CHI E' IL VERO COMICO ?

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Italian actor Roberto Begnini poses for photograph silvio berlusconi fa le corna GELATO RENZI

DI ROSANNA SPADINI

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Quando il dramma di un popolo si consuma e si compie, spesso accade che la tragedia si volga in comicità, come diceva un’arguta battuta di Ennio Flaiano: “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. Torna alla mente Mussolini che scappava con la Petacci, travestito da tedesco e con “l’oro di Dongo” nella borsa, scena tragica e comica insieme.

Stavolta il riferimento riguarda una vicenda che pesa meno, il semplice debutto su rai tre del programma “Ballarò”, condotto per la prima volta da Massimo Giannini, che apre la nuova stagione televisiva autunnale, di un’Italia sull’orlo di una crisi di nervi, e perfino anche di un possibile commissariamento da parte della Troika.

Massimo Giannini, glassato e rauco, espressione dell’informazione mainstream firmata Repubblica, inaugura il programma con tono mansueto e patetico, tipico dei nostri migliori maggiordomi al servizio del potere, rivolgendo elogi di cerimonia alla Rai, a Floris, ma dichiarando con forza la propria autonomia e indipendenza di giornalista, e il proprio impegno alla ricerca della “verità”, rivolto ai soli veri azionisti di riferimento, cioè ai cittadini, gli unici che hanno il diritto di sapere e conoscere nell’essenza i fatti accaduti (lui dice), perché quando non c’è verità la democrazia ne soffre, e dato che il “Secolo breve” si è portato via le ideologie, ma per fortuna è rimasto il buon giornalismo, onesto e indipendente (cioè il suo), le prospettive non potranno che migliorare (il migliore dei mondi possibili).

È lui il comico migliore? Forse sì. ma forse anche Prodi, anche stavolta immobile come un semaforo (da una famosa gag di Corrado Guzzanti) che ha partecipato all’inaugurazione del programma (come poteva mancare?), ha ricevuto una standing ovation da parte del pubblico (naturalmente a comando), e ha cominciato a dibattere sull’Europa (era stato invitato proprio per questo), e dietro alle incalzanti, ma premeditate domande di Giannini, lui, pacioso e rubizzo rispondeva: “La crisi l’hanno provocata gli USA, colpa loro, poi loro ne sono usciti (ah sì?) e noi siamo rimasti impantanati nel guado, perché siamo divisi, però l’Europa potrebbe essere il continente più dinamico, ma ha paura del futuro, dovrebbe avere una leadership unica, forte e autorevole, invece si manifestano violente tendenze indipendentiste (come mai?), la Scozia, la Catalogna, e d’altro canto non si può uscire dall’euro, perché sarebbe un trauma economico insostenibile, perché saremmo completamente travolti dalla Cina.”

Nel frattempo è arrivato un altro comico, Roberto Benigni, a dare un’accelerata al “fogno europeo”: “Saluto Romano Prodi e i suoi 101 ospiti in studio...” “Sono un grandissimo fan di Ballarò , da quando lo conduce Giannini non ho perso una puntata”, “gli 80 euro rimangono, anche se non c’è stipendio, Renzi le promesse le mantiene”, e anche: “Il Pd è l’unica vera opposizione a Renzi”. “Fa cose incredibili (…) uno che è riuscito a far vincere il PD è capace di tutto"

“Berlusconi? I suoi consensi sono calati un pochettino. Lo sappiamo che dopo un ventennio succede... Il patto del Nazareno? Quando lo fecero molti a sinistra storsero il naso. Ma come?, uno di destra che va nella sede del più importante partito di sinistra... e infatti poi arrivò Berlusconi”. “Bisogna dare fiducia a Renzi, sta facendo cose incredibili, il piano dei mille giorni, vorrebbe fare una riforma al mese.” Poi qualche riferimento inevitabile al malaffare politico dell’Emilia Romagna (ma anche al Mose e all’Expo): “...bisogna stare attenti a tutta questa criminalità al nord, perché c’è il rischio che scenda al sud” (la tv serve appunto a rigenerare le fibre del sistema politico traviato e putrefatto, un po’ come lavare i panni nella “centrifuga dell’informazione” con messaggi subliminali depistanti).

