BANCHE E DENARO

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

Riceviamo e volentieri pubblichiamo


DI ANDREA MENSA


Con questo mio vorrei porre rimedio ad una carenza riscontrata sui vari mezzi di informazione, in quanto si trovano o informazioni molto dettagliate a livello universitario, o articoli su singoli aspetti che però mancano di creare quel quadro complessivo che permetta di inquadrare poi i vari dettagli.

Cercherò quindi qui, di descrivere tale quadro complessivo, sfrondandolo dei particolari inutili alla comprensione del funzionamento di base.

Ad aggiungere dettagli c’è tempo dopo.

Prendo quindi come base della trattazione l’aggregato monetario M1, definito come la quantità di supporto monetario immediatamente spendibile, ovvero la somma del circolante (banconote e monete) più conti correnti e conti postali. Da esso occorre detrarre tutte le banconote che si trovano all’interno delle banche commerciali, ovvero le banconote versate.
È già molto importante capire il perché di questa eccezione.
Se andate a chiedere un prestito alla banca e questa ve lo concede, attuerà tale operazione consegnandovi pacchi di banconote ma più probabilmente accreditando la cifra sul vostro conto.

Faccio notare che ricevere il pacco di banconote e ricevere l’accredito è per voi esattamente la stessa cosa, pur richiedendo la prima operazione l’esistenza delle banconote stesse, mentre nel secondo caso, che esistano le banconote o no, per voi è irrilevante.

A tutti gli effetti il pacco di banconote equivale a quel numero sommato sul vostro conto.

E quella cifra fa parte di M1 dal momento che entra nella vostra disponibilità, sia in una forma sia nell’altra.

Pensate di aver ricevuto le banconote, ed ora di depositarle sul conto.
Esisteva quella cifra in banconote e, dopo il versamento la stessa cifra esiste sul conto, ma se le banconote versate continuassero ad esser conteggiate, M1 avrebbe visto raddoppiare la cifra, come banconote e ANCHE come conto.

Faccio notare come abbiamo visto, che banconote o importo sul conto, siano due modi alternativi ed equivalenti di disporre di una quantità di denaro.

Pertanto non farò distinzione, per ora tra conti e banconote, chiamandolo semplicemente denaro.

Ed ora passiamo al sistema bancario.

NON tutto il denaro all’interno di una banca fa parte di M1, altrimenti con cosa una banca pagherebbe i suoi dipendenti ? e le fatture di luce, riscaldamento affitto locali, ecc…. ?

La banca commerciale (tanto per intenderci quella che tutti conosciamo, e dove facciamo prelievi, versamenti, paghiamo bollette, ecc…, che quindi ha rapporti con il pubblico ed opera la raccolta e gestione del denaro), la dobbiamo considerare divisa in due parti separate con mansioni e obiettivi ben distinti almeno contabilmente.

Una sezione simile ad una qualsiasi società, con personale, uffici, bollette da pagare, entrate e spese, ed un’altra sezione che gestisce il rapporto con il pubblico, riceve versamenti, fa i prelievi, concede prestiti e li riscuote.

Tanto per intenderci subito, nella prima sezione, quella che definisco la società, circola denaro incluse banconote conteggiate in M1, col quale si pagano stipendi e bollette, l’altra sezione, quella che opera verso il pubblico al cui interno le banconote NON sono conteggiate in M1.
La prima sezione, per le proprie esigenze di cassa, ha pure lei un conto presso la sua seconda sezione, come un cliente qualsiasi.

Le entrate di tale società sono costituite semplicemente dagli interessi riscossi dall’altra sezione, sui prestiti concessi al pubblico.

Le uscite, come ho già accennato, sono gli stipendi, gli affitti, le bollette, le manutenzioni, e, se ne avanza, pagate le tasse, il rimanente rappresenta gli utili che verranno distribuiti agli azionisti.

La società, come tutte le società, ha un suo capitale in fondi, edifici, partecipazioni, e tale capitale gioca un ruolo di garanzia sull’attività dell’altra sezione, soprattutto nel limite alla concessione di prestiti.
Come arriva il denaro alla banca ?

Semplice, se lo fa imprestare dalla banca centrale.

La banca centrale ha come compito costituzionale quello di creare il denaro, sotto forma di annotazione (quello scritto sui conti correnti si chiama così) o di banconote.

A tale proposito è necessario puntualizzare un fatto.

La banca centrale NON può spendere il denaro creato, ma lo può solo IMPRESTARE. (E, salvo rare eccezioni, solo alle banche )
È una distinzione estremamente importante ai fini di capire come il signoraggio sulle banconote e sul denaro in genere, non esista.

