Capire la Cina per comprendere l'Italia

Capire la Cina per comprendere l'Italia

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

Scrivo questo articolo non tanto per spiegare quali siano, a mio avviso, le motivazioni della classe dirigente cinese, ma perché ritengo che ci siano similitudini e differenze tra il sistema Italia e quello cinese. Se si percorre la storia passata (ma solo fino a qualche decina di anni fa), si trova una "quasi fotocopia" della evoluzione dell'Italia e della Cina. Poi, le due realtà si sono differenziate per arrivare all’attuale singolare, e non molto edificante per noi, assetto.

Circa 200 anni fa il nostro paese, dopo un fiorente periodo di arte e cultura, divenne poverissimo. L'unificazione dell'Italia evidenziò il divario economico tra le varie regioni. Nuove tasse imposte per pagare i costi delle guerre misero sul lastrico molti piccoli contadini. I loro miseri poderi vennero sequestrati per insolvenza dallo Stato e venduti all'asta. Centinaia di migliaia di contadini impoveriti, specie nelle province meridionali, furono allora costretti ad abbandonare la patria e a emigrare oltreoceano. Vennero accolti da pregiudizi e sfruttati per lavori a basso contenuto, e bassissima paga. Quelli che andarono in Sudamerica ebbero molto più fortuna di quelli che emigrarono negli stati Uniti d'America: viaggiavano in bastimenti in condizioni di assoluta precarietà e, approdati nell'isola di Ellis Island nella baia di New York, dovevano passare il filtro dell'ufficio immigrazione che sottoponeva gli arrivati a scrupolose visite sanitarie, dato che si volevano evitare malattie "portate dagli italiani" in America. C'erano visite psicoattitudinali che potevano durare anche giorni. Chi non superava l'esame veniva rimandato indietro. Gli emigranti erano poi usati in lavori massacranti, nelle costruzioni di grattaceli e nelle catene di montaggio delle fabbriche. Nel secondo dopoguerra l'immigrazione verso gli Stati Uniti si ridusse, dato che si erano aperte strade verso L'Europa del nord: Francia, Germania e Belgio erano le mete prevalenti. Anche in questi paesi la vita degli emigranti era resa grama da pregiudizi e da una reputazione di inferiorità culturale e sociale. Questo anche se, come spesso accade, il nostro paese fu la culla di civiltà e sublime cultura, molto più dei paesi dove andavano gli emigranti, ricchi ma buzzurri.

La descrizione dell'Italia come paese della mafia, spaghetti e mandolino ci ha accompagnato per moltissimi anni e solo recentemente siamo riusciti (molto parzialmente) a scrollarcela da dosso. Accettare emigranti voleva (e vuole) dire acquisire in modo sfacciato e impudente mano d'opera per fare i lavori che gli "accettanti" non vogliono fare, perché ritenuti "da inferiore". Per questo, appunto, i lavoratori che fanno lavori miseri sono considerati inferiori. A loro si può tranquillamente mancare di rispetto, sono da vessare e da umiliare.

La Cina era un impero prosperoso e ricco di cultura e tradizione. Attorno al XIX secolo la situazione cominciò a indebolirsi con dissesti sociali, economia in declino e inadeguatezza politica. Le mire occidentali sulle risorse cinesi portarono nel 1838 alla prima guerra dell'oppio scatenata da Gran Bretagna per contrastare i divieti cinesi sulla lucrosa droga. La sconfitta della prima e della seconda guerra dell'oppio, dichiarata del 1856, portarono al dominio europeo in Cina. Ci furono rivolte e repressioni in un periodo che molti storici, in particolare quelli cinesi, chiamano il secolo dell'umiliazione.

Umiliazione, appunto. L'umiliazione è la principale punizione per le classi sottomesse, o meglio, schiavizzate. Le reazioni degli "schiavi" possono essere principalmente tre: la prima è di ribellione, a volte in forma malavitosa, spesso condita da un senso di vendetta o, almeno, di strisciante boicottaggio del potente. La seconda è approfittare dello stato di "schiavo": si sale la scala sociale della servitù e si arriva al rango di "maggiordomo". La terza è la voglia di non essere più essere umiliati, ribadire la propria dignità e operare, lentamente e costantemente, per il proprio riscatto e affermazione.

