CITALOPRAM

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Aggiornamento Il Più Grande Crimine 9


DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info


CI voleva una sosta alle tre del mattino in un Fini grill lungo un’autostrada
italiana. Nevica, ho fame, non c’è anima viva. Ed è qui, sotto al neon di
questo banale luogo, che capisco quello che finora non mi era arrivato, che
capisco quanto abbia vinto il Vero Potere, e quanto finita sia l’era
plurisecolare dei popoli protagonisti del loro destino. Spiacente, le notizie
sono pessime, ma quanto segue è fondamentale per un solo motivo: vivere e
morire sapendo cosa accade. Almeno quello.

Ci sono due dipendenti dietro al banco, lui non è di queste parti, lo si vede lontano un miglio, ma è italiano. Lei, sempre italiana, è una copia un po’ sottolivello di Julia Roberts, ma accidenti che somiglianza. Mangia una burrella mentre pulisce un forno, io ordino un panino alla cotoletta di pollo. La musica è orribile, una specie di techno plasticata made in China, eppure devo a quei suoni dementi l’innesco della mia conversazione coi due. “Ma non diventate scemi con sta colonna sonora?” Lui: “Gli tirerei una bomba”, e ride. “E spegnerla?” incalzo, mentre con lo stesso fiato gli ricordo che il panino me lo deve scaldare bene, giusto quanto basta a non mangiare un pane caldo e una cotoletta gelida. Lui “La musica, la mettono su in ufficio, e non abbiamo le chiavi… un’altra gentilezza per noi in sto bel lavoro”.

Flash back di 200 anni. In Europa furoreggiavano le idee di Thomas Robert Malthus, un economista che si occupò di teoria del valore del lavoro (prima di Marx). Pensava, questo gentleman, che la soluzione per i problemi dei lavoratori di allora, una massa di schiavi poco sopra l’animalità nella sussistenza, era di decimarli di fame, malattie, stenti vari, per compassione. Non scherzo. Egli aveva formulato una teoria (del tutto fantasiosa) secondo la quale la crescita della popolazione era geometrica, mentre quella dei beni alimentari era aritmetica, per cui non ci sarebbe mai stato da mangiare a sufficienza per garantire benessere a tutti. Allora che fare? Bè, disse Malthus, se la plebe viene accudita con sanità, igiene, abitazioni decenti e salari minimi essa figlierà di più, crescerà di numero a fronte di beni alimentari insufficienti e farà la fame ancor peggio. Per cui compassione vuole, declamò l’economista, che rimangano come stanno e si auto riducano decimandosi nella miseria e nella malattia, soffriranno di meno. Voilà. Non è uno sketch noir di Aldo Giovanni e Giacomo, non accadeva sotto Attila l’Unno. E’ tutto vero e lo possiamo datare solo due vite consecutive di due centenari fa, in piena Europa civilizzata, non in Mongolia sotto un re pazzoide. Ma quei lavoratori ce l’hanno fatta, cioè in quelle condizioni inimmaginabili e con un Potere incomparabilmente soverchiante che trovava plausibile simili idee, seppero ribaltare la propria storia, in un’epica di coraggio che nessuno scrittore potrà mai rendere su carta. Attenzione, oggi un operaio di Pomigliano che decidesse di imitare quegli eroi di 200 anni fa rischierebbe il licenziamento, un sacco di problemi economici pesanti, anche disperazione per la ricerca di un altro lavoro, chiuso nel suo appartamentino, forse con un aiuto dalla famiglia o forse no, la sera al bar depresso giustamente. Il suo omologo ai tempi di Malthus sapeva che il pegno per la ribellione al Potere era di essere pestato dai gendarmi fino a spaccargli femori, clavicole e cranio, e se sopravviveva crepava poi in una cella fetida, il corpo spariva in una fossa di calce viva, sua moglie e i suoi bambini rimanevano nei tuguri fra i maiali e i cani a morire di fame, lei non avrebbe superato i trent’anni fra tubercolosi e setticemie, i bimbi sarebbero o morti di freddo una notte, oppure dovevano essere venduti a una compagnia mineraria a lavorare. Fine della ribellione dell’operaio. Questo gli sarebbe toccato, a lui e ai suoi pari, cioè pene atroci lungo la breve strada delle perdita della loro vita che si trascinava dietro, sempre fra pene incalcolabili, quella di chiunque essi amassero di più. Ma non si fermarono. Ho scritto ciò affinché nessuno osi argomentare l’usuale cretinata secondo cui quegli uomini e quelle donne seppero agire contro il Potere perché “non avevano nulla da perdere”, ovvero la pietosa scappatoia retorica di chi non ha le palle per vedere che razza di patetici vigliacchi siamo diventati 200 anni dopo quegli esempi eccezionali. Patetici vigliacchi incapaci di pagare alcun prezzo per il cambiamento.

