UN REFERENDUM PER IL DEFAULT

UN REFERENDUM PER IL DEFAULT

DI URIEL

wolfstep.cc

Le ridicole vicende greche hanno fatto distogliere l'attenzione su quanto accaduto in un altro paese, che e' l'Islanda. Come ricorderete, l' Islanda aveva scommesso molto sulla finanza di carta e al botto del credit crunch si era trovata sovraesposta e i cittadini pieni di debiti. Ma non solo: una delle loro banche, che di fatto pesa sul governo, era esposta finanziariamente in maniera enorme.

Quello che e' successo e' che inglesi e olandesi , ovvero i loro finanzieri, si sono presentati a battere cassa, pretendendo che dopo aver causato i disastri che ben conosciamo gli islandesi li finanziassero anche , come se il disastro fosse stato un'operazione in attivo.

Il primo ministro del luogo a quanto pare si e' rifiutato di sbattere sul lastrico la popolazione islandese, e ha convocato un referendum, che ha vinto con percentuali bulgare.

In pratica, l'Islanda ha dichiarato default, e lo ha fatto con uno strumento democratico, che e' il referendum. Questo atto probabilmente li portera' fuori dall' FMI (beati loro) e potrebbe , come dice l'articolo, creare dei problemi al loro accesso nella UE.



Ma non e' qui il punto: il punto e' che a loro e' accaduto quanto accadde al Dubai. Non appena il governo dichiara default, i finanzieri si precipitano a trattare, e si accordano per una restituzione molto limitata dei soldi.



Cosa significa?

Se lo facessimo in italia, cosa che auspico da sempre, e annunciassimo che il governo NON paghera' il debito pubblico, non succederebbe quanto accaduto in Argentina (ove la crisi che e' seguita e' stata dovuta ad ALTRI fattori e il default e' stato semmai una conseguenza) , succederebbe esattamente la stessa cosa: i contraenti del debito si presenterebbero a Roma a cercare un accordo , e probabilmente ci troveremmo a restituire si e no il 20% dei soldi, solo avendo un governo che faccia la voce dura, o che non abbia scelta (Solo il 13% e' allocato ai cittadini. Il resto sono banche. Piu' del 50% e' all'estero).



Lo strumento del referendum, in effetti, e' micidiale. Il debito pubblico in se', non essendo materia fiscale, non e' compreso nella norma costituzionale che vieta referendum sulla politica fiscale. Cosi' , e' possibile anche in Italia organizzare un referendum che proponga al governo di NON pagare il debito pubblico. Una volta fatto il referendum, comunque lo gestisca il governo, il debito pubblico e' esaurito.



Faccio presente che una volta fatto il referendum, non ci sarebbe bisogno di aspettare le sue conseguenze, perche' il rischio sara' cosi' alto che gli investitori abbandonerebbero in massa i titoli di stato, o comprerebbero quantita' enormi di CDS, ammesso che qualcuno glieli venda ad un prezzo decente , cosa che non e'.



Cosi', e' possibile portare il paese al default in maniera democratica.



Occorre che qualcuno, lavorando con un basso profilo, costituisca un comitato per il referendum contro il debito. Diciamo un referendum che, di punto in bianco, ridimensioni il deficit al 20% del suo valore attuale.



Questo deve essere fatto in sordina, quasi per passaparola, senza troppa pubblicita' sui giornali, solo coi banchetti per le strade. In caso arrivi un giornalista, si fugge o si risponde "no comment".



Poi si presenta il referendum alla consulta, e si aspetta che venga dichiarato attuabile. Una volta che la notizia finisca sui giornali, DI FATTO il referendum avrebbe aumentato il rischio cosi' tanto che tutti molleranno l'osso e si precipiteranno a trattare.



Cioe', il default e' dichiarato nel momento stesso nel quale e' ufficiale che potresti anche farlo; l'esito referendario e' quasi irrilevante.