Quando il signore comprava oro, lo coniava ed otteneva in monete un valore superiore all’oro acquistato, poteva andare su un mercato qualsiasi e con tali monete comprarsi cosa desiderava.

La banca centrale invece, crea denaro, lo impresta ed accende un credito nei confronti della banca commerciale richiedente. Su tale credito maturerà interessi, ma, se il denaro gli verrà restituito, cancellerà l’equivalente del debito. Essendo poi tale debito NON CEDIBILE, esso non rappresenta alcuna ricchezza, in quanto non scambiabile.
La banca centrale opera un servizio nella gestione della liquidità, nel controllo antifrode (il falsario crea le banconote, ma le SPENDE, e qui è la differenza sostanziale), e per tale servizio incassa gli interessi su tale prestito. Quello è il suo guadagno, la sua entrata.

Ho detto che il denaro viene imprestato dalla banca centrale alla banca commerciale (sezione società) che lo versa sul suo conto, facendolo così affluire nella sua seconda sezione, quella che opera verso il pubblico.
Se fosse stato necessario, per riserve diventate troppo esigue, tale prestito poteva essere in banconote, che così affluiscono nella disponibilità della seconda sezione, quindi disponibili per i prelievi del pubblico.

Notare che banconote e annotazione, quando escono dalla banca centrale, sono conteggiate in M1.

Quando l’accredito implementa il conto della sezione società, fa parte di M1, quando le banconote vengono versate sempre sullo stesso conto e passano nel deposito della seconda sezione, escono dal conteggio di M1, per rientrarvi solo quando prelevate dal pubblico.

In tal modo M1 si implementa solo quando il denaro, sotto qualsivoglia forma, esce dalla banca centrale.

Ma M1 può variare anche ad opera della banca commerciale, e qui bisogna parlare delle riserve frazionate o frazionarie.

Nella banca sono affluiti i depositi della clientela (compresa la sua sezione società), e nel movimento dei depositi/prelievi, si nota che solo una piccola percentuale costituisce la variazione, la maggior parte resta sempre ferma, non movimentata.

In effetti se io prelevo, vado a comprare il pane, e il panettiere a fine giornata versa l’incasso, i due movimenti, statisticamente si compensano.
Quindi la maggior parte di tale denaro sarebbe improduttiva, se la banca non provvedesse ad imprestarlo, ma chi lo riceve in prestito, o lo versa o lo spende, ma chi lo riceve in pagamento, probabilmente lo versa a sua volta, moltiplicando così la possibilità di imprestare denaro se non per la stessa banca, per un’altra.

Denaro prestato e versato, portano la possibilità della banca ad imprestare un multiplo dei versamenti ricevuti, che a volte sfiora valori assurdi come 50. Normalmente si fermano a 20-30.

Così per ogni unità di denaro versata, la banca ne può prestare anche 30.

Se poi si calcola che se sul vostro deposito la banca vi paga l’1% e sui prestiti che concede chiede il 5% significa che a fronte di un 1 versato a voi pretende 5x30= 150 con un guadagno netto di 149.
Questo è un esempio ma nemmeno troppo distante dalla realtà quotidiana.

Notare che i 30 imprestati a fronte dell’1 ricevuto in versamento, sono creati dal nulla, e quindi vanno ad aumentare M1.

La banca commerciale è vincolata ad un tetto massimo del moltiplicatore stabilito dalla banca centrale, ed inoltre è vincolata a non superare un certo multiplo, fissato anch’esso dalla banca centrale, del valore del proprio capitale. Infatti, il capitale della banca interviene in tutti i casi in cui un prestito non venga onorato.

In tal caso si creerà una perdita che verrà ripianata sottraendola ai guadagni (gli interessi riscossi) e nel caso, dal capitale della banca stessa.

La banca centrale ha come obiettivo quello della conservazione del valore del denaro, e, come creditore di ultima istanza è comprensibile che sia suo interesse che tale valore sia conservato, e l’altro obiettivo è fare in modo che, agendo sulla concessione/limitazione del denaro alle banche commerciali, con il controllo del tasso di interesse, al quale poi tutti i tassi si adeguano, fornisca al mercato liquidità sufficiente a permettere agevolmente gli scambi, ma non eccessiva da inflazionare il mercato stesso.



Con questo mio molto succinto quadro, spero di aver dato un insieme logico al funzionamento del sistema bancario, anche se in esso è descritta solo una piccola parte di esso, ma quella parte che ne costituisce la struttura portante.

