CITALOPRAM

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Aggiornamento Il Più Grande Crimine 9


DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info


CI voleva una sosta alle tre del mattino in un Fini grill lungo un’autostrada
italiana. Nevica, ho fame, non c’è anima viva. Ed è qui, sotto al neon di
questo banale luogo, che capisco quello che finora non mi era arrivato, che
capisco quanto abbia vinto il Vero Potere, e quanto finita sia l’era
plurisecolare dei popoli protagonisti del loro destino. Spiacente, le notizie
sono pessime, ma quanto segue è fondamentale per un solo motivo: vivere e
morire sapendo cosa accade. Almeno quello.

Ci sono due dipendenti dietro al banco, lui non è di queste parti, lo si vede lontano un miglio, ma è italiano. Lei, sempre italiana, è una copia un po’ sottolivello di Julia Roberts, ma accidenti che somiglianza. Mangia una burrella mentre pulisce un forno, io ordino un panino alla cotoletta di pollo. La musica è orribile, una specie di techno plasticata made in China, eppure devo a quei suoni dementi l’innesco della mia conversazione coi due. “Ma non diventate scemi con sta colonna sonora?” Lui: “Gli tirerei una bomba”, e ride. “E spegnerla?” incalzo, mentre con lo stesso fiato gli ricordo che il panino me lo deve scaldare bene, giusto quanto basta a non mangiare un pane caldo e una cotoletta gelida. Lui “La musica, la mettono su in ufficio, e non abbiamo le chiavi… un’altra gentilezza per noi in sto bel lavoro”.

Flash back di 200 anni. In Europa furoreggiavano le idee di Thomas Robert Malthus, un economista che si occupò di teoria del valore del lavoro (prima di Marx). Pensava, questo gentleman, che la soluzione per i problemi dei lavoratori di allora, una massa di schiavi poco sopra l’animalità nella sussistenza, era di decimarli di fame, malattie, stenti vari, per compassione. Non scherzo. Egli aveva formulato una teoria (del tutto fantasiosa) secondo la quale la crescita della popolazione era geometrica, mentre quella dei beni alimentari era aritmetica, per cui non ci sarebbe mai stato da mangiare a sufficienza per garantire benessere a tutti. Allora che fare? Bè, disse Malthus, se la plebe viene accudita con sanità, igiene, abitazioni decenti e salari minimi essa figlierà di più, crescerà di numero a fronte di beni alimentari insufficienti e farà la fame ancor peggio. Per cui compassione vuole, declamò l’economista, che rimangano come stanno e si auto riducano decimandosi nella miseria e nella malattia, soffriranno di meno. Voilà. Non è uno sketch noir di Aldo Giovanni e Giacomo, non accadeva sotto Attila l’Unno. E’ tutto vero e lo possiamo datare solo due vite consecutive di due centenari fa, in piena Europa civilizzata, non in Mongolia sotto un re pazzoide. Ma quei lavoratori ce l’hanno fatta, cioè in quelle condizioni inimmaginabili e con un Potere incomparabilmente soverchiante che trovava plausibile simili idee, seppero ribaltare la propria storia, in un’epica di coraggio che nessuno scrittore potrà mai rendere su carta. Attenzione, oggi un operaio di Pomigliano che decidesse di imitare quegli eroi di 200 anni fa rischierebbe il licenziamento, un sacco di problemi economici pesanti, anche disperazione per la ricerca di un altro lavoro, chiuso nel suo appartamentino, forse con un aiuto dalla famiglia o forse no, la sera al bar depresso giustamente. Il suo omologo ai tempi di Malthus sapeva che il pegno per la ribellione al Potere era di essere pestato dai gendarmi fino a spaccargli femori, clavicole e cranio, e se sopravviveva crepava poi in una cella fetida, il corpo spariva in una fossa di calce viva, sua moglie e i suoi bambini rimanevano nei tuguri fra i maiali e i cani a morire di fame, lei non avrebbe superato i trent’anni fra tubercolosi e setticemie, i bimbi sarebbero o morti di freddo una notte, oppure dovevano essere venduti a una compagnia mineraria a lavorare. Fine della ribellione dell’operaio. Questo gli sarebbe toccato, a lui e ai suoi pari, cioè pene atroci lungo la breve strada delle perdita della loro vita che si trascinava dietro, sempre fra pene incalcolabili, quella di chiunque essi amassero di più. Ma non si fermarono. Ho scritto ciò affinché nessuno osi argomentare l’usuale cretinata secondo cui quegli uomini e quelle donne seppero agire contro il Potere perché “non avevano nulla da perdere”, ovvero la pietosa scappatoia retorica di chi non ha le palle per vedere che razza di patetici vigliacchi siamo diventati 200 anni dopo quegli esempi eccezionali. Patetici vigliacchi incapaci di pagare alcun prezzo per il cambiamento.

