UNA DATA FINALE? (NOTE SPARSE SUL FUTURO NUCLEARE CHE CI PREPARANO)

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI GIULIETTO CHIESA

megachip.info

Se esistiamo è perché il livello di radioattività alla superficie della terra è compatibile con noi. Per meglio dire noi, esseri umani e esseri viventi in generale, siamo nati compatibili con un determinato livello radioattivo. Il fatto è che noi umani abbiamo esteso la tavola di Mendeleev, aggiungendo altri elementi, tutti variamente radioattivi. Poi abbiamo fatto anche di peggio, creando centinaia di sostanze che in natura non esistono, molecole che la natura non riconosce. Come tali queste sostanze, che continuiamo a immettere nella natura, non possono essere riciclate, perché la natura ricicla se stessa e non prevede le nostre follie.

Dunque resteranno per sempre, fino a che soffocheranno l'ecosistema.

Se non si tiene presente questi “dettagli” la discussione sul nucleare non ha molto senso e rischia di avere poca efficacia, o di ridursi a una questione di economia, o di energia. Non è così.

Coloro che continuano a sostenere il nucleare, nonostante Fukushima, non provano paura. Noi, invece, dobbiamo in certo qual senso alzare il livello di paura. Lo affermo con decisione, pur sapendo che la paura è un sentimento, una emozione, e in genere non aiuta a prendere decisioni razionali. Cercherò tuttavia di dare un contributo all'innalzamento della paura perché temo che sia l'unico modo per aumentare le possibilità di sopravvivenza.

Il 12-13 giugno, per esempio, in Italia si dovrebbe votare un referendum per abrogare la legge che sintetizza il programma nucleare del governo Berlusconi: un programma che prevede la costruzione di alcune centrali nucleari sul territorio italiano.

Ho messo il condizionale “si dovrebbe”, perchè al momento in cui scrivo queste righe il governo, temendo di perdere il referendum – che cancellerebbe ogni programma nucleare italiano per i prossimi decenni, cioè per sempre – ha cominciato una ritirata tattica che potrebbe (ma non è sicuro) far cancellare lo stesso referendum con una decisione della Corte di Cassazione. In realtà questa manovra del governo non significa affatto una rinuncia al nucleare. Lo dicono gli stessi ministri: noi restiamo di quell'idea, ma, alla luce degli eventi di Fukushima, riteniamo sia necessaria una “pausa di riflessione”. Già questo dice il livello di irresponsabilità con cui si prendono decisioni di portata epocale. Se c'era bisogno di una “pausa di riflessione”, ciò significa che avete preso una decisione senza avere riflettuto abbastanza. Ma queste sono questioni italiane, di un paese allo sbando. Il loro piano è di lasciar passare l'emozione, e poi, quando essa si sarà smorzata, con il tempo, tornare alla carica con un nuovo progetto nucleare appena appena modificato per non dare nell'occhio.

C'è di peggio in realtà. Il governo ritira il nucleare perché teme che questo argomento, da solo, potrebbe trascinare al voto gli italiani anche sugli altri tre referendum che pendono suo capo. Due di essi sono contro la privatizzazione dell'acqua, il quarto – per Berlusconi esiziale – concerne l'abrogazione del cosiddetto “legittimo impedimento”, cioè la possibilità attuale del premier di sottrarsi al giudizio dei tribunali che lo stanno giudicando in ben quattro processi penali. Ovvio che l'opinione della grande maggioranza della popolazione è ostile al nucleare italiano, come lo era nel 1986, subito dopo Chernobyl. Molto di più dopo Fukushima. Da qui la manovra di ritirata tattica dal nucleare. E queste, di nuovo, sono questioni italiane, di un paese che è stato occupato con la frode da un esercito di lanzichenecchi, che hanno a cuore solo il potere e il portafoglio, entrambi propri. In realtà tutti e quattro i referendum, in particolare, oltre al nucleare, anche il pronunciamento popolare contro la privatizzazione dell'acqua, sono tutti diritti del popolo italiano. Tentare di cancellarli è un vero e proprio attentato alla democrazia. E io sono certo che questo moltiplicherà le energie di milioni di attivisti e di cittadini per difendere appunto la democrazia.