Il Pd? “Il Pd esiste, è l’unico partito che riesce a fare opposizione a Renzi...”. “C’è un futuro meraviglioso da costruire insieme. Ognuno facendo la sua parte. Ricordatevi del futuro, è questa la frase con cui saluto gli italiani”. “L’Italia del 2020? La vedo come un paese felice, dove la gente lavora. Un paese pulito e rispettoso della natura.... E questa è la Svizzera. L’Italia, invece, la vedo ancora meglio. Se noi italiani riprendiamo la nostra natura, quella imprevedibile e generosa siamo, imbattibili. Se costruiamo qualcosa insieme, siamo capaci di “subire” tutte le regole dell’Europa e del governo (un’esortazione all’autoflagellazione?)”.

“Però anche le banche sono in crisi, anche la Bce, la gente poi è molto inquieta, meglio così che troppo addormentati, finché sono inquieti si può stare tranquilli, dovremmo dare tutto in mano a Draghi, che è il mio preferito, è l’italiano più estroso, è il più italiano dei tedeschi, il destino ce l’ha nel nome (infatti nome omen, rettiliano e squalo di nascita), grazie a lui il costo del denaro è sotto zero, uno prende 100 euro e ne restituisce 50, è un Supermario come Balotelli, io sono stato da sempre europeista, ancora prima di Carlo Magno, certo l’euro è una moneta senza stato, ma dobbiamo sforzarci di costruirgli uno stato intorno, perché in Europa ci sono 28 paesi che la pensano diversamente, quindi se uno cede un po’ di sovranità è un sogno, l’Europa ci dà la pace nel mondo, dobbiamo “rassegnarci” a diventare mondo” (sic! sic! e poi ancora sic!).

Ma come, proprio Roberto Benigni che ha titolato anni fa un suo programma “La Costituzione più bella del mondo”, incita gli italiani a tradire quella Carta? Gli italiani dovrebbero obbedire cecamente ai diktat di Bruxelles e Francoforte senza ribellarsi ad un organismo sovranazionale che per sua natura è antidemocratico, cupola di potere delle lobbies finanziarie globali, che impongono i loro trattati capestro ai popoli europei, per saccheggiare il loro benessere? I prossimi saranno Ttip (tutela giuridica delle multinazionali) , Erf (totale abdicazione delle residue sovranità nazionali), dopo Maastricht e Lisbona. Gli italiani dovrebbero cedere tutta la loro sovranità politica, dopo aver già ceduto quella monetaria ed economica, secondo quanto ha detto l’altro comico italiano, Mario Draghi? Confondersi in quel magma viscido e untuoso del potere transnazionale, affidandosi completamente alla gestione amministrativa antidemocratica e rapace dell’UE?

Infatti il venerabile “Gran Maestro dell’Ordine di Templari” Mario Draghi, il 7 agosto scorso lancia un proclama dall’Iperuranio: “Per i Paesi Eurozona è il momento di cedere sovranità all’Europa”. Il presidente della Bce ammonisce poi Renzi e Padoan: "Gli investitori stranieri sono scoraggiati da assenza di interventi risolutivi nella Penisola. I Paesi che li hanno fatti hanno registrato dei miglioramenti e l’occupazione è aumentata. Non per tutto ci vuole tanto tempo". Il premier: "Sono d'accordo. Dobbiamo rimettere in ordine l'Italia."

Ma il Venerabile Gran Maestro non sa che la nostra Costituzione è assolutamente incompatibile con il Liberismo dei Chicago Boys? Non sa che il nostro modello costituzionale è stato tradito completamente su due presupposti fondamentali, nella sua parte economica e nella sua potenzialità sovrana, e che noi non siamo più un paese sovrano, che non vede solo limitata la propria sovranità, ma l’ha proprio ceduta.

