ARGENTINA - LUCI E OMBRE

ARGENTINA - LUCI E OMBRE

FONTE: RELATODELPRESENTE





Una storia calabrese tra Italia e Argentina



Come la stragrande maggioranza degli argentini, il mio cognome ha origine europea, in particolare italiana, per la precisione di Reggio Calabria, ed esattamente di Gioiosa Ionica. Gioiosa è una piccola cittadina che si suppone fosse un marchesato del Regno delle Due Sicilie, e tuttavia con un’estensione sbalorditiva che si riflette fin nei suoi libri: ho trovato registrazioni di antenati che risalgono a vari secoli indietro nel tempo.



A metà del secolo scorso, spaventati dalla fame della fine della guerra,la mia famiglia emigrò cercando nuove possibilità.
Alcuni si imbarcarono dal porto di Napoli con destinazione Buenos Aires, previo scalo a Rio di Janeiro.
Tutti i miei parenti Gioiosani, vicini e lontani, risiedono fra la capitale della Repubblica e la provincia di Mendoza. Il resto si imbarcò dallo stesso porto, ma con destinazione New York. In Calabria non rimase
neanche un pappagallo che portasse il mio cognome (neanche il pappagallo = più nessuno: espressione argentina per dire esageratamente che non rimase proprio nessuno) , che sia chiaro.


Qualche anno fa mio cugino prese la strada inversa e se ne andò verso l'Italia. La crisi che ci aveva dato il benvenuto al nuovo millennio fu troppo per lui e con i pochi risparmi che gli restavano -e avendo il vantaggio di non aver alcun figlio- fece le valigie e se ne andò a tentar sorte laggiù, da dove veniva il nonno. O.k il nonno non conosceva Roma nemmeno nelle foto, ma non entriamo nei dettagli. Male non gli fu, dato che accettò dei lavori che qui lo avrebbero ripugnato, e col tempo poté rifarsi economicamente grazie al ruolo che lui chiamava "imprenditore autonomo della costruzione".


Suona meglio che "maestro mayor di opera" (1), conveniamo.
A Marietto gli voglio bene, è un tipo in gamba e lo ricordo come un goleador (2) nato nel momento di corteggiare le donne e un grande giocatore di poker, siete y medio, punto y banca (3) e quanto gioco di fortuna -e illegale- si facesse. Oggi è un uomo che ha sposato un' argentina che ha conosciuto là ed è padre di due bellissime bimbe.
Settimanalmente ci scambiamo e-mail o ci vediamo via Skype e parliamo a vanvera: lui mi racconta della sua famiglia e io lo tengo aggiornato di quanto rovinate stanno le sue ex femmine.


Ultimamente, Mario è preoccupato perché la crisi economica in Italia gli ha raffreddato l' economia sufficientemente da obbligarlo a ridurre alcune spese. Questo ultimo sabato mi ha fatto una domanda inaspettata. Mio cugino voleva sapere se era vero che qui le cose stanno così bene come le dipingono nella collettività degli argentini pentiti colposi che risiedono in Italia e come suggeriscono altri italiani che ci guardano come il "cammino da seguire". Non sapevo da dove cominciare, ma basilarmente gli dissi che preferivo il suo potere di acquisto di crisi europea che il mio di benessere argentino. Mi mandò a quel paese per avergli parlato ironicamente. Quando sono riuscito a fargli capire che dicevo sul serio, cominciò a farmi una tiepida serie di domande inquisitorie che sfociarono in un' ondata di affermazioni che potrebbero convertirlo in un quadro di lusso per le forze kirchneriste.


Certamente, Mario non è tornato in Argentina né a portarci un prosciutto di San Daniele, né un formaggino caciocavallo. Sarà per questo che è rimasto perplesso quando, dopo avermi rinfacciato che in Argentina non c'è praticamente disoccupazione, gli ho chiesto che immaginava cosa vuol dire avere una disoccupazione a una cifra ed una povertà a due.


