UN INFANTE PALESTINESE BRUCIATO? BE’, E ALLORA?

UN INFANTE PALESTINESE BRUCIATO? BE’, E ALLORA?


DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Si sa, gli UNTERMENSCHEN (sub-umani) palestinesi che Moshe Dayan chiamò “cani” sono bruciati vivi a ogni età, in ogni epoca, da decenni, bambini, donne, uomini, per colpa tua. Compri qualsiasi cosa made in USA? Sì, un sacco di roba.

E allora. La bomba al fosforo che ha ridotto così il bambino della foto qui sotto, è stata fatta in America, da CACI, da Hewlett-Packard, da Textron, da General Electric, da Raytheon, da Boeing, su cui voli per le tue vacanze…

Nella foto: Ali Said Dawabsheh aveva 18 mesi, è morto bruciato vivo nella sua casa a Duma, Nablus

Sai, sti tizi fanno un sacco di roba che sta nei tuoi cellulari, micronde, pc, lavatrici, frigoriferi, banda larga corta mezza moscia, stocazzo, insomma un sacco di roba. E tu la compri no?

Oggi una Molotov brucia un UNTERMENSCHEN di 18 mesi? Allora? Ti sei mai scomposto per quello qui sotto?
No. Allora siamo coerenti. Non rompiamo il cazzo per un infante negro palestinese che muore, dai, voi merde di La Repubblica, voi merde dei TG, voi merde a casa. Ma chissenefotte. Aveva 18 mesi, era negro, UNTERMENSCHEN, e voi domani fate la cacca come sempre, poi il tramezzino e l’aperitivo.

Ah! A proposito. Il Web lo gestiscono quelli che ho citato sopra. Cioè il Pentagono. Che ridere. Tutti a indignarsi con un click per il negro infante bruciato, arricchendo a ogni click chi ha ridotto così migliaia di infanti negri palestinesi, iracheni, afghani, come quello di oggi.

E allora? Un negro UNTERMENSCHEN di meno. Ti cambia la vita? No. E allora va a farti dare in culo, e non cliccare un cazzo, che ogni volta che clicchi costruisci una bella bomba al fosforo.

Hai mai detto in pubblico che Israele è Auschwitz replicato in Palestina? Bè, io sì, e l’ho pubblicato con la Rizzoli, Barnard morto. Ops! Ok, non 6 milioni di morti in Palestina. Ma misuriamo la barbarie a quintali di morti? Sì?
Ok, allora adesso Israele deve bruciare vivi altri 5 milioni di UNTERMENSCHEN palestinesi, preferibilmente sotto 1 anno di età, poi io e altri potremo parlare.

Date un’occhiata qua sotto. Carini i bebè negri ancora più neri per le bombe al fosforo? Eh?

Palestinian


Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1252

31.07.2015

Commenti (109)

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    1. cardisem 5 agosto 2015

      Riporto qui dalla Rete un interessante quanto documento tradotto dall’Inglese e disponibile alla fonte con Introduzione e commento. La pertinenza del documento con la discussione finora condotta non credo debba essere dimostrata o illustrata. Secondo l’analisi da noi condotta, il nostro... Interlocutore, detrattore, diffamatore, denigratore... ha tutte le caratteristiche descritte nel Documento. Siamo disposte ad accoglierne le “confessioni”, ed a perdonare i “peccati”, se accompagnati da “pentimento operoso”, cioè se “vuota il sacco”.
      ---

      Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele


      Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

      Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

      Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

      Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

      La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l'occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d'oro per me.

      «Quello che ti propongo è un lavoro insolito – spiegò la mia ex collega – che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
      (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

      Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

      Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

      OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

      Il giorno dopo mi sono recato all'indirizzo in questione.

