CITALOPRAM

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Aggiornamento Il Più Grande Crimine 9


DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info


CI voleva una sosta alle tre del mattino in un Fini grill lungo un’autostrada
italiana. Nevica, ho fame, non c’è anima viva. Ed è qui, sotto al neon di
questo banale luogo, che capisco quello che finora non mi era arrivato, che
capisco quanto abbia vinto il Vero Potere, e quanto finita sia l’era
plurisecolare dei popoli protagonisti del loro destino. Spiacente, le notizie
sono pessime, ma quanto segue è fondamentale per un solo motivo: vivere e
morire sapendo cosa accade. Almeno quello.

Ci sono due dipendenti dietro al banco, lui non è di queste parti, lo si vede lontano un miglio, ma è italiano. Lei, sempre italiana, è una copia un po’ sottolivello di Julia Roberts, ma accidenti che somiglianza. Mangia una burrella mentre pulisce un forno, io ordino un panino alla cotoletta di pollo. La musica è orribile, una specie di techno plasticata made in China, eppure devo a quei suoni dementi l’innesco della mia conversazione coi due. “Ma non diventate scemi con sta colonna sonora?” Lui: “Gli tirerei una bomba”, e ride. “E spegnerla?” incalzo, mentre con lo stesso fiato gli ricordo che il panino me lo deve scaldare bene, giusto quanto basta a non mangiare un pane caldo e una cotoletta gelida. Lui “La musica, la mettono su in ufficio, e non abbiamo le chiavi… un’altra gentilezza per noi in sto bel lavoro”.

Flash back di 200 anni. In Europa furoreggiavano le idee di Thomas Robert Malthus, un economista che si occupò di teoria del valore del lavoro (prima di Marx). Pensava, questo gentleman, che la soluzione per i problemi dei lavoratori di allora, una massa di schiavi poco sopra l’animalità nella sussistenza, era di decimarli di fame, malattie, stenti vari, per compassione. Non scherzo. Egli aveva formulato una teoria (del tutto fantasiosa) secondo la quale la crescita della popolazione era geometrica, mentre quella dei beni alimentari era aritmetica, per cui non ci sarebbe mai stato da mangiare a sufficienza per garantire benessere a tutti. Allora che fare? Bè, disse Malthus, se la plebe viene accudita con sanità, igiene, abitazioni decenti e salari minimi essa figlierà di più, crescerà di numero a fronte di beni alimentari insufficienti e farà la fame ancor peggio. Per cui compassione vuole, declamò l’economista, che rimangano come stanno e si auto riducano decimandosi nella miseria e nella malattia, soffriranno di meno. Voilà. Non è uno sketch noir di Aldo Giovanni e Giacomo, non accadeva sotto Attila l’Unno. E’ tutto vero e lo possiamo datare solo due vite consecutive di due centenari fa, in piena Europa civilizzata, non in Mongolia sotto un re pazzoide. Ma quei lavoratori ce l’hanno fatta, cioè in quelle condizioni inimmaginabili e con un Potere incomparabilmente soverchiante che trovava plausibile simili idee, seppero ribaltare la propria storia, in un’epica di coraggio che nessuno scrittore potrà mai rendere su carta. Attenzione, oggi un operaio di Pomigliano che decidesse di imitare quegli eroi di 200 anni fa rischierebbe il licenziamento, un sacco di problemi economici pesanti, anche disperazione per la ricerca di un altro lavoro, chiuso nel suo appartamentino, forse con un aiuto dalla famiglia o forse no, la sera al bar depresso giustamente. Il suo omologo ai tempi di Malthus sapeva che il pegno per la ribellione al Potere era di essere pestato dai gendarmi fino a spaccargli femori, clavicole e cranio, e se sopravviveva crepava poi in una cella fetida, il corpo spariva in una fossa di calce viva, sua moglie e i suoi bambini rimanevano nei tuguri fra i maiali e i cani a morire di fame, lei non avrebbe superato i trent’anni fra tubercolosi e setticemie, i bimbi sarebbero o morti di freddo una notte, oppure dovevano essere venduti a una compagnia mineraria a lavorare. Fine della ribellione dell’operaio. Questo gli sarebbe toccato, a lui e ai suoi pari, cioè pene atroci lungo la breve strada delle perdita della loro vita che si trascinava dietro, sempre fra pene incalcolabili, quella di chiunque essi amassero di più. Ma non si fermarono. Ho scritto ciò affinché nessuno osi argomentare l’usuale cretinata secondo cui quegli uomini e quelle donne seppero agire contro il Potere perché “non avevano nulla da perdere”, ovvero la pietosa scappatoia retorica di chi non ha le palle per vedere che razza di patetici vigliacchi siamo diventati 200 anni dopo quegli esempi eccezionali. Patetici vigliacchi incapaci di pagare alcun prezzo per il cambiamento.

