UNA STORIA VIGLIACCA

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI CARLO BERTANI

“Abbiamo imparato a portare le giarrettiere, a scrivere intelligenti articoli progressisti, a fare il caffé e la cioccolata Milka. Ma quando si tratta di affrontare seriamente il problema della convivenza di poche tribù in una fertile penisola dell’Europa, non sappiamo escogitare altro metodo che il reciproco sterminio su scala di massa.”

Lev Trotsky, corrispondente per la Kievskaja Mysl nel Kosovo, durante le guerre balcaniche del 1912-13.

E così siamo giunti all’epilogo: il Kosovo è diventato Kosova. Questi sono i “grandi temi” ai quali si applica la politica internazionale, gli obiettivi, i principi. Da oggi in poi, signori miei, ciascuno di noi potrà proclamare l’indipendenza di ciò che gli pare: non sarà più necessario concordare nulla, né avere l’assenso dell’unica organizzazione che (eventualmente) potrebbe sancirla, ovvero l’ONU. Ah, dimenticavo: procuratevi prima l’assenso del Segretario di Stato USA e della NATO. Quello europeo non serve, basterà – eventualmente – un’autocertificazione convalidata dal vostro segretario comunale (in procinto di diventare, probabilmente, Ministro dell’Interno).

All’occorrenza, potrete scaricare dal Web un fac-simile di quelli “milleusi”, nel quale dovrete sostituire le parole “residente nel comune di Pippolandia, Repubblica Italiana”, con “Repubblica di Pippolandia”. Siete a posto: fatto. Perché, sotto l’aspetto del diritto internazionale, questa è stata l’indipendenza del Kosovo.Fra i tanti commenti che sono apparsi, nessuno ha citato il fatto che l’UE non è stata in grado di formulare un giudizio e d’avere una posizione univoca: avanti uniti, in ordine sparso. L’Italia – per non venir meno alla tradizionale “decantazione” prima di prendere decisioni importanti (si pensi alle due guerre mondiali…) – attende, per bocca del suo Ministro degli Esteri, che i partner europei “si pronuncino”.

“L'Italia è quindi pronta a riconoscere l'indipendenza del Kosovo, ma intende farlo assieme a Francia, Germania e Gran Bretagna e "senza strappi" con gli altri Paesi dell'UE.” Afferma una non dichiarata “fonte diplomatica” all’ANSA il 17 Febbraio, “perché Cipro, Spagna, Grecia, Bulgaria, Romania e Slovacchia sono fortemente critici sul nuovo status di Pristina.”

Notiamo che, a parte la Spagna – che in politica estera non è proprio il due di coppe – degli stati balcanici aderenti all’UE l’unica a pronunciarsi favorevolmente è stata la Slovenia. Che si trova a mille chilometri da Pristina.

Perché l’ostracismo delle repubbliche balcaniche?

L’ANSA brilla spesso per essere così “neutra” da diventare la semplice cassa di risonanza del Governo al potere, ma stavolta non s’è accorta di contraddirsi platealmente.
Massimo D’Alema definisce “ineluttabile” l’indipendenza del Kosovo – dimenticando che fu proprio lui uno degli artefici di questa “ineluttabilità”, quando inviò i cacciabombardieri italiani AMX a bombardare la Serbia – e incassa la solidarietà di Fini, il quale dichiara:

“In una politica che divide, su questa questione quello che ha fatto D'Alema è sostanzialmente anche da me condiviso. Proprio perché D'Alema si è mosso sulla scia di una precedente posizione assunta dal governo di centrodestra."

E, questo, la dice lunga sulle grandi “novità” dell’orizzonte politico italiano.

Purtroppo per lor signori, c’è una voce fuori del coro ed è quella del generale Fabio Mini, che comandò la forza NATO in Kosovo nel 2002 e nel 2003, il quale esprime ben altro giudizio.

Attenzione: qui non parla uno dei tanti sproloquiatori a vanvera del teatrino politico italiano, qui parla una persona che ben conosce la situazione.

Al Corriere della Sera, il generale Mini dichiara (e riporta l’ANSA):

“Il Kosovo indipendente serve solo ai clan che lo potranno utilizzare per le loro spregiudicate operazioni finanziarie, un "porto franco" che consentirà di farne la base di nuove banche per il denaro dell'Est perché "Montecarlo, Cipro, Madeira non sono più affidabili.”

