UNA MACROREGIONE PER CURARE IL SUD

UNA MACROREGIONE PER CURARE IL SUD

DI GIORGIO RUFFOLO

ilmanifesto.it


La Svimez (Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno) è un'istituzione seria, autorevole, competente. Una di quelle che ci permettono di non disperare di questo paese. Pur nel suo linguaggio, per ormai lunga tradizione asciutto e discreto, il messaggio del suo ultimo rapporto (L'economia del Mezzogiorno) presentato in questi giorni, è particolarmente inquietante. Per il Mezzogiorno e per l'intero paese. «L'Italia - ammoniva Giuseppe Mazzini - sarà quel che il Mezzogiorno sarà».



L'immagine che emerge del Mezzogiorno in questo rapporto non fa bene sperare dell'uno e dell'altra.

Condensiamola, questa immagine, in pochi tratti. Economica, sociale e (forse gli autori esiterebbero a definirla così) morale. Il ritratto economico del Mezzogiorno è solitamente riassunto nel divario del prodotto pro capite rispetto al Centro Nord, che è rimasto sostanzialmente immutato negli ultimi trent'anni, attorno al 40 per cento. Negli ultimi otto anni però il Sud è cresciuto meno del Nord e il divario è aumentato. Il Sud, in cui vive un terzo degli italiani, produce un quarto del reddito nazionale. E resta il territorio arretrato più esteso e popoloso dell'area dell'euro.

L'attuale crisi ha colpito il Mezzogiorno molto più severamente del nord: in un anno, una contrazione del 4,5% del suo reddito rispetto all'1,5%. Ormai da otto anni il Sud cresce meno del Nord. L'industria meridionale ha subito colpi gravi (vedi Termini Imerese e Pomigliano d'Arco). Le risorse finanziarie destinate al Sud sono state in parte dirottate verso altre destinazioni. L'occupazione meridionale è diminuita tornando ai livelli di dieci anni fa. Il tasso di disoccupazione è salito al 12,5% al Sud contro il 5,9% al Nord. In venti anni 2milioni e 385 mila persone hanno abbandonato il Sud. Dal punto di vista del benessere, o piuttosto del malessere sociale, la qualità dei servizi pubblici (giustizia, sanità, istruzione, trasporti, servizi locali, ambiente, sicurezza) è peggiorata, così come la raccolta differenziata dei rifiuti inferiore dell'85% rispetto agli obiettivi. E gli infiniti tempi di attesa dei processi civili. La povertà è nel Sud tre volte quella del Nord. Nemmeno una famiglia su quattro guadagna più di 3mila euro al mese contro il 42% delle famiglie al Nord.



Last, not least, la criminalità. Gli indubbi successi nella lotta alle mafie le hanno scosse, ma tutt'altro che sgominate. Le perdite sono presto compensate dai nuovi afflussi. Non solo: le mafie si estendono al Nord. Come la Svimez afferma, quello della presenza mafiosa è l'unico divario territoriale che si sta colmando. Insomma, aveva ragione Mazzini. E anche l'altra presenza, degli imbroglioni piduisti, in forte espansione, sembra equamente ripartita tra Milano e Napoli. In sostanza che le due parti del paese si stanno separando economicamente e socialmente, soltanto la criminalità tende ad estendersi in tutto il paese. Perfettamente compatibile con una separazione politica. Anzi, per le mafie non c'è di meglio.
Il Rapporto, però, non si limita a tracciare il desolante quadro. Diversamente dal riformismo chiacchierone, esso avanza le proposte di una radicale svolta della politica meridionalistica. Si tratta di tornare a una visione unitaria della "questione meridionale". A un piano del Mezzogiorno e ad una Agenzia destinata a dirigere e a gestire progetti strategici: acque, rifiuti, difesa del suolo, infrastrutture strategiche. Una riedizione aggiornata della "Cassa" posta sotto il controllo di un Consiglio con i rappresentanti del Governo (Ambiente e Infrastrutture) e delle otto Regioni. Si ricostituirebbe così uno spazio di programmazione unitario del Mezzogiorno, una "macroregione".


La proposta si avvicina molto a quella, ancor più radicale, che è stata da me avanzata (discussa su queste pagine) che prevede una riforma costituzionale, con la formazione di uno Stato federale composto da due macroregioni (del Nord e del Sud), legate da un patto e mediate da un governo nazionale con un presidente della Repubblica eletto dal popolo.

Il Rapporto Svimez costituisce un'occasione per realizzare un riforma costituzionale ispirata a un federalismo autenticamente unitario; per fare finalmente del problema meridionale una grande occasione di sviluppo per tutto il paese e per l'Europa.