Il denaro generato dalla banca centrale, oppure da quella commerciale, è comunque di proprietà del sistema bancario.

Una delle questioni sollevate periodicamente è se questa proprietà non generi un impoverimento della società, pertanto si reclama che essi passi allo stato.



Consideriamo la realtà attuale.

Tutti gli stati sono fortemente indebitati. Con i loro cittadini, con i loro sistemi finanziari e bancari, ma anche con sistemi esteri.

Il debito di uno stato nasce dal semplicissimo fatto che riscuote in tasse meno di quanto spende. La differenza se la fa imprestare.


Se la possibilità di ricorrere al credito fosse riservata al solo obiettivo di compensare deficit e surplus nel corso degli anni, senza dover adeguare anno per anno le aliquote o i metodi della tassazione, ripagando negli anni “buoni” quanto richiesto in prestito in quelli “scarsi”, non si creerebbe il problema.


Ma un governo vuole apparire “buono”, esser rieletto, chiedere poche tasse al popolo e dare molti servizi, e così si indebita, riscuotendo il consenso oggi e lasciando i debiti da pagare ai governi e alle generazioni future.


Adesso, vorreste forse dare la possibilità di creare denaro, da una parte, e contemporaneamente di spenderlo, dall’altra, ad uno stato così maldestro nell’amministrare i propri conti, tanto da esser oberato dal pagamento degli interessi sui prestiti richiesti precedentemente?


Sarebbe esattamente come consegnare il libretto degli assegni e la facoltà di emetterli a chi si sapesse che non ha un soldo in banca ma in compenso ha già una montagna di debiti.

Chi pensa che una simile cosa sarebbe saggia ?

La storia è maestra, e basta andare a cercare cosa accadde tutte le volte che i vari stati si misero a generare denaro per pagare debiti (quasi sempre in occasione di guerra), per farsi passar la voglia di riprovarci.
È vero quindi che tutto il denaro nasce come prestito da parte del sistema bancario, ma come si dovrebbe esser capito è pochissimo influente chi sia il proprietario del denaro, quanto invece la discussione dovrebbe portarsi sul quanto PAGHIAMO tale servizio, ovvero su quel numerino che è il tasso di interesse, e che costituisce il ricavo del sistema bancario e contemporaneamente l’impoverimento della società in cui tale sistema opera.



Esempi di cosa accadde quando la "stampante" fu data in mano allo stato



Nel maggio del 1775 stava approntando i preparativi per la guerra contro la Gran Bretagna, il Congresso fu messo di fronte al dilemma di come finanziare e rifornire l'esercito che l'avrebbe combattuta.

Invece di tassare i cittadini, si decise di ricorrere alla stampa di una moneta di carta, il Continental dollar, e di immetterla sul mercato, con la promessa di accettarlo in pagamento per eventuali tasse future.

Si chiedeva infatti ai singoli stati di ricorrere alla tassazione per “ritirare dal mercato” quei certificati e dar modo così al Congresso di stamparne altri senza che questi si deprezzassero eccessivamente.

Gli Stati, infatti, si guardarono bene dall'imporre nuove tasse e così i certificati rimasero in circolazione, deprezzandosi nei confronti dei “dollari di metallo” ogni giorno di più.

Alla fine della guerra quel pezzo di carta emesso dallo Stato non valeva più nulla tanto che fu coniato il modo di dire “not worth a Continental” (non vale un Continental) per indicare un oggetto di scarsissimo valore.
In tantissimi furono rovinati ma non tutti i contemporanei giudicarono l'operazione come un disastro. Per Benjamin Franklin, anzi, il Continental fu una “macchina meravigliosa” che pagò e tenne rifornito l'esercito, si pagò da solo attraverso il suo deprezzamento e funzionò come una tassa equa.


Diciamo che fu una tassa pagata da chi li aveva incassati.

A pochi anni di distanza, nel vecchio continente, si stava consumando la Grande Rivoluzione che ci ha tramandato i valori della libertà, uguaglianza e fraternità, accompagnati però dal Terrore di Stato e dalla moneta di carta straccia per eccellenza: l'assegnato.

Si stamparono 400 milioni di assegnati nel 1790, poi altri 800, in un'escalation che portò, nel 1795, alla stampa di 33 miliardi di assegnati per coprire le spese statali. A quel punto l'assegnato aveva un potere d'acquisto che era solo più un seicentesimo di quello iniziale per cui si pensò di cambiare.

