VIVREMO NELLA REGIONE ADRIATICA E PARLEREMO INGLESE

VIVREMO NELLA REGIONE ADRIATICA E PARLEREMO INGLESE

FONTE: BYOBLU:COM

Ciao Claudio,

mentre lì a Mantova si discute di come uscire dall'euro, qui a Mestre al Festival della Politica, politici (Napolitano compreso), giornalisti, giuristi, ecc. discutono su come creare nel più breve tempo possibile gli Stati Uniti d'Europa in un modo così esplicito da far paura. Oltre alla necessità assoluta per competere nel mondo, alle lodi al dio euro e alla pericolosità dei retogradi-populisti-demagoghi-antieuropeisti ci si è spinti oltre definendo l'Europa federale "un progetto del secondo dopoguerra portato avanti da élite illuminate" (Panebianco) e Giannini ringrazia la BCE che lo ha sostenuto riempiendo il vuoto di potere, ma che non può fare miracoli ma solo comprare il tempo necessario per l'unificazione. Ma come far accettare ai popoli ignoranti e nazionalisti tutto ciò? Il trio Cacciari-Panebianco-Giannini mostra le carte in tavola: l'Europa verrà suddivisa in macroregioni autonome internazionali (esempio: regione Adriatica) e col tempo la gente diverrà europea, la lingua europea sarà ovviamente l'inglese. Ma i due direttori sono pessimisti: se in Italia i media si comportano bene (cioè sono europeisti), oltre le Alpi - in Francia e Germania - il forte nazionalismo-euroscettico è fomentato da qualche giornale populista. Tutto dipende da noi che dobbiamo diffondere l'europeismo altrimenti, minaccia Giannini, "le prossime riforme le farà Grillo".

Durante il discorso la gente può fare domande: fra i nostalgici che rivogliono la lira (cosa "assolutamente impossibile") e i "resistete e fate presto" domando: "Il fatto che il processo di unificazione europea venga portato aventi da élite illuminate e non dai popoli e che attualmente l'Europa sia governata dalla BCE, che è privata, non è in contrasto con la democrazia?" Panebianco: "è ovvio che le banche non sono e non devono essere democratiche"; Giannini: "non è assolutamente vero che la BCE è privata".

Tutto ciò è un'inaccettabile operazione di propaganda europeista in un festival che dovrebbe parlare della politica ma non farla: l'europeismo è una posizione politica che va discussa e non un fatto tecnico, necessario e indiscutibile come vogliono farci credere.


Commenti (24)

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    1. andyconti 8 settembre 2012

      Si parlava di come organizzare statualmente le comunita', poi dire patria non significa dire conflitto. Qual'e' la forma organizzativa degli operai? Tutti coloro che vivono la terra sono operai?

    1. Ercole 8 settembre 2012

      il proletariato non ha nazione , internazinalismo e rivoluzione.

    1. Ercole 8 settembre 2012

      basta con imperialismi e patrie basta nazionalismo la terra e di chi la vive ,gli operai non hanno patrie il nemico e in casa nostra ...

    1. andyconti 8 settembre 2012

      Europa delle patrie

      L’espressione indica quella peculiare visione del processo di integrazione europea che stava alla base dell’attività svolta da De Gaulle (v.).
      Secondo lo statista francese, infatti, nonostante le indubbie peculiarità del fenomeno comunitario, alla base di tale costruzione sono sempre da porre i singoli Stati, gli unici ad essere espressione “di un comune sentire nazionale” alla quale i cittadini aderiscono; in quest’ottica le Comunità europeee devono essere viste come semplici aggregazioni funzionali dei diversi Stati (inter-nazionale) e non come un ordinamento autonomo (sovra-nazionale).
      Conseguenza di tale visione gaullista è l’inevitabile preminenza (in ambito comunitario) degli organi espressione diretta degli Stati rispetto agli altri organismi comuni.
      La concezione gaullista del processo di integrazione fu evidente nel corso della cd. crisi della sedia vuota (v.), che scaturì da una serie di proposte (rifiutate dai francesi) che avrebbero rafforzato i poteri delle istituzioni comunitarie.

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