La cosa sulla quale vorrei essere chiaro e' che non-succede-nulla. Come nel caso greco, come nel caso di Dubai, come nel caso islandese, a quel punto iniziano trattative su come gestire la cosa. Sapete perche'?



Perche' di fatto la finanza e' considerata molto piu' potente di quanto non sia in effetti. Sinora il finanziere ti ha detto "se il governo non fa come dico io, allora ritiro gli investimenti e il tuo paese fara' la fame". Davvero? Dimentichiamo pero' che se il tuo "investimento" consiste nella costruzione di una ferrovia, per dire, tu non ritiri proprio nulla. E anche se non fosse un investimento materiale, non e' che hai investito nel mio paese per farmi un favore: hai investito perche' ci guadagnavi, e se adesso non ci guadagnerai piu', ai tuoi azionisti non piacera'.



Morale della storia: persino stati relativamente piccoli quali il Dubai o l' Islanda possono sfidare la finanza, che quando lo stato alza la voce si presenta a coda bassa per trattare. Faccio presente che la somma dei debiti islandesi e' circa 11 volte il PIL, cioe' hanno un debito pubblico del 1100% del PIL.

In passato, l' FMI ha prestato un sacco di soldi all'Islanda, quasi 6 miliardi di euro, tramite le banche socie di Giappone e di alcuni stati scandinavi. Il problema e' che questo referendum forse mettera' l'islanda fuori dall' FMI, con il risultato che giapponesi e scandinavi rimarranno senza garanzie.(1)

Morale della storia: la finanza e' debole, e si piega molto piu' facilmente di quanto si creda, perche' in fondo lavora su convenzioni e leggi, che i governi sono chiamati a far rispettare. Se non vengono rispettati, semplicemente i finanzieri si presentano col cappello in mano a trattare.

Per cui, direi che se qualcuno vuole formare un comitato che raccolga firme per il default, puo' iniziare a rimboccarsi le maniche.

E no, non aspettatevi roba del genere da gente come Grillo, sanno solo fare ammuina.

Uriel

Fonte: www.wolfstep.cc

Link: http://www.wolfstep.cc/2010/03/un-referendum-per-il-default.html#more

7.03.2010

(1) Cosi' imparano. Il prestito nacque perche' i russi avanzarono l'offerta di un prestito da 4 miliardi di euro, potendo cosi' espandere l'area di influenza. L' FMI si mosse facendo una controfferta da 6 miliardi di euro, provenienti dalla banca centrale giapponese e da quelle scandinave.

VEDI ANCHE: CRISI GLOBALE: COME TI RICATTO IL POPOLO D’ISLANDA

Commenti (40)

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    1. Tao 10 marzo 2010

      Il risultato del cosiddetto referendum “Icesave” non lascia adito a dubbi interpretativi. Il 92.3% dell’elettorato islandese ha sonoramente bocciato il nuovo disegno di legge, approvato dal parlamento il 30 Dicembre 2009, che prevedeva una restituzione dei “prestiti” britannici ed olandesi slegata dall’andamento economico del paese nei prossimi anni. Londra e l’Aia avevano unilateralmente risarcito i propri cittadini rimasti vittime del fallimento di Landsbanki e della sua banca online Icesave. Da allora, negoziati triangolari tra Islanda, Gran Bretagna ed Olanda si sono succeduti senza sosta: il Tesoro di Reykjavik ha sempre confermato la sua disponibilità a garantire le somme già versate da Londra e l’Aia. Il problema, piuttosto, ha riguardato il “quanto”, il “quando” ed il “come”.



      Nel mio articolo sulla vicenda ( www.eurasia-rivista.org/3301/lislanda-ed-il-referendum-icesave-previsioni-sul-risultato ), preannunciavo una bocciatura per l’Icesave II con un voto contrario pari al 53%. L’approccio elettorale utilizzato per elaborare la previsione, pur non essendo “statico” (venivano considerati, per esempio, i trend di consenso per ogni partito), si basava su diversi presupposti, diciamo così, “non-dinamici”. Due di questi, in particolare il fatto che l’affluenza alle urne fosse in linea con l’affluenza media delle consultazioni legislative ed il fatto che non succedessero eventi politici rilevanti nei giorni precedenti alla consultazione, non hanno trovato conferma.



