BANCHE E DENARO

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

Riceviamo e volentieri pubblichiamo


DI ANDREA MENSA


Con questo mio vorrei porre rimedio ad una carenza riscontrata sui vari mezzi di informazione, in quanto si trovano o informazioni molto dettagliate a livello universitario, o articoli su singoli aspetti che però mancano di creare quel quadro complessivo che permetta di inquadrare poi i vari dettagli.

Cercherò quindi qui, di descrivere tale quadro complessivo, sfrondandolo dei particolari inutili alla comprensione del funzionamento di base.

Ad aggiungere dettagli c’è tempo dopo.

Prendo quindi come base della trattazione l’aggregato monetario M1, definito come la quantità di supporto monetario immediatamente spendibile, ovvero la somma del circolante (banconote e monete) più conti correnti e conti postali. Da esso occorre detrarre tutte le banconote che si trovano all’interno delle banche commerciali, ovvero le banconote versate.
È già molto importante capire il perché di questa eccezione.
Se andate a chiedere un prestito alla banca e questa ve lo concede, attuerà tale operazione consegnandovi pacchi di banconote ma più probabilmente accreditando la cifra sul vostro conto.

Faccio notare che ricevere il pacco di banconote e ricevere l’accredito è per voi esattamente la stessa cosa, pur richiedendo la prima operazione l’esistenza delle banconote stesse, mentre nel secondo caso, che esistano le banconote o no, per voi è irrilevante.

A tutti gli effetti il pacco di banconote equivale a quel numero sommato sul vostro conto.

E quella cifra fa parte di M1 dal momento che entra nella vostra disponibilità, sia in una forma sia nell’altra.

Pensate di aver ricevuto le banconote, ed ora di depositarle sul conto.
Esisteva quella cifra in banconote e, dopo il versamento la stessa cifra esiste sul conto, ma se le banconote versate continuassero ad esser conteggiate, M1 avrebbe visto raddoppiare la cifra, come banconote e ANCHE come conto.

Faccio notare come abbiamo visto, che banconote o importo sul conto, siano due modi alternativi ed equivalenti di disporre di una quantità di denaro.

Pertanto non farò distinzione, per ora tra conti e banconote, chiamandolo semplicemente denaro.

Ed ora passiamo al sistema bancario.

NON tutto il denaro all’interno di una banca fa parte di M1, altrimenti con cosa una banca pagherebbe i suoi dipendenti ? e le fatture di luce, riscaldamento affitto locali, ecc…. ?

La banca commerciale (tanto per intenderci quella che tutti conosciamo, e dove facciamo prelievi, versamenti, paghiamo bollette, ecc…, che quindi ha rapporti con il pubblico ed opera la raccolta e gestione del denaro), la dobbiamo considerare divisa in due parti separate con mansioni e obiettivi ben distinti almeno contabilmente.

Una sezione simile ad una qualsiasi società, con personale, uffici, bollette da pagare, entrate e spese, ed un’altra sezione che gestisce il rapporto con il pubblico, riceve versamenti, fa i prelievi, concede prestiti e li riscuote.

Tanto per intenderci subito, nella prima sezione, quella che definisco la società, circola denaro incluse banconote conteggiate in M1, col quale si pagano stipendi e bollette, l’altra sezione, quella che opera verso il pubblico al cui interno le banconote NON sono conteggiate in M1.
La prima sezione, per le proprie esigenze di cassa, ha pure lei un conto presso la sua seconda sezione, come un cliente qualsiasi.

Le entrate di tale società sono costituite semplicemente dagli interessi riscossi dall’altra sezione, sui prestiti concessi al pubblico.

Le uscite, come ho già accennato, sono gli stipendi, gli affitti, le bollette, le manutenzioni, e, se ne avanza, pagate le tasse, il rimanente rappresenta gli utili che verranno distribuiti agli azionisti.

La società, come tutte le società, ha un suo capitale in fondi, edifici, partecipazioni, e tale capitale gioca un ruolo di garanzia sull’attività dell’altra sezione, soprattutto nel limite alla concessione di prestiti.
Come arriva il denaro alla banca ?

Semplice, se lo fa imprestare dalla banca centrale.

La banca centrale ha come compito costituzionale quello di creare il denaro, sotto forma di annotazione (quello scritto sui conti correnti si chiama così) o di banconote.

A tale proposito è necessario puntualizzare un fatto.

La banca centrale NON può spendere il denaro creato, ma lo può solo IMPRESTARE. (E, salvo rare eccezioni, solo alle banche )
È una distinzione estremamente importante ai fini di capire come il signoraggio sulle banconote e sul denaro in genere, non esista.

Quando il signore comprava oro, lo coniava ed otteneva in monete un valore superiore all’oro acquistato, poteva andare su un mercato qualsiasi e con tali monete comprarsi cosa desiderava.

La banca centrale invece, crea denaro, lo impresta ed accende un credito nei confronti della banca commerciale richiedente. Su tale credito maturerà interessi, ma, se il denaro gli verrà restituito, cancellerà l’equivalente del debito. Essendo poi tale debito NON CEDIBILE, esso non rappresenta alcuna ricchezza, in quanto non scambiabile.
La banca centrale opera un servizio nella gestione della liquidità, nel controllo antifrode (il falsario crea le banconote, ma le SPENDE, e qui è la differenza sostanziale), e per tale servizio incassa gli interessi su tale prestito. Quello è il suo guadagno, la sua entrata.