In sostanza, mentre Montecarlo, Cipro, Madeira ed altre realtà sono espressamente dedicate al traffico internazionale occulto d’alto bordo, serve un luogo dove far crescere e prosperare la “piccola e media impresa” criminale, un posto dove anche chi può permettersi poco – magari solo la vendita di qualche carico d’armi in Africa, o un po’ di eroina dal nuovo Afghanistan “purificato” da USA e UE dai Talebani (che avevano fortemente represso la coltivazione dell’oppio) – potrà trovare banche accoglienti, finanziamenti discreti, amene località a basso costo per “fare impresa”.

Per preparare un simile “terreno di coltura”, però, è necessario tanto duro lavoro e gente volenterosa: si sa, fare l’imprenditore è un mestiere rischioso.

Per prima cosa era necessario togliere di mezzo i serbi – che hanno le loro responsabilità in quei luoghi, come tutti ne hanno nei Balcani – ed a questo pensarono le 19 aviazioni riunite del IV Reich, nel 1999.
Poi, c’erano dei fastidiosi strascichi da regolare… piccoli particolari, inezie…

Una era la presenza dei ROM, che vivevano – stanziali – da secoli in quelle terre. Quelli che lamentano la presenza dei ROM in Europa – penosa e criminale l’affermazione di Berlusconi, che ha promesso “tolleranza zero” per i ROM, soprattutto se riflettiamo che l’uomo si candida a governare uno dei più importanti stati del pianeta – dovrebbero conoscere un po’ meglio la storia di quel popolo, prima d’abbandonarsi alla voce delle viscere.

Per prima cosa, i ROM dovrebbero godere della stessa attenzione ampiamente riconosciuta agli ebrei per la Shoà: purtroppo, i ROM non hanno banche che finanziano Yad Yashem per fare ricerche sull’Olocausto. Così, a Tel Aviv, si è pensato che era meglio fare di tutta l’erba un fascio: chi è morto nella Shoà? Gli ebrei.
Non sappiamo quanti ROM finirono “su per il camino”, ma tanti sopravvissuti (di molte etnie e nazioni) raccontano quella che fu la loro triste odissea: razziati dagli italo-tedeschi (sì, anche dagli italiani, più i fascisti croati) finirono nei vagoni piombati per la Germania, magari dopo una “sosta” alla Risiera di Trieste.
E’ difficile fornire cifre attendibili al riguardo, poiché anche l’ultimo censimento statale jugoslavo ne contava approssimativamente 2 milioni, definendoli “jugoslavi”, perché non si sapeva quale nazionalità (serbi, croati, ecc.) attribuire loro.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, nessuno si prese la briga di risarcire in nessun modo un popolo che aveva subito la brutalità nazista al pari degli ebrei. I soliti due pesi e due misure.

Finirono per essere un “problema interno” jugoslavo, e moltissimi ROM divennero stanziali proprio in Kosovo, principalmente a Pristina, Kosovo Polje, Tavnik, Podujevo, Djakova…

Per raccontare la storia dei ROM in quella terribile estate del 1999 – quando, terminate le ostilità, in Italia si discuteva delle elezioni europee, oppure s’andava semplicemente al mare – è importantissimo un documento pubblicato sul Web da Roberto Giammanco e da Theo Fründt, dal titolo “Storia di Reska”, che troverete all’indirizzo http:www.kelebekler.com .

Roberto Giammanco è fine giornalista, uno dei tanti che scrivono benissimo (ve ne accorgerete da soli, se leggerete quelle pagine) e che non trovano – ovviamente – “grande accoglienza” nell’editoria di regime.
Ancora più sconvolgente la vicenda di Theo Fründt, che è un esperto d’aiuti umanitari ed era stato inviato dal suo governo per soccorrere i profughi albanesi.

Quando Fründt s’accorse che i più perseguitati erano invece i ROM, ne informò Berlino, la quale rispose che “il loro dramma non era politicamente interessante”.

Solo per ricordare brevemente il dramma dei ROM, bisogna sapere che – all’arrivo dei guerriglieri dell’UCK a Kosovska Mitrovica, a Graçanica, etc. – i comandanti albanesi avevano già le cartine delle città, dove erano indicate con precisione le varie etnie, casa per casa.