Il panino è rovente, colpa mia. Mi parte una curiosità. Di questi tempi in cui mi occupo del piano settantennale di deflazione degli stipendi voluto dal Vero Potere, cosa guadagna un tizio che lavora in un Fini grill? Glielo chiedo. Dapprima i due esitano presi in contropiede dalla domanda, e tergiversano con battute scontate. Allora li aggiro ai fianchi e riparto con le ore di lavoro: part time? Full time? Determinato o indeterminato? Salta fuori che lei è part, lui è full con 40 ore, entrambi determinato. “Insomma, dai, siete contenti per la paga?”. Li ho scaldati quanto basta e mi dicono no, secco. “Ma siete sopra o sotto i mille?” Lui mi guarda e io scruto la risposta negli occhi, forse mi dice una buona cifra, non ha la faccia di uno che becca mille miseri euro al mese: “Meno di mille, a conti fatti”. Rinculo. Eh? Lei: “Sai cosa vuol dire? Macché fare un mutuo, io non ce l’ho fatta neppure a farmi dare un cellulare a rate”. A lui in realtà danno qualche spicciolo più dei mille, ma il rimborso di benzina e autostrada è una miseria forfettaria, e così finisce che in tasca gli arrivano i due zeri e non i tre. Ok, penso, sono elementi perfetti, ora gli racconto tutto. Questo è un test importantissimo per me, e lo è perché sarà il cinquecentesimo che faccio di questo tipo, e vediamo se andrà come gli altri. Io, il comunicatore attivista, sono qui di fronte all’Italia, perché questa è l’Italia vera, e ora io sono il giornalista che sperimenta live come trasmettere il disvelamento del Potere a due sue vittime, ovvero come esso li ha aggirati, annichiliti e fottuti. Non c’è Facebook di mezzo, non ci sono i blogghettari di mezzo, non godo qui dell’esenzione stracomoda di chi affida le sue illuminate parole a un popolo fantasma di lettori che non avrà mai di fronte. Non sono al dibattito col pubblico dei sessanta cittadini – cioè il drappello dello 0,1% degli italiani di Repubblica, il Manifesto, Comedonchisciotte, David Icke e bla bla. Ok, questi sono l’Italia vera. Parto, anche se sto panino mi sta ustionando.

Prima cosa che gli dico è che mi occupo di economia, la seconda è che i loro guai vengono da lontano, che c’è un motivo preciso per cui sono a meno di mille al mese, che quella risicata paga non è affatto una necessità economica giustificata dalla crisi. Julia Roberts fa subito la donna media, e questo mi dispiace tantissimo. Cioè, con la faccia inconfondibile del ‘io di politica non capisco niente’ si stacca dalla conversazione e va a fare altro con in mano una scatola di Pocketcoffee da sistemare. Lui invece mi segue. Continuo, ora gli devo spiegare come accade che il circolo vizioso del wage deflation, produca investment deflation, che causa disoccupazione, che causa il fenomeno marxiano della reserve army of the unemployed, che scatena altra wage deflation, che porta a una competizione al ribasso dei salari e che porta dritto al loro stipendio, il tutto nel disegno neomercantile e neoagrario che il Vero Potere ha imposto agli Stati, senza parlare della folle parabola del asset price inflation che ha soffocato l’economia produttiva a favore del pension fund capitalism, con l’aggravante della perdita della sovranità monetaria, cioè il disastro dell’euro, coi suoi responsabili occulti sparsi fra Trilaterale e Bilderberg, cioè ancora il fatto che oggi lo Stato non può assolutamente più spendere a deficit per rimediare ai sopraccitati disastri creando net financial assets che aiuterebbero proprio quelli come lui, ecc. ecc. Ok. Tutto questo astruso costrutto è assolutamente necessario spiegare, al fine di dargli gli strumenti per capire chi e cosa veramente lo sta fottendo, perché se non conosce chi è il vero nemico del suo reddito e come si muove non potrà mai cambiare nulla.

So bene che non posso fare tutto ciò nel tempo di un panino già a metà, ma so che devo almeno iniziare a trasmettere il primo mattone, o forse il secondo, per aprirgli la prima consapevolezza da cui poi partire. Lo farò in parole veramente chiare, esempi chiarissimi che ho in mente da mesi, ok, ora lo faccio. Pronti, via.

