
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
DI ANDREA MENSA
Con questo mio vorrei porre rimedio ad una carenza riscontrata sui vari mezzi di informazione, in quanto si trovano o informazioni molto dettagliate a livello universitario, o articoli su singoli aspetti che però mancano di creare quel quadro complessivo che permetta di inquadrare poi i vari dettagli.
Cercherò quindi qui, di descrivere tale quadro complessivo, sfrondandolo dei particolari inutili alla comprensione del funzionamento di base.
Ad aggiungere dettagli c’è tempo dopo.
Prendo quindi come base della trattazione l’aggregato monetario M1, definito come la quantità di supporto monetario immediatamente spendibile, ovvero la somma del circolante (banconote e monete) più conti correnti e conti postali. Da esso occorre detrarre tutte le banconote che si trovano all’interno delle banche commerciali, ovvero le banconote versate.
È già molto importante capire il perché di questa eccezione.
Se andate a chiedere un prestito alla banca e questa ve lo concede, attuerà tale operazione consegnandovi pacchi di banconote ma più probabilmente accreditando la cifra sul vostro conto.
Faccio notare che ricevere il pacco di banconote e ricevere l’accredito è per voi esattamente la stessa cosa, pur richiedendo la prima operazione l’esistenza delle banconote stesse, mentre nel secondo caso, che esistano le banconote o no, per voi è irrilevante.
A tutti gli effetti il pacco di banconote equivale a quel numero sommato sul vostro conto.
E quella cifra fa parte di M1 dal momento che entra nella vostra disponibilità, sia in una forma sia nell’altra.
Pensate di aver ricevuto le banconote, ed ora di depositarle sul conto.
Esisteva quella cifra in banconote e, dopo il versamento la stessa cifra esiste sul conto, ma se le banconote versate continuassero ad esser conteggiate, M1 avrebbe visto raddoppiare la cifra, come banconote e ANCHE come conto.
Faccio notare come abbiamo visto, che banconote o importo sul conto, siano due modi alternativi ed equivalenti di disporre di una quantità di denaro.
Pertanto non farò distinzione, per ora tra conti e banconote, chiamandolo semplicemente denaro.
Ed ora passiamo al sistema bancario.
NON tutto il denaro all’interno di una banca fa parte di M1, altrimenti con cosa una banca pagherebbe i suoi dipendenti ? e le fatture di luce, riscaldamento affitto locali, ecc…. ?
La banca commerciale (tanto per intenderci quella che tutti conosciamo, e dove facciamo prelievi, versamenti, paghiamo bollette, ecc…, che quindi ha rapporti con il pubblico ed opera la raccolta e gestione del denaro), la dobbiamo considerare divisa in due parti separate con mansioni e obiettivi ben distinti almeno contabilmente.
Una sezione simile ad una qualsiasi società, con personale, uffici, bollette da pagare, entrate e spese, ed un’altra sezione che gestisce il rapporto con il pubblico, riceve versamenti, fa i prelievi, concede prestiti e li riscuote.
Tanto per intenderci subito, nella prima sezione, quella che definisco la società, circola denaro incluse banconote conteggiate in M1, col quale si pagano stipendi e bollette, l’altra sezione, quella che opera verso il pubblico al cui interno le banconote NON sono conteggiate in M1.
La prima sezione, per le proprie esigenze di cassa, ha pure lei un conto presso la sua seconda sezione, come un cliente qualsiasi.
Le entrate di tale società sono costituite semplicemente dagli interessi riscossi dall’altra sezione, sui prestiti concessi al pubblico.
Le uscite, come ho già accennato, sono gli stipendi, gli affitti, le bollette, le manutenzioni, e, se ne avanza, pagate le tasse, il rimanente rappresenta gli utili che verranno distribuiti agli azionisti.
La società, come tutte le società, ha un suo capitale in fondi, edifici, partecipazioni, e tale capitale gioca un ruolo di garanzia sull’attività dell’altra sezione, soprattutto nel limite alla concessione di prestiti.
Come arriva il denaro alla banca ?
