UNA RAZZA NEMICA, MEGLIO SOLI

UNA RAZZA NEMICA, MEGLIO SOLI

DI MASSIMO FINI

quotidianonet.ilsole24ore.com

Le donne sono una razza nemica. Bisognerebbe capirlo subito. Invece ci si mette una vita, quando non serve più. Mascherate da «sesso debole» sono quello forte. Attrezzate per partorire sono molto più robuste dell’uomo e vivono sette anni di più, anche se vanno in pensione prima. Hanno la lingua biforcuta. L’uomo è diretto, la donna trasversale. L’uomo è lineare, la donna serpentina. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l’arabesco. Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile. Al suo confronto il maschio è un bambino elementare che, a parità di condizioni, lei si fa su come vuole. E se, nonostante tutto, si trova in difficoltà, allora ci sono le lacrime, eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d’inganno e di ricatto femminile. Al primo singhiozzo bisognerebbe estrarre la pistola, invece ci si arrende senza condizioni.

A seguito: “Massimo Fini: le donne sono una razza nemica. Qualche commento su questa dichiarazione da osteria (Dafne Eleutheria);

Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda, anche se la cosa, a ben vedere, interessa e piace molto più a lei che a lui. Il suo godimento — quando le cose funzionano — è totale, il nostro solo settoriale, al limite mentale («Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa» scrive Sartre). La donna è baccante, orgiastica, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile. Per questo, per secoli o millenni, l’uomo ha cercato di irreggimentarla, di circoscriverla, di limitarla, perché nessuna società regolata può basarsi sul caso femminile. Ma adesso che si sono finalmente «liberate» sono diventate davvero insopportabili. Sono micragnose, burocratiche, causidiche su ogni loro preteso diritto. Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli. Stan lì a «chiagne» ogni momento sulla loro condizione di inferiorità e sono piene zeppe di privilegi, a cominciare dal diritto di famiglia dove, nel 95% dei casi di separazione, si tengono figli e casa, mentre il marito è l’unico soggetto che può essere sbattuto da un giorno all’altro sulla strada. E pretendono da costui, ridotto a un bilocale al Pilastro, alla Garbatella, a Sesto San Giovanni, lo stesso tenore di vita di prima.

Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini («si vede tutto e di più» cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro.
Basta. Molto meglio restare soli.

Massimo Fini

Fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/

Link: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/03/08/156544-razza_nemica_meglio_soli.shtml

8.03.2009

MASSIMO FINI: LE DONNE SONO UNA RAZZA NEMICA. QUALCHE COMMENTO SU QUESTA DICHIARAZIONE DA “OSTERIA”


DI DAFNE ELEUTHERIA

francydafne.blog.lastampa.it

In riferimento all’articolo di Massimo Fini “Una razza nemica, meglio soli” pubblicato su “Il Resto del Carlino” mi viene da scrivere, di getto, con il consueto stomaco anziché il cervello… quanto segue…

Curioso questo scritto di Massimo Fini, se a fine articolo non avessi letto la sua firma avrei pensato che l’avesse scritto una mia amica lesbica che trova insopportabile il mondo femminile ed attratta da quello maschile al punto da dirmi sempre che “se rinasco, voglio nascere maschio ed essere gay”. Questo a testimonianza del fatto che donne e uomini non sono rubricabili sotto un’identica voce, non ci sono “donne” e “uomini”, ma infinite tipologie di donne e infinite tipologie di uomini, senza contare poi l’altissimo numero di sfumature di genere che rendono tanti esseri umani tutt’altro che uomini o donne. Ma torniamo a noi.