Paolo Barnard, bla bla bla…. Lui “Eh, sì, l’Europa, sì, ma cosa fa lo Stato per me eh? Eh?”. P.B., no, guarda aspetta, lo Stato qui non c’entra più nulla, bla bla bla… Lui: “E Craxi? Eh? Quanto mi ha rubato a me Craxi? Perché tu dici del debito, ma l’ha fatto Craxi il debito pubblico, e se quei soldi li davano a noi per lavorare…” (questo è vittima di Travaglio, ecco i danni che fa quell’ignorante, nda). P. B., Craxi non c’entra, e Tangentopoli ha sottratto al massimo l’1% del PIL di allora, bla bla bla… Lui: “Ma senti un po’, tu sai cosa si prende lo Stato per il mio stipendio? Si prende altrettanto, cioè io prendo mille e lui si prende mille di tasse. Allora, se invece si prendesse 500 e il resto lo desse a me…” P.B., giusto, ma oggi abbiamo l’euro e le tasse non le possono più calare, sai perché? Perché Tremonti l’euro lo deve prendere in prestito dai privati bla bla bla… E lui di seguito con la storia di cosa spendono per le auto blu, per la Casta, e se torniamo alla lira poi c’è l’inflazione, e guarda l’America che ha moneta sovrana ma sta a pezzi, ma poi sono le banche che ci mangiano sopra… Io: sì, in parte è vero, però, no quello no, aspetta ti ho appena detto quella cosa lì, ripeto, capisco che ti hanno sempre detto così e cosà, ma bla bla bla… bla bla bla… e giù esempi, esempini, due più due, tre più tre, fino alla resa, perché lui mi sta seguendo sempre di meno, e non siamo neppure arrivati ad acquisire il primo concetto, che era che il governo oggi non c’entra più nulla col suo stipendio. Neppure questo è passato. Infatti il volenteroso uomo che ha accettato di ascoltarmi, sicuramente più che intellettivamente sveglio, mi sdogana con un bel “tanto era così con mio padre, ci rubavano in tasca, ed è così oggi con me, non cambia niente, va là…”. Gli dico: “Senti, ti va di leggere un paio di cose con calma per capire meglio?”. Ripete: “Non cambia niente, va là…”. Sipario.

Esco, nevica. E mi si apre il cielo, un cielo nero. Le altre 499 volte sono finite tutte così. Cioè sono finite con la persona che mi fa capire con assoluta chiarezza che l’ammontare delle cose da sapere per capire, dunque per agire sulla causa, è troppo, è troppo specialistico. Non ha tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. NON PUO’. Punto. E sono mesi che ricevo email da tutta l’Italia scritte da ragazzi o lavoratori che mi dicono sempre la medesima cosa: “Ci proviamo a spiegare, ma li perdiamo per la strada… ci sbadigliano in faccia… ci danno del matto… insultano Berlusconi”.

Sono in auto, mi chiamo Paolo Barnard, nel settembre del 1989 sognai che il mio mestiere poteva cambiare le cose, e che io sarei stato uno di quelli che lo avrebbe permesso, io, parte del drappello degli attivisti per Un Mondo Migliore. Quello che ho fatto in 22 anni, cioè la quantità di iniziative, non è neppure raccontabile, per il semplice motivo che me ne ricordo un terzo, sono troppe. A metà percorso compresi che il Potere non stava dove tutti credono che stia. Ok, avrei diretto i cittadini al posto giusto. Poco dopo compresi cosa il Potere aveva fatto ai cittadini contemporanei, li aveva tutti paralizzati, veri zombie ambulanti incapaci, primi nella storia dell’umanità, di agire per cambiare il loro tempo. Ok, avrei trovato l’antidoto. Stanotte, nel parcheggio di questo Fini grill sotto la neve bagnata, con il parabrezza che piange lacrime di acqua a rivoli grossi come un dito sullo sfondo di un cielo nero stellato solo dalle luci dei piloni, capisco cosa veramente ci ha battuti e perché io sono del tutto inutile: le cose da sapere per cambiare veramente la nostra storia sono troppe, troppo specialistiche, e la gente non ha il tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. Ma se non comprende, perderà sempre, non c’è via d’uscita da questo.

Capisco che dietro al piano nascosto del Vero Potere per annientare Stati, leggi e cittadini partecipativi, e che credevo fosse il muro contro cui finiva il suo cunicolo di intrighi, vi è un’altra idea. Cioè esiste in realtà un altro muro, che forma un’intercapedine nascosta entro la quale vive quell’idea, e non me n’ero reso conto. Ora la vedo, e mi stordisce talmente che non avvio neppure il motore dell’auto nonostante il gelo. Seguo solo le lacrime d’acqua sul parabrezza.

Mi torna alla mente la frase di Giuliano Amato, quando al Centro per la Riforma Europea di Londra, il 12 luglio del 2007, commentò il Trattato di Lisbona, che è quella Carta-Colpo di Stato che ha sottratto la democrazia a milioni di europei senza che nessuno ne sapesse nulla. Disse il ‘Dottor Sottile’: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “. Ecco, questa è l’idea custodita in quella intercapedine, il fondo del male. Significa che il Vero Potere ha lavorato per rendere impossibile alla quasi totalità degli esseri umani capire come fa ciò che fa, perché il Potere sa che se non lo capiamo non potremo mai agire per combatterlo. Ovvero: a noi arrivano le conseguenze strazianti del suo volere – l’erosione dei diritti, la massificazione della povertà, la sottrazione totale della nostra autodeterminazione sul lavoro, nella salute, sul nostro destino entro la breve vita che abbiamo – ma ci ha reso di fatto impossibile comprendere da dove ci arrivano quei mali facendoli scaturire da percorsi talmente intricati da essere sia inspiegabili che incomprensibili al 99% di noi. “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “, cioè non l’avrebbero compreso i politici, tanto meno i cittadini, e chiunque si fosse arrangiato per spiegarlo sarebbe stato accolto con incredulità, noia, irritazione, o come un folle, da parte di persone per le quali è tutto troppo specialistico e non possono farcela a comprendere. Punto. Come i due dipendenti del Fini grill che ho alle spalle ora.

