Usate il cervello, non le dita!

Usate il cervello, non le dita!

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

Fino a pochi secoli fa, l'uomo usava le braccia per ogni necessità. In realtà, l'uomo era aiutato dagli animali addomesticati, ma l'uso della forza muscolare e la fatica erano comunque significativi. Il cervello era usato da pochi: da una élite che dominava il lavoro delle braccia, e da pensatori che cercavano di spiegare le ragioni della nostra esistenza, o volevano capire le leggi che governano la natura.

Poi vennero le macchine e, sfruttando l'energia, la fatica fisica venne ridotta costantemente. L'invenzione delle macchine e, in particolare, quelle che usano l'energia per le operazioni che fino ad allora erano fatte manualmente, fu favorita dall'uso del cervello di numerosi scienziati che nel periodo del Rinascimento Scientifico scoprirono leggi e consentirono agli ingegneri di costruire gli oggetti di meccanizzazione. Nel settore dell'elettricità ci furono strabilianti scoperte a partire da Alessandro Volta che nel 1800 mostrò a Napoleone la pila elettrica di sua invenzione. Dopo di lui ci furono Ampere, Faraday, Maxwell, Tesla, Marconi, e tanti altri che con il solo ingegno scoprirono leggi fondamentali. Non esistevano a quei tempi strumenti di calcolo e i risultati ottenuti si basavano solamente sul cervello e su verifiche sperimentali.

A quei tempi i conti erano fatti a mente. Una qualsiasi bottegaia faceva rapidamente il conto della spesa e si aiutava con matita e un pezzo di carta solo nel caso di molti oggetti venduti. Gli studenti erano capaci di fare moltiplicazioni e divisioni e, per gli anni avanzati della scuola, anche le radici quadrate. Poi venne la calcolatrice, e si ritenne che consumare la mente per banali operazioni matematiche non era produttivo e, man mano, invece di usare il cervello si cominciò a pigiare le dita sulla tastiera della calcolatrice. La cosa non era così negativa, dato che l'uso del cervello era più opportuno riservarlo a cose complicate.

Nel 1941 venne del calcolatore. La prima implementazione era una macchina a relais con modeste capacità elaborative, ma già nel 1966 l'IBM costruì e commercializzò il suo 360 con buone capacità di calcolo ma con difficoltà per comunicare i codici da processare. Si usavano schede perforate che con due perforazioni per colonna rappresentavano un carattere alfanumerico. A quel tempo, chi usava il calcolatore aveva molto tempo a disposizione tra la consegna del pacco di schede perforate e l'uscita dei risultati. Quell'intervallo di tempo serviva per immaginare la risposta ottenuta e, eventualmente, scoprire in anticipo un errore commesso. Ovvero, quel tempo serviva ad usare il cervello per una analisi critica della propria attività tecnica o scientifica. Poi, il programma del calcolatore era scritto direttamente da chi lo utilizzava e, per questo, pur con un codice non ottimizzato, la persona sapeva bene cosa facesse quella macchina miracolosa.

I fantastici sviluppi della microelettronica hanno poi portato a circuiti sempre più veloci che hanno permesso una elevatissima capacità elaborativa. I programmi sono stati scritti da esperti software per una maggiore efficienza e facilità d'uso. Il tutto, ovviamente, ha comportato enormi vantaggi, ma anche svantaggi.

L'estrema velocità della risposta del calcolatore uccide la curiosità.

Sempre più le persone e, in particolare, le giovani generazioni, non si chiedono perché una cosa succeda: hanno una risposta immediata (talvolta parziale o casuale) senza avere il tempo di chiedersi "per quale ragione quello accade". Come noto la curiosità è la madre dell'innovazione, essendo l'ingrediente che stimola la creatività. Invece di cercare di capire perché un evento è successo, ora è più semplice e meno faticoso, fare a caso una ricerca e avere un qualche risultato. Se non soddisfa, si ripetere la ricerca, alla cieca. Questo è quello che sempre più accade agli studenti che usano programmi di simulazione. Cambiano parametri di progetto, se va bene uno solo alla volta, e inseguono un ottimo che spesso è relativo o falso. La soluzione ottimale è spesso da un'altra parte. Il tutto non comporta alcuna attività cerebrale: è il semplice uso delle dita che, velocissimamente, pigiano su una tastiera.