Il panino è rovente, colpa mia. Mi parte una curiosità. Di questi tempi in cui mi occupo del piano settantennale di deflazione degli stipendi voluto dal Vero Potere, cosa guadagna un tizio che lavora in un Fini grill? Glielo chiedo. Dapprima i due esitano presi in contropiede dalla domanda, e tergiversano con battute scontate. Allora li aggiro ai fianchi e riparto con le ore di lavoro: part time? Full time? Determinato o indeterminato? Salta fuori che lei è part, lui è full con 40 ore, entrambi determinato. “Insomma, dai, siete contenti per la paga?”. Li ho scaldati quanto basta e mi dicono no, secco. “Ma siete sopra o sotto i mille?” Lui mi guarda e io scruto la risposta negli occhi, forse mi dice una buona cifra, non ha la faccia di uno che becca mille miseri euro al mese: “Meno di mille, a conti fatti”. Rinculo. Eh? Lei: “Sai cosa vuol dire? Macché fare un mutuo, io non ce l’ho fatta neppure a farmi dare un cellulare a rate”. A lui in realtà danno qualche spicciolo più dei mille, ma il rimborso di benzina e autostrada è una miseria forfettaria, e così finisce che in tasca gli arrivano i due zeri e non i tre. Ok, penso, sono elementi perfetti, ora gli racconto tutto. Questo è un test importantissimo per me, e lo è perché sarà il cinquecentesimo che faccio di questo tipo, e vediamo se andrà come gli altri. Io, il comunicatore attivista, sono qui di fronte all’Italia, perché questa è l’Italia vera, e ora io sono il giornalista che sperimenta live come trasmettere il disvelamento del Potere a due sue vittime, ovvero come esso li ha aggirati, annichiliti e fottuti. Non c’è Facebook di mezzo, non ci sono i blogghettari di mezzo, non godo qui dell’esenzione stracomoda di chi affida le sue illuminate parole a un popolo fantasma di lettori che non avrà mai di fronte. Non sono al dibattito col pubblico dei sessanta cittadini – cioè il drappello dello 0,1% degli italiani di Repubblica, il Manifesto, Comedonchisciotte, David Icke e bla bla. Ok, questi sono l’Italia vera. Parto, anche se sto panino mi sta ustionando.

Prima cosa che gli dico è che mi occupo di economia, la seconda è che i loro guai vengono da lontano, che c’è un motivo preciso per cui sono a meno di mille al mese, che quella risicata paga non è affatto una necessità economica giustificata dalla crisi. Julia Roberts fa subito la donna media, e questo mi dispiace tantissimo. Cioè, con la faccia inconfondibile del ‘io di politica non capisco niente’ si stacca dalla conversazione e va a fare altro con in mano una scatola di Pocketcoffee da sistemare. Lui invece mi segue. Continuo, ora gli devo spiegare come accade che il circolo vizioso del wage deflation, produca investment deflation, che causa disoccupazione, che causa il fenomeno marxiano della reserve army of the unemployed, che scatena altra wage deflation, che porta a una competizione al ribasso dei salari e che porta dritto al loro stipendio, il tutto nel disegno neomercantile e neoagrario che il Vero Potere ha imposto agli Stati, senza parlare della folle parabola del asset price inflation che ha soffocato l’economia produttiva a favore del pension fund capitalism, con l’aggravante della perdita della sovranità monetaria, cioè il disastro dell’euro, coi suoi responsabili occulti sparsi fra Trilaterale e Bilderberg, cioè ancora il fatto che oggi lo Stato non può assolutamente più spendere a deficit per rimediare ai sopraccitati disastri creando net financial assets che aiuterebbero proprio quelli come lui, ecc. ecc. Ok. Tutto questo astruso costrutto è assolutamente necessario spiegare, al fine di dargli gli strumenti per capire chi e cosa veramente lo sta fottendo, perché se non conosce chi è il vero nemico del suo reddito e come si muove non potrà mai cambiare nulla.

So bene che non posso fare tutto ciò nel tempo di un panino già a metà, ma so che devo almeno iniziare a trasmettere il primo mattone, o forse il secondo, per aprirgli la prima consapevolezza da cui poi partire. Lo farò in parole veramente chiare, esempi chiarissimi che ho in mente da mesi, ok, ora lo faccio. Pronti, via.