Semplice, se lo fa imprestare dalla banca centrale.
La banca centrale ha come compito costituzionale quello di creare il denaro, sotto forma di annotazione (quello scritto sui conti correnti si chiama così) o di banconote.
A tale proposito è necessario puntualizzare un fatto.
La banca centrale NON può spendere il denaro creato, ma lo può solo IMPRESTARE. (E, salvo rare eccezioni, solo alle banche )
È una distinzione estremamente importante ai fini di capire come il signoraggio sulle banconote e sul denaro in genere, non esista.
Quando il signore comprava oro, lo coniava ed otteneva in monete un valore superiore all’oro acquistato, poteva andare su un mercato qualsiasi e con tali monete comprarsi cosa desiderava.
La banca centrale invece, crea denaro, lo impresta ed accende un credito nei confronti della banca commerciale richiedente. Su tale credito maturerà interessi, ma, se il denaro gli verrà restituito, cancellerà l’equivalente del debito. Essendo poi tale debito NON CEDIBILE, esso non rappresenta alcuna ricchezza, in quanto non scambiabile.
La banca centrale opera un servizio nella gestione della liquidità, nel controllo antifrode (il falsario crea le banconote, ma le SPENDE, e qui è la differenza sostanziale), e per tale servizio incassa gli interessi su tale prestito. Quello è il suo guadagno, la sua entrata.
Ho detto che il denaro viene imprestato dalla banca centrale alla banca commerciale (sezione società) che lo versa sul suo conto, facendolo così affluire nella sua seconda sezione, quella che opera verso il pubblico.
Se fosse stato necessario, per riserve diventate troppo esigue, tale prestito poteva essere in banconote, che così affluiscono nella disponibilità della seconda sezione, quindi disponibili per i prelievi del pubblico.
Notare che banconote e annotazione, quando escono dalla banca centrale, sono conteggiate in M1.
Quando l’accredito implementa il conto della sezione società, fa parte di M1, quando le banconote vengono versate sempre sullo stesso conto e passano nel deposito della seconda sezione, escono dal conteggio di M1, per rientrarvi solo quando prelevate dal pubblico.
In tal modo M1 si implementa solo quando il denaro, sotto qualsivoglia forma, esce dalla banca centrale.
Ma M1 può variare anche ad opera della banca commerciale, e qui bisogna parlare delle riserve frazionate o frazionarie.
Nella banca sono affluiti i depositi della clientela (compresa la sua sezione società), e nel movimento dei depositi/prelievi, si nota che solo una piccola percentuale costituisce la variazione, la maggior parte resta sempre ferma, non movimentata.
In effetti se io prelevo, vado a comprare il pane, e il panettiere a fine giornata versa l’incasso, i due movimenti, statisticamente si compensano.
Quindi la maggior parte di tale denaro sarebbe improduttiva, se la banca non provvedesse ad imprestarlo, ma chi lo riceve in prestito, o lo versa o lo spende, ma chi lo riceve in pagamento, probabilmente lo versa a sua volta, moltiplicando così la possibilità di imprestare denaro se non per la stessa banca, per un’altra.
Denaro prestato e versato, portano la possibilità della banca ad imprestare un multiplo dei versamenti ricevuti, che a volte sfiora valori assurdi come 50. Normalmente si fermano a 20-30.
Così per ogni unità di denaro versata, la banca ne può prestare anche 30.
Se poi si calcola che se sul vostro deposito la banca vi paga l’1% e sui prestiti che concede chiede il 5% significa che a fronte di un 1 versato a voi pretende 5x30= 150 con un guadagno netto di 149.
Questo è un esempio ma nemmeno troppo distante dalla realtà quotidiana.
Notare che i 30 imprestati a fronte dell’1 ricevuto in versamento, sono creati dal nulla, e quindi vanno ad aumentare M1.
La banca commerciale è vincolata ad un tetto massimo del moltiplicatore stabilito dalla banca centrale, ed inoltre è vincolata a non superare un certo multiplo, fissato anch’esso dalla banca centrale, del valore del proprio capitale. Infatti, il capitale della banca interviene in tutti i casi in cui un prestito non venga onorato.