Il panino è rovente, colpa mia. Mi parte una curiosità. Di questi tempi in cui mi occupo del piano settantennale di deflazione degli stipendi voluto dal Vero Potere, cosa guadagna un tizio che lavora in un Fini grill? Glielo chiedo. Dapprima i due esitano presi in contropiede dalla domanda, e tergiversano con battute scontate. Allora li aggiro ai fianchi e riparto con le ore di lavoro: part time? Full time? Determinato o indeterminato? Salta fuori che lei è part, lui è full con 40 ore, entrambi determinato. “Insomma, dai, siete contenti per la paga?”. Li ho scaldati quanto basta e mi dicono no, secco. “Ma siete sopra o sotto i mille?” Lui mi guarda e io scruto la risposta negli occhi, forse mi dice una buona cifra, non ha la faccia di uno che becca mille miseri euro al mese: “Meno di mille, a conti fatti”. Rinculo. Eh? Lei: “Sai cosa vuol dire? Macché fare un mutuo, io non ce l’ho fatta neppure a farmi dare un cellulare a rate”. A lui in realtà danno qualche spicciolo più dei mille, ma il rimborso di benzina e autostrada è una miseria forfettaria, e così finisce che in tasca gli arrivano i due zeri e non i tre. Ok, penso, sono elementi perfetti, ora gli racconto tutto. Questo è un test importantissimo per me, e lo è perché sarà il cinquecentesimo che faccio di questo tipo, e vediamo se andrà come gli altri. Io, il comunicatore attivista, sono qui di fronte all’Italia, perché questa è l’Italia vera, e ora io sono il giornalista che sperimenta live come trasmettere il disvelamento del Potere a due sue vittime, ovvero come esso li ha aggirati, annichiliti e fottuti. Non c’è Facebook di mezzo, non ci sono i blogghettari di mezzo, non godo qui dell’esenzione stracomoda di chi affida le sue illuminate parole a un popolo fantasma di lettori che non avrà mai di fronte. Non sono al dibattito col pubblico dei sessanta cittadini – cioè il drappello dello 0,1% degli italiani di Repubblica, il Manifesto, Comedonchisciotte, David Icke e bla bla. Ok, questi sono l’Italia vera. Parto, anche se sto panino mi sta ustionando.

Prima cosa che gli dico è che mi occupo di economia, la seconda è che i loro guai vengono da lontano, che c’è un motivo preciso per cui sono a meno di mille al mese, che quella risicata paga non è affatto una necessità economica giustificata dalla crisi. Julia Roberts fa subito la donna media, e questo mi dispiace tantissimo. Cioè, con la faccia inconfondibile del ‘io di politica non capisco niente’ si stacca dalla conversazione e va a fare altro con in mano una scatola di Pocketcoffee da sistemare. Lui invece mi segue. Continuo, ora gli devo spiegare come accade che il circolo vizioso del wage deflation, produca investment deflation, che causa disoccupazione, che causa il fenomeno marxiano della reserve army of the unemployed, che scatena altra wage deflation, che porta a una competizione al ribasso dei salari e che porta dritto al loro stipendio, il tutto nel disegno neomercantile e neoagrario che il Vero Potere ha imposto agli Stati, senza parlare della folle parabola del asset price inflation che ha soffocato l’economia produttiva a favore del pension fund capitalism, con l’aggravante della perdita della sovranità monetaria, cioè il disastro dell’euro, coi suoi responsabili occulti sparsi fra Trilaterale e Bilderberg, cioè ancora il fatto che oggi lo Stato non può assolutamente più spendere a deficit per rimediare ai sopraccitati disastri creando net financial assets che aiuterebbero proprio quelli come lui, ecc. ecc. Ok. Tutto questo astruso costrutto è assolutamente necessario spiegare, al fine di dargli gli strumenti per capire chi e cosa veramente lo sta fottendo, perché se non conosce chi è il vero nemico del suo reddito e come si muove non potrà mai cambiare nulla.

So bene che non posso fare tutto ciò nel tempo di un panino già a metà, ma so che devo almeno iniziare a trasmettere il primo mattone, o forse il secondo, per aprirgli la prima consapevolezza da cui poi partire. Lo farò in parole veramente chiare, esempi chiarissimi che ho in mente da mesi, ok, ora lo faccio. Pronti, via.

