UNA SERIE DI SUICIDI DI IMPRENDITORI PORTA ALLA LUCE LE DIFFICOLTA'

UNA SERIE DI SUICIDI DI IMPRENDITORI PORTA ALLA LUCE LE DIFFICOLTA'

DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE NEL NORD ITALIA


DI PHILIPPE RIDET

lemonde.fr

Le esequie di Oriano Vidos, cinquant´anni, hanno avuto luogo venerdì 5 Marzo nel suo paese di origine, Camposanpiero. Imprenditore edile, si è impiccato il 1 Marzo. Nel 2008 la sua ditta aveva dichiarato fallimento. Qualche giorno prima anche Paolo Trivellin, 46 anni, ha preferito morire piuttosto che licenziare i suoi otto dipendenti. Da Ottobre 2008 dodici imprenditori veneti si sono suicidati, per impossibilità di onorare i propri debiti o per non separarsi dai loro collaboratori.


Un tempo paradiso della piccola impresa, questa regione ha subito in pieno il duro colpo della crisi. Per decenni essa ha rappresentato con la vicina Lombardia la vitalità delle piccole e medie imprese italiane, la loro capacità di adattarsi per conquistare i mercati. All´ombra dei grandi gruppi ( Geox, Benetton, Luxottica) per cui spesso operano in subappalto, imprenditori minori, ingegnosi e individualisti, lavorando senza sosta con un pugno di dipendenti, hanno saputo creare dei prodotti, esportare le proprie capacità.



Nell`autunno 2008 i primi effetti della grande crisi economica hanno iniziato a farsi sentire. Se i grandi si restringono, i piccoli scompaiono… In due anni 42000 imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi hanno dovuto chiudere, secondo i dati della CISL. Il CERVED, un centro di studio dei mercati, stima in 9255 il numero di fallimenti d`impresa in Italia, ovvero il 23 % in più rispetto al 2008.



In questo palmarès la Lombardia si trova in testa con 1963 chiusure ( + 30% ), seguita dal Veneto con 880. I fallimenti riguardano innanzitutto le piccole aziende, soprattutto nel settore delle costruzioni: 75% di quelle che si sono viste costrette alla chiusura avevano un volume di affari inferiore a due milioni di euro prima della crisi.


Resta da capire perchè questi imprenditori abbiano deciso di mettere fine ai loro giorni. “In Veneto molto spesso il proprietario dell`azienda è allo stesso tempo padrone e dipendente, spiega Claudio Miotto, responsabile del sindacato degli artigiani della regione. Per lui i dipendenti sono volti familiari, che fanno parte del quotidiano. Vivono tutti nello stesso quartiere. Per un piccolo imprenditore licenziare non è un gesto impersonale, ne viene coinvolto in prima persona”.



Mancanza di considerazione

Per il direttore scientifico dell`istituto di ricerche economiche e sociali Nord-Est, Daniele Marini, “nella nostra regione, non c'è questa concezione anglosassone in base a cui il fallimento fa parte della vita di un imprenditore. Qui lo si vive come il marchio di una diminuzione di sé”. “Questi imprenditori sono morti per eccesso di etica”, rincara Dario di Vico, giornalista del Corriere della Sera che ha consacrato un libro ( Piccoli, ed. Marsilio) a questi piccoli industriali del Nord. “Forse hanno una mercedes, scrive, ma quello che manca loro è la considerazione”.


Tuttavia non sono solo i fattori umani ad essere in causa. Claudio Miotto ha deciso di alzare il tono. E di additare dei responsabili per questo malessere diffuso. Il suo sindacato ha calcolato che le grandi imprese del Veneto devono alle ditte cui hanno concesso lavori in subappalto 600 milioni di euro. “Se a questa degenerazione dei rapporti tra le imprese si aggiunge la burocrazia, un sistema bancario poco attento ai nostri bisogni, si comprende meglio la lotta quotidiana che portano avanti i piccoli imprenditori, lotta in cui a volte soccombono”, ha precisato.


