CITALOPRAM

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Aggiornamento Il Più Grande Crimine 9


DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info


CI voleva una sosta alle tre del mattino in un Fini grill lungo un’autostrada
italiana. Nevica, ho fame, non c’è anima viva. Ed è qui, sotto al neon di
questo banale luogo, che capisco quello che finora non mi era arrivato, che
capisco quanto abbia vinto il Vero Potere, e quanto finita sia l’era
plurisecolare dei popoli protagonisti del loro destino. Spiacente, le notizie
sono pessime, ma quanto segue è fondamentale per un solo motivo: vivere e
morire sapendo cosa accade. Almeno quello.

Ci sono due dipendenti dietro al banco, lui non è di queste parti, lo si vede lontano un miglio, ma è italiano. Lei, sempre italiana, è una copia un po’ sottolivello di Julia Roberts, ma accidenti che somiglianza. Mangia una burrella mentre pulisce un forno, io ordino un panino alla cotoletta di pollo. La musica è orribile, una specie di techno plasticata made in China, eppure devo a quei suoni dementi l’innesco della mia conversazione coi due. “Ma non diventate scemi con sta colonna sonora?” Lui: “Gli tirerei una bomba”, e ride. “E spegnerla?” incalzo, mentre con lo stesso fiato gli ricordo che il panino me lo deve scaldare bene, giusto quanto basta a non mangiare un pane caldo e una cotoletta gelida. Lui “La musica, la mettono su in ufficio, e non abbiamo le chiavi… un’altra gentilezza per noi in sto bel lavoro”.

Flash back di 200 anni. In Europa furoreggiavano le idee di Thomas Robert Malthus, un economista che si occupò di teoria del valore del lavoro (prima di Marx). Pensava, questo gentleman, che la soluzione per i problemi dei lavoratori di allora, una massa di schiavi poco sopra l’animalità nella sussistenza, era di decimarli di fame, malattie, stenti vari, per compassione. Non scherzo. Egli aveva formulato una teoria (del tutto fantasiosa) secondo la quale la crescita della popolazione era geometrica, mentre quella dei beni alimentari era aritmetica, per cui non ci sarebbe mai stato da mangiare a sufficienza per garantire benessere a tutti. Allora che fare? Bè, disse Malthus, se la plebe viene accudita con sanità, igiene, abitazioni decenti e salari minimi essa figlierà di più, crescerà di numero a fronte di beni alimentari insufficienti e farà la fame ancor peggio. Per cui compassione vuole, declamò l’economista, che rimangano come stanno e si auto riducano decimandosi nella miseria e nella malattia, soffriranno di meno. Voilà. Non è uno sketch noir di Aldo Giovanni e Giacomo, non accadeva sotto Attila l’Unno. E’ tutto vero e lo possiamo datare solo due vite consecutive di due centenari fa, in piena Europa civilizzata, non in Mongolia sotto un re pazzoide. Ma quei lavoratori ce l’hanno fatta, cioè in quelle condizioni inimmaginabili e con un Potere incomparabilmente soverchiante che trovava plausibile simili idee, seppero ribaltare la propria storia, in un’epica di coraggio che nessuno scrittore potrà mai rendere su carta. Attenzione, oggi un operaio di Pomigliano che decidesse di imitare quegli eroi di 200 anni fa rischierebbe il licenziamento, un sacco di problemi economici pesanti, anche disperazione per la ricerca di un altro lavoro, chiuso nel suo appartamentino, forse con un aiuto dalla famiglia o forse no, la sera al bar depresso giustamente. Il suo omologo ai tempi di Malthus sapeva che il pegno per la ribellione al Potere era di essere pestato dai gendarmi fino a spaccargli femori, clavicole e cranio, e se sopravviveva crepava poi in una cella fetida, il corpo spariva in una fossa di calce viva, sua moglie e i suoi bambini rimanevano nei tuguri fra i maiali e i cani a morire di fame, lei non avrebbe superato i trent’anni fra tubercolosi e setticemie, i bimbi sarebbero o morti di freddo una notte, oppure dovevano essere venduti a una compagnia mineraria a lavorare. Fine della ribellione dell’operaio. Questo gli sarebbe toccato, a lui e ai suoi pari, cioè pene atroci lungo la breve strada delle perdita della loro vita che si trascinava dietro, sempre fra pene incalcolabili, quella di chiunque essi amassero di più. Ma non si fermarono. Ho scritto ciò affinché nessuno osi argomentare l’usuale cretinata secondo cui quegli uomini e quelle donne seppero agire contro il Potere perché “non avevano nulla da perdere”, ovvero la pietosa scappatoia retorica di chi non ha le palle per vedere che razza di patetici vigliacchi siamo diventati 200 anni dopo quegli esempi eccezionali. Patetici vigliacchi incapaci di pagare alcun prezzo per il cambiamento.