Paolo Barnard, bla bla bla…. Lui “Eh, sì, l’Europa, sì, ma cosa fa lo Stato per me eh? Eh?”. P.B., no, guarda aspetta, lo Stato qui non c’entra più nulla, bla bla bla… Lui: “E Craxi? Eh? Quanto mi ha rubato a me Craxi? Perché tu dici del debito, ma l’ha fatto Craxi il debito pubblico, e se quei soldi li davano a noi per lavorare…” (questo è vittima di Travaglio, ecco i danni che fa quell’ignorante, nda). P. B., Craxi non c’entra, e Tangentopoli ha sottratto al massimo l’1% del PIL di allora, bla bla bla… Lui: “Ma senti un po’, tu sai cosa si prende lo Stato per il mio stipendio? Si prende altrettanto, cioè io prendo mille e lui si prende mille di tasse. Allora, se invece si prendesse 500 e il resto lo desse a me…” P.B., giusto, ma oggi abbiamo l’euro e le tasse non le possono più calare, sai perché? Perché Tremonti l’euro lo deve prendere in prestito dai privati bla bla bla… E lui di seguito con la storia di cosa spendono per le auto blu, per la Casta, e se torniamo alla lira poi c’è l’inflazione, e guarda l’America che ha moneta sovrana ma sta a pezzi, ma poi sono le banche che ci mangiano sopra… Io: sì, in parte è vero, però, no quello no, aspetta ti ho appena detto quella cosa lì, ripeto, capisco che ti hanno sempre detto così e cosà, ma bla bla bla… bla bla bla… e giù esempi, esempini, due più due, tre più tre, fino alla resa, perché lui mi sta seguendo sempre di meno, e non siamo neppure arrivati ad acquisire il primo concetto, che era che il governo oggi non c’entra più nulla col suo stipendio. Neppure questo è passato. Infatti il volenteroso uomo che ha accettato di ascoltarmi, sicuramente più che intellettivamente sveglio, mi sdogana con un bel “tanto era così con mio padre, ci rubavano in tasca, ed è così oggi con me, non cambia niente, va là…”. Gli dico: “Senti, ti va di leggere un paio di cose con calma per capire meglio?”. Ripete: “Non cambia niente, va là…”. Sipario.

Esco, nevica. E mi si apre il cielo, un cielo nero. Le altre 499 volte sono finite tutte così. Cioè sono finite con la persona che mi fa capire con assoluta chiarezza che l’ammontare delle cose da sapere per capire, dunque per agire sulla causa, è troppo, è troppo specialistico. Non ha tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. NON PUO’. Punto. E sono mesi che ricevo email da tutta l’Italia scritte da ragazzi o lavoratori che mi dicono sempre la medesima cosa: “Ci proviamo a spiegare, ma li perdiamo per la strada… ci sbadigliano in faccia… ci danno del matto… insultano Berlusconi”.

Sono in auto, mi chiamo Paolo Barnard, nel settembre del 1989 sognai che il mio mestiere poteva cambiare le cose, e che io sarei stato uno di quelli che lo avrebbe permesso, io, parte del drappello degli attivisti per Un Mondo Migliore. Quello che ho fatto in 22 anni, cioè la quantità di iniziative, non è neppure raccontabile, per il semplice motivo che me ne ricordo un terzo, sono troppe. A metà percorso compresi che il Potere non stava dove tutti credono che stia. Ok, avrei diretto i cittadini al posto giusto. Poco dopo compresi cosa il Potere aveva fatto ai cittadini contemporanei, li aveva tutti paralizzati, veri zombie ambulanti incapaci, primi nella storia dell’umanità, di agire per cambiare il loro tempo. Ok, avrei trovato l’antidoto. Stanotte, nel parcheggio di questo Fini grill sotto la neve bagnata, con il parabrezza che piange lacrime di acqua a rivoli grossi come un dito sullo sfondo di un cielo nero stellato solo dalle luci dei piloni, capisco cosa veramente ci ha battuti e perché io sono del tutto inutile: le cose da sapere per cambiare veramente la nostra storia sono troppe, troppo specialistiche, e la gente non ha il tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. Ma se non comprende, perderà sempre, non c’è via d’uscita da questo.

Capisco che dietro al piano nascosto del Vero Potere per annientare Stati, leggi e cittadini partecipativi, e che credevo fosse il muro contro cui finiva il suo cunicolo di intrighi, vi è un’altra idea. Cioè esiste in realtà un altro muro, che forma un’intercapedine nascosta entro la quale vive quell’idea, e non me n’ero reso conto. Ora la vedo, e mi stordisce talmente che non avvio neppure il motore dell’auto nonostante il gelo. Seguo solo le lacrime d’acqua sul parabrezza.

Mi torna alla mente la frase di Giuliano Amato, quando al Centro per la Riforma Europea di Londra, il 12 luglio del 2007, commentò il Trattato di Lisbona, che è quella Carta-Colpo di Stato che ha sottratto la democrazia a milioni di europei senza che nessuno ne sapesse nulla. Disse il ‘Dottor Sottile’: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “. Ecco, questa è l’idea custodita in quella intercapedine, il fondo del male. Significa che il Vero Potere ha lavorato per rendere impossibile alla quasi totalità degli esseri umani capire come fa ciò che fa, perché il Potere sa che se non lo capiamo non potremo mai agire per combatterlo. Ovvero: a noi arrivano le conseguenze strazianti del suo volere – l’erosione dei diritti, la massificazione della povertà, la sottrazione totale della nostra autodeterminazione sul lavoro, nella salute, sul nostro destino entro la breve vita che abbiamo – ma ci ha reso di fatto impossibile comprendere da dove ci arrivano quei mali facendoli scaturire da percorsi talmente intricati da essere sia inspiegabili che incomprensibili al 99% di noi. “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “, cioè non l’avrebbero compreso i politici, tanto meno i cittadini, e chiunque si fosse arrangiato per spiegarlo sarebbe stato accolto con incredulità, noia, irritazione, o come un folle, da parte di persone per le quali è tutto troppo specialistico e non possono farcela a comprendere. Punto. Come i due dipendenti del Fini grill che ho alle spalle ora.

