UN REFERENDUM PER IL DEFAULT

UN REFERENDUM PER IL DEFAULT

DI URIEL

wolfstep.cc

Le ridicole vicende greche hanno fatto distogliere l'attenzione su quanto accaduto in un altro paese, che e' l'Islanda. Come ricorderete, l' Islanda aveva scommesso molto sulla finanza di carta e al botto del credit crunch si era trovata sovraesposta e i cittadini pieni di debiti. Ma non solo: una delle loro banche, che di fatto pesa sul governo, era esposta finanziariamente in maniera enorme.

Quello che e' successo e' che inglesi e olandesi , ovvero i loro finanzieri, si sono presentati a battere cassa, pretendendo che dopo aver causato i disastri che ben conosciamo gli islandesi li finanziassero anche , come se il disastro fosse stato un'operazione in attivo.

Il primo ministro del luogo a quanto pare si e' rifiutato di sbattere sul lastrico la popolazione islandese, e ha convocato un referendum, che ha vinto con percentuali bulgare.

In pratica, l'Islanda ha dichiarato default, e lo ha fatto con uno strumento democratico, che e' il referendum. Questo atto probabilmente li portera' fuori dall' FMI (beati loro) e potrebbe , come dice l'articolo, creare dei problemi al loro accesso nella UE.



Ma non e' qui il punto: il punto e' che a loro e' accaduto quanto accadde al Dubai. Non appena il governo dichiara default, i finanzieri si precipitano a trattare, e si accordano per una restituzione molto limitata dei soldi.



Cosa significa?

Se lo facessimo in italia, cosa che auspico da sempre, e annunciassimo che il governo NON paghera' il debito pubblico, non succederebbe quanto accaduto in Argentina (ove la crisi che e' seguita e' stata dovuta ad ALTRI fattori e il default e' stato semmai una conseguenza) , succederebbe esattamente la stessa cosa: i contraenti del debito si presenterebbero a Roma a cercare un accordo , e probabilmente ci troveremmo a restituire si e no il 20% dei soldi, solo avendo un governo che faccia la voce dura, o che non abbia scelta (Solo il 13% e' allocato ai cittadini. Il resto sono banche. Piu' del 50% e' all'estero).



Lo strumento del referendum, in effetti, e' micidiale. Il debito pubblico in se', non essendo materia fiscale, non e' compreso nella norma costituzionale che vieta referendum sulla politica fiscale. Cosi' , e' possibile anche in Italia organizzare un referendum che proponga al governo di NON pagare il debito pubblico. Una volta fatto il referendum, comunque lo gestisca il governo, il debito pubblico e' esaurito.



Faccio presente che una volta fatto il referendum, non ci sarebbe bisogno di aspettare le sue conseguenze, perche' il rischio sara' cosi' alto che gli investitori abbandonerebbero in massa i titoli di stato, o comprerebbero quantita' enormi di CDS, ammesso che qualcuno glieli venda ad un prezzo decente , cosa che non e'.



Cosi', e' possibile portare il paese al default in maniera democratica.



Occorre che qualcuno, lavorando con un basso profilo, costituisca un comitato per il referendum contro il debito. Diciamo un referendum che, di punto in bianco, ridimensioni il deficit al 20% del suo valore attuale.



Questo deve essere fatto in sordina, quasi per passaparola, senza troppa pubblicita' sui giornali, solo coi banchetti per le strade. In caso arrivi un giornalista, si fugge o si risponde "no comment".



Poi si presenta il referendum alla consulta, e si aspetta che venga dichiarato attuabile. Una volta che la notizia finisca sui giornali, DI FATTO il referendum avrebbe aumentato il rischio cosi' tanto che tutti molleranno l'osso e si precipiteranno a trattare.



Cioe', il default e' dichiarato nel momento stesso nel quale e' ufficiale che potresti anche farlo; l'esito referendario e' quasi irrilevante.