Ma state capendo la portata di questo? Sapete cosa significa in pratica? Significa che anche se mai venisse quell’immaginario giorno in cui milioni di esseri umani – precedentemente intontiti come zombie che vagano nell’Esistenza Commerciale e nella Cultura della Visibilità massmediatica – si svegliassero e in numeri sempre maggiori tornassero a partecipare, a reclamare, a saper pagare i prezzi della rivoluzione… anche mai accadesse una tale immaginaria cosa, tutto sarebbe comunque vano, non scalfirebbe in modo significativo il Vero Potere, perché tutta quella massa umana attiva marcerebbe contro gli obiettivi sbagliati, non avendo mai potuto comprendere da quali intricati meandri proviene il loro male. In un esempio immediato: anche se l’uomo cui ho appena parlato al Fini grill si trasformasse magicamente in un attivista senza paura e decidesse domattina di scagliarsi anima e corpo a reclamare un salario decente, finirebbe a stremarsi contro l’insignificante governo, contro l’impotente Tremonti, o contro le fandonie sulle tasse, sul debito dello Stato, o magari per ottenere l’inutile bolla di sapone del federalismo fiscale. Passerebbe anni a dare la sua vita per nulla. Il Vero Potere, indisturbato, rimarrebbe saldo al comando.

Il Vero Potere ha colpito ogni aspetto della nostra vita, ma non lo ha fatto con una manovra semplice, diretta, visibile, tale cioè da poter essere capita da quasi tutti e combattuta. Lo ha fatto costruendo meccanismi immensamente complicati, scatole cinesi impossibili da seguire, piazzandoci davanti agli occhi responsabili fasulli come fossero fantasmi di borotalco, e nascondendo la vera origine dei mali dietro a labirinti che quasi nessuno fra i cittadini è in grado di percorrere – cioè di capire o di spiegare agli altri – per arrivare a colpire quella origine.

Il bracciante europeo contemporaneo di Malthus, o quelli della rivoluzione industriale ottocentesca, i nostri contadini dei latifondi meridionali che sono giunti fino all’incomparabile dipinto che ne ha fatto Ignazio Silone, tutti questi miserabili dei secoli scorsi, avevano di certo immensi svantaggi rispetto a noi, e li ho descritti prima. Ma un vantaggio avevano, ed era d’importanza capitale: l’origine dei loro mali era elementare da comprendere, era alla luce del sole e composta di strutture semplici, tanto esse erano arroganti e sicure della propria invincibilità. Per chi sputava i polmoni sotto ciminiere infernali e a tavola trovava una polenta scondita con attorno cinque faccine luride e affamate; per chi lavorava i campi con metodi cavernicoli e un giorno al mese doveva aspettare fuori dalla porta del padrone al freddo fino al momento in cui egli si degnava di aprirgli per strappare dalle sue mani ogni singolo profitto del suo lavoro; per l’uomo che doveva mordersi l’anima e prestare la moglie alle luride richieste del prete del villaggio perché se quel porco non lo certificava come buon cristiano i padroni non l’avrebbero mai assunto… per tutti questi era chiaro chi fosse il Vero Potere, come agiva e i percorsi per strappargli le rivendicazioni; chiaro come un buco al centro del sole. Bastava alzare lo sguardo, non ci si sbagliava. C’era un obiettivo – smettere di morire da schiavi; un nemico – il padrone, il latifondista, il prete; c’era un unico scontro frontale sulle ali delle idee della giustizia sociale, anch’esse semplici come il pane. Così poterono arrivare ai gangli del loro male, e cambiare la loro storia. Il Vero Potere ha imparato quella lezione. Eccome che l’ha imparata.

Se prima, per renderti schiavo e senza diritti, gli occorreva un titolo d’autorità, un capitale, i gendarmi, e poco altro, oggi per arrivare a sostanzialmente lo stesso risultato (in rapporto alla modernità ovviamente) si sono inventati percorsi che assomigliano al districarsi fra i 178.243 cavi del collisore di particelle di Ginevra. Ma con la diabolica abilità di farci apparire come fonte del male le stesse semplici strutture di una volta: il governo, i padroni, la polizia, e poco altro. E siamo all’epilogo.

Vorrei accendere il motore della mia auto, veramente vorrei non aver pensato. Fra un’ora sarò a casa, davanti al mio pc, io, uno del gruppo di quelli che voleva Un Mondo Migliore. E adesso? Tu che vivi l’alienazione di questo sistema, tu per cui ho scritto dall’agosto del 2010 Il Più Grande Crimine con questi nove aggiornamenti, tu che sei di quelli della vera Italia del lavoro a rotoli, della sanità opzionale, delle scuole nel burrone… a te cosa dico adesso? Posso forse dirti che con una pinza, un cacciavite e ‘olio di gomito’ potremo cambiare i circuiti dei megaprocessori di Ginevra che ci controllano? Non posso, è impossibile. Dovrei fermarti una sera al ritorno dal tuo lavoro al Fini grill e condurti attraverso le settemila pagine dei manuali informatici necessari a capire e a combattere quella macchina infernale. Tu, stremato dai panini, dalla musica techno di plastica, e dalla sfiducia, mi manderesti a quel paese. E come te i milioni di altri. Eppure senza quello studio non si ferma neppure una lucina di un led in quel mostro di cavi e circuiti.