      La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

      In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

      Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

      L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
      Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

      Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

      «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
      (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
      «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

      Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

      Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

      «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
      Chi erano questi committenti?
      «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

      Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
      «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

      OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
      Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

      «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane...» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

      Nessun problema, gli assicurai.
      «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
      «Adesso?», chiesi, un po 'sorpreso.
      «Non c'è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

      Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
      Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
      «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

      E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
      Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l'obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

      Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
      Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

      E in cosa consisteva il mio compito?

      «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
      Mi stava bene.
      Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
      Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

      La
      mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

      IL RACCOGLITORE ‘ISRAELE’

      Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
      Era suddiviso in due sezioni.

      La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

      La seconda sezione, più voluminosa della prima, aveva il titolo: ‘Strategie’.
      Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
      In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
      Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
      «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

      Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

      Tali strategie comprendevano:
      - diverse forme di attacchi personali,
      - lamentarsi con i moderatori dei forum,
      - calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
      - l’uso di immagini e iconografie efficaci,
      - e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

      «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

      IL RACCOGLITORE ‘SITI WEB’

      Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

      Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

      Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

      Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

      Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
      - luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
      - tipo di personalità,
      - interessi specifici della persona
      - informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

      «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

      Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
      Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
      L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

      «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

      All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

      Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

      Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

      A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

      In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico ... Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

      «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

      Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

      Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

      Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

      Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

      In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

      Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

      E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

      Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
      Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

      Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

      Giorni fa sono capitato in qu
      ella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
      Non era più lì. Aveva cambiato sede.

      Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

      Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

      Questa è la mia confessione.

      E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
      Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
      Prendetene ben atto.
      Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

      Un troll pentito


    1. cardisem 5 agosto 2015

      Continua l‘analisi. Innocenti? Chi gli israeliani che hanno appena finito di bruciare un bambino di18 mesi, palestinese. Innocente chi? Tu che probabilmente sei pagato da qualche ufficio israeliano per la promozione dell’immagine di Israele all’estero? Di “assassini” quanti ne trovi in Israele? E vengono mai puniti? E gli “omicidi mirati” che sono perfettamente legali in Israele in cosa si distinguono dalla peggiore narrativa nazista? Cosa significa aver dichiarato la prigione di Gaza “territorio ostile”? E tu la butti sull’Olocausto, su Priebke.... Ma vai!

    1. cardisem 5 agosto 2015

      Continua l’analisi. Piuttosto che parlare di “negazionismo” e dello “psedo storico”, perchè non ti confronti con il bambino di 18 mesi ucciso dai tuoi... commintenti? È tipico della propaganda israeliana fad distogliere lo sguardo dal vero e proprio genocidio che compiono sul popolo palestinese, dal 1948 ad oggi, ma pure da prima. per buttarla sul nazismo, l’Olocausto, il negazionismo... Proprio ci campano! E nel modo più infame possibile. Norman G. Finkelstein non si è pronunciato - ch’io sappia – sul ‘negazionismo”, ma ha denunciato l’evidentissima strumentalizzazione che dell’Olocausto viene fatta: ho scritto Olocausto senza virgolette; in Francia un giudice ha recriminato addirittura il fatto che si scrivesse «Olocausto» con le virgolette e forse in questo modo si insinuasse il dubbio, neppure quello consentito... A tanta barbarie giuridica era difficile giungere. In effetti, si deve a Israele e alle sue lobby quinte colonne la distruzione non solo del diritto internazionale, ma anche quella del diritto interno e la trasformazione del diritto penale in uno strumento di vendetta e persecuzione nelle mani di ben note minoranze che però controllano la Superpotenza che ha vinto l’ultima guerra mondiale... scrivendo perciò la storia, secondo la massima secondo cui i vincitori scrivono la storia.

    1. cardisem 4 agosto 2015

      Certo io replico a te! A chi altro? E perché lo faccio? Perché so dell’esistenza di un esercito di troll (o come altro li vuol chiamare... non ne faccio una questione di termini). Che esistano, è certo. Chi siano, non è noto. Ma rappresentano un pericolo per la nostra “democrazia”, da te sopra incautamente e offensivamente citata. Ti piaccia o no, io sono e mi dichiaro democratico e difendo la democrazia, la nostra democrazia, quanta ne è ancora rimasta, come il bene più prezioso: se tu questo lo chiami “neonazismo”, affar tuo... Che io ti analizzi, come un “pollo” da spennare, non significa che debba stare addietro alle tue scemenze... I metodi dell’analisi li decido io, la diagnosi pure, le conclusione pure...