La paura del nucleare, dunque, già esiste in Italia. Ma bisogna – come ho detto – estenderla a tutta l'Europa e al mondo intero. Un referendum in cui 50 milioni di italiani, cioè di europei, rifiutano per sempre l'energia prodotta dalle centrali nucleari, sarebbe un segnale – politico e culturale - europeo e mondiale. Dunque bisogna insistere segnalando i pericoli con tutta la forza di cui disponiamo.

Puntando sul primo elemento che ormai emerge con assoluta evidenza: non esistono centrali atomiche sicure. Le tredici centrali atomiche costruite sulle coste giapponesi dell'Oceano Pacifico erano state progettate per resistere a terremoti fino al 7° grado della scala Richter e a corrispondenti tsunami. Si è registrato invece un terremoto del 9° grado. E almeno cinque di queste centrali sono andate in tilt. Delle altre poco si sa al momento. L'unica cosa certa è che l'informazione che il mondo ha ricevuto è microscopica, mentre la catastrofe è stata immensa e le conseguenze produrranno, con alta probabilità, centinaia di migliaia di morti per irradiazione.

Solo che noi non vedremo le cifre di questa immane ecatombe, perché queste morti saranno diluite nel tempo e si cercherà comunque di nascondercele.

Adesso ci dicono, in Italia e altrove, che si tratterà di progettare meglio, di aumentare i “livelli di sicurezza”, di moltiplicarli. Ma la domanda che rimane aperta – una delle cento domande insormontabili - è questa: cosa ne sappiamo del futuro? Qual'è la magnitudo del prossimo terremoto? O l'altezza dell'onda del prossimo tsunami? Cento anni fa nessuno avrebbe potuto nemmeno immaginare l'esistenza di una centrale nucleare. Tra cento anni questi impianti saranno ancora lì, a inquinare il pianeta, loro o i loro successori.

E noi, che stiamo già turbando tutti gli equilibri del nostro ecosistema, come potremo prevedere quale sarà il livello delle catastrofi che produrremo? Cosa produrrà ad esempio, il riscaldamento climatico che noi stiamo attivamente alimentando con una sviluppo insensato? Che rapporto esiste tra lo scioglimento delle calotte polari e la frequenza e l'intensità dei terremoti? Solo che una catastrofe naturale la si può “parare”, seppure spendendo molti denari, e con qualche migliaio di morti per volta. Ma una catastrofe atomica potrebbe essere irreparabile. Per tutti. E in ognuno dei secoli futuri nei quali non possiamo guardare. Questa è la differenza.

In questo dibattito molti sembrano non rendersi conto di questo “dettaglio”. Per esempio quelli che dicevano: perché preoccuparsi di qualche nuova centrale nucleare in Italia quando, appena passata la frontiera, in Francia ce ne sono decine? E in Europa altre decine. Appunto: una catastrofe atomica in Francia sarebbe immediatamente esportata in Italia e in Europa. Chernobyl fu esattamente questo e tutta l'Europa fu investita perché un solo blocco della centrale andò in avaria e il suo nocciolo si fuse (e resta sepolto, in fusione, ancora oggi). Ma vi pare questa una buona ragione per moltiplicare le centrali, cioè i rischi?

Quello che pochi sanno è che le cifre dei rischi nucleari in tempo di pace sono assai più alte di quanto ci sia stato detto. Recentemente (New York Times, 13 aprile 2011) un ricercatore americano, il fisico Thomas Cochran del Natural Resources Defense Council, ha fatto uno studio molto accurato dal quale risulta, sulla base dei dati raccolti a partire dal primo “meltdown” (fusione del nocciolo) avvenuto nel 1957, che, “con 439 reattori ora operanti in tutto il mondo, ogni tre anni in media si verifica statisticamente un incidente nel nocciolo di un reattore”.

Una cifra agghiacciante.

Ma i sostenitori del nucleare ci parlano delle centrali della terza generazione, che sarebbero la panacea di tutti i mali, e cercano di tranquillizzarci. Ci dicono che anche se l'uranio non è infinito, come tutte le cose di questa terra, qualche genio ha inventato i reattori autofertilizzanti, (breeder reactor) che producono altro combustibile nucleare mentre lavorano per produrre calore. Qualcosa di molto simile al moto perpetuo. Evviva. Dunque avremo combustibile per la fissione, e per sempre.