Hanno vinto loro, lo dico con immensa serietà. Quella intercapedine, quella idea… che incredibili bestie che sono stati. Li ammiro da un certo punto di vista, la perfezione del male suscita ammirazione per la sua immacolata forma senza errori.

Sarò ancora davanti a questo pc a scrivere altri aggiornamenti sul Più Grande Crimine, per due motivi: primo, perché l’ho visto e una volta visto non posso staccarmene. Secondo, perché devo lottare contro la depressione, e il Citalopram non lo prenderò mai più. Non funziona.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=206

1.02.2011

Commenti (304)

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    1. rasna-zal 2 febbraio 2011

      Tutto cio che dici è condivisibile, ma la pianificazione di un sistema così complesso a chi la vogliamo imputare?

      Qui non si tratta di raccontare balle, se la democrazia è un sistema che tu chiami "invenzione", dici la verità, tranne poi omettere il meccanismo evidente che si cela dietro.
      Non se lo è inventato Barnard, lui ha fatto un lavoro di ricerca. Basta digitare la parola neoliberismo su un motore per trovare mille argomenti trattati da economisti che ti fanno giungere alle stesse conclusioni.
      E poi guarda, consentimelo... mi vieni a parlare di pifferai magici che rubano caramelle ai bambini...
      Tu che per trovare chi si oppone a Barnard fai "comunella" con S. CaterinaZanivan che si manifesta a noi da "niente po' po' di meno che" dal Canada e ci inonda della sua proverbiale saggezza new age, buonista, stucchevole, solo per intervenire a buttare palate di merda sugli articoli di Barnard?
      Concedimelo ma, fatto salvo il beneficio del dubbio, non è lecito porsi le opportune domande sulle dinamiche che stanno dietro i post di ognuno di noi?
      Allora se permetti, ognuno è libero di credere a cio che gli pare, io fintanto che non sarà dimostrato che Barnard sia un mentecatto, continuerò a credere nelle cose che dice, per i validi motivi che ho messo nel mio intervento.
      Sai benissimo che non discuto i tuoi argomenti, perchè conosci il fatto tuo e da ciò ne ho beneficiato anche io, ma le tue conclusioni e le tue motivazioni sono opinabili anche più delle mie.
      Ti saluto.

    1. Nolisbona 2 febbraio 2011

      Non ho il tempo di tradurre perfettamente e se uso google dice di non capire.

    1. Nolisbona 2 febbraio 2011

      Non è farina del mio sacco, riporto quello che dice l'altra scuola di pensiero che non è sui libri di testo classici.
      Tu credi nell'altra scuola di pensiero ma non puoi dire a Barnard che scrive sciochezze, lui si affida alla scienza della piena occupazione.

    1. amensa 2 febbraio 2011

      I already saw you, that I prefere to answer in Italian, just because every body can read.

    1. lunicoelasuaproprieta 2 febbraio 2011

      Ogni parola o frase che scrivi è intrisa di emozioni, forti e solide come la roccia. Una sensibilità tale che non può non essere sottolineata. E' bello vedere come l'approccio socratico alla vita derivi da mille esperienze e congetture del pensiero e non rimanga un semplice verso di qualche libro invecchiato e ingiallito.

    1. amensa 2 febbraio 2011

      sino a prova contraria, qui siamo in italia, e dato che non voglio esprimermi solo per pochi "iniziati" traduci, poi ti risponderò.
      forsenon lo hai ancora capito, ma i "circoli elitari" io li detesto.
      preferisco la luce del sole, e soprattutto non nascondermi, nemmeno dietro una lingua.

    1. Rossa_primavera 2 febbraio 2011

      Nei parassiti non nei meridionali,l'equazione non e' sempre automatica.

    1. Rossa_primavera 2 febbraio 2011

      Il tuo plauso mi inorgoglisce visto che sei l'autore del piu' bel post mai
      letto su questo sito,quello in risposta alle dichiarazioni di di pietro(volutamente minuscolo)sull'unita' d'italia.

    1. Nolisbona 2 febbraio 2011

      X Amensa e leggi anche sopra.
      People become very confused about the concept of national saving. They assume That saving is spending less than not you earn and then apply to budget surpluses and That concludes the surpluses add to national saving. They assume that saving is spending less than you earn and then apply that budget surpluses and concluded that the surpluses add to national saving. But this view is erroneous. But this view is incorrect. A sovereign government does not save. A sovereign government can not save. What sense does it make to say That the government is saving in the currency it issues That? What sense does it say that the government is saving money in that issue? Households save to INCREASE Their capacity to spend in the future. Families save to increase their ability to spend in the future. How can this apply to the issuer of the currency who can spend it at Any Time Chooses? How does this apply to the issuer of the currency that you can spend any time he chooses?