Ma state capendo la portata di questo? Sapete cosa significa in pratica? Significa che anche se mai venisse quell’immaginario giorno in cui milioni di esseri umani – precedentemente intontiti come zombie che vagano nell’Esistenza Commerciale e nella Cultura della Visibilità massmediatica – si svegliassero e in numeri sempre maggiori tornassero a partecipare, a reclamare, a saper pagare i prezzi della rivoluzione… anche mai accadesse una tale immaginaria cosa, tutto sarebbe comunque vano, non scalfirebbe in modo significativo il Vero Potere, perché tutta quella massa umana attiva marcerebbe contro gli obiettivi sbagliati, non avendo mai potuto comprendere da quali intricati meandri proviene il loro male. In un esempio immediato: anche se l’uomo cui ho appena parlato al Fini grill si trasformasse magicamente in un attivista senza paura e decidesse domattina di scagliarsi anima e corpo a reclamare un salario decente, finirebbe a stremarsi contro l’insignificante governo, contro l’impotente Tremonti, o contro le fandonie sulle tasse, sul debito dello Stato, o magari per ottenere l’inutile bolla di sapone del federalismo fiscale. Passerebbe anni a dare la sua vita per nulla. Il Vero Potere, indisturbato, rimarrebbe saldo al comando.

Il Vero Potere ha colpito ogni aspetto della nostra vita, ma non lo ha fatto con una manovra semplice, diretta, visibile, tale cioè da poter essere capita da quasi tutti e combattuta. Lo ha fatto costruendo meccanismi immensamente complicati, scatole cinesi impossibili da seguire, piazzandoci davanti agli occhi responsabili fasulli come fossero fantasmi di borotalco, e nascondendo la vera origine dei mali dietro a labirinti che quasi nessuno fra i cittadini è in grado di percorrere – cioè di capire o di spiegare agli altri – per arrivare a colpire quella origine.

Il bracciante europeo contemporaneo di Malthus, o quelli della rivoluzione industriale ottocentesca, i nostri contadini dei latifondi meridionali che sono giunti fino all’incomparabile dipinto che ne ha fatto Ignazio Silone, tutti questi miserabili dei secoli scorsi, avevano di certo immensi svantaggi rispetto a noi, e li ho descritti prima. Ma un vantaggio avevano, ed era d’importanza capitale: l’origine dei loro mali era elementare da comprendere, era alla luce del sole e composta di strutture semplici, tanto esse erano arroganti e sicure della propria invincibilità. Per chi sputava i polmoni sotto ciminiere infernali e a tavola trovava una polenta scondita con attorno cinque faccine luride e affamate; per chi lavorava i campi con metodi cavernicoli e un giorno al mese doveva aspettare fuori dalla porta del padrone al freddo fino al momento in cui egli si degnava di aprirgli per strappare dalle sue mani ogni singolo profitto del suo lavoro; per l’uomo che doveva mordersi l’anima e prestare la moglie alle luride richieste del prete del villaggio perché se quel porco non lo certificava come buon cristiano i padroni non l’avrebbero mai assunto… per tutti questi era chiaro chi fosse il Vero Potere, come agiva e i percorsi per strappargli le rivendicazioni; chiaro come un buco al centro del sole. Bastava alzare lo sguardo, non ci si sbagliava. C’era un obiettivo – smettere di morire da schiavi; un nemico – il padrone, il latifondista, il prete; c’era un unico scontro frontale sulle ali delle idee della giustizia sociale, anch’esse semplici come il pane. Così poterono arrivare ai gangli del loro male, e cambiare la loro storia. Il Vero Potere ha imparato quella lezione. Eccome che l’ha imparata.

Se prima, per renderti schiavo e senza diritti, gli occorreva un titolo d’autorità, un capitale, i gendarmi, e poco altro, oggi per arrivare a sostanzialmente lo stesso risultato (in rapporto alla modernità ovviamente) si sono inventati percorsi che assomigliano al districarsi fra i 178.243 cavi del collisore di particelle di Ginevra. Ma con la diabolica abilità di farci apparire come fonte del male le stesse semplici strutture di una volta: il governo, i padroni, la polizia, e poco altro. E siamo all’epilogo.