Semplicemente, diedero poche ore di tempo alla popolazione ROM per lasciare le case, altrimenti li avrebbero bruciati insieme ad esse. Sorte che toccò, a Mitrovica, ad Aziz Azemi – vecchio e zoppo imam della tekké (santuario) locale – che bruciò vivo nell’incendio delle 1.600 case non albanesi della città. Questa fu la pulizia etnica che avvenne in quella malsana estate, mentre D’Alema guidava il governo italiano e si scoprivano i mille rivoli di corruzione e di malaffare, compresi i traffici con la malavita albanese, che avevano intriso di veleno la “Missione Arcobaleno”.

Questa premessa era necessaria per comprendere le affermazioni del gen. Mini che, altrimenti, potrebbero essere travisate come uno sfogo personale per chissà quali motivi. Che sono, invece, ben fondate storicamente.

Per ottenere quella base per traffici d’ogni tipo, la vecchia dirigenza albanese di Ibrahim Rugova era troppo inaffidabile: era gente che desiderava sì l’indipendenza del Kosovo, ma in un quadro di condivisione con i serbi.

Ecco allora che sale al cielo la “stella” di Hashim Thaci, il comandante militare che diventa referente politico per gli USA e per alcuni paesi dell’UE (Italia compresa).

A dire il vero, si trattò di un’ascesa prevedibile e scontata, giacché lo stesso Thaci era stato il referente presso i clan albanesi di William Burns – inviato di Clinton in Albania per rassicurare i clan skipetari, per assicurare loro l’invio di armi e denaro, cosa che avvenne anche grazie all’invio diretto dall’Italia (in un carico della Caritas che, probabilmente, era all’oscuro di tutto, furono scoperti cannoni anticarro smontati) – e tanto lavoro “diplomatico” è stato oggi premiato.

Ascoltiamo cosa racconta il gen. Mini sulla nuova “dirigenza” albanese del “Kosova”:

“E’ il mandante di almeno 28 assassinati del partito di Rugova. Uno che, come molti capi dell'UCK, non ha mai spiegato la fine di un migliaio di rom, serbi e albanesi accusati di collaborazionismo, desaparecidos negli anni del primo dopoguerra".

Mini non cita apertamente Thaci (almeno, così parrebbe all’ANSA), ma un “presidente” è responsabile comunque dell’operato dei suoi Gauleiter.

La contrarietà di Mini è a tutto campo:

“Questi processi non si risolvono in pochi anni, e non si affidano a chi ha partecipato allo sfascio. Ci si rende conto che all'Aja non testimonierà più nessuno contro gente che comanda uno Stato?”

Certo, questa è la precisa volontà italo-britannica-franco-tedesco-statunitense, ovvero i soliti due pesi e due misure: Karadzic e Mladic devono essere processati all’Aja, Thaci, diventa invece presidente.

Il gen. Mini mostra poi ampie doti di giurista e diplomatico:

“Questa proclamazione fa saltare il diritto internazionale fondato sulla sovranità degli Stati. Uno scempio voluto dagli USA, che in questo diritto non credono e l'hanno dimostrato in Iraq. Sotto quest'aspetto, il Kosovo è l'altra faccia dell'Iraq.”

Riflettiamo che queste dichiarazioni non giungono da un Hugo Chavez oppure dall’Iran: sono l’espressione di un generale del nostro Esercito – finalmente qualcuno che ne ravviva l’onore con il coraggio, non solo con la triste conta dei morti – di un alto ufficiale italiano che ha comandato la forza NATO per due anni in Kosovo!

Pronto? Berlusconi, Fini, Veltroni, D’Alema, Casini, Diliberto? Come? Non vedo non sento e non parlo?

Ecco la contrarietà degli stati balcanici: signori, perché venite ad aprire il supermercato del crimine internazionale proprio sulla nostra porta di casa?

Fa parte del gioco, adesso, affermare che Serbia e Russia s’opporranno drasticamente. Sarà molto difficile farlo, perché non esiste nessun documento sul quale votare all’ONU! L’indipendenza del Kosovo sarà sancita da una semplice presa d’atto, proprio come un’autocertificazione.

