CITALOPRAM

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Aggiornamento Il Più Grande Crimine 9


DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info


CI voleva una sosta alle tre del mattino in un Fini grill lungo un’autostrada
italiana. Nevica, ho fame, non c’è anima viva. Ed è qui, sotto al neon di
questo banale luogo, che capisco quello che finora non mi era arrivato, che
capisco quanto abbia vinto il Vero Potere, e quanto finita sia l’era
plurisecolare dei popoli protagonisti del loro destino. Spiacente, le notizie
sono pessime, ma quanto segue è fondamentale per un solo motivo: vivere e
morire sapendo cosa accade. Almeno quello.

Ci sono due dipendenti dietro al banco, lui non è di queste parti, lo si vede lontano un miglio, ma è italiano. Lei, sempre italiana, è una copia un po’ sottolivello di Julia Roberts, ma accidenti che somiglianza. Mangia una burrella mentre pulisce un forno, io ordino un panino alla cotoletta di pollo. La musica è orribile, una specie di techno plasticata made in China, eppure devo a quei suoni dementi l’innesco della mia conversazione coi due. “Ma non diventate scemi con sta colonna sonora?” Lui: “Gli tirerei una bomba”, e ride. “E spegnerla?” incalzo, mentre con lo stesso fiato gli ricordo che il panino me lo deve scaldare bene, giusto quanto basta a non mangiare un pane caldo e una cotoletta gelida. Lui “La musica, la mettono su in ufficio, e non abbiamo le chiavi… un’altra gentilezza per noi in sto bel lavoro”.

Flash back di 200 anni. In Europa furoreggiavano le idee di Thomas Robert Malthus, un economista che si occupò di teoria del valore del lavoro (prima di Marx). Pensava, questo gentleman, che la soluzione per i problemi dei lavoratori di allora, una massa di schiavi poco sopra l’animalità nella sussistenza, era di decimarli di fame, malattie, stenti vari, per compassione. Non scherzo. Egli aveva formulato una teoria (del tutto fantasiosa) secondo la quale la crescita della popolazione era geometrica, mentre quella dei beni alimentari era aritmetica, per cui non ci sarebbe mai stato da mangiare a sufficienza per garantire benessere a tutti. Allora che fare? Bè, disse Malthus, se la plebe viene accudita con sanità, igiene, abitazioni decenti e salari minimi essa figlierà di più, crescerà di numero a fronte di beni alimentari insufficienti e farà la fame ancor peggio. Per cui compassione vuole, declamò l’economista, che rimangano come stanno e si auto riducano decimandosi nella miseria e nella malattia, soffriranno di meno. Voilà. Non è uno sketch noir di Aldo Giovanni e Giacomo, non accadeva sotto Attila l’Unno. E’ tutto vero e lo possiamo datare solo due vite consecutive di due centenari fa, in piena Europa civilizzata, non in Mongolia sotto un re pazzoide. Ma quei lavoratori ce l’hanno fatta, cioè in quelle condizioni inimmaginabili e con un Potere incomparabilmente soverchiante che trovava plausibile simili idee, seppero ribaltare la propria storia, in un’epica di coraggio che nessuno scrittore potrà mai rendere su carta. Attenzione, oggi un operaio di Pomigliano che decidesse di imitare quegli eroi di 200 anni fa rischierebbe il licenziamento, un sacco di problemi economici pesanti, anche disperazione per la ricerca di un altro lavoro, chiuso nel suo appartamentino, forse con un aiuto dalla famiglia o forse no, la sera al bar depresso giustamente. Il suo omologo ai tempi di Malthus sapeva che il pegno per la ribellione al Potere era di essere pestato dai gendarmi fino a spaccargli femori, clavicole e cranio, e se sopravviveva crepava poi in una cella fetida, il corpo spariva in una fossa di calce viva, sua moglie e i suoi bambini rimanevano nei tuguri fra i maiali e i cani a morire di fame, lei non avrebbe superato i trent’anni fra tubercolosi e setticemie, i bimbi sarebbero o morti di freddo una notte, oppure dovevano essere venduti a una compagnia mineraria a lavorare. Fine della ribellione dell’operaio. Questo gli sarebbe toccato, a lui e ai suoi pari, cioè pene atroci lungo la breve strada delle perdita della loro vita che si trascinava dietro, sempre fra pene incalcolabili, quella di chiunque essi amassero di più. Ma non si fermarono. Ho scritto ciò affinché nessuno osi argomentare l’usuale cretinata secondo cui quegli uomini e quelle donne seppero agire contro il Potere perché “non avevano nulla da perdere”, ovvero la pietosa scappatoia retorica di chi non ha le palle per vedere che razza di patetici vigliacchi siamo diventati 200 anni dopo quegli esempi eccezionali. Patetici vigliacchi incapaci di pagare alcun prezzo per il cambiamento.