Paolo Barnard, bla bla bla…. Lui “Eh, sì, l’Europa, sì, ma cosa fa lo Stato per me eh? Eh?”. P.B., no, guarda aspetta, lo Stato qui non c’entra più nulla, bla bla bla… Lui: “E Craxi? Eh? Quanto mi ha rubato a me Craxi? Perché tu dici del debito, ma l’ha fatto Craxi il debito pubblico, e se quei soldi li davano a noi per lavorare…” (questo è vittima di Travaglio, ecco i danni che fa quell’ignorante, nda). P. B., Craxi non c’entra, e Tangentopoli ha sottratto al massimo l’1% del PIL di allora, bla bla bla… Lui: “Ma senti un po’, tu sai cosa si prende lo Stato per il mio stipendio? Si prende altrettanto, cioè io prendo mille e lui si prende mille di tasse. Allora, se invece si prendesse 500 e il resto lo desse a me…” P.B., giusto, ma oggi abbiamo l’euro e le tasse non le possono più calare, sai perché? Perché Tremonti l’euro lo deve prendere in prestito dai privati bla bla bla… E lui di seguito con la storia di cosa spendono per le auto blu, per la Casta, e se torniamo alla lira poi c’è l’inflazione, e guarda l’America che ha moneta sovrana ma sta a pezzi, ma poi sono le banche che ci mangiano sopra… Io: sì, in parte è vero, però, no quello no, aspetta ti ho appena detto quella cosa lì, ripeto, capisco che ti hanno sempre detto così e cosà, ma bla bla bla… bla bla bla… e giù esempi, esempini, due più due, tre più tre, fino alla resa, perché lui mi sta seguendo sempre di meno, e non siamo neppure arrivati ad acquisire il primo concetto, che era che il governo oggi non c’entra più nulla col suo stipendio. Neppure questo è passato. Infatti il volenteroso uomo che ha accettato di ascoltarmi, sicuramente più che intellettivamente sveglio, mi sdogana con un bel “tanto era così con mio padre, ci rubavano in tasca, ed è così oggi con me, non cambia niente, va là…”. Gli dico: “Senti, ti va di leggere un paio di cose con calma per capire meglio?”. Ripete: “Non cambia niente, va là…”. Sipario.

Esco, nevica. E mi si apre il cielo, un cielo nero. Le altre 499 volte sono finite tutte così. Cioè sono finite con la persona che mi fa capire con assoluta chiarezza che l’ammontare delle cose da sapere per capire, dunque per agire sulla causa, è troppo, è troppo specialistico. Non ha tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. NON PUO’. Punto. E sono mesi che ricevo email da tutta l’Italia scritte da ragazzi o lavoratori che mi dicono sempre la medesima cosa: “Ci proviamo a spiegare, ma li perdiamo per la strada… ci sbadigliano in faccia… ci danno del matto… insultano Berlusconi”.

Sono in auto, mi chiamo Paolo Barnard, nel settembre del 1989 sognai che il mio mestiere poteva cambiare le cose, e che io sarei stato uno di quelli che lo avrebbe permesso, io, parte del drappello degli attivisti per Un Mondo Migliore. Quello che ho fatto in 22 anni, cioè la quantità di iniziative, non è neppure raccontabile, per il semplice motivo che me ne ricordo un terzo, sono troppe. A metà percorso compresi che il Potere non stava dove tutti credono che stia. Ok, avrei diretto i cittadini al posto giusto. Poco dopo compresi cosa il Potere aveva fatto ai cittadini contemporanei, li aveva tutti paralizzati, veri zombie ambulanti incapaci, primi nella storia dell’umanità, di agire per cambiare il loro tempo. Ok, avrei trovato l’antidoto. Stanotte, nel parcheggio di questo Fini grill sotto la neve bagnata, con il parabrezza che piange lacrime di acqua a rivoli grossi come un dito sullo sfondo di un cielo nero stellato solo dalle luci dei piloni, capisco cosa veramente ci ha battuti e perché io sono del tutto inutile: le cose da sapere per cambiare veramente la nostra storia sono troppe, troppo specialistiche, e la gente non ha il tempo, non ha l’energia, non ha l’abitudine mentale, non può farcela a comprendere. Ma se non comprende, perderà sempre, non c’è via d’uscita da questo.