I programmi usati sono sempre più sofisticati, con algoritmi complessi per risolvere le equazioni, specie se non lineari. Chi li scrive segue regole da "informatico" e sceglie le strade che ottimizzano la velocità di esecuzione. Chi li usa non sa cosa facciano in dettaglio e spesso non ha l'accesso (e non ne sente nemmeno la necessità) a quei risultati reconditi che fanno capire meglio. Si ritiene sempre più che il "calcolatore ha sempre ragione" e non lo si contesta mai. È lui il "padrone" mentre l'utilizzatore è semplicemente un "dipendente".

Il calcolatore crea un falso senso di sicurezza. È come la coperta di Linus. L'ignoranza e l'ansia generata quando si affrontano problemi complessi vengono anestetizzati dal calcolatore che è, in pratica, un placebo usato per curare la non conoscenza. Non si fa lo sforzo mentale richiesto per colmare le lacune conoscitive. Si dovrebbero percorrere i cinque stadi del processo conoscitivo:

immagazzinare l'informazione, usarla per aumentare il proprio bagaglio di nozioni, trasformare l'informazione in metodologia, farne una sintesi personale, e acquisire la capacità di spiegare i fatti reinterpretando la conoscenza.

Al massimo con il calcolatore ci si ferma al secondo, forse al terzo stadio, dato che per quelli successivi serve tempo e ponderazione. Una eccessiva velocità operativa favorisce, appunto, l'ignoranza. Per imparare, e fare esperienza, serve anche commettere errori, e il calcolatore li evita. Come ha detto Albert Einstein. "Una persona che non ha mai fatto un errore non ha mai tentato qualcosa di nuovo".

Nel 1969 nacque Internet. Una cosa fantastica che consentì la comunicazione di computer in località diverse, anche lontane migliaia di chilometri. L'accessibilità a tutti i data-base raggiungibili con Internet mette a disposizione una quantità enorme di informazioni. Quello che si faceva andando in biblioteca a sfogliare per ore libri alla ricerca di quanto serviva, è ormai un lontano ricordo. I motori di ricerca indirizzano immediatamente verso la notizia desiderata. Questo è eccezionale, se non per il fatto che i criteri di ricerca sono interpretati e decisi dal software, e questo non è il massimo della "intelligenza".

L'umano raramente contesta i risultati ma accetta quanto viene fornito in pochi secondi. Ancora una volta la rete di calcolatori e Internet sono il "padrone" mentre l'utilizzatore è banalmente il "dipendente".

Se si vuole essere cattivi, si può dire che l'utente è il barboncino di internet: vien portato dove lo indirizza il guinzaglio informatico, senza opporre resistenza alcuna.

Le notizie che si trovano su internet non sono più passate attraverso quei "filtri" che si usavano un tempo. I risultati possono essere corretti, ma possono anche essere (e questo accade spesso) delle sciocchezze. Ma è la velocità di risposta e la facilità d'accesso quello che li rende tutti credibili e assolutamente accurati. Troppo comodo avere qualcosa che pensa per te. E se c'è qualcuno che resiste, viene deriso e indicato come antimoderno.

Infine, arrivò il telefono cellulare, o telefonino. Quella sì che è una innovazione di cui non si può fare a meno! Con una roba di cento grammi si è connessi con tutto il mondo, si può messaggiare, spedire e ricevere posta elettronica, leggere e cercare notizie, ascoltare musica, trovare la strada di casa, e molto di più. Ormai tutti lo hanno e, alcuni, ne tengono in tasca più di uno. Agli inizi era necessario usarlo in modo noioso, pigiando la tastiera numerica diverse volte per scrivere una lettera, ma ora è tutto più semplice: c'è una mini-tastiera con tutti i caratteri e i numeri. La velocità d'uso denota l'età dell'utente. I giovani usano i due pollici e sostengono il dispositivo con le palme delle mani, in un modo che sembra magico agli anzianotti. Quelli, invece, tengono il telefonino con una mano e usano l'indice dell'altra per pigiare i tasti virtuali. Spesso, guardano con invidia i giovani che surclassano le dattilografe di un tempo in battiture al minuto, e, poi, ... con i soli due pollici!