      Dunque, se tu sei uno di quella “armata” messa in campo dallo stato ebraico di Israele per influenzare le opinioni pubbliche dei paesi europei, fra cui l’Italia, io posso ritenermi soddisfatto se sono riuscito ad isolarne uno....

      Se ti senti scoperto, probabilmente assumerai altra identità... Gli schemi però restano gli stessi... Gli Uffici israeliani per quanto “scientifici” nei loro perversi metodi non potranno mai giungere all’autolesionismo.... Quindi, ci si introduce nel discorso magari facendosi passare per un “sinistro”, che formula timide e marginali critiche al governo di Israele, ma che sta ben attento a non mettere e far mettere il discussione i Supremi Sacri Dogmi: il diritto di Israele all’esistenza, Israele si difende sempre, anche quando ammazza bambini inermi, e se questi muoiono è sempre colpa dei loro genitori, che li educano all’odio contro gli invasori, che dico contro gli antichi abitanti che dopo 2000 anni sono tornati con un contratto di proprietà siglato dalla Immobiliare Geova Balfour & C. ---- Non ho più tempo.... se permetti vado a pranzo... e poi mi godo le mie vacanze al mare...

    1. cardisem 4 agosto 2015

      A te che sei un raffinato linguista, una maestro della lingua italiana di fronte al quale si inchinano tutti gli scrittori e poeti italiani, da Dante in poi, ti riporto il contesto da cui mi citi il “democratico” da me usato:
      ----
      Di “discutere con te” (ed io che sono democratico discuto in linea di
      principio con tutti, perdendo anche del tempo prezioso) non vi è
      materia..
      --------------

      Se conosci l’analisi linguistica ne dovresti concludere che qui “democratico” significa "tollerante” (ex art. 3 cost. italiano).... Sarebbe qui lungo il discorso e mi risparmio una fatica inutile...

      Ma è certo che se dovessimo parlare seriamente di Democrazia, tu non sapresti da che parte annaspare...

      Che fai? Cresci in insulti (ottunde...)? Il tuo manuale non ti è più di aiuto? Prova a telefonare ai tuoi Capi e mettemi direttamente in contatto con loro...

    1. cardisem 4 agosto 2015

      In altra occasione mi hai rimproverato di non stare io sul merito... Io qui ho davanti agli occhi il bambino palestinese si 18 mesi, bruciato vivo dai tuoi referenti... Tu sei intervenuto per distrarre l’attenzione da questo fatto: hic et nunc....Se devo occuparmi di storia (e ne so tanta), decido io quando e come occuparmente, quali archivi e documenti consultare, quale interpretazione ricavare dai fatti, certamente non sto a discutere con te di cose di cui hai solo la vaga idea che ti hanno dato i tuoi istruttori...