Ho detto che il denaro viene imprestato dalla banca centrale alla banca commerciale (sezione società) che lo versa sul suo conto, facendolo così affluire nella sua seconda sezione, quella che opera verso il pubblico.
Se fosse stato necessario, per riserve diventate troppo esigue, tale prestito poteva essere in banconote, che così affluiscono nella disponibilità della seconda sezione, quindi disponibili per i prelievi del pubblico.

Notare che banconote e annotazione, quando escono dalla banca centrale, sono conteggiate in M1.

Quando l’accredito implementa il conto della sezione società, fa parte di M1, quando le banconote vengono versate sempre sullo stesso conto e passano nel deposito della seconda sezione, escono dal conteggio di M1, per rientrarvi solo quando prelevate dal pubblico.

In tal modo M1 si implementa solo quando il denaro, sotto qualsivoglia forma, esce dalla banca centrale.

Ma M1 può variare anche ad opera della banca commerciale, e qui bisogna parlare delle riserve frazionate o frazionarie.

Nella banca sono affluiti i depositi della clientela (compresa la sua sezione società), e nel movimento dei depositi/prelievi, si nota che solo una piccola percentuale costituisce la variazione, la maggior parte resta sempre ferma, non movimentata.

In effetti se io prelevo, vado a comprare il pane, e il panettiere a fine giornata versa l’incasso, i due movimenti, statisticamente si compensano.
Quindi la maggior parte di tale denaro sarebbe improduttiva, se la banca non provvedesse ad imprestarlo, ma chi lo riceve in prestito, o lo versa o lo spende, ma chi lo riceve in pagamento, probabilmente lo versa a sua volta, moltiplicando così la possibilità di imprestare denaro se non per la stessa banca, per un’altra.

Denaro prestato e versato, portano la possibilità della banca ad imprestare un multiplo dei versamenti ricevuti, che a volte sfiora valori assurdi come 50. Normalmente si fermano a 20-30.

Così per ogni unità di denaro versata, la banca ne può prestare anche 30.

Se poi si calcola che se sul vostro deposito la banca vi paga l’1% e sui prestiti che concede chiede il 5% significa che a fronte di un 1 versato a voi pretende 5x30= 150 con un guadagno netto di 149.
Questo è un esempio ma nemmeno troppo distante dalla realtà quotidiana.

Notare che i 30 imprestati a fronte dell’1 ricevuto in versamento, sono creati dal nulla, e quindi vanno ad aumentare M1.

La banca commerciale è vincolata ad un tetto massimo del moltiplicatore stabilito dalla banca centrale, ed inoltre è vincolata a non superare un certo multiplo, fissato anch’esso dalla banca centrale, del valore del proprio capitale. Infatti, il capitale della banca interviene in tutti i casi in cui un prestito non venga onorato.

In tal caso si creerà una perdita che verrà ripianata sottraendola ai guadagni (gli interessi riscossi) e nel caso, dal capitale della banca stessa.

La banca centrale ha come obiettivo quello della conservazione del valore del denaro, e, come creditore di ultima istanza è comprensibile che sia suo interesse che tale valore sia conservato, e l’altro obiettivo è fare in modo che, agendo sulla concessione/limitazione del denaro alle banche commerciali, con il controllo del tasso di interesse, al quale poi tutti i tassi si adeguano, fornisca al mercato liquidità sufficiente a permettere agevolmente gli scambi, ma non eccessiva da inflazionare il mercato stesso.



Con questo mio molto succinto quadro, spero di aver dato un insieme logico al funzionamento del sistema bancario, anche se in esso è descritta solo una piccola parte di esso, ma quella parte che ne costituisce la struttura portante.

Il denaro generato dalla banca centrale, oppure da quella commerciale, è comunque di proprietà del sistema bancario.

Una delle questioni sollevate periodicamente è se questa proprietà non generi un impoverimento della società, pertanto si reclama che essi passi allo stato.



Consideriamo la realtà attuale.

Tutti gli stati sono fortemente indebitati. Con i loro cittadini, con i loro sistemi finanziari e bancari, ma anche con sistemi esteri.

Il debito di uno stato nasce dal semplicissimo fatto che riscuote in tasse meno di quanto spende. La differenza se la fa imprestare.


Se la possibilità di ricorrere al credito fosse riservata al solo obiettivo di compensare deficit e surplus nel corso degli anni, senza dover adeguare anno per anno le aliquote o i metodi della tassazione, ripagando negli anni “buoni” quanto richiesto in prestito in quelli “scarsi”, non si creerebbe il problema.


Ma un governo vuole apparire “buono”, esser rieletto, chiedere poche tasse al popolo e dare molti servizi, e così si indebita, riscuotendo il consenso oggi e lasciando i debiti da pagare ai governi e alle generazioni future.


Adesso, vorreste forse dare la possibilità di creare denaro, da una parte, e contemporaneamente di spenderlo, dall’altra, ad uno stato così maldestro nell’amministrare i propri conti, tanto da esser oberato dal pagamento degli interessi sui prestiti richiesti precedentemente?


Sarebbe esattamente come consegnare il libretto degli assegni e la facoltà di emetterli a chi si sapesse che non ha un soldo in banca ma in compenso ha già una montagna di debiti.

Chi pensa che una simile cosa sarebbe saggia ?