Vorrei accendere il motore della mia auto, veramente vorrei non aver pensato. Fra un’ora sarò a casa, davanti al mio pc, io, uno del gruppo di quelli che voleva Un Mondo Migliore. E adesso? Tu che vivi l’alienazione di questo sistema, tu per cui ho scritto dall’agosto del 2010 Il Più Grande Crimine con questi nove aggiornamenti, tu che sei di quelli della vera Italia del lavoro a rotoli, della sanità opzionale, delle scuole nel burrone… a te cosa dico adesso? Posso forse dirti che con una pinza, un cacciavite e ‘olio di gomito’ potremo cambiare i circuiti dei megaprocessori di Ginevra che ci controllano? Non posso, è impossibile. Dovrei fermarti una sera al ritorno dal tuo lavoro al Fini grill e condurti attraverso le settemila pagine dei manuali informatici necessari a capire e a combattere quella macchina infernale. Tu, stremato dai panini, dalla musica techno di plastica, e dalla sfiducia, mi manderesti a quel paese. E come te i milioni di altri. Eppure senza quello studio non si ferma neppure una lucina di un led in quel mostro di cavi e circuiti.

Hanno vinto loro, lo dico con immensa serietà. Quella intercapedine, quella idea… che incredibili bestie che sono stati. Li ammiro da un certo punto di vista, la perfezione del male suscita ammirazione per la sua immacolata forma senza errori.

Sarò ancora davanti a questo pc a scrivere altri aggiornamenti sul Più Grande Crimine, per due motivi: primo, perché l’ho visto e una volta visto non posso staccarmene. Secondo, perché devo lottare contro la depressione, e il Citalopram non lo prenderò mai più. Non funziona.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=206

1.02.2011

Commenti (304)

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    1. tres1219 3 febbraio 2011

      Tutto volevo intendere tranne questo! :)


      Intendevo cambiamenti pratici e non spirituali, da parte mia invece di capire i meccanismi dell'economia mi preme sovvenzionarla il meno possibile.

      Mi preme star a contatto con persone che non misurano il loro apporto (e di conseguenza il mio) agli altri aspettandosi un tornaconto calibrato in base alle misurazioni vigenti, ma si intendono per via delle necessità dei singoli.


      Scaccio come la peste carrieristi e stacanovisti e evito di star a contatto con persone che interagiscono solo nel cosiddetto "tempo libero", mi allontano dal concetto di divertimento/rincoglionimento nei festivi che dovrebbe allietare le dure ore di lavoro nei feriali e tendo verso una pratica che potrebbe assomigliare al contadino dell'800.


      Se lavoro (oramai molto poco), è per i beni primari e non cado nel tranello del consumismo sfrenato, invece di lavorare 2 mesi per una vacanza che dovrebbe farmi digerire i 2 mesi precedenti, evito la vacanza così non ho niente da dover digerire!


      Conoscendo più persone aumenterei anche il mio livello di inselvatichimento, andrei in montagna e farei ciao-ciao a tutti gli intellettualoidi che vivono districandosi in cose irreali che succhiano la vita.

    1. viks83 3 febbraio 2011

      Sottoscrivo ogni parola

    1. mikaela 3 febbraio 2011

      Quindi l'unico cambiamento possibile e' quello che deve avvenire dentro di noi, cioe' ama e rispetta il tuo prossimo come te stesso.

    1. AlbertoConti 3 febbraio 2011

      Pardon, Cornelia. Ma anche Caterina.

    1. AlbertoConti 3 febbraio 2011

      Cara Caterina, io non ho dieci anni di ricerche in materia alle spalle, ma un po' meno. Tuttavia credo di aver distillato Q.B. per poter afferrare il bandolo della matassa e quindi elaborare progetti percorribili di soluzioni, quali ad es. l'accenno che ho inserito l'altro giorno sul forum (sito di Giulietto Chiesa - Alternativa) intitolato "il controllo del denaro", nella sottovoce "denaro o baratto?". Cerco partner per sviluppare l'elaborazione in modo concreto e costruttivo. Se ci sei batti un colpo, grazie.

    1. Biribissi 3 febbraio 2011

      Infatti la cosa ridicola che fa Barnard è parlare come fosse un avanguardia rivoluzionaria, quando in realtà è come quel chimico che spiega come funziona la natura chiuso nel suo laboratorio, invece di osservarla e capirla per quello che è. Ecco non osserva, cataloga. Io personalmente non credo nell'educazionismo soltanto come non credo nella rivoluzione soltanto, è un percorso evolutivo che dovremmo intraprendere e non smettere mai di ricercare, di vagliare ogni nostra convinzione metterla sempre in discussione, farla vivere nel dialogo (caro Barnard), per riaffermarla poi nuova di zecca, più ricca ogni giorno su ogni argomento, idea, situazione, mantendo saldi soltanto i valori etici di rispetto e solidarietà su cui si dovrebbe fondare ogni società di uomini.
      Si può vivere così, tanti pezzetti di mondo nuovo che avanzano, ricordandoci che la meta non esiste che dentro le menti limitate.
      saluti.
      ps. ho letto con piacere i toui post precedenti.

