CITALOPRAM

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Aggiornamento Il Più Grande Crimine 9


DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info


CI voleva una sosta alle tre del mattino in un Fini grill lungo un’autostrada
italiana. Nevica, ho fame, non c’è anima viva. Ed è qui, sotto al neon di
questo banale luogo, che capisco quello che finora non mi era arrivato, che
capisco quanto abbia vinto il Vero Potere, e quanto finita sia l’era
plurisecolare dei popoli protagonisti del loro destino. Spiacente, le notizie
sono pessime, ma quanto segue è fondamentale per un solo motivo: vivere e
morire sapendo cosa accade. Almeno quello.

Ci sono due dipendenti dietro al banco, lui non è di queste parti, lo si vede lontano un miglio, ma è italiano. Lei, sempre italiana, è una copia un po’ sottolivello di Julia Roberts, ma accidenti che somiglianza. Mangia una burrella mentre pulisce un forno, io ordino un panino alla cotoletta di pollo. La musica è orribile, una specie di techno plasticata made in China, eppure devo a quei suoni dementi l’innesco della mia conversazione coi due. “Ma non diventate scemi con sta colonna sonora?” Lui: “Gli tirerei una bomba”, e ride. “E spegnerla?” incalzo, mentre con lo stesso fiato gli ricordo che il panino me lo deve scaldare bene, giusto quanto basta a non mangiare un pane caldo e una cotoletta gelida. Lui “La musica, la mettono su in ufficio, e non abbiamo le chiavi… un’altra gentilezza per noi in sto bel lavoro”.

Flash back di 200 anni. In Europa furoreggiavano le idee di Thomas Robert Malthus, un economista che si occupò di teoria del valore del lavoro (prima di Marx). Pensava, questo gentleman, che la soluzione per i problemi dei lavoratori di allora, una massa di schiavi poco sopra l’animalità nella sussistenza, era di decimarli di fame, malattie, stenti vari, per compassione. Non scherzo. Egli aveva formulato una teoria (del tutto fantasiosa) secondo la quale la crescita della popolazione era geometrica, mentre quella dei beni alimentari era aritmetica, per cui non ci sarebbe mai stato da mangiare a sufficienza per garantire benessere a tutti. Allora che fare? Bè, disse Malthus, se la plebe viene accudita con sanità, igiene, abitazioni decenti e salari minimi essa figlierà di più, crescerà di numero a fronte di beni alimentari insufficienti e farà la fame ancor peggio. Per cui compassione vuole, declamò l’economista, che rimangano come stanno e si auto riducano decimandosi nella miseria e nella malattia, soffriranno di meno. Voilà. Non è uno sketch noir di Aldo Giovanni e Giacomo, non accadeva sotto Attila l’Unno. E’ tutto vero e lo possiamo datare solo due vite consecutive di due centenari fa, in piena Europa civilizzata, non in Mongolia sotto un re pazzoide. Ma quei lavoratori ce l’hanno fatta, cioè in quelle condizioni inimmaginabili e con un Potere incomparabilmente soverchiante che trovava plausibile simili idee, seppero ribaltare la propria storia, in un’epica di coraggio che nessuno scrittore potrà mai rendere su carta. Attenzione, oggi un operaio di Pomigliano che decidesse di imitare quegli eroi di 200 anni fa rischierebbe il licenziamento, un sacco di problemi economici pesanti, anche disperazione per la ricerca di un altro lavoro, chiuso nel suo appartamentino, forse con un aiuto dalla famiglia o forse no, la sera al bar depresso giustamente. Il suo omologo ai tempi di Malthus sapeva che il pegno per la ribellione al Potere era di essere pestato dai gendarmi fino a spaccargli femori, clavicole e cranio, e se sopravviveva crepava poi in una cella fetida, il corpo spariva in una fossa di calce viva, sua moglie e i suoi bambini rimanevano nei tuguri fra i maiali e i cani a morire di fame, lei non avrebbe superato i trent’anni fra tubercolosi e setticemie, i bimbi sarebbero o morti di freddo una notte, oppure dovevano essere venduti a una compagnia mineraria a lavorare. Fine della ribellione dell’operaio. Questo gli sarebbe toccato, a lui e ai suoi pari, cioè pene atroci lungo la breve strada delle perdita della loro vita che si trascinava dietro, sempre fra pene incalcolabili, quella di chiunque essi amassero di più. Ma non si fermarono. Ho scritto ciò affinché nessuno osi argomentare l’usuale cretinata secondo cui quegli uomini e quelle donne seppero agire contro il Potere perché “non avevano nulla da perdere”, ovvero la pietosa scappatoia retorica di chi non ha le palle per vedere che razza di patetici vigliacchi siamo diventati 200 anni dopo quegli esempi eccezionali. Patetici vigliacchi incapaci di pagare alcun prezzo per il cambiamento.