Vero? Falso? Se guardi dentro questo vaso di Pandora ti verranno i brividi. Tanto per cominciare i reattori breeder erano già stati inventati negli anni '70, simultaneamente in molti paesi, tra cui Giappone, Stati Uniti, Unione Sovietica, China, Gran Bretagna, Francia, Germania. Sfortunatamente furono abbandonati perché i problemi che creavano e i pericoli che implicavano erano troppo grandi. Adesso ce ne sono due in costruzione, in Francia e in Finlandia. La entrata in funzione del primo è stata bloccata tre volte dalla stessa autorità di sorveglianza francese per la sua attuale, persistente pericolosità. Il secondo, in Finlandia, doveva essere concluso tra anni or sono, ma ancora non lo è, mentre i costi, specie assicurativi, diventano astronomici. La ragione è semplice: i rischi sono enormi e le assicurazioni lo sanno. Non lo sa la gente.

Ora, purtroppo, una qualunque ipotesi di sviluppo del nucleare comporta la costruzione di reattori breeder, perchè l'uranio a disposizione, per quanto ce ne sia non poco nella crosta terrestre, non è e non sarà sufficiente per risolvere i problemi energetici del pianeta agli attuali ritmi di crescita della domanda energetica. I depositi naturali utilizzabili a costi praticamente sostenibili basterebbero per 80 anni circa con l'attuale numero di reattori in funzione. Se raddoppiassero (dio ci salvi) scenderemmo a 40 anni. Ma allora l'uranio sarebbe sufficiente, sì e no, per nutrire le attuali centrali. Niente da fare.

Allora vediamo come è fatta la materia. L'uranio naturale contiene 140 atomi dell'isotopo uranio 238 per ogni atomo di uranio 235. I reattori nucleari funzionano con uranio 235. Quindi per avere combustibile utilizzabile bisogna arricchirne il contenuto di uranio 235. Fino al 2-4%. Per avere un'idea, il reattore di Chernobyl usava uranio 235 arricchito all'1,8%. Si produsse una esplosione nucleare, che fu piccola proprio per la bassa percentuale di arricchimento. Questa è roba nota ormai anche all'uomo della strada che ha letto qualche cosa.

Ma cosa fa un breeder reactor? Produce come “scarto” di lavorazione il plutonio 239, buono anch'esso come combustibile nucleare. Inoltre, sempre come effetto della creatività umana, si è scoperto che gli stessi breeder possono convertire il torio in uranio 233, anch'esso utilizzabile come combustibile. E il torio è in natura cinque volte più abbondante dell'uranio.

Fin qui siamo nel paese delle meraviglie. C'è solo un problema: che sia il plutonio 239, che l'uranio 233 “lavorano”, cioè si scindono nella fissione, a temperature molto superiori a quella delle attuali centrali, che sono raffreddate ad acqua.

L'acqua che viene usata nei reattori attuali è moltissima, perché deve raffreddare continuamente un nocciolo che produce vapore a circa 400 gradi. Ma non è sufficiente per raffreddare i breeder. Dunque si deve lavorare ad alte temperature. Per raffreddare il nocciolo si deve dunque usare sodio liquido o litio liquido. Cioè ci vuole un circuito di raffreddamento molto più delicato e molto più pericoloso, perché il sodio e il litio liquidi esplodono quando vengono a contatto con l'acqua o con l'aria. Ma a loro volta questi due metalli liquidi, che escono roventi dal nocciolo dopo averlo raffreddato, devono essere raffreddati prima di rientrare nel nocciolo. E non c'è altro sistema che immergere queste condutture - rigorosamente sigillate, è ovvio - nell'acqua di mare. Basterebbe una microscopica perdita per provocare esplosioni devastanti.

Ma sarebbero esplosioni come quella di Chernobyl? Purtroppo per noi tutti la risposta è negativa. Perché i breeders usano combustibile assai più arricchito: siamo a livelli del 15-30%, e qualche volta anche 50 o 60% , di un mix di uranio 235, uranio 233, plutonio 239. Un incidente anche minimo in un reattore di questo tipo potrebbe provocare una detonazione nucleare tale da vaporizzare l'intero reattore. Data l'alta concentrazione del combustibile, gli effetti anche di una sola detonazione di questo genere sarebbero letali non più a livello di un paese, ma di interi continenti.