Suggerirei ai sardi, corsi, nord-irlandesi, baschi, altoatesini, bretoni…ed a tutti coloro che voglio rendersi indipendenti, di firmare finalmente la benedetta autocertificazione – come ha fatto Pristina – e risolvere così i loro problemi.

Fuori della satira, i veri rischi che si corrono nei Balcani non sono oggi in Kosovo, bensì in Bosnia. Chi conosce la Jugoslavia, so già che assentirà, pensoso.

Di tutte le repubbliche ex-jugoslave, l’unica che non ha mai superato lo choc della guerra è la Bosnia. Rimangono sì altri problemi, strascichi… basti pensare che la Croazia, tuttora, rivendica l’aeroporto di Portroz (Portorose), che è in territorio sloveno, al confine.

Niente, però, che s’avvicini alla tragica inconsistenza politica bosniaca: il Ministero degli Esteri italiano – in una scala da 1 a 7 – assegna alla Bosnia un “7” per quanto riguarda l’affidabilità degli investimenti stranieri. Una nazione nella quale la moneta è rimasta il marco, “Marka convertible”, come al tempo della guerra.

La Bosnia è la vera polveriera della Jugoslavia, perché dalla separazione dall’Impero Ottomano – nel 1878, poi divenuta formale nel 1908 – non ha mai trovato equilibrio.

Grande “ventre” della Jugoslavia (basta osservare una cartina per rendersene conto) sopravvive politicamente con presidenze “a rotazione”: un ortodosso, un cristiano, un musulmano.

Viaggiando per la Bosnia musulmana, ci si rende conto che il tempo si è fermato con la fine della guerra, forse ancora prima, con la morte di Tito.

Nessuno sa come risolvere l’enigma, perché sullo stesso territorio convivono due repubbliche serbe (al nord ed al sud), mentre su una parte dell’Erzegovina ci sono tuttora rivendicazioni croate.

Niente di più facile, da parte di chi vorrà approfittare dell’indipendenza “on demand” del Kosovo, per accendere nuove micce: magari sacrosante, oppure truffaldine, in una terra dove il tanto vituperato Illuminismo non ha mai attecchito, dove ci si riconosce principalmente su base religiosa ed etnica.

Qualcosa Tito aveva cercato di fare per superare le mille divisioni interne: fu forse troppo poco? Sarebbe lungo affrontare un simile argomento, e ci vorrebbero ben altri spazi (e la pazienza dei lettori).

Tentai, però, nel 2000, di raccontare davvero cos’era successo fra le montagne del Kosovo, d’andare oltre le mille bugie raccontate mostrando sempre e soltanto il posto di frontiera di Morini. Ne nacque un libro, che intitolai “Kosovo e dintorni: la verità addomesticata”, che presentai a numerose case editrici. In quelle pagine, c’erano già i prodromi per raccontare l’oggi, questo oggi da operetta tragicomica.

Nessuno volle pubblicarlo: un altro punto d’onore per l’editoria italiana. Avanti coi carri, ed ogni carro ci porterà sempre la solita carrata di bugie.

Carlo Bertani
[email protected]
www.carlobertani.it
http://carlobertani.blogspot.com/

18.02.08

Commenti (27)

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Nascondi area commenti 7 caricati
    1. bispensiero 19 febbraio 2008

      visto che il bipensiero era gia' occupato ho optatoper bispensiero.

      forse tu capisci meglio di il perche'.

    1. Lif-EuroHolocaust 18 febbraio 2008

      A me, più della Cameria, interessa sapere perchè ti sei scelto un "nickname" come "bispensiero"...