Il panino è rovente, colpa mia. Mi parte una curiosità. Di questi tempi in cui mi occupo del piano settantennale di deflazione degli stipendi voluto dal Vero Potere, cosa guadagna un tizio che lavora in un Fini grill? Glielo chiedo. Dapprima i due esitano presi in contropiede dalla domanda, e tergiversano con battute scontate. Allora li aggiro ai fianchi e riparto con le ore di lavoro: part time? Full time? Determinato o indeterminato? Salta fuori che lei è part, lui è full con 40 ore, entrambi determinato. “Insomma, dai, siete contenti per la paga?”. Li ho scaldati quanto basta e mi dicono no, secco. “Ma siete sopra o sotto i mille?” Lui mi guarda e io scruto la risposta negli occhi, forse mi dice una buona cifra, non ha la faccia di uno che becca mille miseri euro al mese: “Meno di mille, a conti fatti”. Rinculo. Eh? Lei: “Sai cosa vuol dire? Macché fare un mutuo, io non ce l’ho fatta neppure a farmi dare un cellulare a rate”. A lui in realtà danno qualche spicciolo più dei mille, ma il rimborso di benzina e autostrada è una miseria forfettaria, e così finisce che in tasca gli arrivano i due zeri e non i tre. Ok, penso, sono elementi perfetti, ora gli racconto tutto. Questo è un test importantissimo per me, e lo è perché sarà il cinquecentesimo che faccio di questo tipo, e vediamo se andrà come gli altri. Io, il comunicatore attivista, sono qui di fronte all’Italia, perché questa è l’Italia vera, e ora io sono il giornalista che sperimenta live come trasmettere il disvelamento del Potere a due sue vittime, ovvero come esso li ha aggirati, annichiliti e fottuti. Non c’è Facebook di mezzo, non ci sono i blogghettari di mezzo, non godo qui dell’esenzione stracomoda di chi affida le sue illuminate parole a un popolo fantasma di lettori che non avrà mai di fronte. Non sono al dibattito col pubblico dei sessanta cittadini – cioè il drappello dello 0,1% degli italiani di Repubblica, il Manifesto, Comedonchisciotte, David Icke e bla bla. Ok, questi sono l’Italia vera. Parto, anche se sto panino mi sta ustionando.

Prima cosa che gli dico è che mi occupo di economia, la seconda è che i loro guai vengono da lontano, che c’è un motivo preciso per cui sono a meno di mille al mese, che quella risicata paga non è affatto una necessità economica giustificata dalla crisi. Julia Roberts fa subito la donna media, e questo mi dispiace tantissimo. Cioè, con la faccia inconfondibile del ‘io di politica non capisco niente’ si stacca dalla conversazione e va a fare altro con in mano una scatola di Pocketcoffee da sistemare. Lui invece mi segue. Continuo, ora gli devo spiegare come accade che il circolo vizioso del wage deflation, produca investment deflation, che causa disoccupazione, che causa il fenomeno marxiano della reserve army of the unemployed, che scatena altra wage deflation, che porta a una competizione al ribasso dei salari e che porta dritto al loro stipendio, il tutto nel disegno neomercantile e neoagrario che il Vero Potere ha imposto agli Stati, senza parlare della folle parabola del asset price inflation che ha soffocato l’economia produttiva a favore del pension fund capitalism, con l’aggravante della perdita della sovranità monetaria, cioè il disastro dell’euro, coi suoi responsabili occulti sparsi fra Trilaterale e Bilderberg, cioè ancora il fatto che oggi lo Stato non può assolutamente più spendere a deficit per rimediare ai sopraccitati disastri creando net financial assets che aiuterebbero proprio quelli come lui, ecc. ecc. Ok. Tutto questo astruso costrutto è assolutamente necessario spiegare, al fine di dargli gli strumenti per capire chi e cosa veramente lo sta fottendo, perché se non conosce chi è il vero nemico del suo reddito e come si muove non potrà mai cambiare nulla.

So bene che non posso fare tutto ciò nel tempo di un panino già a metà, ma so che devo almeno iniziare a trasmettere il primo mattone, o forse il secondo, per aprirgli la prima consapevolezza da cui poi partire. Lo farò in parole veramente chiare, esempi chiarissimi che ho in mente da mesi, ok, ora lo faccio. Pronti, via.

Paolo Barnard, bla bla bla…. Lui “Eh, sì, l’Europa, sì, ma cosa fa lo Stato per me eh? Eh?”. P.B., no, guarda aspetta, lo Stato qui non c’entra più nulla, bla bla bla… Lui: “E Craxi? Eh? Quanto mi ha rubato a me Craxi? Perché tu dici del debito, ma l’ha fatto Craxi il debito pubblico, e se quei soldi li davano a noi per lavorare…” (questo è vittima di Travaglio, ecco i danni che fa quell’ignorante, nda). P. B., Craxi non c’entra, e Tangentopoli ha sottratto al massimo l’1% del PIL di allora, bla bla bla… Lui: “Ma senti un po’, tu sai cosa si prende lo Stato per il mio stipendio? Si prende altrettanto, cioè io prendo mille e lui si prende mille di tasse. Allora, se invece si prendesse 500 e il resto lo desse a me…” P.B., giusto, ma oggi abbiamo l’euro e le tasse non le possono più calare, sai perché? Perché Tremonti l’euro lo deve prendere in prestito dai privati bla bla bla… E lui di seguito con la storia di cosa spendono per le auto blu, per la Casta, e se torniamo alla lira poi c’è l’inflazione, e guarda l’America che ha moneta sovrana ma sta a pezzi, ma poi sono le banche che ci mangiano sopra… Io: sì, in parte è vero, però, no quello no, aspetta ti ho appena detto quella cosa lì, ripeto, capisco che ti hanno sempre detto così e cosà, ma bla bla bla… bla bla bla… e giù esempi, esempini, due più due, tre più tre, fino alla resa, perché lui mi sta seguendo sempre di meno, e non siamo neppure arrivati ad acquisire il primo concetto, che era che il governo oggi non c’entra più nulla col suo stipendio. Neppure questo è passato. Infatti il volenteroso uomo che ha accettato di ascoltarmi, sicuramente più che intellettivamente sveglio, mi sdogana con un bel “tanto era così con mio padre, ci rubavano in tasca, ed è così oggi con me, non cambia niente, va là…”. Gli dico: “Senti, ti va di leggere un paio di cose con calma per capire meglio?”. Ripete: “Non cambia niente, va là…”. Sipario.