    1. cardisem 4 agosto 2015

      Ma se non hai letto Atzmon, come fai a dire che sono più interessanti i libri che dici... Sarebbe stato più logico che tu rispondessi: non conosco quel libro, non mi è stato indicato nei centri di addestramento, i libri di testo sono quest’altri... E tuttavia nel contesto del nostro discorso avviato dall’articolo di Barnard i tuoi Manuali non hanno nessuna relazione con l’evento del giorno, cioè il rogo di un bambino palestinese, un fatto così atroce che sta mettendo in crisi tutto il sistema della propaganda israeliana (al cui servizio tu suppono lavori). Anzi, Atzmon nel suo blog è intervenuto proprio sul rogo del bambino palestinese... O forse intendi dire che la signorina Frank o Primo Levi avrebbero messo il loro sigillo sul rogo del bambino palestinese, che magari parodiando Primo Levi (Se questo è un uomo...), non è neppure un bambino.... Come non pensare a quel famoso Salmo che invita ad uccidere i bambini, a sbatterli sulla pietra, a farne schizzare le cervella... Se l’identità “ebraica” è fondata principalmente sulla Bibbia, come non pensare che dei “fanatici” possano prendere alla lettera il Salmo biblico? E no, mio caro, quel bambino di 18 mesi, non può essere dimenticato... E tu ne sei in parte responsabile: dillo ai tuoi capi! Insisti pure sul mio “neonazismo” dopo che ti sarai stancato della mia “grammatica”, io ti getto in faccia quel bambino di 18 mesi che aspetta giustizia e che la tua ipocrisia non puà continuare ad offendere impunemente...

    1. cardisem 4 agosto 2015

      Quale opinione?

      Quanto al "neonazista” non fai che ripetere i luoghi comuni della propaganda sionista/israeliana:

      - Il Nazismo come il Male Assoluto con il quale il Sionismo non disdegnava di fare affari e concludere accordi: esiste perfino una medaglia celebrativa delle relazioni sionismo-nazismo.
      - Come ho già scritto, il meccanismo credo studiato negli uffici dell’Hasbara è quello di produrre la “reazione confermativa” del Tabù, ossia io dovrei reagire indignato alla qualifica di “neonazista”. In questo modo ti darei una conferma implicita del Tabù, e su questo Tabù nei vostri uffici di addestramento vengono formulati nuovi schemi di “dialogo”...

      Visto che a Dachau dici di esserci stato (e chissà perché dovrebbe essere importante l’esserci stato), posso anche immaginarti fra quegli israeliani che si godevano lo spettacolo mentre veniva bombardato un altro Lager, quello di Gaza, periodicamente soggette a “falciature del prato”...

      Che dici?

      Stavano megli gli ebrei internati a Dachau o i palestinesi rinchiusi a Gaza?
      Io penso che a Dachau si stesse meglio di come oggi stanno 1.800.000 palestinesi a Gaza.

      Ma convengo con te: è una mia “opinione”....

    1. cardisem 4 agosto 2015

      Naturalmente, ti lascio dire tutto quello che vuoi sulla mia “lingua madre”... Trovo maniacale questa tua insistenza... So che nelle tue presunte regole di ingaggio è previsto l’insulto... Tutto sommato è meglio che tu ti incaponisca sul mio linguaggio (che nessun altro eccetto te trova sgradevole o non comprensibile) piuttosto che su questioni sessuali o di altro genere... Non ne hai spunti, altrimenti sono certo che ti saresti appuntato su di queste...

      Bah! Mi sembra di averti spremuto abbastanza...
      Peccato, che tu non voglia rivelare le tue regole di ingaggio, quanto ti pagano, il tuo curriculum.... È materia che giudico molto interessante... E comunque non penso di aver perso il mio tempo se ho potuto in qualche modo analizzarti... Le informazioni che si desiderano possono esserfe ricavate anche in modo indiretto...

    1. cardisem 4 agosto 2015

      Se sei quel che io penso, e non fai nulla per convincermi del contrario, tu hai la stessa responsabilità morale di quelle persone che in ultimo hanno bruciato un infante di 18 mesi... Simili criminali io ritengo debbano essere perseguiti, respinti, individuati, isolati.... Se tu invece vuoi attribuire a me “crimini” (presunti) compiuti oltre 70 anni fa, è dura metterla con la logica: non ero nato... Invece, stando alla logica, non si può escludere che tu abbia buttato la molotov dentro la casa del palestinese... Naturalmente, ragiono per assurdo, ma la logica eslcude che io fossi vivo ed esistente 70 anni fa, mentre la stessa logica astrattamente non esclude che tu fosse in Palestina e lanciassi la Molotov dentro la casa...