Con l`avvicinarsi delle elezioni regionali, la morte di Oriano Vidos non è passata inosservata. La Lega Nord, quasi certa di conquistare il Veneto, vuole presentare in parlamento una mozione per “sostenere” gli artigiani in difficoltà.


Philippe Ridet

Fonte: www.lemonde.fr

Link: http://www.lemonde.fr/economie/article/2010/03/08/des-suicides-de-patrons-illustrent-les-difficultes-des-pme-du-nord-de-l-italie_1316003_3234.html

8.04.2010

Traduzione a cura di SASA SOROKIN per www.comedonchisciotte.org

Commenti (21)

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    1. Tao 10 marzo 2010

      LE STORIE - TREDICI IMPRENDITORI SUICIDI, MA SI SONO TOLTI LA VITA ANCHE OPERA


      LA SPOON RIVER DEL VENETO

      DI M.N.M.

      corriere.it

      La lunga scia di drammi: morti anche per non licenziare

      Oriano Vidos, il 50enne di Camposampiero (Padova) che lunedì si è impiccato dopo il fallimento della sua piccola impresa edile, è l’ultima delle 18 vittime venete della crisi, dal 2008. Si sono tolti la vita 12 imprenditori (edili, padroncini, commercianti), un promotore finanziario, un grafico pubblicitario e quattro operai. Resta il dubbio su un tredicesimo imprenditore di Vangadizza di Legnago (Verona), il 35enne Simone P., morto con l’auto contro un camion il 26 agosto 2008. I parenti hanno raccontato alle forze dell’ordine che poco prima dello scontro l’uomo aveva telefonato a casa, annunciando: «Mi uccido».

      L’inizio del dramma Il primo capitolo della «Spoon River» veneta, antologia tragica che raccoglie le storie delle vittime del lavoro, l’ha scritto il 28 settembre 2008 un grafico pubblicitario di Padova, che a 42 anni si è impiccato in casa perchè aveva perso il posto e non riusciva a trovarne un altro. Sul tavolo della cucina un biglietto ai familiari: «Io non sono il tipo che si fa pagare le bollette». Due settimane dopo, il 12 ottobre a Montegrotto Terme, si è ucciso un impresario edile di 60 anni. La crisi finanziaria

      Valter Ongaro, di Fontanelle (Treviso). Si è ucciso a 58 anni nella propria azienda il 18 maggio 2009 l’aveva sprofondato nel baratro, aveva debiti e la sua impresa era stata costretta a bloccare un cantiere. Non ha retto. Erano le prime, drammatiche, conseguenze della crisi, che a distanza di altre due settimane hanno ucciso un terzo padovano, un padroncino di 36 anni. Il 29 ottobre 2008 si è impiccato nel suo camion parcheggiato vicino alla villetta in cui, a Vigonza, stava con la madre. L’uomo viveva del suo lavoro e aveva accumulato qualche debito, che lo angosciava. Sul cellulare ha lasciato scritto: «Ho speso tutto». Il 26 marzo 2009, il Veneto piange la sua prima vittima straniera. Williams Agiekum, ghanese di 37 anni, dopo dieci anni nelle concerie di Arzignano (Vicenza) era finito in cassa integrazione, a 800 euro al mese. Ne versava 650 euro d’affitto e da due mesi stava al freddo e al buio: gli avevano tagliato luce e il gas. Ha ingoiato un bicchiere di soda caustica e ha chiuso gli occhi per sempre.

