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‘Caos, caos, caos’: un viaggio nell’inferno amazzonico di Bolsonaro

DI TOM PHILLIPS

Theguardian.com

Una odissea di 2000 chilometri su strade e fiumi del Brasile conferma ovunque la stessa impressione: Bolsonaro ha aperto una nuova era di distruzione

Palmeiras, Rondônia   Da lontano sembra un tornado: una immensa colonna grigia che si innalza per qualche chilometro dalle cime degli alberi della foresta nei cieli dell’Amazzonia.

Da vicino è un inferno: divampano incendi furiosi che cancellano l’ennesimo brandello della più grande foresta pluviale del mondo mentre un branco di buoi Nelore osserva sconcertato. “È cominciato questa mattina”, ha detto Valdir Urumon, capo di un villaggio indigeno in questo angolo isolato dello stato della Rondônia, mentre una enorme colonna di fumo incombeva sulle case di paglia. Nel tardo pomeriggio, quando The Guardian è arrivato sulla scena, il fuoco si era trasformato in un incendio catastrofico, correndo verso nord attraverso una striscia di giungla lunga un paio di miglia. Enormi pennacchi di fumo salivano verso il cielo come se questa distesa di boschi, vicino al confine nord-occidentale del Brasile con la Bolivia, fosse stata ferocemente bombardata.

Nella fattoria più vicina c’erano le luci erano accese ma non si vedeva anima viva e, tanto meno, qualcuno che potesse spegnere quella gigante pira. Ma due barili di benzina vuoti e parecchie taniche di plastica, ammassate all’ingresso della fazenda, indicavano un possibile colpevole: un allevatore di bestiame che tormentava per l’ennesima volta, l’ennesima striscia di giungla brasiliana per ingrandire il suo appezzamento di terra verso la foresta amazzonica. Tre settimane dopo che questa stagione di fuochi, insolitamente grave per il Brasile, ha scatenato una tempesta internazionale, il governo di estrema destra di Jair Bolsonaro ha lanciato una campagna PR globale per cercare di convincere il mondo che tutto è sotto controllo.

“L’Amazzonia non brucia, non brucia affatto”, ha insistito il ministro degli Esteri brasiliano, Ernesto Araújo, in una intervista alla CNN.

Il governatore di Rondônia, l’alleato di Bolsonaro Marcos Rocha, segue la stessa linea, respingendo la “confusione” che si è generata sugli incendi, definendola uno stratagemma straniero per ostacolare l’economia del Brasile.  Rocha, un colonnello di polizia in pensione, ha dichiarato: “Se guardiamo alla situazione di altri paesi, vediamo le loro foreste stanno bruciando molto più che qui nel nostro Brasile. Vai a Londra o in altri paesi e cosa vedi? “Non è nebbia, è fumo! Fumo di combustione industriale. Quindi come possono pretendere da noi quello che non stanno facendo loro stessi? ”  João Chrisóstomo, un membro del Congresso di Bolsonaro nella capitale della Rondônia, Porto Velho, ha respinto le affermazioni secondo cui il Brasile sta entrando in una nuova era di devastazione dell’Amazzonia e insiste – contrariamente alle tante evidenze – che la conservazione è  una priorità assoluta nel Brasile di Bolsonaro.   

Cartelloni di  João Chrisóstomo, che si è presentato al congresso come uomo di Bolsonaro nello stato amazzonico della  Rondônia.

Le statistiche prodotte dall’istituto spaziale brasiliano – il cui direttore è stato cacciato  il mese scorso dopo uno scontro con Bolsonaro – mostrano che la deforestazione negli ultimi mesi è aumentata in ogni singolo giorno di luglio per una superficie grande come Manhattan.  Ma Chrisóstomo sostiene che Bolsonaro “sta facendo ogni sforzo per fermare la deforestazione sfrenata” e condanna i leader europei, come Emmanuel Macron, che hanno messo in dubbio la visione dell’Amazzonia di Bolsonaro.

Chrisóstomo dice: “Non si tratta del presidente del Brasile e non è in problema nemmeno delle Americhe. Questa foresta non è condivisa, ma appartiene a una nazione che gode di completa autonomia e dell’autorità per decidere cosa succede alla foresta, una nazione che sta prendendo tutte le precauzioni possibili per preservarla. ” Quest’ultima affermazione però si è svuotata, questa settimana quando il Guardian ha percorso quasi 2.000 km su strade e fiumi attraverso due degli stati amazzonici più colpiti dagli incendi di quest’anno, la Rondônia e la Amazonas.