Il panino è rovente, colpa mia. Mi parte una curiosità. Di questi tempi in cui mi occupo del piano settantennale di deflazione degli stipendi voluto dal Vero Potere, cosa guadagna un tizio che lavora in un Fini grill? Glielo chiedo. Dapprima i due esitano presi in contropiede dalla domanda, e tergiversano con battute scontate. Allora li aggiro ai fianchi e riparto con le ore di lavoro: part time? Full time? Determinato o indeterminato? Salta fuori che lei è part, lui è full con 40 ore, entrambi determinato. “Insomma, dai, siete contenti per la paga?”. Li ho scaldati quanto basta e mi dicono no, secco. “Ma siete sopra o sotto i mille?” Lui mi guarda e io scruto la risposta negli occhi, forse mi dice una buona cifra, non ha la faccia di uno che becca mille miseri euro al mese: “Meno di mille, a conti fatti”. Rinculo. Eh? Lei: “Sai cosa vuol dire? Macché fare un mutuo, io non ce l’ho fatta neppure a farmi dare un cellulare a rate”. A lui in realtà danno qualche spicciolo più dei mille, ma il rimborso di benzina e autostrada è una miseria forfettaria, e così finisce che in tasca gli arrivano i due zeri e non i tre. Ok, penso, sono elementi perfetti, ora gli racconto tutto. Questo è un test importantissimo per me, e lo è perché sarà il cinquecentesimo che faccio di questo tipo, e vediamo se andrà come gli altri. Io, il comunicatore attivista, sono qui di fronte all’Italia, perché questa è l’Italia vera, e ora io sono il giornalista che sperimenta live come trasmettere il disvelamento del Potere a due sue vittime, ovvero come esso li ha aggirati, annichiliti e fottuti. Non c’è Facebook di mezzo, non ci sono i blogghettari di mezzo, non godo qui dell’esenzione stracomoda di chi affida le sue illuminate parole a un popolo fantasma di lettori che non avrà mai di fronte. Non sono al dibattito col pubblico dei sessanta cittadini – cioè il drappello dello 0,1% degli italiani di Repubblica, il Manifesto, Comedonchisciotte, David Icke e bla bla. Ok, questi sono l’Italia vera. Parto, anche se sto panino mi sta ustionando.

Prima cosa che gli dico è che mi occupo di economia, la seconda è che i loro guai vengono da lontano, che c’è un motivo preciso per cui sono a meno di mille al mese, che quella risicata paga non è affatto una necessità economica giustificata dalla crisi. Julia Roberts fa subito la donna media, e questo mi dispiace tantissimo. Cioè, con la faccia inconfondibile del ‘io di politica non capisco niente’ si stacca dalla conversazione e va a fare altro con in mano una scatola di Pocketcoffee da sistemare. Lui invece mi segue. Continuo, ora gli devo spiegare come accade che il circolo vizioso del wage deflation, produca investment deflation, che causa disoccupazione, che causa il fenomeno marxiano della reserve army of the unemployed, che scatena altra wage deflation, che porta a una competizione al ribasso dei salari e che porta dritto al loro stipendio, il tutto nel disegno neomercantile e neoagrario che il Vero Potere ha imposto agli Stati, senza parlare della folle parabola del asset price inflation che ha soffocato l’economia produttiva a favore del pension fund capitalism, con l’aggravante della perdita della sovranità monetaria, cioè il disastro dell’euro, coi suoi responsabili occulti sparsi fra Trilaterale e Bilderberg, cioè ancora il fatto che oggi lo Stato non può assolutamente più spendere a deficit per rimediare ai sopraccitati disastri creando net financial assets che aiuterebbero proprio quelli come lui, ecc. ecc. Ok. Tutto questo astruso costrutto è assolutamente necessario spiegare, al fine di dargli gli strumenti per capire chi e cosa veramente lo sta fottendo, perché se non conosce chi è il vero nemico del suo reddito e come si muove non potrà mai cambiare nulla.