Il panino è rovente, colpa mia. Mi parte una curiosità. Di questi tempi in cui mi occupo del piano settantennale di deflazione degli stipendi voluto dal Vero Potere, cosa guadagna un tizio che lavora in un Fini grill? Glielo chiedo. Dapprima i due esitano presi in contropiede dalla domanda, e tergiversano con battute scontate. Allora li aggiro ai fianchi e riparto con le ore di lavoro: part time? Full time? Determinato o indeterminato? Salta fuori che lei è part, lui è full con 40 ore, entrambi determinato. “Insomma, dai, siete contenti per la paga?”. Li ho scaldati quanto basta e mi dicono no, secco. “Ma siete sopra o sotto i mille?” Lui mi guarda e io scruto la risposta negli occhi, forse mi dice una buona cifra, non ha la faccia di uno che becca mille miseri euro al mese: “Meno di mille, a conti fatti”. Rinculo. Eh? Lei: “Sai cosa vuol dire? Macché fare un mutuo, io non ce l’ho fatta neppure a farmi dare un cellulare a rate”. A lui in realtà danno qualche spicciolo più dei mille, ma il rimborso di benzina e autostrada è una miseria forfettaria, e così finisce che in tasca gli arrivano i due zeri e non i tre. Ok, penso, sono elementi perfetti, ora gli racconto tutto. Questo è un test importantissimo per me, e lo è perché sarà il cinquecentesimo che faccio di questo tipo, e vediamo se andrà come gli altri. Io, il comunicatore attivista, sono qui di fronte all’Italia, perché questa è l’Italia vera, e ora io sono il giornalista che sperimenta live come trasmettere il disvelamento del Potere a due sue vittime, ovvero come esso li ha aggirati, annichiliti e fottuti. Non c’è Facebook di mezzo, non ci sono i blogghettari di mezzo, non godo qui dell’esenzione stracomoda di chi affida le sue illuminate parole a un popolo fantasma di lettori che non avrà mai di fronte. Non sono al dibattito col pubblico dei sessanta cittadini – cioè il drappello dello 0,1% degli italiani di Repubblica, il Manifesto, Comedonchisciotte, David Icke e bla bla. Ok, questi sono l’Italia vera. Parto, anche se sto panino mi sta ustionando.

Prima cosa che gli dico è che mi occupo di economia, la seconda è che i loro guai vengono da lontano, che c’è un motivo preciso per cui sono a meno di mille al mese, che quella risicata paga non è affatto una necessità economica giustificata dalla crisi. Julia Roberts fa subito la donna media, e questo mi dispiace tantissimo. Cioè, con la faccia inconfondibile del ‘io di politica non capisco niente’ si stacca dalla conversazione e va a fare altro con in mano una scatola di Pocketcoffee da sistemare. Lui invece mi segue. Continuo, ora gli devo spiegare come accade che il circolo vizioso del wage deflation, produca investment deflation, che causa disoccupazione, che causa il fenomeno marxiano della reserve army of the unemployed, che scatena altra wage deflation, che porta a una competizione al ribasso dei salari e che porta dritto al loro stipendio, il tutto nel disegno neomercantile e neoagrario che il Vero Potere ha imposto agli Stati, senza parlare della folle parabola del asset price inflation che ha soffocato l’economia produttiva a favore del pension fund capitalism, con l’aggravante della perdita della sovranità monetaria, cioè il disastro dell’euro, coi suoi responsabili occulti sparsi fra Trilaterale e Bilderberg, cioè ancora il fatto che oggi lo Stato non può assolutamente più spendere a deficit per rimediare ai sopraccitati disastri creando net financial assets che aiuterebbero proprio quelli come lui, ecc. ecc. Ok. Tutto questo astruso costrutto è assolutamente necessario spiegare, al fine di dargli gli strumenti per capire chi e cosa veramente lo sta fottendo, perché se non conosce chi è il vero nemico del suo reddito e come si muove non potrà mai cambiare nulla.

So bene che non posso fare tutto ciò nel tempo di un panino già a metà, ma so che devo almeno iniziare a trasmettere il primo mattone, o forse il secondo, per aprirgli la prima consapevolezza da cui poi partire. Lo farò in parole veramente chiare, esempi chiarissimi che ho in mente da mesi, ok, ora lo faccio. Pronti, via.

Paolo Barnard, bla bla bla…. Lui “Eh, sì, l’Europa, sì, ma cosa fa lo Stato per me eh? Eh?”. P.B., no, guarda aspetta, lo Stato qui non c’entra più nulla, bla bla bla… Lui: “E Craxi? Eh? Quanto mi ha rubato a me Craxi? Perché tu dici del debito, ma l’ha fatto Craxi il debito pubblico, e se quei soldi li davano a noi per lavorare…” (questo è vittima di Travaglio, ecco i danni che fa quell’ignorante, nda). P. B., Craxi non c’entra, e Tangentopoli ha sottratto al massimo l’1% del PIL di allora, bla bla bla… Lui: “Ma senti un po’, tu sai cosa si prende lo Stato per il mio stipendio? Si prende altrettanto, cioè io prendo mille e lui si prende mille di tasse. Allora, se invece si prendesse 500 e il resto lo desse a me…” P.B., giusto, ma oggi abbiamo l’euro e le tasse non le possono più calare, sai perché? Perché Tremonti l’euro lo deve prendere in prestito dai privati bla bla bla… E lui di seguito con la storia di cosa spendono per le auto blu, per la Casta, e se torniamo alla lira poi c’è l’inflazione, e guarda l’America che ha moneta sovrana ma sta a pezzi, ma poi sono le banche che ci mangiano sopra… Io: sì, in parte è vero, però, no quello no, aspetta ti ho appena detto quella cosa lì, ripeto, capisco che ti hanno sempre detto così e cosà, ma bla bla bla… bla bla bla… e giù esempi, esempini, due più due, tre più tre, fino alla resa, perché lui mi sta seguendo sempre di meno, e non siamo neppure arrivati ad acquisire il primo concetto, che era che il governo oggi non c’entra più nulla col suo stipendio. Neppure questo è passato. Infatti il volenteroso uomo che ha accettato di ascoltarmi, sicuramente più che intellettivamente sveglio, mi sdogana con un bel “tanto era così con mio padre, ci rubavano in tasca, ed è così oggi con me, non cambia niente, va là…”. Gli dico: “Senti, ti va di leggere un paio di cose con calma per capire meglio?”. Ripete: “Non cambia niente, va là…”. Sipario.

