Breve stratigrafia dell’usura o de te fabula narratur

Di horusarcadia, Frontiere.me

È un po’ che mi viene in mente, si intromette nelle mie fantasmatiche passeggiate nel passato e, come un’ospite petulante, è riuscita a farsi ammettere alle soglie dell’attenzione.

E siccome da ogni ossessione (ma sarà poi tale?) ci si libera solo parlandone, eccomi qua.

È il prestito di denaro ad interesse, che – è solo questione di numeri, di percentuali? – confina da ogni lato con l’usura.

Già in epoca repubblicana, nella mia città, passando per il Foro Boario non puoi farti largo tra i banchi degli “argentarii”, gli antenati dei banchieri, coloro che facevano fortuna con le operazioni di deposito, cassa, cambio e… prestito di denaro (già! i soldi all’epoca si chiamavano proprio così “denarii” ed erano d’argento).

Tenere i soldi con sé era molto rischioso, perciò li si affidava a questi operatori (tutti plebei, visto che la terra era peculiarità dei patrizi…)  che, a loro volta, -ma si badi bene solo col consenso del depositante! – li davano in prestito ad interesse. Ma quanto era questo interesse? L’avidità, si sa, è sempre la molla che muove queste cose, pertanto è assai facile assistere a brusche impennate dei tassi di interesse (soprattutto negli affari legati all’ambiente dei trasporti marittimi esposto a tempeste, naufragi, guerre, pirateria ecc.)  così che lo Stato finiva per intervenirelo stato romano sia repubblicano che imperiale.

Il limite del 12% massimo non doveva, in nessun caso, per legge essere valicato.  Con questi affari si configurò e prosperò una classe che identifichiamo con un termine indicativo per antonomasia, quello dei “cavalieri”.

Ma l’arricchimento da prestito di denaro ad interesse era contro-culturale nella civiltà romana: era ritenuto cioè non nobile, moralmente deprecabile ma -soprattutto- patriotticamente lesivo.

La “virtus” (il valore), l’honos (i meriti morali) erano principi fondanti di una civiltà basata sulle armi e sul coraggio.

Roma, anche tra i ceti popolari e plebei, condivideva l’ideale del patriottismo come valore non negoziabile.

E proprio tra le fila degli “aristocratici” sorsero campioni, come i Gracchi, come Catone il Vecchio, come Silla e come Cesare che -con motivazioni le più diverse, addirittura opposte -, finirono sempre per combattere, limitare, correggere, governare l’arricchimento da usura.

E allora? Tutto bene? No, come inevitabile. I comandamenti esistono perché esistono i peccati, e l’usura lo è, eccome! tanto che il termine di “Pubblicano” è passato alla storia -grazie alla sconfinata diffusione evangelica- come il simbolo dell’avidità egoista, dell’arbitrario sfruttamento del ricco a spese del povero.

Roma tuttavia era fondata su un meccanismo di dialettica sociale irriducibile (il senato e il popolo, l’élite e la base popolare, le leggi e le assemblee, i comizi con propria legislazione, addirittura le magistrature a coppie: ce lo figuriamo noi un presidente della repubblica in coppia?) … Così che la tabe dell’usura serpeggiò, prosperò talvolta, ma non trionfò mai, ancor meno con gli imperatori che -se possibile- acuirono il controllo statuale.

Però tabe, dicevo, una volta infettato un corpo non lo lascia, -come minimo- lo obbliga a convivere coi sintomi che insinua…

E gli spiriti più pensosi lo avvertivano, ne presentivano gli esiti nefasti.

Una società aristocratica (nel senso puro del termine: ancorata ai più alti valori, con la “enorme rilevanza etica che i romani davano al potere” – G. Brizzi) viene minata nelle fondamenta dalla corrosione operata dal “capitale” (ma sì spendiamola questa parola).

Una sola citazione valga per tutte: “divitiae avaritiam…et desiderium per luxum atque libidem pereundi perdendique omnia” – Livio (le ricchezze hanno portato l’AVIDITÀ e la smania di distruggere tutto per il lusso sfrenato).

Roma dopo 1200 anni crollerà e -con un intervallo di qualche secolo – segue il medioevo con la sua struttura feudale ed i suoi spiritualissimi valori metafisici ed ascetici.