Se guardiamo al più recente passato vediamo un'Italia distrutta dalla seconda guerra mondiale. Vediamo gli italiani impegnati nella ricostruzione. Vediamo la rimozione di cumuli di macerie causate dai bombardamenti a tappeto dei nostri "amici" anglo-americani. Vediamo gente che lavora incessantemente, senza pensare ai diritti ma con in mente il dovere di costruire il futuro. Vediamo la fabbricazione di beni di basso contenuto tecnologico venduti a basso prezzo agli "amici" occidentali. Vediamo l'inizio di un'industria manufatturiera basata sulle capacità creative degli italiani che ha determinato un crescente valore aggiunto.

Se guardiamo al più recente passato vediamo la Cina fiaccata da conflitti interni e dall'aggressività giapponese. Vediamo la guerra civile che ebbe nella "lunga marcia" di 14 mila chilometri la sua epopea. Vediamo gente che lavora indefessamente, che produce beni di bassissimo valore aggiunto che invadono il mondo. Vediamo sempre più cose con il marchio "made in China", considerate cianfrusaglia di scarsa qualità ma sempre più presente nei negozi e nei mercati. Vediamo l'inizio di industrie di crescente valore aggiunto, in particolare nel settore elettronico e meccanico.

Questa è la fine della similitudine. Due nazioni umiliate, fondamentalmente dall'occidente, che cercano di risollevarsi dallo stato di indigenza. Cosa è successo dopo? La Cina ha continuato la strada della determinazione, guidata dalla aspirazione di non essere "mai più umiliata". I prodotti a basso costo e, a detta di molti, di bassa qualità, hanno generato ricchezza che non è stata dissipata, ma investita in conoscenza. I paesi occidentali, rammolliti dal benessere, hanno visto nella mano d'opera cinese, la possibilità di farsi fabbricare a basso costo quello che costava loro fatica. Sono state decentrate fabbriche con un contenuto tecnologico prima basso ma poi crescente, avendo cura, almeno nella loro speranza, di tenere sotto controllo il know-how e i suoi segreti, essendo protetti da brevetti. I lavoratori cinesi svolgevano, a quei tempi, lo stesso ruolo degli schiavi delle piantagioni di canna da zucchero, ma in remoto. Col tempo, l'investimento in cultura cominciò a dare i suoi frutti e, una nuova classe dirigente, selezionata e dotata di grande capacità strategica, favorì produzioni di alto valore aggiunto. Il surplus conseguente ha dato i suoi frutti. La banca mondiale ha stimato che negli ultimi 30 anni, circa 800 milioni di Cinesi sono usciti dallo stato di povertà. Il progetto Made in China sta trasformando il paese da produttore con mano d'opera a basso costo a produttore di beni di alta qualità. Il reddito pro-capite PPA (a Parità di Potere d'Acquisto) è salito nel 2012 a 17.602 US$, con un aumento di più di un fattore 100 in cinquanta anni (in Italia l'aumento è stato solo un fattore dieci). A questo punto i fannulloni dell'occidente iniziano a preoccuparsi e cominciarono a dire che la Cina è un pericolo. E il pericolo sarebbe anche che la Cina è una dittatura che non si preoccupa dei "sottomessi". Beh, come dice Paul Craig Roberts [1], e questo vale in generale per l'occidente intero "... il governo "autoritario" cinese è in realtà più attento nei confronti del suo popolo del governo "democratico eletto" americano. Inoltre, per quanto sulla carta siano incomplete le libertà civili del popolo cinese, il governo cinese non ha dichiarato di poter violare impunemente qualsiasi diritto dei cittadini cinesi. E non è la Cina che gestisce prigioni di tortura in tutto il mondo".

L'Italia è una realtà alquanto diversificata: ha diverse "anime". Quella del nord è in parte mercantile e in parte operosa. Quella del sud è in parte fantasiosa e in parte lamentosa. L'umiliazione per la stragrande maggioranza degli abitanti è l'ultima delle preoccupazioni, specie se c'è sufficienza cibaria per un accettabile benessere. “O Franza o Spagna, purché se magna”, diceva il fiorentino Francesco Guicciardini quasi cinquecento anni fa. In base a tale "filosofia" la strada intrapresa è la seconda: diventare "maggiordomo". Il ruolo del maggiordomo è di una certa rilevanza. Il cibo e la livrea non sono niente male! Ma si deve solo essere assolutamente fedele al padrone e mai contestare le sue eventuali malefatte. Il padrone può bombardare e uccidere persone innocenti. Può usare droni assassini. Può raccontare fandonie, tipo le armi di distruzione di massa, per giustificare le sue azioni illegali. Può continuare ad umiliare il maggiordomo violando, nel caso specifico, la sua integrità territoriale con proprie installazioni militari. Il padrone impone prodotti di propaganda che fanno sempre vincere i cowboy che sterminano gli schifosissimi indiani, che esaltano il coraggio e la forza dei loro "ragazzi", anche se, quando vai da loro, vedi obesi, senzatetto e drogati in ogni angolo. E i maggiordomi Mediaset e Rai obbediscono. Il padrone dice che bisogna difendere la democrazia in Ucraina. Ma come, pensa il maggiordomo, non era quello il paese più corrotto dell'Europa, quello che con la sua Burisma regalava valangate di denaro al figlio del padrone? Non è quello il paese che ha cancellato i partiti e che ha messo in galera i preti ortodossi? Non è quello il paese che lega a dei pali uomini, donne, ragazzi con il Domopak perché avevano rubato qualcosa per mangiare? Il maggiordomo lo pensa, forse, ma dopo medita anche sui benefici della livrea, e se ne sta zitto.