Esco, nevica. E mi si apre il cielo, un cielo nero. Le altre 499 volte sono finite tutte così. Cioè sono finite con la persona che mi fa capire con assoluta chiarezza che l’ammontare delle cose da sapere per capire, dunque per agire sulla causa, è troppo, è troppo specialistico. Non ha tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. NON PUO’. Punto. E sono mesi che ricevo email da tutta l’Italia scritte da ragazzi o lavoratori che mi dicono sempre la medesima cosa: “Ci proviamo a spiegare, ma li perdiamo per la strada… ci sbadigliano in faccia… ci danno del matto… insultano Berlusconi”.

Sono in auto, mi chiamo Paolo Barnard, nel settembre del 1989 sognai che il mio mestiere poteva cambiare le cose, e che io sarei stato uno di quelli che lo avrebbe permesso, io, parte del drappello degli attivisti per Un Mondo Migliore. Quello che ho fatto in 22 anni, cioè la quantità di iniziative, non è neppure raccontabile, per il semplice motivo che me ne ricordo un terzo, sono troppe. A metà percorso compresi che il Potere non stava dove tutti credono che stia. Ok, avrei diretto i cittadini al posto giusto. Poco dopo compresi cosa il Potere aveva fatto ai cittadini contemporanei, li aveva tutti paralizzati, veri zombie ambulanti incapaci, primi nella storia dell’umanità, di agire per cambiare il loro tempo. Ok, avrei trovato l’antidoto. Stanotte, nel parcheggio di questo Fini grill sotto la neve bagnata, con il parabrezza che piange lacrime di acqua a rivoli grossi come un dito sullo sfondo di un cielo nero stellato solo dalle luci dei piloni, capisco cosa veramente ci ha battuti e perché io sono del tutto inutile: le cose da sapere per cambiare veramente la nostra storia sono troppe, troppo specialistiche, e la gente non ha il tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. Ma se non comprende, perderà sempre, non c’è via d’uscita da questo.

Capisco che dietro al piano nascosto del Vero Potere per annientare Stati, leggi e cittadini partecipativi, e che credevo fosse il muro contro cui finiva il suo cunicolo di intrighi, vi è un’altra idea. Cioè esiste in realtà un altro muro, che forma un’intercapedine nascosta entro la quale vive quell’idea, e non me n’ero reso conto. Ora la vedo, e mi stordisce talmente che non avvio neppure il motore dell’auto nonostante il gelo. Seguo solo le lacrime d’acqua sul parabrezza.

Mi torna alla mente la frase di Giuliano Amato, quando al Centro per la Riforma Europea di Londra, il 12 luglio del 2007, commentò il Trattato di Lisbona, che è quella Carta-Colpo di Stato che ha sottratto la democrazia a milioni di europei senza che nessuno ne sapesse nulla. Disse il ‘Dottor Sottile’: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “. Ecco, questa è l’idea custodita in quella intercapedine, il fondo del male. Significa che il Vero Potere ha lavorato per rendere impossibile alla quasi totalità degli esseri umani capire come fa ciò che fa, perché il Potere sa che se non lo capiamo non potremo mai agire per combatterlo. Ovvero: a noi arrivano le conseguenze strazianti del suo volere – l’erosione dei diritti, la massificazione della povertà, la sottrazione totale della nostra autodeterminazione sul lavoro, nella salute, sul nostro destino entro la breve vita che abbiamo – ma ci ha reso di fatto impossibile comprendere da dove ci arrivano quei mali facendoli scaturire da percorsi talmente intricati da essere sia inspiegabili che incomprensibili al 99% di noi. “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “, cioè non l’avrebbero compreso i politici, tanto meno i cittadini, e chiunque si fosse arrangiato per spiegarlo sarebbe stato accolto con incredulità, noia, irritazione, o come un folle, da parte di persone per le quali è tutto troppo specialistico e non possono farcela a comprendere. Punto. Come i due dipendenti del Fini grill che ho alle spalle ora.

