UN COMMENTO SULLA SOCIETA' IRANIANA (RISPOSTA A GIULIA INNOCENZI)

UN COMMENTO SULLA SOCIETA' IRANIANA (RISPOSTA A GIULIA INNOCENZI)

DI GIULIA PRESBITERO

giuliainnocenzi.blogspot.it

Buonasera Giulia,
sono una studentessa di relazioni internazionali dell'Università di Torino e le scrivo in merito all'articolo che ha pubblicato riguardo alla sua vacanza in Iran.
Mi dispiace molto per i commenti sessisti, volgari o maleducati che alcune persone le hanno rivolto in merito al suo articolo o con altri pretesti, immagino debba essere difficile e pesante da sopportare.

Le scrivo con l'intento di esporre una critica in modo più educato ma non meno netto, affinché - spero - la mia critica sia presa maggiormente sul serio e possa forse stimolare una riflessione più approfondita.

Sono italiana, ma ho studiato e lavorato per lunghi periodi in Iran, parlo Persiano abbastanza fluentemente e credo di avere acquisito nel tempo - anche attraverso lo studio universitario in Italia - una discreta conoscenza della storia, della cultura e della società iraniana. L'Iran sta attraversando un periodo molto delicato, in cui grandi opportunità si accompagnano ad alti rischi. Se i rapporti con l'occidente continuassero a migliorare, il turismo potrebbe giocare un ruolo fondamentale per assicurare una ripresa economica del paese e per portare liquidità alle frange della popolazione che più hanno sofferto nel lungo periodo segnato dall'embargo e dalle sanzioni.
Ora, il fatto che una giornalista in vista come lei pubblichi un articolo sull'Iran in cui non dedica un minimo di approfondimento sulla realtà del paese, in cui si limita a offrire immagini-stereotipo accompagnate da frasi che sono poco più che luoghi comuni, lasciando spazio soltanto ad aneddoti di esperienze negative (per quanto sicuramente provanti) senza minimamente preoccuparsi dell'impatto che questo tipo di mala-informazione può avere sul pubblico, è molto, molto triste.

Non solo dall'articolo appare evidente la sua impreparazione sulle realtà culturali e sociali del Medio Oriente, ma il modo in cui ha reagito ai commenti negativi ricevuti (non intendo quelli volgari, ma quelli delle persone che come me conoscono la realtà iraniana e che l'hanno criticata per la superficialità dell'articolo) denota anche un disinteresse a comprendere meglio le questioni di cui parla e di cui si lamenta, le quali sono molto più complesse di come lei fa apparire in questo articolo.

C'è già tanta disinformazione sull'Iran in particolare e sull'Islam in generale, non c'è certo bisogno di altro pressapochismo sul tema. Il maschilismo in Medio Oriente è un problema molto serio e la condizione della donna nelle società islamiche è estremamente complessa: il modo in cui lei tratta questi temi nel suo articolo è a dir poco riduttivo.

La cosa più grave che trapela dal suo articolo è la sua scars(issima) conoscenza dei principi basilari del relativismo culturale e del postcolonialismo: per dirla in parole semplici, quella sospensione del giudizio di fronte a realtà che non sono basate sui nostri stessi parametri logico-culturali che è l'unica risorsa possibile per approcciare senza pregiudizio realtà profondamente diverse dalla propria, per porre le basi di società inclusive e per superare posizioni xenofobe e razziste.

Di fronte alla ragazza che non si siede a tavola con due uomini sconosciuti lei sfodera subito un giudizio semplicistico, sottovalutando o anzi non prendendo neanche in considerazione le norme sociali tradizionali che si depositano alla base di tutte le culture (compresa la nostra) e che fanno sì che certe cose siano ritenute accettabili ed altre sconvenienti. Paradossalmente, il padre della ragazza, applicando i parametri culturali propri della sua cultura a sua figlia, e applicando invece i parametri di quella che ha compreso essere la cultura occidentale a voi (se siete lesbiche unite pure i letti, se volete potete non indossare il velo per casa) dimostra una capacità di astrazione e di relativismo culturale molto maggiore della sua, Signorina Giulia!

Far passare le donne iraniane per povere vittime senza risorse di un sistema oppressivo è invece una bugia vera e propria. Il sistema è certamente oppressivo, ma le donne iraniane sono estremamente forti e combattive ed al di là delle apparenze e delle formalità il loro potere decisionale nella famiglia e nella società è altissimo. Le donne iraniane hanno imparato a sfruttare a loro favore molti aspetti della cultura in cui sono nate e spesso, al di là di quello che gli uomini affermano in pubblico, i veri capifamiglia nelle case iraniane sono donne, i veri motori dell'educazione iraniana sono donne, la futura classe dirigente non potrà che essere sempre più costituita da donne.