La cosa sulla quale vorrei essere chiaro e' che non-succede-nulla. Come nel caso greco, come nel caso di Dubai, come nel caso islandese, a quel punto iniziano trattative su come gestire la cosa. Sapete perche'?



Perche' di fatto la finanza e' considerata molto piu' potente di quanto non sia in effetti. Sinora il finanziere ti ha detto "se il governo non fa come dico io, allora ritiro gli investimenti e il tuo paese fara' la fame". Davvero? Dimentichiamo pero' che se il tuo "investimento" consiste nella costruzione di una ferrovia, per dire, tu non ritiri proprio nulla. E anche se non fosse un investimento materiale, non e' che hai investito nel mio paese per farmi un favore: hai investito perche' ci guadagnavi, e se adesso non ci guadagnerai piu', ai tuoi azionisti non piacera'.



Morale della storia: persino stati relativamente piccoli quali il Dubai o l' Islanda possono sfidare la finanza, che quando lo stato alza la voce si presenta a coda bassa per trattare. Faccio presente che la somma dei debiti islandesi e' circa 11 volte il PIL, cioe' hanno un debito pubblico del 1100% del PIL.

In passato, l' FMI ha prestato un sacco di soldi all'Islanda, quasi 6 miliardi di euro, tramite le banche socie di Giappone e di alcuni stati scandinavi. Il problema e' che questo referendum forse mettera' l'islanda fuori dall' FMI, con il risultato che giapponesi e scandinavi rimarranno senza garanzie.(1)

Morale della storia: la finanza e' debole, e si piega molto piu' facilmente di quanto si creda, perche' in fondo lavora su convenzioni e leggi, che i governi sono chiamati a far rispettare. Se non vengono rispettati, semplicemente i finanzieri si presentano col cappello in mano a trattare.

Per cui, direi che se qualcuno vuole formare un comitato che raccolga firme per il default, puo' iniziare a rimboccarsi le maniche.

E no, non aspettatevi roba del genere da gente come Grillo, sanno solo fare ammuina.

Uriel

Fonte: www.wolfstep.cc

Link: http://www.wolfstep.cc/2010/03/un-referendum-per-il-default.html#more

7.03.2010

(1) Cosi' imparano. Il prestito nacque perche' i russi avanzarono l'offerta di un prestito da 4 miliardi di euro, potendo cosi' espandere l'area di influenza. L' FMI si mosse facendo una controfferta da 6 miliardi di euro, provenienti dalla banca centrale giapponese e da quelle scandinave.

VEDI ANCHE: CRISI GLOBALE: COME TI RICATTO IL POPOLO D’ISLANDA

Commenti (40)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. ericvonmaan 8 marzo 2010

      Si si hai ragione! Sono molto meglio i tuoi idoli banchieri privati che da 100 anni ci guidano con saggezza. W le banche centrali private! Affidiamoci a loro con fiducia, Essi ci salveranno.

    1. lucamartinelli 8 marzo 2010

      e chi è il furbo che ha ancora titoli di stato? sono carta straccia da anni. e da anni occorreva liberarsene. i risparmi vanno tenuti in casa, non in banca o in posta!!!!!!!!!!