Ma state capendo la portata di questo? Sapete cosa significa in pratica? Significa che anche se mai venisse quell’immaginario giorno in cui milioni di esseri umani – precedentemente intontiti come zombie che vagano nell’Esistenza Commerciale e nella Cultura della Visibilità massmediatica – si svegliassero e in numeri sempre maggiori tornassero a partecipare, a reclamare, a saper pagare i prezzi della rivoluzione… anche mai accadesse una tale immaginaria cosa, tutto sarebbe comunque vano, non scalfirebbe in modo significativo il Vero Potere, perché tutta quella massa umana attiva marcerebbe contro gli obiettivi sbagliati, non avendo mai potuto comprendere da quali intricati meandri proviene il loro male. In un esempio immediato: anche se l’uomo cui ho appena parlato al Fini grill si trasformasse magicamente in un attivista senza paura e decidesse domattina di scagliarsi anima e corpo a reclamare un salario decente, finirebbe a stremarsi contro l’insignificante governo, contro l’impotente Tremonti, o contro le fandonie sulle tasse, sul debito dello Stato, o magari per ottenere l’inutile bolla di sapone del federalismo fiscale. Passerebbe anni a dare la sua vita per nulla. Il Vero Potere, indisturbato, rimarrebbe saldo al comando.

Il Vero Potere ha colpito ogni aspetto della nostra vita, ma non lo ha fatto con una manovra semplice, diretta, visibile, tale cioè da poter essere capita da quasi tutti e combattuta. Lo ha fatto costruendo meccanismi immensamente complicati, scatole cinesi impossibili da seguire, piazzandoci davanti agli occhi responsabili fasulli come fossero fantasmi di borotalco, e nascondendo la vera origine dei mali dietro a labirinti che quasi nessuno fra i cittadini è in grado di percorrere – cioè di capire o di spiegare agli altri – per arrivare a colpire quella origine.

Il bracciante europeo contemporaneo di Malthus, o quelli della rivoluzione industriale ottocentesca, i nostri contadini dei latifondi meridionali che sono giunti fino all’incomparabile dipinto che ne ha fatto Ignazio Silone, tutti questi miserabili dei secoli scorsi, avevano di certo immensi svantaggi rispetto a noi, e li ho descritti prima. Ma un vantaggio avevano, ed era d’importanza capitale: l’origine dei loro mali era elementare da comprendere, era alla luce del sole e composta di strutture semplici, tanto esse erano arroganti e sicure della propria invincibilità. Per chi sputava i polmoni sotto ciminiere infernali e a tavola trovava una polenta scondita con attorno cinque faccine luride e affamate; per chi lavorava i campi con metodi cavernicoli e un giorno al mese doveva aspettare fuori dalla porta del padrone al freddo fino al momento in cui egli si degnava di aprirgli per strappare dalle sue mani ogni singolo profitto del suo lavoro; per l’uomo che doveva mordersi l’anima e prestare la moglie alle luride richieste del prete del villaggio perché se quel porco non lo certificava come buon cristiano i padroni non l’avrebbero mai assunto… per tutti questi era chiaro chi fosse il Vero Potere, come agiva e i percorsi per strappargli le rivendicazioni; chiaro come un buco al centro del sole. Bastava alzare lo sguardo, non ci si sbagliava. C’era un obiettivo – smettere di morire da schiavi; un nemico – il padrone, il latifondista, il prete; c’era un unico scontro frontale sulle ali delle idee della giustizia sociale, anch’esse semplici come il pane. Così poterono arrivare ai gangli del loro male, e cambiare la loro storia. Il Vero Potere ha imparato quella lezione. Eccome che l’ha imparata.

Se prima, per renderti schiavo e senza diritti, gli occorreva un titolo d’autorità, un capitale, i gendarmi, e poco altro, oggi per arrivare a sostanzialmente lo stesso risultato (in rapporto alla modernità ovviamente) si sono inventati percorsi che assomigliano al districarsi fra i 178.243 cavi del collisore di particelle di Ginevra. Ma con la diabolica abilità di farci apparire come fonte del male le stesse semplici strutture di una volta: il governo, i padroni, la polizia, e poco altro. E siamo all’epilogo.

Vorrei accendere il motore della mia auto, veramente vorrei non aver pensato. Fra un’ora sarò a casa, davanti al mio pc, io, uno del gruppo di quelli che voleva Un Mondo Migliore. E adesso? Tu che vivi l’alienazione di questo sistema, tu per cui ho scritto dall’agosto del 2010 Il Più Grande Crimine con questi nove aggiornamenti, tu che sei di quelli della vera Italia del lavoro a rotoli, della sanità opzionale, delle scuole nel burrone… a te cosa dico adesso? Posso forse dirti che con una pinza, un cacciavite e ‘olio di gomito’ potremo cambiare i circuiti dei megaprocessori di Ginevra che ci controllano? Non posso, è impossibile. Dovrei fermarti una sera al ritorno dal tuo lavoro al Fini grill e condurti attraverso le settemila pagine dei manuali informatici necessari a capire e a combattere quella macchina infernale. Tu, stremato dai panini, dalla musica techno di plastica, e dalla sfiducia, mi manderesti a quel paese. E come te i milioni di altri. Eppure senza quello studio non si ferma neppure una lucina di un led in quel mostro di cavi e circuiti.

Hanno vinto loro, lo dico con immensa serietà. Quella intercapedine, quella idea… che incredibili bestie che sono stati. Li ammiro da un certo punto di vista, la perfezione del male suscita ammirazione per la sua immacolata forma senza errori.