Il punto è che, come le dattilografe di un tempo, l'uso del cervello è praticamente limitato al coordinamento delle dita per trovare i caratteri da battere, senza lasciare al cervello quel tempo necessario per capire quanto si scrive. Se si vede un errore, si cancella vorticosamente e si ribatte.

E sì, il cervello è una cosa poco efficiente. Ha bisogno di tempo per fare considerazioni calme, razionali, profondamente ponderate, per arrivare poi a conclusioni che, spesso, gli strumenti informatici moderni ottengono in un tempo infinitamente inferiore. Si dimentica però che per trovare la soluzione a un problema, spesso chiamata invenzione, serve preparazione e, molto importante, serve incubazione; ovvero, una elaborazione "in background" del problema senza averne coscienza. Può durare anche giorni, e si conclude nella accensione della lampadina che illumina la risposta. E il calcolatore non ha una lampadina, ma un numero infinito di led.

Non parliamo poi delle antiche lungaggini nel descrivere le cose. I testi classici sono centinaia di pagine che, pur armoniose e profonde, richiedono decine di giorni per essere lette. Ora c'è Twitter che mette a disposizione 280 battute a messaggio. Questo numero di battute è, spesso, molto di più di quelle usate dalla maggioranza degli utenti. Quattro parole, casomai abbreviate, e via! Sono spesso considerazioni banali, con una spruzzatina di maleducazione o isteria, forse basata sul ciclo lunare. La fatica cerebrale è ridotta al minimo, quasi sempre limitata da luoghi comuni o dal credo di appartenenza a una qualche tribù.

Il dialogo è una cosa del tempo passato.

Si comunica in remoto e per monosillabi, come i preistorici. Quello che c'è di bello è che i messaggini svaniscono. Mica rimangono come la Stele di Rosetta. Finiscono su un server per essere analizzati da un software "intelligente", e dopo un po' spariscono, come i dati su EPROM. I tempi attuali, infatti, non lasciano il segno: sono come scritte sulla sabbia prima dell'alta marea. E questo è giusto. Solo quello che richiede fatica, merita di essere ricordato.

Usate il cervello, non le dita!

Cosa ci aspetta tra poco?

L'intelligenza artificiale, perbacco. Nuovi sistemi hardware e programmi software forniranno (e cominciano a fornire) prestazioni che sono state fino ad ora di pertinenza dell'intelligenza umana. Quindi la prospettiva è che il ragionamento "artificiale" si affiancherà a quello naturale ..., ma di certo lo supererà. Quale sarà il ruolo delle dita non è ancora chiaro, anche se eliminare il loro ruolo è uno degli obiettivi primari dell'interazione uomo-macchina.

Dopo tutta questa successione di "meraviglie tecnologiche" fermiamoci un momento a pensare. Cosa difficile, ma ancora possibile.

Le "meraviglie tecnologiche" hanno controindicazioni?

Quando si prende una medicina si ha il bugiardino che, a scanso di equivoci, ci informa che il mirabolante medicamento ci può anche ammazzare. Ebbene, come una medicina, le "meraviglie tecnologiche" ci possono anche ammazzare.

Quale è la caratteristica degli umani che li distingue dagli animali? È la capacità di capire i processi mentali degli altri.

Quella che genera antipatia e simpatia, che permette di capire osservazioni scherzose e di rendersi conto se gli altri ci stanno ingannando, di viaggiare nel tempo con l'immaginazione, di avere interazioni sociali. Secondo le neuroscienze gli esseri umani hanno una capacità "insita", chiamata "teoria della mente" (ToM), che li fa comprendere che i loro simili possiedono menti che generano desideri, intuizioni, credenze e stati mentali diversi, che fa comprendere i comportamenti altrui anche quando derivano da credenze diverse dalle proprie. Caratteristica peculiare è anche la spiccata capacità di comunicare attraverso la postura del corpo, lo sguardo, la mimica del volto; tramite, quindi, una serie di indicatori che rivelano stati affettivi e convinzioni che possono anche rivelare possibili inganni.