Poi, il cugino del padrone dice che manda proiettili all'uranio impoverito. Il maggiordomo ricorda vagamente che ne furono sparati più di 31 mila colpi in Kosovo e che, in aggiunta ai Kosovari che contano poco, 7600 militari italiani si sono ammalati di cancro a causa dei proiettili all'uranio impoverito utilizzati dalla NATO durante i bombardamenti del 1999 e, di questi, 400 sono deceduti [2]. Boh, pensa il maggiordomo, non sono fatti miei. Poi, ora devo preparare il te allo zenzero.

L'umiliazione del padrone passi anche, ma l'umiliazione delle servette che piacciono al padrone è difficile da digerire. Dovete sapere che il "maggiordomo" è membro di un club chiamato UE che a un certo punto ha fatto iscrivere, come si dice in posti poco educati, "cani e porci". Uno di questi, nato in Lettonia, è diventato vicecapo e, anche se la sua "famiglia" vive di sussidi profumatamente pagati dal "maggiordomo", si permette di comandare e bacchettare il "maggiordomo". E il lettone non è l'unico. Il club che doveva essere una cosa esclusiva con persone ben vestire e consapevoli del ruolo da svolgere, modello Rotary Club, è diventato una bettola con gli arrivati con pezze sul culo che si sono ripuliti e rifocillati alle spese del "maggiordomo" e di altri commercianti che, almeno, hanno potuto ampliare la rete di vendita delle loro Mercedes.

Ma i vantaggi ci sono, perbacco. Si possono condividere con il padrone e i suoi amici i benefici di una vita agiata sostenuta da debiti. Non per tutti, ovvio, ma con poca fatica e sudore. Chi sgobba è molto lontano ed è così sciocco da accettare per il duro lavoro l'equivalente delle perline di vetro usate dagli olandesi per comprare Manhattan [3]. Non sono perline ma pezzi di carta verde o rossastra con stampate promesse che mai verranno onorate. Ora c'è la novità di banchieri e di economisti, che geni! Hanno inventato il denaro (anche lui fiat) fatto di nulla, di bit elettronici. Così non si consuma nemmeno la carta.

Una cosa disturba il maggiordomo. Il padrone e i suoi accoliti impongono le loro abitudini culinarie. Mangiano schifose patatine fritte e granturco scoppiato, divorano polpette messe tra due pezzi di pane e dicono che l'olio di semi vari è più salutare dell'olio d'oliva. Dicono che la dieta mediterranea fa male, e lo scrivono anche sulla confezione dei prodotti. E il formaggio? Sì, ma solo quello di colore aragosta. Ora si sono infatuati dei grilli e hanno grossi allevamenti per farne farina. Il maggiordomo borbotta, ma state sicuri, tra un po' si adegua.

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

18.04.2023

Franco Maloberti. Professore Emerito presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Informatica e Biomedica dell’Università di Pavia; è Professore Onorario all’Università di Macao, Cina.

NOTE

[1] https://www.paulcraigroberts.org/2012/04/19/unplugging-americans-from-the-matrix/

[2] https://www.lindipendente.online/2021/03/29/kosovo-20-anni-dopo-7-600-militari-italiani-malati-a-causa-delluranio-impoverito/

[3] https://www.focus.it/cultura/curiosita/a-quanto-fu-venduta-manhattan

Commenti (36)

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Mostra commenti 36 caricati
    1. tortnoize 20 aprile 2023

      L'autore ritiene che "ci siano similitudini e differenze tra il sistema Italia e quello cinese" E grazie al cazzo!
      Esercizio: prendi due soggetti a piacere e arbitrariamente trovaci similitudini e differenze. Svolgimento: le mele e le tette...