Sarò ancora davanti a questo pc a scrivere altri aggiornamenti sul Più Grande Crimine, per due motivi: primo, perché l’ho visto e una volta visto non posso staccarmene. Secondo, perché devo lottare contro la depressione, e il Citalopram non lo prenderò mai più. Non funziona.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=206

1.02.2011

Commenti (304)

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    1. Nolisbona 2 febbraio 2011

      E Barnard non lo sa? Solo che loro possono prendere a calci i maghi dell'attuale economia neoliberal e mettere gli scienziati della piena occupazione.Noi oltre alla gabbia ideologica abbiamo una gabbia fisica.
      I coglioni comandano e hanno creato le più grandi crisi della STORIA.

    1. amensa 2 febbraio 2011

      ahh.... ".....se tagli la spesa le cose peggiorano e di molto....." e fin'ora che l'hanno aumentata è proprio migliorata !!!
      ma i numeri , tu li sai leggere o li giochi solo al lotto ?

    1. Nolisbona 2 febbraio 2011

      Non è ancora capito che la sovranità monetaria è solo il primo passo, deve cambiare l'idea riguardo al deficit, ovvero dalle tue stupide credenze religiose (il debito ci porta tutti all'inferno e quindi dobbiamo tagliare la spesa) al DEBITO=strumento di piena occupazione e richezza.
      Ci fai o ci sei? E vuoi avere un dibattito con Barnard? ma dai, sei messo peggio di quei due dell'Autogrill.

    1. mikaela 2 febbraio 2011

      c'e' poco da capire
      l'impostazione della tua risposta fa' sorgere dei dubbi.

    1. Nolisbona 2 febbraio 2011

      Ovvio che non basta avere la sovranità monetaria insieme deve cambiare l'idea.
      Grazie ai tagli sono i recessione, ne parlano tutti i giornali inglesi.
      La loro è una scelta ideologica, la nostra dell'euro una scelta obbligata.
      Perchè fai finta di non capire?
      Anzi l'Inghilterra è l'ennesima dimostrazione che se tagli la spesa le cose peggiorano e di molto.

    1. amensa 2 febbraio 2011

      in compenso trovano ampio spazzio qui, i disinformatori.

    1. amensa 2 febbraio 2011

      dio ci scampi e liberi dai coglioni alla Mitchell.... se c'è un abestia subito a elogiarlo, vero ?

    1. amensa 2 febbraio 2011

      prima di dire idiozie, vatti a leggere il link che ti ho indicato tre post sotto.
      l'inghilterra ha la massima sovranità monetaria.

    1. amensa 2 febbraio 2011

      ai promotori della "sovranità monetaria" passo questo link estremamente interessante ricordando che l' inghilterra ha la massima sovranità monetaria avendo come moneta la sterlina emessa dalla banca d'inghilterra mentre la stessa banca è diproprietà del tesoro.
      chi vorrebbe copiare, prego si accomodi..... li c'è l'esempio operativo.

    1. rasna-zal 2 febbraio 2011

      ... Ma grazie "Siura" maestra, grazie mille per le sue parole gentili che ci accompagnano a "nanna", dove il mondo dei sogni ci attende con mille arcobaleni e casette di pan di zucchero...


      Saremo "felici", si! Felici della sua benedizione e della buonanotte...

      Oibò, ma io sono stato messo tra i discoli!

      Sono stato maleducato? E per cosa?

      Ti chiami Caterina e scrivi dal Canada. L'hai detto tu! Non vedo che maleducazione c'è a ricordarlo agli utenti. Non ho fatto illazioni o ipotesi su cosa ci fai lì o se ciò corrisponde a realtà: non mi interessa, prendo per buono ciò che dici di te, non ti conosco...

      Non ho dubitato della tua buonafede più di quanto non sia lecito farlo su chiunque scriva in un blog, nè piu di quanto lo abbia fatto tu nel tuo intervento qui di seguito riportato.

      Barnard lo conosco, come lo conoscono tutti, interviste, giornali, processi, video, tv, saggi; uno riesce a farsela un'idea di chi ha davanti, no?

      "Desidero ora spiegare perche’ io, che considero i blogs come mezzi per diffondere disinformazione vi abbia qui scritto, come altre poche volte, anche ieri. Se l’ho fatto e’ perche’ io, come voi, sento vivo il desiderio divenuto necessita’ di modificare il vivere in questa nostra societa’ e modificare la societa’ stessa nei suoi diversi ambiti, compreso quello economico. L’ho fatto per quello stesso pensiero che ha portato Paolo Barnard a scrivere il suo ultimo pezzo. L’ho fatto per la stima che ho nei suoi confronti unita al dispiacere per quella sua forma inopportuna di approcciarsi agli individui. Quando lessi la prima volta Paolo Barnard ne rimasi sorpresa per quel suo modo di scrivere. Non potei non riconoscere l’amore che vi era per la scrittura. Non potei non percepire come quella era ed e’ la sua vita, di come li vi metteva e vi mette tutta la sua forza. Allora mi duole vedere come lui intelligente, colto e capace, non accetti che se non viene compreso deve porsi a riflettere e cercare di aprirsi ad un cambiamento. Dovrebbe amarsi forse di piu’ per quello che e’ e per quello che puo’ dare. Dovrebbe parlare alle persone fungendo da semplificatore, usando linguaggi diversi per persone di verse. Senza umiliarli, senza denigrarli, senza indebolirli. Senza. Parlando a tutti come se fossero dei bambini, incoraggiandoli, facendogli vedere quello che non sanno vedere con passione ed amore. Aiutandoli a capire con esempi pratici, su cose quotidiane, fornendo indicazioni dirette su quello che devono e possono fare. E questo, qualunque siano le nostre idee per un cambiamento, e’ quello che dobbiamo fare anche noi.
      Diciamo allora grazie a Paolo Barnard. Grazie ai suoi scritti che sono fonte di scambi di pensieri e fonte di riflessioni non solo per i contenuti ma per la forma in cui gli stessi vanno espressi, per il modo in cui vanno presentati e per gli esempi pratici con cui devono essere diffusi.
      "