Capisco che dietro al piano nascosto del Vero Potere per annientare Stati, leggi e cittadini partecipativi, e che credevo fosse il muro contro cui finiva il suo cunicolo di intrighi, vi è un’altra idea. Cioè esiste in realtà un altro muro, che forma un’intercapedine nascosta entro la quale vive quell’idea, e non me n’ero reso conto. Ora la vedo, e mi stordisce talmente che non avvio neppure il motore dell’auto nonostante il gelo. Seguo solo le lacrime d’acqua sul parabrezza.

Mi torna alla mente la frase di Giuliano Amato, quando al Centro per la Riforma Europea di Londra, il 12 luglio del 2007, commentò il Trattato di Lisbona, che è quella Carta-Colpo di Stato che ha sottratto la democrazia a milioni di europei senza che nessuno ne sapesse nulla. Disse il ‘Dottor Sottile’: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “. Ecco, questa è l’idea custodita in quella intercapedine, il fondo del male. Significa che il Vero Potere ha lavorato per rendere impossibile alla quasi totalità degli esseri umani capire come fa ciò che fa, perché il Potere sa che se non lo capiamo non potremo mai agire per combatterlo. Ovvero: a noi arrivano le conseguenze strazianti del suo volere – l’erosione dei diritti, la massificazione della povertà, la sottrazione totale della nostra autodeterminazione sul lavoro, nella salute, sul nostro destino entro la breve vita che abbiamo – ma ci ha reso di fatto impossibile comprendere da dove ci arrivano quei mali facendoli scaturire da percorsi talmente intricati da essere sia inspiegabili che incomprensibili al 99% di noi. “Fu deciso che il documento fosse illeggibile… “, cioè non l’avrebbero compreso i politici, tanto meno i cittadini, e chiunque si fosse arrangiato per spiegarlo sarebbe stato accolto con incredulità, noia, irritazione, o come un folle, da parte di persone per le quali è tutto troppo specialistico e non possono farcela a comprendere. Punto. Come i due dipendenti del Fini grill che ho alle spalle ora.

Ma state capendo la portata di questo? Sapete cosa significa in pratica? Significa che anche se mai venisse quell’immaginario giorno in cui milioni di esseri umani – precedentemente intontiti come zombie che vagano nell’Esistenza Commerciale e nella Cultura della Visibilità massmediatica – si svegliassero e in numeri sempre maggiori tornassero a partecipare, a reclamare, a saper pagare i prezzi della rivoluzione… anche mai accadesse una tale immaginaria cosa, tutto sarebbe comunque vano, non scalfirebbe in modo significativo il Vero Potere, perché tutta quella massa umana attiva marcerebbe contro gli obiettivi sbagliati, non avendo mai potuto comprendere da quali intricati meandri proviene il loro male. In un esempio immediato: anche se l’uomo cui ho appena parlato al Fini grill si trasformasse magicamente in un attivista senza paura e decidesse domattina di scagliarsi anima e corpo a reclamare un salario decente, finirebbe a stremarsi contro l’insignificante governo, contro l’impotente Tremonti, o contro le fandonie sulle tasse, sul debito dello Stato, o magari per ottenere l’inutile bolla di sapone del federalismo fiscale. Passerebbe anni a dare la sua vita per nulla. Il Vero Potere, indisturbato, rimarrebbe saldo al comando.

Il Vero Potere ha colpito ogni aspetto della nostra vita, ma non lo ha fatto con una manovra semplice, diretta, visibile, tale cioè da poter essere capita da quasi tutti e combattuta. Lo ha fatto costruendo meccanismi immensamente complicati, scatole cinesi impossibili da seguire, piazzandoci davanti agli occhi responsabili fasulli come fossero fantasmi di borotalco, e nascondendo la vera origine dei mali dietro a labirinti che quasi nessuno fra i cittadini è in grado di percorrere – cioè di capire o di spiegare agli altri – per arrivare a colpire quella origine.