Ho pensato che con quello sarebbe stato sufficiente, ma ho rincarato la dose dicendo che quelli sono i dati che danno gli oppositori e che per tanto leggere i giornali di controparte mi faccio cattivo sangue, più di quello che dovrei.

Ho faticato a fargli capire che per quanto possano essere d’opposizione, i giornali usano le stesse misure che il governo abbandonò poiché "poco realiste" e che in realtà erano gli stessi meccanismi con i quali si misuravano gli indici fino a poco tempo fa.
Perché al di là della facilità di paragonare l'ingresso a modo nominale con quelli del decennio dei '90, o con i numeri di pace con quelli della crisi del 2001 -tutto, comparato con il nulla, è positivo - si sono persino presi la briga di garantire dati su misura per la nuova Argentina: nuova politica, nuova forma di guidare, nuova forma di misurare. Bel paesaggio: si usa un nuovo regolamento per sconfiggere quelli che hanno già giocato col vecchio.



Comunque Mario, non ne era così convinto e non per niente, già che l'altra notte si era goduto l'ultima diretta a reti unificate.
Si vede che a Roma non c'è niente di meglio da fare un venerdì all' alba, oppure si vede che i discorsetti della Presi (4) sono già un super-programma: i venerdì Cadena Nacional,i sabati Saturday Night Live, e così via.

In base a questo, mi ricordò che quando era partito per l'Europa, Aerolineas Argentinas e YPF erano in mani straniere. Gli ho fatto ricordare che quando era partito per l'Europa eravamo autosufficienti energeticamente e Aerolineas generava -moltissime meno- perdite che ora.


Si vede che l'affermazione unificata del venerdì che Cristina ha fatto nelle reti a livello nazionale, che in economia "ogni volta che si tocca qualcosa bisogna farlo sottilmente", lo hanno reso entusiasta e me lo ha fatto sapere.

Sinceramente credo che toccare le cose sottilmente è più pericoloso che un neurochirurgo con il Parkinson, ma io non vedo le cosa dall'esterno, come si può dire che fa mio cugino Marietto.



Di quel discorso ricordo alcune fesserie interessanti, inesattezze storiche che fanno vedere come epici alcuni semplici atti amministrativi. Comunque ricordò quando l'ex ministro di economia del suo defunto marito, propose che tutto il trasporto pubblico funzionasse con gas naturale e si sentì orgogliosa nel dire che Nestor si oppose, e il bene che fece, già che oggi saremmo senza gas nel paese.
Il fatto che non dicesse che dipendiamo dai rubinetti di Evo Morales per scaldare la teiera è solo un dettaglio.

Che neanche inserisse l'aneddoto nel contesto storico di un gasolio carissimo ed una superproduzione di gas che era persino sufficiente ad essere esportata, è tendenzioso.

Che neppure menzionasse che nel 2005, il suo ex vivo ex presidente consorte fu responsabile di annientare in un paio di mesi quella mega produzione, lo capirei come semplice atto di prudenza per curare il racconto, se non fosse perché è così cinica da falsificare le cose per far passare uno sprecone “analfa-bestia” della politica energetica come uno Statista con visione di futuro.

Sembra che a Mario questo tema non importi molto e ha qualche logica, dato che non ha potuto vivere in carne ed ossa la gioia della patria kirchnerista, dove la gente si sente così sicura che rinuncia persino al diritto umano ad una casa degna, per andarsene con gli stracci, la moglie ed i figli a pernottare nelle gallerie dei shopping center, così vicini agli uffici della "Presi", per sentire che li coccola nelle notti.

Marietto invece, crede che tutta la mia negatività si debba al fatto che il "Clarìn" (giornale oppositore ai Kirchner) mi lavi il cervello.