      Anche tu sembri conoscerlo, e allo stesso tempo, da così lontano, con così tanta avversità nei confronti dei blog dove "si fa disinformazione", dove commenti solo raramente, ma con tanto amore per tutti noi "riesci a trovare il tempo" per cercare di riscrivere un nuovo modo di vedere Barnard.

      Quindi dobbiamo anche ringraziarti perchè ci fai questo favore pur essendo contraria a questo tipo di divulgazione...

      Scusa, ma non è così? Io ho capito questo. Se non è così, ti sei posta male, non mi hai fatto capire,sono il fallimento della tua logica cominicativa.

      Saro limitato io... chissà?

      Io non metto in dubbio che tu sia un'anima sensibile: sono tutto caramellato a leggere i tuoi post.

      Il problema è che quando uno/una prende una posizione così particolare, passami il termine "re-interpretativa" come la tua, che ci dipingi un nuovo contorno alla figura di Barnard, ci stà che alcuni, me compreso, sono interessati a tracciare il contorno di chi lo fa.

      E, si. Perché le tue non sono opinioni, non le hai mai espresse in tali termini, le tue affermazioni hanno la pretesa di essere prese per oggettive, altrimenti non ti saresti eletta maestra della classe.

      No, cara Caterina io non sono un tuo alunno, nessuno di da l'autorità di ergerti sopra i bloggher e dispensare felicità e sogni d'oro a quelli che ti hanno seguito e fare il sermone a chi contesta i tuoi modi.

      Sarà pure che sei un'anima sensibile, sicuramente sei un arrogante, che vuole dire la sua e non tollera intromissioni, che non si limita ad esprimere un pensiero ma vuole inculcarlo agli altri e indirettamente delinea chi sono i buoni e chi i cattivi (chi ascoltare e chi no) su un solo determinato argomento, Barnard appunto.

      Sei Caterina e scrivi dal Canada, perchè così ti sei presentata, io ho aggiunto che sei una buonista, stucchevole, i tuoi discorsi lo dimostrano cercando di dipingere in un ottica tutta "peace&love" degli atteggiamenti che non rispettano nessuno nè Barnard che tanto vanti e altrettanto infanghi, ne gli utenti sui quali ti permetti di stilare "indirette" graduatorie e ai quali non riconosci un valore visto che ci hai dato a tutti dei Bloggher disinformati e/o disinformatori.

      Le mie opinioni su di te, sono dettate dalla stesa logica con la quale ti fregi di giudicare gli altri, i miei commenti possono essere al massimo ironici, la maleducazione è ben altro.

    1. reio 2 febbraio 2011

      invece di copiaincollare, fare una traduzione per il volgo?

    1. Nolisbona 2 febbraio 2011

      Secondo Amensa un discorso che non è affrontato dal grande pubblico è un discorso elitario...Certo i media non daranno mai voce a professori che smontano le bufale del debito pubblico, dell'iperinflazione e che denunciano i crimini dei terroristi del deficit.
      Non ci sarà Santoro ad intervistarli, non ci sarà nessun media a dar voce alla verità.

    1. Nolisbona 2 febbraio 2011

      L'iperinflazione non avviene stampando denaro..Bill Mitchell smonta punto su punto le storielle di Weimar e Zimbawe.

      Che sarà mai un pò di inflazione,sempre meglio della disoccupazione e della precarietà di oggi,ma non tirare fuori assurde bufale di iperiflazione.

    1. Xtil58 2 febbraio 2011

      Ottimo articolo , evidenzia in pieno l'attuale realtà . Personalmente sono ottimista, e credo che non valga la pena di scoraggiarsi, è vero fare capire a un persona di media cultura la complessità messa in atto dai veri padroni del vapore è compito veramente arduo. Nel passato come dici tu non occorreva di certo questo tipo di complessità, al padrone bastava impersonare se stesso per ottenere il dovuto effetto, oggi di fronte a una platea ben più ampia , ti ricordo che in un solo secolo siamo cresciuti di sei miliardi , e gran parte di noi occidentali abbiamo anche una certa scolarità , presentarsi con quel vestito e la faccia cattiva sarebbe un vero insulto, peraltro anche molto pericoloso per il "padrone".
      Allora si è dovuto ricorrere al teatro , e ammantare la cruda realtà con una scenografia sofisticata, tutto questo però funziona se le condizioni rimangono le attuali, altrimenti il palco con tutti gli attori finisce in pezzi.
      Per usare la tua metafora del manuale tecnico. serve se a qualcuno interessa la macchina che ha di fronte, altrimenti basta non accndere il macchinario e si volta pagina. Tempo fa mi è capitato di leggere un manuale di Shopenauer sull'arte di avere ragione , usando la dialettica., la conclusione però mi ha colpito particolarmente quando si affermava che questa arte potevi metterla in scena se e con qualcuno che la capiva altrimenti è totalmente inutile, il contadino incolto ti risponde brandendo il forcone.
      Penso che il tuo lavoro con le persone non sia inutile, ma al contrario serve , soltanto che i risultati non saranno immediati, quel signore che ti è stato a sentire al fini bar, forse non ti avrà compreso ma adesso ha dentro di sè un tarlo che comincerà a farlo dubitare di quello che sà su questa realtà, e se le condizioni diverranno favorevoli quel tarlo diventerà curiosità e via dicendo.
      Dico questo perchè mi è capitato con persone anche con poca istruzione , che abbiano intrapreso un cammino di conoscenza di questi argomenti, così come con persone plurilaureati che pensano di sapere ormai tutto , che mi guardano come fossi un marziano quando parlo per esempio del sistema monetario. In ogni caso anche loro quando non riescono più aleggere la realtà si ricordano dei mie argomenti.