La storia è maestra, e basta andare a cercare cosa accadde tutte le volte che i vari stati si misero a generare denaro per pagare debiti (quasi sempre in occasione di guerra), per farsi passar la voglia di riprovarci.
È vero quindi che tutto il denaro nasce come prestito da parte del sistema bancario, ma come si dovrebbe esser capito è pochissimo influente chi sia il proprietario del denaro, quanto invece la discussione dovrebbe portarsi sul quanto PAGHIAMO tale servizio, ovvero su quel numerino che è il tasso di interesse, e che costituisce il ricavo del sistema bancario e contemporaneamente l’impoverimento della società in cui tale sistema opera.



Esempi di cosa accadde quando la "stampante" fu data in mano allo stato



Nel maggio del 1775 stava approntando i preparativi per la guerra contro la Gran Bretagna, il Congresso fu messo di fronte al dilemma di come finanziare e rifornire l'esercito che l'avrebbe combattuta.

Invece di tassare i cittadini, si decise di ricorrere alla stampa di una moneta di carta, il Continental dollar, e di immetterla sul mercato, con la promessa di accettarlo in pagamento per eventuali tasse future.

Si chiedeva infatti ai singoli stati di ricorrere alla tassazione per “ritirare dal mercato” quei certificati e dar modo così al Congresso di stamparne altri senza che questi si deprezzassero eccessivamente.

Gli Stati, infatti, si guardarono bene dall'imporre nuove tasse e così i certificati rimasero in circolazione, deprezzandosi nei confronti dei “dollari di metallo” ogni giorno di più.

Alla fine della guerra quel pezzo di carta emesso dallo Stato non valeva più nulla tanto che fu coniato il modo di dire “not worth a Continental” (non vale un Continental) per indicare un oggetto di scarsissimo valore.
In tantissimi furono rovinati ma non tutti i contemporanei giudicarono l'operazione come un disastro. Per Benjamin Franklin, anzi, il Continental fu una “macchina meravigliosa” che pagò e tenne rifornito l'esercito, si pagò da solo attraverso il suo deprezzamento e funzionò come una tassa equa.


Diciamo che fu una tassa pagata da chi li aveva incassati.

A pochi anni di distanza, nel vecchio continente, si stava consumando la Grande Rivoluzione che ci ha tramandato i valori della libertà, uguaglianza e fraternità, accompagnati però dal Terrore di Stato e dalla moneta di carta straccia per eccellenza: l'assegnato.

Si stamparono 400 milioni di assegnati nel 1790, poi altri 800, in un'escalation che portò, nel 1795, alla stampa di 33 miliardi di assegnati per coprire le spese statali. A quel punto l'assegnato aveva un potere d'acquisto che era solo più un seicentesimo di quello iniziale per cui si pensò di cambiare.

Si introdusse un'altra moneta, il mandato, che nominalmente valeva 30 assegnati, e si ripartì con la spinta inflazionistica: nel giro di pochi mesi, da febbraio ad agosto del 1796, la nuova moneta era già scesa al 3% del suo valore iniziale.

Ci pensò Napoleone Bonaparte a reinstaurare il sistema monetario metallico, intuendo che fosse più popolare e più saggio per lui depredare le nazioni conquistate invece dei suoi concittadini.



Il campione indiscusso (con John Kennedy) dei sostenitori della moneta di Stato rimane però Abramo Lincoln con i suoi Greenbacks.
Anche qui, nulla di nuovo sotto il sole: una guerra (stavolta civile) da combattere e la necessità di integrare le maggiori entrate garantite dalle nuove tasse e tariffe imposte, con ulteriore liquidità senza ricorrere a prestiti che avrebbero avuto condizioni molto svantaggiose.

Invece di “andare per strada a chiedere prestiti”, tuonavano voci dai banchi del Congresso, “preferiamo affermare la dignità ed il potere del Governo di emettere le proprie banconote.”

E così fu, dal febbraio 1862.



150 milioni di banconote di valore legale per il pagamento di tutti i debiti privati, delle tasse e per l'acquisto di terra e... di titoli di stato.
Le conseguenze furono quelle che ogni economista si aspetterebbe, portando alla scomparsa dalla circolazione delle monete metalliche, al deprezzamento dei Greenbacks e quindi, nel luglio dello stesso anno, ad una nuova emissione governativa: altri 150 milioni.

Alla fine della guerra erano stati stampati più di 400 milioni di Greenbacks ed il cambio con il dollaro (metallico) era sceso dalla parità al 39%.


L’ultimo esempio è quello offerto dalla repubblica di Weimar, che stampò marchi fino a che il valore del Papiermark crollò da 4,2 per ogni Dollaro statunitense a 1.000.000 di marchi per Dollaro nell'agosto 1923 e a 4.200.000.000.000 per dollaro il 20 novembre. L'1 dicembre venne introdotta una nuova valuta con il tasso di cambio di 1.000.000.000.000 di vecchi marchi per 1 nuovo marco, il Rentenmark.



Andrea Mensa


Febbraio 2010

Commenti (159)

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    1. amensa 12 febbraio 2010

      ho già risposto esaurientemente al discorso su Auriti, in un post precedente.
      ed ho anche additato, quale parte di qiuanto da lui sosstenuto sia una truffa.
      invece didenigrare me provi a stabilire un confronto diretto nel quale con nozioni di matematica da 3° elementare vi dimostrerò la veridicità di quanto affermo.
      ripeto,e vi invito a verificare nei casi storici, ultimo dei quali il caso Madoff, il brutto degli "schemi Ponzi" è che apparentemente e per un certo tempo essi "funzionino" e ci cascano in tanti, bastaleggere la lista proprio dei "clienti" di Madoffper rendersene conto.
      quindi prima di venire a dare lezioni a me, si riguardi tale "caso" che non è scritto su un libbro dove chiunque può scrivere le cazzate che vuole, ma è scritto dalla magistratura. poi ne riparliamo.
      che Auriti non sia stato condannato per alcune parti di quanto fatto, lo so benissimo, e l'ho anche scritto, è solo un particolare, che reggeva però il resto dell'impianto , che è una truffa.