So bene che non posso fare tutto ciò nel tempo di un panino già a metà, ma so che devo almeno iniziare a trasmettere il primo mattone, o forse il secondo, per aprirgli la prima consapevolezza da cui poi partire. Lo farò in parole veramente chiare, esempi chiarissimi che ho in mente da mesi, ok, ora lo faccio. Pronti, via.

Paolo Barnard, bla bla bla…. Lui “Eh, sì, l’Europa, sì, ma cosa fa lo Stato per me eh? Eh?”. P.B., no, guarda aspetta, lo Stato qui non c’entra più nulla, bla bla bla… Lui: “E Craxi? Eh? Quanto mi ha rubato a me Craxi? Perché tu dici del debito, ma l’ha fatto Craxi il debito pubblico, e se quei soldi li davano a noi per lavorare…” (questo è vittima di Travaglio, ecco i danni che fa quell’ignorante, nda). P. B., Craxi non c’entra, e Tangentopoli ha sottratto al massimo l’1% del PIL di allora, bla bla bla… Lui: “Ma senti un po’, tu sai cosa si prende lo Stato per il mio stipendio? Si prende altrettanto, cioè io prendo mille e lui si prende mille di tasse. Allora, se invece si prendesse 500 e il resto lo desse a me…” P.B., giusto, ma oggi abbiamo l’euro e le tasse non le possono più calare, sai perché? Perché Tremonti l’euro lo deve prendere in prestito dai privati bla bla bla… E lui di seguito con la storia di cosa spendono per le auto blu, per la Casta, e se torniamo alla lira poi c’è l’inflazione, e guarda l’America che ha moneta sovrana ma sta a pezzi, ma poi sono le banche che ci mangiano sopra… Io: sì, in parte è vero, però, no quello no, aspetta ti ho appena detto quella cosa lì, ripeto, capisco che ti hanno sempre detto così e cosà, ma bla bla bla… bla bla bla… e giù esempi, esempini, due più due, tre più tre, fino alla resa, perché lui mi sta seguendo sempre di meno, e non siamo neppure arrivati ad acquisire il primo concetto, che era che il governo oggi non c’entra più nulla col suo stipendio. Neppure questo è passato. Infatti il volenteroso uomo che ha accettato di ascoltarmi, sicuramente più che intellettivamente sveglio, mi sdogana con un bel “tanto era così con mio padre, ci rubavano in tasca, ed è così oggi con me, non cambia niente, va là…”. Gli dico: “Senti, ti va di leggere un paio di cose con calma per capire meglio?”. Ripete: “Non cambia niente, va là…”. Sipario.

Esco, nevica. E mi si apre il cielo, un cielo nero. Le altre 499 volte sono finite tutte così. Cioè sono finite con la persona che mi fa capire con assoluta chiarezza che l’ammontare delle cose da sapere per capire, dunque per agire sulla causa, è troppo, è troppo specialistico. Non ha tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. NON PUO’. Punto. E sono mesi che ricevo email da tutta l’Italia scritte da ragazzi o lavoratori che mi dicono sempre la medesima cosa: “Ci proviamo a spiegare, ma li perdiamo per la strada… ci sbadigliano in faccia… ci danno del matto… insultano Berlusconi”.

Sono in auto, mi chiamo Paolo Barnard, nel settembre del 1989 sognai che il mio mestiere poteva cambiare le cose, e che io sarei stato uno di quelli che lo avrebbe permesso, io, parte del drappello degli attivisti per Un Mondo Migliore. Quello che ho fatto in 22 anni, cioè la quantità di iniziative, non è neppure raccontabile, per il semplice motivo che me ne ricordo un terzo, sono troppe. A metà percorso compresi che il Potere non stava dove tutti credono che stia. Ok, avrei diretto i cittadini al posto giusto. Poco dopo compresi cosa il Potere aveva fatto ai cittadini contemporanei, li aveva tutti paralizzati, veri zombie ambulanti incapaci, primi nella storia dell’umanità, di agire per cambiare il loro tempo. Ok, avrei trovato l’antidoto. Stanotte, nel parcheggio di questo Fini grill sotto la neve bagnata, con il parabrezza che piange lacrime di acqua a rivoli grossi come un dito sullo sfondo di un cielo nero stellato solo dalle luci dei piloni, capisco cosa veramente ci ha battuti e perché io sono del tutto inutile: le cose da sapere per cambiare veramente la nostra storia sono troppe, troppo specialistiche, e la gente non ha il tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. Ma se non comprende, perderà sempre, non c’è via d’uscita da questo.