    2. FrancoMaloberti 20 aprile 2023

      Commento idiota.

    1. BrunoWald 19 aprile 2023

      Di tutte le differenze possibili, quella decisiva è che l'Italia appartiene agli angloamericani, mentre la Cina no, per sua fortuna. Del resto, a differenza di noi sono un boccone troppo grosso da ingoiare.

    2. Astronauta 19 aprile 2023

      La cina non appartiene agli angloamericani ma non appartiene nemmeno piu a se stessa e alla sua antica cultura, che è ancora peggio. Di fatto e diventata peggiore degli angloamericani.

    3. FrancoMaloberti 19 aprile 2023

      Perbacco. Ma lei dove ha acquisito tutta questa conoscenza?

    4. oriundo2006 19 aprile 2023

      Non certo dai tuoi padroni.

    5. FrancoMaloberti 20 aprile 2023

      A un maleducato che si nasconde dietro a uno pseudonimo non vale la pena rispondere. Anche la comunità dei "nomi verdi" non sfugge alle leggi di Cipolla.

    1. oriundo2006 18 aprile 2023

      Cito: ‘’..Circa 200 anni fa il nostro paese, dopo un fiorente periodo di arte e cultura, divenne poverissimo..’'.
      Fu l’effetto della Controriforma: paesi, cittadine, anche remote, furono messe a ferro e fuoco con impiccagioni, roghi, torture disumane dai Domenicani, principalmente, con i Gesuiti quale ‘longa manus’ spietata e orrenda. In tanti luoghi la distruzione fu totale e non risparmiò nulla e nessuno.
      Questa stagione dolorosissima dell’ Italia non viene ancora oggi capita, studiata e meditata come si dovrebbe: vige una censura ed una sottovalutazione su questi fatti che deve far riflettere.
      Il regresso della mentalità, delle forze attive perchè raziocinanti con la propria testa e non con i dogmi del ‘Bone Jesu’, sono state per molto tempo imprescindibili nel ‘foro pubblico’ come nel ‘foro privatissimo’, persino nella camera da letto coniugale, e sopratutto nei comportamenti verso il Potere, e lo sono ancora in parte ancora oggi, come lascito storico di un’epoca di dominio da parte di un mostruosa autorità, feroce e largamente incomprensibile ai poverissimi contadini e valligiani dell’ epoca come poi a tutti gli altri nel corso del tempo.
      Nessuno oggi tiene in adeguata considerazione il martirio occorso a questo paese.
      Oggi si è ripetuto il meccanismo coercitivo, cambiate tuttavia profondamente le cose ?
      Si.
      Anche oggi l’ Italia è avviata alla povertà di un pensiero unico ufficiale, mentre la chiesa non si perita di intromettersi ovunque, la politica è cosa riservata a pochissimi e per le masse vige il teatro televisivo ( un tempo era quello religioso ): e l’economia declina perchè priva delle intelligenze libere e creatrici necessarie.
      E sopratutto, le ‘cose’ essenziali a tutti, alla coscienza comune, dall’economia, al diritto, alle istituzioni, sono rese e presentate come assolutamente incomprensibili ed incriticabili: paiono discendere direttamente da un mondo superno cui siamo esclusi a pena di interdetto sociale e giuridico.
      Almeno noi teniamone conto.
      Siamo ‘maggiordomi’: ma forse da lì possiamo carpire qualche lume sul destino che ci attende … e ribellarci finalmente al ‘demone del sesto cielo’, così caro a chi ama vederci chini e silenti.

    2. FrancoMaloberti 19 aprile 2023

      Controriforma: Data di inizio: 1545
      Data di fine: 1648

      ovvero più di trecento anni fa, mica duecento.

    3. oriundo2006 19 aprile 2023

      Leggi bene: gli EFFETTI HO DETTO. L’emigrazione iniziale degli abitanti della penisola inizia da allora, principalmente verso gli altri stati europei ( gli italiani erano assai voluti e benvoluti ) ma anche verso le Americhe ma non solo: anche nella selvaggia Africa per opera di missionari e loro aiutanti. E’ una emigrazione che formò la ‘base’ per quelle successive assai numerose, che deprivarono il Paese delle energie necessarie ad evolversi. Cosa restò all’ Italia allora ? Le arti senza parole: la musica, la scultura, la pittura e l’architettura, anche se nella prima i libretti potevano svolgere una funzione ‘politica’ assai poco gradita alla censura papale. L’ unico stato che fu un poco restio alla cappa di maligno spegnimento delle forze attive fu Venezia ( ma ricordate Giordano Bruno che fu tradito da un patrizio di laggù ) ed anche, incredibilmente, Napoli, con il suo paternalismo autoritario ma anche relativamente tollerante verso la libera espressione ad esempio della musica: esistette un palazzo, verso il mare, dove artisti e dame anche molto ‘libere’ si riunivano per incontrarsi, fare musica e … piacersi. Fu il primo ad essere demolito quando Napoli scelse con il plebiscito di unirsi a quello stato che incarnava al peggio la chiusura intellettuale: il Piemonte dei Savoia, miserabili esponenti di una aristocrazia cieca, arrogante e avida. L’esempio del peggio.