Il quotidiano presenta questo articolo come una “provocazione”. Non so se questa “premessa” farà piacere allo scrittore Fini, infatti penso che quanto egli scrive non sia una semplice provocazione, ma un vero e proprio approccio alla questione di cui si occupa. E si parte subito alla grande: “Mascherate da «sesso debole» sono quello forte”. A parte il fatto che questa maschera potrebbero avergliela affibbiata i maschi, effettivamente me la sono sempre presa con Madre Natura per il fatto che – indubbiamente – l’uomo, a parità di altezza, di età, di costituzione fisica (so bene che questi dettagli sono privi di valore, perché l’età, l’altezza, ecc. non c’entrano, ma voglio proprio fare un discorso “alla pari”, decisione senz’altro artificiosa, ma nell’economia del discorso che sto facendo va bene così) sia più forte della donna. Perché – le ho sempre chiesto a questa Madre matrigna – hai fatto in modo che ci fosse un rapporto così insopportabilmente asimmetrico fra uomo e donna? Un uomo e una donna, uno di fronte all’altra, a mani nude, senza che nessuno de’ due conosca le arti marziali, presi nella loro quotidianità. A meno che la donna non riesca – accidentalmente – ad assestare un colpo repentino ed efficace in un punto debole dell’uomo che lo metta KO per il periodo di tempo necessario che le permetta di scappare, non ci sono speranze: pugni, schiaffi, calci nelle gambe e nello stomaco tanto per far capire chi comanda e chi gestisce la questione e poi, una volta ridotta la vittima ad uno zero, lo stupro. Ma non è necessario giungere a tali eccessi per dimostrare la superiorità fisica dell’uomo, è sufficiente dare un’occhiata alle performances sportive per vedere chi è più forte. Quindi, per quanto questo possa dare fastidio al signor Fini, la donna è più debole dell’uomo da un punto di vista fisico. Invece lo scrittore dice che è il sesso forte, dopo tutto, essendo attrezzate per partorire, le donne sono più robuste e vivono sette anni di più. Notizia che viene messa in relazione con il fatto che la donna vive di più ma va in pensione prima. Però non aggiunge che questo riguarda solo le donne italiane dal momento che in Europa le cose stanno un tantino diversamente. Ma vediamo un attimo queste frasi.



Una persona è attrezzata per partorire, quindi è più robusta. Boh, può anche essere. La donna vive sette anni in più rispetto all’uomo. Questo è vero, probabilmente le donne hanno troppe cose a cui pensare per poter morire così presto, se gli uomini facessero un decimo di quello che fanno le donne forse anche le lancette della data della loro morte si sposterebbero più avanti. Infine la legislazione tutta sbilanciata a favore delle donne: signor Fini, esca dai suoi libri e si faccia una passeggiata in giro per la città. Un’occhiata dalla pediatra, il 90% de’ genitori che accompagna il proprio figlio ammalato sono mamme. Un’occhiata nei giardini, la stragrande maggioranza de’ genitori che porta i propri figli sono mamme. Un’occhiata alle feste di compleanno: quasi tutti i genitori presenti sono mamme. E poi i compiti, le settimane passate a letto col bimbo ammalato, cucinare, lavare i vestiti, comprarli…. E invece lei, tomo tomo, cacchio cacchio, con caustica ironia osserva: “figli quando si degnano ancora di farli”. Ma li faccia lei i figli in queste condizioni! Vogliamo alzare l’età pensionabile anche per le donne? Va benissimo, ma allora, dal momento che è un’utopia trovare loro un compagno affidabile che le coadiuvi nelle mille incombenze della quotidianità, concediamo loro tutta una serie di possibilità grazie alle quali possano essere donne, madri e lavorare fino a 65 anni di vita senza scoppiare. Come avviene in Europa, fra l’altro, non stiamo certo chiedendo la luna.

Ma procediamo: “Hanno la lingua biforcuta. L’uomo è diretto, la donna trasversale. L’uomo è lineare, la donna serpentina. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l’arabesco. Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile.” A parte il fatto che nella mia vita ho sempre riscontrato il contrario, l’uomo, in quanto incapace di prendere di petto le situazioni in genere si cela dietro arabeschi spesso al limite della decenza, mentre la donna affronta le questioni senza ambiguità e in maniera chiara e cristallina, quello che non convince è l’adesione a determinati valori considerati universali. Qui si afferma che ciò che è diretto, lineare, sondabile, non sfuggente e prevedibile è il bene, il contrario rappresenta il male. E questo chi l’ha deciso? Il signor Fini o qualche libro sacro di cui ignoro l’esistenza?