Capisco che dietro al piano nascosto del Vero Potere per annientare Stati, leggi e cittadini partecipativi, e che credevo fosse il muro contro cui finiva il suo cunicolo di intrighi, vi è un’altra idea. Cioè esiste in realtà un altro muro, che forma un’intercapedine nascosta entro la quale vive quell’idea, e non me n’ero reso conto. Ora la vedo, e mi stordisce talmente che non avvio neppure il motore dell’auto nonostante il gelo. Seguo solo le lacrime d’acqua sul parabrezza.

Mi torna alla mente la frase di Giuliano Amato, quando al Centro per la Riforma Europea di Londra, il 12 luglio del 2007, commentò il Trattato di Lisbona, che è quella Carta-Colpo di Stato che ha sottratto la democrazia a milioni di europei senza che nessuno ne sapesse nulla. Disse il ‘Dottor Sottile’: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “. Ecco, questa è l’idea custodita in quella intercapedine, il fondo del male. Significa che il Vero Potere ha lavorato per rendere impossibile alla quasi totalità degli esseri umani capire come fa ciò che fa, perché il Potere sa che se non lo capiamo non potremo mai agire per combatterlo. Ovvero: a noi arrivano le conseguenze strazianti del suo volere – l’erosione dei diritti, la massificazione della povertà, la sottrazione totale della nostra autodeterminazione sul lavoro, nella salute, sul nostro destino entro la breve vita che abbiamo – ma ci ha reso di fatto impossibile comprendere da dove ci arrivano quei mali facendoli scaturire da percorsi talmente intricati da essere sia inspiegabili che incomprensibili al 99% di noi. “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “, cioè non l’avrebbero compreso i politici, tanto meno i cittadini, e chiunque si fosse arrangiato per spiegarlo sarebbe stato accolto con incredulità, noia, irritazione, o come un folle, da parte di persone per le quali è tutto troppo specialistico e non possono farcela a comprendere. Punto. Come i due dipendenti del Fini grill che ho alle spalle ora.

Ma state capendo la portata di questo? Sapete cosa significa in pratica? Significa che anche se mai venisse quell’immaginario giorno in cui milioni di esseri umani – precedentemente intontiti come zombie che vagano nell’Esistenza Commerciale e nella Cultura della Visibilità massmediatica – si svegliassero e in numeri sempre maggiori tornassero a partecipare, a reclamare, a saper pagare i prezzi della rivoluzione… anche mai accadesse una tale immaginaria cosa, tutto sarebbe comunque vano, non scalfirebbe in modo significativo il Vero Potere, perché tutta quella massa umana attiva marcerebbe contro gli obiettivi sbagliati, non avendo mai potuto comprendere da quali intricati meandri proviene il loro male. In un esempio immediato: anche se l’uomo cui ho appena parlato al Fini grill si trasformasse magicamente in un attivista senza paura e decidesse domattina di scagliarsi anima e corpo a reclamare un salario decente, finirebbe a stremarsi contro l’insignificante governo, contro l’impotente Tremonti, o contro le fandonie sulle tasse, sul debito dello Stato, o magari per ottenere l’inutile bolla di sapone del federalismo fiscale. Passerebbe anni a dare la sua vita per nulla. Il Vero Potere, indisturbato, rimarrebbe saldo al comando.

Il Vero Potere ha colpito ogni aspetto della nostra vita, ma non lo ha fatto con una manovra semplice, diretta, visibile, tale cioè da poter essere capita da quasi tutti e combattuta. Lo ha fatto costruendo meccanismi immensamente complicati, scatole cinesi impossibili da seguire, piazzandoci davanti agli occhi responsabili fasulli come fossero fantasmi di borotalco, e nascondendo la vera origine dei mali dietro a labirinti che quasi nessuno fra i cittadini è in grado di percorrere – cioè di capire o di spiegare agli altri – per arrivare a colpire quella origine.