Non sa che l’art.1 definisce la Repubblica “fondata” sul lavoro, o forse la pensa come il ministro Fornero del governo Monti, che sosteneva che il lavoro non era nemmeno un diritto? Il Venerabile Gran Maestro non sa che la nostra Costituzione sposa un modello necessariamente keynesiano che impone allo stato il deficit al fine di ottenere la piena occupazione, che è l’unico obiettivo del Paese? E ancora non conosce l’art. 3 “L’ordinamento costituzionale considera compito fondamentale della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. Non sa che il modello costituzionale non è comunista (orrore, orrore), ma un modello dove il libero mercato è pacificamente riconosciuto, ma deve necessariamente soccombere di fronte all’interesse pubblico, quindi la Carta assegna la prevalenza alla necessità di salvare i cittadini, che dovrebbero essere sovrani (art.1), Infatti l’obiettivo del Paese non dovrebbe essere il libero mercato, ma è la difesa della piena sovranità dei cittadini.

Quindi quando Draghi chiede di cedere cessioni di sovranità compie un illecito legale, infatti la Costituzione prevede che la sovranità possa essere “limitata”, non “ceduta”, e la collaborazione con altre nazioni è subordinata ad un preciso “vincolo di scopo”, cioè ai fini della tutela della pace e della giustizia. Invece in Europa l’introduzione del vincolo fisso e delle rigide norme dei trattati hanno indotto spudorate politiche devastanti del tessuto sociale e produttivo dei Paesi del Sud e stanno compromettendo la giustizia e la pace all’interno dell’Eurozona.

Insomma la lista dei tragi/comici italiani è piuttosto lunga, ma per non annoiarvi ulteriormente vi nominerò l’ultimo esemplare della serie: Maurizio Landini. “Il segretario della Fiom ha intrecciato da diverso tempo un rapporto più che cordiale con il presidente del Consiglio, trovando un punto di intesa nella comune sfida all’establishment politico, economico e sindacale tradizionale. La “strana coppia” Renzi-Landini sembra però sul punto di scoppiare sul tema più delicato, ovvero la riforma del lavoro annunciata ieri dal presidente del Consiglio nella sua informativa davanti al Parlamento sul “programma dei 1000 giorni”.

Landini dunque sembra svegliarsi di fronte all’attentato all’articolo18, ma l’attentato al mondo del lavoro, alla produttività delle aziende italiane, ai rapporti indeterminati di lavoro, alla sicurezza del posto di lavoro, alla tenuta del potere d’acquisto dei salari è già avvenuto da tempo, semplicemente con l’introduzione dell’euro, perché secondo una legge chiave delle politiche monetarie: “Se non svaluti la moneta devi svalutare per forza i salari”. E in un sistema di cambio fisso, in cui la Bce si preoccupa di controllare solo l’inflazione (bassa per la Germania che fa protezionismo, poco più alta per noi) la moneta non può essere svalutata. Dov’era Landini quando è stato introdotto l’euro? Durante questi lunghi anni di crisi non gli è mai venuto in mente di leggersi un testo di economia keynesiana? Se vuole glielo posso consigliare. Dunque il segretario della Fiom, il sindacato più “agguerrito” nella difesa dei posti di lavoro e del diritto al lavoro, non ha capito che la moneta unica è stata l’arma di distruzione di massa introdotta ad arte dagli squali della finanza, per saccheggiare il benessere dei lavoratori italiani? Alla faccia della lucidità mentale! Speriamo che sia solo “distrazione” e non anche interesse parassita sulla pelle dei lavoratori!

Infine per non piangere un aforisma comico.