In tal caso si creerà una perdita che verrà ripianata sottraendola ai guadagni (gli interessi riscossi) e nel caso, dal capitale della banca stessa.
La banca centrale ha come obiettivo quello della conservazione del valore del denaro, e, come creditore di ultima istanza è comprensibile che sia suo interesse che tale valore sia conservato, e l’altro obiettivo è fare in modo che, agendo sulla concessione/limitazione del denaro alle banche commerciali, con il controllo del tasso di interesse, al quale poi tutti i tassi si adeguano, fornisca al mercato liquidità sufficiente a permettere agevolmente gli scambi, ma non eccessiva da inflazionare il mercato stesso.
Con questo mio molto succinto quadro, spero di aver dato un insieme logico al funzionamento del sistema bancario, anche se in esso è descritta solo una piccola parte di esso, ma quella parte che ne costituisce la struttura portante.
Il denaro generato dalla banca centrale, oppure da quella commerciale, è comunque di proprietà del sistema bancario.
Una delle questioni sollevate periodicamente è se questa proprietà non generi un impoverimento della società, pertanto si reclama che essi passi allo stato.
Consideriamo la realtà attuale.
Tutti gli stati sono fortemente indebitati. Con i loro cittadini, con i loro sistemi finanziari e bancari, ma anche con sistemi esteri.
Il debito di uno stato nasce dal semplicissimo fatto che riscuote in tasse meno di quanto spende. La differenza se la fa imprestare.
Se la possibilità di ricorrere al credito fosse riservata al solo obiettivo di compensare deficit e surplus nel corso degli anni, senza dover adeguare anno per anno le aliquote o i metodi della tassazione, ripagando negli anni “buoni” quanto richiesto in prestito in quelli “scarsi”, non si creerebbe il problema.
Ma un governo vuole apparire “buono”, esser rieletto, chiedere poche tasse al popolo e dare molti servizi, e così si indebita, riscuotendo il consenso oggi e lasciando i debiti da pagare ai governi e alle generazioni future.
Adesso, vorreste forse dare la possibilità di creare denaro, da una parte, e contemporaneamente di spenderlo, dall’altra, ad uno stato così maldestro nell’amministrare i propri conti, tanto da esser oberato dal pagamento degli interessi sui prestiti richiesti precedentemente?
Sarebbe esattamente come consegnare il libretto degli assegni e la facoltà di emetterli a chi si sapesse che non ha un soldo in banca ma in compenso ha già una montagna di debiti.
Chi pensa che una simile cosa sarebbe saggia ?
La storia è maestra, e basta andare a cercare cosa accadde tutte le volte che i vari stati si misero a generare denaro per pagare debiti (quasi sempre in occasione di guerra), per farsi passar la voglia di riprovarci.
È vero quindi che tutto il denaro nasce come prestito da parte del sistema bancario, ma come si dovrebbe esser capito è pochissimo influente chi sia il proprietario del denaro, quanto invece la discussione dovrebbe portarsi sul quanto PAGHIAMO tale servizio, ovvero su quel numerino che è il tasso di interesse, e che costituisce il ricavo del sistema bancario e contemporaneamente l’impoverimento della società in cui tale sistema opera.
Esempi di cosa accadde quando la "stampante" fu data in mano allo stato
Nel maggio del 1775 stava approntando i preparativi per la guerra contro la Gran Bretagna, il Congresso fu messo di fronte al dilemma di come finanziare e rifornire l'esercito che l'avrebbe combattuta.
Invece di tassare i cittadini, si decise di ricorrere alla stampa di una moneta di carta, il Continental dollar, e di immetterla sul mercato, con la promessa di accettarlo in pagamento per eventuali tasse future.
Si chiedeva infatti ai singoli stati di ricorrere alla tassazione per “ritirare dal mercato” quei certificati e dar modo così al Congresso di stamparne altri senza che questi si deprezzassero eccessivamente.