      As a matter of national accounting, government budget deficit adds to net financial assets (not adding to government savings) available to the private sector and a budget surplus has the opposite effect. As a matter of national accounts, a budget deficit of the government adds net financial assets (savings by adding to the general public) available to the private sector and a budget surplus has the opposite effect. The last point Requires Further explanation as it is that is crucial to understanding the basis of modern macroeconomics money. The last point requires further explanation as it is essential to understand the basis of modern macroeconomics money.

      While Typically obfuscated in standard textbook treatments, at the heart of national income is an accounting identity - the government deficit (surplus) equals the non-government surplus (deficit). While usually blurred in the standard textbook treatments, the center of national income accounting is an identity - the deficit (surplus) is equal to the excess non-governmental (deficit). The only entity That Can Provide the non-government sector with net financial assets (net savings denominated in the currency of issue) and thereby Simultaneously Accommodate Any net desire to save (financial assets) and Unemployment Thus eliminated is the currency monopoly - the government. The only institution that can provide non-government sector with net financial assets (net savings in the currency of issue) and thereby simultaneously satisfy any desire to save debt (financial assets) and then delete the unemployment is the monopoly money - the government .

      It does this by net spending - That is, running deficits. To this end, the net expenditure - that is, deficits. Additionally, and Contrary to mainstream rhetoric, yet ironically, Necessarily consistent with national income accounting, the Systematic pursuit of government budget surpluses is dollar-for-dollar declines as manifested in non-government savings. Furthermore, contrary to the rhetoric of the mainstream, but ironically, necessarily consistent with national income accounting, the systematic search of budget surpluses the government's dollar-for-dollar decrease in savings is manifested as non-governmental organizations.

    1. Nolisbona 2 febbraio 2011

      Amensa invece di scrivere le solite fantasticherie, rispondi ai commenti scientifici in Inglese.

    1. caterinazanivan 2 febbraio 2011

      Grazie a tutti voi per le vostre considerazione su quanto da me scritto ieri.

      Ognuna delle vostre parole mi e’ servita ad aprire qualche parentesi tra i miei pensieri.

      Siete tutti cosi’ unici e diversi, dovete essere felici di questo. Si, felici. Ed in ogni istante dovete davvero sentirvi persone degne di rispetto e considerazione. Perche’ tutti voi che vi ritrovate in questo non luogo, tutti noi, viviamo con la stessa consapevolezza di un nostro malessere sociale, ormai storico, che vorremmo non ci accompagnasse negli anni a venire.

      Una cosa vorrei dire a tutti voi. Vorrei davvero riuscire a comunicarla con la piu’ grande apertura cosi’ come vi penso a leggerala con la stessa apertuta.

      Desidero ora spiegare perche’ io, che considero i blogs come mezzi per diffondere disinformazione vi abbia qui scritto, come altre poche volte, anche ieri.
      Se l’ho fatto e’ perche’ io, come voi, sento vivo il desiderio divenuto necessita’ di modificare il vivere in questa nostra societa’ e modificare la societa’ stessa nei suoi diversi ambiti, compreso quello economico. L’ho fatto per quello stesso pensiero che ha portato Paolo Barnard a scrivere il suo ultimo pezzo. L’ho fatto per la stima che ho nei suoi confronti unita al dispiacere per quella sua forma inopportuna di approcciarsi agli individui.
      Quando lessi la prima volta Paolo Barnard ne rimasi sorpresa per quel suo modo di scrivere. Non potei non riconoscere l’amore che vi era per la scrittura. Non potei non percepire come quella era ed e’ la sua vita, di come li vi metteva e vi mette tutta la sua forza.
      Allora mi duole vedere come lui intelligente, colto e capace, non accetti che se non viene compreso deve porsi a riflettere e cercare di aprirsi ad un cambiamento.
      Dovrebbe amarsi forse di piu’ per quello che e’ e per quello che puo’ dare.
      Dovrebbe parlare alle persone fungendo da semplificatore, usando linguaggi diversi per persone di verse. Senza umiliarli, senza denigrarli, senza indebolirli. Senza.
      Parlando a tutti come se fossero dei bambini, incoraggiandoli, facendogli vedere quello che non sanno vedere con passione ed amore. Aiutandoli a capire con esempi pratici, su cose quotidiane, fornendo indicazioni dirette su quello che devono e possono fare. E questo, qualunque siano le nostre idee per un cambiamento, e’ quello che dobbiamo fare anche noi.

      Diciamo allora grazie a Paolo Barnard. Grazie ai suoi scritti che sono fonte di scambi di pensieri e fonte di riflessioni non solo per i contenuti ma per la forma in cui gli stessi vanno espressi, per il modo in cui vanno presentati e per gli esempi pratici con cui devono essere diffusi.

      Buona notte, Caterina

      A chi invece non avesse compreso il mio modo cooperativo di esprimermi appena usato, risposndo cosi’:

      Nolisbona -Constato come tu ti sia posto ad ambasciatore di Barnard per la materia economica e ti dico che
      - Si. Ho letto tutto quello che potevo leggere di Barnard articoli e libri (200? non so). Solo per questo, perche’ cosciente di cio’ di cui sto parlando sono a farlo.
      - No. Anche se ha scritto 200 articoli e nessuno ha compreso non puo’ essere nemmeno stufo. Perche’ gia' al terzo doveva capire di dover modificare qualche cosa.