    1. amensa 12 febbraio 2010

      calma !
      è il prodotto della quantità di interessi per la loro entità.
      può essere bassa lapercentuale ma alto il numero dei prestiti, e quindi la quantità di ricchezza sottratta alla collettività potrà esser ugualmente alta.
      poi per favore non fermarti al prime rate.
      l'unico limite , oggi, in italia, all'arbitrarietà delle banche nello stabilire i tassi per le varie forme di prestiti, è la legge anti usura, che però stabilisce dei tetti talmente alti che non limita proprio un bel niente.
      la limitazione dovrebbe arrivare dalla concorrenza tra gli istituti macometusaprai, penso, essi operano praticamente come cartello, anche se formalmente non lo è.

    1. amensa 12 febbraio 2010

      1) con la parola "denaro" io intendo bonconote o annotazioni.
      se tu chiedi un prestito e ti viene accordato, la banca accrediterà l'importo sul tuo conto. per tale operazione non verrà usata alcuna banconota.
      solo in un secondo tempo, potrai fare un prelievo col quale trasformare tale annotazione in banconote.
      lacosa più difficile attualmente , per chi voglia capire qualcosa sull'argomento è quella di abbandonare un'idea arcaica ora diventata semplicemente falsa.
      ovveroil concetto di valore. ai tempi delle monete auree, il denaro ERA valore, in quanto la moneta conteneva in se stessa, se non tutto, almeno buona parte del valore rappresentato. moneta e valore erano quindi due concetti quasi sovrapponibili.
      quanto sto cercando di fare con i miei scritti, da un po di tempo a questa parte, è separare questi due concetti.
      il valore è un attributo astratto, personale legato ad un bene in un certo ambiente, che ne esprime la desiderabilità.
      esso deve essere associato ad un bene, per essere scambiato, nel qual caso il bene diventa il veicolo del valore, ciò che ne costituisce il contenitore.
      il valore non è sempre legato ai materiali con cui è fatto il bene.
      pensa ad un quadro, al valore della tela e dei colori, e poi al valore del quadro.
      ogni bene scambiabile contiene del valore, valore ce l'ha una bicicletta , una casa, una mela, e anche il denaro.
      ma l'attenzione andrebbe sempre portata sul valore rappresentato, non sul mezzo per spostarlo o scambiarlo.
      seguire il mezzo oltre che inutile è più faticoso e anche più fuorviante.
      cosa si crea con le riserve frazionarie è valore, che poi sia espresso in denaro, banconote o annotazioni è indifferente, e come valore circola, venendo scambiato con altri valori (contenuti in altri beni) e quando viene reso semplicemente smette di esistere.
      per cosa riguarda il "moltiplicatore, definito anche leva finanziaria, è un parametro il cui massimo è dettato dalla banca centrale, e fa parte di quel controllo della massa circolante che è suo compito istituzionale.
      in passato, certe banche hanno raggiunto anche valori assurdi (50%), mentre oggi mediamente si aggira sul 10%. i criteri con i quali viene stabilito potrebbe essere oggetto di un altro lungo post.
      no un aumento del tetto stabilipo con la leva massima, aumenta la massa monetaria,anzi la possibilità di aumentare la massa monetaria.
      ho già scritto, non mi ricordo dove, ma sicuramente l'ho scritto, che tutto il denaro è generato a prestito.
      e questo non vuol dire che il denaro posseduto non sia di proprietà di chi lo possiede, ma vuol dire che al denaro in circolazione corrisponde il debito di qualcuno.
      ed è ovvio poichè dato che il denaro è generato dal sistema bancario che lo impresta, e non c'è nessun altro che legalmente lo possa generare, esso arriva tutto di li.
      diminuire il credito (ed al riguardo ricordo che il maggior debitore è lo stato che ben difficilmente riuscirà mai a liberarsi del proprio debito), significa ridurre la massa monetaria.
      in quanto, come devo ripetre, il denaro in circolazione nasce come debito.
      al punto 5 rispondo che il fatto che governi abbiano fatto tali scelte (ovvero di stampare denaro anzicchè riscuotere più tasse) ha semplicemente portato ad una svalutazione esponenziale di tali monete.
      l'obiettivo della moneta, essendo , come ho scritto sopra, "riserva di valore", è quello di conservarlo il valore, non di diminuirlo vertiginosamente.
      6) la banca d'italia è sempre stata privata. che pèoi alcuni proprietari (banche) fossero sotto il controllo dell'IRI, e quindi dello stato, non ne ha mai modificato la natura di struttura privata sotto mandato pubblico. I "soci" fino a pochi anni addietro, erano addirittura coperti da "omissis" nei documenti della banca stessa.
      sempre disponibile per chiarimenti !