Giorgio Ruffolo

Fonte: www.ilmanifesto.it

23.07.2010


VEDI ANCHE: NORD CONTRO SUD: IL BIPARTITISMO DELLA REALTA’

Commenti (37)

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    1. Jasmine 25 luglio 2010

      Il solito Giorgio Ruffolo, autore, nel '68, di quel piano programmatico più noto come "il libro dei sogni", che avrebbe dovuto trasformare lo Stato italiano nel Regno di Bengodi. Le otto regioni di cui parla, è evidente, dovrebbero essere Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. A suo giudizio, peraltro condiviso da gran parte dei politici, e non solo, del Nord, ne dovrebbe venir fuori uno Stato perfettamente omogeneo e, quindi, condiviso, che, finalmente, potrebbe funzionare. A questo punto, però, viene da chiedersi, cos'ha da spartire la Sardegna, che quantomeno negli ultimi tre secoli, dal 1719, è sempre stata legata, anche attraverso Genova, al Piemonte, e che solo dall'ultimo dopoguerra, ha cominciato ad avere qualche rapporto con Roma, ma non con il Lazio e con tutte le altre regioni citate. Il Lazio stesso, più dall'ultimo dopoguerra che prima, ha rapporti e collegamenti con l'Abruzzo, ma non con le altre regioni del cosiddetto Mezzogiorno. Napoli e la Puglia, sono insieme da secoli, ma fra le due regioni non c'è mai stato molto filing. Meglio, comunque, il rapporto tra napoletani e calabresi. E che dire della Sicilia che, nonostante la continua citazione del Regno delle due Sicilie, istituito sulla carta dal Congresso di Vienna, nel 1815, ma mai accettato dai siciliani, in quel contesto non c'è mai stata. Che destino potrebbe avere uno Stato siffatto? Molto meglio, più funzionale e più omogeneo, anche perché più aderente alla realtà, il progetto della Fondazione Agnelli. Uno Stato federato di cui dovrebbero far parte, oltre a Sardegna e Sicilia (il cui statuto prevede già la federazione con lo Stato italiano, tre macroregioni, con statuti omologhi a quello siciliano, comprendenti: la prima il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, l'Emilia-Romagna e la Liguria, più le province autonome di Aosta, Bolzano e Trieste; la seconda la Toscana, le Marche, l'Umbria, il Lazio e l'Abruzzo; la terza la Campania, il Molize, la Puglia e la Basilicata.

    1. giovannimarc 25 luglio 2010

      non mi è passato nemmeno per la testa volevo proprio evitare che ci fossero insulti ma evidentemente non sono stato chiaro. riguardo alle tue certezze ti invito a precisarmi quale piagnisteo hai letto in cio' che ho scritto e dove hai letto una mia richiesta di sussidi.riguardo quello" che non si riesce bene a distinguere.."questo se non è un insulto gli somiglia molto ,ma evidentemente come prima non mi sono saputo spiegare ora non so capire .di nuovo buona serata

    1. wiki 25 luglio 2010

      chi parla di realtà complesse a chi a contribuito ad inviare finanziamenti a delle regioni in difficoltà non vedendo progressi per stessa ammissione di chi in quelle regioni ci abita può fare discorsi complessi quanto vuole...ma suoneranno dopo 60 anni di lamentele e piagnistei come argomentazioni sofistiche ed insignificanti perche dopo 60 anni che la situazione è quella e non è certo bella uno si domanda che tipo di anticorpi abbia la società meridionale contro la malavita...quando la società meridionale non faccia parte essa stessa della malattia virale visto che le cose sono così complesse che dal nord non si riesce bene a distinguere nettamente la società civile onesta dalle consorterie mafiose...entrambe accomunate dalla continua richiesta di incrementare i finanziamenti pubblici al sud con gli attuali splendidi risultati ( e la resistenza civile contro la malavita dove sarebbe? E in che proporzioni si verifica in rapporto all'intera società del sud ? Perche non c'è la medesima compattezza che ha la società meridionale nel chiedere finanziamenti pubblici anche per contrastare le mafie e le ndranghete o camorre? ...io mi chiedo come mai al nord che pure attualmente non è preso bene non ci sia mai stato un controllo della malavita come al sud...sarà mica che la società del sud ha una sorta di simpatia per mafie e ndraghete ??

      Gli eventuali insulti li respingo fin d' ora al mittente...

    1. giovannimarc 25 luglio 2010

      temo che i termini della discussione stiano scadendo,o forse me lo auguro e basta, convinto che tu sappia che, fermo restardo la veridicita'di certi dati,personalmte non ho,pur vivendo al sud,preso nemmeno uno degli euro di cui sopra.la realta' è decisamente piu' articolata della contrapposizione tra chi paga e chi è assistito.i soldi della cassa del mezzogiorno sono serviti ad ingrassare mafiosi ,politici ed imprenditori complici di malaffare(del nord come del sud).la cattiva abitudine continua e il sud o se ne deve tirare fuori da solo da questo pantano ma per favore lezioni di moralita' e cultura non credo che nessuno si possa permettere di farne.ho notato una progressiva riduzione dell'articolazione dei commenti mi auguro per stanchezza perche' si rischia altrimenti di arrivare all'insulto semplice ,diretto quanto sterile.
      buona serata

    1. wiki 25 luglio 2010

      bella domanda tenuto conto che tra nord e sud il costo della vita è differente e di conseguenza il potere d'acquisto è differente...