      Mikaela -Penso che Barnard nel suo scriverti sia stato un po’ troppo sintetico e non vi siate compresi. A nessuno che ami scrivere piace essere copia-incollato. E Barnard ama scrivere. Allora ti dico non e’ vero che non sai scrivere. Puoi farlo, con poche parole semplici, magari. Puoi farlo cosi’ come ti viene. Fallo. Devi farlo. Fallo ispirandoti a Barnard, prendendo esempio dal suo dire. Ma scrivi tu, con le tue parole. Come puoi copia-incollare, gli sei controproducente, nemmeno vedi questo.

      Cornelia -Con quelle come te, quando si vantano di aver letto tonnellate di libri, una volta mi sarei divertita parecchio. Perche’ siete solo da deridere. Non avete nemmeno idea di che cosa sia la conoscenza, se vi sentite qualcuno solo per aver letto un po'. Chiunque inizi solo un cammino verso la vera conoscenza e il vero studio diventa piu’ umile ad ogni suo passo, piu’ cosciente della sua piccolezza in mezzo a quell’universo da scoprire da cui e’ circondato. Devi certo ricominciare dalla prima pagina, qualunque essa sia.

      Rasna-zal -A te che mi chiami “Caterina dal Canada” (la mancanza di educazione mi infastidisce) dico di non parlare di quello che non sai. Non sai nulla di cio’ che faccio ne di come lo faccio quindi su questo non hai che da tacere. La semplicita’ e’ un’arte. Aggiungo che io non ho mai lamentato a Barnard di non avere un confronto. Mai. Se tu dici che Branard sa farsi capire molto bene dalla gente comune e lui lamenta che la gente non lo comprende, forse sei tu che non sai leggere lui. E’ solo logica. “Poteva fare la star in prima serata....perche’ deve ascoltare i discorsi dei signor nessuno....” Se tu ti consideri un signor nessuno spero che gli altri si considerino dei signori o delle signore.
      Ed io, che sono una signora, ti ripeto che non sai nulla di me. Ma anch’io come molte anime sensibili, cosi’ come tu descrivi Barnard, ho rinunciato ad avere i riflettori addosso e l’ho fatto parecchie volte.

    1. amensa 1 febbraio 2011

      @ fusillo
      io invece non sono così entusiasta, sai ? perchè uno scontro a questo livello rende solo alla redazione del blog, in quanto, dimostrando quanti accessi ci sono, può vendere a miglior prezzo gli spazi pubblicitari.
      no.... non sono contento, perchè qui non si discute, si fanno soltanto proclami, si sparano sentenze senza prove, si cerca di imporre le verità rivelate ma si rifiuta il confronto che potrebbe, unico mezzo "civile" mostrare cosa sia vero e cosa falso.
      il contradditorio è l'unico mezzo per far emergere la verità, e qui non lo si pratica.

    1. amensa 1 febbraio 2011

      @ operaiomantici io penso invece, che prima di tutto, occorrerebbe capire "COSA E' IL DENARO" perchè se non si è capito di cosa si sta parlando, tutto il resto è solo fumo.

    1. amensa 1 febbraio 2011

      @ rasna-zal
      anche spiegare che 2+2= 4 può essere "troppo specialistico" se per spiegarlo ricorri a limiti portati all'infinito di un numero infinito di infinitesimi.
      scendi dal pero, mio caro. quando vuoi effettivamente spiegare qualcosa, devi usare un linguaggio comprensibile all'interlocutore, altrimenti cerchi soltanto una cosa: essere ammirato per le tue alte conoscenze e confondere quelle poche idee che ancora aleggiano nella mente del povero cristo che hai davanti.
      chi si comporta così è soltanto un gran bastardo.
      per proseguire nel merito della tua analisi, visto che ne azzardi una, ti dico semplicemente che sei fuori strada, almeno per cosa mi riguarda.
      la "casta politica" è solo la personificazione di un sistema.
      riuscire a far credere a milioni di persone che una delega concessa una volta ogni 5 anni a persone che siano poi libere di esercitare il potere senza più alcun controllo, sia democrazia, è stata miglior invenzione di chi, detenendo il potere lo conserverà all'infinito.
      appellarsi poi al termine di "democrazia" come al "potere del popolo" è stata quindi soltanto più una semplice banalità.
      chi è riuscito a inculcare questa cognizione, a farla ritenere vera, a metterla in pratica e continuare ad asserirla nonostante il fallimento evidente di quanto afferma, è poi una perla di abilità, che se fossi più cinico ammirerei, ma visto che invece sono onesto la denuncio.
      e a tutti coloro che non vogliono capire questa semplice cosa, perchè preferiscono colpevolizzare tutt'altro a destra e a manca, colpevolizzare i fantasmi, le cose che non esistono, ma che riempiono bene la bocca con la certezza, quella si, di non potere mai cambiare ciò che non esiste, anche a costoro, senza mezzi termini, li chiamo grandi bastardi, pifferai magici, persone che sarebbe molto meglio che sparissero semplicemente in una nuvola di fumo. perchè se c'è qualcosa di abominevole, per me, è veder rubare le caramelle ai bambini.
      spero di essermi chiarito , una volta per tutte.