Un piccolo insediamento di Palmeiras. Il sole arancione indica la quantità di fumo nell’aria.

Lungo la strada, dalla bocca di tanti capi indigeni locali, di cercatori d’oro, di ambientalisti e di funzionari del governo si sente sempre lo stesso ritornello: insieme al ridimensionamento della protezione e alla retorica anti-ambientale di Bolsonaro sono aumentati gli incendi – più di 30,000 sono stati registrati nel solo mese di Agosto –  e si è dato il via a una nuova era di distruzione che sembra destinata a continuare oltre la fine della stagione degli incendi che durerà fino al prossimo mese.

“È il caos. Caos, caos, caos “, ha denunciato un alto funzionario dell’Ibama, l’agenzia ambientale del Brasile, che ha parlato a condizione di restare nell’anonimato. “Se andiamo avanti così, le cose andranno sempre peggio”, prevede l’uomo, parlando diplomaticamente sulla “situazione politica” in Brasile e dicendo che il picco della deforestazione dell’Amazzonia si è verificato durante i primi otto mesi del governo Bolsonaro. La vita non è mai stata facile per gli attivisti e per gli agenti del governo che cercano di rallentare la distruzione della foresta pluviale in una vasta regione che molti chiamano ancora il “faroeste” del Brasile. Nella città fluviale di Humaitá, nello stato di Amazonas, dell’ex quartier generale della Ibama non è rimasto niente, dopo che due anni fa gli uffici sono stati assaltati, saccheggiati, bruciati e ridotti in macerie da cercatori d’oro illegali come rappresaglia per le azioni che la Ibama aveva intrapreso. Ora, mentre sta prendendo piede lo smantellamento del sistema di protezione ambientale del Brasile, la Ibama si sta fermando del tutto. Tre uffici regionali della Ibama – a Humaitá, Parintins e Tabatinga – stanno per essere chiusi, concentrando tutto negli uffici centrali nella capitale, Manaus, per combattere il crimine ambientale in uno stato che è tre volte più grande della Spagna.

In una  recente lettera al nuovo presidente dell Ibama, diverse centinaia di funzionari hanno espresso “immensa preoccupazione” per la direzione che sta prendendo la protezione ambientale. Márcio Tenharim, un Capo indigeno di una riserva che si trova nei pressi di Humaitá, ha affermato di temere che l’afflusso di agricoltori di soia, di allevatori e di compagnie minerarie possa crescere ancor più rapidamente, se il presidente del Brasile continuerà a spingere perché queste attività vengano autorizzate nelle aree precedentemente protette. “Non siamo pronti per questo”, ha detto Tenharim, perché uno “sviluppo in questa direzione” non porterebbe “nient’altro che miseria” per il suo popolo. Bolsonaro nega che sarà così – ma molti nella regione vedono, in questa sua impronta sull’Amazzonia, una opportunità per loro.

“È una speranza di miglioramento per noi” ha detto Martins Tavares, 33 anni, un cercatore d’oro che ha affermato che sia lui che praticamente tutti i suoi colleghi hanno votato per Bolsonaro, credendo alle sue promesse di aprire l’Amazzonia e sperando che questo li potrebbe aiutare a dar da mangiare alle loro famiglie. Anche Rui Souza,  proprietario della stazione di rifornimento sul fiume a Humaitá che vende carburante ai cercatori d’oro, ha detto di essere ottimista sul fatto che se Bolsonaro eliminerà le riserve ambientali e quelle indigene, si potrebbero sfruttate commercialmente molte terre.

Panual – Un villaggio indigeno vicino alla comunità di Palmeiras nello stato di Rondônia

“Amico mio, la nostra Amazzonia è tanto ricca, ma non ci è permesso di usare niente” si è lamentato Vicente Costa, un uomo di 69, anni.  In Rondônia – dove il 72% dei votanti ha appoggiato il candidato di estrema destra nelle elezioni dello scorso anno – il sostegno è ancora più forte. Cartelloni di Bolsonaro costeggiano le autostrade: “Insieme cambieremo il destino della Rondônia e del Brasile!” “Quasi tutti qui hanno votato per lui”, ha detto Vicente Costa, proprietario di un ristorante nella città di Araras, che guida un SUV argentato pieno di adesivi di Bolsonaro con scritto: “Cambia il Brasile per davvero”. Questa delizia di eleganza si confronta con la crescente disperazione di molti abitanti delle foreste che ancora ricordano gli anni ’60, quando i bulldozer della dittatura militare di allora distrusse l’Amazzonia per costruire le strade.