    1. amensa 8 marzo 2010

      senti alberto, losai cosa è successo tutte le sante volte che lo stato si è messo a stampare soldi ?
      un breve esempio :
      Nel maggio del 1775 stava approntando i preparativi per la guerra contro la Gran Bretagna, il Congresso fu messo di fronte al dilemma di come finanziare e rifornire l'esercito che l'avrebbe combattuta.
      Invece di tassare i cittadini, si decise di ricorrere alla stampa di una moneta di carta, il Continental dollar, e di immetterla sul mercato, con la promessa di accettarlo in pagamento per eventuali tasse future.
      Si chiedeva infatti ai singoli stati di ricorrere alla tassazione per “ritirare dal mercato” quei certificati e dar modo così al Congresso di stamparne altri senza che questi si deprezzassero eccessivamente.
      Gli Stati, infatti, si guardarono bene dall'imporre nuove tasse e così i certificati rimasero in circolazione, deprezzandosi nei confronti dei “dollari di metallo” ogni giorno di più.
      Alla fine della guerra quel pezzo di carta emesso dallo Stato non valeva più nulla tanto che fu coniato il modo di dire “not worth a Continental” (non vale un Continental) per indicare un oggetto di scarsissimo valore.
      In tantissimi furono rovinati ma non tutti i contemporanei giudicarono l'operazione come un disastro. Per Benjamin Franklin, anzi, il Continental fu una “macchina meravigliosa” che pagò e tenne rifornito l'esercito, si pagò da solo attraverso il suo deprezzamento e funzionò come una tassa equa.
      Diciamo che fu una tassa pagata da chi li aveva incassati .

      A pochi anni di distanza, nel vecchio continente, si stava consumando la Grande Rivoluzione che ci ha tramandato i valori della libertà, uguaglianza e fraternità, accompagnati però dal Terrore di Stato e dalla moneta di carta straccia per eccellenza: l'assegnato.
      Si stamparono 400 milioni di assegnati nel 1790, poi altri 800, in un'escalation che portò, nel 1795, alla stampa di 33 miliardi di assegnati per coprire le spese statali. A quel punto l'assegnato aveva un potere d'acquisto che era solo più un seicentesimo di quello iniziale per cui si pensò di cambiare.
      Si introdusse un'altra moneta, il mandato, che nominalmente valeva 30 assegnati, e si ripartì con la spinta inflazionistica: nel giro di pochi mesi, da febbraio ad agosto del 1796, la nuova moneta era già scesa al 3% del suo valore iniziale.
      Ci pensò Napoleone Bonaparte a reinstaurare il sistema monetario metallico, intuendo che fosse più popolare e più saggio per lui depredare le nazioni conquistate invece dei suoi concittadini.

      Il campione indiscusso (con John Kennedy) dei sostenitori della moneta di Stato rimane però Abramo Lincoln con i suoi background-color: #FFFF80;">Greenbacks.
      Anche qui, nulla di nuovo sotto il sole: una guerra (stavolta civile) da combattere e la necessità di integrare le maggiori entrate garantite dalle nuove tasse e tariffe imposte, con ulteriore liquidità senza ricorrere a prestiti che avrebbero avuto condizioni molto svantaggiose.
      Invece di “andare per strada a chiedere prestiti,” tuonavano voci dai banchi del Congresso, “preferiamo affermare la dignità ed il potere del Governo di emettere le proprie banconote.”
      E così fu, dal febbraio 1862.
      150 milioni di banconote di valore legale per il pagamento di tutti i debiti privati, delle tasse e per l'acquisto di terra e... di titoli di stato.
      Le conseguenze furono quelle che ogni economista si aspetterebbe, portando alla scomparsa dalla circolazione delle monete metalliche, al deprezzamento dei background-color: #FFFF80;">Greenbacks e quindi, nel luglio dello stesso anno, ad una nuova emissione governativa: altri 150 milioni.
      Alla fine della guerra erano stati stampati più di 400 milioni di background-color: #FFFF80;">Greenbacks ed il cambio con il dollaro (metallico) era sceso dalla parità al 39%.

      L’ultimo esempio è quello offerto dalla repubblica di Weimar,che stampò marchi fino a che Il valore del Papiermark crollò da 4,2 per ogni Dollaro statunitense a 1.000.000 di marchi per Dollaro nell'agosto 1923 e a 4.200.000.000.000 per dollaro il 20 novembre. L'1 dicembre venne introdotta una nuova valuta con il tasso di cambio di 1.000.000.000.000 di vecchi marchi per 1 nuovo marco, il Rentenmark.

      ora credi che i nostri governanti siano meglio ?