Esco, nevica. E mi si apre il cielo, un cielo nero. Le altre 499 volte sono finite tutte così. Cioè sono finite con la persona che mi fa capire con assoluta chiarezza che l’ammontare delle cose da sapere per capire, dunque per agire sulla causa, è troppo, è troppo specialistico. Non ha tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. NON PUO’. Punto. E sono mesi che ricevo email da tutta l’Italia scritte da ragazzi o lavoratori che mi dicono sempre la medesima cosa: “Ci proviamo a spiegare, ma li perdiamo per la strada… ci sbadigliano in faccia… ci danno del matto… insultano Berlusconi”.

Sono in auto, mi chiamo Paolo Barnard, nel settembre del 1989 sognai che il mio mestiere poteva cambiare le cose, e che io sarei stato uno di quelli che lo avrebbe permesso, io, parte del drappello degli attivisti per Un Mondo Migliore. Quello che ho fatto in 22 anni, cioè la quantità di iniziative, non è neppure raccontabile, per il semplice motivo che me ne ricordo un terzo, sono troppe. A metà percorso compresi che il Potere non stava dove tutti credono che stia. Ok, avrei diretto i cittadini al posto giusto. Poco dopo compresi cosa il Potere aveva fatto ai cittadini contemporanei, li aveva tutti paralizzati, veri zombie ambulanti incapaci, primi nella storia dell’umanità, di agire per cambiare il loro tempo. Ok, avrei trovato l’antidoto. Stanotte, nel parcheggio di questo Fini grill sotto la neve bagnata, con il parabrezza che piange lacrime di acqua a rivoli grossi come un dito sullo sfondo di un cielo nero stellato solo dalle luci dei piloni, capisco cosa veramente ci ha battuti e perché io sono del tutto inutile: le cose da sapere per cambiare veramente la nostra storia sono troppe, troppo specialistiche, e la gente non ha il tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. Ma se non comprende, perderà sempre, non c’è via d’uscita da questo.

Capisco che dietro al piano nascosto del Vero Potere per annientare Stati, leggi e cittadini partecipativi, e che credevo fosse il muro contro cui finiva il suo cunicolo di intrighi, vi è un’altra idea. Cioè esiste in realtà un altro muro, che forma un’intercapedine nascosta entro la quale vive quell’idea, e non me n’ero reso conto. Ora la vedo, e mi stordisce talmente che non avvio neppure il motore dell’auto nonostante il gelo. Seguo solo le lacrime d’acqua sul parabrezza.

Mi torna alla mente la frase di Giuliano Amato, quando al Centro per la Riforma Europea di Londra, il 12 luglio del 2007, commentò il Trattato di Lisbona, che è quella Carta-Colpo di Stato che ha sottratto la democrazia a milioni di europei senza che nessuno ne sapesse nulla. Disse il ‘Dottor Sottile’: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “. Ecco, questa è l’idea custodita in quella intercapedine, il fondo del male. Significa che il Vero Potere ha lavorato per rendere impossibile alla quasi totalità degli esseri umani capire come fa ciò che fa, perché il Potere sa che se non lo capiamo non potremo mai agire per combatterlo. Ovvero: a noi arrivano le conseguenze strazianti del suo volere – l’erosione dei diritti, la massificazione della povertà, la sottrazione totale della nostra autodeterminazione sul lavoro, nella salute, sul nostro destino entro la breve vita che abbiamo – ma ci ha reso di fatto impossibile comprendere da dove ci arrivano quei mali facendoli scaturire da percorsi talmente intricati da essere sia inspiegabili che incomprensibili al 99% di noi. “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “, cioè non l’avrebbero compreso i politici, tanto meno i cittadini, e chiunque si fosse arrangiato per spiegarlo sarebbe stato accolto con incredulità, noia, irritazione, o come un folle, da parte di persone per le quali è tutto troppo specialistico e non possono farcela a comprendere. Punto. Come i due dipendenti del Fini grill che ho alle spalle ora.

Ma state capendo la portata di questo? Sapete cosa significa in pratica? Significa che anche se mai venisse quell’immaginario giorno in cui milioni di esseri umani – precedentemente intontiti come zombie che vagano nell’Esistenza Commerciale e nella Cultura della Visibilità massmediatica – si svegliassero e in numeri sempre maggiori tornassero a partecipare, a reclamare, a saper pagare i prezzi della rivoluzione… anche mai accadesse una tale immaginaria cosa, tutto sarebbe comunque vano, non scalfirebbe in modo significativo il Vero Potere, perché tutta quella massa umana attiva marcerebbe contro gli obiettivi sbagliati, non avendo mai potuto comprendere da quali intricati meandri proviene il loro male. In un esempio immediato: anche se l’uomo cui ho appena parlato al Fini grill si trasformasse magicamente in un attivista senza paura e decidesse domattina di scagliarsi anima e corpo a reclamare un salario decente, finirebbe a stremarsi contro l’insignificante governo, contro l’impotente Tremonti, o contro le fandonie sulle tasse, sul debito dello Stato, o magari per ottenere l’inutile bolla di sapone del federalismo fiscale. Passerebbe anni a dare la sua vita per nulla. Il Vero Potere, indisturbato, rimarrebbe saldo al comando.

Il Vero Potere ha colpito ogni aspetto della nostra vita, ma non lo ha fatto con una manovra semplice, diretta, visibile, tale cioè da poter essere capita da quasi tutti e combattuta. Lo ha fatto costruendo meccanismi immensamente complicati, scatole cinesi impossibili da seguire, piazzandoci davanti agli occhi responsabili fasulli come fossero fantasmi di borotalco, e nascondendo la vera origine dei mali dietro a labirinti che quasi nessuno fra i cittadini è in grado di percorrere – cioè di capire o di spiegare agli altri – per arrivare a colpire quella origine.