Altro pensiero discutibile: “Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda, anche se la cosa, a ben vedere, interessa e piace molto più a lei che a lui. Il suo godimento — quando le cose funzionano — è totale, il nostro solo settoriale, al limite mentale («Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa» scrive Sartre).” Sarebbe interessante dimostrare quanto si afferma, sono le donne ad avere messo gli uomini dalla parte della domanda? O bella, e questo quando è successo? In quale epoca? In quale cultura? Si scade comunque nei classici “modi di dire”, che cosa vuol dire che il loro godimento è totale e quello degli uomini settoriale, al limite mentale? E poi mentale… se penso a certi maschietti che conosco, forse hanno un godimento mentale a causa del loro cervello intasato di testosterone… tanto per rispondere ad una battuta con una battuta. Che il sesso piaccia e interessi più alle donne che agli uomini… beh, mi sembra proprio un modo di dire che lascia il tempo che trova.

Assai più interessante quanto scrive successivamente: “La donna è baccante, orgiastica, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile. Per questo, per secoli o millenni, l’uomo ha cercato di irreggimentarla, di circoscriverla, di limitarla, perché nessuna società regolata può basarsi sul caso femminile.” Sarebbe interessante ricordare che Dioniso è un Dio, non una Dea, e questo qualcosa dovrebbe voler dire. E’ comunque interessante far notare che chi impazzisce all’interno della famiglia ed uccide moglie, figli e quant’altro è, di solito, l’uomo. E questo il signor Fini non lo dice. Infatti, chi calpesta la nobile divinità di Dioniso finisce con l’essere calpestato, Dioniso è un Dio vendicativo, che non ammette che ci si dimentichi di Lui. Le donne questo lo sanno e ci convivono. Quindi, saggezza vorrebbe che anche i maschietti guardassero al modello orgiastico, caotico e dionisiaco della vita e mediassero con la loro quotidianità così ben irreggimentata ad un ordine assolutamente, a mio parere, contro natura. Dalle donne i maschietti avrebbero tanto da imparare, ma preferiscono abbandonarsi ai lai e alle querimonie del signor Fini. Signor Fini, non dimentichi Euripide, non dimentichi la sua ultima opera che fu proprio (è solo un caso?) “Le Baccanti”, in cui il razionalismo maschile di Penteo, re di Tebe, viene letteralmente fatto a pezzi dal dionisismo femminile di sua madre Agave. Non dimentichi che Euripide era un uomo, non una donna, ed è un uomo che, prima di morire, ribadisce la vittoria di Dioniso.

Poi il signor Fini scende nel grottesco: “Ma adesso che si sono finalmente «liberate» sono diventate davvero insopportabili.” Ammetto che dice una cosa importante che pochi sono disposti ad ammettere: le donne si sono liberate. Infatti, le donne hanno sempre vissuto le discriminazioni e le ingiustizie sulla propria pelle e da sole ne stanno uscendo fuori. Probabilmente il signor Fini preferisce il sano modello patriarcale de’ tempi andati, in cui le donne conoscevano la loro “diversità” fin dall’infanzia e veniva insegnato loro come praticarla in modo da poter diventare brave mogliettine, brave madri e poi brave nonne. Eh, il buon vecchio mondo rurale, che bei tempi… di merda!
Poi un po’ di battutine alla Benigni: “Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli” senza ricordare che la carrieruccia da segretaria (non sapevo che le donne che trovano un lavoro sono solo segretarie e basta, oppure è solo questo lavoro che giustifica il giudizio in merito?) dà loro la possibilità di guadagnare abbastanza per sentirsi autonome, per potersi permettere qualcosa senza dover sempre chiedere, chiedere, chiedere, come avveniva quando erano casalinghe. E poi, povero maritino, povero compagno, privati dell’istinto materno, che fa comodo quando si vuole. Se i maritini e i compagnucci si comportano con il dovuto rispetto non hanno proprio nulla da temere, anche nello sfortunato caso in cui la propria compagna o moglie dovesse diventare all’improvviso una segretaria.