Il bracciante europeo contemporaneo di Malthus, o quelli della rivoluzione industriale ottocentesca, i nostri contadini dei latifondi meridionali che sono giunti fino all’incomparabile dipinto che ne ha fatto Ignazio Silone, tutti questi miserabili dei secoli scorsi, avevano di certo immensi svantaggi rispetto a noi, e li ho descritti prima. Ma un vantaggio avevano, ed era d’importanza capitale: l’origine dei loro mali era elementare da comprendere, era alla luce del sole e composta di strutture semplici, tanto esse erano arroganti e sicure della propria invincibilità. Per chi sputava i polmoni sotto ciminiere infernali e a tavola trovava una polenta scondita con attorno cinque faccine luride e affamate; per chi lavorava i campi con metodi cavernicoli e un giorno al mese doveva aspettare fuori dalla porta del padrone al freddo fino al momento in cui egli si degnava di aprirgli per strappare dalle sue mani ogni singolo profitto del suo lavoro; per l’uomo che doveva mordersi l’anima e prestare la moglie alle luride richieste del prete del villaggio perché se quel porco non lo certificava come buon cristiano i padroni non l’avrebbero mai assunto… per tutti questi era chiaro chi fosse il Vero Potere, come agiva e i percorsi per strappargli le rivendicazioni; chiaro come un buco al centro del sole. Bastava alzare lo sguardo, non ci si sbagliava. C’era un obiettivo – smettere di morire da schiavi; un nemico – il padrone, il latifondista, il prete; c’era un unico scontro frontale sulle ali delle idee della giustizia sociale, anch’esse semplici come il pane. Così poterono arrivare ai gangli del loro male, e cambiare la loro storia. Il Vero Potere ha imparato quella lezione. Eccome che l’ha imparata.

Se prima, per renderti schiavo e senza diritti, gli occorreva un titolo d’autorità, un capitale, i gendarmi, e poco altro, oggi per arrivare a sostanzialmente lo stesso risultato (in rapporto alla modernità ovviamente) si sono inventati percorsi che assomigliano al districarsi fra i 178.243 cavi del collisore di particelle di Ginevra. Ma con la diabolica abilità di farci apparire come fonte del male le stesse semplici strutture di una volta: il governo, i padroni, la polizia, e poco altro. E siamo all’epilogo.

Vorrei accendere il motore della mia auto, veramente vorrei non aver pensato. Fra un’ora sarò a casa, davanti al mio pc, io, uno del gruppo di quelli che voleva Un Mondo Migliore. E adesso? Tu che vivi l’alienazione di questo sistema, tu per cui ho scritto dall’agosto del 2010 Il Più Grande Crimine con questi nove aggiornamenti, tu che sei di quelli della vera Italia del lavoro a rotoli, della sanità opzionale, delle scuole nel burrone… a te cosa dico adesso? Posso forse dirti che con una pinza, un cacciavite e ‘olio di gomito’ potremo cambiare i circuiti dei megaprocessori di Ginevra che ci controllano? Non posso, è impossibile. Dovrei fermarti una sera al ritorno dal tuo lavoro al Fini grill e condurti attraverso le settemila pagine dei manuali informatici necessari a capire e a combattere quella macchina infernale. Tu, stremato dai panini, dalla musica techno di plastica, e dalla sfiducia, mi manderesti a quel paese. E come te i milioni di altri. Eppure senza quello studio non si ferma neppure una lucina di un led in quel mostro di cavi e circuiti.

Hanno vinto loro, lo dico con immensa serietà. Quella intercapedine, quella idea… che incredibili bestie che sono stati. Li ammiro da un certo punto di vista, la perfezione del male suscita ammirazione per la sua immacolata forma senza errori.

Sarò ancora davanti a questo pc a scrivere altri aggiornamenti sul Più Grande Crimine, per due motivi: primo, perché l’ho visto e una volta visto non posso staccarmene. Secondo, perché devo lottare contro la depressione, e il Citalopram non lo prenderò mai più. Non funziona.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=206

1.02.2011

Commenti (304)

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Nascondi area commenti 20 caricati
    1. Longoni 1 febbraio 2011

      Hai ragione. Barnard come tanti, non riesce a guardare la Svizzera.

    1. tres1219 1 febbraio 2011

      Parlo per me.


      Anche io mi trovo spesso a far "test" come nell'esempio dell'autogrill, ti assicuro che non è propaganda, non voglio convincere nessuno, ma anzi mi serve per rendermi conto a che livello siamo arrivati e per difendermi meglio.


      Molti credono che voglio convincerli, ma non è così, infatti mentre io discuto di concetti e li studio per capire l'efficienza del potere sulle capre, loro mi attaccano sul piano personale! :P

    1. wld 1 febbraio 2011

      Bravo Ottavino, ottima e sintetica analisi. Ho letto tutti i commenti, come sempre c'è chi lo contesta (sempre in forma intellettuale) e chi invece condivide. Credo che nessuno (nelle sue asserzioni) abbia torto o ragione, tutto vero e tutto il contrario di tutto. Sono un padre e anche nonno che ha un figlio in Germania e non sempre quello che viene detto è oro, come tanti genitori faccio da welfare per sopperire alle carenze economiche della prole. Che dire? ComeDonChisciotte, rimane solo una piccola finestra di una élite "Intellettual chic" che non ha nulla a che vedere con la piazza, che usa parole astruse albionesi e difficilmente possono arrivare a chi veramente soffre in un mondo ormai globalizzato alla deriva. Una cosa vera va detta il trattato di Lisbona è stata la pietra tombale di tutte le Nazioni Europee...