    1. bstrnt 18 febbraio 2008

      Forse qualcuno ritrova da dire perché con questa bella trovata si destabilizza un po' il diritto internazionale, o no?
      Come il Kosovo, c'é chi vorrebbe l'indipendenza della Repubblica Serenissima dall'Italia, poi andando avanti di pari passo forse la stessa cosa vorrebbe la Scozia dall'Inghilterra; magari analogamente le provincie basche dalla Spagna, magari con persone di differente levatura morale che non un Thaci piccolo a piacere, o no?
      Ma l'Europa non doveva diventare un'unica federazione o era solo una presa per i fondelli? Tante belle parole per poi fare ognuno quel cavolo vuole? Non vediamo che gli USA non perdono occasione per gettare scompiglio in questa disgraziata Europa, prima finanziando le rivoluzioni colorate, poi infarcendo il territorio europeo di basi militari con la scusa della NATO, per difenderci da chi? Siamo noi che siamo obbligati ad intervenire al loro fianco, quando quegli attaccabrighe fanno le loro guerre preventive, altrimenti oltre che da merdosi europei siamo bollati come "non volonterosi" (con quello che ne consegue).
      Poi per farci ulteriore dispetto vanno a contrattare in privato con la Polonia dei due gemelli scemi e con la Repubblica Ceka il dispiegamento dei missili per salvaguardare l'Europa da un possibile attacco dell'Iran, e gli imbecilli pure avallano questa schifezza!
      E noi europei cadiamo come cretini nel tranello, così ci guadagnamo le simpatie dello zio Sam.
      L'Europa è oramai pervasa da destabilizzatori europei al soldo della CIA o qualche gruppo prestanome della CIA, sono riusciti perfino a sdoganarne nelle Repubbliche Sovietiche, corvo bianco non lo ricorda nessuno?
      Sono riusciti a far deflagrare le Repubbliche Sovietiche, figuriamoci l'Europa dei Sarkozy, Merkel, Berlusconi, dei gemelli Kaczynski...
      Quello che è grave che in Europa non si riesca ad avere una politica europea unitaria (almeno quella estera)!
      Così ora vedremo i Kosovari, che a torto o ragione si sentivano nella padella sotto Belgrado, quanto rimpiangeranno di essere finiti nella brace a stelle e strisce, non è così ipotetico o remoto che il Kosovo sia deputato a divenire la Cayenna destabilizzatrice dell'Europa e il discusso personaggio scelto come presidente (indovinate da chi?) non è certamente un buon viatico.

    1. Truman 18 febbraio 2008

      Oltre a fare copia e incolla sappiamo pure fare ricerche con Google.



      http://www.geocities.com/big_albania/cameria.html



      http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3574/1/41/



      Resto comunque convinto che dove finisce il diritto comincia la barbarie. E non c'è dubbio che ciò che sta succedendo in Kossovo sia un insulto al diritto internazionale.


      E dicevano gli antichi che chi semina vento raccoglie tempesta.

    1. bispensiero 18 febbraio 2008

      e' sconcertante....

      avete cosi tanto odio verso il popolo albanese.

      Perche' gentili signori che pensate di avere la verita' sull apunta della vostra pena ( o meglio dire sulle vostre dita, visto che ormai siete armati di tastiere e mouse ), nessuno di voi si preoccupa di dire e raccontare lesofferenze del popolo albanese e in particolare quelli del kosovo. Vissuti per piu' di 100 anni sotto i dominio serbo. Venduti alla luce del giorno dalle stesse potenze che oggi le hanno garantito la sovranita' nella famiggerata Conferenza di Vienna.

      L'indipendenza del Kosovo non puo' essere macchiata dal passato dei suoi lider. UCK vuol dire esercito della liberazione del kosovo. Ed e' espressione di un popolo intero, voglia di liberta'.

      Bertani parla dei ROM, l'altro parla dei serbi o dei turchi e che ne so io.
      Dov'eravate voi quando nel 81 Miloscevic chiuse l'universita' di pristina ( perche' volete o no c'era un'universita a pristina, dove si insegnava in lingua albanese ), dov'eravate voi quando si andava casa per casa a prendere i maschi albanesi, incarcerandoli ??
      Non ho letto nulla su tutto cio'.

      Vedo che va di moda attaccare ogni cosa che viene fatta dagli governi occidentali. Non importa se e' giusta o sbagliata, a voi proprionon interessa. Basta parlare e vomitarci sopra. Poi le dichiarazioni dei vari ex ministri o ex generali ( come la storia dei pentiti da voi .., che voi conoscete molto bene ). Quando erano ai loro posti eranno cattivi , ora invece sono buoni.

      E' ovvio che kosovo e l'albania si unificherano. E' un processo naturale, siamo autoctoni in queste terre, per non parlare del CAMERIA ( che sono sicuro che nessuno di voi che fa copia incolla sa cos'e' ).