    1. amensa 8 marzo 2010

      magari non dandogli più petrolio ?
      o quali generi alimentari ?
      ci si dimentica,nella foga dell'irresponsabilità, che dichiarare default conviene a chi è autonomo in tutto, cioè non ha bisogno di nessuno soprattutto per generi di prima necessità.
      in tal caso è e sarà sempre sotto ricatto !

    1. RobertoG 8 marzo 2010

      Mi sembra che l'articolo racconti un diverse balle.



      Non mi risulta affatto che il primo ministro islandese si sia rifiutato di rimborsare gli investitori esteri, ma anzi era stato proprio il governo che attraverso la legge Icesave aveva disposto i rimborsi per i risparmiatori anglo olandesi travolti dal default delle banche islandesi.

      Il referendum abrogativo di tale legge era stato indetto dal presidente Olafur Ragnar Grimsson che si era rifiutato di firmarla.



      Qui da noi che cosa dovremmo fare quindi, indire un referendum per abrogare il debito pubblico? Cosa sarebbe questo "debito pubblico" una legge? Non direi; semplicemente quando le varie tranches di titoli vanno in scadenza vengono rimborsate, così come per qualsiasi obbligazione.


      Tra l'altro il debito italiano è contratto per la maggior parte all'interno per cui sarebbe un'arma rivolta verso noi stessi. Non mi pare quindi una grande idea.



      Siamo già al terzo articolo in pochi giorni di questo fantasioso fregnacciaro. Come suol dirsi "non c'è due senza tre".

      Speriamo almeno che questo sia l'ultimo (almeno per un po').

    1. AlbertoConti 8 marzo 2010

      Per chi può consiglio un bel viaggetto turistico, mi han detto che son soldi spesi bene.

    1. AlbaKan 8 marzo 2010

      Un altro???????????.....ah...tu intendevi uno "buono"! ;) ;) ;)

    1. dragan 8 marzo 2010

      in qualche modo cercheranno di farla pagare cara agli islandesi. è importante sostenerli e mobilitarsi, nel modo in cui ognuno di noi può farlo.

    1. materialeresistente 8 marzo 2010

      Siamo sempre in attesa del golpe, intanto spara un altro po' di fesserie

    1. AlbertoConti 8 marzo 2010

      Sottoscrivo il commento di mche1e, e aggiungo: se è vero che il debito pubblico posseduto dal "piccolo" risparmiatore italiano è il 13% del totale, perchè non pagare solo questo una volta per tutte, con soldi stampati direttamente dallo stato, senza oneri aggiunti, e affanculo il restante 87%? Con soldi stampati dallo stato non intendo banconote in euro, ma un loro equivalente di fatto, ma che nella forma non infranga il trattato di Maastricht e seguenti. In quest'arte della "presa per il culo" i nostri governi sono maestri, non possono sbagliare! Visto che stiamo sognando aggiungo pure la ristatalizzazione delle banche e banchette.

    1. Pausania 8 marzo 2010

      Ormai le sparate di Wolfstep sono dappertutto. Strano che non proponga di fare un referendum per chiedere se bisogna contrarlo, il debito.


      Saranno contenti i detentori di Titoli di Stato, che perderanno i loro risparmi.

    1. miche1e 8 marzo 2010

      Uriel, mi deludi! Dopo l'articolo che dava la colpa ai giudici e non ai pasticci fatti dai litiganti del PdL per l'esclusione dalle liste a Roma e Milano, ecco un consiglio per un referendum impossibile.


      A me risulta che i referendum in Italia possano solo essere abrogativi, e non credo che esista una legge che dica, che so: "art. x: lo stato è tenuto a rimborsare i sui debiti..."
      Inoltre, pensare che la raccolta di firme per un referendum si possa fare in segreto, senza che i giornali lo vengano a sapere è anch'esso puerile.


      Infine, vorrei proprio vedere Grillo o Di Pietro, che come tutti i politici sono a caccia di voti, dire che i BOT vanno rimborsati al 20%! Perderebbero in un istante il 50% dei consensi!