    1. uomospeciale 18 aprile 2023

      La Cina è un paese molto interessante anche solo per farci le ferie e basta.
      Che senso ha andare in ferie in Spagna, Francia o nord Europa?
      Almeno se uno va in ferie in Cina vede tutto un altro mondo, un'altra mentalità e un altro stile di vita.
      Devo rifarmi il passaporto e farci un salto prima che andare in Cina diventi proibito, o fortemente sconsigliato comè diventato adesso andare in Russia

    2. LuxIgnis 18 aprile 2023

      Al di là di tutto, te lo consiglio vivamente. Ma stai poco nelle grandi città e cerca se puoi di andare nei piccoli centri (si fa per dire piccoli).
      Natura maestosa, cultura imponente, e si mangia (e si beve anche) da Dio.

    3. FrancoMaloberti 18 aprile 2023

      Sono andato in Cina circa 20 volte. Paese ordinato, pulito e con una rete di treni alta velocità di grande efficienza. Sono andato dall'aeroporto di Hong Kong a Macao (sul ponte di 52 km) passando anche attraverso la tratta sottomarina di alcuni km. Sono andato spesso in "grandi centri" (Pechino, Shanghai, Chengdu, Xi'an, Chongqin, Canton) ma anche in "piccole" realtà (Guilin, Zhangjiajie, dove è stato girato Avatar 1, Shaoshan città natale di Mao). Esperienze tutte veramente gratificanti. Concordo con il "si mangia bene" e per il bere, io eviterei il vino rosso. Quello bianco (simile a una grappa leggera) è molto gradevole.

    4. LuxIgnis 18 aprile 2023

      Per i vini son d'accordo perché non è cosa loro. Ma sono ottime le birre di tutti i tipi e le grappe.
      Aggiungo anche il tè, che se non sei un intenditore quello che arriva qui è veramente un'altra cosa.
      Che poi te lo trovi dappertutto il tè.
      Io conosco solo la Cina del nord mai stato al sud. ChengDu mi piacque molto, e la natura che ha intorno è meravigliosa.

    5. Astronauta 18 aprile 2023

      Fate attenzione ai pipistrelli...

    1. berlioz 18 aprile 2023

      la cina la conosco poco, ma qualche costante tra l'antropologico e il filosofico mi pare di averlo a mente
      sono sostanzialmente confuciani e quindi pragmatici e razionali
      che è un pregio, ma ha il suo contraltare in un certo sottostante spregio per tutto ciò che è il dispendio improduttivo del sentimento
      ma la vita in sè è fatta anche di inutile generosità e dispendio
      per questo sento il popolo russo più vicino, perchè spacca il bicchiere dopo aver brindato con la vodka e mette a repentaglio la vita per l'orgoglio della libertà
      la cina mi lascia perplesso per come ha gestito il covid
      si è fatta stupidamente impestare in casa propria a wuhan
      si è gettata anima e corpo nella più stupida operazione di controllo e vaccinazione nel tentativo di azzerare il virus
      eppure qualcuno dalla tanzania avrebbe dovuto spiegargielo ai virologi cinesi che un coronavirus non lo ferma nessuno e che è assurdo spargere varichina con le autobotti
      il sistema cina in blocco nella cartina di tornasole covid ha dimostrato poca riflessione e tanta tanta paranoia e ignoranza
      altrettanto scetticismo mi lascia come sta affrontando il presente con l'ucraina e taiwan
      sarei contento di sbagliare, ma il wu-wei cinese mi sembra profilarsi chiarissimo all'orizzonte

    2. LuxIgnis 18 aprile 2023

      Hai comunque centrato pur non conoscendola i pregi e i difetti che derivano da confucianesimo (che io non amo). Purtroppo molto diffuso nella mentalità cinese.
      E condivido le tue perplessità sulla gestione Covid anche se sono state meno di quello che viene propagandato.