Indipendentemente dalla discussione se sia meglio credere a Clarìn o alla Presi, gli raccontai a mio cugino Mario che esiste un programma chiamato 678, che lo paghiamo tutti noi scemi che viviamo in società - dal manager di Porto Madero, al barbone che compra una bottiglia di vino - e che si compone di un pugno di mascalzoni con curriculum che denotano una dubbia autorità morale, e che in maggioranza -produttore generale incluso - erano al servizio di Clarìn fino a che il governo dette loro più soldi.

Mario insistete che, al di là di tutto, Cristina aveva ragione su Clarìn.
Mi sentii un po’ stanco e gli risposi che lui aveva ragione, che in realtà stavamo così bene, ma così bene, che l'esito o rovina della micro e macroeconomia locale e internazionale dipendevano dai detti di un giornalista.



Non è di poco conto il tema della libertà d'espressione.

Non è che creda nella censura, almeno non in quella come noi la concepiamo.

Qualche dettaglio, forse difetto di fabbrica del modello nazionale e popolare, quello della impossibilità di sintonizzare il programma di Jorge Lanata (giornalista oppositore alla Kirchner) in alcune province.
Piccoli dettagli, chiaro, nel detto "qui non c'è censura, Cristina ti da la libertà di espressione", detto e ripetuto più di una volta dalla stessa mandataria, il quale genera un piccolo dubbio: se è grazie al favore di Cristina - io, tu, Nestor, noi, voi-godiamo del diritto di libertà di espressione, cosa succede se la Presi si alza col piede sinistro?



Nell'albero genealogico dei diritti inalienabili dell'uomo - a.k.a. Diritti Umani - la libertà di stampa - o di giornale - discende dalla libertà di espressione.

E per una questione logica, questa è figlia diretta della Libertà.
Di conseguenza, se partiamo dal presupposto che il primo diritto umano comprende la vita, la libertà e l'uguaglianza, tutto quel che si dice dopo non ha senso.

Io non debbo la mia libertà a nessuno.

Solo per il fatto di essere nato umano già sono libero e tutto quel che dicano in contrario, posso considerarlo una violazione al mio diritto naturale a fare quel che mi pare, sempre e quando non invada il diritto altrui. Questo è quello che il branco di trogloditi arruolati nell'ufficialità, orfani patologici e volonterosi che non concepiscono l'ordine dell'universo senza l'indirizzo di mamma Cristina, non capiscono. Caso mai, lo ripeto: la mia libertà non la debbo a nessuno. Ancora: la mia libertà è mia, nessuno me l'ha regalata e non debbo ringraziare per averla.



E' chiaro che un giornalista di Clarìn non è Bob Woodward -di fatto, tutto l'accaduto nel Watergate, qui, sarebbe solo una furbizia quotidiana - ma qui non puoi alzare la testa che subito ti schiacciano a reti unificate e ti sguinzagliano addosso la guardia di finanza. Ed è chiaro che a questo punto, preferiamo che rimettano nel codice penale il delitto per ingiurie e calunnie piuttosto che ti mandino la finanza.
Ma che la Presi esiga una legge perché ogni giornalista manifesti pubblicamente la sua ideologia politica, e che questa legge la chiami di "etica", è quasi una pagliacciata, come il colpo di coda della sua isteria. Perché la libertà di dire quel che penso, include la libertà di azzittire quel che non mi interessa che traspaia, incluso chi andrò a votare nelle prossime elezioni. A questa intenzione di chiedere a tutti quelli che vogliano scrivere, che manifestino qual è la loro affiliazione politica o da chi vengono pagati in privato, la Presi lo definisce come "approfondimento della democrazia".

Questo a Marietto gli sembra meraviglioso.


Ieri sera il cugino Mario mi chiese di connettermi.

Voleva sapere se avevo visto il dialogo della Presi con Joseph Stiglitz.
Con intenzione di dirmi il giusto su quel che lui vede da fuori ed io vivo ogni giorno, Marietto mi fece capire che se un premio Nobel ci elogia, vuol dire che noi, i "contras" siamo fuori di testa. Potrei partire dalla base che il Nobel ha oggi meno valore che una lira, e che persino Obama ricevette quello della Pace.