      A poche ore dal voto, la dichiarazione del Primo Ministro Jóhanna Sigurðardóttir, secondo la quale il referendum sarebbe stato inutile poiché un nuovo accordo era già “sul tavolo”, ha avuto un effetto dirompente sull’elettorato. Molti elettori di centro-sinistra (e della sinistra estrema), teoricamente i più propensi a votare in favore dell’Icesave II, hanno disertato le urne (come, tra l’altro, lo stesso Primo Ministro): rispetto alle ultime elezioni politiche, l’affluenza è scesa dall’85% al 63%. Gli altri elettori di sinistra, preferendo seguire il Presidente socialdemocratico Ólafur Ragnar Grímsson (piuttosto che un premier che prima aveva voluto il nuovo disegno di legge, per poi rinnegarlo) e desiderando mandare un segnale forte all’intera comunità internazionale, hanno votato contro la nuova normativa Icesave.



      Occorre ora rispondere a due domande: che tipo di segnale ha voluto mandare il popolo islandese? E perché Jóhanna Sigurðardóttir, il primo capo dell’esecutivo nella storia islandese ad essere filo-europeo, ha lasciato mettere a rischio l’ingresso dell’Islanda nell’UE?



      Partiamo dalla seconda domanda. Non c’è dubbio, nonostante le rassicurazioni di Bruxelles, che il referendum di ieri abbia fortemente compromesso il cammino di Reykjavik verso l’Unione Europea. Altrettanto evidente è il fatto che di accordi sicuri “sul tavolo”, come li ha definiti Jóhanna Sigurðardóttir, non ve n’è traccia. Inoltre, quello ch’è certo, è che il Primo Ministro, ormai conscio di difendere una causa perdente (o, come ha testimoniato il mio articolo, a forte rischio di sconfitta), ha deciso di distanziarsi sempre più da quello stesso provvedimento votato poco prima in parlamento. Non è un caso che Jóhanna Sigurðardóttir abbia dichiarato, a qualche ora dal voto, che un eventuale esito negativo del referendum non avrebbe in alcun modo minato la stabilità del governo. Dunque, perdere una battaglia oggi per non perdere una guerra, la guerra per il controllo dell’esecutivo islandese. È da vedere se tale ragionamento sia corretto: le conseguenze politiche del referendum, in realtà, sono tutt’altro che prevedibili.



      Per quanto concerne invece il primo quesito, emerge chiaramente come il popolo islandese, oltre ad aver perso quasi totalmente la fiducia nei confronti della propria classe politica, abbia voluto mandare un chiaro segnale alla comunità internazionale: “non pagheremo noi gli errori delle nostre banche”, è stato lo slogan che ha accompagnato i cortei e le manifestazioni contro il nuovo disegno di legge Icesave. Certo, questo non è precisamente il messaggio che i politici islandesi hanno rivolto a Londra e l’Aia negli ultimi mesi: nella loro opinione, come già ricordato, in ballo non vi sarebbe il “se” pagare, ma il “quanto”, il “quando” ed il “come” pagare. In altre parole, l’Icesave II ha ricevuto una chiara bocciatura, ma non è detto che a futuri accordi, magari più favorevoli di questo, il popolo islandese non riservi (se consultato) lo stesso trattamento. Alcuni commentatori parlano d’irresponsabilità degli islandesi; in fondo, si dice, anche loro avevano beneficiato di questo capitalismo di carta, anche loro si erano comprati auto di grossa cilindrata e beni di lusso che mai erano stati visti prima nel paese. Può essere, ma questa è la democrazia. Ed è quantomeno curioso che nel giorno in cui i principali media nostrani celebrano le votazioni in Iraq e s’interrogano sullo stato della democrazia italiana, gli stessi media facciano passare uno storico pronunciamento di una democrazia come l’Islanda in secondo o, sempre se va bene, terzo piano. Esistono forse momenti nei quali è lecito parlare di democrazia e momenti nei quali non lo è?