    1. gramscixxi 1 febbraio 2011

      Paolo Barnard si sbaglia, le cause dei nostri mali non sono poi così difficili da capire.
      Lei ad esempio le ha giustamente individuate nei meridionali.


      Buona fortuna.

    1. amensa 1 febbraio 2011

      @ rasna-zal
      io l'unica cosa che ho visto da parte di Barnard sono tante belle seghe mentali pubblicate in home.
      tu dici che io aizzo ? no caro semplicemente affermo, e cercando il confronto mi assumo l'onere di dimostrare, che c'è troppa gente che spara cazzate.
      questi sono peggio degli ignoranti, sono persone che confondono il prossimo, per avere un seguito, per essere adorati come i dispensatori delle sante verità. e raccontano palle. ed io voglio riaffermare la verità.
      dici che è solo con me che non accetta il confronto ? mostrami con chi ha accettato un confronto allora.
      con me non lo accetta perchè semplicemente ha capito che lo smerderei una volta per tutte, e allora preferisce continuare a pontificare... ha imparato bene da berlusconi..... accettare i confronti, i contradditori, implica esser sicuri di quanto si afferma, e non solo per aver letto qualche libro, ma per averlo interiorizzato, e soprattutto averlo verificato con la realtà.

    1. amensa 1 febbraio 2011

      @ mikaela
      ancora una volta dimostri di non capire una sega, mia cara. io non uso nick io mi firmo perchè mi chiamo andrea mensa e qui, il punto che normalmente metto tra l'iniziale del nome e il cognome, non lo accetta. è chiaro ?

    1. amensa 1 febbraio 2011

      @ mikaela
      io faccio parte delle persone che ragionano, e non dei pecoroni che credono.
      io credo a ciò che vedo, credo a ciò che deduco dopo aver visto.
      semplicemente non mi faccio rincoglionire da chi predica bene e razzola male.
      la miseria del mondo è creata e mantenuta da chi offre dei sogni in cambio di potere, da chi racconta cosa false, non verificabili e non verificate, per confondere, sviare e far sentire stupidi.
      visto che anche tu dimostri semplicemente di non aver capito una beata sega, poni delle domande, e ti dimostrerò che ciò che è vero può essere compreso anche dagli idioti.

    1. alecale 1 febbraio 2011

      i miei genitori abitano a varese...... il canton ticino E' svizzera a tutti gli effetti , primo , solo che parlano anche l'italiano secondo , questo non fa il canton ticino Italia, devi passare la dogana .
      se abiti in italia puoi andare a lavorare in svizzera solo se abiti a circa non tanti chilometri dal confine.
      quello che costa di meno in svizzera sono le sigarette , l'alcool , il cioccolato e un po la benzina , tutta roba che fa bene alla salute tutto sommato.

      se solo si va nei supermercati a varese si vedono una sfilza di macchine svizzere a fare la spesa in italia. vala' vala'

    1. vic 1 febbraio 2011

      Io la vedo cosi': quando un paese e' governato in modo decente, in piu' si astiene da guerre pur essendo ben armato, insomma ha un curriculum di stabilita', allora attira in particolare le banche. Le quali poi si appropiano dell'immagine positva del paese e la vendono ai loro clienti come se fosse la loro, come se fossero loro ad averlo costruito nei secoli quel paese.

      In realta' queste banche multinazionali sono le prime a scappare nel caso le cose si mettessero male.

      Ancora peggio, non hanno remore di alcun tipo se devono mettere in ginocchio il paese per salvare se stesse; il caso UBS e' emblematico, UBS non ha solo speculato in modo irresponsabile, contrario alla sua propria tradizone bancaria, ma ha commesso delle violazioni perseguibili penalmente negli USA. Perche' e' successo? Perche' s'e' rimpinzata di manager americani, con mentalita' americana.

      Con una faccia tosta incredibile UBS ha tenuto in ostaggio il paese per salvarsi dalle grinfie dei giudici americani.

      Il sistema dell'esercito di milizia non ha solo aspetti positivi. Il lato problematico e' costituito dal fatto che gli alti ufficiali tendono ad essere contemporaneamente alti dirigenti aziendali. Anche se questo aspetto tende a sfumare, in passato rappresentava un miscuglio fra interessi dello stato e del privato. Quanti accordi commerciali sono nati solo perche' i dirigenti si sono incontrati durante il servizio militare, che fino a poco fa' era obbligatorio fino a 50 anni.

      Il commento qui sotto, del tipo "facile governare un paese piccolo" e' sensato. Studi sui paesi meglio governati al mondo mostrano che sono i paesi tendenzialmente piccoli ad essere governati meglio. A volte hanno anche meno di 1 milione di abitanti. Fa riflettere la cosa, vero? L'altro lato della medaglia e' pero' che un paese troppo piccolo diventa troppo facilmente ostaggio delle multinazionali che vi si stabiliscono con la loro sede principale.

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