      Gentili scrittori di storie e opinioni ( di parte ) non avete da temere dagli discendenti degli Iliri. Siamo sempre stati qui e lo saremo per sempre. Siamo abbituati a vivere e sopravivere. Ci sono passati tutti dalle nostre parti greci, romani, slavi, barbari, turchi, francesi, austriaci, voi italiani ed un giorno si sono stancati e se ne sono andati tutti.

      Non avete da temere da noi e dalle stronzate di nuova mafia, talebani, mujahedin, leccaculo degli americani ect ect.
      Noi abbiamo messo a posto un ingiustizia che durava da molto ormai.
      Prima di definire un popolo come mafioso e criminale aspettate a vedere. Non partite con discorsi che sanno tanto di Vana Marchi e compania varia.

    1. Tao 18 febbraio 2008

      IL GIALLO DELLA BANDIERA DEL KOSOVO



      A CURA DI ETLEBORO

      Kosovo ha dichiarato ufficialmente l'indipendenza durante la seduta speciale di Parlamento di Pristina. Mentre la comunità kosovara festeggia il "nuovo stato indipendente e democratico", gli osservatori stanno aspettando le reazioni da parte della Serbia, mentre il Cremlino affermando che crea un precedente pericoloso. Allo stesso tempo, l'Unione Europea annuncia la missione UE che prenderà il potere all'interno del Kosovo, istituendo un protettorato del tutto simile a quello delle Nazioni Unite e dando solo l'illusione che si tratti di una vera indipendenza. Il Kosovo non sarà molto diverso da quello che è stato negli ultimi nove anni, e si trasformerà probabilmente in nuovo porto franco, o peggio, nell'Iraq dell'Europa. ( Foto: la bandiera dello Stato del Kosovo)



      Hashim Thaci, dinanzi al Parlamento di Pristina, ha annunciato la dichiarazione unilaterale dell'indipendenza dello Stato del Kosovo. "Il Kosovo si dichiara uno stato indipendente, sovrano e democratico". Queste sono state le parole solenni per annunciare la proclamazione di uno Stato di 2 milioni di persone, circondato dal territorio serbo e con un PIL pari ad 1/100 delle sue importazioni. Solennità e festeggiamenti che tuttavia non sono riusciti a mascherare la grande farsa che questa proclamazione d'indipendenza nasconde. Nelle strade di Pristina sfilano cortei e bandiere albanesi, simboli propagandistici dell'Uck, ma non si vede alcuna bandiera dello Stato del Kosovo. Quello della bandiera del Kosovo è un vero e proprio giallo, perché non solo è stata resa nota solo nelle ultime ore, ma non è stata neanche esposta ufficialmente. Una cosa di per sé molta strana, considerando la foga e la fretta con cui i media e lo stesso Parlamento di Pristina, sono giunti al fatidico giorno dell'Indipendenza: tutto sembrava pronto, ma non c'era nessuna bandiera del Kosovo tra la popolazione. È evidente dunque che questi festeggiamenti siano stati un po' improvvisati, nelle ultime ore, forse a dimostrare che sino all'ultimo minuto neanche i kosovari stessi credevano a questa indipendenza. Oppure che sia l'Europa che gli Stati Uniti volevano chiudere la questione nel più breve tempo possibile, ossia prima che la Presidenza del Consiglio di Presidenza dell'Onu passasse nelle mani della Russia.