    1. alvise 25 luglio 2010

      La sanità al nord: milano genova ecc, assegna ad ogni cittadino, dai 1400-1700 euro; al sud, la sanità assegna per ogni cittadino, dai 3500-5000 euro, dove vanno a finire quei soldi?

    1. xl_alfo_lx 25 luglio 2010

      Le arance siciliane e calabresi vengono spremute al Nord. Perchè il Nord dovrebbe rinunciare a quel valore aggiunto?

    1. xl_alfo_lx 25 luglio 2010

      Perchè lei ha visto dallo Stato centrale investimenti in infrastrutture? Le Ferrovie non sono dello Stato? E quindi? Se ci fosse stata la volontà dall'alto si sarebbe visto qualcosa, evidentemente ci sono interessi reciproci tra l'industria del Nord che scende al Sud a spartirsi il bottino insieme agli amichetti mafiosi che vivono di clientela

    1. xl_alfo_lx 25 luglio 2010

      Non vedo perchè il Nord abbia interesse a che il Sud si sviluppi.

    1. wiki 25 luglio 2010

      a me le tue sembrano le solite chiacchere finalizzate all'ottenimento di esborsi finanziari per " aiutare il mezzogiorno" poverino...
      Quali sarebbero le potenzialità del territorio visto che in 60 anni di aiuti al mezzogiorno non se ne è vista neppure l'ombra ?
      O forse è la solita chiacchera pluridecennale per ottenere ulteriri fondi pubblici in modo indiscriminato...

    1. lino-rossi 25 luglio 2010

      i progetti del passato erano finalizzati ad un poco credibile sviluppo industriale che non ha attecchito. progetti più legati alle potenzialità del territorio, rilevanti, potrebbero funzionare.

    1. wiki 24 luglio 2010

      La Svimez (Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno)...ma cosa sarebbe questa associazione ??

      "A un piano del Mezzogiorno e ad una Agenzia destinata a dirigere e a gestire progetti strategici: acque, rifiuti, difesa del suolo, infrastrutture strategiche. Una riedizione aggiornata della "Cassa" posta sotto il controllo di un Consiglio con i rappresentanti del Governo (Ambiente e Infrastrutture) e delle otto Regioni. Si ricostituirebbe così uno spazio di programmazione unitario del Mezzogiorno, una "macroregione"."

      Ma ste soluzioni trite e ritrite per salvare il mezzogiorno che se ne è fregato di farsi salvare nonostante i fiumi di finanziamenti pubblici ricevuti nei 60 anni di Repoubblica italiana, bisogna per forza riproporle ciclicamente pur sapendo che in 60 anni hanno prdotto soltanto sprechi di denaro e di risorse pubbliche, che poi sarebbero le tasse che pagano i cittadini soprattutto con il proprio reddito...
      L'analisi dettagliata e ben divulgata di come e perche siano successi tutti quei spaventosi sprechi e fallimenti degli investimenti di denaro e risosrse pubbliche, com'è che gli intellettuali e talune associazioni di esperti meridionalisti non la fanno mai ?

      Cos' è, i pesanti sprechi di risorse pubbliche, inviate al sud per 60 anni, le quali stranamente non hanno prodotto alcun sviluppo, sono considerati forse da taluni intellettuali dalla visuale forse un po' strabica come un dettaglio o come un fatto marginale ??
      Talvolta le persone si riconoscono da come si esprimono...

    1. giovannimarc 24 luglio 2010

      Il problema del sud e' forse che non VIVE, ma muore di stato e trasferimenti dal nord.Non vedo altra giustificazione al declino di una parte del paese infinitamente piu' ricca al momento dell'"unita' d'Italia"
      Si e' impoverita la colonia a beneficio degli occupanti (guarda caso infinitamente piu'poveri fino al1865)

    1. Zret 24 luglio 2010

      Putroppo se il Sud piange, Il Nord non ride.

    1. Barambano 24 luglio 2010

      Di macroregioni parlava già la Fondazione Agnelli 20 anni fa. Se non ricordo male quasi tutto il Sud era compreso in una unica macroregione.
      Il problema del meridione è che vive sopratutto di stato e di trasferimenti dal Nord. A mio avviso questo è il tallone d'Achille di qualsiasi tentativo di riforma.

