Riceviamo ed in piena solidarietà, pubblichiamo dai colleghi della redazione di Inchiostronero.it
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«CHI HA PAURA DELL'INCHIOSTRO NERO?»
Cronaca di un attacco e anatomia di un dubbio
Riccardo Alberto Quattrini, inchiostronero.it
Chi provava a entrare trovava una porta chiusa. Gli articoli erano ancora lì, insieme alle immagini, all'archivio costruito negli anni, alle parole affidate a una memoria che siamo abituati a considerare quasi immateriale. Ma sullo schermo compariva un avvertimento tutt'altro che rassicurante:
«La connessione non è privata».

Inchiostronero era stato hackerato.
È cominciata così una bonifica che ha richiesto tempo, controlli e il ripristino dei dati. Ora quella porta si è riaperta. Il sito è nuovamente raggiungibile e queste righe sono, in qualche modo, anche il segnale del suo ritorno.
Rimane però una domanda.
Perché attaccare Inchiostronero?
La risposta più semplice è anche quella che impone maggiore prudenza: potrebbe essere stato uno dei moltissimi attacchi che ogni giorno attraversano la rete alla ricerca di siti vulnerabili. Automatismi, criminalità informatica, vandalismo digitale. Non tutto ciò che accade possiede necessariamente un mandante, e sarebbe troppo comodo costruirne uno soltanto perché renderebbe più affascinante la storia.
Ma esiste anche un'altra possibilità.
Inchiostronero non vende prodotti, non gestisce patrimoni finanziari e non custodisce segreti industriali. Pubblica idee. E le idee che pubblica hanno una caratteristica abbastanza evidente per chi ci legge da tempo: non considerano una versione dei fatti vera semplicemente perché è quella dominante.
Su queste pagine abbiamo parlato di guerre, geopolitica, potere, società, storia, filosofia, religione e informazione. Abbiamo contestato ciò che ci sembrava necessario contestare e chiamato le cose con il nome che ritenevamo avessero, anche quando quel nome non coincideva con quello scelto dal racconto prevalente.
Può dare fastidio?
Sì, può.
Che questo sia il motivo dell'attacco, invece, è un'altra cosa. Una possibilità non è una prova e Inchiostronero non intende trasformare un sospetto in una certezza.
Non è successo soltanto a noi
C'è però una coincidenza che merita almeno di essere raccontata.
Poche settimane prima anche ComeDonChisciotte, realtà dell'informazione indipendente con la quale collaboriamo, era stato vittima di un attacco informatico. Il sito era rimasto bloccato per quattordici giorni prima di tornare pienamente operativo.
Due attacchi ravvicinati contro due siti che condividono una forte vocazione critica non dimostrano che esista alcun collegamento. Affermarlo senza prove significherebbe precisamente fare ciò che spesso rimproveriamo all'informazione che critichiamo: decidere prima la conclusione e cercare dopo gli argomenti per sostenerla.
Ma ignorare completamente la domanda sarebbe altrettanto comodo.
Il problema, del resto, è ben noto a chi opera nell’informazione indipendente. Quando una voce mette sistematicamente in discussione il racconto dominante, la possibilità che finisca nel mirino proprio perché «dà fastidio» non può essere esclusa. Non è, naturalmente, la prova dell’origine di un attacco, né sarebbe corretto presentarla come tale. Ma è un’ipotesi sufficiente perché la domanda non possa essere liquidata con troppa facilità.
Il problema, del resto, supera Inchiostronero e ComeDonChisciotte. Organizzazioni internazionali che si occupano di libertà di stampa hanno documentato attacchi informatici contro giornali, media indipendenti e organizzazioni di giornalisti in diverse parti del mondo. Le motivazioni possono essere economiche, criminali, politiche o ideologiche. In alcuni casi l'obiettivo non è rubare qualcosa, ma semplicemente impedire a qualcuno di comunicare.
Ed è qui che il digitale mostra una delle sue contraddizioni.
Ci avevano abituati a pensare Internet come il luogo nel quale nulla scompare davvero. Una memoria potenzialmente infinita, capace di conservare parole, immagini e documenti oltre la fragilità della carta. Poi basta che qualcuno chiuda una porta elettronica e scopriamo improvvisamente quanto quella memoria sia vulnerabile.
Una biblioteca può avere ancora tutti i suoi libri sugli scaffali. Ma se nessuno può aprirne la porta, per il lettore quei libri hanno smesso di esistere.
Quello che sappiamo
Sappiamo che Inchiostronero è stato attaccato e che è stato necessario bonificarlo.
Sappiamo che poco tempo prima qualcosa di analogo è accaduto a ComeDonChisciotte.
Sappiamo anche che esistono attacchi informatici utilizzati per ostacolare o rendere irraggiungibili mezzi d'informazione.
Non sappiamo chi abbia colpito Inchiostronero.
Non sappiamo se sia stato scelto oppure semplicemente trovato.
E non sappiamo se ciò che pubblichiamo abbia avuto qualche rapporto con ciò che è accaduto.
Per questo il titolo di queste righe termina idealmente con un punto interrogativo.
Chi ha paura dell'inchiostro nero?
Forse nessuno. Forse qualcuno. Per il momento non abbiamo elementi sufficienti per rispondere.
Possiamo però fare una cosa molto più semplice.
La porta è stata riaperta. Gli articoli sono tornati al loro posto. I lettori possono nuovamente entrare.
E Inchiostronero ricomincia esattamente da dove qualcuno, intenzionalmente o meno, lo aveva interrotto.
Pubblicando.
Riccardo Alberto Quattrini Scrittore, saggista e autore del blog culturale Inchiostronero
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