Si chiamava Libertà. Un giorno scese per strada e prese a interrogare la gente che incontrava. Le risposte che ebbe furono di questo genere: «Fatevi i fatti vostri. – Non te ne incaricare. – Impicciati per te. – Lascia perdere. – Chi te lo fa fare? – Te l'ha ordinato il medico? – Ti pagano per questo? – Sei stanca di campare? – Ti puzza di vivere? – Attacca l'asino dove vuole il padrone. – Non fare la stupida. – Non ti mettere nei guai. – Gli stracci vanno per aria. – Passata la festa gabbato il santo. – L'oro non si macchia. – Sta' coi frati e zappa l'orto». Libertà disse: «Questa gente è molto saggia, non ha bisogno di me». Infatti cominciò a uscire meno e un giorno annunciò che se ne andava. Ai giornalisti che l'assediavano per conoscere i motivi della sua decisione rispose in modo alquanto enigmatico. Disse sorridendo: «La libertà va tenuta in continua riparazione» (Ennio Flaiano)

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org 18.09.2014

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Commenti (77)

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    1. Rosanna 21 settembre 2014

      Ecco allora perchè non ci siamo capiti subito, perchè tu hai una visione storico ideologica della borghesia , io invece ne ho una visione storico letteraria, per me infatti la borghesia è quella che nasce nel medioevo all'interno dei Comuni dell'Alta Italia e che si afferma anche in letteratura con le novelle del Boccaccio la poesia del Dolce stil novo e purtroppo anche le lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini.

      La borghesia è quella classe laboriosa colta e molto attiva che diventa Terzo Stato rivoluzionario con la rivoluzione francese, per difendere per la prima volta i propri diritti contro le altre due classi dominanti e parassitarie, il clero e la nobiltà.
      Oggi la borghesia è stratificata in mille contesti e sta per essere socialmente demolita dalla classe finanziaria dei banksters , dalla cupola della finanza internazionale e delle multinazionali.
    1. Rosanna 21 settembre 2014

      Avevo già scritto un lungo pistolotto di risposta, poi siccome sono al cellulare tutto è saltato e ho perso il testo , comunque ti rispondo quando torno a casa stasera.

    1. Laertino 21 settembre 2014

      I massoni direi di lasciarli perdere, meno del tre per cento delle élite economiche mondiali, appartengono alle logge massoniche dei vari riti.

      Sul termine "borghesia", devo dirti che mi piace usarlo perché ha una componente analitica in più: la storia.
      Il capitale, e la sua espressione transustanziata (il capitalismo), hanno capacità mimetica con la realtà che esso stesso produce. Appare sempre con un volto nuovo, moderno, salvifico; ma rimane sempre, in ultima analisi, quello che era agli esordi: un sistema di produzione e riproduzione del capitale. Costi quel che costi (per inciso, una frase prediletta da Renzi la "sola").
      Ovvero, al capitalista (padrone), non interessa il valore d'uso di quello che produce, ma solo il valore di scambio. Quello è vissuto in esclusiva relazione subordinata con questo.
      Il termine "Borghesia" comprende anche questo, quella storia che non dobbiamo mai dimenticare, al di là di tutte le trasformazioni camaleontiche.
      Non ci sono solo il Gruppo Bilderber, la Commissione Trilateral, Anpen Institute; ma anche i Riva, i De Benedetti e gli Agnelli.
      "Borghesia" comprende loro e anche quella cultura e quella visione del mondo che ne cementifica il potere.
    1. GiovanniMayer 21 settembre 2014

      Ok, ho seguito il tuo consiglio.

    1. GiovanniMayer 21 settembre 2014

      I mercati finsnziari ovviamente è meglio di no, ma intanto occorrerebbe assolutamente il ripristino di leggi, come il glass steagall act, che separino le ban he commerciali (meglio se pubbliche o vincolate all'interesse pubblico) da quelle finanziario-speculative.

    1. GiovanniMayer 21 settembre 2014

      Come ha detto ĺ'amica Rosanna, c'è la distinzione tra alta borghesia e piccola borghesia, che penso possa coincidere col ceto medio. Il nemico è l'alta borghesia e la missione più difficile è farlo comprendere alla piccola borghesia - o ceto medio, o maggioranza del popolo - indifferente (in senso gramsciano).