      Francesco Rossi, (dottore in Relazioni internazionali (Università di Bologna), collabora con “Eurasia”)

      Fonte: http://www.eurasia-rivista.org/

      Link: http://www.eurasia-rivista.org/3368/breve-commento-sul-referendum-islandese

      9.03.2010

    1. ericvonmaan 10 marzo 2010

      Non ti fare distrarre dalle monete complementari: completamente inutili se la moneta è gestita dallo stato, "quasi" completamente inutili quando circola moneta privata a debito. Concentriamoci sulla lotta findamentale senza farci distrarre dai vari SCEC ecc ecc. E' come sperare di curare il cancro con la camomilla.

    1. alvise 9 marzo 2010

      @ ericvonmaan.Sono totalmente d'accordo con te, e ti dirò di più, io sono fautore Bernard Lietaer, cioè delle monete complementari.

    1. ericvonmaan 9 marzo 2010

      L'assunzione che lo Stato, come entità, sia sempre e comunque incapace di gestirsi da solo l'emissione di moneta e la sovranità monetaria, tesi tanto cara ad Amensa che preferisce lasciarle nelle mani della BCE e della Federal Reserve (loro sì che fanno i nostri interessi) - salvo poi invocare l'intervento dello Stato per imporre prezzi e regole (che contraddizione totale!) - è TOTALMENTE FALSA. Cito almeno tre casi nei quali la sovranità STATALE in questi ambiti ha prodotto sviluppo e benessere: SVIZZERA, CINA, TERZO REICH. Insomma Amensa cita solo i casi nei quali secondo lui la gestione statale ha prodotto super inflazione, ma se fosse giusto dovrebbe citarli TUTTI. Ma Amensa ha totale stima e fiducia nell'attuale sistema, magari vorrebbe anche che sanità, welfare, scuola ecc fossero gestiti dai bravi privati. Beh come ho detto altre voltre, nulla in contrario che i privati si arricchiscano costruendo computer o biciclette, ma i settori chiave per il benessere sociale (includo anche risorse naturali, energia, acquapotabile ecc) DEVONO ESSERE PUBBLICHE e non soggette alla logica del profitto. Inclusa la sovranità monetaria.

    1. AlbertoConti 9 marzo 2010

      Ci sono tante interpretazioni del signoraggio, minimaliste o massimaliste. Chi vede nei politici lo strumento principale del male è solo un po' miope, forse perchè non sa fare i conti giusti. Basterebbe pensare a una qualunque banca che eroga un mutuo ventennale di soldi inventati dal nulla (riserva frazionaria scandalosamente bassa, moltiplicatore monetario scandalosamente alto, grazie a Basilea2). In vent'anni ha "guadagnato", meglio dire RUBATO, il doppio della cifra erogata senza costi reali, capitale più interessi. Chi non "vede" questa realtà consolidata può sempre frequentare i corsi serali di aritmetica elementare. Di fronte a queste cifre quel 5% di denaro circolante in forma di banconote perde di significato sostanziale, pur mantenendo quello di principio, che pur chiarissimo non entra in testa a chi non si fida della propria testa. Ma non è finita, il bello deve ancora cominciare. Per me il grosso del signoraggio è truccare un gioco d'azzardo, per vincere sempre, contro ogni regola probabilistica. La chiamano "finanza", e anche qui qualcuno non distingue da "capitalismo". Che significa superare il "capitalismo"? Abbandonare il concetto di moneta? I fans di star trek dovrebbero spiegarcelo, a cominciare dalla Merkel!

    1. Fabriizio 9 marzo 2010

      Articolo interessante.

