Di Ugo Elfer, opinione.it
Xi Jinping e Vladimir Putin attaccano l’Occidente al summit dei Brics.
Il vertice (ospitato in modalità virtuale da Pechino) riunisce le economie emergenti di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.
L’occasione del confronto “suggerisce” alla stampa cinese di rilanciare l’idea di un ordine monetario mondiale che applichi sistemi di pagamenti alternativi al Swift: acronimo di Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, una società cooperativa con sede a Bruxelles fondata negli anni Settanta del secolo scorso, con l’obiettivo di creare un servizio di messaggistica finanziaria globale basato su un linguaggio comune internazionale.
In pratica, rappresenta il sistema di alta sicurezza che consente le transazioni finanziarie e sostiene l’economia mondiale.
È il “club” da cui sono state espulse una serie di banche della Russia putiniana dopo l’invasione dell’Ucraina.
Nel contro-G7 dei Brics, il presidente cinese condanna le sanzioni alla Russia e invoca un mondo non più dominato dal dollaro.
Xi sostiene che
in una fase critica come quella attuale, i Brics dimostrano resilienza e vitalità e ottengono risultati positivi
Xi lancia un messaggio indiretto agli Stati Uniti.
I Brics devono abbandonare la mentalità da Guerra fredda e di confronto tra gruppi, opporsi alle sanzioni unilaterali e all’abuso delle sanzioni per superare l’egemonia e le piccole cerchie
Per Xi
i Brics devono prevenire rischi e sfide dello sviluppo globale
Il vertice, che riporta Putin a dialogare con leader internazionali dopo l’invasione di Kiev, è utile per rinsaldare la partnership “senza limiti” tra Russia e Cina.
Dal canto suo, il capo del Cremlino accusa quei Paesi che, con l’aiuto di meccanismi finanziari
diffondono i loro errori di macroeconomia al mondo
Per Putin è arrivato il tempo
per costruire un mondo multipolare
Xi cita espressamente la crisi pandemica e quella bellica. Così, le due crisi “si intrecciano e si sovrappongono”, provocando “disordini” alle catene industriali e di approvvigionamento globali, di cui risentono, in primo luogo, proprio le economie dei Paesi in via di sviluppo.
Secondo Putin, “uscire dall’attuale situazione è possibile solo sulla base di una cooperazione onesta e reciprocamente vantaggiosa”.
Pechino, che da sola conta per il 70 per cento della potenza economica dei Brics, critica l’Alleanza Atlantica per il tentativo di espandersi nell’Asia-Pacifico, e vede nel Quad (il gruppo formato da Stati Uniti, Giappone, India e Australia), uno strumento per cercare di contenere l’espansione a livello regionale della Cina.
Di Ugo Elfer, opinione.it
24.06.2022
link: https://www.opinione.it/esteri/2022/06/24/ugo-elfer_brics-cina-russia-xi-jinping-vladimir-putin/#
Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org
absitiniuriaverbis 26 giugno 2022
Sono inciampato, nella mia vita, nella necessità di trovare un punto di equilibrio tra due 'fazioni/ gruppi' in contrasto.
Alcune volte all'interno della stessa Società per la quale lavoravo come consulente, altre volte perché, essendo uno straniero all'estero, venivo invitato ad esprimere un parere 'super partes'.
Odio i giudizi.
Li ho sempre trovati in bocca a persone che, rifiutandosi di entrare nel merito e fare uno sforzo per capire la storia pregressa, tranciavano giudizi.
Facile facile è giudicare, difficile capire.
E quindi, nelle circostanze ricordate, per evitare una opinione a favore di uno dei due gruppi, mi proponevo di trovare una sostenibile 'equidistanza' un 'punto di equilibrio' insomma. Senza incomodare quello della canzone di Battiato 😜, nulla di permanente.
Una faticaccia l'equilibrio. Non solo terribile ma sostanzialmente inutile e soprattutto controproducente: nessuno era contento del mio misero tentativo di equidistanza.
Ho smesso quasi subito questo atteggiamento.
Ho cercato di capire e, per farlo, è stato necessario porre domande, ascoltare le risposte e questo, spesso anzi molto spesso, ha portato le due parti a convergere su valori comuni. Quello che oggi va come 'win win approach'.
Questa possibilità, tuttavia, esiste se e solo se le due parti sono disponibili a mettersi in discussione a dialogare.
La guerra dicono è un mezzo per continuare la politica in modo diverso.
E, quando non si è né autosufficienti né disposti ad inventarsi un piano per esserlo, bisogna fare delle scelte in funzione delle quali l'equidistanza è non solo un miraggio ma senz'altro un boomerang.
Bisognerà scegliere al presente e forse, non necessariamente, darsi un piano di autosufficienza per il futuro.