Si introdusse un'altra moneta, il mandato, che nominalmente valeva 30 assegnati, e si ripartì con la spinta inflazionistica: nel giro di pochi mesi, da febbraio ad agosto del 1796, la nuova moneta era già scesa al 3% del suo valore iniziale.

Ci pensò Napoleone Bonaparte a reinstaurare il sistema monetario metallico, intuendo che fosse più popolare e più saggio per lui depredare le nazioni conquistate invece dei suoi concittadini.



Il campione indiscusso (con John Kennedy) dei sostenitori della moneta di Stato rimane però Abramo Lincoln con i suoi Greenbacks.
Anche qui, nulla di nuovo sotto il sole: una guerra (stavolta civile) da combattere e la necessità di integrare le maggiori entrate garantite dalle nuove tasse e tariffe imposte, con ulteriore liquidità senza ricorrere a prestiti che avrebbero avuto condizioni molto svantaggiose.

Invece di “andare per strada a chiedere prestiti”, tuonavano voci dai banchi del Congresso, “preferiamo affermare la dignità ed il potere del Governo di emettere le proprie banconote.”

E così fu, dal febbraio 1862.



150 milioni di banconote di valore legale per il pagamento di tutti i debiti privati, delle tasse e per l'acquisto di terra e... di titoli di stato.
Le conseguenze furono quelle che ogni economista si aspetterebbe, portando alla scomparsa dalla circolazione delle monete metalliche, al deprezzamento dei Greenbacks e quindi, nel luglio dello stesso anno, ad una nuova emissione governativa: altri 150 milioni.

Alla fine della guerra erano stati stampati più di 400 milioni di Greenbacks ed il cambio con il dollaro (metallico) era sceso dalla parità al 39%.


L’ultimo esempio è quello offerto dalla repubblica di Weimar, che stampò marchi fino a che il valore del Papiermark crollò da 4,2 per ogni Dollaro statunitense a 1.000.000 di marchi per Dollaro nell'agosto 1923 e a 4.200.000.000.000 per dollaro il 20 novembre. L'1 dicembre venne introdotta una nuova valuta con il tasso di cambio di 1.000.000.000.000 di vecchi marchi per 1 nuovo marco, il Rentenmark.



Andrea Mensa


Febbraio 2010

Commenti (159)

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    1. AlbertoConti 10 febbraio 2010

      Giustificare come equo, giusto, razionale, un debito pubblico sul quale il contribuente paga le tasse per coprire gli interessi (per ora nella misura del 50% di tutto il rimanente gettito fiscale, destinata però ad aumentare inesorabilmente!) è una tale demenza (non so se giovanile o senile) che non merita commenti, non ci sono parole! Il guaio è che accettiamo tutto, anche l'IVA sulle tasse. A breve al posto del car-sharing noleggeremo gli asini volanti! Con incentivi verdi e a tasso zero, s'intende!

    1. AlbertoConti 10 febbraio 2010

      "la banca centrale è corretto che sia autonoma dallo Stato." Ma che cos'è lo Stato? E' la collettività quando c'è da pagare il conto ed è "altro" quando c'è da incassare gli utili? La cronaca dice che è proprio così. Quello che chiami "divorzio" tra BC e Tesoro è solo una divisione dei poteri sottratta al controllo democratico, in un vuoto legislativo (fin dalla Costituzione Repubblicana) dove i topi ballano in assenza conclamata del gatto (per manifesta incompetenza tecnica mista a conflitto d'interessi privato in ruolo pubblico). Cambiamo il gatto!
      Comunque quell'affermazione è assai grave, sotto tutti i punti di vista.

    1. AlbertoConti 10 febbraio 2010

      Il denaro non è "diventato cartaceo" (semmai lo era prima, dall'etimologia di banconota, nota di banco(a) che rappresentava un vero debito della banca, non una truffa protetta dall'autorità pubblica).
      Ma facciamo che hai capito la premessa. Quello che è devastante è la conclusione. Ma quale VEICOLO, il denaro moderno è pura convenzione, patto sociale gestito nel peggiore dei modi!

    1. AlbertoConti 10 febbraio 2010

      Se per te questa è chiarezza, ti consiglio una visita psichiatrica.

    1. AlbertoConti 10 febbraio 2010

      La corruzione che s'inserisce così bene in questo sistema è soprattutto una conseguenza logica di un sistema siffatto, dei suoi fondamenti intrinsecamente truffaldini. Non è il problema se è nato prima l'uovo o la gallina, è solo un problema di consapevolezza di come stanno le cose. I pilastri su cui si fonda l'agire della BCE (vedere sul loro sito ufficiale, anche in italiano) sono un monumento all'idiozia umana accademicamente cristallizzata. Ma cìè di peggio, di molto peggio, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Non sono cose difficili, le si vuole rendere difficili per evitare che ognuno usi il proprio cervello. L'articolo di Mensa ne è un esempio.