    1. stefanodandrea 12 febbraio 2010

      Per A Mensa.
      Gli interessi non sono mai stati bassi come nell'ultimo decennio. Il problema non sono gli interessi, sono la quantità di crediti/debiti creati dal sistema rispetto alla massa monetaria (monete e banconote). La riduzione della percentuale di riserva frazionaria, da un lato, e la generalizzazione del sistema bancomat carta di credito dall'altro (che fa si che tutto il denaro sia depositato presso le banche: un tempo si ritirava lo stipendio, lo si spendeva e poi si, se avanzava a fine mese qualche lira la si depositava; ora il denaro passa da un conto corrente all'altro), oltre a una precisa politica legislativa (politica dei bassi tassi di interesse, abolizione dell'equo canone che ha spinto ad acquisater immobili con mutui trentennale, la assurda disciplina del credito al consumo, che tutela - a parte il maggiore tasso di interesse dovuto al maggior rischio per il creditore- il consumatore che si indebita per acquistare un motorino più dell'imprenditore che contrae prestiti per l'imprese), hanno condotto ad un troppo elevato livello dei creditidebiti rispetto alla massa monetaria.

      Mi permetto di richiamarti anche il mio precedente commento: il quartultimo, mi sembra.

      Ciao

    1. amensa 12 febbraio 2010

      1) a differenza del sistema bancario, un falsario crea denaro ma lo spende, non lo impresta. questo fatto è la grossa differenza in quanto una volta speso tale creazione è definitiva, a differenza di quando viene imprestato in cui tale creazione "vive" solo per il tempo della durata del prestito, e quando viene rimborsato tale creazione si annulla.
      2) qui vieni sul mio terreno... stabiliure cheil 10% sia usura e il 5% no è un limite puramente arbitrario.
      a differenza dell'onorario di un medico (ad esempio quello di un luminare che può essere molto elevato ma in clima di concorrenza, in quanto se lo reputo troppo caro, andrò da un medico meno famoso), i tassi applicati sono applicati in un clima di cartello, quindi con una concorrenza puramente formale ma non effettiva.
      solo una reale concorrenza, praticata tramite la creazione di "prestatori" di tipo cooperativistico, o simile, potrebbe calmierare gli interessi richiesti, senza ricorrere a imposizioni governative.
      come vedi, le leggi vengono fatte per lasciare al sistema bancario ampi margini di guadagno, il che mi fa dubitare che il sistema bancario foraggi abbondantemente quello politico.

    1. 21 12 febbraio 2010

      Il sottoscritto e altri restano nell’attesa di leggere qualche proposta alternativa al sistema monetario vigente da parte di A. Mensa e co.,

      invito cortesemente a dare risposta ai seguenti due quesiti:

      1) perché nell’ordinamento presente sono perseguiti i falsari?
      2) perché l’attività privata d’usura è considerata illegale?

      Una volta trovate le risposte ed portate a termine le conseguenti considerazioni e constatazioni,
      otteniamo la risposta finale alla terza domanda, che è nata implicita, cioè… cui prodest?

      Frattanto, mentre si disquisisce sul perché e sul per come del dito indicatore della Luna (frase sempre utile, come quella della trave e la pagliuzza),
      invito di nuovo cortesemente a dare una sbirciata al sito Centro Fondi, direttamente all’indirizzo:

      http://www.centrofondi.it/articoli_rete_sovranita_monetaria.htm dove si trova un compendio di trattazioni utili e interessanti e... potabili per tutti ;)

      Nell’occasione, prendo anche licenza per sollecitarvi una letta al topic odierno

      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6757 (al momento pare aver ricevuto poche letture, fatevi sotto)

      nel quale si fa rapido cenno ai meravigliosi tallysticks ed altre, tra le quali si trova pure un meraviglioso quanto succinto indizio sui perché della Weimar;
      tutto d’approfondire.

      Rilancio: che ne dite di trattare ogni ns somma o valore lasciato a banche, finanziarie e/o amenità simili
      come se si trattasse di risultato d’opere soggette al diritto d’autore, tipo brevetti per le opere d’ingegno o, meglio, per quelle frutto della creatività?

      Rif. Legge 22 aprile 1941, n. 633 e applicazione delle norme incluse, con annesso limite di tempo per l’utilizzo del opere e il diritto ai proventi in esclusiva;
      certo si foraggerebbe sempre qualche parassita nullafacente, ma sai quanti di meno rispetto agli attuali?

      Ad ogni modo, i copiatori pirata resterebbero attivi e si pagherebbe sempre una commissione.

      Potremmo argomentare anche del sistema bancario d’islamica origine… e perché no, sulla banca Iraniana magari;
      mmm… forse è meglio di no, almeno non subito, altrimenti si chiariscono troppe cose che coinvolgono varie situazioni del presente… giusto?

      Percepire il proprio sé come uno dei tanti è una costante presenza, soprattutto nei maschietti del tempo in cui il servizio militare era obbligatorio,
      la frase genera poi una sensazione che è perfino troppo simpatica; nostalgia in agrodolce (canticchiando: pòpopò poppo pòppo pòppoo…).

      “Prima di molti, dopo di tanti siam congedanti, siam congedanti… “

      Topic complessivamente divertente, e istruttivo; grazie!

      Ciao ciao ;)

    1. gnorans 11 febbraio 2010

      Come sistema per creare credito la riserva frazionaria va bene, perche' il credito viene creato la' dove serve, e si presume che si trasformi in ricchezza.

      Il problema centrale e' la legittimita' di questo credito inventato, se e' di proprieta' pubblica ok, altrimenti e' millantato credito.