Quale è il ruolo delle "meraviglie tecnologiche" nello sviluppo in positivo o in negativo delle caratteristiche sopra indicate? Le risposte sono difficili, ma, penso che, dopo un periodo di tendenza positiva, siamo andando verso un rapido declino. La capacità elaborativa del cervello è relegata a funzioni secondarie, con un ruolo di decrescente capacità decisionale. Le interazioni sociali sono ormai "wireless", con forme relazionali scarne, primitive e, spesso, conflittuali, con scarsa considerazione per il prossimo (che quasi non esiste). La velocità tipica delle "meraviglie tecnologiche" rende meno attenti e più facile preda degli inganni.

Lo si vede da quanto la gente sia credulona. Le informazioni del cosiddetto "mainstream" sono sempre più invenzioni, anche grossolane. Eppure, la gente ci crede e non sente la necessità pur minima di verificare.

Il punto è che cervello ha una velocità di reazione che è enormemente inferiore a quella delle macchine. L'uso del cervello è allora annebbiato da risposte preconfezionate che sono determinate da chi controlla e programma le macchine. Quindi, in realtà, non sono le macchine quelle tendono al "comando del mondo", ma chi quelle macchine programma e gestisce.

Lo stato attuale è anche dovuto alla rapidità della evoluzione tecnologica che non è accompagnata da una corrispondente evoluzione sociale e morale (se possibile). Questo aspetto lo descrissi alcuni anni fa in una presentazione intitolata "La disfida del 21° secolo: uomo contro robot". In aggiunta ai grandi meriti delle tecnologie moderne, elencai quattro rischi fondamentali:

1. L’uso della tecnologia è troppo semplice (i sistemi moderni non richiedono attività e fatica intellettuale).

2. L’evoluzione tecnologica è troppo rapida (è più veloce del tempo di adeguamento dei costumi).

3. La tecnologia è eccessiva protezione (non ispira coraggio e creatività).

4. La tecnologia fa credere di essere invincibili (fa presumere che sia possibile battere - o modificare - la natura e, più in generale, favorisce quella presunzione fatale che porta alla schiavitù).

In conclusione, avendo ben presente il quarto rischio, ben vale la raccomandazione del titolo: usate il cervello, non le dita!

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

26.12.2022

Franco Maloberti Professore Emerito presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Informatica e Biomedica dell’Università di Pavia; è Professore Onorario all’Università di Macao, Cina.

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Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (33)

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Mostra commenti 33 caricati
    1. Primadellesabbie 27 dicembre 2022

      Alla fine dell'articolo che, in più punti, mentre leggevo ritenevo mal tradotto, ho cercato il testo originale e invece...è scritto da un italiano Emerito.

    2. FrancoMaloberti 28 dicembre 2022

      "bella osservazione", "primo della classe che si vergogna a firmarsi col suo nome". Lo sa? Sono Emerito anche perché ho una Laurea Honoris Causa, 631 pubblicazioni scientifiche, 10 libri, e 40 brevetti, quasi tutti USA, e il tutto in inglese. Secondo Google Scholar ho 12637 citazioni e indice-h 52.

    3. Primadellesabbie 28 dicembre 2022

      Finalizzato a trasformare vaghi sospetti in certezza?

    4. FrancoMaloberti 30 dicembre 2022

      Finalizzato a trasformare vaghi sospetti in certezza! Andrò a portare un fiore al mio illustre collega Carlo Maria C.

    5. Primadellesabbie 31 dicembre 2022

      Se fosse un'allusione all'epiteto al quale Carlo Maria C. ha dedicato qualche attenzione, non rimarrebbe che di dover constatare la vocazione operante.

    1. ignorans 27 dicembre 2022

      Se gli umani producono sentenze come quella della corte costituzionale sui vaccini, àllora dico benvenute macchine! Saprebbero fare certamente di meglio.