      Il Wei WuWei cinese è il sapere aspettare il momento giusto. Se hanno qualcosa in serbo al momento verrà fuori, quando nessuno se lo aspetta.

    3. FrancoMaloberti 18 aprile 2023

      Non sono sicuro che la reazione cinese al covid sia stata una cosa così sciocca. Il covid è stato sì sparso a Wuhan, ma bisogna sapere se è stata una diffusione naturale e, in caso contrario, chi lo ha diffuso. Guarda caso, ci sono stati tanti morti anche in Iran e bisognerebbe capire come mai si sia diffuso in quel posto remoto in modo così significativo (molto più della vicina Turchia). Anche nostri militari, che hanno partecipato alle olimpiadi militari a Wuhan, hanno avuto qualche "disturbo". ma noi non ne sappiamo molto di quello. Io penso che i "servizi" di tutti i paesi ne sappiano di più di quanto a nostra conoscenza. Per la varechina, ... lei ha sentito l'odore?

      Una sua seconda osservazione riguarda Taiwan. A me sembra che, come dicono alcuni miei amici taiwanesi, loro vedono con preoccupazione non tanto la minaccia cinese, ma la minaccia di ridimensionamento (o annullamento) della loro industria di semiconduttori. Il loro PIL crollerebbe! ... Per questo, non sembra che la leader taiwanese Tsai Ing-wen sia così seguita, il mercato cinese è enorme e attrattivo per prodotti ad alta tecnologia. Aspettiamo il 13 gennaio 2024 quando ci saranno le elezioni per capire meglio. La mia previsione è che ci sarà un lento avvicinamento alla Cina e non un evento traumatico che l'occidente vuole stimolare. I cinesi sono pazienti e non sono dei "bulli".

    4. LuxIgnis 18 aprile 2023

      Io sulla reazione cinese al Covid ho avuto sempre l'impressione come se si aspettassero qualcosa di molto più grave. Come fosse stato un vero e proprio attacco biologico.
      Ma è solo un'impressione e non ho riscontri reali.

    1. indipendente 18 aprile 2023

      La Cina è appena uscita dal "secolo dell'umiliazione", e sembra avere ancora spazio per la pazienza e i miti consigli. Dopodiché sarà inflessibile e spietata.

    2. LuxIgnis 18 aprile 2023

      I cinesi quando si arrabbiano diventano veramente cattivi.

    3. Astronauta 18 aprile 2023

      Perché ora che cos'è la Cina? Diritti umani che cosa sono? Gli uiguri o si integrano o vengono integrati nei lager. I figli sono merce,prima uno bastava, ora ne vanno bene tre. E questa sarebbe flessibilità? Il covid ha dimostrato quanto lo sono...
      L imperatore giallo si rigira nella tomba mentre Xi vorrebbe essere imperatore a vita come se avesse origini divine.
      L umiliazione e' che i cinesi non sanno piu chi sono perche si sono tagliati le radici.
      Chi non vuol avere passato non puo conoscere il futuro.

    4. Gino 18 aprile 2023

      In generale quella sugli Uiguri è tutta e solamente becera propaganda occidentale. Per la maggior parte realizzata mediante sorosiane ONG finanziate tramite i quattrini elargiti dal congresso USA mediante... Prova a scrivere nella barra di un motore di ricerca "endowment for democracy"... vedrai che ti verranno presentate una grande quantità di opzioni, tra le quali, ad esempio:
      "european endowment for democracy"
      "national endowment for democracy cia"
      "national endowment for democracy ukraine"
      ...

      Una loro specialità è il finanziamento di una gran quantità di filmati riproducenti le più assurde pantomime cinesi: di manifestanti in fantomatiche proteste popolari contrastate da molto improbabili poliziotti, di suicidi in massa di gente che si lancerebbe nel vuoto dalla cima di grattacieli, di strani tipi che improvvisamente impazzirebbero gettandosi a capofitto incocciando la propria testa contro un muro. Di tutto e di più, a beneficio delle moltitudini di gonzi che sicuramente poi si berranno un tal tipo di assurdamente squallida propaganda.

      I miei complimenti, hai vinto una bambolina...

    5. Astronauta 19 aprile 2023

      Torna alla realtà che il gonzo sei tu

      https://it.m.wikipedia.org/wiki/Genocidio_culturale_degli_uiguri

    6. Gino 21 aprile 2023

      Ma non ti senti ridicolo? Contento te...

    1. Martin 18 aprile 2023

      Spiacente, ma per quanto in parte condivida la logica dell'autore, non vedo alcun parallelismo tra Italia e Cina.
      Ci sono poi alcune letture assolutamente sballate storicamente.