    1. stefanodandrea 11 febbraio 2010

      Caro A. Mensa, il tuo articolo è importante, perché chiarisce alcuni punti oscuri o che come tali appaiono nel dibattito che da tempo si svolge sul web.
      L'articolo mi ha suggerito i punti che seguono, che per un verso sono precisazioni, per altro correzioni, per altro svolgimenti e approfondimenti:
      1) il sistema della riserva frazionaria non consente di creare denaro dal nulla, se per denaro si intende, come ti hai dichiarato di intendere, monete e banconote. Il sistema della riserva frazionaria consente di creare crediti/debiti. Il credito è la pretesa giuridicamente tutelata alla consegna di denaro (monete e banconote). Il debito è il dovere giuridicamente sanzionato di consegnare denaro (monete e banconote). Il problema, allora è il governo della quantità di crediti/debiti che il sistema nel suo complesso ha. A chi spetta (a chi deve spettare) decidere se aumentare la riserva frazionaria? Deve spettare al governo sotto il controllo del parlamento (un tempo spettava al cipr) o alla BCE? Il governo cinese ha recentemente elevato la riserva frazionaria.
      Nel merito, la riserva frazionaria deve essere di circa il 25%, come avveniva fino alla fine degli anni ottanta o deve essere molto inferiore, come è ora?
      2) rimanendo in tema di riserva frazionaria, un aumento di essa significherebbe, complessivamente, minori crediti alle imprese e ai cittadini. La politica dovrebbe orientare questa riduzione, nel senso (secondo la mia opinione) di ridurre il credito nei confronti dei cittadini e non ridurlo o ridurlo in minor misura nei confronti delle imprese? La mia risposta è si. Ciò che ha caratterizzato gli ultimi trenta anni è l'alimentazione della domanda di beni e servizi di consumo tramite crediti ai cittadini. Il risparmio in Italia è sceso in tredici anni dal 43% del reddito al 13%.
      3) minore credito ai cittadini (per esempio minori mutui per la casa)significa riduzione della possibilità di acquistare immobili ai prezzi correnti e quindi riduzione dei prezzi degli immobili e dei profitti e delle rendite. Significa però anche maggiore conflitto sociale, perché i cittadini vorrebbero aumenti salariali (ai quali in questi anni hanno ampiamente rinunciato in cambio dell'aumento della possibilità di comprare a debito). Sarebbe dunque necessario una diversa politica dei rediti.
      4) L'abbandono della politica di indebitamento dei cittadini comporterebbe un impoverimento inteso come enorme riduzione dei consumi, che causerebbe una diminuzione della produzione e un aumento della disoccupazione (nella misura in cui i beni e i servizi consumati in Italia sono prodotti e venduti ijn ItaliA), che devono essere DESIDERATi e perseguiti, a costo dell'aumento anche enorme del conflitto sociale e del rischio che questo sistema democratico entri in crisi.
      5) Salvo Weimar, gli altri esempi citati da Mensa, al contrario di quanto egli afferma, sono la dimostrazione che in talune circostanze storiche (rivoluzione francese, rivoluzione americana, guerra civile per l'unità della nazione statunitense) è di fondamentale importanza che uno stato stampi direttamente moneta.
      6) Tra la situazione attuale e quella in cui lo Stato stampa direttamente moneta è data una terza possibilità, che è stata vigente in Italia fino al 1991, quando la moneta era stampata dalla Banca d'Italia le cui quote erano quasi interaente pubbliche. Il problema esiste, tanto che Tremonti aveva fatto una legge che prevedeva entro tre anni la rinazionalizzazione delle quote di Banca d'Italia "anche per evitare conflitti di interessi". Poi non se ne è fatto niente. Qui deve osservarsi che se è vero ciò che mi capitato di leggere in un paio di occasioni, ossia che le banche socie di Banca d'Italia pretendevano 36 miliardi di euro (contro i 6 miliardi ipotizzati da Tremonti), vuole dire che un certo guadagno, magari attraverso lo sfruttamento del "conflitto di interessi", quelle quote lo rendono. Non è la rapina di cui si discorre nel web ma è un vantaggio considerevole che andrebbe eliminato.
      A grandi linee, quello raccolto in questi sei punti è il proprgamma politico (teorico) che ho immaginato quando ho scritto sul sito www.appelloalpopolo.it alcuni post e in primo luogo il Manifesto del Fronte popolare italiano, che toccano (anche) il tema del denaro e del debito.

    1. Conan 11 febbraio 2010

      No ma dico, si rende conto di quello che scrive oppure questo é uno scherzo e siamo su scherzi a parte, lei sta dicendo che una banca quando crea dal nulla del denaro da prestare poi quando gli viene restituito lo distrugge e si tiene solo gli interessi....!!!????!!! Ma su quale pianeta???
      Poi ha fatto tutta una confusione generale circa la corrispondenza tra mezzo e valore e li si é veramente incartato...
      ".....oggi il denaro non è valore, ma un MEZZO per trasportarlo, per permettere lo scambio dei beni, anche per accumularlo, volendo, ma parliamo sempre di valore. valore che ha un pacco di banconote ma valore che ha pure una abitazione, o una automobile, o anche solo una mela." ma cosa vuol dire???!!!
      Prima dice che non é un valore poi si contraddice e dice che é un valore....
      Siamo proprio messi bene va!!