    1. lino-rossi 24 luglio 2010

      " ... una Agenzia destinata a dirigere e a gestire progetti strategici: acque, rifiuti, difesa del suolo, infrastrutture strategiche."



      il Sud dispone di straordinarie risorse fra le quali quelle agricole e quelle turistiche, sfruttate in maniera infinitesimale.



      a parità di prodotto, l'offerta può essere a bassissimo contenuto tecnologico, come il prodotto raccolto dalla pianta, oppure a contenuto tecnologico più elevato, come prodotto lavorato e confezionato.

      le aziende, o i gruppi di aziende, che non hanno elevato il contenuto tecnologico della loro offerta sono scomparse o sono destinate alla scomparsa, spazzate via dai prodotti dei paesi emergenti.

      il Sud prospererà se le sue aziende saranno capaci di qualificare la loro offerta, offrendo prodotti finiti, già pronti per la vendita al dettaglio. la concorrenza può offrire un prodotti simile, ma non può offrire l'originale "made in italy". se il sud si limiterà a fornire materia prima, che vale 1 (e che gli emergenti offrono a 0,5), rinunciando alla produzione del prodotto finito, che vale 10 (e che nessuno altro può avere), rinuncia in partenza al valore aggiunto, 9. Ma in quel 9 c'è tanto lavoro per la gente del sud.



      quindi l'ottimo Ruffolo dovrebbe aggiungere in quell'elenco anche la qualificazione dell'offerta, che passa attraverso la valorizzazione delle tradizioni e del territorio. qualità, qualità, qualità.



      l'italia dispone di molti imprenditori che hanno superato quel guado.

    1. Tao 24 luglio 2010

      Sono di origini centronordiche, altrimenti questo è ciò che direi a miei parenti residenti nel Sud.

      Scappate dal Sud. Andatevene. Sbarcate dalla nave che affonda: non c'è più speranza, non c'è più soluzione. Il Meridione d'Italia, da sempre nelle difficoltà, è definitivamente abbandonato a se stesso. Ricordate Ferrini e il muro di Ancona? Non è un muro, è un fossato, è uno scavo profondo che serve a tagliarvi via, a lasciarvi alla deriva nel Mediterraneo senza alcuna destinazione, come un barcone di migranti.

      Il Sud non interessa più, neppure a chi era solito mangiarci sopra. E' terra di nessuno, è far west. I neonati muoiono (http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/19/news/reparto_chiuso_niente_ambulanza_muore_una_neonata_a_cagliari-5671305/?ref=HRER2-1) negli ospedali, perché se si taglia la sanità si taglia al Sud, e quel poco che rimane è spazio colonizzato da incapaci raccomandati e figli di papà. La gente muore di tumore, a chi frega qualcosa? I rifiuti tossici bisogna pur smaltirli, ed è meglio portarli al Sud che sparpagliarli tutti in giro, così crepano solo loro. Una discarica di veleni a cielo aperto, nei campi coltivati, negli orti, nell'acqua, nel cibo. Andatevene, finché siete in tempo.

      E poi inceneritori, raffinerie ed estrazione di petrolio, cemento, calcestruzzo, chimica, il peggiore schifo industriale tutto al Sud, perché "porta lavoro", ehhh, si sa che sono disposti anche a crepare per quattro posti di lavoro malpagati. Devastazione del territorio ovunque, anche nei paradisi naturali, chissenefrega del turismo, tanto i turisti col cavolo che vengono in vacanza in questo inferno.

      E la mafia, la camorra, la ndrangheta in doppio petto, i traffici illegali di droga, soldi, monnezza, le connivenze politiche ormai alla luce del sole, risapute, scontate. Come vivere in una dittatura, comandano i banditi e gli altri tutti zitti o sono guai. Dov'è la democrazia, al Sud? E' mai esistita? Ne sanno qualcosa?

      E poi le massonerie, le associazioni, i clan, gli amici degli amici, si sono presi tutto e decidono tutto loro, la Polizia non conta, la magistratura o è complice o finisce vittima, lo Stato assente o incistato perfettamente nel bubbone, terra di nessuno abitata da impotenti fantasmi.

      Cosa c'è di nuovo in tutto ciò, direte voi? La crisi sistemica, ecco cosa c'è di nuovo. Non ce n'è più per tutti, e da qualche parte bisogna tagliare. Il Sud sarà completamente abbandonato e lasciato a chi lo ha sempre gestito, ma stavolta con mano completamente libera. Libera di distruggere e di ammazzare, per via più o meno diretta. E come in Florida e in Louisiana scappano dalla marea nera, che uccide uomini e cani e campi, scappate dal Sud, prima di ritrovarvi in trappola quando sarà troppo tardi.

      Debora Billi

      Fonte: http://crisis.blogosfere.it/

      Link: http://crisis.blogosfere.it/2010/07/scappate-dal-sud.html

      19.07.2010

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