UN COMMENTO SULLA SOCIETA' IRANIANA (RISPOSTA A GIULIA INNOCENZI)

UN COMMENTO SULLA SOCIETA' IRANIANA (RISPOSTA A GIULIA INNOCENZI)

DI GIULIA PRESBITERO

giuliainnocenzi.blogspot.it

Buonasera Giulia,
sono una studentessa di relazioni internazionali dell'Università di Torino e le scrivo in merito all'articolo che ha pubblicato riguardo alla sua vacanza in Iran.
Mi dispiace molto per i commenti sessisti, volgari o maleducati che alcune persone le hanno rivolto in merito al suo articolo o con altri pretesti, immagino debba essere difficile e pesante da sopportare.

Le scrivo con l'intento di esporre una critica in modo più educato ma non meno netto, affinché - spero - la mia critica sia presa maggiormente sul serio e possa forse stimolare una riflessione più approfondita.

Sono italiana, ma ho studiato e lavorato per lunghi periodi in Iran, parlo Persiano abbastanza fluentemente e credo di avere acquisito nel tempo - anche attraverso lo studio universitario in Italia - una discreta conoscenza della storia, della cultura e della società iraniana. L'Iran sta attraversando un periodo molto delicato, in cui grandi opportunità si accompagnano ad alti rischi. Se i rapporti con l'occidente continuassero a migliorare, il turismo potrebbe giocare un ruolo fondamentale per assicurare una ripresa economica del paese e per portare liquidità alle frange della popolazione che più hanno sofferto nel lungo periodo segnato dall'embargo e dalle sanzioni.
Ora, il fatto che una giornalista in vista come lei pubblichi un articolo sull'Iran in cui non dedica un minimo di approfondimento sulla realtà del paese, in cui si limita a offrire immagini-stereotipo accompagnate da frasi che sono poco più che luoghi comuni, lasciando spazio soltanto ad aneddoti di esperienze negative (per quanto sicuramente provanti) senza minimamente preoccuparsi dell'impatto che questo tipo di mala-informazione può avere sul pubblico, è molto, molto triste.

Non solo dall'articolo appare evidente la sua impreparazione sulle realtà culturali e sociali del Medio Oriente, ma il modo in cui ha reagito ai commenti negativi ricevuti (non intendo quelli volgari, ma quelli delle persone che come me conoscono la realtà iraniana e che l'hanno criticata per la superficialità dell'articolo) denota anche un disinteresse a comprendere meglio le questioni di cui parla e di cui si lamenta, le quali sono molto più complesse di come lei fa apparire in questo articolo.

C'è già tanta disinformazione sull'Iran in particolare e sull'Islam in generale, non c'è certo bisogno di altro pressapochismo sul tema. Il maschilismo in Medio Oriente è un problema molto serio e la condizione della donna nelle società islamiche è estremamente complessa: il modo in cui lei tratta questi temi nel suo articolo è a dir poco riduttivo.

La cosa più grave che trapela dal suo articolo è la sua scars(issima) conoscenza dei principi basilari del relativismo culturale e del postcolonialismo: per dirla in parole semplici, quella sospensione del giudizio di fronte a realtà che non sono basate sui nostri stessi parametri logico-culturali che è l'unica risorsa possibile per approcciare senza pregiudizio realtà profondamente diverse dalla propria, per porre le basi di società inclusive e per superare posizioni xenofobe e razziste.

Di fronte alla ragazza che non si siede a tavola con due uomini sconosciuti lei sfodera subito un giudizio semplicistico, sottovalutando o anzi non prendendo neanche in considerazione le norme sociali tradizionali che si depositano alla base di tutte le culture (compresa la nostra) e che fanno sì che certe cose siano ritenute accettabili ed altre sconvenienti. Paradossalmente, il padre della ragazza, applicando i parametri culturali propri della sua cultura a sua figlia, e applicando invece i parametri di quella che ha compreso essere la cultura occidentale a voi (se siete lesbiche unite pure i letti, se volete potete non indossare il velo per casa) dimostra una capacità di astrazione e di relativismo culturale molto maggiore della sua, Signorina Giulia!

Far passare le donne iraniane per povere vittime senza risorse di un sistema oppressivo è invece una bugia vera e propria. Il sistema è certamente oppressivo, ma le donne iraniane sono estremamente forti e combattive ed al di là delle apparenze e delle formalità il loro potere decisionale nella famiglia e nella società è altissimo. Le donne iraniane hanno imparato a sfruttare a loro favore molti aspetti della cultura in cui sono nate e spesso, al di là di quello che gli uomini affermano in pubblico, i veri capifamiglia nelle case iraniane sono donne, i veri motori dell'educazione iraniana sono donne, la futura classe dirigente non potrà che essere sempre più costituita da donne.