    1. cardisem 4 agosto 2015

      Visto. Niente di nuovo che non abbia già confutato... Si potrebbe continuare all’infinito. Questa reiterazione mi convince di trovarmi davanti a uno di quegli... “agenti” (termine neutro e non offensivo) della propaganda israeliana in Italia: si sa che esistono, ma non se ne ha l’elenco nominativo. Pertanto, bisogna arguirlo volta per volta dalle posizione espresse, dalla natura delle provocazioni, dal genere di insulti...

    1. cardisem 4 agosto 2015

      Visto. Non reputo necessario perdere altro tempo a confutare simili bestiali sciocchezze...

    1. cardisem 4 agosto 2015

      Il fatto che tu sappia cosa sia "no linkage” mi illumina sulla tua “cultura” e “provenienza”.... Anche questo conferma i miei sospetti sulla tua qualficazione. Che poi vi sia LEGAME fra lo sfruttamento dell’«Olocausto» e ciò che è successe e succede in Palestina, è cosa assolutamente certa ed evidente.... Ma non voglio spendere parole e tempo su questo: mi basta solo prendere atto del fatto che per te, e solo per te, questo “legame” non esista... E dunque i miei sospetti trovano conferme continue.

    1. cardisem 4 agosto 2015

      Visto. Non raccolgo. Vale quanto già detto. L’altro interlocutore è stata da me già allertato sulla tua dubbia identità e natura sospetta. I miei sospetti vengono sempre più confermati. Quanto ad insulti, provocazioni e scortesie sono unidirezionale, a senso unico, dalla parte tua verso di me che non raccolgo...

    1. Gil_Grissom 4 agosto 2015

      E questo nella sua mente contorta dovrebbe significare che non se ne deve piu' parlare siccome e' successo 70 anni fa? Ma si non parliamo piu' neanche dei morti delle due guerre mondiali provocate dalla Germania, tanto sono passati molti anni. Proprio un bel ragionamento da storico.

    1. Gil_Grissom 4 agosto 2015

      Negazionista e' un termine coniato invece dagli studiosi italiani per descrivere quegli scellerati che negano l'oLOCAUSTO come lo scellerato pseudo storico Mattogno, nazista e' un termine che trova ovunque sui giornali, sui libri, in televisione alla radio in tutto il globo Germania compresa dove la Merkel viene ritratta ogni giorno vestita da caporale boemo(il caporale boemo e' come veniva chiamato con disprezzo Hitler dai generali tedeschi).

    1. Gil_Grissom 3 agosto 2015

      La maieutica aristotelica e' citata anche nella Divina Commedia del sommo poeta, nonché in due tragedie shakespeariane, se lei e' ignorante, ma senza offesa intendo nel senso latino del termine cioe' di persona che non sa, purtroppo non posso farci nulla.

    1. Gil_Grissom 3 agosto 2015

      Si puo' essere seguaci di un'ideologia anche se tale ideologia e' vetusta, il fatto che il nazismo sia stato rovinosamente sconfitto nel 1945 grazie soprattutto alla grande armata rossa non significa che non possa esservi ancor oggi qualche fanatico imbecille che ne segue e propaganda le idee, la qual cosa costituisce peraltro un reato in Italia e non solo. E si ricordi che la padronanza della lingua madre per uno storico e' condizione necessaria ma non sufficiente a svolgere bene il proprio lavoro, usando un temine caro ai matematici. Mattogno ad esempio non soddisfa questa condizione e pertanto viene pubblicato solo da oscure case editrici della periferia romana.

    1. Gil_Grissom 3 agosto 2015

      Non ho letto Gilad Atzmon ma ho letto il diario di Anna Frank e anche i libri di Primo Levi, li trovo piu' interessanti.

    1. Gil_Grissom 3 agosto 2015

      Se io sono un troll, come lei sostiene, perché perde tempo con me e non si dedica magari a rivedere qualche testo di grammatica italiana?

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