Potrei anche ricordare che Stiglitz cambia discorso quasi ogni giorno e che, così come qui disse che l'Argentina è l'esempio da seguire in Europa, là disse che nel nostro paese c'è qualcosa che non va, giacché "se c'è alta inflazione sostenuta nel tempo, la macroeconomia non va bene."


Comunque, eccolo li il bonaccione di Stiglitz, con auricolari ed un sorriso ameno che variava fra la perplessità e la risata.

Il tipo, senza troppi giri, assicurò che uno degli indici che dimostrano la gravità della crisi europea è "l'alto livello del debito in relazione al PIL".
Questo mi sembrò strano, ma non perché Stiglitz non mi sia simpatico, ma perché era lui stesso che non più di due anni fa affermava che valutare l' economia di un paese in base al suo PIL è "inadeguato e controproducente", giacché "non si prende in considerazione la qualità di vita" e che "la crescita del PIL può nascondere una degradazione violenta del benessere del popolo." Allora capisco che voleva essere diplomatico dato che era di visita- e con tutte le spese pagate dalla Presi - ma da lì a cambiare tanto di opinione per non offendere la regina della "crescita sostenuta mais grande do mondo", rende quantomeno sospettosa la buona volontà del signor economista.



Non tutti i giorni si ha l'opportunità di avere la presenza di un Nobel per l' economia, ma qui hanno portato Stiglitz per parlare della crisi europea e il paragone con ciò che qui accadde dieci anni fa, quando sarebbe bello invece, che ci spiegasse come fa un paese per non raffreddare la sua economia aumentando la spesa e, allo stesso tempo, controllare l'inflazione senza investimenti, quando l'unica forma per aumentare la spesa senza investimento è emettendo moneta.

Nessuno glielo chiese.

Come neppure gli chiesero se credeva che stesse bene dire che il nostro debito è il 10% del PIL quando il governo decise di non sommare quel che dobbiamo al club di Parigi, né quel che dobbiamo alla Banca della Nazione, a quella Centrale ed all'Inps.
Ovviamente neanche gli hanno chiesto se volesse provare la tecnica argentina di arrangiarsi per mangiare quattro pasti con sei "pesos" al giorno.


Dopo Stiglitz, prese il microfono la tipa che ci hanno venduto come la migliore oratrice di tutti i tempi e, convertita in enciclopedia parlante, affrontò tanti argomenti, che passarono dalla sua peculiare versione storica europea a detti vernacolari.

Mentre affermava che il genocidio nazista sorse come la scusa per fermare la crisi economica tedesca - una genialità -, Stiglitz sorrideva.
Non aveva chance: aveva già due granatieri impedendole l'uscita!
Cristina valente e temeraria, affermò che in Europa non esiste egemonia politica.

Intanto che cercava di scrutare se la Merkel si mettesse a piangere per questa affermazione, la Presi affermò che "non si può frenare il consumo e che la gente non possa comprarsi una casa".

Grazie a Dio il nostro modello è diverso e l'unico che facciamo è consumare per non perdere quel che possiamo risparmiare, in tanto speriamo che i nostri padri passino a miglior vita e poter così ereditare una casa propria.

Dopo, la nostra first lady affermò che "il denaro non si è generato dopo essere stato covato come fanno le galline," e benché non chiarì come si possa fare, supponiamo che dalla nursery della maternità della carta moneta della stampa Ciccone, sanno come partorire i sufficienti soldi per far aumentare di un 40% la base monetaria dell'Argentina.

Come facevo a spiegare tutto ciò al mio caro cugino Mario?