La terra torna ad essere il cespite principale e il valor militare il pregio sommo. E’ la società dei cavalieri che conoscono il denaro solo come fiume da far circolare tra i loro pari, mai da tesaurizzare. I più nobili e strenui di essi erano i Templari che, oltre ad aver fatto voto di sacrificare la propria vita per il perdono dei peccati, avevano anche abbracciato la povertà più scarna da ricchi e fastosi gentiluomini che erano. I loro lasciti prima dell’arruolamento, insieme alle altre donazioni dei cristiani di ogni paese, fecero crescere notevolissimamente il loro patrimonio. E il demone -come si sa- cerca sempre di minare i migliori: le spese di guerra in Terrasanta e i flussi di ingenti somme insinuarono ancora, e di nuovo, il prestito ad interesse.

Condannato dalla Chiesa, uscito dalla porta rientrava dalla finestra: i templari pagarono col rogo quella loro “oggettiva” attrattiva demoniaca.

Su questo tema è piacevolmente eloquente -come testimonianza storico-documentale della mentalità cavalleresco-cortese- un episodio della Chanson delle gesta di Guglielmo il Maresciallo (siamo in ambiente anglo-normanno): il nobile cavaliere soccorre una coppia e si preoccupa del loro sostentamento ma scopre con orrore che con le molte monetine nella scarsella intendono viverci di rendita: “Di usura? Ah, no, per Bacco! Sequestrate questi denari!”.

È il cavaliere senza macchia e senza paura che parla, l’esponente di un ordine che conosce e deve conoscere solo valentìa, generosità (prodigalità?), eroismo. Non la venalità.

Ma il demone ri-evocato all’epoca delle Crociate con le Repubbliche marinare, torna a crescere, scatenarsi impazzare… Avrà un bel rimpiangere Dante i valori antecedenti…

Si arriva al manifestarsi del Capitalismo palesato che celebrerà la sua fastosa affermazione con le banche Toscane del ‘500.

Il resto è una corsa inarrestabile che travolgerà tutto: Impero, unità del Cristianesimo, stati nazionali. E si arriva fino ai giorni nostri… “de te fabula narratur”.

Il film parla di noi.

Di horusarcadia, Frontiere.me

Link fonte: https://frontiere.me/breve-stratigrafia-dellusura-o-de-te-fabula-narratur/

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

 

10 Commenti
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danone
danone(@danone)
Utente CDC
20 Giugno 2021 11:17

Tutte le logiche speculative neo-liberiste delle istituzioni finanziarie moderne, sono di matrice giudaica. E’ un fatto che il sistema finanziario odierno praticamente è lo stesso che la creatura disturbata di nome Yahvè passò agli utili sarcer-idoti del Tempio, un sistema basato sul debito come leva di prevaricazione e controllo. https://oltrelalinea.news/2018/09/23/sistema-del-debito-dallantico-testamento-ai-rothschild-parte-i/ Estratto.. “Eric Roll (1907-2005) in Storia del pensiero economico sostiene che il pensiero antico ci ha fornito poco materiale in materia di teoria economica e nonostante la sua frammentarietà, ci sono dei dati interessanti da tenere in considerazione. Infatti ‹‹La società nella quale vivevano i filosofi greci, o quella ancora precedente descritta nel Vecchio Testamento, possedevano senza dubbio alcune delle caratteristiche del capitalismo moderno. C’erano la proprietà privata, la divisione del lavoro, il mercato e la moneta.››. Avendo le caratteristiche del capitalismo moderno, in tale società vi erano naturalmente anche i problemi del capitalismo moderno, l’economista britannico parlando dell’Antico Testamento prosegue: ‹‹Il quadro della società di quel periodo, così come appare nei Re, e in modo più accentuato nelle lamentazioni, nelle proteste e nelle visioni dei profeti, mostra una netta divisione tra ricchi e poveri. L’opulenza della corte era basata sullo sviluppo graduale di una classe di schiavi. Le spese della casa reale, le… Leggi tutto »

Vocenellanotte
Vocenellanotte(@vocenellanotte)
Utente CDC
20 Giugno 2021 12:24

Il tema richiede un approccio meno faceto di quello del pezzo.
Tra l’altro l’usura già ai tempi dei romani indicava la perdita in peso del metallo dovuta appunto all’uso quotidiano negli scambi e nel gioco su ripiani abrasivi tant’è che l’inflazione già a quei tempi galoppante serviva all’imperatore per riequilibrare l’usura delle monete.
Per quanto riguarda il commento di Danone nulla da aggiungere, salvo che a mio avviso non è un tecnicismo o un progetto di sottomissione dei goym (anche se nei fatti di questo si tratta), ma semplicemente una risposta irrazionale del genere umano al fatto che la propria vita ha un termine: il Cristianesimo ha valorizzato la vita extraterrena, mentre gli ebrei sono rimasti ancorati a una visione ignorante e materialista. La moneta incorpora il tempo che serve per produrre un bene; più moneta possiedi più ti rimane da vivere, quindi è naturale che la moneta stessa possa diventare un bene che segue le medesime regole dei beni materiali e perciò essere scambiata a in prezzo che i contraenti fissano (che è sempre conveniente per il possessore della moneta, cioè il capitalista, cioè il possessore del tuo tempo).