    1. alvise 9 marzo 2010

      Egregio sheridan.Sarei stato d'accordo su tutto quanto lei dice, tranne quando dice che il signoraggio è una fesseria.Se è una fesseria, allora perchè nei siti di B.I e BCE, c'è scritto in calce "Signoraggio"?Certo, lei dirà (non può nascondere quello che c'è scritto) che c'è scritto ma non è come descritto sui vari siti, pascucci in testa.A me di pascucci non mi interessa nulla, le analisi me le faccio da solo, più alcuni aiuti da economisti, ed il signoraggio c'entra eccome.Magari non come descritto su molti siti, ma centra, eccome se c'entra.Mi piacerebbe argomentare, perchè detta così non dice niente, è solo una affermazione, ma non penso che il forum possa essere la sede giusta per una discussione che si presenta lunghissima, visto il tema.Lei continui a pensarla così, io pure.Una cosa è certa, e Grillo lo disse già da tanto tempo.Li sentite gli zoccoli dei bufali inferociti......?

    1. alvise 9 marzo 2010

      Egregio sheridan.Sarei stato d'accordo su tutto quanto lei dice, tranne quando dice che il signoraggio è una fesseria.Se è una fesseria, allora perchè nei siti di B.I e BCE, c'è scritto in calce "Signoraggio"?Certo, lei dirà (non può nascondere quello che c'è scritto) che c'è scritto ma non è come descritto sui vari siti, pascucci in testa.A me di pascucci non mi interessa nulla, le analisi me le faccio da solo, più alcuni aiuti da economisti, ed il signoraggio c'entra eccome.Magari non come descritto su molti siti, ma centra, eccome se c'entra.Mi piacerebbe argomentare, perchè detta così non dice niente, è solo una affermazione, ma non penso che il forum possa essere la sede giusta per una discussione che si presenta lunghissima, visto il tema.Lei continui a pensarla così, io pure.Una cosa è certa, e Grillo lo disse già da tanto tempo.Li sentite gli zoccoli dei bufali inferociti......?

    1. AlbertoConti 8 marzo 2010

      Ma perchè sei così terrorizzato dall'inflazione da sostenere un sistema che dell'inflazione ha fatto la sua religione? Esiste già una legge, si chiama "copertura finanziaria", basta rispettarla seriamente (con un'altra classe politica, questo è ovvio). E pensi che un istituto di stato non avrebbe gli strumenti di misura di cui si servono gli attuali banchieri centrali? Perchè allora dovrebbe far meglio la volpe nel "custodire" il pollaio rispetto ad un fedele cane da guardia? Quest'idea semi-scherzosa di chiudere il debito pubblico verso i poveracci, facendola invece pagare ai ladri (questo è Robin Hood, altro che pierino-tremonti), sarebbe un episodio quasi marginale, riassorbibile in soli tre anni di risparmio sugli interessi ora estorti al contribuente. Il vero problema poi sono le banche e banchette private, son loro a creare "circolante" praticamente senza limite col giochino della "riserva frazionaria", ed è qui che ci vogliono i paletti d'acciaio, non le palle di Basilea2.

    1. amensa 8 marzo 2010

      se nonb riesci a capire il senso di quanto ti dico, non è colpa mia, sei tu che non vuoi capire.
      ti ho portato quegli esempi per mostrarti cosa provoca quel meccanismo. un debitore chepossa stampare denaro lo svaluterà . punto.
      non avrei nulla , ma proprio nulla in contrario se a gestire lamassa fosse lo stato, a patto che abbia le finanze in attivo. è l'unica condizione per cui non stamperebbe solo per coprire la sua incapacità a far quadrare un bilancio in cuile entrate sono superiori alle uscite.
      non è stampando denaro che aumenti la ricchezza, semplicemente la diluisci su più denaro (diminuendone il valore unitario.
      è talmente banale chelo capisce mio nipote di 8 anni, e non riesci a capirlo tu ?.