Lui è meravigliato ed ha voglia di tornare. Solo per non sentirlo lamentarsi, gli dissi di si, che ritornasse, ma di ricordarsi che il suo prelievo del conto in euro sarà in pesos ed al valore ufficiale. Gli ho anche spiegato che se può comprarsi una casuccia ed una piccola macchina, dovrà pagare un'imposta patrimoniale e che con uno stipendio equivalente ai 1200 euro, dovrà lasciare una parte allo Stato con la causale di tassa al guadagno. Alla fine gli inviai una lista di prezzi del supermercato. Dopo essersi reso conto che in Argentina, con 1200 euro mensili non riusciva a mantenere il livello di vita della sua famiglia, mi chiese come si può pagare una tassa al guadagno con un stipendio con il quale non riesci a coprire le spese fisse di una famiglia di classe media. "Questo forma parte dell’incanto dell'Argentina del XXI secolo, Marietto, dove sei abbastanza ricco per pagare le tasse, ma povero per chiedere un mutuo."



Ha detto che ci avrebbe pensato.



Martedì. Fidàrisi è bbona cosa, non fidàrisi è mmegghiu.


Fonte: www.relatodelpresente.com

Link: http://www.relatodelpresente.com/2012/08/relato-la-calabresa.html

14.08.2012


Note:

1) "maestro mayor di opera" é un capo cantiere in Argentina, comunemente in Argentina il lavoro di muratore viene sconsiderato.


2) "goleador" in Argentina inteso come uno che con le donne é un vincitore...


3) "punto y banca" gioco di carte.


4) "Presi": come viene chiamata in Argentina Cristina Kirchner...la Presi.



Commenti (136)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. BaronCorvo 2 ottobre 2012

      E scemo anch'io, ma solo una volta che poi ho capito. Dai che nel 2013 riscuoteremo il conto sia da noi che da voi.

    1. BaronCorvo 2 ottobre 2012

      Sì esquerda, parlo portunol in effetti. Comunque è di un brasiliano, Espiridião Amin Helou Filho del Partido Progressista. Dicono che sia un motto che piaceva molto a Lula, ma secondo me è una cattiveria.

    1. albsorio 2 ottobre 2012

      Quello che ti ha spiegato mincuo è tragicamente semplice, il popolo riceve interessi in pesos al tasso d'inflazione del 10% mentre i detentori del debito ricevono gli interessi in dollari US al tasso del 25% piu i warrants, questo depreda gli argentini ed è quello che dovrebbe aprirti gli occhi.

    1. cdcuser 2 ottobre 2012

      é un detto dell'intero sudamerica, non solo brasiliano, infatti lo hai riportato con la parola "izquerda" che é spagnolo, in portoghese é "esquerda" ... come diceva quello "solo per la precisione" :-)

    1. Tanita 2 ottobre 2012

      Dogma abbracciato ciecamente dal PD. Scema io che avevo votato Prodi!

    1. BaronCorvo 2 ottobre 2012

      Sì sì, pensavo fosse intuitivo.

    1. Truman 2 ottobre 2012

      Provo a tradurre:



      «Il potere è come il violino: si prende con la sinistra e si suona con la destra».

    1. Tanita 2 ottobre 2012

      Appunto. Tra l'altro sarebbe assurdo pensare che la crisi interminabile che vive il "Primo Mondo" non abbia necessariamete ripercussioni anche in Sudamerica e nel resto del Pianeta.

    1. BaronCorvo 2 ottobre 2012

      Come no, ma certo che siamo incasinati. Il problema è che il nostro casino per adesso è come il vostro paradiso. Non scherziamo per favore che conosco il tenore di vita di uno di Buenos Aires, il livello dei negozi etc etc e non è paragonabile a quello di Roma, Milano etc Ora a mio parere noi avremo la vera crisi a partire dalla fine di novembre e nel 2013, come diciamo noi europei raffinati, ci sarà il "redde rationem", ossia i nodi verranno al pettine. Verranno anche i vostri di nodi e così vedremo se è come dici tu che siamo sulla buona strada o come dico io che siamo sull'orlo di una crisi che durerà decenni.