      L'Italia non e' diventata poverissima "circa 200 anni fa" ed in coincidenza con l'unificazione (e l'innegabile aumento della poverta' nel Sud, con la conseguente emigrazione).
      La STORIA - negata o ridimensionata in particolare dalle versioni Anglo Sassoni e protestanti, ed ignorata anche da molti italiani - attesta che l'Italia, sia pur con alcune brevi parentesi negative (esempio, la guerra gotico-bizantina del 535-553 DC), e' stata l'area di gran lunga piu' ricca e sviluppata dell' Occidente dall'epoca dell' antica Roma repubblicana fino al 1550 circa - per piu' o meno 1700 anni.
      Dopo la scoperta delle Americhe e l'impossibilita' di competere sulle rotte oceaniche anche in Asia, a causa della frammentazione politica del Paese (primariamente dovuta all'esistenza dello Stato Pontificio nel bel mezzo dello Stivale), e' iniziata una lunga decadenza durata circa 3 secoli, durante i quali siamo stati ben sotto gli standards di Francia, GB, Germania, Paesi Bassi e perfino della Spagna, incluso sotto il profilo culturale. Qualche isolato genio qua e la' non cela l'inconsistenza della classe media italiana di quei 3 secoli.

      I secoli (circa 17 nel primo caso, 3 nel secondo) non possono essere trattati come noccioline. Ogni tanto mi viene il dubbio se i numeri vengano effettivamente compresi....o se alla fine "sono solo numeri, ossia astrazioni, eh"?

      Poi, lo sviluppo italiano post WW2 e' stato anche dovuto all'apertura commerciale e dell'accesso alle materie prime imposto dagli USA. Prima eravamo strozzati dal protezionismo dei grandi imperi coloniali e dai blocchi navali e commerciali (Suez e Gibilterra), ai quali i fascisti - come i nazisti e i giapponesi - pensarono di ovviare attraverso una espansione territoriale imperiale ritenuta inaccettabile in particolare da USA, GB e Francia.
      A noi ed al Giappone mancavano le materie prime - fine del discorso. E quando USA, GB e Olanda condannarono le isole giapponesi a poverta' e sottosviluppo attraverso l'embrago petrolifero, crearono le premesse per Pearl Harbour. I Tedeschi di materie prime ne avevano abbastanza, ma sono sempre stati minorati dall'insufficienza della produzione agricola e conseguentemente alimentare, come ancora oggi si continua a nascondere. Cio' non per assolvere l'imperialismo dei tre - meramente in ritardo rispetto a quello di GB e Francia - ma solo per inquadrarlo storicamente.

      Ma la grande crescita italiana post WW2 resta comunque non comparabile a quella, esponenziale e storica, verificatasi in Cina dagli anni 90 ad oggi in soli 30 anni, un fenomeno mai visto nella storia dell'umanita'. Anche in questo caso, sospetto che i numeri non vengano effettivamente compresi.....

      Ne' e' comparabile la sottomissione e perdita di sovranita' del nostro Paese a vantaggio della Commissione UE, rispetto al nazionalismo ed al dirigismo dello sviluppo cinese.

      Come sempre, si preferiscono le etichette... il PCC puo' dirsi comunista quanto vuole, ma tale non e', perche' I FATTI dicono che l'economia cinese dagli anni 90 e' una economia di mercato capitalista, e non socializzata come era prima e come era l'URSS, ex ideologia marxista-leninista.

      Guardando ai FATTI, nonostante la retorica marxista del PCC, il sistema cinese e' quello di una economia capitalista controllata e gestita da un partito unico autoritario, ossia lo stesso di fascismo, nazismo e franchismo. La retorica marxista, da parte di un partito che ha permesso lo sviluppo di una economia capitalista di mercato, ossia la negazione del marxismo-leninismo, diventa un fatto assolutamente secondario.