L'ipotesi, come ben si capisce, fa correre brividi lungo la schiena. Il fatto è che per esempio l'India sta già costruendo un reattore breeder da 500 megawatt a Kalpakkam sulla costa di Tamil Nadu. E progetta di costruirne per 600 gigawatts (cioè 1200 reattori di questo tipo). Scriveva recentemente Risto Isomaki scrittore e ambientalista finlandese (da cui ho tratto queste cifre) che, un programma di questo genere – poiché questi reattori devono essere costruiti in riva al mare, come quelli di Fukushima – equivarrebbe alla scrittura della dichiarazione di estinzione del genere umano. Con la data in bianco. Corrispondente a quella del primo tsunami-gigante che capiterà.

E ora un'ultima considerazione. Stiamo parlando di tempi di pace. Proviamo ora a immaginare una guerra. Vi sembra fuori tema? A me non pare, perché, al contrario, tutto dimostra che i pericoli di guerra stanno aumentando. Ma facciamo uno sforzo tutti insieme. La prima e la seconda guerra mondiale avvennero senza atomo. Hiroshima e Nagasaki non furono decisive. La prossima potrebbe vedere impegnate le armi atomiche. Ma non è necessario neppure fare questa ipotesi. Esistono già adesso 439 armi atomiche, pronte a saltare in aria se opportunamente bombardate. Se, tra qualche decennio, avremo i breeder sparsi per il mondo, saranno armi letali, perfino più letali di una testata nucleare, da far esplodere all'interno di ciascun paese belligerante. Mine che ciascuno avrà messo dentro la propria casa.

Ecco perché la lotta contro la cosiddetta energia nucleare pacifica deve diventare una lotta mondiale.

Giulietto Chiesa

Fonte: www.megachip.info

Link: http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/6049-una-data-finale-note-sparse.html

25.04.2011

Commenti (47)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 7 caricati
    1. castigo 26 aprile 2011

      lui si è spiegato, perché non lo fai pure tu??

    1. NerOscuro 26 aprile 2011

      L'unico problema del tuo bellissimo reattore al torio è la necessità di costruirci accanto un sincrotrone. A prezzi modici.

    1. lucamartinelli 26 aprile 2011

      altro che bestemmiare. Siamo al peggio, caro amico. perche' non da' una occhiatina ai dati di morbilita' tumorale di Brescia? Siamo, anzi sono, a 6-7 volte la media nazionale. A parte lo spreco di risorse riciclabili, come dice Alberto. Non è vero che l'energia importata dall'estero è carissima. E' il contrario, costa pochissimo, tranne un contratto di anni fa con la Svizzera su cui ci sono dubbi di truffa. Poi l'Enel fa la cresta e noi paghiamo. siccome mi piace anche proporre dopo aver contestato le proposte altrui le dico cosa si puo' fare per tagliare la testa a tutti i tori. Se è vero che il 50% del consumo energetico è per illuminazione (pubblica e privata, ovviamente) si potrebbe risparmiare l'80% di questo 50 illuminando a LED. I led di potenza esistono gia' e addirittura con tonalita' diverse dal bianco. Le gallerie del tratto A9 Como-Chiasso sono illuminate a Led. Quindi tutti a Led, per legge, e per 20 anni viviamo del risparmio. Che le sembra?. P.S. sto aspettando la mail di uno storico, mio amico, a proposito di Zukov capo di stato maggiore dell'Armata Rossa, che come ricordera' il sottoscritto nega sia mai stato.

    1. Longoni 26 aprile 2011

      Leggere un po quel che scrive Rubbia non nuocerebbe. In Cina sembra che abbiano già iniziato a leggerlo per bene. Con buona pace di Giulietto.

    1. AlbertoConti 26 aprile 2011

      Stai bestemmiando! Cancrovalorizzatore per distruggere materia prima e risolvere il problema energetico, con un "efficienza" termodinamica prossima a zero! Le soluzioni vere esistono già, ma con chi sragiona con la testa del mainstream non arriveranno mai! Primo, taglio degli sprechi inutili, anzi gravemente nocivi, come gli edifici anni '70 '80 '90 '00 fatti di cemento armato e mattoni forati, secondo solare, solare e ancora solare!

    1. vic 25 aprile 2011

      Ah Giulietto, che delusione!

      Ragioni come un troglodita, perche' quel nucleare li', quello di cui parli tu, e' un nucleare da eta' della pietra atomica, cioe' e' un nucleare fermo ai tempi di Fermi.

      Adesso ti spiego perche' stai prendendo una cantonata colossale. Essenzialmente per tre motivi. Uno diciamo cosi' scientifico-filosofico e due prettamente tecnici.