Quanto afferma successivamente il signor Fini, invece, è l’unica cosa sensata che, finora, ho letto: “nel 95% dei casi di separazione, si tengono figli e casa, mentre il marito è l’unico soggetto che può essere sbattuto da un giorno all’altro sulla strada.” Ho un amico che, attualmente, sta vivendo una situazione simile e provo una pena infinita verso di lui, ma non dobbiamo dimenticare che le leggi le fanno gli uomini, non le donne. Speriamo veramente che in futuro anche i papà contribuiscano maggiormente in termini di tempo, di educazione, di qualità, di amore verso i propri figli, in modo che finalmente tutti si accorgano che non solo ad una madre, ma anche ad un padre, possono essere affidati i figli, in modo che si possa giungere ad una legge che porti ad una effettiva parità anche in questo campo.



Avviamoci alla conclusione: “Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini («si vede tutto e di più» cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro.” Si parte citando Sartre e si finisce citando gli 883, quasi a testimonianza del fatto che, alla fin fine, si ha a che fare con il solito articolo da osteria. Qui purtroppo si mettono in burletta questioni molto serie. Di innocenti carezze i vari maschietti ne fanno una infinità alle proprie colleghe e nessuna ha mai fatto denunce per molestie sessuali (il fatto che sia avvenuto qualche volta qua e là per l’Italia non vuol dire che sia una regola), si sa che lo stalking è qualcosa di ben diverso da due chiamate al cellulare e che, comunque, anche quando le donne vivono nell’angoscia (altro che due squilli di telefono) e si rivolgono alle istituzioni, si sentono rispondere picche. Inoltre, le donne sono abituate a dover sopportare ben altro che qualche innocente fischio e nessuno è finito in galera per stupro per via di questo “delitto”. La verità è che trovo questo articolo del signor Fini piuttosto piagnone e vittimista, sì, uno scritto decisamente frignone.

Infine la chiusa: “Basta. Molto meglio restare soli.” Esattamente quello che dicono le separatiste. Non avrei mai pensato che Fini potesse essere un separatista. Incredibile!

Dafne Eleutheria

Fonte: http://francydafne.blog.lastampa.it/

Link: http://francydafne.blog.lastampa.it/dafneblognews/2009/03/massimo-fini-le-donne-sono-una-razza-nemica-qualche-commento-su-questa-dichiarazione-da-osteria.html

10.03.2009

Commenti (84)

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    1. Rodelli 11 marzo 2009