      Quel che è più grave, tuttavia, è "questa libertà regalata", non è che l'inizio di una nuova odissea che vedrà questa volta l'Europa ai vertici del comando. Infatti, allo scoccare della mezzanotte di ieri l'Unione europea ha ufficialmente lanciato una missione di "transizione" che dovrebbe portare il Kosovo verso l'indipendenza totale, senza prendere tuttavia alcuna posizione sul riconoscimento dello Stato che i kosovari, sostenuti dagli Stati Uniti, hanno dato vita. Nella totale discrezione gli Stati membri dell'Unione Europea hanno dato il via libera all'invio nella regione di 2 mila uomini,tra forze di polizia, personale giudiziario e doganale, ignorando gli avvertimenti del Governo di Belgrado, dello stesso Kremlino, che ha definito un'assoluta violazione del diritto internazionale. Nonostante tutto, infatti l'Ue sta coordinando, con il benestare delle autorità kosovare e delle Nazioni Unite, una missione in grande stile che prenderà il posto dell'Onu a tutti gli effetti, facendo perno sull'ufficio inaugurato proprio per questo scopo nell'aprile del 2006 all'interno del quale dovrebbe agire già un team di pianificazione. È stata definita Eulex, la missione costituita da un'entità politica che dovrà supervisionare il trasferimento dei poteri dalle Nazioni Unite alle autorità kosovare, da un'entità operativa che collaborerà con la polizia e l'amministrazione giudiziaria, e da un'entità permanente della Commissione Europea che dovrebbe guidare lo sviluppo economico del Kosovo per portarlo sino in Europa. Durante i quattro mesi in cui diventerà pienamente operativa, Eulex rileverà le funzione dell'ONU per stabilire un sistema legale per combattere la criminalità e rendere il Kosovo uno Stato. La missione europea avrà anche poteri militari, per cui potrà intervenire in maniera diretta, facendo ricorso alle stesse truppe della Nato e della Kfor. L'invio della missione è stato reso definitivo a poche ore dalla proclamazione da parte del Parlamento del Kosovo dell'indipendenza della provincia serba, al fine di evitare che venisse invalidata successivamente. L'Unione Europea prenderà così potere all'interno del Kosovo, istituendo un protettorato del tutto simile a quello delle Nazioni Unite e dando solo l'illusione che si tratti di una vera indipendenza. Il Kosovo non sarà molto diverso da quello che è stato negli ultimi nove anni, per cui in realtà i kosovari cambieranno solo "forza occupante". Ci si chiede, a questo punto, perché la Comunità Internazionale abbia voluto accelerare a tal punto l'Indipendenza del Kosovo, e soprattutto perché lo ha fatto a tali condizioni, accettando l'intervento della Unione Europea.

      Una ragionevole risposta, e un'interessante analisi dell'escalation in atto è quella del Generale Fabio Mini, comandante della Nato in Kosovo, nel corso della sua intervista al Corriere della Sera. Egli infatti afferma che un Kosovo indipendente andrà a creare semplicemente un nuovo porto franco all'interno dell'Europa, al servizio delle entità economiche che vi faranno confluire traffici finanziari occulti. Il Kosovo diventerà "una base per le nuove banche per il denaro dell'Est, perché Montecarlo, Cipro, Madeira non sono più affidabili", creata da un manipolo di narco-trafficanti. Il Generale Mini ricorda infatti che l'attuale leader del Kosovo "è il mandante di almeno 28 assassinati del partito di Rugova. Uno che, come molti capi dell'Uck, non ha mai spiegato la fine di un migliaio di rom, serbi e albanesi accusati di collaborazionismo, desaparecidos negli anni del primo dopoguerra". Condanna duramente la Comunità Internazionale che ha deciso di creare uno Stato collaborando proprio con i criminali che hanno contribuito a distruggerlo, con la diaspora criminale che negli anni scorsi era stata allontanata. Senza escludere il grave impatto dell'effetto domino, Mini afferma che "questa proclamazione fa saltare il diritto internazionale fondato sulla sovranità degli Stati", creando nel cuore dell'Europa un altro Iraq.

      Infatti, i veri giochi cominciano solo adesso, in quanto si dovrà attendere la reazione della Russia, che ha già minacciato contromisure economiche verso gli Stati che sosterranno questa indipendenza, nonché degli altri Stati Europei ed extra-europei. Non sappiamo fin quando l'Europa resterà a guardare mentre gli eurocrati e le forze statunitense porteranno al massimo della tensione, una situazione già al limite. Sin dalle prime ore della proclamazione dell'Indipendenza, tutti i movimenti secessionisti europei si sono risvegliati dal loro torpore, e primo tra tutti quello Basco, per poi essere seguito dalla Republika Srpska in Bosnia, dalla Vojvodina, e presto possiamo attenderci quelli dell'Ossezia, delle Fiandre, della Moldavia, di Cipro.

      L'Europa sarà travolta da scandali e da tangentopoli, per fare terra bruciata intorno ai vecchi sistemi di potere, per fare posto ai nuovi, che spingeranno le loro mire espansionistiche verso le nuove "zone franche" d'Europa. Sotto questo punto di vista, non possiamo che confermare i timori del Generale Fabio Mini, della creazione di nuovi centri nevralgici per i traffici finanziari illegali, essendo saltati quelli che oggi erano al limite della legalità. Lo stato del Kosovo è diventato così il miraggio delle entità economiche europee e statunitense, ma non è il sogno di libertà dei kosovari che, con le loro stesse mani, si sono rinchiusi in un'altra schiavitù drogata dalla propaganda occidentale.