Il bracciante europeo contemporaneo di Malthus, o quelli della rivoluzione industriale ottocentesca, i nostri contadini dei latifondi meridionali che sono giunti fino all’incomparabile dipinto che ne ha fatto Ignazio Silone, tutti questi miserabili dei secoli scorsi, avevano di certo immensi svantaggi rispetto a noi, e li ho descritti prima. Ma un vantaggio avevano, ed era d’importanza capitale: l’origine dei loro mali era elementare da comprendere, era alla luce del sole e composta di strutture semplici, tanto esse erano arroganti e sicure della propria invincibilità. Per chi sputava i polmoni sotto ciminiere infernali e a tavola trovava una polenta scondita con attorno cinque faccine luride e affamate; per chi lavorava i campi con metodi cavernicoli e un giorno al mese doveva aspettare fuori dalla porta del padrone al freddo fino al momento in cui egli si degnava di aprirgli per strappare dalle sue mani ogni singolo profitto del suo lavoro; per l’uomo che doveva mordersi l’anima e prestare la moglie alle luride richieste del prete del villaggio perché se quel porco non lo certificava come buon cristiano i padroni non l’avrebbero mai assunto… per tutti questi era chiaro chi fosse il Vero Potere, come agiva e i percorsi per strappargli le rivendicazioni; chiaro come un buco al centro del sole. Bastava alzare lo sguardo, non ci si sbagliava. C’era un obiettivo – smettere di morire da schiavi; un nemico – il padrone, il latifondista, il prete; c’era un unico scontro frontale sulle ali delle idee della giustizia sociale, anch’esse semplici come il pane. Così poterono arrivare ai gangli del loro male, e cambiare la loro storia. Il Vero Potere ha imparato quella lezione. Eccome che l’ha imparata.

Se prima, per renderti schiavo e senza diritti, gli occorreva un titolo d’autorità, un capitale, i gendarmi, e poco altro, oggi per arrivare a sostanzialmente lo stesso risultato (in rapporto alla modernità ovviamente) si sono inventati percorsi che assomigliano al districarsi fra i 178.243 cavi del collisore di particelle di Ginevra. Ma con la diabolica abilità di farci apparire come fonte del male le stesse semplici strutture di una volta: il governo, i padroni, la polizia, e poco altro. E siamo all’epilogo.

Vorrei accendere il motore della mia auto, veramente vorrei non aver pensato. Fra un’ora sarò a casa, davanti al mio pc, io, uno del gruppo di quelli che voleva Un Mondo Migliore. E adesso? Tu che vivi l’alienazione di questo sistema, tu per cui ho scritto dall’agosto del 2010 Il Più Grande Crimine con questi nove aggiornamenti, tu che sei di quelli della vera Italia del lavoro a rotoli, della sanità opzionale, delle scuole nel burrone… a te cosa dico adesso? Posso forse dirti che con una pinza, un cacciavite e ‘olio di gomito’ potremo cambiare i circuiti dei megaprocessori di Ginevra che ci controllano? Non posso, è impossibile. Dovrei fermarti una sera al ritorno dal tuo lavoro al Fini grill e condurti attraverso le settemila pagine dei manuali informatici necessari a capire e a combattere quella macchina infernale. Tu, stremato dai panini, dalla musica techno di plastica, e dalla sfiducia, mi manderesti a quel paese. E come te i milioni di altri. Eppure senza quello studio non si ferma neppure una lucina di un led in quel mostro di cavi e circuiti.

Hanno vinto loro, lo dico con immensa serietà. Quella intercapedine, quella idea… che incredibili bestie che sono stati. Li ammiro da un certo punto di vista, la perfezione del male suscita ammirazione per la sua immacolata forma senza errori.

Sarò ancora davanti a questo pc a scrivere altri aggiornamenti sul Più Grande Crimine, per due motivi: primo, perché l’ho visto e una volta visto non posso staccarmene. Secondo, perché devo lottare contro la depressione, e il Citalopram non lo prenderò mai più. Non funziona.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=206

1.02.2011

Commenti (304)

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    1. Rossa_primavera 1 febbraio 2011

      E lo capisce uno che propone un orrendo mix di teorie keynesiane
      con quelle marxiste come fai tu?Ma per favore

    1. Rossa_primavera 1 febbraio 2011

      Potrebbe cortesemente occuparsi della sua mente e delle eventuali luci
      che potrebbero accendersi in essa?Lei pensa di sapere tutto e dispensa
      consigli paternalistici,ebbene si tenga per se' i suoi consigli,le sue teorie
      post keynesiane e le sue contorte e incomprensibili dissertazioni qualora
      non fosse di troppo disturbo.

    1. rasna-zal 1 febbraio 2011

      Voi lo sentite che quando Barnard scrive si rivolge sempre alla gente comune?

      Voi, carichi di tanti buoni propositi e idee innovative da adottare fuori dai contesti di cui Barnard scrive, cosa fate per cambiare il mondo?
      Non vaccinate i vostri figli, li fate crescere secondo i migliori programmi “MIT approved”, e poi cosa, Caterina dal Canada? Pensi che l’operaio di mirafiori o quello di Pomigliano abbia voglia di stare ascoltare le tue idee sull’educazione dei figli più di quanto ne abbia di capire la realtà proposta da Barnard?
      Scrivete trattati sull’economia per mettere in evidenza errori in quelli altrui a che prò, Andrea? Sei carino e gentile, accetti di spiegare il tuo punto di vista per cosa? Per fare proseliti e poi sbatterli in faccia al tuo interlocutore? Per chiedere un confronto pubblico sui punti e sulle virgole?

      Possibile che in un Forum così erudito ad alcuni ancora non è chiaro l’essenza della forza del pensiero di Barnard? Non Credo.

      Veramente c’è qualcuno che pensa di poter commentare il senso di sconfitta di un uomo che ha passato più della metà della sua vita a studiare e poi a fare giornalismo, inseguendo sempre la verità, nel frattempo dedicandosi personalmente al volontariato, cercando una carriera che non venisse a patti con la sua coscienza, rinunciando ad essa e subendo vessazioni e censure.