    1. tres1219 1 febbraio 2011

      Premetto siamo OT, però rispondo ugualmente.

      Non fare depistaggio e confusione, la frase:
      -“Io ho sempre detto che la versione ufficiale fa acqua da tutte le parti, solo un mentecatto vi crede ciecamente.”

      ha un significato ben diverso dal tuo:

      - Non ti sei discostato dalla cosiddetta versione ufficiale palesemente falsa, bensì la appoggi incondizionatamente.


      Che uno non indaghi può essere indice di molti fattori, primo tra tutti non avere i mezzi necessari per poter scrive un qualcosa di diverso da mere ipotesi.


      Riguardo all'11/9 gli svegli non hanno bisogno di nessuna moviola, per gli altri neanche se Bush in persona dichiarasse: "Si sono stato io!", basterà per non dare la colpa a qualche fondamentalista.


      Va da se che se non c'è un indagine seria (e non ci sarà mai) le varie ipotesi, stop-motion & co. nel 2011 non servono a far cambiare opinione a nessuno, quindi perchè essere l'ennesimo che perde tempo tra photoshop e simili per nulla ?

    1. daveross 1 febbraio 2011

      Una mia proposta a Barnard.



      In uno scritto facevi vedere come quello che tu chiami Il Potere (ma che io chiamerei I Poteri) ha agito tramite frasi brevi ad effetto slogan.



      Quello che volevi fare tu all'autogrill è propaganda Paolo! E' la componente necessaria di ogni divulgazione di un pensiero politico.



      Ma che agli operai di fine 800 i politici dicevano: "Guarda che 'wage deflation, produca investment deflation, che causa disoccupazione, che causa il fenomeno marxiano della reserve army of the unemployed, che scatena altra wage deflation, che porta a una competizione al ribasso dei salari e che porta dritto al loro stipendio'?.



      Non penso. Comunicavano con slogan propagandistici. Tipo 'Tu non conosci il tuo nemico, ma lui conosce te'. 'Se fai una vita difficile è perché quattro gatti stanno mangiando alle nostre spalle e sono questi questi e questi'. Punto niente se niente ma.


      Tra l'altro ora I Poteri utilizzano la PNL a iosa... quindi quanto moralmente ingiustificato sarebbe utilizzare propaganda?

    1. tres1219 1 febbraio 2011

      Non sono molto d'accordo, alcuni concetti richiedono inesorabilmente migliaia di ore spese in ragionamenti, ipotesi, indagini, prove ecc... la mancanza di tale processo non può essere colmata dalle parole.


      A dire ad esempio "consuma il meno possibile!" ai più apparirà una richiesta insensata e magari ti diranno: "ma che sei scemo? Mi stò lamentando dei miei mille euro perchè non arrivo a fare la vacanza, a comperare la macchina, l'LCD, ecc... e tu mi viene a dire di consumare meno? Aho, io mi incazzo perchè voglio consumare di più!"


      Se non ci credi fai delle prove, parla, chiedi e vedrai che le sterili proteste nascono solo per la voglia di un maggiore potere d'acquisto; il consumismo non è solo una pratica, stiamo attenti, è una mentalità che si scardina solo con il pensiero e di conseguenza migliaia di ore di ragionamenti!

    1. lunicoelasuaproprieta 1 febbraio 2011

      Se il capitalismo si è affermato con l'urbanizzazione, il capitalismo si sfalda con la deurbanizzazione

    1. Faulken 1 febbraio 2011

      errata : bello non "berlo"

    1. Faulken 1 febbraio 2011

      Quello che manca alla tua tesi e dove forse potresti trovare la risposta ad alcuni tuoi interrogativi e contraddizioni è il pensiero e l'azione di Simone Weil. Sarebbe berlo poterne parlare di persona.

    1. daveross 1 febbraio 2011

      Ma l'esempio svizzero è un unicum in tutto il mondo! Sono un paradiso fiscale con le loro banche e sono uno stato neutrale secondo le relazione diplmatiche e il diritto internazionale. Facile così fare i Keynesiani e fare un sacco di soldi...

      Tra l'altro sono 2 gatti. Quindi sono facili da governare...