      L'energia che puo' liberare un nucleo atomico e' dell'ordine dei megaElettronVolt o MeV. Quella liberata da una reazione chimica, dunque da una fiamma, da un'esplosione nel motore a scoppio, eccetera eccetera, e' dell'ordine dell'eV. Niente Mega, cioe' 1000 volte meno! Prova a togliere 1000 volte la potenza alla tua auto poi mi dici dove vai! Te lo dico io: non vai da nessuna parte perche' non ce la fai a superare l'attrito.
      Dunque scartare a priori lo sfruttamento dell'energia insita nel nucleo atomico e' abbastanza da polli. Anzi no, poi ti spiego perche' i polli sono piu' furbi di te, o Giulietto. Avendo a disposizione due animali da tiro per tirare un carretto carico di sacchi di patate, poniamo un topolino ed un cavallo, tu quale sceglieresti? Stiamo parlando di una scelta di questo tipo.

      Ho capito, stai calmo, non tiriamo in ballo le radiazioni, le scorie e tutto il contorno tipico del nucleare troglodita. Stiamo parlando di nucleare in genere, ok! Con vista verso il nucleare di domani, sempre che non si facciano scelte peggio di quelle fatte dai polli.

      Facciamo un passo per volta. Passin passetto spero di convincerti.
      Primo passo: niente reattori all'uranio! E' questo che tu propugni, quindi usala bene la lingua, non dire in modo generico niente nucleare se non capisci un tubo di nucleare! Be', ti consolo subito, neanche i cosiddetti esperti in nucleare capiscono veramente molto di nucleare, la maggioranza di costoro e' ferma al suddetto trogloditismo nucleare. Al massimo propongono terze e quarte generazioni, ma sempre di uranio parlano o come hai capito anche tu, ancor peggio tirano in ballo il plutonio, elemento sconosciuto in natura.
      Il primo passo del ragionamento e': niente uranio arricchito! Cio' significa molte cose: niente quantita' pazzesca di uranio impoverito che viene buttato via, lo sai beinissimo come; niente scorie praticamente perenni che nessuno sa ancora di preciso dove e come immagazzinare.
      Be', mi dici, stiamo dicendo la stessa cosa!
      Eh no, tu ti fermi, io invece continuo con il ragionamento e dico: si puo' usare un combustibile nucleare molto migliore dell'uranio, molto meno raro, di cui dispongono praticamente tutti, anche il papa che ci sta letteralmente seduto sopra. Si tratta del torio.
      I reattori al torio, quelli su cui voglio attirare la tua attenzione, sono di tipo diversissimo dai reattori all'uranio arricchito. Innanzitutto sono molto piccoli, non occorre costruirci attorno una cattedrale. Funzionano con un nucleo di sali liquidi a pressione ambiente. Sono i sali stessi che fanno da moderatore in caso di problema tipo Fukushima, per cui il reattore si spegne da solo senza bisogno di pompe attive che pompano acqua in quantita' pazzesca.
      Inoltre non ci sono scarti minerali, per dirla in modo comprensibile zero torio impoverito. Tutto, proprio tutto il torio viene consumato nel reattore e trasformato in xenon, rodio e altri elementi ben piu' docili del plutonio. Elementi che se inizialmente radioattivi decadono in poche ore e diventano "normali". Quelli piu' tenaci, che sono un'esigua minoranza hanno un tempo di dimezzamento dell'ordine dei cent'anni. Cosa vuoi che sia in confronto ai miliardi di anni delle scorie da uranio arricchito!
      Tu che non sei sprovveduto, sai benissimo che lo xenon, unico gas che si sviluppa in quantita' nel reattore al torio di tipo LFTR, e' un gas nobile, dunque chimicamente inerte, dunque non esplosivo, dunque infinitamente piu' sicuro dell'idrogeno che ha fatto boum boum a Fukushima.
      Il bello del torio e' questo: i militari non sanno che farsene!
      Tenendo presente la sua diffusione abbondante nelle rocce, ce n'e' per migliaia di anni. Tempo sufficiente per trovare una conveniente soluzione nucleare vera, cioe' del nucleare di domani: LENR

      LENR, che e'? Una sigla di uno schieramento politico sommerso, mi chiedi.
      Uhm, in un certo senso si'. E' l'acronimo che sta per Low Energy Nuclear Reactions, cioe' reazioni nucleari a bassa energia. Dai che l'hai capito, si tratta di quei processi che volgarmente vengono chiamati, un po' impropriamente, di fusione fredda.