      Intendiamoci, anch'io sono d'accordo che un governo italiano "con le pa..e" potrebbe (e dovrebbe) prendere per le pa..e i finanzieri internazionali, e azzerare o ridurre grandemente il suo debito. Ma una simile cosa potrebbe appunto solo farla un governo, e totalmente di sorpresa (e poi magari chiedere l'approvazione con un referendum confermativo).

    1. maristaurru 8 marzo 2010

      E perchè il "seguito di grillo" non l'ha fatta? Si son stancati a furia di slogan e scimmiottamenti? Uno sprechio di risorse nella zona di grillo, un contiouo bal, bla ed un nulla di fatto. Appena c'è da fare , da unirsi per qualcosa che potrebbe portare a dei risultati, al massimo si monta il palcoscenico , applausi , risate, e finisce lì. Una delusione enorme, il massimo ottenuto: quattro o 5 politicuzzi in più, forse, se non ho capito male e tanta gente che campa sopra al circo. Pareva servisse a svegliare le coscienze, così credevo, ma non è che si veda molto.

    1. Cornelia 8 marzo 2010

      Si sa quello che succede qui con le firme per i referendum "scomodi": le schiaffano in un cassetto a data da destinarsi.

      Mi stupisce che Uriel non consideri questi sistemini collaudati.

    1. osva 8 marzo 2010

      Ecco, finalmente qualcosa di serio da fare. Io ci sto. Parliamone il più possibile con tutti.
      Grillo? Grillo fece una battutina sul debito pubblico tanti anni fa, durante un suo spettacolo. Adesso che se lo sono "comprato" evita accuratamente il discorso signoraggio, finanza e debito pubblico.

    1. roberto4321 8 marzo 2010

      bell'articolo, condivido in pieno. Ora mi è anche più chiaro del perchè si stia cercando di far cadere il governo Berlusconi con ogni mezzo.... lui Tremonti e la Lega evidentemente non sono allineati agli interessi dei banchieri transnazionali e 1800 miliardi di debito non sono i 4 dell'Islanda. Per la lobby della finanza è quindi vitale imporci immediatamente un governicchio avente come ministro delle finanze uno fidato come Padoa Schioppa (ex di Goldman Sachs) oppure ancor meglio un bel governo tecnico presieduto da Draghi o Monti (altri due ex di Goldman Sachs) col quale somministrarci la cura "lacrime e sangue" non appena (entro breve) la situazione volgerà al peggio..

    1. AlbaKan 8 marzo 2010

      "Ai liberali, che non sono tutti usurai, domandiamo: perché gli usurai sono tutti liberali?"
      Ezra Pound docet!
    1. AlbaKan 8 marzo 2010

      "Quello che e' successo e' che inglesi e olandesi , ovvero i loro finanzieri, si sono presentati a battere cassa..."

      • "olandesi e inglesi"....mi ricordano all'incirca il 16% della BCE di cui sono proprietari....ma guarda che coincidenza...
      • E come se non bastasse arrivano i RICATTI del FMI....perchè il loro "aiuto" è non ci sarà nel caso in cui gli islandesi decidessero di non pagare il debito.
      • Speriamo che si rendano conto che sono in questa situazione è per colpa di questi criminali...BCE per prima!
    1. Eli 8 marzo 2010

      E chi potrebbe farlo, allora? Tremonti della cricca degli Illuminati? Il piduista Papy, che i soldi sa solo intascarli, ma di economia internazionale non capisce un tubo? Padoa Schioppa, che fa solo ciò che la Fratellanza vuole?
      Grillo, almeno, ha un seguito. E mi pare che una cosa del genere l'abbia già proposta.

    1. snypex 8 marzo 2010

      SAREBBE TROPPO BELLO, MA SIAMO GOVERNATI DA CAMERIERI DI BANCHIERI.

Visualizzati 20 di 40 commenti approvati.