    1. AlbertoConti 8 marzo 2010

      Il 13% di 1.800 miliardi di euri fa 234 miliardi, una bella cifra, ma sai quanto ha appena "stampato" la FED per salvare il culo del suo sistema bancario? (e senza effetti significativi se non nel solito ristretto mondo della speculazione finanziaria, detto anche borsa). Senza contare che un po' di liquidità nei mercati veri, quelli dove si lavora, si produce, si "consuma", ovvero si spende facendo circolare i soldi, sarebbe esattamente ciò che ci vuole per mandare affanculo questa crisi, dovuta alla rarefazione monetaria nel mercato fisico dei beni e servizi. Se avessimo le palle per farlo, visti gli esiti molti altri paesi ci imiterebbero!
      Stiamo parlando di una manovra una tantum per eliminare in un sol colpo il cancro del secolo, il debito pubblico che strangola gli stati e i suoi cittadini, veri e propri schiavi che lavorano per metà del tempo solo per pagare (gli interessi su) un debito che non è neanche il loro!
      La mia proposta è utopica in rapporto alla classe politica che abbiamo, quelle merdacce sempre prone ai loro padroni banchieri, ma non è affatto utopica di per sè. Sarebbe la risposta più che responsabile alla truffa perpetrata da ormai troppi anni, i cui danni alla collettività, PMI comprese, se li calcolassimo veramente tutti ..... altro che miseri 234 miliardi! Siamo nel 2010 caro amensa, non nel 1775, ma neppure nel 1970. Ti sei accorto che in questi ultimi 40 anni è cambiato il mondo della finanza? E sì che ci sei passato accanto.

    1. sheridan 8 marzo 2010

      Uriel (ma chi e' questo Carneade qui?), non c'e' alcun bisogno di fare il referendum (e quando nomini Grillo sciacquati la bocca), il default verra' da solo e molto prima di quanto tu possa immaginare. Lo spettacolo pero' sara' molto diverso da quello che descrivi, se paragoni l'Italia alla Grecia o all'Argentina allora sei fuori strada, il nostro debito e' uno dei piu' grossi al mondo in valore assoluto, 1800 miliardi sono una botta che nessuno puo' assorbire. Il danno non sara' certo limitato solo alla perdita di valore dei bot, crolleranno i fondi di investimento, i fondi pensione, le assicurazioni, le banche salteranno per aria, gli immobili adranno a un prezzo inferiore a quello di costruzione e in pochi giorni ci saranno milioni di disoccupati per le strade a far le barricate. Tutta la classe impegatizia verra' spazzata via per il semplice fatto che fanno un lavoro che non serve a niente, quando scoppia il caos nessuno ti paga piu' per spostare carta da un ufficio all'altro o per navigare su internet. Uriel, svegliati, anziche' scrivere fesserie impiega meglio il tuo tempo, comprati un pezzo di terra e una zappa, almeno qualche cipolla da mangiare non ti manchera'. E non date la colpa alle banche o al signoraggio, quella del signoraggio e' un'emerita fesseria, per quel che sta per accadere dovreno ringrazire solo i politici, in particolare i forzuti che son partiti per cambiare il mondo (e tanti fessi ci hanno creduto) e ci han portato alla perdizione.
      Prenota un posto in prima fila uriel lo spettacolo sta per cominciare.

    1. amensa 8 marzo 2010

      se fossi un po più intelligente avresti capito che i banchieri non sono i miei idoli, sono i miei nemici.
      il problema è che a differenza vostra io sono realista, guardo alle cose come stanno, voi vivete invece nel mondo delle favole.

    1. A_M_Z 8 marzo 2010

      "La maggior parte del debito pubblico lo detengono le banche, le quali immettono le obbligazioni sul mercato, non a nome loro, ma bensì tramite le loro SIM (SocietàIntermediazioneMobiliari)."

      possono esistere finanziarie che basano i proprio prodotti su titoli di stato ecc.. che è l'equivalente di comprarli direttamente.
      Il senso è quello, in più si paga il servizio.