    1. Conan 11 febbraio 2010

      Che cattivo gusto additare il Prof. Auriti come un truffatore, visto che non può risponderle a tono perché é morto.... (sua risposta a Nettuno)
      Ripeto, non mi metterò qui a contestare le sue affermazione fantasiose, contradditorie e a tratti deliranti sul Signoraggio, ma faccia un favore a tutti e a se stesso, si legga Euroschiavi e altri libri scritti da persone competenti e impari la materia prima di scrivere un articolo su CDC che ha le dato stranamente spazio, visti i contenuti....
      Ripeto a tutti di stare molto attenti a ciò che si legge, perché purtroppo in rete i Debunker sono molto attivi, soprattutto su certi argomenti come il Signoraggio.

      N.B. Leggo Comedonchisciotte da qualche anno, ma mi sono iscritto solo ieri appositamente per rispondere a questo "articolo".....

    1. Conan 11 febbraio 2010

      Nettuno ha perfettamente ragione e come ho scritto anch'io il sig. Mensa vada a leggersi Euroschiavi perché se scrive ciò che scrive di Signoraggio non ha capito nulla....
      Il debunking é sempre in agguato, attenti...

    1. unodeitanti 11 febbraio 2010

      l'esempio era rivolto solo a far capire che avendo in mano il potere di disporre di qualcosa, il guadagno è il potere e non il costo. Siccome tu sostieni che il problema sia quanto paghiamo e non a chi lo paghiamo, volevo dimostrare che invece il CHI è più importante perché il quanto influisce solo sulla velocità degli eventi, mentre il chi influisce su chi detiene il potere.
      Esempi di come i padroni controllano il mondo sono sotto gli occhi di tutti. Quando ad un certo punto il debito viene richiesto indietro all'improvviso, di fatto si esercita quel potere.
      Ma c'è di più... volendo parlare di quella parte di debito che definisci inesigibile. Il debito può essere cartolarizzato. La recente crisi derivante dai subprime è l'esempio concreto di quanto perversi siano diventati i meccanismi in atto oggi. Abbiamo chi opera (i banchieri), chi controlla (gli stessi banchieri) e chi ha le vere informazioni sulla situazione economica (sempre gli stessi banchieri). Mi domando come si faccia a credere che un sistema così concentrato possa essere "ottimo". Infine, banca tradizionale o banca islamica sono solo facce del potere. Sono sempre due mezzi di controllo. La seconda è più "etica" della prima e guadagna in modo più "giusto". Ma nella sostanza non cambia il punto importante: il denaro è potere perché attraverso esso si esercita il controllo. Non a caso nell'empio dicevo che abbasso il corrispettivo da 10 a 1. Il modo di guadagnare si trova sempre e con ogni formula. Certo la finanza islamica può essere vista come un passo avanti meglio di niente ma non risolve il "lato oscuro" della faccenda. Nessuno parla di questo aspetto perché molti si concentrano sul resto... come hai fatto tu nel tuo interessante articolo.

    1. gnorans 11 febbraio 2010

      Se ho capito bene la tua domanda, provo a riformularla mettendo il termine 'prestito' al posto dei sinonimi:

      "Se alla restituzione del prestito da parte del debitore la banca centrale azzera il conto e il prestito creato "sparisce" nel nulla, come aumenta la quantità di prestito in circolazione?"


      La quantità di moneta in circolazione (banconote + prestiti + ecc) aumenta perche' aumentano i prestiti.

      Inoltre, anche se tutti i debitori insieme volessero restituire il debito, non esisterebbe materialmente il denaro liquido per farlo.

      Le banche non creano direttamente denaro, creano un prestito che in realta' non possono onorare, ma che tutti (o quasi) credono vero. Alla restituzione il prestito millantato sparisce nel nulla, ma si e' trasformato in denaro vero di proprieta' del millantatore!

    1. amensa 11 febbraio 2010

      sono veramente dispiaciuto, ma devo confessarti che non sono affatto sicuro di aver capito il tuo esempio con la morte.
      ho solo capito che affermi che per te è molto importante cosa consegue dalla proprietà del denaro.
      innanzitutto vorrei rimarcare che io ho detto "pochissimo influente" e non "ininfluente", ma detto ciò supponiamo che il padrone del denaro volesse "controllare" il mondo.
      cosa potrebbe dire ? "fate quanto ordino io altrimenti ritiro tutto il denaro in circolazione" sarebbe , penso l'unico ricatto, perchè il suo opposto ".... perchè altrimenti inondo il mondo di denaro, così che non valga più niente", e che teoricamente sarebbe equivalente, gli costerebbe di più.
      ma di fronte ad una minacci adel genere , la risposta più banale sarebbe "bene, tu ritirati pure tutto il tuo denaro, ed io diffondo il mio" detto da chiunque, stato o privato, avesse voglia di sobbarcarsi di tale onere.
      faccio notare che gia pronta e operante c'è già la finanza islamica, di cui proprio qui su CDC si è illustrato il sistema pochi giorni fa.

    1. Fatman 11 febbraio 2010

      Però io continuo a non capire. Se la quantità di denaro in circolazione è sempre la stessa come è possibile che ci sia inflazione? Inoltre, prima o poi i debiti dvono venire riscossi, e il sistema raggiungerebbe un equilibrio in cui non è più possibile aumentare il circolante, e quindi l'economia di fermerebbe. Non succede proprio mai che la moneta emessa dalla banca non torni al mittente per venire "cancellata"?