      Un persona che non per questo ha rinunciato a essere un giornalista o si è fatto attirare dalla più becera contro-informazione tradendo i dogmi del suo mestiere.

      Una persona che mentre scrive di gente come noi, che come noi ascolta solo quello che gli conviene o gli fa meno fatica, narra anche di se, della sua frustrazione e della sua debolezza, delle lacrime che scorrono su un parabrezza…

      … lacrime di rabbia per un idea ambiziosa che non troverà nessuno che abbia voglia di ascoltarla, troppo complicata

      Veramente Andrea, Caterina, e tutti gli altri, mancate della sensibilità necessaria a valutare un uomo, la sua vita , la sua opera? Non credo.

      Certo, meglio restare sullo scibile, lì almeno ci possiamo attaccare ai punti, alle virgole, agli errori e qualora non li commettesse possiamo sempre far valere le nostre opinioni, stando attenti a non attaccare il mostro sacro frontalmente… bisogna sempre lavorare ai fianchi: “Barnarduccio caro, dici grandi verità, però…”

      La conoscenza è un percorso che dipende dalla vita e dalle scelte che ci imponiamo, è quindi relativa all’individuo e la suo grado di autodeterminazione, la verità quindi può essere mutevole in base al nostro grado di conoscenza e da ricercare, man mano con sempre maggiori mezzi, nell’ambito di questo percorso.

      Il valore di Barnard sta quindi nel suo percorso, nella sua vita, è lo sforzo, la rabbia, la frustrazione che riesce a comunicare che rendono vero il suo pensiero, che poi è l’idea più bella di tutte: un Mondo Migliore.

      Poco importa caro Andrea se la partita doppia non è proprio il suo forte, il suo ideale per chi vuole vederlo è come Moby Dick per il Capitano Achab… Puoi risparmiarti il tuo scetticismo pragmatico per questo paragone: sono gli ideali che muovono la gente, sono gli obbiettivi celati quelli che suscitano l’interesse delle persone a cercare di capire i meccanismi che operano sulle loro vite.

      Questo è quello che fa Barnard, con incurante perseveranza, focalizzare l’obbiettivo.

      Pertanto è inutile che Tu [Mensa], Caterina e compagnia bella vi arrovelliate sul perché Barnard non si confronta: perché si dovrebbe confrontare su chi ammette l’esistenza di un obbiettivo ma promuove iniziative che sono volte altrove?

      Con tutto il rispetto che devo ad una persona della tua età Andrea, mi sono sentito chiamare in causa perchè sono io che ti ho proposto di aprire un 3d per parlare di economia, non ti sei aperto tu; hai accettato il mio invito solo dopo che sono riuscito ad attirare la tua attenzione con delle domande, è stato istruttivo e ti ringrazio della tua disponibilità ma, in questa maniera mi stai dimostrando che hai solo appagato il tuo ego.

      Mi dispiace per questo ma, questi errori di valutazione li commetto io, evidentemente Barnard no.
      A lui va tutta la solidarietà che si può dimostrare ad un uomo che se ne stà dentro la sua macchina, al freddo di un autogrill, a vedere dal parabrezza la pioggia che cade sui suoi/nostri ideali.

      Saluti.

    1. Quantum 1 febbraio 2011

      L'ho letto in altri documenti, credo anche dello stesso Barnard, che una buona e consolidata stabilità politica e sociale sono motivo per investimenti duraturi e sul lungo periodo da parte di grandi multinazionali...
      I paesi a cui sono destinati i maggiori investimenti sono Giappone, i paesi Scandinavi, Austria, Danimarca, Svizzera e pochi altri.

    1. Nolisbona 1 febbraio 2011

      Leggi sotto, parla la scienza.
      Possiamo sempre discutere delle cavolate di Travaglio o Santoro, che di moneta moderna ne capiscono sicuramente meno del fruttivendolo sotto casa.
      Barnard non inventa nulla, Puoi dire solo non sono d'accordo con la vostra scienza io credo al mago Otelma Giavazzi.

    1. Nolisbona 1 febbraio 2011

      Prior to the creation of the EMU, each of the member states were sovereign in their own currencies and had their own central banks. That means they were not revenue-constrained and could conduct fiscal policy and monetary policy in a coordinated way to best serve the socio-economic interests of their citizens.

      Of-course, in this guise, they succumbed to the growing neo-liberal take-over of macroeconomic policy and typically worried about the size of budget deficits and the public debt. All the usual spurious arguments were used by the conservatives to politically constrain their use of fiscal policy – for example, crowding out arguments (higher deficits cause higher interest rates) and Eurosclerosis that engendered privatisations and deregulation.

      Leading up to the unification, the interest rate argument was played to the full. Neo-liberal supporters of the EMU claimed that lower interest rates would emerge throughout Europe. Not only didn’t that happen but it begged the reality – the nations could have unilaterally maintained zero interest rates as sovereign economies by just managing their central bank operations along the lines followed by Japan, for example.

      Once again, had they understood MMT and argued the case politically, these nations would now be in much better shape than they are now.

      This is why Europe has been sustained very high unemployment rates since the mid-1970s.

      So some might say going into the EMU was moot because they were acting as individual non-sovereign governments anyway. True enough. But now they are legally bound rather than politically bound. The political climate can change whereas it will be much harder to unravel the EMU to restore sovereignty to each of the member states.

      So in entering the EMU, all those previously sovereign states surrendered this capacity and became users of the currency issued under the auspices of the ECB rather than monopoly issuers of their own currency. In effect, they became states of a federation (like an Australian or a US state).

      By surrendering their currency sovereignty – by choice – the leaders in the member states largely mislead their citizens with spurious arguments about optimal currency areas and the rest of the sophistry that the neo-liberal economists happily fed them.