Riguardo agli spiacevoli incidenti che vi sono capitati in Iran, non è mia intenzione minimizzare: il problema nel paese esiste ed è più grave che in altri posti del mondo. Anche a me sono capitati un paio di episodi sgradevoli viaggiando da sola per l'Iran, ma niente di paragonabile a quello che descrivete voi. La frequenza e l'intensità delle violenze subite sono molto, moltostrane. Con ciò non dubito della loro autenticità e non intendo "puntare il dito contro la vittima", perchè la causa di questi episodi è certamente imputabile a un certo modo di concepire la mascolinità e la femminilità in quella parte del mondo, nonchè all'enfasi sulla separazione tra i sessi che viene imposta dall'educazione stabilita dal potere dominante e che produce effetti deleteri sulla psiche di molte persone.

Intendo però puntare il dito contro una giornalista impreparata che si reca in un paese molto complesso senza l'adeguata preparazione non solo razionale ma anche emotiva, sottovalutando fortemente le difficoltà derivanti dal calarsi in una cultura profondamente diversa dalla propria e la necessità inderogabile di conformarsi a determinate norme che nel proprio paese riterremmo ingiuste o degradanti. Ancora una volta: l'ignoranza in merito a tematiche di relativismo culturale e postcolonialismo. Mi rincresce dirlo in questi termini, ma l'Iran non è un qualsiasi altro paese del Medio Oriente, sotto tutti i punti di vista: sia quelli positivi, che negativi.

Per ottenere un record così alto di esperienze negative in un lasso di tempo così breve, qualcosa avete per forza sbagliato anche voi, e il fatto di non volerlo ammettere non vi fa onore nè aiuta la causa femminista delle donne iraniane. Ci sono cose / atteggiamenti / modi di guardare / di comportarsi / di vestirsi / di parlare che in Iran una donna non può permettersi, o meglio: può permettersi (e spesso la fa, tirando al limite la corda tra il lecito e l'illecito, per affermare la sua volontà all'autodeterminazione), ma essendo conscia dei rischi a cui di conseguenza si espone. Sottovalutare queste norme per poi scandalizzarsi delle conseguenze è a dir poco naif. Conformarsi non significa accettare queste norme come giuste per sè, ma riconoscere il fatto che in questo luogo il rapporto fra i sessi è regolato da altri standard, altre norme non scritte a cui due turiste straniere non possono pensare di soprassedere nè di dominarle appieno.
L'avanzamento dei diritti delle donne iraniane spetta alle donne iraniane, le quali stanno portando avanti da decenni un lento e misurato lavoro di scalpello sulla granitica pietra della loro cultura tradizionale. Già qualcun altro tanti anni fa ha pensato di provare con la dinamite, ma non ha funzionato, anzi.

Un altro errore grossolano denotato dalla mancanza di conoscenza della realtà in cui vi trovavate è quello del vostro rifiuto a ricorrere alla polizia: come vi hanno già fatto notare molti altri utenti, una cosa su cui si può certamente contare in Iran è l'affidabilità della sicurezza interna e la protezione degli stranieri nel paese. Garantire la sicurezza delle turiste straniere e assicurare che al loro ritorno parlino bene del paese e invitino altri a visitarlo è una priorità assoluta del governo iraniano e se vi foste rivolti alle autorità avreste sicuramente trovato aiuto (e probabilmente un "consiglio" su come conformarvi meglio al codice di vestiario e di comportamento islamico: "consigli" sempre fastidiosi e sgradevoli per noi ragazze occidentali, ma ahimè necessari se si vogliono evitare questi incidenti). Voi avete fatto esattamente il contrario: cariche di pregiudizio avete pensato che le autorità non vi potessero essere di nessun aiuto ("in un paese dove uomo e donna prima del matrimonio non possono nemmeno sfiorarsi" avete scritto..altra informazione falsa!) e al ritorno non avete esitato a scrivere un articolo che farà certamente passare la voglia di visitare il paese a qualche migliaia di persone, se mai queste ci avessero pensato. In mezzo ai tanti commenti negativi al suo articolo, infatti, si leggono moltissimi "grazie per l'interessante reportage, accidenti che brutto posto l'Iran!". Come se ce ne fosse bisogno. Un bel "grazie" da parte di tutti gli iraniani!