Il bracciante europeo contemporaneo di Malthus, o quelli della rivoluzione industriale ottocentesca, i nostri contadini dei latifondi meridionali che sono giunti fino all’incomparabile dipinto che ne ha fatto Ignazio Silone, tutti questi miserabili dei secoli scorsi, avevano di certo immensi svantaggi rispetto a noi, e li ho descritti prima. Ma un vantaggio avevano, ed era d’importanza capitale: l’origine dei loro mali era elementare da comprendere, era alla luce del sole e composta di strutture semplici, tanto esse erano arroganti e sicure della propria invincibilità. Per chi sputava i polmoni sotto ciminiere infernali e a tavola trovava una polenta scondita con attorno cinque faccine luride e affamate; per chi lavorava i campi con metodi cavernicoli e un giorno al mese doveva aspettare fuori dalla porta del padrone al freddo fino al momento in cui egli si degnava di aprirgli per strappare dalle sue mani ogni singolo profitto del suo lavoro; per l’uomo che doveva mordersi l’anima e prestare la moglie alle luride richieste del prete del villaggio perché se quel porco non lo certificava come buon cristiano i padroni non l’avrebbero mai assunto… per tutti questi era chiaro chi fosse il Vero Potere, come agiva e i percorsi per strappargli le rivendicazioni; chiaro come un buco al centro del sole. Bastava alzare lo sguardo, non ci si sbagliava. C’era un obiettivo – smettere di morire da schiavi; un nemico – il padrone, il latifondista, il prete; c’era un unico scontro frontale sulle ali delle idee della giustizia sociale, anch’esse semplici come il pane. Così poterono arrivare ai gangli del loro male, e cambiare la loro storia. Il Vero Potere ha imparato quella lezione. Eccome che l’ha imparata.

Se prima, per renderti schiavo e senza diritti, gli occorreva un titolo d’autorità, un capitale, i gendarmi, e poco altro, oggi per arrivare a sostanzialmente lo stesso risultato (in rapporto alla modernità ovviamente) si sono inventati percorsi che assomigliano al districarsi fra i 178.243 cavi del collisore di particelle di Ginevra. Ma con la diabolica abilità di farci apparire come fonte del male le stesse semplici strutture di una volta: il governo, i padroni, la polizia, e poco altro. E siamo all’epilogo.

Vorrei accendere il motore della mia auto, veramente vorrei non aver pensato. Fra un’ora sarò a casa, davanti al mio pc, io, uno del gruppo di quelli che voleva Un Mondo Migliore. E adesso? Tu che vivi l’alienazione di questo sistema, tu per cui ho scritto dall’agosto del 2010 Il Più Grande Crimine con questi nove aggiornamenti, tu che sei di quelli della vera Italia del lavoro a rotoli, della sanità opzionale, delle scuole nel burrone… a te cosa dico adesso? Posso forse dirti che con una pinza, un cacciavite e ‘olio di gomito’ potremo cambiare i circuiti dei megaprocessori di Ginevra che ci controllano? Non posso, è impossibile. Dovrei fermarti una sera al ritorno dal tuo lavoro al Fini grill e condurti attraverso le settemila pagine dei manuali informatici necessari a capire e a combattere quella macchina infernale. Tu, stremato dai panini, dalla musica techno di plastica, e dalla sfiducia, mi manderesti a quel paese. E come te i milioni di altri. Eppure senza quello studio non si ferma neppure una lucina di un led in quel mostro di cavi e circuiti.

Hanno vinto loro, lo dico con immensa serietà. Quella intercapedine, quella idea… che incredibili bestie che sono stati. Li ammiro da un certo punto di vista, la perfezione del male suscita ammirazione per la sua immacolata forma senza errori.

Sarò ancora davanti a questo pc a scrivere altri aggiornamenti sul Più Grande Crimine, per due motivi: primo, perché l’ho visto e una volta visto non posso staccarmene. Secondo, perché devo lottare contro la depressione, e il Citalopram non lo prenderò mai più. Non funziona.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=206

1.02.2011

Commenti (304)

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    1. pleiadicentauri 1 febbraio 2011

      Io sono d'accordo con Barnard, tra l'altro non serve un genio per capire che le cause principali dei nostri problemi hanno molto a che fare con quegli organismi sovranazionali che impongono regole e leggi a stati che oggi contano come il due di coppe quando regna denari e parlo del wto, del fondo monetario e di tutte quelle commissioni europee e non europee che pur non essendo state elette da nessuno comandano e dirigono come se fossero investite da mandato divino.