      Il senso delle righe che seguono può essere trovato nell’aspro confronto che intorno al 1880 vide Stridberg ed Ibsen protagonisti. Si fece particolarmente acuto in occasione della rappresentazione di Casa di bambola. Fini ha attualizzato i motivi di quell’illustre zuffa anche perché nel frattempo si sono innestati quelli che vanno improntando il nostro tempo. Penso, ad esempio, al fenomeno delle Urbancougar. Non so se Fini abbia tenuto d’occhio quella diatriba che con il vulcanico Strindberg introdusse nel mondo intellettuale del tempo il tema dei reali rapporti fra universo maschile e universo femminile, rapporti che si celavano sotto il velo del perbenismo borghese e sotto le coltri tardo romantiche del sentimentalismo. Non credo che il disfarsi del mondo borghese e la progressiva enfatizzazione del contrasto fra uomo e donna siano fenomeni indipendenti. Certamente le argomentazioni di Dafne Eleutheria non sembrano in grado di pesare il necessario per costituire un contraltare adeguato alla provocazione di Fini.
      Proporrei, quindi, di lasciar perdere le “osterie” dal momento che vi sono altri luoghi che vedono e sentono cose ben peggiori del farfugliare di un ubriaco, ammesso che questi possa essere Fini. E quei luoghi non sempre sono frequentati da uomini.
      A margine dello scritto di Dafne Eleutheria inserisco solo poche note perché la catastrofe costituita dallo stato degli attuali rapporti donna/uomo è così profonda, i danni prodotti così irrimediabili, le conseguenze di così difficile percezione che non ci si dovrebbe limitare ad accennarvi. Occorrerebbe la stesura di un saggio.
      Dafne Eleutheria scrive che quello di Fini sarebbe 1) “ un vero e proprio approccio alla questione” e non una provocazione. Per questa via si offende l’intelligenza di Fini e di quanti ben capiscono che “meglio soli” non può trovare senso se non nella provocazione. Poi scrive che 2) “la donna è più debole dell’uomo da un punto di vista fisico”. Daccapo: si ingiuria l’intelligenza di quanti ben capiscono che per “forza” non si intende tanto quella fisica quanto la risultante di un complesso di fattori (educativi, storici, etici ecc.) che ha portato la donna ad assumere, di fatto, un ruolo egemonico e di esercitare un potere reale poco visibile ma decisivo in settori primari in cui le decisioni producono effetti irreversibili. E scrive che 3) l’uomo sarebbe “incapace di prendere di petto le situazioni in genere”. Sarebbe più corretto sostenere che l’uomo è stato portato ad essere un incapace in anche troppi domini; la sua incapacità, lo vediamo ogni giorno, cresce con il crescere della sua femminilizzazione e con il crescere del suo straneamento dalle funzioni naturali, da quella di padre in particolare. Mi rendo conto che anche con le note ci si può dilungare e quindi mi taccio qui, anche se le amenità di Dafne Eleutheria meriterebbero un congruo numero di precisazioni. Specie quando le sue considerazioni erratiche diventano, a puntuale conferma, pericolose leggerezze. Penso agli onori resi a Dioniso in cui non s’accorge di confermare in pieno le affermazioni di Fini.
      Esistono biblioteche ben fornite e, magari, una loro più intensa frequentazione, ma non è detto, eviterebbero le allegre formulazioni di banalità melanconiche capaci, tuttavia, di avere ricadute fortemente distorsive nei confronti di quanti vorrebbero leggere e capire.
      Dafne Eleutheria conclude con 4) “incredibile”: e invece ci creda, Dafne Eleutheria, ci creda. D’altra parte, fra breve, quando non sarà più possibile salvare nemmeno quello che oggi appare essere salvabile, il botto sarà così assordante che lei dovrà crederci, un po’ come accadde a Lutero. Cordiali saluti. Giuliano Rodelli

    1. tersite 11 marzo 2009

      e vorrei aggiungere pure che lo stupratore di solito se lo scelgono, se lo sposano, ci fanno i figli............e dopo 20 anni di violenze, nemmeno lo denunciano. Giù la maschera donne........ fuori dai dai centri commerciali. E' finita la pacchia!

    1. castigo 11 marzo 2009

      mat612000:

      Appunto. Le donne son tutte stronze e puttane tranne la mamma, la moglie e la sorella.

      interessante.... e di grazia, mi faresti vedere dove l'ho scritto??

      tu hai tirato in ballo mogli madri e sorelle (con un gusto alquanto discutibile), ed io ho parlato di loro, prendendo appunto esempio da ciò che sono mia madre e mia moglie, ma avrei potuto parlarti di tante altre Donne che ho conosciuto.

      hai detto che bisogna "rispettarle" (ma sai cos'è, al di la del de mauro???), e io ti ho risposto che il rispetto uno se lo deve guadagnare, che non può essere concesso solo perché si appartiene ad un determinato gruppo o genere.... o solo perché si sono inventati le quote rosa, l'affirmative action o la positive discrimination o qualche altra stronzata politically correct.....