      P.S.: Che gusto quando andavo a leggere Borges al Caffè Tortoni...

    1. Tanita 2 ottobre 2012

      NOI siamo incasinati???????????????
      Vero relativamente ma forse voi siete un po' piú incasinati di noi.

    1. BaronCorvo 2 ottobre 2012

      Ma dai per cortesia...mi porti dati "quantitativi" mentre io ti faccio un raffinatissimo discorso europeo sulla qualità!!! E mi rispondi solo sui vini di cui ho parlato solamente "en broma", ma non mi rispondi sulla sola cosa importante che avevo scritto. Questa è la tua dialettica? Francamente vi vedo solo come gente che reagisce e non riflette, che da la precedenza alla pancia piuttosto che al cervello. Auguri a te, alla Kirchner e all'Argentina ma vi vedo un tantino incasinati.

    1. BaronCorvo 2 ottobre 2012

      Che palle...allora la stupidità generale è che parlando di sudamerica mi sono venuti in mente un sacco di ricordi, ci ho viaggiato per più di vent'anni e mi è scappato di dare qualche consiglio per ristoranti. Che ci vuoi fare, tu sei tanto serio, io ogni tanto scherzo. Sulle espressioni che secondo te non conosco ti rimando qui così magari qualche santo ti illumina: http://es.wikipedia.org/wiki/Racismo_en_la_Argentina Ragazzi ma mettelo il nasino fuori di casa ogni tanto, no? Vi fate due o tre mesi in Argentina, Brasile e Cuba e vi si aprono gli occhi, coraggio. Il bello è che io sono di sinistra...però non credo a Babbo Natale, capisci Airone? Inoltre non far finta, che io ho scritto una cosa molto precisa sull'argentina e su quella non mi pare di ottenere risposte che non siano esclusivamente di pancia. Lula...Lula è un Pernambucano...se tu sapessi cosa significa essere Pernambucano...un lustrascarpe per di più Pernambucano che diventa presidente del Brasile...nemmeno i Titani quando hanno cercato di scalare l'Olimpo. Risultato concreto? Il Brasile è un paese più indipendente, il Brasile è un paese che cresce...la gente sta meglio? Vai Airone, vai a vedere, ma no a Leblon, Sao Conrado, Ipanema, la Paulista...vai nei paesini e nelle città "do interior", vai nel sertao e poi capisci che non è con quattro dati statistici che hai fatto la rivoluzione. Ricordati questo fondamentale detto brasiliano: "O poder è como o violino: pega-se com a izquerda e toca-se com a direita".

    1. Tanita 2 ottobre 2012

      Aironeblu, grazie. Voglio per dovere d'etica essere specifica sul luogo dal quale parlo:
      a) Sono imprenditrice con tre aziende e quasi 200 impiegati;
      b) Non sono funzionaria del governo (né nazionale, né giurisdizionale);
      c) Ho vissuto in Italia molti anni, dove abita tutta la famiglia di mio padre (tutti piccoli imprenditori che stanno andando in fallimento);
      d) Ho preso in Italia titolo superiore; ho cittadinanza italiana pure;
      e) Ho preso in Argentina diversi titoli universitari, maestria, dottorato;
      f) Ho fatto corsi di postgrado in USA e Italia;
      d) Ho quattro figli; qui l'educazione é gratuita in tutti i livelli anche se sono ammessi servizi educativi privati.
      e) Sono molto interessata nella crisi europea per l'Italia, paese che amo e che considero anche mia patria insieme con l'Argentina; in Italia vive la metá della mia famiglia tra cui tanti cugini con il mio stesso cognome.
      f) Trovo tantissime similitudini nei processi neoliberisti portati avanti in Argentina sin dalla Dittatira 76-83 e fino alla crisi 2001 con quanto sta accadendo in Europa.

      Saluti!