      La cosa che non mi e' chiara e' in che modo Barnard tenterebbe di combattere questi nemici, se si esclude la violenza (come io spero) che cosa rimane ?

      Personalmente cerco di difendermii attraverso uno stile di vita non omologato sui modelli consumistici dominanti, e voi ?

    1. amensa 1 febbraio 2011

      ...... forse per supplire con l'intelligenza dello smartphone a quella che manca a lui....

    1. mikaela 1 febbraio 2011

      Per questo Barnard se la prende con i paladini della "controinformazione" sempre in prima fila in Tv.

      Ormai lui e' fuori dai Media(sta' pagando un prezzo altissimo) e se lui fosse ancora li noi non avremmo nessuna ragione di leggerlo qui.
      Barnard resta lo stesso giornalista che non si e' piegato al potere e sebbene stia facendo un altro lavoro (per sopravvivere ) trova anche il tempo scrivendo per informare quelle poche persone che visitano la sua Web e fare conferenze laddove qualcuno le organizza per parlare personalmente ( a gratis e senza libri da sponsorizzare ) alla gente che ha voglia di sapere di che morte stiamo morendo.

    1. amensa 1 febbraio 2011

      carissimo rasna-zal
      dici :
      "Voi lo sentite che quando Barnard scrive si rivolge sempre alla gente comune?"
      già, ma tu hai letto cosa dice ?
      che su 500 a cui ha parlato neanche uno ha capito.
      allora non ti pare che perda solo tempo ? o che non sappia parlare alla "gente comune"? .
      rifletti un attimo prima di scrivere....
      un mio prof diceva sempre :
      " ricordatevi di collegare il cervello, prima di aprire la bocca...."

    1. amensa 1 febbraio 2011

      no caro... il problema di Barnard è quello di aver studiato tanto, ma non aver capito un c...zo.
      bravissimo a filosofeggiare, scrive cose stupende, poi lui è il primo a non metterle in pratica.

    1. amensa 1 febbraio 2011

      hai fatto una diagnosi perfetta, solo ch egli invasati non sono in grado nemmeno di capire quanta ragione tu abbia.
      purtroppo quando si abdica il raziocinio alla fede poi escono individui come quello che commenta qui sotto.

    1. amensa 1 febbraio 2011

      vale per te quanto ho scritto a mikaela pochi post sopra.

    1. amensa 1 febbraio 2011

      sono parole bellissime, che quoto interamente, dalla prima all'ultima.
      ma ora dimmi mikaela, perchè, secondo te, lui per primo non mette in pratica quanto afferma ? perchè non accetta la discussione ? perchè non accetta il confronto ? e nemmeno le domande ?

      io invece, se devo detestare qualcuno , detesto coloro che si fanno belli delle belle parole, e poi sono i primi a tradire i concetti che esprimono.

    1. amensa 1 febbraio 2011

      cara cornelia.... dissento
      se vuoi un esempio di come si possa trattare materie molto complesse in modo da esser comprensibili a tutti ti suggerisco di leggere alcune opere di Paul Watzlawick, come "istruzioni per rendersi infelici".
      è uno psicologo austriaco naturalizzato americano, che , nella premessa di molti suoi libri scrive che chi non è in grado di farsi capire da un bambino, non ha capito profondamente la sua materia.
      è vero che a volte occorrono anni di studio per appropriarsi di una materia, ma una volta che ne hai capito la natura intima, i concetti base li potrai trasmettere a chiunque.
      ci sono tanti mezzi, per trasmettere concetti.
      ci sono le parole, le metafore, gli esempi..... quando sei padrone di quanto vuoi esprimere vi sono mille modi per dirlo.
      non farai mai in cinque minuti uno specialista in materia, ma le basi le potrai sempre dare, creare la curiosità, stimolare l'interesse, questo si.
      lo so, ti sembra difficile ma cerca di frequentare qualche corso sulla comunicazione, e mi darai ragione.
      un buon neurochirurgo non potrà spiegare o trasmettere tutte le sue conoscenze in tre parole, ma in 5 minuti potrà sicuramente dare un'idea della sua specializzazione. chiunque lo può fare se realmente padrone della propria materia di studio.

    1. Quantum 1 febbraio 2011

      Ciao caracara,

      sono d'accordo con ciò che hai scritto.
      Ho capito che sei uno/una spiritualista moderno/a.