ducadiGrumello
ducadiGrumello(@ducadigrumello)
Utente CDC
Risposta al commento di  Vocenellanotte
20 Giugno 2021 13:27

ottimo commento. Quello che lei sostiene però era vero forse per il Cristianesimo delle origini, quello attuale – pur essendo un fenomeno molto articolato e difficile da trattare come un blocco omogeneo – mi pare si sia un po’ turato il naso rispetto all’utilizzo dello stercum diaboli. Massimo Fini diceva che il denaro rappresenta e incorpora la nostra energia, impiegata per produrre un bene o un servizio che poi ci viene appunto ricompensato con quel denaro; ma quell’energia intanto non torna più…

danone
danone(@danone)
Utente CDC
Risposta al commento di  ducadiGrumello
20 Giugno 2021 19:00

ciao duca, stimo Fini come pensatore libero, però in questo caso nemmeno lui ha afferrato il problema, che non è un problema di energia che non torna più, perchè, come ben sai, in questo piano materiale, le stesse leggi della termodinamica garantiscono che l’energia non vada mai distrutta, ma sempre solo trasformata. Se faccio un lavoro per te, la mia energia consumata per realizzare il lavoro, non mi torna più, perchè è trasformata nel lavoro stesso. A me deve ritornare la stessa quantità di energia che ho fornito a terzi, affinchè possa essere ristorato in giustizia. La moneta è lo strumento per realizzare questo ristoro, perchè, quando nacque e si strutturò come metodo di pagamento diffuso, nelle antiche economie monetarie, era essa stessa un bene economico reale, stabile e preciso (non come oggi che è un segno-simbolo emesso come numero contabile negativo-debito dal nulla), con la quale poter misurare il valore di tutti gli altri beni. Quando venivo pagato in moneta, essendo un valore reale, venivo ristorato. Oggi il problema è che la moneta debito fiat per le modalità stesse con cui viene creata, cioè a debito come una energia contabilmente negativa, non può più essere considerata rappresentare quel pacchetto… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 5 mesi fa effettuato da danone
ducadiGrumello
ducadiGrumello(@ducadigrumello)
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
20 Giugno 2021 19:47

ciao Danone, Fini mi è un po’ caduto di recente, ho letto (sul suo blog per carità, non sul Fatto che ormai temo mi rovinerebbe anche il pesce se ce lo incartassi) che ha fatto il vaccino per poter circolare liberamente quest’estate…vabbè. Il tuo commento è perfetto, io poi, anche se a volte non sembra, non ho mai avuto niente contro la funzione strumentale della valuta, che anzi in questo senso è certamente pratica e comoda…la cosa che mi manda ai pazzi, oltre all’iniquità del sistema attuale da te ben evidenziata, è che da strumento sia diventata un portatore di significati che, a mio parere, non ha

danone
danone(@danone)
Utente CDC
Risposta al commento di  ducadiGrumello
20 Giugno 2021 20:17

Certo che non li ha.
I due principali motivi per cui la moneta ha assunto nel tempo significati altri, totalmente avulsi dai veri scopi dello strumento di misura monetario, originano

1. dal nascondere la truffa insita nel sistema abusivo stesso, con tanta tanta propaganda, operata dai creatori.

2. la difficoltà di uscire dalla propaganda-cortina di fumo, da parte di noi fruitori, che quindi prima di comprendere bene la situazione, scomodiamo perfino significati esoterico-spirituali, perfino filosofico-temporali, quando da capire ci sono solo passaggi logici oggettivi di buon senso.

Il consiglio che do a chi non ha molta pratica col tema, ma capisce che è importante saperne di più, per non farsi più prendere in giro, è considerare le differenze fra un sistema di misura di altre grandezze fisiche reali come il sistema metrico decimale o il sistema di misura dei pesi e vederne le differenze con il sistema di misura del valore economico.
Con questo approccio si dovrebbe rendere conto di cosa non torna e a chi conviene e vuole che le cose restino così.