    1. viks83 3 febbraio 2011

      Quella è la società che tu sognano penso, non so onestamente quanto sia fattibile con la materia prima che ci ritroviamo.Ovvero l'uomo con i suoi pregi e difetti. Comunque sono con te :)

    1. tres1219 3 febbraio 2011

      Vedo 2 filoni di approccio all'articolo e non parlo di 2 differenti pensieri o di 2 tifoserie ma proprio di 2 approcci completamente diversi alla discussione.


      Ovviamente uno dei 2 è errato e quindi la metà di quelli che hanno partecipato non hanno capito una cippa, poco mi importa stabilire quale è quello errato o quello giusto, faccio delle considerazione e poi ognuno lo stabilisca da se.


      Un'approccio è quello maniacale di sviscerare ogni piccolo singolo processo avendo come base sempre un approccio al vivere come lo si concepisce ora; aggregati, sempre a misurarci, sempre a puntualizzare, pensando che aggiustando questo o quello le cose miglioreranno, preoccupandosi di far funzionare un processo diversamente, credendo che la colpa sia di quel metodo o di quella persona ecc...

      La conclusione di questo tipo di approccio tende a stabilizzare il modo di vita odierno (semmai sia possibile), a limarlo e a farlo funzionare.


      Un altro approccio è quello del reset totale, avendo capito che non se ne esce per via di basi errate ci si dimentica tutto quel che è stato e si cambia totalmente ottica.


      I primi avendo dedicato una vita a capire certi meccanismi hanno perso di vista l'idea che certi meccanismi possono anche non esistere e guardano il reset come utopia.

      I secondi vedono l'utopia in uno stabilizzarsi delle condizioni attuali.


      La differenza, indipendentemente che il reset ci sarà o che ci saranno i livellamenti è che il primo (il reset) si può effettuare nella propria vita, per il secondo c'è bisogno dell'aiuto degli altri.


      Personalmente credo che gli "aggiustatori" non ci vedono bene, sono troppo occupati a concentrarsi sulle stupidaggini complicate e le accettano come indispensabili e onnipresenti, altrimenti le manderebbero a quel paese per trovare una via molto più semplice.

      Stanno a guardare il PIL e compagnia bella e non riescono a vedere da soli guardandosi intorno se le cose funzionano o meno, hanno bisogno sempre di numeri e di tabulati.


      Per me le cose vanno da schifo non perchè non funzionano i meccanismi che abbiamo creato ma proprio perchè li abbiamo creati, proprio perchè esistono, e starci dietro a capirli e aggiustarli a misura di uomo è una perdita di tempo in quanto una volta aggiustati perderanno il loro motivo di esistere e verranno rimpiazzati da altri; e giù di nuovo a studiare il nuovo meccanismo senza capirne l'approccio.

    1. viks83 3 febbraio 2011

      Quella è la società che tu sognano penso non so onestamente quanto sia fattibile con la materia prima che ci ritroviamo.Ovvero l'uomo con i suoi pregi e difetti. Comunque sono con te :)

      Il problema è che si pensa sempre troppo in grande non capendo che una società è formata da persone che sono quel che sono. E non sono granché francamente :) Si può immaginare la società più bella e perfetta del mondo ma se mancano i cittadini si fa poca strada. Ormai ho capito che un mondo diverso è possibile teoricamente ma il mondo nuovo si ha con l'uomo nuovo.

    1. ottavino 3 febbraio 2011

      Vade retro, Barnard.

    1. viks83 3 febbraio 2011

      Sì barnard è un sognatore come lo sono e lo devono essere tutti gli antagonisti. Chi opera una rivoluzione è sempre un grande sognatore...chi ha detto You may say I'm a dreamer but I'm not the only one I hope someday you'll join us and the world will be as one :) Secondo me Barnard non ha ragione su tutto come non l'ha nessuno di noi ma vedo in lui un parlar di rottura. Bisogna pensar nuovo cercando di staccarci da un modo di pensare liberal-capitalista che invade ogni nostro pensiero e ogni nostra azione. Barnard è una fonte discutibile come le sei tu. Io non ho idoli ma apprezzo comunque chi ci prova e non rimane nel gregge. Ben vengano i barnard e gli amensa basta siano autenticamente e culturalmente contrari all'attuale sistema.

    1. amensa 3 febbraio 2011

      combattere un nemico, presuppone innanzitutto il capirlo. e Barnard, con le sue confusioni, mi spiace a dirlo , ma non ha capito una mazza.... forse ha letto troppo, e teorie contrastanti, forse non ha osservato abbastanza la realtà in cui vive, ma da gran sognatore tra lui e la realtà c'è un abisso. che poi il suo sogno sia più che condivisibile, anzi , umanamente giustissimo, encomiabile, io non lo nego.... è solo la strada che ha scelto per realizzarlo che è discutibile. indicare dei nemici facili da identificare, che non richiedono più di tre parole per indicarli, potrebbe anche essere una buona cosa , se questi nemici esistessero. ma se sono dei fantasmi, delle cose inesistenti, non ti pare solo unaperdita di tempo ed energia ? non ti pare che sarebbe miglior opera approfondire un pelo di più e cercare di combattere dei nemici veri, sul loro terreno ? ecco cosa rimprovero a Barnard. di essere un sognatore troppo distante dalla realtà, tanto che come poi descrive lui stesso, non riesce ad essere ascoltato.
      a proposito delle monete locali, contro le quali non ho assolutamente remore ( a patto che non si organizzino truffe tipo schema ponzi) ho solo un gran timore.... chi le promuove, non avendo compreso a fondo i meccanismi monetari attuali, corre un grande rischio.... perchè nessuno ne parla, si informa, e cerca di prevenire ?