Ma ciò che mi ha fatto più arrabbiare del suo articolo è il paragrafo finale, perchè denota non solo superficialità nell'approcciare una cultura altra da sè, ma anche cecità di fronte alla realtà del proprio paese e insensibilità verso coloro che non condividono la sua posizione di privilegio. Quando la ragazzina in chador (altra precisazione necessaria: i chador non coprono MAI la faccia della donna, forse lei si confonde con il burqa) le dice che vorrebbe studiare scienze politiche ma che i suoi genitori non sono d'accordo, per cui studierà psicologia, lei commenta "Abbiamo cominciato a pensare a quante cose avrebbe potuto fare nella vita una donna brillante e curiosa come lei. Se solo fosse stata libera. Se solo avesse avuto il diritto di essere se stessa."

Il diritto di essere libera? il diritto di essere se stessa? Ma lei crede davvero che basti questo perchè una donna brillante riesca ad avere successo nella vita? Forse lei non si rende conto che la sua condizione - quella di essere una giovanissima giornalista di successo che dirige trasmissioni per le più importanti emittenti nazionali e collabora con i più famosi giornalisti nazionali - è una posizione di privilegio più unica che rara nel nostro fantastico paese in cui le donne sono "libere e padrone di se stesse"! Non metto in dubbio che lei sia arrivata a questa posizione per merito della sua professionalità, ma metto assolutamente in discussione che il suo caso possa essere portato ad esempio per noi migliaia di studentesse di scienze politiche che dopo la laurea ci barcameniamo per anni ed anni tra stage non pagati, collaborazioni "volontaristiche" e infine finiamo a svolgere lavori che nulla centrano con le nostre aspirazioni, coi nostri studi o coi nostri interessi! I genitori di quella ragazza, forse, consci delle simili difficoltà in cui si trovano i giovani iraniani in un paese in cui il tasso di disoccupazione giovanile pare si aggiri intorno al 20%, magari privi di contatti o conoscenze nell'ambito di interesse di sua figlia, hanno semplicemente tentato di proteggerla da un probabile fallimento e di indirizzarla verso una carriera più sicura. Che ciò sia giusto o meno, cos'ha questo a che vedere con il maschilismo o l'oppressione della donna? Di oppressione si tratterebbe se alla ragazza fosse stato proibito di andare all'università per sposarsi e vivere reclusa in casa, invece chi è informato sa bene che le studentesse donne in Iran sono più del 60% nelle università del paese.

La mia lettera è già abbastanza lunga e non sono affatto sicura che lei troverà il tempo di leggerla (chissà quante ne riceve ogni giorno!), quindi meglio che mi fermi qui, anche se cose da dire ne avrei ancora molte.
Cordiali saluti,
Giulia Presbitero

Fonte: http://giuliainnocenzi.blogspot.it

Link: http://giuliainnocenzi.blogspot.it/2015/08/due-donne-sole-in-iran-quello-che-gli.html

27.08.2015

com­mento com­parso in rispo­sta all'articolo di Giulia Innocenzi sul suo blog

LEGGI ANCHE: DUE DONNE SOLE IN IRAN: QUELLO CHE GLI UOMINI NON DICONO

Commenti (47)

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Nascondi area commenti 7 caricati
    1. Gil_Grissom 30 agosto 2015

      Cioe' in pratica secondo te queste due "sceme" sono andate in Iran solo per provocare per poter poi scrivere un articolo da 4 soldi?

    1. totalrec 30 agosto 2015

      Un giornalista non dovrebbe affatto "raccontare": dovrebbe innanzitutto comprendere e in seconda battuta far comprendere ai suoi ascoltatori/lettori il quadro complessivo (politico, culturale, sociale, ecc.) delle realtà che descrive, offrendone un'interpretazione approfondita. Queste due sceme, invece, si gettano in realtà sconosciute, prive del minimo bagaglio culturale per interagire con esse. Non gli interessa capire ciò che osservano: il loro reportage è incentrato su se stesse, sulle loro ossessioni bigotte da femministe del duemila, sulla loro personalissima e ginocentrica prospettiva sul mondo. La realtà e le tradizioni del paese in cui ci si reca da turisti non interessano minimamente, il progresso si valuta solo ed esclusivamente sui centimetri di pelle delle cosce e dei fianchi che una femmina può esibire prima che qualcuno le piazzi una mano sul culo. Questa robaccia, negli "oscurantisti" anni Settanta, si pubblicava sui giornali scandalistici per casalinghe semianalfabete. Il giornalismo, allora, era una cosa seria e del tutto diversa.