Gli Stati, infatti, si guardarono bene dall'imporre nuove tasse e così i certificati rimasero in circolazione, deprezzandosi nei confronti dei “dollari di metallo” ogni giorno di più.
Alla fine della guerra quel pezzo di carta emesso dallo Stato non valeva più nulla tanto che fu coniato il modo di dire “not worth a Continental” (non vale un Continental) per indicare un oggetto di scarsissimo valore.
In tantissimi furono rovinati ma non tutti i contemporanei giudicarono l'operazione come un disastro. Per Benjamin Franklin, anzi, il Continental fu una “macchina meravigliosa” che pagò e tenne rifornito l'esercito, si pagò da solo attraverso il suo deprezzamento e funzionò come una tassa equa.
Diciamo che fu una tassa pagata da chi li aveva incassati.
A pochi anni di distanza, nel vecchio continente, si stava consumando la Grande Rivoluzione che ci ha tramandato i valori della libertà, uguaglianza e fraternità, accompagnati però dal Terrore di Stato e dalla moneta di carta straccia per eccellenza: l'assegnato.
Si stamparono 400 milioni di assegnati nel 1790, poi altri 800, in un'escalation che portò, nel 1795, alla stampa di 33 miliardi di assegnati per coprire le spese statali. A quel punto l'assegnato aveva un potere d'acquisto che era solo più un seicentesimo di quello iniziale per cui si pensò di cambiare.
Si introdusse un'altra moneta, il mandato, che nominalmente valeva 30 assegnati, e si ripartì con la spinta inflazionistica: nel giro di pochi mesi, da febbraio ad agosto del 1796, la nuova moneta era già scesa al 3% del suo valore iniziale.
Ci pensò Napoleone Bonaparte a reinstaurare il sistema monetario metallico, intuendo che fosse più popolare e più saggio per lui depredare le nazioni conquistate invece dei suoi concittadini.
Il campione indiscusso (con John Kennedy) dei sostenitori della moneta di Stato rimane però Abramo Lincoln con i suoi Greenbacks.
Anche qui, nulla di nuovo sotto il sole: una guerra (stavolta civile) da combattere e la necessità di integrare le maggiori entrate garantite dalle nuove tasse e tariffe imposte, con ulteriore liquidità senza ricorrere a prestiti che avrebbero avuto condizioni molto svantaggiose.
Invece di “andare per strada a chiedere prestiti”, tuonavano voci dai banchi del Congresso, “preferiamo affermare la dignità ed il potere del Governo di emettere le proprie banconote.”
E così fu, dal febbraio 1862.
150 milioni di banconote di valore legale per il pagamento di tutti i debiti privati, delle tasse e per l'acquisto di terra e... di titoli di stato.
Le conseguenze furono quelle che ogni economista si aspetterebbe, portando alla scomparsa dalla circolazione delle monete metalliche, al deprezzamento dei Greenbacks e quindi, nel luglio dello stesso anno, ad una nuova emissione governativa: altri 150 milioni.
Alla fine della guerra erano stati stampati più di 400 milioni di Greenbacks ed il cambio con il dollaro (metallico) era sceso dalla parità al 39%.
L’ultimo esempio è quello offerto dalla repubblica di Weimar, che stampò marchi fino a che il valore del Papiermark crollò da 4,2 per ogni Dollaro statunitense a 1.000.000 di marchi per Dollaro nell'agosto 1923 e a 4.200.000.000.000 per dollaro il 20 novembre. L'1 dicembre venne introdotta una nuova valuta con il tasso di cambio di 1.000.000.000.000 di vecchi marchi per 1 nuovo marco, il Rentenmark.
Andrea Mensa
Febbraio 2010
amensa 10 febbraio 2010
Non mi interessa molto sapere se sia per ignoranza, malafede o peggio, il fatto che non siano voci isolate ma sovente vengano riprese da più fonti e persone , anche di una certa fama, mi ha spinto , prima a rispondere, poi cercare maggiore visibilità per cercare di ottenere maggiori risultati contro la informazione mendace.
