esistano ancora persone in grado di criticare il sistema e di vivere questa scelta sulla propria pelle ogni giorno. Avanti così!

    1. tres1219 3 febbraio 2011

      Ehehe rischio di offendere qualcuno sicuramente se mi esprimo come vorrei.


      Diciamo che quelli che ho conosciuto all'interno di questo "movimento" non mi hanno entusiasmato: tante parole ma presupposti quasi uguali a quelli attuali.

      Per alcuni basta che metti un pannello solare o una girella e risolvi il mondo! :)

    1. rasna-zal 3 febbraio 2011

      dici:


      "Ho letto diversi commenti in cui mi ritrovo. Grazie a frasi come queste mi sento molto solitario oggi culturalmente parlando"

      In che senso, scusa, ti faccio sentire solo culturalmente parlando?

    1. viks83 3 febbraio 2011

      ******Io non vivo come un contadino dell'800, ma ugualmente ho rifiutato di vivere la mia vita in modo competitivo, di inseguire modelli consumistici, ambizioni economiche oltre quelle necessarie e di sottrarre piu tempo del dovuto alla mia vita, in relazione ai predetti obbiettivi.******

      Ho letto diversi commenti in cui mi ritrovo. Grazie a frasi come queste mi sento molto solitario oggi culturalmente parlando.

    1. rasna-zal 3 febbraio 2011

      Sono daccordo con te che un po' di autarchia non guasterebbe...

      Una domanda: la decrescita come la giudichi?
    1. tres1219 3 febbraio 2011

      Neanche io ci vivo come un contadino dell'800, o meglio vorrei viverci ma qui subentrano limiti fisici, per far quello stile di vita c'è bisogno della cooperazione di qualche altra persona.

      Oltre all'orto e qualche altra cosa attualmente non riesco ad andare oltre.


      In passato per quasi un anno ho vissuto in una comune in montagna, lì ho scoperto che un altro tipo di rapporto tra le persone è possibile e mi son reso conto di quanto è difficile bonificare l'uomo moderno da tutto l'inquinamento ricevuto.


      Purtroppo le realtà attuali di questo tipo, almeno in Italia, sono piene zeppe o di freakkettoni visionari o di anarchici distruttori e queste due categorie ne precludono la lunga durata, ma l'autosufficienza è possibile e, non appena si riscoprono un minimo gli istinti assopiti (perchè molti si dimenticano che l'uomo e pur sempre un animale) la vita prende tutt'altro aspetto.


      Non escludo in futuro di ritentare con persone più consapevoli che hanno avuto modo di conoscere bene il marciume sociale e quindi di essere in grado di non riproporlo.


      Ritornando al discorso, hai scritto che molti "restano dei conservatori dell'attuale modello", è verissimo, questi li riconosci al volo, ti sparano delle filippiche allucinanti, ma della Vita neanche a parlarne.

      La Vita la vedono così come è già, solo la vorrebbero più vicina ai loro interessi! :P

    1. LeoneVerde 3 febbraio 2011

      Esponi chiaramente l'eventuale gran rischio. Mi interessa molto. Anche se non sono certa che tu sia la persona più edotta sui meccanismi della moneta moderna.
      Sempre a proposito della possibilità, anzi, necessità, di spendere a deficit per risolvere la disoccupazione, si sta parlando in un dibattito pubblico sul "New Statesman" da ottobre. Dacci un'occhio alla risposta che danno Blanchflower e Skidelsky alle tesi di Cable. La fortuna dell'Inghilterra è che loro possono ancora farli questi dibattitti, avendo la sterlina e non l'Euro...

    1. rasna-zal 3 febbraio 2011

      ... come disse Capitan Giacomo Uncino "Spugna mi è appena venuta una epifania!"


      Eccezionale, grazie.
    1. rasna-zal 3 febbraio 2011

      Mi ritrovo molto in questa visione... un po' meno, anche se comprendo l'impulso, nella ulteriore spiegazione che hai dato a Mikaela.


      Personalmente mi risulta odioso essere etichettato parte di una tifoseria, ma non posso esimermi dallo schierarmi contro chi con ogni mezzo, attraverso dimostrazioni economiche, pensieri filosofici, buonismo, tenta di dimostrare errori irrilevanti, calmare gli animi, portare le persone verso obbiettivi intrinsechi e superabili di questa realtà sociale o a prendersi del tempo per pensare...

      ... pensare a cosa?

      Trovo importante il lavoro di chi invece cerca di mettere a fuoco le contraddizioni, le anomalie, l'insostenibilità dell'attuale modello di società.
      Poco importa dell'errore "tecnico di valutazione", non si stà parlando di costruire una bomba H, si tratta semplicemente di percepire che c'è qualcosa che non va nella vita attuale e di provare il desiderio di voler cambiare vita.

      Gli "aggiustatori", come li chiami tu, invece hanno sempre una catastrofe sociale, economica, morale da cucirti addosso, sostanzialmente, pur promuovendo azioni diverse, sempre nell'ambito dello status attuale o anche paradossalmente nei confronti dell'individuo stesso, restano dei conservatori dell'attuale modello.

      La questione non è Barnard si, Barnard no. La questione è reagire contro chi, con cognizione o senza, tenda a celere l'esistenza non della soluzione ad un problema della società, ma della possibilità di concepirla in maniera totalmente diversa.

      Io non vivo come un contadino dell'800, ma ugualmente ho rifiutato di vivere la mia vita in modo competitivo, di inseguire modelli consumistici, ambizioni economiche oltre quelle necessarie e di sottrarre piu tempo del dovuto alla mia vita, in relazione ai predetti obbiettivi.

      Ciao.

    1. mikaela 3 febbraio 2011

      Anche io intendo cambiamenti pratici, dimentica " ama il tuo prossimo come te steso" che e' solo una mia inevitabile conseguenza, una mia attenzione in piu' avvenuta nel mio cambiamento personale.

    1. mikaela 3 febbraio 2011

      Il problema e' che amensa sta' facendo una battaglia solo contro Barnard perche' a suo dire distoglie quei pochi che lo seguono alla sua lotta contro questo governo,forse non te ne sei accorto ma lui e' convinto che per salvare l'europa basta tagliare la gola a Berlusca e sostituirlo con Grillo.Leggi i suoi vecchi commentie capirai. Chiamando all'appello anche gli Italiani che vivono all'estero per farli unire alla rete di Grillo da qui i tanti commenti di gente che vive fuori.Non ha ancora capito che morto un papa se ne fa un altro.Lui sta' facendo opposizione solo per politica non ha nessun dato per confutare il Piu' grande crimine invece Barnard ha fatto il riassunto di grandi economisti che si dissociano dal grande potere e con le loro tesi stanno dimostrando che hanno ragione e i risultati si vedono e' sotto i nosti occhi.

      Amensa ha il guinzaglio e lo ha dimostrato anziche' analizzare punto per punto "Il piu' grande crimine" riscriverlo e dimostrarci il contrario preferisce mandare Barnard a quel paese (leggi suo precedente commento)Poi apre una discussione sul forum di Appello al polo la Web dell'avvocato Stefano D'andrea ( che fino a qualche mese fa aveva come avatar la foto di Garbaldi ora l'hanno tolta) che non ha mai speso un buon giudizio su Barnard. E' tutta una questione di Parrocchia credimi.

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