    1. ottavino 1 febbraio 2011

      Il motivo per cui non vieni capito, Barnard, è che si tratta di argomenti esclivamente intellettuali. E la tua sintesi dovrebbe fornire una pratica. Ad esempio, se tu gli dicevi al tipo dell'Autogrill "Consuma il meno possibile!!", magari capiva. E' la tua pretesa di voler rimanere in un ambito intellettuale che è un errore.

    1. zara 1 febbraio 2011

      Ecco cosa scrive ( ottobre 2008 ) a proposito di Barnard , Massimo Mazzucco, titolare del sito "Luogocomune". Sito sul quale Barnard intervenne un paio di anni fa, sulla questione "11 settembre"
      Mazzucco:" Oggi esiste una serie di fatti accertati che portano necessariamente a concludere che l’undici settembre sia stato un autoattentato. Non sappiamo ancora in quale precisa misura, nè con la partecipazione specifica di chi, ma oggi sappiamo – e possiamo ampiamente dimostrare – che la versione ufficiale sia plateamente falsa, in molteplici occasioni.

      Messo di fronte a queste prove concrete, Barnard non ha nemmeno provato a confutarle, e si è limitato a dire: “Io ho sempre detto che la versione ufficiale fa acqua da tutte le parti, solo un mentecatto vi crede ciecamente.”

      In alte parole, Barnard vorrebbe dire che quelle non sono prove, ma solo indizi, e con questa comoda scusa evita di partecipare al coro mondiale che chiede giustizia rispetto a quei fatti criminali.

      Dopodichè si è defilato dicendo: “Ora: al lavoro, con meno enfasi, ma con la giusta meta di scoprire cosa veramente accadde l'11/9.”

      Noi il nostro lavoro lo abbiamo fatto, Barnard, per cinque anni, con tanta umiltà e senza enfasi. Il tuo dov’è?

      I nostri lavori si chiamano Loose Change, Inganno Globale, Painful Questions, Confronting the Evidence, Il Nuovo Secolo Americano, e mille altri. I tuoi come si chiamano?

      Dove sono le tue “indagini scomode” che osano disturbare i potenti, a punto da volerti escluso dalla professione tout court? Dove sono gli “smoking guns” che dici di saper trovare, quando non riesci nemmeno a riconoscere che l’intero Building 7 è uno smoking gun – letteralmente – grosso come una casa?

      Oppure, se proprio vuoi sostenere la versione ufficiale, dove sono i tuoi lavori che smontano analiticamente, punto per punto, tutto quanto contenuto nei nostri?

      La cosa curiosa è che la posizione di Barnard sull’undici settembre è molto simile a quella del “divo“ Travaglio che lui tanto vorrebbe criticare. Anche Travaglio, alla domanda “perchè non ti occupi mai dell’undici settembre?”, rispose qualcosa come “non sono quelli i veri problemi, l’undici settembre è una stupidaggine, rispetto ai veri problemi”. Poi però passa il suo tempo a parlare di Berlusconi, personaggio che probabilmente non esisterebbe nemmeno – almeno non nelle attuali dimensioni - se non ci fossero stati gli attentati di quel giorno"..

    1. tres1219 1 febbraio 2011

      Spesso si parte dal presupposto che il potente ha lo stesso concetto territoriale della plebaia (me compreso), invece, se prima al "reuccio" c'era la nave ad attenderlo ora c'è un aereo; quando le cose si mettono male, loro cambiano territorio e lasciano la plebaia far i conti con se stessi e con le condizioni che si sono generate.


      Quindi in un modo o nell'altro ne escono sempre puliti e lindi, o almeno fin quanto la gente crederà che il lavoro è un diritto e supplicherà il potente per poter lavorare! :P


      Pochi si rendono conto che il potente è il cardine per far funzionare questo sistema, in caso contrario, invece di andar nelle piazze a elemosinare la schiavitù la gente andrebbe nelle campagne a scardinare l'idea della proprietà privata e a coltivarsi il cibo invece di richiedere il mezzo per procurarselo!

    1. lunicoelasuaproprieta 1 febbraio 2011

      lascia più commenti per favore ;)

    1. tres1219 1 febbraio 2011

      Anche qui subentrano desideri e necessità diverse, io sono del tutto immune da qualsiasi angheria di qualsiasi padrone, ho lavorato (su me stesso) molto per questo e non c'è niente tra le difficoltà pratiche che ora tutti ostentano che mi preoccupano o mi infastidiscono.


      Mi infastidisce invece la onnipresenza dello stupido in quanto tale e soffro di una socialità ridotta per via della rarità del pensatore.