Proposti sovente come risposta a problemi veri, diffondono la convinzione che alcuni rimedi, potrebbero anche risolvere i problemi, mentre in effetti li aggraverebbero. Pertanto ho iniziato la mia lotta contro tali falsità, la prima delle quali è che responsabile del debito pubblico, e quindi della continua spogliazione di risorse fatta al popolo a favore dei creditori di tale debito, sia il sistema bancario.
Deve esser ben chiaro che il debito pubblico nasce dall’incapacità dei governanti di riscuotere tasse a sufficienza a pagare le spese che fanno.
Le entrate dello stato sono rappresentate da tasse, imposte , aggi, ecc…. mentre le sue spese vanno dalla scuola, alla giustizia , all’ordine pubblico, ecc…
Se le entrate sono inferiori alle uscite, lo stato si indebita. Emette titoli di stato di vario genere e scadenza BOT, CCT, BPT, ecc… e chiede alla popolazione di imprestargli quando gli manca per pareggiare i conti.
Ovviamente, quando tali titoli arrivano a scadenza, lo stato non ha ancora trovato, tramite le sue entrate, di provvedere al loro rimborso, oltre al continuare a rendere operative tutte le sue funzioni, per cui oltre ai titoli che emette per finanziare le nuove carenze, ne deve emettere per finanziare il rimborso di quelli vecchi che scadono. Tale operazione si chiama rifinanziamento del debito.
Dato che tutti i titoli emessi prevedono il pagamento di un interesse, è ovvio che di anno in anno, la spesa per interessi aumenta, rendendo sempre più difficile un avanzo tra entrate e uscite, e quindi una diminuzione del debito.
Cosa c’entrano in tutto ciò le banche ?
C’entrano solo e unicamente per il fatto che, come i privati cittadini, partecipano ad acquistare tali titoli, finanziando così il debito dello stato.
Ma , come mi sembra abbastanza chiaro, la responsabilità non è di chi finanzia il debito (mentre sarebbe da considerare positivo il fatto per cui, partecipando a tale finanziamento partecipano anche a calmierare gli interessi richiesti su tale finanziamento), ma tutt’al più di chi il debito lo crea, amministrando male le risorse, concedendo troppo alle pressioni di spesa, non riscuotendo adeguatamente le tasse e tollerando l’evasione fiscale veramente indecente
Direi quindi che sarebbe ora di smetter di caricare sulle banche la responsabilità del debito pubblico, anche perché, anche nazionalizzandole, il debito mica sparirebbe.
Legata a questo problema segue la seconda falsità, che se malauguratamente fosse seguita, ne porterebbe al disastro completo l’economia del paese.
L’idea è : “ se ad esser debitore è lo stato, perché non diamo allo stato la gestione, e quindi l’emissione , del denaro”
L’idea è affascinante, soprattutto per evitare le proprie responsabilità.
Perché bisogna pur dire che ci sono stati governi “spendaccioni” che hanno fatto lievitare il debito, e governi probi, che l’hanno fatto calare, anche se di poco.
I primi si sono presi anche il favore degli elettori, perché ovviamente dare senza richiedere sacrifici, è l’obiettivo di ogni politico per conservarsi la poltrona in eterno, ma non è forse responsabilità proprio di quegli elettori che li hanno eletti ? non è forse colpa loro, se tali governanti hanno potuto arrecare così tanti danni ?
Ho scritto alcune pagine riguardo ai casi più eclatanti di stati che si sono messi a stampare denaro, finiti sempre ed ovviamente con inflazioni stratosferiche.
Perché mi pare ovvio che la ricchezza , data dalle cose concrete prodotte, non può essere moltiplicata dalla stampa di denaro. L’unico risultato è sempre stato e sempre sarà il deprezzare la moneta.
E per capirlo non occorrono teoremi strani e difficili.
Affidereste mai la possibilità di creare denaro a chi è oberato dai debiti ? (e quindi potrebbe risolvere i suoi problemi semplicemente stampando nuovo denaro )?.