      Giulietto, tu lo sai bene che i media ne combinano di tutti i colori, ci vendono sovente lucciole per lanterne. Be', e' successo anche con la fusione fredda. C'hanno dato ad intendere che non funzionasse, che Fleischmann e Pons erano dei cialtroni , ecc. ecc.
      Sorpresa!
      Dei gruppetti di tenaci ricercatori non hanno mai mollato, sono passati un paio di decenni e voila' la grande notizia: le LENR sono industrializzabili. Un tizio ha inventato un aggeggio che scalda casina per un anno intero, costa 2mila euro e consuma un nonnulla: 300W in entrata di energia elettrica per ottenere 12mila W d'energia calorica. Zero radiazioni, un po' d'idrogeno e qualche etto di polverina di nichel all'anno. Ah l'aggeggio e' talmente piccolo che lo puoi mettere su un tavolino. Siccome l'inventore, chiamiamolo signor Rossi, e' assai intraprendente, per la fine dell'anno fara' una bella dimostrazione in Florida mettendo assieme 100 di questi aggeggi: 100 x 12kW = 1.2 MegaWatt. Radiazioni sempre zero. Scorie radioattive zero. Consumo elettrico quel tanto che occorre per far funzionare l'elettronica di controllo.

      Pssst Giulietto, non pensi che questo signor Rossi sia degno di stima come perlomeno il signor Marconi o meglio il signor Tesla o il signor Watt?

      Dire ad un inventore cosi' no al nucleare e' come insultare lui, sua mamma, sua nonna, suo nonno e tutta la famiglia umana. Non credi Giulietto?

      Allora modifica lo slogan: "niente reattori all'uranio arricchito" invece di quello slogan obsoleto e francamente da ignoranti che strilla "niente nucleare".

      Ne riparleremo qui su CDC. Riflettici.

      Con stima
      V.

      -- PS --
      Ho dimenticato il dettaglio del pollo.

      Queste reazioni nucleari a bassa energia, in pratica delle trasmutazioni da un elemento ad un altro contiguo nella tavola periodica, avvengono anche in natura. E' un trucco adottato dalle galline quando nel loro nutrimento c'e' troppo poco calcio. Che fa la gallina, nota moglie del pollo? Nel suo corpicino mette in azione delle trasmutazioni nucleari che trasformano il potassio in calcio e voila' che la nostra furba gallina puo' fare l'uovo come Dio comanda, cioe' col guscio, benche' nel nutrimento non vi sia traccia di calcio.
      L'esempio della gallina e' uno dei tanti, ve ne sono anche nel mondo vegetale. La faccenda e' che gli studiosi di queste cose, come capirai, sono piuttosto rari, non essendo i processi di interesse militare.
      Sperimentalmente sono stati constatati. E' la teoria che arranca.

      Nel caso delle LENR non e' che manchi la teoria, al contrario ce ne sono troppe e nessuno ha per ora idea di quale sia quella giusta. Come mai? Per via che gli sperimentatori (rari) e i teorici (rarissimi) di queste cose camminano su sentieri diversi (per ora).

    1. Albert_Wesker 25 aprile 2011

      Il ragionamento di Chiesa e' ineccepibile dal punto di vista teorico ma
      ha una piccola pecca dal punto di vista pratico:come molti di coloro
      che giustamente si oppongono al nucleare non fornisce una valida
      alternativa che poi e' il nocciolo della questione.L' Italia importa circa
      la meta' del suo fabbisogno energetico dall'estero pagandolo a prezzo
      carissimo e questo e' il motivo per cui ci troviamo bollette sempre cosi'
      salate.Cosa vogliamo fare per tentare di ovviare a questo spreco di
      denaro nonche' di dipendenza dall'estero?Una via credo percorribile
      sarebbe quella di creare altri termovalorizzatori come quello di Brescia,uno dei piu' grandi d'Europa che smaltisce quasi 800 000
      tonnellate di rifiuti all'anno e che da solo fornisce circa un terzo dell'energia elettrica per la citta' i cui abitanti pagano infatti bollette
      piu' basse rispetto alle citta' limitrofe.

Visualizzati 7 di 47 commenti approvati.