    1. amensa 3 febbraio 2011

      combattere un nemico, presuppone innanzitutto il capirlo.
      e Barnard, con le sue confusioni, mi spiace a dirlo , ma non ha capito una mazza.... forse ha letto troppo, e teorie contrastanti, forse non ha osservato abbastanza la realtà in cui vive, ma da gran sognatore tra lui e la realtà c'è un abisso.
      che poi il suo sogno sia più che condivisibile, anzi , umanamente giustissimo, encomiabile, io non lo nego.... è solo la strada che ha scelto per realizzarlo che è discutibile.
      indicare dei nemici facili da identificare, che non richiedono più di tre parole per indicarli, potrebbe anche essere una buona cosa , se questi nemici esistessero. ma se sono dei fantasmi, delle cose inesistenti, non ti pare solo unaperdita di tempo ed energia ? non ti pare che arebbe miglior opera approfondire un pelo di più e cercare di combattere dei nemici veri, sul loro terreno ?
      ecco cosa rimprovero a Barnard. di essere un sognatore troppo distante dalla realtà, tanto che come poi descrive lui stesso, non riesce ad essere ascoltato.

    1. amensa 3 febbraio 2011

      grazie per avermi citato, anche se non direttamente.
      forse non ti sei accorto, ch ela mia "scuola" di pensiero, non corrisponde a nessuna delle attuali in voga.
      si avvicina abbastanza all'austriaca, ma verso di essa ho parecchie differenze sostanziali.
      a differenza di Barnard, che cerca di predicare le sue verità basandosi su testi ormai dimostratisi obsoleti, di teorie che hanno miseramente fallito nel prevenire e anche ( lo vedremo a breve) curare questa crisi, io non predico, anzi rispondo alle domande.
      non ti sarai accorto di un 3d sul forum ch eha collezionato 900 e passa letture, 50 e ppassa interventi intitolato "domande a mensa andrea" in cui mi sono dato la pena di rispondere in modo semplice e comprensibile a chiunque, alle domande postemi. certo ch ein alcuni casi ho anche dovuto richiamare alcuni passi teorici, ma sempre appaiati a esperienze comuni, pratiche, del vivere di tutti i giorni.
      allora, ti pare che ci sia qualche differenza tra me e Barnard?
      riguardo a tutta la tua esibizione in lingua, ti rispondo solo che come il giappone è un paese particolare, e ti ho elencato queste particolarità, anche gli usa hanno un'altra particolarità ch egli consente, forse ancora per poco, di fare quanto Obama si propone. e questa è il fatto non ripatibile che il dollaro sia la moneta dell'intersacambio mondiale.
      ancora per poco,pare, in quanto soprattutto il BRIC è arcistufo della inflazione ch egli USA esportano agli altri paesi del mondo grazie a quel fatto. il ribellarsi al predominio del dollaro, pare obiettivo ad abbastanza breve scadenza appunto del BRIC.
      pertanto, se vuoi portare esempi, sceglili tra i paesi più "normali" quelli cioè ch epiù si avvicinano alle condizioni dell'Italia.

    1. amensa 3 febbraio 2011

      bel post.... e ci sta a pennello quell'ultima frase ch eè tutto il programma del vecchio Karl.
      ps. dovesse interessarti, nel forum ormai in 3°o 4° pagina, avevoiniziato un 3d intitolato "domande a mensa andrea" dove chiunque volesse chiarirsi concetti economici ha domandato e credo di aver risposto in modo comprensibile da chiunque.
      io seguo un altro metodo rispetto a Barnard, iocerco di dare risposte.

    1. amensa 3 febbraio 2011

      prima di dire fesserie informati.
      il giappone si trova in una condizione molto particolare per ben tre motivi: 1) metà del debito è coperto dalla loro IMPS che è statale 2) l'altra metà è in mano a risparmiatori giapponesi, e quindi non dipendono dall'estero per il finanziamento 3) nonostante la crisi è un paese esportatore il ch esignifica che produce più ricchezza reale di quella che importa.
      è grazie a queste tre "anomalie" che probabilmente non farà mai default, e non grazie alla sovranità monetaria.
      riguardo quest'ultima perchè non prendi come esempio l'inghilterra ? moneta nazionale, banca centrale di proprietà del tesoro, vogliamo vedere in quanto tempo andrà in default se le banche surrogate non mettono i conti in ordine ??
      perchè parli a sproposito di cose che non conosci ?