      L’allarme Ma per attirare i riflettori sulle estreme conseguenza della recessione bisogna aspettare il doppio suicidio registrato nel Trevigiano nel maggio 2009. Il 18 Valter Ongaro, imprenditore 58enne di Lutrano di Fontanelle (Treviso) si uccide nella sua azienda, la «Verniciatura legno fratelli Ongaro snc», per non dover licenziare gli otto dipendenti. Per lui erano come «fioi». La sua morte sconvolge il Veneto e l’Italia, ma non c’è nemmeno il tempo di piangere, perchè il 21 maggio 2009 Stefano Grollo, 43enne dirigente della Simec, si getta sotto un treno a Castello di Godego (Treviso). In azienda si cominciava a parlare di cassa integrazione a rotazione per tutti i 124 operai e lui non ha retto. Poco dopo le 11 si è accovacciato sui binari, aspettando per mezz’ora l’arrivo del convoglio che l’ha travolto. Nessuno ha visto nulla. In quel periodo si sono suicidati quattro operai: un romeno, che non percepiva lo stipendio da qualche mese a causa della chiusura temporanea della «Tms» e che versava in una grave situazione finanziaria dovuta a una figlia malata; un 40enne di Campodarsego (Padova) che dopo il licenziamento dalla fabbrica per cui lavorava da dieci anni si è cosparso di benzina e si è dato fuoco nella sua auto; un 32enne impiegato nel settore della chimica a Marghera e a casa da qualche mese; un uomo di Spinea (Venezia), che dopo aver perso il lavoro si è tagliato le vene.

      Il crescendo La crisi non risparmia nessuno. Il 3 settembre 2009 Lorenzo Guglielmi, assessore al Bilancio del Comune di Rosà (Vicenza), viene trovato impiccato nel suo casolare. L’ipotesi più accreditata è che non abbia superato la perdita del lavoro di promotore finanziario alla «Suisse Credit» di Bassano. Due giorni dopo, sempre nel Vicentino, Nerino Pretto viene trovato morto nei boschi di Recoaro per un colpo di fucile alla gola. La moglie riferisce agli inquirenti che l’uomo era depresso perchè il contratto alla Sanpellegrino non gli era stato rinnovato. Tornando nel Trevigiano, a Godego, nello stesso anno un manager si è tolto la vita per non annunciare la cassa integrazione agli operai. Quell’annus horribilis si è chiuso con il gesto di- sperato di Danilo Gasparini, imprenditore 61enne di Istrana, che il 7 dicembre si è suicidato con i gas di scarico della sua auto. Lo hanno trovato seduto sul sedile posteriore, vicino al cimitero di Postioma (Treviso): in una lettera raccontava della propria crisi personale ed economica. L’anno prima aveva diviso la società di marmitte e meccanica che gestiva col fratello, ma le due aziende non lavoravano più ugualmente bene. In particolare, quella del 61enne versava in condizioni economiche sempre peggiori.



      Gli ultimi casi La scia di sangue prosegue nel 2010. Il 3 gennaio viene ripescato dal Piovego, a Noventa Padovana, Pietro Tonin, impresario edile di 39 anni. Ha le mani legate dietro la schiena, ma gli investigatori scoprono che si è suicidato la notte di Capodanno per gravi problemi economici. Gli stessi che l’11 gennaio spingono a impiccarsi dentro il suo supermercato «A&O» di Castelmassa (Rovigo) il titolare, 40enne. Lascia un biglietto in cui spiega l’angoscia per la crisi del supermercato, soffocato dalla grande distribuzione, e per la sorte dei dipendenti. Chiodo fisso, quest’ultimo, anche di Paolo Trivellin, 46 anni di Noventa Vicentina, che il 22 febbraio si è tolto la vita nella sua nuova casa di Vo’ Euganeo (Padova).
      Proprietario della «Tri–Intonaci», da mesi non riusciva a pagare lo stipendio agli operai, scesi in piazza. Ha lasciato biglietti di scusa alla ex moglie, ai due figli e al cugino, con cui gestiva l’impresa: «Mi dispiace davvero se le cose sono andate male con la società. Ho sbagliato». Lunedì l’ultima tragedia.



      M.N.M.

      Fonte: http://corrieredelveneto.corriere.it

      Link: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/3-marzo-2010/dall-impresario-padroncino-spoon-river-veneto-1602586272052.shtml

      3.03.2010

      Nella foto: Stefano Grosso, dirigente della Simec di Castello di Godego (Treviso). Si è ucciso a 43 anni, il 21 maggio 2009

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