    1. KATANGA 10 febbraio 2010

      vorrei chiedere al sig. Andrea Mensa che sembra avere le idee cosi' chiare sul maneggio di denaro delle banche,il suo pensiero riguardo al funzionamento delle banche islamiche che in un articolo letto pochi giorni fa qui su CDC,vengono descritte come la VERA ragione dell'accanirsi dei media sullo scontro di civilta'.

      grazie

    1. operaiomantici 10 febbraio 2010

      "La banca centrale invece, crea denaro, lo impresta ed accende un credito nei confronti della banca commerciale richiedente. Su tale credito maturerà interessi, ma, se il denaro gli verrà restituito, cancellerà l’equivalente del debito. Essendo poi tale debito NON CEDIBILE, esso non rappresenta alcuna ricchezza, in quanto non scambiabile"




      Quel debito però si riversa sui conti pubblici (visto che poi la banca commerciale usa quel denaro anche per comprare titoli di stato, che poi cederà alla banca centrale per avere altro denaro) e diventa una scusa per giustificare tasse e tagli ai servizi, quindi che alla fine sia cedibile o meno, ricchezza o meno, è sempre una sciagura per chi lo subisce.






      "Tutti gli stati sono fortemente indebitati. Con i loro cittadini, con i loro sistemi finanziari e bancari, ma anche con sistemi esteri."




      Per quanto riguarda l'italia, sbaglio o la parte di "loro sistemi finanziari e bancari" rappresenta approssimativamente il 35% dei titoli di stato? Quindi si tratta di titoli di debito (cedibili) pagati da denaro creato dal nulla (=ricchezza + interessi!)




      La parte di "loro cittadini" rappresenta approssimativamente il 15%, giusto? (e ripercorrendo a ritroso la vita di quel denaro si arriva sempre alle banche, quindi debito + interesse)




      Poi rimane circa il 50% di "sistemi esteri" che immagino siano sempre prevalentemente banche, o no?




      Quindi il debito pubblico non è sostanzialmente una truffa?

    1. ilnatta 10 febbraio 2010

      secondo me tutto sto can can sul signoraggio è nato proprio come diversivo alle responsabilità delle persone che occupano quei posti (banchieri, revisori dei conti, organi di controllo ecc)
      perchè il problema non è il sistema in sè, ma come è stato gestito.
      quindi parliamo di banchieri criminali, revisori dei conti che guardano dall'altra parte, agenzie di rating corrotte, bilanci falsificati ecc.
      ma anche della responsabilità politica per quel che riguardano le spese e i debiti contratti dallo stato.
      è come assolvere l'alcolizzato al bar e dire che è tutta colpa del barista che continua a versargli da bere...