Riguardo agli spiacevoli incidenti che vi sono capitati in Iran, non è mia intenzione minimizzare: il problema nel paese esiste ed è più grave che in altri posti del mondo. Anche a me sono capitati un paio di episodi sgradevoli viaggiando da sola per l'Iran, ma niente di paragonabile a quello che descrivete voi. La frequenza e l'intensità delle violenze subite sono molto, moltostrane. Con ciò non dubito della loro autenticità e non intendo "puntare il dito contro la vittima", perchè la causa di questi episodi è certamente imputabile a un certo modo di concepire la mascolinità e la femminilità in quella parte del mondo, nonchè all'enfasi sulla separazione tra i sessi che viene imposta dall'educazione stabilita dal potere dominante e che produce effetti deleteri sulla psiche di molte persone.

Intendo però puntare il dito contro una giornalista impreparata che si reca in un paese molto complesso senza l'adeguata preparazione non solo razionale ma anche emotiva, sottovalutando fortemente le difficoltà derivanti dal calarsi in una cultura profondamente diversa dalla propria e la necessità inderogabile di conformarsi a determinate norme che nel proprio paese riterremmo ingiuste o degradanti. Ancora una volta: l'ignoranza in merito a tematiche di relativismo culturale e postcolonialismo. Mi rincresce dirlo in questi termini, ma l'Iran non è un qualsiasi altro paese del Medio Oriente, sotto tutti i punti di vista: sia quelli positivi, che negativi.

Per ottenere un record così alto di esperienze negative in un lasso di tempo così breve, qualcosa avete per forza sbagliato anche voi, e il fatto di non volerlo ammettere non vi fa onore nè aiuta la causa femminista delle donne iraniane. Ci sono cose / atteggiamenti / modi di guardare / di comportarsi / di vestirsi / di parlare che in Iran una donna non può permettersi, o meglio: può permettersi (e spesso la fa, tirando al limite la corda tra il lecito e l'illecito, per affermare la sua volontà all'autodeterminazione), ma essendo conscia dei rischi a cui di conseguenza si espone. Sottovalutare queste norme per poi scandalizzarsi delle conseguenze è a dir poco naif. Conformarsi non significa accettare queste norme come giuste per sè, ma riconoscere il fatto che in questo luogo il rapporto fra i sessi è regolato da altri standard, altre norme non scritte a cui due turiste straniere non possono pensare di soprassedere nè di dominarle appieno.
L'avanzamento dei diritti delle donne iraniane spetta alle donne iraniane, le quali stanno portando avanti da decenni un lento e misurato lavoro di scalpello sulla granitica pietra della loro cultura tradizionale. Già qualcun altro tanti anni fa ha pensato di provare con la dinamite, ma non ha funzionato, anzi.

Un altro errore grossolano denotato dalla mancanza di conoscenza della realtà in cui vi trovavate è quello del vostro rifiuto a ricorrere alla polizia: come vi hanno già fatto notare molti altri utenti, una cosa su cui si può certamente contare in Iran è l'affidabilità della sicurezza interna e la protezione degli stranieri nel paese. Garantire la sicurezza delle turiste straniere e assicurare che al loro ritorno parlino bene del paese e invitino altri a visitarlo è una priorità assoluta del governo iraniano e se vi foste rivolti alle autorità avreste sicuramente trovato aiuto (e probabilmente un "consiglio" su come conformarvi meglio al codice di vestiario e di comportamento islamico: "consigli" sempre fastidiosi e sgradevoli per noi ragazze occidentali, ma ahimè necessari se si vogliono evitare questi incidenti). Voi avete fatto esattamente il contrario: cariche di pregiudizio avete pensato che le autorità non vi potessero essere di nessun aiuto ("in un paese dove uomo e donna prima del matrimonio non possono nemmeno sfiorarsi" avete scritto..altra informazione falsa!) e al ritorno non avete esitato a scrivere un articolo che farà certamente passare la voglia di visitare il paese a qualche migliaia di persone, se mai queste ci avessero pensato. In mezzo ai tanti commenti negativi al suo articolo, infatti, si leggono moltissimi "grazie per l'interessante reportage, accidenti che brutto posto l'Iran!". Come se ce ne fosse bisogno. Un bel "grazie" da parte di tutti gli iraniani!

Ma ciò che mi ha fatto più arrabbiare del suo articolo è il paragrafo finale, perchè denota non solo superficialità nell'approcciare una cultura altra da sè, ma anche cecità di fronte alla realtà del proprio paese e insensibilità verso coloro che non condividono la sua posizione di privilegio. Quando la ragazzina in chador (altra precisazione necessaria: i chador non coprono MAI la faccia della donna, forse lei si confonde con il burqa) le dice che vorrebbe studiare scienze politiche ma che i suoi genitori non sono d'accordo, per cui studierà psicologia, lei commenta "Abbiamo cominciato a pensare a quante cose avrebbe potuto fare nella vita una donna brillante e curiosa come lei. Se solo fosse stata libera. Se solo avesse avuto il diritto di essere se stessa."