      Fonte: http://italia.etleboro.com

      Link: http://italia.etleboro.com/?read=6462&

      17.02.08

    1. Tao 18 febbraio 2008

      DI GIANLUCA BIFOLCHI

      Achtung banditen

      Riesce difficile crederlo persino a me, ma vi è stato un tempo, più o meno quando l'UE era ancora fatta di 15 stati, in cui sono stato un sostenitore abbastanza convinto del federalismo europeo. Tanto l'eredità di due guerre mondiali quanto la necessità di costituire un forte polo geopolitico, prospero e democratico, che si contrapponesse all'unipolarismo USA, mi sembravano ragioni più che valide per il progetto europeo.

      Ero così convinto di ciò che, per quanto mi rendessi conto che si trattava di una realizzazione piuttosto calata dall'alto, e a cui i cittadini europei prendevano scarsamente parte, la difficoltà del compito in sé e la bontà dell'obiettivo finale mi facevano chiudere un occhio su queste carenze del processo democratico.

      Poi ho cambiato idea, ed il giro di boa è stato lo scoppio di allegria che ho provato alla notizia che il popolo francese aveva affondato con un referendum il progetto di Costituzione dell'Europa.

      Diverse cose erano accadute nel frattempo, la più importante delle quali era stato il parto, avvenuto sotto la zelante mano ostetrica del presidente della Commissione Europea di allora, Romano Prodi, dell'allargamento a 25. Era chiaro che un tale accrescimento dell'europa, non preceduto da un nocciolo duro di autentico federalismo, era la pietra tombale di un processo di integrazione politica che lasciava inalterate le basi nazionali delle elite politiche del vecchio continente, lasciando l'ultima parola ai singoli governi, alle loro cricche politico-finanziarie, e ai loro giochini sciovinistici.
      Ma soprattutto, con l'arrivo di dieci nuovi membri di pari diritto, ansiosi di fare affari in Europa e di sgomitare tra loro per alleanze strategiche con gli USA, era finito ogni sogno di un Europa che contribuisse ad un equilibrio multipolare. Vi sono stati alcuni dei nuovi membri che hanno usato i fondi europei per finanziare il piano di ammortamento dell'acquisto di cacciabombardieri F16! Proprio mentre l'Europa cercava faticosamente di varare un'industria comune degli armamenti!

      Su queste basi una forte Europa politica non può che essere che il risultato del convergere delle varie oligarchie politiche nazionali sull'agenda di Washington. Chi la vuole una forza politica così? Cristo, spendiamo in valuta pregiata più della stessa Federal Reserve per mantenere a galla il dollaro annaspante!

      Oggi verrà proclamata l'indipendenza del Kosovo, e i servizi dei vari TG sulla nascita di questo nuovo feudo mafioso nel cuore dei Balcani mostravano tutti, nell'immagine della bandiera albanese accostata alla bandiera USA, cosa vale veramente l'Unione Europea oggi.

      In Italia, nella frenesia di questo inizio di campagna elettorale, nessuno sta spiegando ai cittadini che il nostro governo, in quanto membro del gruppo di contatto dell'UE, con Francia, Gran Bretagna e Germania, è pronto a riconoscere subito il nuovo feudo mafioso. Anche quando altri paesi importanti come la Spagna stanno mostrando grandi esistazioni e riserve.

      Forse vale la pena di ricordare che questa storia iniziò per noi nel 1999, quando un Presidente del Consiglio di nome Massimo D'Alema mandò i cacciabombardieri dell'aeronatutica militare italiana a bombardare il popolo serbo per nessun'altra ragione che il fatto che Washington glielo aveva ordinato. Si chiude nel febbraio del 2008 con un ministro degli esteri di nome Massimo D'Alema che si affretta a riconoscere il nuovo feudo mafioso dei balcani, rimangiandosi la parola data ai Serbi alla fine della guerra sulle garanzie della loro integrità territoriale.

      Gianluca Bifolchi

      Fonte: http://achtungbanditen.splinder.com/

      16.02.08

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