      In doing so, they also gave up their monetary policy independence and so differential circumstances cannot be dealt with by variations in interest rates.

    1. martiusmarcus 1 febbraio 2011

      ... certo non ho mai fatto il leccaculi
      Sono un maleducato?
      Sempre.

    1. Nolisbona 1 febbraio 2011

      There is no public debt crisis without the Euro. Greece a public debt ratio of about 144 per cent (of GDP) with Italy about 118 per cent, Belgium 102 per cent, Ireland 98 per cent, France 83 per cent etc. Japan is now over 204 per cent, the UK is about 75 per cent, the US is about 59 per cent etc.

      In the latter three countries there is no public debt crisis. Why not? Answer: because those nations have all retained currency sovereignty and have little or zero foreign debt exposure. This means they can always find the wherewithal to honour all outstanding public debt commitments.

      None of the Eurozone countries have the capacity to honour their public debt commitments under all circumstances because all their debt is effectively in a “foreign currency” – given they ceded their individual currency-issuing monopolies when they entered the Eurozone.

      I realise as a non-European resident I may not appreciate all the cultural nuances involved but there is a mountain of documentation to allow “outsiders” to learn about the European way of thinking (if there is such a thing). But when I read that the Euro “is the embodiment of Europe” I just think how restricted by order the nations within that broad region have become – they have voluntarily surrendered their individual destinies to shape the fortunes of their peoples and, instead, have signed up to a system that guarantees austerity over the long-term.

      If the EMU is embodiment of Europe today then I would not be wanting to be part of that coalition.

      The Chancellor called for a “pact for competitiveness” among Eurozone members to get the nations to “harmonize their policies”. The Chancellor told the Davos forum that the main problem facing Eurozone nations is that:

      We are not competitive enough in Europe.

      This is the standard IMF line which sounds harmless enough but upon further scrutiny amounts to a denial of the capacity of governments to use their fiscal capacities to target domestic activities which enhance well-being.

      What does she mean – “we are not competitive enough in Europe”? Does she mean that economic growth and therefore rising incomes can only be achieved by promoting positive net exports at the expense of domestic consumption?

      Given that each of the EMU nations is forced to accept fixed nominal exchange rates, then the only way they can increase their international competitiveness is by internal cost reduction and/or via productivity growth. The latter evolves more slowly and requires strong growth to ensure that investment in new technologies is strong.

      With fiscal austerity now suppressing growth and undermining business confidence one would predict a slower productivity growth trajectory for Europe. So does the Chancellor really want nations in Europe to cut the living standards of their workers by reducing nominal wages so they can compete with … whom?

      By way of argument, to improve their international competitiveness, the EMU countries have to engage in what has been referred to as internal devaluation which means they have to cut real unit labour costs – which are the real cost of producing goods and services. Governments setting out on this policy path have to engineer cuts in the wage and price levels (the latter following the former as unit costs fall) and/or promote productivity gains.

      So it takes more than just a nominal deflation (wages and prices). The strategy really hinges on whether you can also engineer productivity growth (typically).

    1. Nolisbona 1 febbraio 2011

      Sei un maleducato. Le proposte di Barnard sono appoggiate dalla scienza della piena occupazione..Barnard non promette nessuna terra paradiso, le sue idee e di illustri professori metterebbero in gabbia il Vero potere. Idee che Non cambierebbero il mondo ma lo renderebbero più umano.
      Lui e' un giornalista che ha fatto inchieste preziosissime, tu cosa hai mai fatto nella tua vita?

    1. amensa 1 febbraio 2011

      caro tres1219, devo dire che mi piace abbastanza come ragioni, benchè io non condivida assolutamente alcuni tuoi presupposti.
      innanzitutto ti dico che ti ho già anche risposto in coda al post di caterina zanivan, ma ora affronto questo tuo.
      e ripeto, lo affronto perchè a differenza di altri post qui colgo un ragionamento logico.

      io ho già potuto sperimentare nella vita (66anni) come l'incazzarsi sia uno spreco di energia. difficilmente, da incazzati si conclude qualcosa di utile.
      la mia filosofia pertanto è diventata: accetta cosa non puoi combattere e gestiscilo nel modo meno dannoso per te, e affronta invece le cose su cui puoi operare un cambiamento.

      e questa è la ragione per cui, oggi, è la seconda volta che ti rispondo.

      riguardo alle persone, io penso ch etutti abbiano la possibilità di "svegliarsi", che un minimo di intelligenza non sopita sia presente in ognuno di noi. alcuni hanno imparato ad usarla da bambini, altri devono arrivare all'età matura, altri anche più tardi, molti mai.
      ma qui interviene il caso, le occasioni, il fatto di incontrare le persone giuste che sappiano destare quel minimo di curiosità necessaria per uscire da quell'apatia cognitiva in cui precipitano troppe persone quando gli insegnamenti viaggiano ad una velocità troppo alta per loro, o non parlano il loro linguaggio.
      ti porto un esempio banale, dimostrato da innumerevoli prove, e che anche tu, volendo , ne potresti provare la validità.
      prendi un testo di una materia qualsiasi e inizia a leggerlo.
      giunto alla fine della prima o della seconda pagina, lo chiuderai pensando "non ci capisco nulla".
      io potrei dimostrarti, che tu hai assunto almeno dieci parole come "capite" mentre invece non ne hai mai definito il significato, e tu non le useresti perciò mai nei tuoi discorsi o nei tuoi scritti.
      il dare per compresa una parola solo perchè la si è sentita tante volte è uno degli ostacoli maggiori alla comprensione vera.
      le parole, i concetti che veramente comprendiamo, li usiamo anche, quelli che crediamo solo di aver capito, ma in effetti quel passaggio non è avvenuto, non li usiamo, e sovente non li ripetiamo nemmeno a pappagallo.
      questo fatto, avere compreso realmente poche nozioni, è la porta che sbarra la curiosità, costringe l'individuo ad autodefinirsi incapace di comprendere e costrincerlo a "credere" in modo acritico e fideistico a quanto vorrebbe invece aspirare perchè gli appare buono, adatto a lui, conveniente.
      provare a spiegare, nel loro povero linguaggio a queste persone, qualche concetto facilmente verificabile, può esser la chiave per permettere loro di "crescere" ed acquisire il gusto di ragionare ed apprendere in modo autonomo.
      la maggior parte degli "idioti" non lo sono per carenze fisiche, ma per carenze educative, ed in tal caso può capitare loro, nell'arco della loro vita, di cambiare, e diventare stranamente intelligenti.