    1. Tanita 2 ottobre 2012

      BaronCorvo, io sono appassionata della dialettica, ma come farla con sentenze cosí dogmatiche come le tue:
      "In Brasile si mangia meglio che in tutto il resto del Sudamerica e questo è un dato di fatto. Come è un dato di fatto che i vini rossi si possono bere solo in Italia e Francia mentre i cileni, californiani,argentini,australiani,spagnoli, sudafricani sono pessimi."
      Questi non sono dati di fatto; dovresti dire "in mia opinione..." Cosí facciamo dialettica noi ma forse é colpa della professione d'insegnante e ricercatori...

      Lavori per la guida Michelin? (scusa la battuta).

      A proposito di vini:
      "En abril, las exportaciones de la industria vitivinícola alcanzaron los US$ 86,7 millones y 32,5 millones de litros, siendo el crecimiento respecto a igual mes del año pasado de 5,6% y 10,5% en facturación y
      volumen, respectivamente. En el acumulado anual, las ventas al exterior sumaron US$ 340,9 millones y 148,6 millones de litros, que comparado el primer cuatrimestre de 2011, implican un crecimiento de 19,4%
      en valor y 41,4% en volumen. Se registraron altas tasas de aumento relativo en vino a granel, mostos y espumantes."
      Fonte: "Caucasia Wine Thinking" para "Vinos de Argentina A.C."
      http://www.google.com.ar/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&ved=0CDEQFjAC&url=http%3A%2F%2Fwww.winesofargentina.org%2Festadisticas%2Fes%2FExportaciones_Vitivin%25C3%25ADcolas_de_Argentina_-_Enero_a_Abril_2012.pdf&ei=wA1rUM31AoKi8ATRqoBo&usg=AFQjCNG12Og9FsF56OhfLnm77tkjRfTcwA&sig2=-MttObHOG5OXDzHdMm5LKA

    1. Aironeblu 2 ottobre 2012

      A giudicare dai commenti a questo articoletto di propaganda sotto forma di lettera al cugino d'oltremare, forse si sta facendo un po' di confusione, soprattitto nel confronto tra la situazione attuale italiana e quella argentina, suggerita dallo stesso autore anonimo di queste profonde riflessioni.

      Che senso ha dire che in Italia si sta meglio o peggio che in Argentina? sono due punti di partenza ben distanti. In Italia stiamo galleggiando sulle ricchezze e le infrastrutture economiche che abbiamo ereditato da un lontanissimo passato, a partire dal patrimonio artistico-culturale ereditato dall'antica Roma, dal medioevo, dal Rinascimento, dal Barocco e dalle altre eppche "minori", e che abbiamo costruito in tempi più recenti con il nostro sviluppo industriale e artigianale, che ci ha portato ad essere la quinta potenza economica mondiale fino a qualche anno fa.

      Oggi la nostra economia è in recessione, ma possiamo contare sulle riserve accumulate, a cui stiamo dando fondo rapidamente mentre ci vengono sottratte da sotto il naso dai rapaci della finanza. L'Argentina si trova nella situazione opposta, è ripartita dal crollo del 2001 ed ha un'economia in piena esplosione che cresce verso unadirezione che sembra a tutti gli effetti quella della sostenibilità.

      Tant'è che la generazione dei giovani (se possiamo considerare giovani i quarantenni) in Italia brancola nella crisi, tra disoccupazione, precarietà e aiuti dei genitori, quegli stessi genitori che hanno avuto la fortuna di essere giovani durante il boom italiano. In Argentina invece le condizioni economiche e di benessere reale sono in forte crescita, come accade in molta parte del SudAmerica, e, finora, in buona parte del sud-est asiatico.

      Naturalmente non esiste un governo divinamente buono e illuminato che possa trasformare tutto in oro quello che tocca, e anche la Kirchner può essere criticata sotto certi aspetti. Ma facciamo un confronto con la situazione ereditata, al di là dei presunti taroccamenti dei conti (nel qual caso bisognerebbe fornire delle prove, e soprattutto dimostrare che invece gli altri paesi, a partire dal nostro, non ritoccano stime e bilanci): la situazione è migliorata o no? E facciamo un confronto con altri tipi di governi contemporanei: quali esempi migliori possiamo proporre? Insomma, va bene essere sempre pronti a criticare, ma allora diamo un'alternativa!