    1. amensa 11 febbraio 2010

      ho rintracciato ora il tuo del :di alez il Giovedì, 11 febbraio @ 02:28:46 CST.
      il fatto che non sia maleducato, ma soltanto un po ironico, non cambia il fatto che io lo abbia scoperto solo ora.
      ieri sono stato ore alla tastiera a cercar di rispondere a tutti, ma non escludo che oltre al tuo me ne siano sfuggiti altri. anzi, senz'altro me ne saranno sfuggiti.
      che tu non meriti il commento che ho fatto non cambia molto il fatto che su decine, anzi più di cento commenti, sia forse stato l'unico ad esprimerti in questo modo.
      questo dimostra solo che nemmeno io sono perfetto, ma questo lo sapevo già.

      ps. però, se hai tempo da perdere, prova a sfogliare tutti i post, e poi conta quantio fanno eccezione come il tuo.

    1. unodeitanti 11 febbraio 2010

      evidentemente non so postare ci riprovo (scusate ancora):

      "È vero quindi che tutto il denaro nasce come prestito da parte del sistema bancario, ma come si dovrebbe esser capito è pochissimo influente chi sia il proprietario del denaro, quanto invece la discussione dovrebbe portarsi sul quanto PAGHIAMO tale servizio, ovvero su quel numerino che è il tasso di interesse, e che costituisce il ricavo del sistema bancario e contemporaneamente l’impoverimento della società in cui tale sistema opera."

    1. unodeitanti 11 febbraio 2010

      scusate si è mangiato la prima parte che era la citazione di amensa:
      >

    1. unodeitanti 11 febbraio 2010

      >

      La tesi quindi è rivolta a dimostrare che CHI non è importante perché il problema e quanto PAGHIAMO che è la vera causa di tutti i mali (impoverimento). E se così non fosse? E se al CHI non interessi del QUANTO ma di ciò che da esso consegue?

      Esempio:
      Poniamo che io sia la Morte. Qualcuno (lo stato – voi tutti) mi ha affidato il compito di scegliere ogni giorno quanti e chi uccidere. Poniamo anche che per questo “servizio” intaschi la bellezza di 10 euro! Io mi trovo nella giusta posizione per svolgere il servizio perché ho tutto l'interesse che ogni giorno muoia qualcuno e anzi più sono e più guadagno. Ma siccome svolgo diligentemente il mio lavoro e con un'etica incontestabile non mi approfitto del mio lavoro e non faccio morire neanche una persona in più del necessario. Siccome qualcuno contesta che il mio onorario sia troppo alto e che 10 euro siano un autentico furto per detto servizio e che sia la causa dei mali del mondo mi propone di ridurre drasticamente la quota.
      Bene, portiamola ad 1 euro. Cosa è cambiato? Forse è cambiato solo il tempo necessario per tornare ad una situazione insostenibile ma null'altro. Perché?
      Poniamo che questo prezzo di 1 euro sia talmente irrisorio che non copra neanche i costi del “servizio”, potrei decidere di non svolgerlo più e passare l'incombenza a qualcun altro. Se questo prezzo fosse così basso nessuno vorrebbe svolgere il servizio. O no? Quanti di voi vorrebbero essere la Morte? Pur sapendo che non coprirete i costi del servizio? Francamente io accetterei!
      Perché? Perché il problema non è il quanto ma il chi! Proprio l'opposto della tesi di cui sopra.
      Vediamo perché (per chi ancora non ci è arrivato):
      domani decido che devono morire x, y, z. Vado da x e gli dico: tocca a te... a meno che tu...
      Ecco la mia fonte di guadagno! Tutto dipende dal potere... dal controllo.

      Tornando alla fattispecie concreta: il banchiere non punta al guadagno o al mantenimento del valore della moneta o bla bla bla: il banchiere punta al mantenimento del debito, attraverso il quale ottiene il controllo finanziario del pianeta che gli garantisce il potere assoluto.
      Quindi nonostante tutti i giusti meccanismi discussi e spiegati... si vede (o si cerca di far vedere) solo quello che è l'apparenza del sistema monetario e che nasconde la vera natura del sistema stesso: il denaro è un mezzo di controllo. La proprietà di questo mezzo è fondamentale per l'uso che se ne fa. Tutto ciò però non dimostra una cosa importante: che il mezzo sia in mano a pochi privati o in mano a tutti (lo stato) non è comunque garantito il buon uso di tale strumento. Paradossalmente se vi fosse una sola persona eticamente pura al 100% l'ideale sarebbe che avesse egli lo strumento e lo esercitasse secondo la sua coscienza. Non conosco quale sia la situazione migliore e francamente dubito che un sistema basato sul denaro per come è oggi concepito possa trovare una soluzione “ottima”, tuttavia ritengo che la tesi che sia importante il quanto e non il chi è sbagliata. Spero di averlo dimostrato. Spero che si veda il fenomeno per quello che è e non per la faccia che propone.

      A volte per nascondere una cosa la soluzione migliore e mostrare l'altra faccia, complicata e macchinosa, messa li per darla in pasto a chi vuole discutere la cosa e sulla quale tutti si concentrano per capirne il funzionamento e smascherando il “trucco”. Nel frattempo ciò che deve rimanere nascosto... rimane.

    1. unodeitanti 11 febbraio 2010

      Ok. Mi rendo conto che serve un post a parte per dire ciò che voglio dire. Ti ringrazio se vorrai postare li. Vado a crearlo.

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