Wellington Convoy: sgomberato presidio al parlamento

Anche in Nuova Zelanda è stato sgomberato il Freedom Convoy dopo ventitré giorni di resistenza

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A detta dei media locali, è stata la protesta più lunga della storia della Nuova Zelanda: iniziata il 10 febbraio con qualche centinaio di persone davanti al parlamento di Wellington, si è trasformata in un vero e proprio accampamento, chiamato dai resistenti Camp Freedom, dove sono vissute un migliaio di persone per ventitré giorni (esattamente gli stessi del presidio di Ottawa), trasformando quella che era una battaglia contro la dittatura sanitaria in un esperimento di nuova collettività, dove gli individui si sono riscoperti comunità e hanno ritrovato la propria identità di popolo.

Topografia di Camp Freedom a Wellington
Topografia di Camp Freedom a Wellington

Anche in questo caso, come in Canada, il primo ministro Jacinda Arden non ha dato il benché minimo ascolto alle istanze dei suoi concittadini, trattandoli come teppisti. Perché, e questo deve essere chiaro a tutti i popoli dell’occidente, noi non siamo cittadini per loro, ma inutili bestie, che vanno amministrate da tali e tenute a bada perché non siano da intoppo ai piani delle autoproclamatesi élite, che ci vogliono tutti immunodepressi, poveri e sottomessi. Fin da subito, infatti, l’unica risposta delle istituzioni alla protesta sono stati manette e manganelli.

Camp Freedom dinanzi alla polizia nei primi giorni di protesta
Camp Freedom dinanzi alla polizia nei primi giorni di protesta

Ciononostante, sempre più persone si univano al presidio, che dopo venti giorni era diventato un vero e proprio punto di riferimento, e un esempio mai visto prima nel paese, non tanto per il numero di manifestanti, che ha di poco superato il migliaio, ma per la tenacia con cui è stata portata avanti, nonostante la repressione. Perché chi si è ripreso la propria vita non la molla facilmente, anche davanti all’inevitabile destino di brutalità poliziesca. Così, nelle prime ore di mercoledì la polizia neozelandese ha usato le maniere forti, sgomberando Camp Freedom, picchiando e arrestando persone inermi e in atteggiamento del tutto pacifico.

Ad un certo punto, stanchi ed esasperati, i manifestanti hanno reagito, e ci sono stati gli scontri:

A metà mattinata, il presidio era sgomberato e 60 persone in manette. Anche stavolta i globalisti hanno vinto. Anche stavolta, hanno risposto con la violenza cieca e brutale a chi rivendicava i propri più elementari diritti costituzionali di fronte ai vergognosi soprusi della dittatura sanitaria. Che ora, coperta l’attacco mediatico sulla guerra in Ucraina, farà le mosse decisive per consolidarsi in maniera definitiva.

MDM 04/03/2022

Fonte https://www.rnz.co.nz/news/national/462571/in-photos-early-morning-clash-between-police-and-protesters-in-wellington

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