    1. AlbertoConti 10 febbraio 2010

      Caro Andrea, adesso capisco da dove nascono tante baggianate sulla questione monetaria, che i negazionisti del signoraggio impugnano a difesa del sistema bancario vigente. E' riduttivo definire questa schiera come "negazionisti del signoraggio", come è riduttivo parlare di signoraggio per descrivere la gigantesca truffa monetaria-finanziaria nell'area euro-dollaro (e sterlina, ovviamente). Ma bisogna pur intendersi con parole di uso comune, anche se inadatte alle circostanze e in parte fuorvianti. Tra le tante sciocchezze mi limito, per ragioni di spazio e di tempo, a sottolineare la distinzione tra "spendere" e "prestare" denaro, da parte di qualsivoglia soggetto, anche una banca centrale. Da quando il denaro non è più merce dal valore intrinseco, diciamo simbolicamente dal 15 agosto 1971, è diventato un puro e semplice contratto di debito-credito tra due parti, il debitore e il creditore. Questo è vero per tutte le forme del denaro. Quello che le distingue è il contenuto del contratto, le regole e le clausole che più o meno esplicitamente contiene, siano esse leggi di stato o regole liberamente sottoscritte tra privati, comunque garantite dal diritto appellabile all'autorità pubblica (giustizia fondata sul diritto). L'unica differenza sostanziale tra banconote e altre forme variamente liquide, cioè facilmente cedibili a terzi, è che il debito-credito della banconota non ha data di scadenza. Per questo solo motivo dovrebbe essere dichiarato nullo, irragionevole come contratto, ma qui interviene l'autorità dello Stato ad imporre questo oggetto, la banconota prodotta da una ben precisa persona giuridica con tanto di Copyright, come valuta unica a corso forzoso, come base monetaria sulla quale conformare tutte le altre forme del denaro. Non importa se le banconote sono ridotte in massa complessiva a un misero 5% del circolante effettivo, in via di ulteriore diluizione fino a dosi omeopatiche, quel che conta è il principio giurisdizionale! La banca centrale autonoma dagli altri poteri ha il monopolio assoluto della fabbricazione delle banconote e il sistema bancario di cui è espressione ha il monopolio della ricettazione (o riciclaggio) di questa come di qualsiasi altra forma del denaro. Denaro moderno, non più merce, ma non certo privo delle vecchie caratteristiche di unità di conto, di scambio, di accumulo del valore commerciale. Chiarito questo, la distinzione tra "prestare" denaro e "spendere" denaro cade come una pera matura. Il denaro si cede in cambio di pari controvalore commerciale numericamente definito, non esistono eccezioni a nessun livello, non possono esistere per pura logica intrinseca all'artificio denaro così congeniato. La conseguenza ovvia, che nessun tecnicismo bancario potrà mai confondere, è che il denaro "permanente" in forma di banconote viene speso la prima volta dal costruttore, assimilabile alla nota figura del falsario (es. Totò, nel famoso film). Non esiste altro modo per "mettere in circolazione" le banconote. Tutte le altre forme di denaro "impermanente" vengono continuamente costruite e distrutte all'atto, rispettivamente, della sottoscrizione del contratto debito-credito e all'atto della conclusione del medesimo, sancito dal movimento opposto del capitale (più interessi) tra i sottoscrittori (o i portatori ultimi del contratto ceduto). Sembra che questo denaro impermanente sia cosa provvisoria, di poco conto, ma in realtà la sua massa dinamica è relativamente stabile nel tempo e assume proporzioni gigantesche (a prescindere dalla "liquidita" che è solo una delle sue caratteristiche). Il costruttore dal nulla di questo denaro è indebitamente avvantaggiato a goderne i benefici per tutto il tempo di vita del contratto, anche trent'anni per un mutuo-casa di fonte bancaria. La banca percepisce la restituzione rateale di capitale più interessi per trent'anni, senza alcuna uscita reale di valore, senza costi, dal momento che essa stessa, come sistema globale, movimenta tutti i flussi possibili di questo tipo di denaro. In quanto registratore contabile, notaio di ogni singola movimentazione, il sitema bancario usa la finanza per arricchirsi a spese dei produttori di ricchezza, come il più grosso parassita mai concepito per qualsiasi organismo vivente.

    1. snypex 10 febbraio 2010




      SI POTREBBE TRANQUILLAMENTE AFFERMARE CHE



      L'IGNORANZA E' LOPPIO DEI POPOLI



      ---------------



      MAI CHE SI PARLASSE DI



      CREDITO FRAZIONALE



      CHE LE BANCHE USANO PER IMITARE LE BANCHE CENTRALI



      CREANDO SOLDI DAL NULLA!!!

    1. ilnatta 10 febbraio 2010

      Oh finalmente un pò di chiarezza!
      sembrava diventato uno sport nazionale sto signoraggio... in cui chi la sparava più grossa vinceva

    1. Tonguessy 10 febbraio 2010

      " quell'attributo personale associato ad ogni bene, in un certo ambiente (luogo, condizione, tempo) che ne esprime la desiderabilità del bene stesso".

      Discutibile mettere il denaro sullo stesso piano delle preferenze calcistiche o alimentari. Io posso detestare i soldi come Calvino che lo definiva "sterco del demonio", ma questo esula da fatto che senza soldi chiunque come me viva in città è destinato alla morte per inedia. Addirittura l'accattonaggio praticato da chi vive ai margini della società è un modo per acquisire quel minimo di denaro senza il quale c'è la morte.

      Erroneo quindi porre sul denaro un significato che forse ha avuto quando l'autosostentamento era praticabile. Oggi che quell'opzione non esiste è rimasta solo una possibilità: associare un valore oggettivo agli euro che servono per comprare un chilo di pane. Quegli euro sono esattamente gli stessi per clochard e miliardari, ed il loro ammontare non è determinato da nessuna ipotetica desiderabilità ma dal sistema di produzione e distribuzione del pane.