    1. cirillo 27 dicembre 2022

      Questi criminali molleranno l osso solo se qualcuno li costringe con la forza,l unica cosa che capiscono😞😞😞

    1. cirillo 27 dicembre 2022

      Qualunque cosa compresa la tecnologia per funzionare davvero dovrebbe essere fatta per il bene del prossimo e non per arricchire.Se si scopre che ha dei seri effetti collaterali dovrebbe essere evitata.Ma oggi ad es in campo medico e di mobile quante volte si coprono gravi effetti collaterali o si minimizzano solo per arricchire?Nessuna tecnologia potrà risolvere i veri problemi dell uomo se viene fatta per lo scopo sbagliato.Un altro esempio:da quanti svariati decenni si conoscono automobili che hanno inquinamento zero?Perche’la macchina ad idrogeno,ad acqua non e’stata sviluppata negli ultimo diciamo 60 anni?

    1. Teopratico 27 dicembre 2022

      Senza mai dimenticare che con la tecnologia, l'aratro, l'astrologia, l'arco, la feconda agricoltura ha creato i magazzini, i silos, l'abbondanza, preternaturale direi... Quindi un sistema di guardiania ( la Polizia di oggi) assieme alla schiavitù e i telai di legno dove li mettiamo? E quelli i movimenti a sfere che hanno creato tutte le macchine? Co.prese lei amate biciclette? E poi Diesel e i Rockefeller coi loro giacimenti freschi di petrolio, invece della canapa come carburante... C'è il male, c'è il ben, come nel Thao, come dice @Gioco nei suoi splendidi forum, e allora? Mi confondo, vado in bici ogni giorno, evito di morire per mezzo degli altri mezzi infernali, ma se vivessi in provincia dovrei possederli, e mi piacevano pure, pilota ero già in tenera età, ci ho rinunciato, maghina, moto, scooter, buttato tutto quindici anni fa', ma a Roma rischio io di morire, più del padre di famiglia sul suv!

    1. sbregaverse 26 dicembre 2022

      Usate il CUORE non i cervelli !*
      * Il CUORE vostro NON i cervelli degli altri.

    1. Teopratico 26 dicembre 2022

      Camminavo per strada l'altro giorno a Tor Pignattara, mi viene incontro un raro ragazzino italiano delle medie, è ora di pranzo e ha la giacca su una spalla per il caldo, lo zaino sull'altra e cammina guardando fisso il telefonino, si ferma prima di incrociarmi davanti a un portone senza nemmeno guardarlo, sguardo fisso sullo schermo e tira fuori le chiavi, ora è costretto per qualche decimo di secondo a distogliere gli occhi per mirare la toppa della serratura dove la chiave dovrà entrare meccanicamente ma non attende che il cervello metta a fuoco e non prende il buco, le chiavi cadono, le riprende senza staccare occhi e cervello dallo schermo e gli ricadono, non si arrende nel guardare il cellulare e le riprende ma gli cade la giacca e gli scivola lo zaino, raccoglie tutto ancora col cervello sullo smartphone e ritenta con la chiave senza riuscire. Ormai gli sono passato avanti e non saprò mai se sarà riuscito nell'impresa di entrare in casa, manco la fame lo avvertiva che se non mollava quell'aggeggio sarebbe rimasto per sempre fuori, senza mangiare...

    2. Balabiott 27 dicembre 2022

      Devastante...

    1. Eugiorso 26 dicembre 2022

      Dopo lo scientismo fideistico, cioè la fede di natura religiosa nei confronti della scienza, ecco il "tecnologismo" fideistico, ormai riflesso condizionato di massa, ancor peggio, perché se la scienza è una proiezione futura, una speranza di miglioramento per sé e le genrazioni future, la tecnologia è il presente, il qui, subito e adesso.
      Strano che sia un professore del dipartimento di ingegneria, informatica e biomedica a fare questi discorsi ... anti-tecnologici. Molto onesto, comunque.

      Cari saluti

    1. emilyever 26 dicembre 2022

      Vedendo la risposta che il professore autore dell'articolo ha dato a Martin mi faccio coraggio ma non posso tacere: che cosa significa l'incipit dell'articolo? Fino a pochi secoli fa l'uomo usava la braccia per ogni necessità...il cervello era usato da pochi, da un'elite, da pensatori ecc.
      