    1. martiusmarcus 1 febbraio 2011

      il problema grosso di paolorossi dettobarnard è che sbaglia terapia, o ha sbagliato psichiatra: adesso è palese che è uscito - o sta uscendo - dalla fase maniacale (quella in cui lui soltanto sapeva la Soluzione del Problema!) e sta entrando in una depressione agitata, nella quale più che la strizzatina d'occhio del ve-la-do-io-la-dritta! prevale uno stato depressivo in cui si sente come l'unico umano sopravvissuto agli invasori ultracorpi (L'invasione degli ultracorpi). Se solo trovasse una giustamiscela fra regolatori del tono dell'umore (litio, perché no?) e antidepressivi, forse potrebbe ritornare in mezzo agli altri esseri umani in buona salute mentale... I quali, se il soggetto scendesse dal pulpito da cui gioca a fare la vox-clamans-in-deserto, forse sarebbero pure ben lieti di accogliere una così bella e creativa penna di autore di fiction fra di loro. Conclusione: caro paolorossi, dammi retta: se la smetti di salvare il mondo, forse il mondo può ancora salvare te!

    1. caracara 1 febbraio 2011

      Oggi dicono che, faccio l'incazzato e..
      potrei risolvere con la meditazione..
      o con la preghiera..
      o condividendo su Web frasi-citazioni-video..
      bla..bla..

      oppure è meglio, con..
      L'AGIRE SU ME STESSO e,
      sulle MIE SCELTE DI VITA !?

      Ammiro da sempre la rabbia di Paolo e il suo impegno, e condivido molto con lui.
      Su questa rabbia ci sto lavorando, e cerco di trasformare me stesso in un umano che possa aiutare per mezzo dell'amore, l'ascolto, l'accoglienza, l'accettazione, la comprensione, il perdono, ogni individuo che soffre e si sente impotente davanti alla propria rabbia.
      ..IL PRIMO DA PERDONARE, SONO IO !

      Dopo aver letto l'articolo..
      Che dire.. l'ennesimo scritto di Paolo Barnard, dove mi sembra di rivedere me, tempo fa.. nella voglia di mostrare agli altri, i fatti o le "Verità".. e che è giunta l'ora agire psicologicamente, per non restare immobili.
      Io adesso invece, propongo di MOLLARE TUTTO per ritrovare gli affetti, l'amore, il senso della vita e delle relazioni con l'universo. Non so se Paolo è arrivato alla mia stessa conclusione; ossia, che gli altri non stanno aspettando lui o me, ricchi di informazioni e denunce, per decidere di re-agire, ma stanno semplicemente aspettando di essere completamente NELLA MERDA, che per me è come dire VIVERE o MORIRE. Solo la paura di morire fa correre ai ripari.
      Beh !!.. solo allora.. gli altri, si renderanno conto, e decideranno di VIVERE, e quindi SCEGLIERE per la propria vita. Quello che io posso fare e forse anche Paolo potrebbe rifletterci su, è che io, intanto penso a salvare me stesso.. con il mio risveglio completo, nella consapevolezza che sono POTENTE e niente o nessuno mi potrà impedire di essere felice e creare il nuovo mondo.. da ADESSO, e con L'ESEMPIO !!

      Ecco la ragione per cui io, in questo sito TempoDiVivere.it [www.tempodivivere.it], cercherò di dare rare informazioni-esteriori (politica-economia, fatti vergognosi, denunce ECO, etc..), ma darò moltissima enfasi alla decisione di METTERE IN DISCUSSIONE SE STESSI e RIPROGRAMMARSI nell'ascolto delle PROPRIE EMOZIONI, rifuggendo da quelle che sembrano essere le nostre sicurezze e zone di confort.
      Non c'è da creare re-Azione, ma AZIONE CON L'ESEMPIO.