    1. amensa 10 febbraio 2010

      dopo aver letto su vari blog, riguardo alla percezione del denaro, una certa confusione di idee, ringrazio vivamente truman per aver pubblicato questo mio, che cerca di sfatare un pò il mondo delle banche, e dare una percezione più corretta di esse e di quanto da esse derivi.
      soprattutto riguardo al denaro, quanto rilevo, è che si è diffusa una percezione di esso come valore, esattamente come quando il denaro era costituito da monete auree o argentee.
      in quel caso era corretta tale percezione in quanto tali monete CONTENEVANO in se stesse , almeno in parte, il valore che rappresentavano.
      da quando il denaro è invece diventato cartaceo, l'attenzione andrebbe portata maggiormente sul valore, o riserva di valore.
      definisco il valore come : " quell'attributo personale associato ad ogni bene, in un certo ambiente (luogo, condizione, tempo) che ne esprime la desiderabilità del bene stesso".
      definito così il valore, esso è associato a QUALSIASI bene che possa essere oggetto di scambio, denaro compreso.
      ma il denaro non più come valore in se, ma come VEICOLO di valore, come mezzo per spostare, scambiare, e, anche eventualmente accumulare, valore, ma non perchè sia valore ma solo perchè ad esso è stato associato il valore.
      quando questo concetto verrà assimilato bene, molte domande, su cui oggi si danno risposte errate e fantasiose, acquisteranno la loro corretta e naturale risposta

    1. amensa 10 febbraio 2010

      ps. le banche commerciali, tra le altre spese che hanno, e quindi pagano con gli interessi ricavati prestando denaro generato con il sistema delle riserve frazionate, ci sono gli interessi verso la banca centrale, la quale li incassa e con essi si paga le spese, esattamente come quelle commerciali.

    1. amensa 10 febbraio 2010

      l'ultima frase risultata incomprensibile "il discorso dei tassi passivi varia se il versamento di quanto imprestato avviene nella stessa banca, oppure, su banche diverse. per cosa riguarda gli interessi passivi, hai ragione, e ti ringrazio di averlo rilevato, in effetti il guadagno della banca è 150-30=120. chiedo scusa per l'errore." va letta come semplicemente:"nel discorso dei tassi passivi che pur varia se il versamento di quanto imprestato avviene nella stessa banca, oppure, su banche diverse, hai ragione, e ti ringrazio di averlo rilevato, in effetti il guadagno delle banche mediamente è 150-30=120. chiedo scusa per l'errore."

      richiedo scusa per aver postato troppo di fretta.

    1. amensa 10 febbraio 2010

      che oggi la leva sia stata ridotta mediamente al 10% è vero, ma ad esempio proprio la bundersbak, nel 2007 era arrivata al 50%.
      la limitazione nella leva finanziaria ha due madri:
      una è la paura di non avere abbastanza capitale proprio per fronteggiare pesanti defaults, come avvenuyto nella crisi 2007-2009 (ma non ancora del tutto conclusa).
      l'altra è la reticenza del pubblico a chiedere finanziamenti quando non strettamente necessari. non vedere solo la suituazione italiana, guardala più nel complesso dove , ad esempio negli USA, la popolazione si è trasformata d'improvviso da cicale in formicheabbassando di svariati puntii la richiesta di credito.
      discorso diverso per le aziende dove mediamente chi avrebbe garanzie non necessita di prestiti, mentre chi avrebbe bisogno di prestiti, non ha garanzie da offrire.
      inoltre gli investimenti soffrono una capacità produttiva espansa moltro oltre le reali necessità quando il denaro veniva elargito a cani e porci, e quindi speso. ora che cisono sia i debiti da pagare, che difficoltà di reddito (licenziamenti, casse integrazione, ecc..), la propensione a spendere è notevolmente calata e quindi di conseguenza la produzione di beni.
      con una capacità produttiva sfruttata a meno del 70% è difficile fare investimenti , a meno che non ci fosdse una forte spinta verso settori completamente nuovi, come le fonti alternative di energia.
      il discorso dei tassi passivi varia se il versamento di quanto imprestato avviene nella stessa banca, oppure, su banche diverse.
      per cosa riguarda gli interessi passivi, hai ragione, e ti ringrazio di averlo rilevato, in effetti il guadagno della banca è 150-30=120.
      chiedo scusa per l'errore.