      I peggiori sono i politici, per loro questi argomenti sono "fastidiosi" , e tu sai bene perchè . La comprensione della vera realtà fa capire loro di essere semplicemente degli strumenti nelle mani altrui. E poi per loro è meglio che non si sappia che non sono i depositari del potere , altrimenti se il cittadino lo intuisse per loro si aprirebbero le porte dell'inferno.
      Come vedi la questione è ingarbugliata perchè gli interessi in ballo sono molto grandi, ma la finalità è elementare, ed è sempre la stessa , avere il controllo delle masse , poter disporre a costi irrisori di milioni di persone usando semplicemente dei trucchi molto sofisticati ma pur sempre dei trucchi. Il gioco funzionerà fintanto che non verrà svelato il trucco.. Ed è questo il nostro compito. Ricordati che il giorno che verrai preso sul serio si aprirà per noi tutti un periodo difficile e pericoloso, perchè gli interessi che sono in ballo sono altissimi..e quindi non puoi aspettarti di avere la strada spianata.

      By By...

    1. Nolisbona 2 febbraio 2011

      Tu non stampi un bel nulla, non avviene nell'era della moneta moderna.
      La scienza economica della piena occupazione è un intento nobile di migliorare la vita di milioni di persone, non possiamo offrire nessun paradiso.
      Barnard denuncia un crimine ovvero che non esiste nessun debito da ripagare e che non c'è nessun bilancio da pareggiare se lo Stato emette la sua moneta.
      Il debito sovrano è uno strumento per creare piena occupazione e migliorare la vita di milioni di persone ma tu sei convinto dai libri di testo classici che lo Stato può solo distribuire la richezza e questo è scientificamente FALSO.
      Oggi la battaglia è contro l'Euro e l'idea criminale sul quale si fonda.

    1. amensa 2 febbraio 2011

      lo farei volentieri io, ma purtroppo ho molte altre cose da fare.
      holetto,ma come già ho scritto , non commento perchè detesto i discorsi elitari, quelli fatti cioè solo tra pochi intimi.

    1. amensa 2 febbraio 2011

      non generalizzare..... quando si chiede un confronto, non ci si nasconde proprio dietro a nulla.
      è non accettandolo che ci si rifugia dietro a un libro.

    1. amensa 2 febbraio 2011

      io ho la MIA scuola di pensiero, e sono pronto a metterla a confronto con qualsiasi altra.