      Non ho capito il senso in italiano di:
      "perchè non chiedi a draghi, a chi paga alle scadenze, lo stato?Ovviamente ottenuto dal nostro sudore della fronte, le TASSE (o gabelle, come io le chiamo)."

    1. A_M_Z 8 marzo 2010

      L'italia è indebitata con l'estero ma anche con gli stessi italiani che siano risparmiatori (le briciole) o piccole e medie imprese.

      Inoltre se mettiamo nei guai i paesi esteri anche loro avranno problemi con debito e propria popolazione.

      Alla fine della fiera i soggetti economicamente deboli dovranno piangere ancor di più senza distinzione di nazionalità.

    1. alvise 8 marzo 2010

      @RobertoG.
      "...Tra l'altro il debito italiano è contratto per la maggior parte all'interno per cui sarebbe un'arma rivolta verso noi stessi..."

      Non so chi sia più fregnacciaro.La maggior parte del debito pubblico lo detengono le banche, le quali immettono le obbligazioni sul mercato, non a nome loro, ma bensì tramite le loro SIM (SocietàIntermediazioneMobiliari).Perchè non chiedi a draghi, a chi paga alle scadenze, lo stato?Ovviamente ottenuto dal nostro sudore della fronte, le TASSE (o gabelle, come io le chiamo).

    1. 21 8 marzo 2010

      COPIO E INCOLLO... NB alle fonti ;)

      Come fa notare lo storico William Graham Sumner, mentre...

      "...nel maggio del 1775 stava approntando i preparativi per la guerra contro la Gran Bretagna,
      il Congresso fu messo di fronte al dilemma di come finanziare e rifornire l'esercito che l'avrebbe combattuta." ecc. ecc. ...

      Per approfondire il personaggio:

      http://en.wikipedia.org/wiki/William_Graham_Sumner

      Ciao ciao ;)

    1. Pausania 8 marzo 2010

      È arrivato l'economista.

    1. volin 8 marzo 2010

      Scrive bene RobertoG, Il governo islandese ha tentato prima di scongiurare il referendum, cercando di accordararsi frettolosamente con il Regno Unito a qualsiasi condizione, e poi ha cercato di boicottare il referendum arrivando fino alla ridicolo pubblico astensionismo della prima ministra.

      Anche questi sono fatti ignorati grossolanamente nel bislacco ragionamento di Uriel e nella degna pubblicazione dei Comedonchichotte.

    1. volin 8 marzo 2010

      No al prelievo coatto di soldi pubblici islandesi per coprire il rimborso (deciso ed effettuato unilateralmente dal governo britannico ed olandese) dei correntisti di una banca (la Icesave) che operava sul territorio britannico ed olandese, sotto legislazione britannica, olandese ed europea (benchè controllata da una banca islandese).

      No al rimborso integrale (anche oltre i 100.000 €) dei conti bruciati nel fallimento della banca Icesave, che il regno unito a deciso ed effettuato unilateralmente (mentre quello olandese si è limitato a rimborsare i conti fino a 100.000 €).

      No agli interessi e alla tempistica, da strozzini, del rimborso di un "debito" attribuito agli islandesi d'ufficio, senza che sia mai stato negoziato (e quindi mai erogato) alcun prestito ... ma solo attribuito arbitrariamente un danno arrecato a risparmiatori ed operatori finanziari britannici (ed olandesi) da una banca privata operante fuori dall'Islanda, controllata da un'altra banca privata con sede in Islanda.

      No all'incredibile applicazione delle leggi antiterroristiche per bloccare i conti dei correntisti islandesi della banca Landsbanki, che controllava la Icesave (su questo aspetto andrebber raccolte più informazioni).

      Questi sono alcune interpretazioni del fragoroso No! espresso nel referendum islandese. Un interpretazione basata sui quei fatti che sono completamente ignorati da Uriel e da chi ha selezionato il suo articolo per Comedonchichotte (nonostatne fossero già stati chiaramnente indicati nei commenti all'articolo di Pasquinelli sullo stesso tema).