Un incendio in un  bosco vicino a Palmeiras, una città isolata nello stato amazzonico di Rondônia. In campagna elettorale Bolsonaro ha promesso di suddividere le terre indigene. Ecco perché gli allevatori hanno votato per lui. Ma noi non vogliamo condividere la nostra terra”, ha detto Valdillene Urumon, 28 anni, mentre il fuoco continua a infuriare intorno al suo villaggio.

 

“Ci ha preso una grande tristezza [quando ha vinto Bolsonaro]. Ma adesso dobbiamo combattere! ” Chrisóstomo insiste sul fatto che le paure per il futuro delle foreste brasiliane sono “del tutto fuori luogo”.  Ma nella periferia rurale di Humaitá è scoppiato un altro incendio e mentre scende la notte due pompieri locali lottano invano per contenerlo. “L’ambiente è essenziale per noi, non è vero?” Ha detto un pompiere fermandosi un momento, mentre spegne il fuoco con un pezzo di gomma di copertone. “Ci rattrista vedere che viene distrutto tutto in questo modo.”

I pompieri dello stato dell’Amazzonia combattono per spegnere un incendio nella periferia rurale di Humaitá

Come al solito, è impossibile sapere chi dà fuoco e perché. Ma quegli uomini che lottano per domarlo, sospettano intenti criminali e avvertono The Guardian di scappare, se dovessero vedere qualcuno che, nascosto tra le ombre, accende un fuoco. Mentre le fiamme squarciano una prateria il tubo dell’acqua del pompiere non è lungo abbastanza per raggiungere il fuoco e il suo guardo ci appare sfinito e confuso. “Ogni anno ripetiamo le nostre campagne [contro i piromani], ma più campagne facciamo e peggio diventa“, ha detto. “E questo ci lascia con poca speranza che gli esseri umani capiranno mai che devono proteggere l’ambiente”.

 

Tom Phillips

Fonte : https://www.theguardian.com

Link : https://www.theguardian.com/environment/2019/sep/09/amazon-fires-brazil-rainforest

9.09.2019

Il testo di questo  articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte  comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

10 Commenti

  1. Possibile che non esista un’anima santa, una persona seria e dignitosa, un giustiziere che se la senta di abbattere quel porco di bolsonaro che, temo, abbia qualcosa di italiota nel suo lurido, sporco, immondo sangue???

  2. Mi auguro non resti un albero e che tutto bruci. E’ lo specchio di quello che hanno nel loro animo gli uomini di oggi. E quindi e’ giusti che sia cosi’.
    Finche’ gli uomini, se non bruceranno anche loro, cominceranno a capire.

  3. Chisòstomo!!!!! Boccadoro??? Ma quando mai!!!! BOCCA DI MERDA!!!!!

  4. “sicurezza, onestà” queste le parole d’ordine che hanno portato quel porco al potere del principale paese sudamericano. Mi ricorda vagamente il defunto governo giallo-verde.
    Vagamente? mah!
    Il seguito della storia ci racconta invece che alle porcate non c’è mai fine, fino a che l’elettorato ragiona col culo invece che col cervello. Quanto al cuore, ormai non ne parla più nessuno.

  5. da Stylum Curiae
    AMAZZONIA: LA POSTA IN GIOCO
    Avrà luogo all’Hotel Quirinale – a due passi dalla stazione Termini, per cui facilmente raggiungibile anche per chi non abita a Roma – e si chiuderà nel pomeriggio.
    Il convegno è organizzato dall’Istituto Plinio Correa de Oliveira. E qui potete ascoltare e vedere un breve video di presentazione.
    Chi sia interessato ad avere aggiornamenti continui e regolari sulla preparazione del sinodo, dopo il quale, secondo un vescovo tedesco, la Chiesa non sarà più la stessa, può farlo collegandosi con il sito del Pan Amazon Synod Watch, in diverse lingue, fra cui l’italiano.
    Ecco il programma:
    Sabato 5 ottobre dalle 9:30 del mattino
    Hotel Quirinale
    Via Nazionale 7 – 00184 Roma
    (zona Metro Repubblica – Stazione Termini)
    Il convegno sarà così diviso:
    Sessione del mattino (Ore 9:30)