    1. amensa 2 febbraio 2011

      A Paolo Barnard da parte mia che non so scrivere bene come te, ma , almeno su alcuni argomenti, penso di avere le idee ben più chiare.
      Schiavi.
      Un mondo pieno di schiavi, rassegnati alla loro schiavitù.
      Un mondo pieno di schiavi, attaccati alla loro schiavitù, col terrore che perdendola, perderebbero anche ….. cosa ? provate a parlare di abolire il concetto di proprietà ed i primi a ribellarsi sono quelli che, come diceva Marx, avrebbero solo da perdere le loro catene.
      Ma tranquilli …. Io non voglio abolire la proprietà, ma solo distribuirla un po’ più equamente.
      Io non riesco a concepire di vivere in un mondo dove mangia, dorme, e respira un individuo come Bill Gates, multimiliardario in dollari, e debba morire un bambino ogni minuto, di fame.
      Ma purtroppo è proprio per permettere ad alcuni di essere ricchi, occorre continuare a far morire di fame altri …. Tanti altri.
      La ricchezza è relativa. Non esiste la ricchezza senza la povertà. Basta immaginare un paese in cui tutti fossero milionari …. A chi interesserebbero più i soldi ? forse il più ricco sarebbe chi dispone di un campo di patate, o un albero da frutta. O è ancora capace di estrarre una radice quadrata a mano, con carta e matita.
      Ci siamo concentrati in aggregati urbani dove nessuno può più essere autosufficiente, ma tutti dobbiamo dipendere da qualcun altro per sopravvivere, e quindi siamo ricattabili.
      Ricattabili nell’ultimo bene che abbiamo, la vita. La nostra vita e quella dei nostri cari.
      Una persona che abbia la possibilità di nutrirsi autonomamente, è infinitamente più libero di noi, che viviamo costretti in spazi angusti, come polli in gabbia.
      Ed abbiamo bisogno di soldi per comperarci da mangiare, ed abbiamo bisogno di un lavoro per avere un po’ di quei soldi. E quindi negandoci il lavoro, negandoci la possibilità di reperire onestamente di che vivere, ci rendono schiavi. È un ricatto infame.
      Ma poi il lavoro lo offrono, a qualcuno, e molte mani si tendono per cercare di afferrarlo, ed allora si può spingere al ribasso l’offerta.
      E quando il contadino al quale il caporale paga le zucchine 0,1€/kg le vedrà al supermercato a 1,5€/kg, verrà voglia di darle piuttosto ai maiali, allora il caporale arriverà con le armi, e ucciderà il contadino e darà lui ai maiali, tanto perché serva di monito agli altri contadini. E lo stesso accadrà a chi produce la maglietta, la camicia, il paio di scarpe.
      È questa organizzazione sociale, che per portare la zucchina dal campo alla tavola ne decuplica il prezzo, che uccide il contadino. Sono tutti coloro che afferrano una parte di quel prezzo, che vivono sulle spalle del contadino, che vogliono tenere il contadino povero ed ignorante, per continuare ad appropriarsi del guadagno fatto sulla zucchina.
      Chi produce la zucchina, deve continuare a farlo, altrimenti cade la ragion d’essere di tutti gli altri.
      Ma dovrà anche restare povero ed ignorante, altrimenti potrebbe capire che a lui dovrebbero andare almeno i 6/10 del valore finale, e agli altri il resto.
      Ecco il senso di quelle briciole distribuite a tutti.
      Per rendere tutti gelosi di quel poco, per renderli incapaci di vedere quanto potrebbero invece reclamare, e se lo vedono, non abbiano la forza di pretendere il giusto.
      Queste sono le nostre catene che abbiamo paura di perdere.
      Ma che ci vengono nascoste.
      In compenso ci viene indicato un signoraggio che non esiste, la soluzione magica del risolvere il tutto stampando banconote. Evviva la sovranità monetaria per permetterci di perdere anche quel poco che abbiamo.
      Quando andremo al bar a prendere un caffè da 1.000.000.000.000€ allora forse capiremo di esser stati presi in giro.
      Quando parli di società e problemi sociali, caro Barnard, sembri persino una persona sensibile ed intelligente, un difensore degli umili e degli oppressi, ma quando parli di cose economiche sembri solo uno che si è bevuto il cervello.
      Smetti di leggere libri di gente che ha scritto tutto e il contrario di tutto, smetti di riferirti a persone che non hanno saputo capire cosa sarebbe accaduto il mese successivo.
      Sono solo cialtroni che non hanno ancora capito come funziona il mondo attuale.
      Il più grande crimine lo stai commettendo tu, avviando su una falsa strada coloro che vorrebbero anche capire, ma non hanno ancora trovato la via giusta.
      Smetti di indicare facili strade di fantasia. Il modo per uscire da questo pantano è quello di riappropriarsi della propria vita, economica e civile. E non è ne facile ne ovvio.
      Smetti di indicare falsi scopi, stai facendo un lavoro sporco, in quel modo. Stai confondendo le menti semplici, e creando false illusioni e false speranze.
      Non è così che si può aiutare i semplici ed i poveri.
      E come allora?
      Riprendendoci la capacità di sfiduciare i nostri rappresentanti alla prima mossa falsa.
      A casa e senza pensione, al primo voto dato contro di noi, popolo.
      E noi dovremo così reimparare a valutare, capire cosa fanno, per decidere se lo fanno a nostro vantaggio o a vantaggio di qualche altra entità distante e sconosciuta.
      Ci vuole un po’ di sforzo, è vero…. È faticoso sicuramente di più che seguire la partita di calcio, ma finchè non capiremo che NON ESISTONO delegati ONESTI, e se ci sono, sono onesti solo se si sentono CONTROLLATI, e a controllarli dobbiamo essere noi, continuamente, assiduamente, con la minaccia sempre presente di rispedirli a casa.
      Solo così potremo cominciare a venir fuori da questo pantano, riappropriandoci di quel potere che per troppo ci hanno illuso fosse nostro, concedendoci un voto ogni 5 anni.

    1. daveross 2 febbraio 2011

      Non avete le palle (tutti, o quasi) di portare avanti una discussione positiva sull'argomento scritto da Barnard. Con la scusa del monitor che vi copre la faccia siete capaci di offendervi di dirvi l'un l'altro 'non hai capito', 'dici solo palle', 'sei da deridere', etc... E non solo. Di nuovo, al posto di discutere il contenuto dell'articolo, vi dilettate ad inveire per e contro l'amata/odiata figura dell'uomo Barnard.



      Siete bravi a distruggere ed incapaci a costruire. Scommetto che se si organizzasse un incontro dal vivo di lettori di Barnard, si presenterebbero 2 o 3 persone. Quelle che davvero criticano il contenuto dei suoi scritti in modo positivo e negativo.



      E sarebbe questa 'l'elite intellettuale' dello 0.1% dei lettori di CdC, Rep, il fatt etc? Che tristezza.



      Ps: e ora non dite che anche io faccio invettive personali. A me chi è Barnard e chi siete voi importa poco. Mi importa che rovinate la discussione. Per onesta intellettuale, fate un forum privato e scannatevi lì. O siete debunker?

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