      Ma per favore! Aggiornatevi.

      aggiornati tu, semmai.... è da un po' che le streghe son cadute dalla scopa :D

      La sfida c'è, è stupido negarlo ma tu e quelli che si trincerano dietro un maschilismo piagnone come Fini, invece che raccoglierla e misurarsi si rifugiano in argomenti antichi e antiquati.

      hemmmm.... cos'è che ci sarebbe??

      una sfida??

      guarda che non siamo mica su amici.....

      Aggiornatevi!

      insisto, è meglio se ti aggiorni tu perché è ora di finirla con questo "confronto" che non porta assolutamente a nulla ma è solo l'ennesimo esempio di "divide et impera" ad uso e consumo esclusivo di chi ci vuole divisi il più possibile per poter continuare a farsi i cazzi suoi alle spalle nostre.

      orsù dunque, torna alla tua dose quotidiana di de filippi....

    1. tersite 11 marzo 2009

      te piacerebbe, eh?

    1. Drachen 11 marzo 2009

      la sfida? ma che è? un gioco a quiz?
      ma lascia stare va....

      è sotto gli occhi di tutti che i rischi di impegnarsi in relazioni oggi come oggi
      ha portato i maschi a fare l'Aventino.
      oppure vogliamo fare come in Norvegia dove gli uomini sono alla stregua
      di cavalli da monta, che possono vedere i figli una volta a settimana, e dove ci sono il 70% di divorzi.

      http://www.managerzen.it/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=870

      non voglio arrivare a questi estremi.

    1. Pausania 11 marzo 2009

      Cantico dei Cantici 4, 1-5:

      [1] Come sei bella, amica mia, come sei bella!

      Gli occhi tuoi sono colombe,

      dietro il tuo velo.

      Le tue chiome sono un gregge di capre,

      che scendono dalle pendici del Gàlaad.

      [2] I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,

      che risalgono dal bagno;

      tutte procedono appaiate,

      e nessuna è senza compagna.

      [3] Come un nastro di porpora le tue labbra

      e la tua bocca è soffusa di grazia;

      come spicchio di melagrana la tua gota

      attraverso il tuo velo.

      [4] Come la torre di Davide il tuo collo,

      costruita a guisa di fortezza.

      Mille scudi vi sono appesi, tutte armature di prodi.

      [5] I tuoi seni sono come due cerbiatti,

      gemelli di una gazzella,

      che pascolano fra i gigli.

    1. Drachen 11 marzo 2009

      io rispetto mia madre che è una donna, ma non rispetto le donne solo perchè sono donne. (rubato a Wolfstep, appena letto).

    1. Drachen 11 marzo 2009

      il tuo primo commento non l'ho capito. questo ancora meno.
      sarebbe interessante saperne di più sulla tua posizione sul tema.

    1. Pausania 11 marzo 2009

      cioè. Ma ragazzi, non ci posso pensare. Se questo è lo spessore emotivo degli intellettuali alternativi, siamo messi molto ma molto male....



      Non che quella che gli ha risposto raggiunga chissà quali vette del pensiero...

      Diciamo che sono due bei personaggini entrambi. Si potrebbero usare per monitorare lo stato intellettuale dei giornalisti italiani.


      Ma poi chi è 'sta Eleuthera: la prossima stella del panorama informativo?

    1. Pausania 11 marzo 2009

      Visto che Fini cita gli 883, come non dedicargli questa canzone del medesimo complesso musicale?

    1. cloroalclero 11 marzo 2009

      cioè. Ma ragazzi, non ci posso pensare. Se questo è lo spessore emotivo degli intellettuali alternativi, siamo messi molto ma molto male....