    1. amensa 10 febbraio 2010

      su questa domanda, più che lecita, ho già avuto modo di rispondere in varie occasioni, pertanto, almeno siu questo, sono preparato.
      il denaro (banconote o annotazione) è verissimo che nasce tutto come debito, ma non tutto il denro è un debito.
      faccio un esempio.
      se chiedo un mutuo per comperare una casa e la banca me lo concede (che mi dia un pacco di banconote oppure mi faccia un accredito sul conto, non cambia nulla), quel denaro è un credito.
      ma quando io lo uso per pagare il muratore, l'idraulico, l'elettricista, l'architetto che mi hanno costruitola casa, quello stesso denaro diventa di proprietà del muratore, dell'elettricista, ecc...
      il denaro, quindi, non è un valore in se stesso, ma un veicolo di valore, meglio un veicolo di "riserva di valore", perchè possiamo conservarlo (in banca o sotto il materasso) tenendoci così a disposizione tale riserva di valore, oppure possiamo spenderlo trasformando altri beni in "riserva di valore".
      quando ho obiettato alla storiella di bankestein, al fatto che non vi sia abbastanza denaro per rendere sia il debito che gli interessi, l'ho fatto ricordando che anche le banche spendono denaro per gli impiegati, i locali, le bollette, e quello NON è denaro imprestato, quello è il denaro guadagnato (o depredato a seconda dei punti di vista) con gli interessi sui prestiti fatti, esattamente come il denaro che spenderà il muratore o l'elettricista dell'esempio sopra.
      ricordo che proprio il sistema bancario, essendo in grado di creare tale mezzo, non ha alcun interesse a trattenerlo, toglierlo dal mercato, perchè proprio esso si rende conto che non ha un suo valore intrinseco, ma ha interesse a rimetterlo nel mercato acquistando altri beni come palazzi, azioni, ecc... quindi bisogna semplicemente togliersi dalla testa che sia la banca centrale, sia le banche commerciali, abbiano un qualche interesse a raccogliere e conservare il denaro che ottengono con gli interessi, toglendolo quindi dalla circolazione. quel denaro finisce in beni, aumentando il capitale proprio della banca, oppure in tasse o ppure in utili distribuiti ai soci. denaro avanzato, ovviamente dopo aver saldato tutti i conti verso il personale, i locali, ecc...

    1. lino-rossi 9 febbraio 2010

      "Normalmente si fermano a 20-30."



      osservando M0, M1, M2 ed M3 ufficiali, posti nell'ultima relazione annuale bankitalia, dubito che il moltiplicatore reale sia 20-30. mi sembra più verosimile un moltiplicatore attorno a 10.





      "Se poi si calcola che se sul vostro deposito la banca vi paga l’1% e sui prestiti che concede chiede il 5% significa che a fronte di un 1 versato a voi pretende 5x30= 150 con un guadagno netto di 149. Questo è un esempio ma nemmeno troppo distante dalla realtà quotidiana."



      quel conto è mancante della parte che compensa i corrispondenti depositanti: 1x30.





      la banca centrale è corretto che sia autonoma dallo Stato. il punto è un altro: la banca centrale deve fare gli interessi dell'intera società oppure solo quelli dei banchieri?

      da 30 anni sta facendo solo quelli di questi ultimi, innalzando oltre ogni ragionevole limite l'indebitamento generalizzato, a vantaggio di una ristrettissima oligarchia creditrice.

    1. stab_rockers 9 febbraio 2010

      Articolo interessante, con un punto di vista degno di nota. Una sola domanda mi sorge però spontanea... ed è la logica che mi porta a pormela.

      Citazione: "La banca centrale invece, crea denaro, lo impresta ed accende un credito nei confronti della banca commerciale richiedente. Su tale credito maturerà interessi, ma, se il denaro gli verrà restituito, cancellerà l’equivalente del debito. Essendo poi tale debito NON CEDIBILE, esso non rappresenta alcuna ricchezza, in quanto non scambiabile. La banca centrale opera un servizio nella gestione della liquidità, nel controllo antifrode (il falsario crea le banconote, ma le SPENDE, e qui è la differenza sostanziale), e per tale servizio incassa gli interessi su tale prestito. Quello è il suo guadagno, la sua entrata."

      Tutto ok, però: la banca commerciale richiedente il prestito, dove trova i soldi per pagare gli interessi che la banca centrale chiede indietro, se è la stessa banca centrale a creare il denaro che aveva precedentemente prestato?

      E soprattutto: la banca centrale SPENDE eccome il denaro che introita come interessi, almeno nei casi in cui l'istituto in questione sia privato (come la BCE, la FED e praticamente tutte le altre, la banca centrale cinese no) e lo spende distribuendo i dividendi degli azionisti, che a loro volta immettono nella massa monetaria M1 liquidità quando, che so, si vanno a comprare il panfilo...

      Sbaglio?

      Chiedo lumi... grazie!

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