      antonio

    1. amensa 1 febbraio 2011

      caro tres1219 ti posso anche dire che , come ho scritto sovente, sono d'accordo su molte delle cose che scrive Barnard, ma non sono d'accordo ne sul metodo ne su alcune nozioni basilari, che ha assunto senza adeguato approfondimento.
      ti faccio una metafora.
      se io ti descrivessi un bellissimo e armonico sistema solare, nel quale potremmo godere tutti di molta più energia e nessuno degli inconvenienti dell'attuale, ch eprevede un sole cubico per poter funzionare, ne resteresti egualmente affascinato ?
      cosa contesto a Barnard, sapendo di aver posto le basi su concetti errati, è di non affrontare unaa discussione, di non affrontare domande ch eabbastanza facilmente potrebbero mostrare gli errori logici da lui commessi.
      se leggi abbastanza , troverai sul forum un 3d, in 3° o 4° pagina ormai in cui mi davo disponibile a rispondere a domande. ha avuto 900 e più accessi, ho dato una cinquantina di risposte e si sviluppa su due pagine, ma non ho lasciato alcuna domanda inevasa o senza risposta.
      ed ho avuto la soddisfazione di avere almeno un paio di persone chehanno dimostrato di capire gli errori in cui erano caduti.
      se lui su 500 contatti, non è riuscito a convincere nessuno, dovrebbe capire che la responsabilità è sua, o che sta proponendo qualcosa di non confrontabile con la realtà di tutti i giorni, o comunque non trova ne le parole adatte ne gli argomenti adatti.
      ci sono due modi di affrontare il pubblico
      il mio è : fammi delle domande e io vedrò di risponderti, dimmi cosa non capisci e vedrò di illustrartelo non in uno ma dieci modi diversi finchè troverò il modo di fartelo capire.
      quello di Barnard è :
      io so, io ho capito chi è il vostro nemico, seguitemi e vi farò felici, e quando qualcuno gli chiede "come ?" allora si immerge nei grandi sistemi, nelle parole e nei concetti astrusi, sicuro che non verrà seguito.
      è il metodo del pifferaio magico, adatto a farsi seguire non da chi vuole capire, ma da chi è disposto a credere.
      io non cerco un seguito, non cerco una folla adorante, cerco solo persone curiose, che siano disposte a ragionare con la loro testa, e non a credere ciecamente a cosa ha scritto Caio o Sempronio.
      le bibblioteche sono piene di libri di professori e premi nobel ch ehanno saputo solo spiegare il passato, ma ch ehanno miseramente fallito quando hanno cercato di prevedere il futuro.
      ti pare che delle basi economiche ch enon riescano a prevedere il futuro, siano accettabili ?
      a me no! e questo è quanto cerco di far comprendere, come prima cosa, a chi mi pone domande.

    1. epound 1 febbraio 2011

      Cioa Barnard, due consigli:

      lascia perdere gli psicofarmaci, sono sofisticate armi del Sistema per renderci zombie.

      ricorda che "il diavolo fa le pentole ma non i coperchi".

    1. martiusmarcus 1 febbraio 2011

      Brava!

    1. castigo 1 febbraio 2011

      Nolisbona :

      Il signoraggio come lo spiegano in molti e' sbagliato...continuano a ripetere le banche centrali creano denaro dal nulla!

      il meccanismo della riserva frazionaria, questo sconosciuto.....

      Sotto sotto molti di loro vogliono il ritorno delle restrizioni delle riserve auree.

      e lo volesse il cielo!!!!!

      uno stato o una banca centrale con la stampante accesa giorno e notte sono quel che ha creato la situazione attuale......

      Tu non hai capito come funziona la moneta moderna...non vuole essere un offesa.

      evidentemente funziona MALE, figliuolo, MOLTO MALE.....

      comunque non ti preoccupare, capirai tutto quando lo stato tenterà di rinnovare i suoi 385 miliardi di € di debito in scadenza quest'anno e nessuno glieli comprerà......

      vedrai come lo capirai bene quando ti piazzeranno tra capo e culo una bella patrimoniale sul conto corrente, per sanare quel debito che qualche post più sopra osannavi come la panacea per tutti i nostri mali :-D

    1. Longoni 1 febbraio 2011

      "....io non ce l’ho fatta neppure a farmi dare un cellulare a rate." Questa frase avrebbe dovuto farti pensare Barnard! Per comprare un cellulare, possono bastare 20-30€. Intendo un cellulare come quello che uso io, adatto a fare e ricevere telefonate ed inviare e ricevere sms. Non mi vergogno e conosco tante persone che condividono, per scelta e non per necessità, la mia scelta. Se aveva bisogno delle rate, deduco che voleva comprare uno di quelli subdolamente chiamati "intelligenti". A questo punto avrai capito il mio ragionamento; perché! A quante persone, di quelle che giornalmente usano i "smartphones" questi aggeggi gli sono "assolutamente" necessari? E quanti altri costosi giocatoli tecnologici o non possiedono, senza i quali non potrebbero continuare la loro esistenza? E come si sono fatti convincere di tutto ciò?

    1. castigo 1 febbraio 2011

      Nolisbona:

      Rossa di primavera il debito pubblico se e' sovrano non rappresenta nessuna zavorra, anzi e' l'unico modo per creare ricchezza e piena occupazione

      le teorie monetaristiche keinesiane ci hanno portato allo sfascio attuale, e non solo come stato italiano, ma come pianeta terra.

      voler insistere e considerarle la cura per i guasti che hanno creato è da folli disinformati..... o da collusi con chi ci sta fottendo.

      tu a quale categoria appartieni??

      ma Ci hanno fatto credere che lo stato può al massimo solo distribuire la ricchezza...niente di più falso.

      lo stato deve limitarsi a pochi compiti, e pure ben precisi.

      ogni sua ingerenza nell'economia si risolve unicamente in clientelismi e favoritismi ora verso una parte ora verso l'altra, a seconda di chi siede sulle poltrone del governo, ed a pagare il conto restano sempre i soliti noti.

    1. lunicoelasuaproprieta 1 febbraio 2011

      La pratica che si può portare a qualsiasi amico, conoscente, collega, senza entrare precisamente nel merito di argomentazioni "intellettual chic" è quella di provare a pensare in modo iconoclasta, di chiedersi il perchè anche della scemenza più banale ma soprattutto di non avere PAURA

    1. tres1219 1 febbraio 2011

      Se vogliamo parlare in termini numerici su questa élite "Intellettual chic", considera che gli articoli in prima pagina quando va bene vengono letti meno di 4.000 volte, credo che non siano neanche letture uniche (correggetemi se sbaglio), cosicchè saranno qualche centinaio di persone a leggere gli articoli, in totale ci sono poco più di 5.500 utenti registrati e anche qui non tutti rappresentano persone diverse.


      In termini collettivi Barnard e CDC non servono a una mazza, a livello individuale invece possono aiutare molto, a volte anche solo a non considerarsi l'unico matto del paesino sperduto tra le montagne.

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