      Un conto è inquadrare questo ragionamento nella storia della tecnica, un altro è generalizzare, sembra che la civiltà sia nata con la pila di Volta. E l'arte, la matematica, l'astronomia antica, tutta la poesia ecc, erano solo frutto delle braccia per necessità? e dietro ad ogni attività economica, dal neolitico con la nascita dell'agricoltura, dell'addomesticamento degli animali, ecc come si può affermare che non ci fosse il cervello?Mi sembra una visione molto riduttiva della storia e della civiltà, e sopratutto dell'Uomo, della sua intelligenza e della sua creatività. Condivido quello che si dice sulla scuola d'oggi invece.

    2. FrancoMaloberti 27 dicembre 2022

      Lei ha ragione, la conoscenza è cresciuta nel tempo, ma se si legge il libro dello storico di Yan Morris "Why the west rules - for now" si vede che "l'indice di sviluppo sociale" era fino a un paio di secoli fa era attorno a 50 e ora è circa 8000. Si può dire che la tecnologia (e non la civiltà) è nata con la macchina vapore e, per l'elettricità, con la pila di Volta.

    1. Fedeledellacroce 26 dicembre 2022

      Ma perché ho l'impressione di leggere di nuovo un tema delle scuole medie?
      Usate le mani!
      Magari insieme al cervello.

    2. FrancoMaloberti 26 dicembre 2022

      Forse anche Lei non ha capito che il tema (delle scuole medie) riguarda la diversa velocità di elaborazione del cervello e le macchine digitali. Leggere, attendere e interpretare sarebbe una buona ricetta.

    3. Fedeledellacroce 26 dicembre 2022

      Per quanto riguarda l'elaborazione del cervello inteso come data-base di nozioni (intelletto), é una guerra persa.
      Ma l'intelligenza viscerale e creativa, quella che ci da intuizioni e sensazioni, quella che non abita il cervello, quella, non é alla portata delle macchine né processori.
      Purtroppo viene rafforzata e ubriacata la conoscenza fine a se stessa (sin dalle scuole medie), atrofizzando la brillante intelligenza intuitiva.

    1. Nestor Halak 26 dicembre 2022

      In effetti, io che per ragioni anagrafiche non sono un "nativo digitale", trovo scomoda la manipolazione dei telefonini e dei minuscoli schermi e mi sento sempre a rischio di premere qualche pulsante sul bordo. Forse un giorno anche i supermanipolatori di oggi saranno obsoleti e verrà propagandata la comodità di avere un impianto direttamente nel corpo.
      Un altro effetto che ho notato è la difficoltà che trovo a ricevere spiegazioni sul funzionamento di tutto ciò che riguarda computer o "telefonia" anche da professionisti del settore. In genere nessuno è capace di spiegare davvero come funziona qualcosa o quantomeno a tradurlo in parole, si limitano a smanettare furiosamente sull'oggetto per mostrarti "come si fa".
      Nessuno, poi, che mostri il minimo dubbio sulla gestione di tutto l'ambaradan: chi, perché, con quale guadagno? Ed io che al mio primo computer mi chiesi come mai un "gestore" lontano poteva tranquillamente entrare nel mio apparecchio e modificarlo con "aggiornamenti" senza prima chiedermi il permesso.

    2. catgarfield 26 dicembre 2022

      Chiedi ad Aranzulla ;)

    1. Bertozzi 26 dicembre 2022

      In realtà le mani e le dita - così come la bocca e la lingua - sono le parti del corpo con maggiori innervazioni e che hanno la capacità di movimento più fini di tutto il corpo, e usandole si attiva una parte del cervello molto più grande rispetto a tutte le altre parti del corpo. In poche parole, con un lavoro manuale difficile e che richiede fatica esperienza ed attenzione si fa lavorare il cervello molto di più rispetto al semplice 'pensare','ragionare'' o studiare. (ne parlava anche un interessante articolo della Bennati). Mica peraltro soprattutto nella terza età si consiglia di imparare a studiare uno strumento proprio perchè attiva grandemente queste aree cerebrali, molto più di attività in cui si usa solo il cervello (scacchi. enigmistica ecc...). Rappresentazione visiva di questo è il famoso Homunculus di Penfield, dove l'uomo ha grandissime mani e labbra e bocca che trovate qui.