    1. Tanita 2 ottobre 2012

      Scusami, ma non capisci?
      Ti parlo dell'inflazione calcolata da noi sui nostri acquisti base annua, servizi base annua, acquisto elettrodomestici, elettronica base annua, affitti base annua, stipendi base annua. Certo, non non facciamo transazioni nel mercato finanziario.

    1. Aironeblu 2 ottobre 2012

      A parte la stupidità generale del commento, è stata la Kirchner a coniare le espressioni che citi senza conoscere? E a scrivere il ricettario su come cucinare l'Asado? Ben vengano i ristoranti brasileiros, ma qui si stava parlando delle politiche argentine.

      P.S. Almeno con Lula, sei più soddisfatto? ^^

    1. BaronCorvo 2 ottobre 2012

      Tanita, rispondi solo di istinto, si può anche riflettere.

      A) Non ti sto a spiegare il motivo tecnico ma stavo dando consigli a un italiano come me e gli stavo dicendo che il churrasco brasiliano per i gusti italiani è meglio della parrilla argentina. Ripeto, c'è un motivo tecnico che un'altra volta ti spiego.
      L'asado è tutta un'altra cosa, lentissima, tradizionale che c'è anche in Brasile nel Rio Grande do Sur ed è buono ma non ci puoi fare il Bife de Chorizo ovviamente. In Brasile si mangia meglio che in tutto il resto del Sudamerica e questo è un dato di fatto. Come è un dato di fatto che i vini rossi si possono bere solo in Italia e Francia mentre i cileni, californiani,argentini,australiani,spagnoli, sudafricani sono pessimi.

      B) Il discorso dei negros purtroppo è vero e ti invito a riflettere che "meno male" che riguarda una minoranza, ci mancherebbe che fosse la maggioranza (e io conosco solo Buenos Aires fra l'altro). Il senso è che in TUTTO IL SUD AMERICA esistono dei rapporti sociali fra classi e rapporti di lavoro che sono una cosa allucinante. Una cosa che si capisce solo se uno va sul posto e viaggia a lungo parlando la lingua locale, sennò non te ne rendi conto. Ora il punto il punto debole della Kirchner è che il suo tentativo NON DERIVA DA UNA RIVOLUZIONE, NON ORIGINA DA UNA PRESA DI COSCIENZA DELLE CLASSI SUBALTERNE ma è opera di un'élite illuminata che si fa carico dei poveracci. Poveracci che NON SI SONO SVEGLIATI DA SOLI. Quindi secondo me è per questo che da un lato la classe media insiste per riavere i suoi pidocchiosi privilegi e dall'altro il popolo sarà (mi spiace dirlo) pronto a scegliere solo con che padrone stare, Cristina o FMI o USA non farà troppa differenza. IO FACCIO IL TIFO PER VOI, sia chiaro; penso che avete delle carte da giocare perché il nemico è messo male pure lui; ma sarei più cauto e più realista.

    1. Aironeblu 2 ottobre 2012

      Che sollievo! Per fortuna nel blog CDC ci sei anche tu che conosci il tuo paese un po' meglio di noi! Altrimenti resterebbero solo i commenti di chi giustamente consiglia di non credere a tutto, e poi si beve in tutta allegria le insulsaggini di questo articolo di chiara retorica propagandista, e la storiella del cugino calabrese.

      Ahi país, país, país....

    1. mincuo 2 ottobre 2012

      Mai detto che siete stupidi voi. Quando ,l'ho detto? Ho detto brave persone. E' stupida la gente, e non è colpa sua. Col pastone che gli danno fin dalla nascita anche troppo.

Visualizzati 20 di 136 commenti approvati.