Dare la responsabilità della gestione della massa monetaria, proprio a chi avrebbe tutto interesse a far perdere valore al denaro stesso ( i debitori sono sempre gli unici a guadagnarci dalle svalutazioni, perché possono rendere con denaro che vale di meno prestiti ottenuti quando lo stesso denaro valeva di più, e chi è il debitore maggiore se non lo stato stesso ?), rappresenta il massimo del conflitto di interesse in quanto tale gestione va data invece a chi ha il massimo interesse a conservare il valore della moneta .
Di qui discende pure la richiesta che, il denaro, invece di essere delle banche, dovrebbe essere del popolo.
Su questa richiesta occorre di nuovo un minimo di chiarezza.
La funzione per cui è nato il denaro è soprattutto quella di permettere e facilitare gli scambi.
Anche l’accumulo di denaro ha come fine ultimo uno scambio, da farsi eventualmente quando sia più difficile al suo proprietario provvedere alle proprie necessità, creando quindi un margine di sicurezza contro gli imprevisti, ma comunque sempre e solo finalizzandolo a degli scambi perché esso ha valore solo per il fatto di dover essere accettato come pagamento (corso legale).
Non ha quindi un suo valore intrinseco, non mangio il denaro, ma ha valore solo in quanto oggetto di scambio.
Proprio per ciò non ha nessun interesse se originato dallo stato, dalla banca o da pinco pallino. Cosa interessa è che venga accettato in cambio di beni o servizi come chi lo possiede lo ha accettato in cambio di beni o servizi.
Ma chi lo ha generato,ne è entrato in possesso dal nulla, o quasi, pertanto ne ha avuto un vantaggio netto, pari al suo valore.
E questa è l’altra enorme bufala in circolazione, e sulla quale si discute sul nulla, ovvero il signoraggio.
Tale termine nacque con la necessità che qualcuno certificasse il valore intrinseco delle monete, quando queste erano di metallo prezioso. Dare una “raschiatina” alla moneta d’oro, recuperando da ogni moneta un po’ di polvere d’oro, poteva mettere a disposizione di chi lo faceva un discreto gruzzoletto d’oro. Questo soprattutto se le monete erano tutte diverse l’una dall’altra, per cui una differenza minima poteva non essere apprezzata.
Per evitare ciò venne la coniatura, con intagli, disegni in rilievo tali da non permettere tale operazione senza esser facilmente identificata.
Tale “lavoro” di coniatura, unito al potere sanzionatorio verso chi manometteva la moneta, venne pagato mettendo una quantità di metallo prezioso nella moneta di valore inferiore a quello della moneta stessa.
Quindi, ad esempio, dentro un marengo d’oro, c’era oro per 0,8 marenghi.
Questo voleva anche dire che se il signore comprava oro per 80 marenghi, poi con tale oro coniava 100 marenghi. Con un guadagno netto di 20 marenghi.
È importante notare però che tale operazione dava un guadagno immediato (finita la coniatura a fronte di una spesa di 80 aveva un valore di 100), immediatamente spendibile (con quei 100 marenghi poteva andare sul mercato ed acquistare merci per tale valore) e soprattutto irreversibile (nessuno avrebbe mai pensato di fondere i marenghi per ricavarne l’oro, rimettendoci).
E nel caso delle banconote? La differenza tra costo di stampa e valore facciale è praticamente il valore facciale stesso, essendo il costo ridicolo.
Peccato che il guadagno non c’è, perché esse vengono date in prestito e come tutti i prestiti possono essere rese. La banca centrale è vero che stampa le banconote, o genera denaro solo per annotazione spendendo ancora meno, ma esse generano un debito, il cui credito corrispondente della banca centrale NON è commerciabile, ovvero con tale credito non possono comprare nemmeno uno stuzzicadenti.
È come possedere una enorme fortuna in un denaro che nessuno accetti in pagamento di alcunché.
Esso genera degli interessi, incassati dalla banca stessa, e quelli si, sono spendibili.
Di qui il fatto che tutto il denaro in circolazione (o quasi e dopo dirò qual è l’eccezione) è generato da un debito.
Attenzione che ho detto che è generato, non che è un debito.