      Sono anch'io un sostenitore del pensiero positivo, la gratitudine anticipata e incondizionata, e mi piace studiare soluzioni ai problemi del mondo piuttosto che piangermi addosso.

      Certo è parecchio difficile lottare contro un mare di negatività, ma nel mio piccolo se posso contribuire verrò anche nel vostro sito e vi seguirò.

    1. Cornelia 1 febbraio 2011

      Caterina,

      pur non avendo in simpatia Barnard devo ammettere che questa volta ha ragione. Io mi occupo di questi argomenti da oltre dieci anni, e solo io so il tempo, le energie, le ore ed ore che ho passato a studiare questo e quello.

      Gli amici leggevano romanzi, e io leggevo saggi. Gli amici andavano al cinema, e io guardavo documentari. Gli amici guardavano le partite, e io su Internet. Ho perfino re-imparato l'inglese per capire meglio.

      Questo OCCORRE fare per capire la situazione. Non è facoltativo: se vuoi capire, devi fare QUESTO. Altrimenti non ci riesci.

      Sono certa che Barnard, come me, non pensa che gli altri siano tutti degli imbecilli; ma converrai con me che praticamente NESSUNO ha intenzione di passare una trafila di anni e anni di ammorbamento come quella che ho passato io (e probabilmente Barnard) solo per cercare di decodificare la realtà. Quanti ne conosci, disposti a ciò? Io conosco solo un pugno di attivisti in rete, e basta.

      E' più lungo e faticoso che prendere una laurea, ti assicuro.


      E tu pretenderesti che poi si possa spiegarlo in tre parole al primo che passa?


      Chiedi a un neurochirurgo di spiegare in tre parole la sua materia all'Autogrill. Non è molto diverso, sai...

    1. Tetris1917 1 febbraio 2011

      "L'altro giorno sull'autostrada in autogrill nelle zone della rossa e grassa emilia, arriva un tipo che gia' come si presenta, vuole dire: fatemi largo che vi spiego come gira il mondo. Dopo aver ordinato un panino con cotoletta di pollo (lo sa quanti ormoni si e' beccato?), inizia a sparare sentenze sulla musica che ammorba la sala. Sai, nonostante avesse ragione, per il fatto che l'ha detto lui, mi ha dato sui coglioni. Ma siccome sbavava dietro al culo della tipa al bancone, mi ha dato un senso di simpatia. Mi sbagliavo, subito ha iniziato a fare domande del cazzo (dopotutto si vede che la realta' passa oltre) sul tipo di lavoro, del perche' si guadagnasse cosi' poco (te lo immagini, io che posso decidere quanto grattarmi a fine mese di stipendio?).......dopo aver blaterato qualcosa su Lisbona (o una cosa del genere) ha tirato fuori dal cappotto un malloppo di fogli a4, quelli che si stampano al computer. Ho visto il titolo: "il piu' grande crimine". Mica sara' un polizziotto alla ricerca di qualcuno? Peggio!!!! Tieni presente i testimoni di geova? Ecco!! Il classico tipo con "torre di guardia" e "che fare" in mano. L'ho mandato senza tergiversare a fanculo. Dopotutto, dopo una giornataccia, una birra con il mio culo preferito e nessuno tra le palle, lo merito. O No?"

    1. diotima 1 febbraio 2011

      Barnard ,come ogni attivista, si è dovuto risvegliare dal sogno romantico di salvare il mondo, rendendosi conto che il mondo non vuole e allo stesso tempo non può essere salvato. Proprio perchè manca la volontà. Nessun cambiamento, chiaramente, può prescindere da questa volontà. Ciò comunque, secondo me, non rende inutile il suo lavoro.
      Mi è capitato di non essere d'accordo con alcuni suoi scritti, ma di positivo posso dire che mi ha sempre lasciato il desiderio di criticare (non nel senso di giudicare male...) la realtà che mi circonda, comprese le mie idee. questo suo sforzo , è senz'altro encomiabile.
      Speriamo che continui.

    1. Cornelia 1 febbraio 2011

      Caro Barnard,
      noi che abbiamo letto le "settemila pagine" (che trattino di finanza, ambiente, energia, politica o quel che è) e conosciamo la realtà, siamo quelli che non hanno un cazzo da fare. Non possiamo incidere nel quotidiano per il semplice motivo che siamo degli outsider.

      Solo degli outsider hanno il tempo di leggere le settemila pagine, se devono friggere hamburger all'Autogrill non rimane né tempo né voglia.