      Faccio mia la definizione che il grande Victor Hugo dà della borghesia (evidentemente quella "piccola"):
      La borghesia è semplicemente la parte accontentata del popolo, il borghese è l'uomo che, ora, ha il tempo di sedersi. Ma una sedia non è una casta.
      Cito anche l'ex presidente francese Chirac verso la fine del suo ultimo mandato. Frase pronunciata in un contesto ecologico, ma molto sibillina. Frase che calza a pennello se rapportata all'oggi:
      “Questa è l’ora della rivoluzione. La rivoluzione delle coscienze. La rivoluzione dell’economia. La rivoluzione della politica.”
      Merita spazio anche questa citazione dell'amico Georgios:
      "Dobbiamo forse rivedere la concezione che molti di noi hanno sui soggetti politici in gioco? Perché di lotta di classe e' indubbio che si tratti. Ma tra chi? Tra capitale e proletariato o tra un'alleanza interclassista di quasi tutto il popolo contro gli aspiranti eredi della classe dei nobili del tempo feudale?
      Rispondere a questa domanda e' più facile di quanto si creda. Basta che ognuno di noi scenda nel suo piccolo quotidiano e si interroghi su quale tipo di scontro rappresenta e difende più efficientemente i suoi interessi. Il suo lavoro, la sua famiglia, i suoi figli, la sua casa. Che sono poi i suoi interessi di classe".
      E già che siamo nelle citazioni, cito ancora Hugo, da "I miserabili" (di cui mi permetto di consigliare la lettura, o ri-lettura, perché molto illuminante su questi temi, oltre ad essere un gran romanzo):
      Combattiamo dunque. Combattiamo, ma distinguiamo; è proprio del vero non esser mai eccessivo. Che bisogno ha di esagerare? V'è quel che bisogna distruggere e v'è quel che bisogna semplicemente rischiarare e guardare. Quale forza, l'esame benevolo e ponderato! Non mettiamo la fiamma dove la luce basta.
      Ok, le squadre ci sono. Allora divulgazione. Ma divulgazione di che cosa? Di decine di proposte senza un'idea precisa e compatibile con la realtà, senza un preciso programma politico-economico, differenziate talvolta solo da virgole, che accenderebbero le rivalità dei proponenti (spesso causate dalle solite virgole) prima ancora di avere qualche effetto sul "popolo"?
      Quello che occorre, prima di tutto è un'idea. Un'idea di sistema ben definita, corredata da un preciso programma politico, economico e di politica estera (leggo ultimamente riguardo ai BRICS o alla Razvitie...interessante). Un partito che unisca tutto l'antagonismo e larghe fette di piccola borghesia. Un partito vero.
      Poi tutto il resto.
      È dura. Ma l'alternativa, oltre allo status quo, è un qualsiasi cambiamento, rivoluzionario o meno, violento o meno, strumentalizzato da una qualche fazione del potere. Come quasi tutte le rivoluzioni della storia, a parte quella americana (compiuta e vinta dai padri fondatori del sistema attuale) e quelle durate solo qualche decennio, magari sotto embargo (come Cuba, destinata a cedere dopo Fidel).
    1. Rosanna 21 settembre 2014

      Perfetto, d'accordissimo con quanto hai detto, allora non ti sembra "orribilmente generico" definire il presente regime come "la volontà di potenza della borghesia"?

      Concordate con me dunque che anche il termine borghesia è molto ampio e comprende varie categorie sociali, tra le quali molte sono risultate proprio vittime sacrificali del regime plutocratico massonico ora dominante.

      Io parlerei di alta borghesia industriale/finanziaria/ massonica, ben rappresentata dal Gruppo Bilderberg, Commissione Trilateral, Anpen Institute ...

    1. Georgios 21 settembre 2014

      E' un piacere dialogare con delle persone intellettualmente oneste.