Se io chiedo un mutuo per acquistare una casa, e con esso pago il muratore, l’idraulico, l’elettricista, ecc… quel denaro è stato generato da un debito a carico mio, ma quando entra nella disponibilità del muratore, dell’idraulico, ecc… esso diventa di loro proprietà in quanto avuto in cambio di una prestazione data.
Lo stato , che è il più grande debitore, in effetti diffonde quantità enormi di denaro, caricandosi però dell’onere di restituirlo.
Questa è la ragione per cui chiunque generi il denaro, non ricava nulla dal fatto di crearlo, ma ricava solo l’interesse che tale prestito genera.
Questa è la ragione per cui, in tutti i miei interventi in merito tendo a evidenziare come non sia il signoraggio ( inesistente) il problema, ma eventualmente il QUANTO tale servizio ci viene fatto pagare, ovvero il tasso di interesse richiesto.
Io non metto in dubbio che generare, controllare la massa monetaria, combattere le contraffazioni, ecc.. sia una attività che debba essere remunerata, io metto in discussione che essa venga remunerata ai livelli attuali, quando tale attività è data in concessione e protezione da parte dello stato.
È da tale fonte vergognosamente abbondante che nascono retribuzioni vergognose e bonus altrettanto vergognosi ai banchieri, che vengono fatti pagare alla collettività nel momento che acquistano qualsiasi merce nel cui prezzo è incluso il costo del denaro.
Ho parlato di una eccezione riguardo al denaro in circolazione. Essa è rappresentata da quanto spende il sistema bancario per mantenere se stesso (paghe dei dipendenti, costo dei locali, ecc…).
Tale denaro, anche se proveniente dalla banca stessa, non è originato da un prestito, ma è il guadagno della banca stessa, rappresentato dagli interessi sui prestiti concessi.
Riepilogando quindi il denaro (non solo le banconote ma anche quanto annotato sui conti ) è un mezzo generato e dato in concessione per il suo uso (lo scambio) attività per la quale viene richiesto un compenso (interesse).
Quindi non è importante sapere chi genera il denaro, ma invece quanto ce lo fa pagare.
Nessuno chiederà mai, avendo bisogno di un taxi, chi ne è il proprietario (stato, comune, società dei taxi, taxista) ma chiederà invece quanto gli costerà la corsa! E così dovremmo cominciare a ragionare nei confronti del denaro, invece di lasciare al sistema bancario il massimo dell’arbitrarietà nello stabilire tali tassi. QUESTO E’ IL VERO PROBLEMA.
Ultimo mantra contro cui ho tentato più volte di fare un po’ di luce, è quello della trovata del Prof. Auriti di generare una sua moneta.
Dal punto di vista sia teorico che pratico, non vi è alcuna obiezione, da parte mia, al fatto che una comunità decida al suo interno di usare una sua moneta diversa da quella ufficiale.
Ho affermato che chiunque emetta il denaro alle condizioni attuali, non ci guadagna per quel semplice fatto.
Il problema e la truffa invece si evidenzia quando si voglia dare un cambio 2 a 1 ma far pagare le merci al cambio di 1 a 1.
Questo fatto è la truffa perché ottenuta con un grande schema Ponzi, in quanto almeno parte delle merci andranno sempre acquistate all’esterno della comunità stessa.
La pericolosità di tali schemi, lo si è visto con il caso Madoff, è data dal tempo che si impiega a scoprire la truffa. In quel caso ci sono voluti più di 10 anni, durante i quali ogni obiezione veniva tacitata dal “però funziona” come se per il fatto di funzionare per un certo tempo dovesse garantirne il funzionamento all’infinito. È solo quando una base teorica dimostra che il sistema si può autoalimentare, che tale sistema può sopravvivere all’infinito, ma quando già in base teorica vive consumando se stesso, prima o poi fallisce.
E questo è quanto inevitabilmente prima o poi accade con tali schemi.
Con ciò, dato che una trattazione accurata di tale sistema richiederebbe molto più spazio, ne rimando la trattazione ad una illustrazione specifica.