      https://www.ilgiardinodellacultura.com/2020/02/24/lhomunculus-di-penfield-la-rappresentazione-gerarchica-della-sensibilita-e-del-movimento/

      L'argomento è molto interessante, ma si cade nel paradosso di chiedere di usare la testa e non le mani, che, come abbiamo visto, è una sorta di contraddizione in termini, e nasconde il rischio di una demonizzazione dell'uso delle mani a favore di un intellettualismo sterile e fine se stesso, per altro non nuovo nella storia; e come al solito - anche fra i commenti- si finisce col derubricare la cosa con ' i giovani di oggi sono sempre sullo smarthphone e usano le dita ma non il cervello mica come una volta' dimenticando che la demonizzazione dell'attività manuale a favore dell'uso del cervello è iniziata molto ma molto prima, a partire dal primato medievale della mente sul corpo fino ad arrivare al secolo scorso in cui si è lavorato alacremente affinchè le persone abbandonassero i loro saperi 'contadini' artigianali domestici - visti come fatica - prediligendo a questi attività di pseudo intelletto e prodigi della tecnica diventando tutti 'colletti bianchi' che, appunto, non si sporcano le mani. Da questo deriva la modernità dove appunto si è persa la coscienza e l'importanza del nostro corpo, visto quasi come un'appendice inutile di cui non mi importa sapere niente perchè se ha un problema lo si risolve velocemente con la tecnologia, col sapere della testa e quindi con una bella pillolina o iniezioncina. Per cui interessante l'articolo, ma rivedibile, in quanto non si va al centro vero del discorso, e si fa la solita inutile critica ai giovani, - come oggi si sta sullo smarthphone, ieri si stava sul giornale, ci sono un sacco di foto che lo testimoniano- e al mondo di oggi che 'non è più come una volta' senza puntare il dito contro i veri colpevoli, cioè chi si è perso durante il secolo scorso le vere attività importanti come la capacità di usare le mani e la testa per prodursi il cibo, prodursi dei vestiti, suscitare divertimenti, toccarsi ed amarsi conoscendo a fondo il nostro corpo e la natura eccc, il tutto svenduto per il televideo il lavoro in ufficio e le merendine del mulino bianco e una sempre maggiore distanza dall'origine delle cose, dalla creatività, e dalla natura stessa.
      E una volta compiuto lo scempio e consegnati i resti ormai sanguinolenti di saperi millenari ai giovani, li si accusa di usare poco il cervello. Comoda. E certo, la colpa è sempre dei più deboli, degli ultimi della fila, dei nati ieri, mica di chi si è consapevolmente piegato e ha consciamente distrutto tutto per pigrizia e poca volontà durante molti e lunghi anni, di cui oggi si fatica a prendere atto.

    2. Teopratico 26 dicembre 2022

      Mi hai anticipato, anch'io volevo postare il disegno di Penfield. L'articolo lo condivido,a specialmente l'incipit mi ha fatto storcere il naso: l'attività manuale è supremamente intellettiva, forse non intellettuale per carità, ma quei contadini rozzi descritti nell'articolo anche senza diesel il cervello lo usavano eccome!

    3. Primadellesabbie 27 dicembre 2022

      I gesti manuali sul portatile sono stereotipati.

      Ho l'impressione che lo smart attiri qualche cosa di più dell'attenzione, come se l'addict vi trasferisse qualcosa di sé.

    1. Martin 26 dicembre 2022

      Se uscissi per un attimo dalla amata caverna per informarti sui progressi esponenziali della tecnologia occidentale in campo medico negli ultimi due decenni.... progressi che hanno salvato e/o allungato la vita di decenni a milioni di essere umani, proprio "interferendo nei processi naturali" che guarda un po' includono la malattia e la morte.

    2. Martin 26 dicembre 2022

      L'eta' media occidentale al netto della mortalita' infantile prima della rivoluzione industriale e' stata per millenni sotto i 40 anni ed e' letteralmente raddoppiata dal 1900.
      La mortalita' infantile pre rivoluzione industriale e' stata per millenni del 50%.

      Decine di malattie prima mortali sono state debellate, e non solo grazie agli antibiotici.
      Il progresso medico e tecnologico nella gestione di decine di malattie e' stato esponenziale anche negli ultimi due decenni.