    1. Biribissi 3 febbraio 2011

      Vorrei provare a dire due cose, su questo argomento, lo scritto di Barnard è banale, se non che, pone un problema enorme, quello della comunicazione dei molteplici problemi che sono alla base della nostra attuale società, quello che penso a riguardo è che il modo di porre la discussione di Barnard è prima di tutti controproducente alla causa che credo voglia sostenere, snocciolare numeri, dati, parole confuse a qualcuno che non sta dialogando con te, ma che tu stai utilizzando per un tuo test!!!!! è un comportamento malato(da primo della classe), che non può che generare un rifiuto a qualsiasi sollecitazione. E' per me incredibile che una persona adulta e immagino con una certa esperienza si ponga rispetto ai suoi simili come a topi da laboratorio ai quali inculcare nozioni, spunzonare al ragionamento forzato.C'è bisogno di un grande desiderio di capire gli uomini per cercare di rapportarsi, c'è bisogno di accettare le diversità, c'è bisogno di mettersi in discussione, c'è bisogno di non pensare al fatto che noi non vedremo mai una società diversa (migliore) ma che possiamo cercare di mettere delle basi perchè questa un giorno veda la luce.
      E ora due domande Barnard che cosa vuole ed in che cosa crede??
      Vuole avere intorno delle persone che lo ammirino per avergli aperto gli occhi?vuole spiegare il capitalismo, le macchinazioni bancarie, le speculazioni,etc.. in dieci minuti al tipo dell'autogrill?questa è follia!se a Barnard interessava spiegare al ragazzo qualcosa doveva chiedere e dare risposte, sprecare del suo tempo, non il tempo del panino!!creare un rapporto di comprensione allo stesso livello da pari a pari.
      In che cosa crede Barnard, lui dice e spiega che cosa ci è successo e ci sta succedendo, bene, grazie e ora??devo ribellarmi vero potere ok dimmi che cosa devo fare, in parole semplici, non voli pindarici forbiti di parole anglofone, facile facile, qual'è la sua idea di società??
      Io la mia ce l'ho, è facile facile, niente economia niente stato niente potere niente galere, tutti uguali e liberi, una casa per tutti etc..“da ognuno secondo le proprie capacità, ad ognuno secondo i propri bisogni” come diceva qualcuno, facile facile.
      saluti.

    1. Nolisbona 3 febbraio 2011

      Rigrazia chi ha separato tesoro e Bakitalia, coloro che hanno internazionalizzato il debito e successivamente rinchiusi nella gabbia euro.
      Nel 98 le agenzie di rating declassavano come oggi il Giappone ai livelli dell'Ungheria, il Giappone non farà mai default sul debito sovrano e grazie allo loro debito hanno la minore disoccupazione e il più grande risparmio del mondo.
      chi vuole ridurre il debito o e' un idiota o un criminale.

    1. viks83 3 febbraio 2011

      Questo commento dimostra che non hai capito il punto. Il tuo orizzonte è sempre la crescita. Ragioni da capitalista. Siccome una ragione cresce di PIL allora stanno meglio.Questo è semplicemente falso. Crescere significa semplicemente ricreare le condizioni per una nuova crisi. Perché la crescita esponenziale all'infinito è insostenibile matematicamente. La tua è solo una illusione temporanea. Non esiste solo la crescita economica esiste la crescita DEI DIRITTI. Argomento ormai completamente dimenticato. Ed è qua che entra in gioco il ruolo di P barnard; per carità io non concordo su tutto ma è una persona che stimo perché ha il coraggio di immaginare un mondo basato su equilibri diversi. La maggior parte dei rivoluzionari da ipad in mano che ci sono oggi non sono altro che borghesotti wannabe che si ribellano non per un mondo diverso ma perché la loro aspirazione a esser consumatori non è soddisfatta come vorrebbero. Non possono mica permettersi abiti nuovi ogni settimana e ci stanno tanto male.Tornando al discorso principale il problema oggi è che per continuare ad alimentare il mostro della crescita si uccidono i pochi diritti UMANI conquistati in 200 anni. Quindi parlare in maniera astratta di America che corre di nuovo è come mettersi in delle rotaie di un trano e dire oh che bello guarda quel treno ultra moderno che mi sta venendo addosso.

    1. ottavino 3 febbraio 2011

      Lasciamo perdere Barnard (e i 1000 diversi nick con i quali si presenta in questo sito), il personaggio è quello che è. Anch'io ultimamente penso sempre al debito pubblico, e alla sua relazione con la "democrazia". Si può infatti ben osservare come nelle cosiddette democrazie accertare le responsabilità è difficile, contribuendo in tal modo a far si che la società diventi quello che è: un luogo di impuniti. La dimostrazione di questa tesi la si ottiene chiedendosi: e ora chi vado a ringraziare di questo debito pubblico?. Naturalmente sono spariti tutti.

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