Vocenellanotte
Vocenellanotte(@vocenellanotte)
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
20 Giugno 2021 23:52

Credo invece che l’approccio meccanicistico (alla Conditi per intenderci) sia molto riduttivo. Certo la moneta è convenzionale per la misura del valore degli scambi, rende possibili transazioni non altrimenti possibili a causa del tempo o dello spazio, rappresenta perciò anche una riserva di valore e accumulazione di ricchezza. Oggi che è diventata essa stessa merce viene occultata la sua funzione originaria e cioè quella di rendere possibile la collaborazione tra esseri umani in maniera più articolata che non sia solo la forza lavoro.
Perciò a mio avviso le implicazioni filosofiche, antropologiche, e quindi anche spirituali rimangono alla base della conoscenza del fenomeno. Diversamente accettiamo i paradigmi che i padroni della moneta ci vogliono imporre e di conseguenza la guerra non sarà mai vinta.

danone
danone(@danone)
Utente CDC
Risposta al commento di  Vocenellanotte
21 Giugno 2021 0:18

Voce perdonami, ma io e Conditi abbiamo visioni molto diverse sull’argomento, certo tu non sei obbligato a saperlo, però già il fatto che ci etichetti come meccanicisti e ci metti insieme, invece di cercare prima di approfondire il pensiero di altri, non aiuta la discussione. Se ti vuoi confrontare sull’argomento monetario ti invito a ripulirti dei credo e dei ritengo, perchè a me non interessa l’opinione di nessuno in quanto tale, ma ascolto volentieri e rubo, da tutti i percorsi logici che mi propongono gli altri. Sull’argomento monetario mi definisco in modo palesemente arrogante, estremamente competente. In questo modo mi libero di tutti i rompi che credono di saperne e non spendono un minuto per approfondire davvero. Tutti i miei commenti si incentrano sull’aspetto del sistema di misura del valore, che non è un concetto esoterico, ma un metodo logico ed oggettivo, disponibile a tutti come sistema verificabile nella sua verità ed equità di lettura delle grandezze in campo, al di là di opinioni od ideologie filosofiche. Al netto di questo aspetto, possiamo certamente approfondire tutti gli aspetti antropologici, sociologici, filosofici etc..che riteniamo implicati nel discorso, ma questa è un’altra analisi, che non centra niente col sistema di misura del… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 5 mesi fa effettuato da danone
Holodoc
Holodoc(@holodoc)
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
21 Giugno 2021 6:27

La moneta è li strumento che l’uomo ha inventato per vincere il decadimento delle cose, ossia l’entropia.

Se faccio un lavoro per un contadino e lui mi paga con una cesta di pere, queste marciranno prima che riesca mangiarle tutte.
Se invece mi paga con denaro, ogni giorno posso comprare la mia pera fresca.

In pratica l’uomo con il denaro ha trovato il modo di raggirare le leggi della Natura. Ma lo fa con il buon di fine di fare progredire tutta la società.

Con la moneta a debito di ha invece come finalità quella di fare crescere la ricchezza di chi la emette a scapito del resto della società.

danone
danone(@danone)
Utente CDC
Risposta al commento di  Holodoc
21 Giugno 2021 7:28

Buongiorno Holodoc, si posso convenire con quanto scrivi. Diciamo meglio che la moneta permette di ottimizzare la dinamica degli scambi, permettendo così minori sprechi, maggior velocità di circolazione dei beni e maggior numero di scambi nell’unità di tempo, che col semplice baratto. Questo fa aumentare il benessere generale, aumentando le opportunità di produzione e consumo. Da quando però la moneta non è più un bene reale, ma un segno-simbolo numerico emesso in negativo dal nulla, non è più possibile accettare il mezzo di scambio come bene economico, quindi non può essere più ne riserva, ne misura del valore, deve essere considerato solo come un’unità di conto (numero-Fish), deve ovviamente essere agganciata ad una misura precisa standard di valore reale, che si stabilirà uguale per tutti e sarà usata come riferimento quantitativo comune, per poter prezzare i nostri beni da scambiare al mercato. Ovviamente l’unità di conto, non essendo più un bene di valore, diventa una informazione contabile, dove il numero impresso sul supporto non è più il valore del mezzo di scambio, ma è l’informazione contabile, che transiterà da conto a conto, riferita al valore del bene scambiato. In questo modo l’emissione del mezzo può benissimo essere concepita come un’auto-emissione… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 5 mesi fa effettuato da danone