      Potrei avercela con il "padrone" che lavora per il rincoglionimento generale, potrei pensare che senza i padroni più persone avrebbero una visuale più reale, ma poi ricordo la mia esperienza e mi rendo conto che mentre ai miei compagni di vita il padrone ha sortito effetto, su di me no, quindi deduco che il padrone centra relativamente.


      Riguardo alla domanda: che il popolo si autodistrugga in parte, si, ma che si distruggano anche le tecnologie e le strutture per riformare il popolo no! :P

    1. Nolisbona 1 febbraio 2011

      Zara Barnard non appoggia affatto la versione ufficiale, ha detto semplicemente che servirebbe un inchiesta seria ovvero che avere la possibilità di leggere i documenti ufficiali.I CRIMINALI scrivono sempre tutto nero su bianco.
      Ciao Andrea

    1. mikaela 1 febbraio 2011

      caterinazanivan scrive:

      " La gente per riuscire ad agire deve essere incoraggia, deve ritrovare la stima in se stessa, deve sentirsi dotata di volonta' e capace di usarla. Con le tue parole, invece, non fai che apparire e sentire quella stessa gente come incapace e impossibilitata a migliorarsi. sarebbe certo meglio un tuo scrivere per fare capire quanto ognuno sia importante e possa sempre partecipare attivamente apportando anche solo un piccolo contributo "

      Ecco parte della risposta di Paolo Barnard alla mia prima breve e significativa e-mail dove gli dicevo che non sapevo scrivere e per esporre le mie idee che collimavano con le sue copiavo e incollavo i suoi scritti.

      .
      Metteti al centro,
      sentiti importante come chiunqe altro,
      sentiti portatrice di idee centrali,
      perché sono le tue,
      e le tue idee sono la sintesi della tua verità,
      le uniche cui devi fare affidamento.
      Vai e fai,
      partendo da te,
      in mia compagnia se vuoi,
      ma con te al centro.
      Tuo B.

      Io l'ho fatto e se scrivo che Travajo e' inutile e urta solo la mia sensibilita', riesco a dirlo solo grazie a Paolo Barnard.
      Sarebbe quasi ora che caterinazanivan la smetta di ripetere la solita frasetta anche se poi condivide tutto e stima.

      Che legga piu' attentamente quello che Barnard scrive.

      schiaccia qui-E gli umili erediteranno... - [www.paolobarnard.info]

    1. Morire 1 febbraio 2011

      Caro Paolo, approvo tutto ciò che dici però, una cosa ti chiedo per il tratto a venire. Quando incontrerai il 501esimo uomo a cui proporre il tuo sondaggio puoi, al termine del tuo discorso (che avrà portato ad aria fritta come nei precedenti 500), chiedergli quali sono i suoi rapporti con il giuoco del calcio? Ad esempio, quanto spende, in tempo e denaro per tale "distrazione", in termini di partite payxwiew, Skai vari, tv 50" e così via e, soprattutto, se ti risponderà che è l'unica cosa positiva che gli è rimasta nella sua vita, che gli permette di distrarsi dalle difficoltà della sua attuale permanenza sulla faccia della terra.

    1. zara 1 febbraio 2011

      Ok Barnard! Questo tuo articolo, assieme all'ultimo - la questione dell'operaio Fiat minacciato nei suoi diritti fondamentali)- postato qui su CDC sono di una forza dirompente, assolutamente unici quanto a coraggio e consapevolezza di fare una informazione vera e controcorrente.
      Ma c'è un problema!
      Non riesco a convincermi della tua sincerità. E sai perchè? perchè tu hai preso partito di coloro che hanno prodotto l'11 settembre. Non ti sei discostato dalla cosiddetta veersione uffuciale" palesemente falsa, bensì la appoggi incondizionatamente.
      Questo, per me, è il tuo mistero.

    1. tres1219 1 febbraio 2011

      Amensa io qui scrivo poco e leggo molto, trovo interessanti molti tuoi scritti, ma su una cosa difficilmente ci intenderemo: mentre tu credi che bastano le parole per esprimersi, io credo che esse sono insufficienti a spiegare una logica o una visuale come quella di Barnard, da sole non bastano, per comprendere a fondo ciò che trasmette nei suoi scritti il lettore deve aver fatto un percorso personale davvero arduo e non alla portata di chiunque.


      Così per alcuni lettori ciò che lui scrive appare di una limpidezza disarmante, per altri risulteranno solo deliri di un pazzo.

      Non pretendendo di far capire a fondo alcuni concetti, io penso che a lui non frega niente di comunicare ad alti numeri, ma solo parlare con i pochi che hanno gli occhi aperti.

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