    1. Laertino 21 settembre 2014

      Hai ragione, non avevo capito.

    1. Laertino 21 settembre 2014

      Sono d'accordo con Georgios, le classi sociali non sono stereotipi, ma analitiche categorie interpretative.

      Mentre non mo definizioni come "ceto medio" o "plutocrazia" (o, peggio ancora demoplutocraziegiudaicomassoniche), perché non sono definitorie, ma ognuno ci mette dentro chi vuole.
      Ceto medio è poi orribilmente vago.
      Le categorie non decadono per anzianità, ma perché non sono più ottimali come strumento di analisi.
      L'uso della categoria "borghesia" è duplice: definisce la posizione dei gruppi sociali rispetto alla divisione del lavoro e alla proprietà dei mezzi di produzione; esprime l'insieme dei valori e dei comportamenti che sono dominanti in una società capitalistica.
      Negli ultimi anni abbiamo assistito a un, sia pure lento, processo di proletarizzazione della piccola e media borghesia. Ciò per un costante e notevole spostamento della ricchezza verso l'alta e altissima borghesia (industriali, manager e grandi azionisti), facendole diventare una classe di voraci e instancabili "prenditori".
      Un fenomeno, del resto, non solo tipico dell'Italia.
      I dipendenti, privati o pubblici, appartengono alle classi lavoratrici; i liberi professionisti, commercianti ecc., sono sulla via della progressiva proletarizzazione.
    1. Georgios 21 settembre 2014

      Tu non hai capito un'acca.

      La risposta alle due domande e' che in pratica le morti di questi due eventi colossali per la storia dell'umanità sono state minime. Per la prima praticamente le morti di Bastiglia (in molti casi innocenti ma che gli eventi storici possono "comprendere"), per la seconda qualche guardia messa a difesa del palazzo d'inverno, in un certo senso innocenti anche loro ma che non superarono le dita di una mano.

    1. Laertino 21 settembre 2014

      Quanti morti avrebbe fatto l'ancien regime senza la rivoluzione, e quanti morti avrebbe fatto la Russia zarista?

      Basta con questi giudizi storici scritti con la penna di un becchino.
    1. Georgios 21 settembre 2014

      Le classi sociali non sono degli stereotipi che si tramandano immutati nei secoli. Questi sono concetti da missionari.

      La classe dominante oggi e' una plutocrazia internazionale, lo indica non solo la realtà quotidiana ma anche le statistiche.

      Per cui o la smettiamo con le definizioni del passato e schiacciamo la testa al serpente ognuno in casa propria oppure andiamo a finire in uno scenario che oggi e' meglio descritto osservando il continente africano, specie le sue parti centrali.

    1. Georgios 21 settembre 2014

      Stiamo parlando di storia:

      The 3 September 1843 Revolution ( Greek [en.wikipedia.org]: Επανάσταση της 3ης Σεπτεμβρίου 1843, NS [en.wikipedia.org] 13 September), was an uprising by the Greek Army [en.wikipedia.org] in Athens, supported by large sections of the people, against the autocratic [en.wikipedia.org] rule of King Otto [en.wikipedia.org]. The rebels, led by veterans of the Greek War of Independence [en.wikipedia.org], demanded the granting of a constitution and the departure of the Bavarian [en.wikipedia.org] officials that dominated the government. The revolution succeeded, ushering the period of constitutional monarchy in Greece.

      http://en.wikipedia.org/wiki/3_September_1843_Revolution

      Per più dettagli sarebbe utile poter leggere qui

      http://el.wikipedia.org/wiki/%CE%95%CF%80%CE%B1%CE%BD%CE%AC%CF%83%CF%84%CE%B1%CF%83%CE%B7_%CF%84%CE%B7%CF%82_3%CE%B7%CF%82_%CE%A3%CE%B5%CF%80%CF%84%CE%B5%CE%BC%CE%B2%CF%81%CE%AF%CE%BF%CF%85

      siccome però e' in greco penso sia un po' difficile.