      Arrivare a negare il progresso medico occidentale e perfino il raddoppio dell'eta' media indica semplicemente o profonda, crassa ignoranza, o squilibrio mentale o un mix di entrambi.
      Non ho la minima pazienza e francamente nemmeno l'educazione per sopportare dibattiti assurdi modello terrapiattismo. Dal mio punto di vista dovresti solo vergognarti per sostenere tali assurdita' e appunto proprio per non cadere nell'insulto, passo e chiudo.

    3. Nippur 27 dicembre 2022

      La vita si è allungato perché sono migliorate le condizioni igieniche ed alimentare piu che i progressi medici che in taluni casi sono anche regrediti vedi corona.
      I tuoi nonni o bisnonni se sei molto giovane, vivevano in una casa come la tua oggi?

    4. Martin 28 dicembre 2022

      Vero, ma calcola che per esempio solo gli antibiotici post WW2 hanno ridotto al minimo le morti per banali infezioni esitate in setticemia, che era una delle cause piu' frequenti di morte anche in persone sanissime in eta' giovanile.

    1. Martin 26 dicembre 2022

      Articolo all'acquetta di rose che non riesce nemmeno a fare una estrema sintesi degli sviluppo tecnologici commerciali piu' importanti.

      Grazie che Internet e' nato nell'ambito militare USA alla fine degli anni 60, ma la sua diffusione commerciale e' iniziata solo nei primi anni 90 con la nascita, sempre negli USA, dei primi Internet Service Providers.

      E' solo a partire dalla seconda meta' degli anni 90 che Internet diventa un fenomeno di massa, prima negli USA e dopo in Europa.

      Il secondo sviluppo esponenziale si e' poi verificato con l' lPhone Apple, la cui prima versione 2G usci' nel 2007.

      E' tutto molto recente: meno di 30 anni per la diffusione di massa di internet e meno di 15 anni per la diffusione di massa dei cellulari.

      Si tratta di sviluppi epocali accaduti negli USA - non in Europa.
      L'unica cosa che abbiamo inventato noi Europei negli ultimi 50 anni e' un ulteriore sistema di governo, l'UE. Contenti noi.............

    2. FrancoMaloberti 26 dicembre 2022

      Ma cosa a capito? Commento che non ha nulla a che fare con quello che si intende mostrare. Cosa c'entra il successo di Internet e degli sviluppi tecnologici, con l'uso di dita e cervello? Forse le conviene leggere e capire prima di commentare!

    3. Martin 26 dicembre 2022

      Poteva concentrarsi su quegli aspetti, invece nel suo articolo Lei ha esordito avventurandosi in una sintesi storica del progresso tecnologico che e' invece tanto superficiale quanto carente.

    4. FrancoMaloberti 27 dicembre 2022

      Ancora non ha capito. Io mi sono solo "avventurato" nell'analisi degli effetti degli avanzamenti tecnologici sull'aumento dell'uso delle dita e diminuzione dell'uso del cervello causato dal mismatch di velocità operativa. Se vuole una migliore descrizione della evoluzione storica nel settore dei circuiti e sistemi può fare riferimento al libro da me editato, assieme a Antony Davis, intitolato "A short history of Circuits and Systems", River Publisher, tradotto anche in cinese.

    1. sarah 26 dicembre 2022

      Un'ottima analisi a cui faccio seguire i complimenti all'autore. Conosco ragazzi e studenti da anni e non posso che confermare in toto l'essenza del fenomeno descritto. Prima di fare un'operazione, io li esorto sempre a domandarsi che cosa si accingono a chiedere al calcolatore. Il risultato è quasi sempre quello di apparire una persona dal pensiero lento che non mette in evidenza la vera essenza dei problemi. Questo testimonia che il fenomeno descritto è ben lungi dall'essere compreso persino dagli addetti ai lavori. E poi non ci sono solo le implicazioni in campo matematico e scientifico ma un'infinità di conseguenze anche in contesti inaspettati.

    2. Arian Van Heisen 26 dicembre 2022

      " Conosco ragazzi e studenti da anni e non posso che confermare in toto l’essenza del fenomeno descritto......"

      Confermo....!

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