    Una previsione che si sta compiendo
    S.A.I.R. P.pe Bertrand d’Orleans e Braganza, Principe Imperiale del Brasile; autore del libro Psicosi Ambientalista
    Nel 1976 e 1977 una denuncia squarciò il velo sul cambio di paradigma missionario che stava avvenendo in Brasile: non portare più il Vangelo bensì adattarsi alle credenze tribali
    L’Amazzonia dal punto di vista dei nativi

    Avv. Jonas Macuxí de Souza, dirigente dell’etnia macuxí di Roraima in Amazzonia
    Antropologi, missionari e ONG straniere vorrebbero convincere gli indios a conservare il loro stato primitivo. Cosa ne pensano gli indios?
    Impatto della deforestazione sul clima

    Prof. Luiz Carlos Molion, Meteorologo, Università Federale di Alagoas
    Davvero il bacino amazzonico produce le conseguenze ambientali planetarie denunciate dai media?

    Sessione pomeridiana (Ore 15:30)

    Il verde è il nuovo rosso
    James Bascom, dirigente del Bureau TFP di Washington – D.C.
    Il ruolo dell’ecologia nell’adempimento dell’utopia socialista come naturale erede della lotta di classe preconizzata da Karl Marx. Obiettivo: trasformare radicalmente la civiltà occidentale in una società tribale

    Paradigma amazzonico: nuovo colonialismo teologico
    Prof. Stefano Fontana, Direttore dell’Osservatorio Card. Van Thuận per la Dottrina Sociale della Chiesa

    Le sorgenti del paradigma amazzonico non si trovano sulle Ande ma nel Reno
    Paradigma “dal volto amazzonico” o Civiltà Cristiana? Il XXI secolo ad un bivio

    Prof. Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto, autore e storico della Chiesa
    I documenti preparatori del Sinodo aprono la strada a un rapporto panteista uomo-natura ed a una religione neopagana

    Il “volto amazzonico”: maschera che nasconde un’apostasia
    José Antonio Ureta, autore di “Il Cambio di Paradigma di Papa Francesco”

    La Teologia India, un surrogato della Teologia della Liberazione, fornisce alla Chiesa un “volto amazzonico” e propone un modello tribalista per la società futura

    Modera: Julio Loredo, autore di “Teologia della Liberazione. Un salvagente di piombo per i poveri”.

    • alcuni temi e relatori mi fanno rabbrividire….

    • Fondazione Lepanto… gente che sulla pagina web scrive cose del tipo: difendiamo “la proprietà privata, assalita dal socialismo confiscatorio dello Stato moderno e delle oligarchie ideologico-finanziarie;”

      che dire… cara banda di fanatici, se difendete la proprieta privata dovrete pure rispettare il fatto che le terre dei nativi (si, si dice cosi non indios, il termine disgustoso e razzista che usate nel vostro convegno) sono loro e che quindi vanno lasciati in pace.

  6. risposta cumulativa
    dopo aver letto “Come al solito, è impossibile sapere chi dà fuoco e perché” ho deciso di fare qualche ricerca e mi sono imbattuto nella locandina che ho riportato; sono rimasto stupito quanto, e forse anche di più, di voi: la componente confessionale proprio non me l’aspettavo.
    Ho pensato che potesse essere interessante e ho pubblicato; il 5/10 mi metto giacchetta e cravatta e vado a sentire (speriamo che non faccia troppo caldo); se verranno dette cose interessanti vi faccio sapere. Ho conosciuto il Governatore dell’Amazonia, non sapevo che esistesse un Imperatore del Brasile !!!

  7. Domanda seria, senza polemiche. Chi è che ha appiccato tutti questi incendi??? Sono tonto io che non l ho ancora capito?

  8. False informazioni di un giornale colonialista che odia la destra e soprattutto odia le riforme sociali ed economiche avviate in Brasile dal Presidente Bolsonaro. L’Amazzonia era fino a ieri terra di conquista delle ong straniere che la sfruttavano. Bolsonaro le sta mandando via a calci in c…. e da qui la reazione rabbiosa dei paesi che le finanziano.

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