      Riporto quindi il titolo del primo commento ed il secondo commento per intero: in essi erano stati indicati i fatti e vi si possono trovare fonti, citazioni e ragionamenti sensati.

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      Voto dell' Islanda: tra il 98 ed il 99% dice NO! alla legge Icesave

      [...]

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      No a soldi pubblici islandesi per rimborsare interamente fallimento banca operante in UK

      In pratica gli islandesi hanno detto NO all'obbligo di rimborsare con soldi pubblici islandesi il governo britannico, che a suo tempo aveva deciso di rimborsare per intero (anche oltre i 100.000 €) i titolari dei depositi bancari britannici bruciati nel collasso della Icesave. La Icesave operava sul territorio britannico (secondo le leggi britanniche e quelle europee) ma era controllata dalla banca islandese Landsbanki. E' questa l'enormità, e la novità, che viene accuratamente occultata e tenuta sullo sfondo di ogni dibattito ipocrita sugli eventi, nonostante sia un fatto così eclatante e carico di implicazioni e significati.

      Di seguito riporto la traduzione ed il testo originale di tre passaggi essenziali, che spiegano in modo inequivocabile la vicenda, estratti da un documento pubblicato dallo stesso governo islandese, che nonostatne l'imbarazzo e la ferma volontà di pagare per intero i britannici (il capo del governo ha pubblicamente boicottato il referendum e dichiarato che è irrilevante) non ha potuto esismersi dal rendere noti i fatti .... per quanto sommessamente

      ____________________

      La Icesave era una banca operante in UK e Paesi Bassi (Olanda) come controllata di Landsbanki, una banca privata Islandese. La banca [Icesave] offriva alti tassi di interesse ai titolari dei depositi ed operava secondo le regole finanziarie dell' Unione Europea (EU/EEA). In quanto controllata della banca Islandese Landsbanki, era sottoposta alla sorveglianza dell' Autorità di Supervisione Finanziaria Islandese (FME)

      […]

      come parte delle ampie misure di risposta alla crisi finanziaria globale il governo britannico e olandese annunciarono che avrebbero garantito i depositi della banca [Icesave, bruciati dal fallimento della stessa]. Successivamente, il governo britannico rimborsò completamente i titolari dei depositi, mentre il governo olandese rimborsò fino ad un massimo di 100.000 € i titolari dei depositi.

      […]

      A seguito del collasso della Landsbanki, divenne chiaro che il Fondo di Garanzia dei Depositi, stabilito secdondo la legislazione della Comunità Europea per coprire le perdite in caso di fallimento delle banche, non era nella posizione di coprire più di una frazione delle perdite occorse ai titolari di depositi della Icesave. Né le regole islandesi né quelle europee prevedevano l'intera copertura di un collasso bancario.

      ____________________

      Factsheet

      The Icesave Issue

      Icesave was an online retail bank operating in the UK and Netherlands as a branch of Landsbanki, a privately owned Icelandic bank. The bank offered high interest rates to depositors and operated under EU/EEA financial regulations. As a branch of the Icelandic Landsbanki, Icesave was subject to surveillance by the Icelandic Financial Supervisory Authority (FME).

      [...]

      As part of wide-ranging measures to address the global financial crisis, the UK and Dutch authorities announced that bank deposits would be guaranteed. Subsequently, the UK authorities paid out Icesave retail depositors in full, while Dutch authorities paid up to €100,000 for Icesave retail depositors.

      [...]

      Following the collapse of Landsbanki, it became clear that the Icelandic Deposit Guarantee Fund, established under EU legislation to cover losses in the event of a bank failure, was not in a position to cover more than a fraction of the losses incurred by Icesave depositors. Neither the Icelandic scheme nor European regulations were meant to cover the collapse of an entire banking system.

      [...]

      http://www.mfa.is/media/Yfirlysingar/The_Icesave_Issue_-_Fact_Sheet.pdf

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      ps: sarebbe bello sapere come linkare i commenti agli articoli, in modo da non doverli riportare per intero.

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