      E' stata una rivoluzione e non un colpo di stato. Non ci stavano delle "truppe tedesche" in Grecia allora anche perché, all'epoca, non esisteva ancora uno stato tedesco. C'erano dei dignitari di corte bavaresi che occupavano i punti chiave dell'amministrazione dello stato e succhiavano il sangue del popolo. Quelli sono stati cacciati.

      Stesso discorso sulla seguente frase

      "il Partito Comunista, costretto dalla politica
      agressiva degli inglesi e dalle provocazioni della monarchia, continuò
      la sua resistenza armata
      "

      che e' del tutto antistorica e nella sua "certezza" almeno provocatoria e irritante. Se si vuole capire bisogna un po' sudare. Potrei citare un sacco di fonti storiche sul come la segreteria politica del "glorioso partito comunista greco" su ordini di Stalin abbia tradito la rivoluzione del popolo greco, ma sono tutte in greco. Una fonte in italiano però ce l'ho e si risparmia anche del sudore:

      http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=70&Itemid=47

      Mi sono scocciato di chi tenta delle letture storiche basandosi sui propri vangeli del "come le cose dovrebbero essere svolte". Non si ha un po' di rispetto nemmeno verso chi queste cose le ha cercate e studiate se non altro perché riguardano il proprio paese.

      Sarei comunque molto curioso di avere delle risposte alle seguenti due semplicissime domande:

      Quanti morti ha fatto la rivoluzione francese?

      Quanti morti ha fatto la rivoluzione d'Ottobre?

      Attenti: La Rivoluzione, non la reazione della ex classe dominante che si e' trasformata in uno scontro in seno al popolo.

      Ergo: o noi (e voi) utilizziamo gli strumenti ancora garantiti almeno sulla carta e mandiamo al diavolo queste sanguisughe che stanno dissolvendo i nostri stati nazionali con tutti i benefici che i loro statuti comportano per i propri cittadini (più o meno senza spargimento di sangue) oppure... beh.. guarda a Donbass. E allora del sangue ne verrà versato. A fiumi.

      La rivoluzione proletaria mettila per il momento in frigo. Per costruire l'internazionalismo si ha bisogno delle nazioni. Lo dice la parola.

    1. Rosanna 21 settembre 2014

      Giusto tutto quello che dici Laertino, e sai anche evocare scenari coinvolgenti, descritti con abilità comunicativa e intellettualmente valida, l'unica riflessione che mi viene da fare però è la seguente:

      la classe sociale appartenente al ceto medio, dipendenti pubblici, privati, liberi professionisti, commercianti, ecc. non appartiene alla piccola borghesia? Non ha contribuito con la propria seria professionalità alla costruzione democratica del paese? non è borghesia anch'essa?

      Dunque quando tu usi il termine "borghesia" a quale delle tante borghesie ti riferisci? forse all'establishment politico finanziario che detiene il potere, immagino.

    1. Primadellesabbie 21 settembre 2014

      "serial televisivi prodotti per umanizzare, e renderci simpatici, le strutture repressive dello Stato."


      Questa roba negli US esiste da quel dì, ed ha di tutto evidenza, in modo trasparente, lo scopo indicato da Laertino.

      Quando é apparsa da noi ne ho parlato in giro e sono stato preso per un visionario, non solo, piaceva anche!
    1. Laertino 21 settembre 2014

      La violenza è sempre strumentalizzata dal "potere", e l'esempio delle BR è illuminante.