      (GF)
    1. Gil_Grissom 30 agosto 2015

      Egregia signora Presbiterio le faccio cortesemente presente che la Innocenzi nel suo articolo, che non e' altro che un semplice diario di un viaggio, non si e' certamente voluta spacciare per un'esperta di cultura iraniana o islamica, ma ha solo raccontato con dovizia di particolari cio' che le e' successo e ovviamente le impressioni che ha tratto da tali episodi. E' un semplice articolo che racconta un viaggio, non un saggio approfondito sulla cultura iraniana. Del resto pensi analogamente ad un turista straniero che venga in Italia, magari conoscendo poco la storia e la cultura italiana, e che venga derubato a Firenze, a Napoli e a Milano: magari tornando a casa non parlera' agli amici dei capolavori degli Uffizi, del museo di Capodimonte o del Cenacolo di Leonardo, ma dei tre furti subiti e di quanto sia pericoloso oggigiorno viaggiare in Italia e non vedo come si potrebbe dargli torto. Se poi da questo uno ne ricava degli stereotipi, che non sempre sono mendaci pero', pazienza, ma non si puo' occultare od omettere la verita' per rispetto di una cultura o di una grandezza passata. Un giornalista ha il dovere di raccontare esattamente quello che ha visto e vissuto non di pensare agli eventuali stereotipi che un lettore puo' ricavarne.

    1. Toussaint 30 agosto 2015

      Sono d’accordo con la sua analisi. Sono stato in Iran diverse volte, anche se per periodi brevi, al più un paio di settimane, ed ho avuto rapporti commerciali con diversi iraniani. L’immagine che ne ho tratto è senz’altro più aderente a quella che lei ci ha proposto, piuttosto che a quella della Innocenzi.

      Ho anzi maturato un’opinione molto positiva delle persone che ho incontrato, preparate, disponibili, di grande cultura e moderazione. Vedono l’occidente come un mito, come un obbiettivo da raggiungere, Los Angeles la chiamano Los Teheranes, come una specie di auspicio. Credo che preferiscano gli Stati uniti all’Europa.

      La saputella di turno pretende di giudicare un paese da un viaggio fatto senza alcun criterio e nessuna precauzione. Vada in giro per un qualche quartiere di una città sudamericana, ad esempio, e vediamo se ne esce viva. Oppure nelle periferie delle megalopoli occidentali.

      Sono d’accordo anche sul fatto che la polizia locale è sempre disponibile e disposta a dare una mano, come disponibili sono le persone alle quali si chiede un’informazione o un aiuto.

      La mia esperienza, chiaramente, non fa statistica. Erano tutte persone abituate ad avere rapporti con l’estero, magari anche con una discreta disponibilità economica. Ricordo una percentuale grandissima di ragazze che andava all’università (superiore a quella maschile), la loro voglia di occidente, ma anche la consapevolezza di dov’è che dovevano vivere, e i tanti escamotage che gli studenti usavano per poter stare insieme.

      E’ la miglior gioventù del Medio Oriente, insieme a quella turca. Un po’ alla volta usciranno fuori. Ci vorrà tempo, ma è la migliore gioventù del medio oriente. Potranno fare molto per il loro paese, una volta che saranno messi in grado di operare nel mondo.

    1. alexim 30 agosto 2015

      Meraviglioso il commento della Presbitero, grazie di averlo proposto qui. Dopo l'articolo della Innocenzi avevo avuto un momento di sconforto.

      non si tratta di idealizzare l'Iran, per carità, ma la Innocenzi mi ha fatto tanto pensare allo stereotipo dell'italiano che viaggia all'estero e si lamenta perché gli spaghetti che ha ordinato sono scotti.
    1. Blackrose4400 30 agosto 2015

      Risposta perfetta! Brava!

    1. Tao 29 agosto 2015

      Un banale “viaggiatore zaino in spalla” risponde a Giulia Innocenzi

      Cara Giu­lia Innocenzi.

      Che dolore, leg­gere il suo repor­tage. [giuliainnocenzi.blogspot.it] Come essere umano sono dispia­ciuto per le disav­ven­ture che ha vis­suto in Iran, paese che ho visi­tato due volte e in cui ritor­ne­rei altre mille. Paese che ho con­vinto molti miei amici — e ami­che — a visi­tare, ma non è molto impor­tante in que­sta sede rac­con­tarle il loro giu­di­zio, al ritorno. Par­rebbe come un’inutile bat­ta­glia a colpi di “a me ha fatto inna­mo­rare”, come a voler com­pen­sare la sua espe­rienza nega­tiva, che certo non si può cancellare.

      Ma sono addo­lo­rato, per­ché la riso­nanza delle sue parole ha un peso molto più forte di quello che potrei direi io sul paese, o le tante per­sone che viag­giano in Per­sia ogni anno (tant’è che il Cor­riere della Sera ha subito pub­bli­cato le sue disav­ven­ture, non le mie, né quelle dei tan­tis­simi viag­gia­tori che rac­con­tano l’Iran con parole magnifiche).

      CONTINUA QUI [ilmanifesto.info]

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