      Così, noi SAPPIAMO ma non siamo in condizione di fare nulla. Chi potrebbe fare, invece, non sa nulla.

      Per questo, quando qualcuno mi dice "Attivisti da tastiera, andate a lavurà!", rispondo che se lavorassi non potrei essere un attivista. Perché non saprei nulla di nulla.

    1. Nolisbona 1 febbraio 2011

      Il contenuti sono altamente scientifici e' bravura dello scrittore non annoiare la gente comune con discorsi troppo tecnici.
      Letti i due post precedenti in inglese?

    1. Nolisbona 1 febbraio 2011

      Il miglior commento di oggi.Grazie

    1. castigo 1 febbraio 2011

      Nolisbona:

      Pensa di capire chi se tu, che non hai capito nulla del sistema monetario moderno. Bill smonta tutte le favolette che tu ami tanto. Leggiti il capitolo dedicato all iperinflazione.

      perché invece non te ne vai in zimbabwe a toccarla con mano??

      anzi andateci tutti e due, tu e bill, e una volta che ci siete fatevi dire dagli autoctoni quanto sono felici della loro iperinflazione......

    1. martiusmarcus 1 febbraio 2011

      ma non ti rendi conto che è fiction? l'autogrill, il freddo... ma non ci vai mai al cinema?

    1. mikaela 1 febbraio 2011

      "Questo uso della conoscenza è odioso. So, perché l’ho visto
      mettere in pratica e mi ci sono impegnato di persona, che
      un’altra via c’è, che funziona, ma soprattutto che è
      drammaticamente necessaria oggi. E’ la via dell’accoglienza
      dell’altro alla pari, sempre e a prescindere, dove il sapere
      superiore viene usato, se c’è, con infinita delicatezza, ma
      sempre dopo aver valorizzato chi ti sta di fronte a
      prescindere, perché persona degna del 100% della tua attenzione.
      E’ la via dove chi ne sa anche tanto di più
      valorizza però nell’altro lo sforzo nell’esprimersi in campi a lui ostici,
      innanzi tutto, e non importa quanto corredato da
      informazioni, dati, citazioni, non importa quanto interessante;
      dove nell’altro si incoraggia l’affidamento alla sua sintesi di pensiero poiché degna in sé sempre.
      E chi è trattato così, si sente bene, invogliato a dire ancora, e di conseguenza a sapere di più.
      Si sente accolto come persona capace di dare un contributo senza dover passare esami,
      competere, essere a livello di chissà chi o che cosa.
      Chi è trattato così non rinuncia più, e soprattutto impara ad amarsi.
      Diviene vivo e attivo. Quello di cui abbiamo disperatamente bisogno
      in questo mondo così iniquo: persone attive a qualsiasi livello di status sociale o di cultura,
      cittadini pieni che dal ciglio della strada ritornino nel mezzo di essa,
      alla pari con tutti, per dare il meglio ciascuno nei suoi limiti e senza graduatorie.

      Il mio messaggio ai strapi odierni del sapere, a quelli che
      smaniano nel Sistema come nell’Antisistema, a quelli cioè che
      usano la loro conoscenza per divenire divi irraggiungibili e adorati,
      o per prevalere in un qualsiasi gruppo, è: vi maledico.
      Perché condannate i miti a ereditare nulla da voi.
      Quando invece potreste essere così utili, se solo li amaste gli umili, i miti.

      "


      Da Paolo Barnard E gli umili erediteranno.....

    1. GRATIS 1 febbraio 2011

      Caro Paolo, non si può convincere nessuno che la propria esistenza è una "eroica inutilità" (per dirla come Camus nel mito di Sisifo.) A certe conclusioni si arriva da soli, grazie a una lettura, una parola, una gioia, un dolore, un sogno ... che fanno scoccare la scintilla che illumina la situazione e rende chiaro il tutto.
      Ma non tutti sono destinati a ciò: è una questione EVOLUTIVA. L'evoluzione non è affatto un affare globale o collettivo, ma individuale. Non c'è propaganda che possa bloccarla o al contrario favorirla. Per molti il processo evolutivo non è andato molto oltre l'opponibilità dei pollici, anche se magari costoro sono manager aziendali o accademici di spicco. Concordo pienamente con Alberto Conti quando dice che le elites di pensiero devono avere più forza delle elites finanziarie

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