    1. cloroalclero 11 marzo 2009

      Ma quant'è stronzo. Se avesse scritto ste troiate per farci un libro, per i daneè, lo capirei. Se lo ha fatto invece in piena sincerità esternando "per verba" la faccia di legno che segue a un due di picche, mi viene una tristezza infinita. Come se fosse l'unico al mondo ad aver ricevuto un due di picche. Come se i "colleghi di genere" non erogassero questo tipo di documento.

      Se è sincero, manifesta il Fini un'emotività che definirla (da donna) da "sciampista della Frosinone degli anni '50" mi sembra poco.

    1. Drachen 11 marzo 2009

      ah cmq su queste cose Fini ci ha fatto un libro, molti anni fa.
      niente di nuovo dunque.

    1. Drachen 11 marzo 2009

      le donne tenderanno sempre a scaricare le responsabilità delle scelte sull'uomo.
      la donna ha psicologicamente bisogno di un uomo, mentre l'uomo ne
      ha bisogno più fisicamente.

      anche per questo motivo (ovviamente non è il solo) non sono in ruoli
      dirigenziali che non permettono scappatoie

    1. Drachen 11 marzo 2009

      ma nessuno si è accorto che la risposta è OT su TUTTI e dico TUTTI i punti
      dell'articolo di Massimo Fini?

      parla di forza nel senso di fibra, e risponde di muscolatura.
      parla di lunghezza di vita, e risponde delirando sulle cose che le donne devono fare.
      parla di legislazione, e risponde di mamme che van dal pediatra.
      parla di differenze, e risponde deducendo che le caratteristiche femminili
      secondo Fini sarebbero "male" (falso)

      poi è falso che sono gli uomini a uccidere i figli. l'infanticidio è un crimine statisticamente femminile. (forzatura strumentale dell'autrice).

      le leggi le fanno gli uomini. che porcata di ipocrisia. se la politica impone certe linee guida, non importa chi la fa. è come dire che discutibili provvedimenti del Ministero delle Pari Opportunità è responsabilità
      delle donne, in quanto la Carfagna è donna.

      "Di innocenti carezze i vari maschietti ne fanno una infinità alle proprie colleghe e nessuna ha mai fatto denunce per molestie sessuali"
      FALSO. esistono una marea di casi.

      " La verità è che trovo questo articolo del signor Fini piuttosto piagnone e vittimista, sì, uno scritto decisamente frignone."
      tipica tattica: dagli dello sfigato e non attenerti ai fatti.
      se ti lamenti delle donne è perchè vai in bianco. questa è la roba da osteria, altro che.

      "Non avrei mai pensato che Fini potesse essere un separatista. Incredibile!"
      Se un uomo è single è un bambinone, se la donna è single è indipendente.
      amen.

      Dafne più che imparare a scrivere dovrebbe imparare a leggere. tra le righe anche.

    1. mat612000 11 marzo 2009

      Appunto.
      Le donne son tutte stronze e puttane tranne la mamma, la moglie e la sorella.
      Ma per favore!
      Aggiornatevi.
      La sfida c'è, è stupido negarlo ma tu e quelli che si trincerano dietro un maschilismo piagnone come Fini, invece che raccoglierla e misurarsi si rifugiano in argomenti antichi e antiquati.
      Aggiornatevi!

    1. castigo 11 marzo 2009

      LOL.... rispetto??

      quale rispetto??

      il rispetto va GUADAGNATO, sai??

      non si può pretendere a prescindere, come capita nel caso delle "donne".....

      e sì, direi le stesse identiche cose di mia madre... peccato che che si è fatta il culo per una vita intera insieme a mio padre, guadagnandosi giorno per giorno il suo rispetto e quello di tanti altri, al contrario delle "signore" che siamo adusi a vedere oggi proposte come luminoso esempio e che dobbiamo rispettare solo perché donne.

      e le le direi di mia moglie..... peccato che anche lei si guadagna io mio rispetto e quello dei colleghi tutti i giorni.... ma non l'avrei sposata se non fosse la persona che è!

