Per il penultimo appuntamento di questa ricca stagione di CDC Incontra, abbiamo chiamato come ospite Carlo Iannello, professore associato di Diritto Costituzionale presso l'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, nonchè docente di Diritto dell'Ambiente e Biodiritto.
La motivazione principale che ci ha portato a sceglierlo come intervistato probabilmente è intuibile: il 29 novembre la Corte Costituzionale è chiamata a esprimersi sull'articolo 4 del D.L. 44 del 2021, titolato "Obblighi vaccinali per gli esercenti le professioni sanitarie e gli
operatori di interesse sanitario". Quel giorno la giustizia italiana potrebbe arrivare a un punto di svolta su questa importante questione, stabilendo finalmente se un obbligo di vaccinazione - per le professioni sanitarie - sia costituzionale o meno.
La faccenda però, secondo il Prof. Iannello è più complicata di così, e ciò soprattutto se si analizza l'ordinanza di rimessione del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Sicilia, attraverso la quale la questione è arrivata alla Consulta.
Si perchè leggendo l'ordinanza, ci spiegherà il professore, risulta che il dubbio di legittimità costituzionale riguarda unicamente le garanzie di sicurezza personali del soggetto inoculato, mentre vengono dati per scontati dalla giustizia siciliana gli effetti benefici del vaccino per la collettività. E con quale giustificazione? Non potendo affermare che il vaccino blocca il contagio, fatto oramai notorio, il Consiglio di giustizia amministrativa ha incredibilmente affermato che l'effetto benefico per la collettività sta nel diminuire l'occupazione dei posti in terapia intensiva.
Tale interpretazione del beneficio collettivo, dice Iannello, se lasciata passare sottotraccia, rischia di indirizzare anche le successive valutazioni giurisprudenziali delle norme che in futuro potranno riguardare questo tema, modificando totalmente la strada fin ora tracciata dalla giustizia italiana, che stabilisce che il beneficio collettivo equivale esclusivamente alla fine della trasmissibilità del virus, e quindi alla cd. immunità di gregge. Ciò sicuramente sarebbe una deriva preoccupante per una società democratica.
Conduce Massimo Cascone, regia e montaggio Giulio Bona.
Buona visione!
DrCaligari 23 giugno 2022
Nel seicento, secolo materialista come il nostro, il paziente per prima cosa andava purificato. Ma non con una purga, un clistere come avviene oggi. No no, la purificazione era un evento che richiedeva settimane intere: prima c'era la fase vomitoria. Bisognava pulire lo stomaco e il cavo orale. Quindi con erbe fortissime come emetici si induceva il paziente a rimettere anche l'anima per giorni e giorni. Molti ci restavano, soffocati. Chi sopravviveva passava alla fase due: settimane di potenti lassativi. Idem, qualcuno ce la faceva qualcun altro purtroppo no. A questo punto ecco finalmente la tua cura, cos'hai la psoriasi? Eccoti la fottuta pomata. Poi c'erano gli ingredienti: c'era l'idea ad esempio che il simile chiama il simile e il contrario combatte il contrario. Non mi dilungo troppo ma ad esempio il sangue di topo seccato e ridotto in polvere poteva tranquillamente essere l'ingrediente di un qualche rimedio da assumere via orale. Poi c'era il capitolo sangue umano: bere quello del cadavere di un Beato era il top (per il principio simile chiama il simile appunto), ma anche quello dei comuni mortali non si disdegnava: un po' più sfigato ma oh oggi va cosi.. Quindi liquori preparati con le salme, ossa tritate e ridotte in polvere "aspirate con una penna". Insomma la butto sul ridere ma i secoli materialisti questo sono e questo finiscono a fare. Qualche analogia col vaccino?