      La violenza è indispensabile per conquistare, e mantenere saldamente, il potere. Per quale altro motivo, lo Stato si arroga il monopolio della violenza? Così come pretende di avere il monopolio della Giustizia?
      Dietro al poliziotto che spara al ragazzo in motorino, c'è una struttura basata sull'esercizio continuo della violenza, delegata alla difesa dell'ordine imperante. Come ignorare scene da paese occupato da una forza straniera, come in Vale di Susa. O plotoni di esagitati, vestiti come ninja, scatenati a massacrare donne, bambini, vecchi e lavoratori, come a Genova e a Napoli.
      Altro che "Il maresciallo Rocca", o "Distretto di Polizia": serial televisivi prodotti per umanizzare, e renderci simpatici, le strutture repressive dello Stato.
      La violenza è parte costitutiva del nostro quotidiano, l'ossatura di questa società borghese. Violenza di classe, naturalmente.
      Se questa violenza pervasiva e legalizzata, si possa sconfiggere solo con sit in, o con marce della pace (a quella tra gli stati, consegue quella sociale) è un desiderata molto diffuso, ma chissà quanto adeguato?
    1. Rosanna 20 settembre 2014

      E' vero, "la violenza ha una sua morale", quando deve liberare un popolo dal dispotismo, anche finanziario, ma la storia insegna che la violenza è stata strumentalizzata spesso dal potere, per poi screditarla agli occhi dell'opinione pubblica, oppure addirittura falsificata da false flag.

      Vedi la fine che hanno fatto le Brigate Rosse, utilizzate per demolire definitivamente la sinistra e strumentalizzate dai servizi segreti Usa.

      Quindi l'uso della violenza è molto rischioso, perché può travolgere i principi cardine da cui è partita la volontà di ribellarsi e vanificare completamente le strategie sovversive.

    1. Laertino 20 settembre 2014

      Ma di cosa stiamo parlando?

      Su Ottone di Grecia (da Wikipedia): Inizialmente Ottone si rifiutò, ma presto le truppe tedesche vennero espulse dal regno e venne intrapreso un colpo di stato. Il 3 settembre 1843 [it.wikipedia.org], la fanteria comandata dal colonnello Dimitri Kalergis [it.wikipedia.org] e dal rispettato capitano rivoluzionario Ioannis Makriyannis [it.wikipedia.org], si insediò in una piazzaforte ad Atene.
      In quanto alla Grecia dopo la 2° Guerra mondiale,il Partito Comunista, costretto dalla politica agressiva degli inglesi e dalle provocazioni della monarchia, continuò la sua resistenza armata. Alla sua sconfitta militare, seguì una repressione ferocissima, sia da parte dei monarchici che degli inglesi.
      Quando si parla della violenza, bisognerebbe farlo con molta prudenza teorica.
      Anzitutto evitare gli assolutismi, tipo la violenza è sempre un male, mentre la non violenza è sempre un bene.
      Per quanto ne sia nefando l'uso, la violenza è uno strumento, così come lo è la non violenza. Sono i rapporti di forza e le condizioni storiche, che determinano l'uso dell'uno o dell'altro strumento.
      La borghesia non cederà mai pacificamente i suoi privilegi e il suo potere; a costo di imitare Sansone.
      La violenza ha una sua morale, il problema e non rifiutarla a priori, in nome della purezza d'animo e della illibatezza comportamentale.
      Ovvero: non basta dire che il fine giustifica i mezzi, ma occorre chiedersi quali mezzi sono giustificati dal fine e, soprattutto, cosa giustifica il fine.

    1. Marshall 20 settembre 2014

      Il problema, ammesso che sia possibile riformare un sistema marcio dal suo interno con le migliori intenzioni di un candidato (non credo in questa opzione e sono dell'idea che quando il cancro è troppo esteso o taglio o morte e questo è il caso dell'Occidente tutto), supponendo però che se ci fosse qualcuno all'altezza sarebbe possibile, è che tutti i candidati appaiono essere i soliti noti. Quindi se non voti li riconfermi tanto quanto se voti perchè l'alternativa non esiste. Almeno prima ti davano la parvenza di diversità sostanziali fra l'una e l'altra parte. Oggi abbiamo sinistre guerrafondaie e turboliberiste come quella di Blair, Obama e lo stesso Renzi cosa che prima della caduta del muro sarebbe stata impensabile. Diciamo che è caduta anche la foglia di fico ora il re è veramente nudo.

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