    1. Santaruina 10 marzo 2009

      A me questo Fini umano piace assai, meglio di quando parla di "sovranità monetaria".

      Come è stato fatto notare si tratta molto probabilmente di qualche storiaccia con la tipa, ma rimane sempre pur vero che certe cose si pensano ma non si dicono, al massimo se ne parla tra maschi.

      Si tratta pur sempre di generalizzazioni, di quelle che riguardano al massimo il 90% del genere femminile.

      Lo scritto di dafne sembra invece fatto apposta per ribadire che Fini aveva ragione in tutto e per tutto...

      Fortunatamente non tutte le donne sono così.

    1. GioCo 10 marzo 2009

      A me viene sempre da pensare perché mai si sta a discutere sulle differenze come punti per accentuare le distanze e non come pregi per esaltare le qualità.
      E' tanto di quel tempo che ormai non considero più la donna nemica ma semplicemente "donna", che non ricordo neppure perché mai un tempo dovessi confrontarmi con loro come per un nemico in un campo di battaglia.
      Per fortuna ci sono i Fini e le Dafne a ricordarci l'imperituro sforzo che compie questo mondo illusorio per creare barriere e divisioni, prima nel pensiero e dopo nelle azioni.
      Non voglio dire che questi due, ultimi tra infiniti personaggi che popolano la commedia della nostra vita (genitori, insegnanti, amici, colleghi, etc.) agiscano consapevolmente.
      Si prestano al Grande Gioco e di fatto così finiscono per cedere al ruolo di chi divide senza riflettere perché riflette nella divisione.
      Se infatti si indaga con cura, ci si accorge che ogni aspetto del discorso finisce per mettere nella disarmonia ciò che naturalmente non ha alcuna disarmonia.
      La donna è debole? Come l'uomo, basta vedere in cosa. La spicologia maschile è sicuramente più fragile perché per non basa la propria forza sul confronto.
      Ma ciò non significa nulla, solo che l'uomo funziona meglio se lo si guida indirettamente, cioè lasciando che egli scopra da solo ciò che è meglio per lui e per gli altri.
      L'uomo è debole? Come la donna, basta vedere in cosa. La struttura fisica maschile è certamente più robusta, ma è concentrata sull'atto di forza brutale, non ha grazia, ne la tipica movenza elastica e resistente di un corpo dalla muscolatura liscia. D'altronde la donna ha il dono di mettere al mondo i figli ma è l'uomo che deve provvedere alla sua sicurezza nei momenti di maggiore fragilità, compensandola in ciò che le manca.
      La natura nella sua infinita saggezza e sapienza, ci ha provvisto in milioni di anni del meglio e l'ha suddiviso nel perfetto equilibrio, perché non abbondasse all'uno o all'altro ma fosse per la coppia perno e motivo di condivisione.
      Si può vedere tutto questo come una gara, come mille altri anonimi Sig. Fini, o si può vedere tutto come un meraviglioso miracolo della natura.
      Sta a noi la scelta, uomini o donne che siano. Però dico: guarda solo cosa ti conviene e poi trai le tue conclusioni.
      Non sarà facile gettare i pensieri con cui siamo stati riempiti e con cui si continua a innondare la nostra vita, per recuperare quell'armonia che ci è stata rubata.
      Ma lo dobbiamo fare, per noi stessi e per tutto ciò a cui vogliamo davvero bene.

    1. mat612000 10 marzo 2009

      Scriveresti le stesse cose riguardo a tua madre, tua sorella, tua moglie o alla tua compagna?
      Non si tratta di correre in soccorso a nessuno, si tratta di rispetto.
      Capisco che per te, come per Fini, possa risultare un concetto un po' nebuloso, però è così...
      Trovo comunque molto più in sintonia col vincitore questo disprezzo qualunquista e piagnone nei confronti della donna che altre posizioni meno becere.

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