    2. LuxIgnis 18 aprile 2023

      Quel che contraddistingue il comunismo non è l’abolizione delle proprietà in generale, bensì l’abolizione della proprietà borghese.
      Ma la proprietà borghese moderna è l’ultima e più perfetta espressione della produzione e dell’appropriazione dei prodotti che poggia su antagonismi di classe, sullo sfruttamento degli uni da parte degli altri.
      In questo senso i comunisti possono riassumere la loro teoria nella frase: abolizione della proprietà privata.
      K. Marx

      In verità siete solo invidiosi. Tipico dei capitalisti nudi e puri, se le cose funzionano è merito loro ma se le cose non funzionano è colpa degli altri. Se la Cina va avanti in maniera incredibile è pur sempre merito del capitalismo non assolutamente di un forma di socialismo evoluto adattasi alla cultura cinese. Ma quando mai.
      In Cina i capitalisti sono sotto stretta sorveglianza e si muovono sotto i dettami dello stato, per evitare quello che Marx allora chiamò la proprietà borghese (ora non ha più senso questo termine), qui da noi sono i capitalisti che muovono lo stato, che non ha più nessun valore.
      Ricordo che lo stato, almeno teoricamente, non è un ente distante e alieno ma è il bene comune per eccellenza, cioè tutta la popolazione assieme.
      La Cina è uno stato se non comunista, che non esistono al momento, nemmeno Cuba lo è, socialista in pieno.

    3. Martin 18 aprile 2023

      Cuba e' socialista eccome... ed in ogni caso i sistemi socialisti hanno fallito in toto. Sono stati sostituiti da economie capitaliste, piu' o meno controllate o parzialmente socializzate e piu' o meno redistributive

    4. LuxIgnis 18 aprile 2023

      Io ho detto che non è comunista ma socialista. Ma tu sai leggere?
      E Cuba non ha fallito, considerando il blocco economico che subisce da decenni se la sta cavando benino.
      È facile fare i forti quando hai l'avversario con le mani legate. Ti invito sul ring. Tu con le mani legate e io libere. Ci stai?
      Tu confondi la libera impresa come se fosse appannaggio solo di un sistema capitalista. L'economia quella è. E la libera impresa deve esserci anche in un sistema socialista, ma con modi e finalità diverse dell'"economia borghese" per dirla alla Marx.

    5. oriundo2006 18 aprile 2023

      Direi socialista nel senso corporativo: tutto per lo stato, niente fuori dallo stato, niente contro lo stato ( stato alias partito ). Toh, guarda un pò come l’accumulazione originaria presenta lati simili a prescindere...

    1. Martin 18 aprile 2023

      Definiscila pure come ti pare, ha un Gnp simile a quello di Svizzera e Baviera, mentre il Sud e' al livello dell' Andalusia e delle Grecia

    1. warheit 18 aprile 2023

      ma una domanda,
      la Cina ha avuta un'importazione di immigrati tale come l'Italia degli ultimi trent'anni?
      se producono in Cina e utilizzano la loro stessa mano d'opera, fanno una politica nazionalista, per questo hanno potuto espandersi dapprima con prodotti di basso valore e via via aumentandone la quantità e la qualità quando gli serve.

    2. oriundo2006 18 aprile 2023

      Hanno fatto dumping negli ultimi anni con la loro riserva di materiale umano a basso costo, nei laogai, e delocalizzando ad esempio nel Vietnam quando i salari locali aumentavano.
      Sui laogai nessuno scrive ma è essenziale per capire il potere cinese quanto sia pervasivo verso i suoi cittadini sino ad imprigionarli senza processo per anni, costringendoli nel frattempo al lavoro forzato nella produzione di tanti beni di consumo. Andare in Cina e non porre la questione, quantomeno chiedendo una visione più moderna della schiavitù, mi pare frutto della follia della nostra epoca che si vuole polcor nelle frattaglie politiche e compiacente nelle questioni importanti. Questo, chiaramente, senza denigrare la Cina o le sue stupefacenti conquiste ( dovute all’aiuto di Sion ovvero ai cabalisti: altra cosa su cui il silenzio è totale ).

    3. FrancoMaloberti 19 aprile 2023

      Lei vede troppi film di cowboy e indiani. A proposito, gli schiavi in Cina c'erano ma i padroni erano i fannulloni dell'occidente. Per quanto riguarda i cittadini imprigionati senza processo per anni non c'è bisogno di andare lontano: basta rimanere in Italia.

    4. oriundo2006 19 aprile 2023

      Non vedo film di indiani. Vedo le riserve in cui poverissimi contadini sono cacciati a forza per produrre.

    1. LuxIgnis 18 aprile 2023

      Clap, clap. Ironico ma schietto e sincero.
      E meno male che qualcuno che un po' conosce la Cina al di là della propaganda c'è. E purtroppo conosce anche gli italiani.
      A proposito di somiglianze. Quando sono stato in Cina, io mi sono sentito a casa perché i cinesi mi sembravano tanto i napoletani con il loro modo di fare, ma nello stesso tempo avevano l'operosità e il senso di sacrificio, di quelli del Nord.

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