Il diritto di essere libera? il diritto di essere se stessa? Ma lei crede davvero che basti questo perchè una donna brillante riesca ad avere successo nella vita? Forse lei non si rende conto che la sua condizione - quella di essere una giovanissima giornalista di successo che dirige trasmissioni per le più importanti emittenti nazionali e collabora con i più famosi giornalisti nazionali - è una posizione di privilegio più unica che rara nel nostro fantastico paese in cui le donne sono "libere e padrone di se stesse"! Non metto in dubbio che lei sia arrivata a questa posizione per merito della sua professionalità, ma metto assolutamente in discussione che il suo caso possa essere portato ad esempio per noi migliaia di studentesse di scienze politiche che dopo la laurea ci barcameniamo per anni ed anni tra stage non pagati, collaborazioni "volontaristiche" e infine finiamo a svolgere lavori che nulla centrano con le nostre aspirazioni, coi nostri studi o coi nostri interessi! I genitori di quella ragazza, forse, consci delle simili difficoltà in cui si trovano i giovani iraniani in un paese in cui il tasso di disoccupazione giovanile pare si aggiri intorno al 20%, magari privi di contatti o conoscenze nell'ambito di interesse di sua figlia, hanno semplicemente tentato di proteggerla da un probabile fallimento e di indirizzarla verso una carriera più sicura. Che ciò sia giusto o meno, cos'ha questo a che vedere con il maschilismo o l'oppressione della donna? Di oppressione si tratterebbe se alla ragazza fosse stato proibito di andare all'università per sposarsi e vivere reclusa in casa, invece chi è informato sa bene che le studentesse donne in Iran sono più del 60% nelle università del paese.

La mia lettera è già abbastanza lunga e non sono affatto sicura che lei troverà il tempo di leggerla (chissà quante ne riceve ogni giorno!), quindi meglio che mi fermi qui, anche se cose da dire ne avrei ancora molte.
Cordiali saluti,
Giulia Presbitero

Fonte: http://giuliainnocenzi.blogspot.it

Link: http://giuliainnocenzi.blogspot.it/2015/08/due-donne-sole-in-iran-quello-che-gli.html

27.08.2015

com­mento com­parso in rispo­sta all'articolo di Giulia Innocenzi sul suo blog

LEGGI ANCHE: DUE DONNE SOLE IN IRAN: QUELLO CHE GLI UOMINI NON DICONO

Commenti (47)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. andriun 31 agosto 2015

      Un esperienza a sfondo sessuale non è detto che sia negativa. Però si sa che pubblicamente occorre nascondersi dietro un dito. Poi come ho già scritto in un altro post, considerata la fame di sesso, delle donne italiane(basta considerare le mail pubblicitarie che mi arrivano nella casella di posta e non solo), non è nemmeno detto che il turismo in quel luogo non abbia un'impennata inaspettata. Ah, dimenticavo sono cose che non si possono dire, ne va del decoro della donna occidentale emancipata.


    1. cardisem 31 agosto 2015

      Si è trattato, almeno secondo me, di un semplice resoconto di viaggio e come tale andrebbe considerato.
      ----
      Non per entrare in polemica,,,

      ma cosa significa un “semplice resoconto”? e come dovrebbe essere considerato?

      Ognuno di noi ha nella sua testa pensieri e giudizi... anzi pregiudizi...

      Per il papa si può distinguere quando parla ex cathedra e quando no...

      Ma la Innocenzi non è il Papa...

      Nella vita siamo tutti e sempre sotto “esame” e ci vuole poco per tradire i propri pregiudizi, retro-pensieri, ideologie, interessi, pulsioni...

      Il guaio è che questa diciamo sempliciotta ce la troviamo di sera nella scatola del televisore con una pistola puntata verso di noi... i suoi proiettili sono i suoi pregiudizi... la sua ignoranza... per non dire peggio...

      Esiste poi il fenomeno emulativo della moda... con tante persone di scarsa cultura e capacità critica diventa piuttosto inquietante l’uso del mezzo televisivo messo in mano a questa sempliciotta... Oh dio, io non riesco a sopportarla più di qualcje minuto e giro subito canale... Non è poi che voglia io fare il Tutore degli spettatori sprovveduti... no! Semplicemente mi ribello e reagisco in un Forum (strumento a comunicazione orizzontale e interattivo) nella quota parte in cui mi è lecito farlo...

    1. cardisem 31 agosto 2015

      John Pilger: «L’informazione è una emanazione del Potere».
      Non ho tempo per illustrare la frase, se mai non fosse chiara... nel suo profondo significato.

    1. tara 31 agosto 2015

      Buongiorno,

      desideravo rispondere brevemente a Giulia Presbitero, con la quale mi trovo d'accordo su diversi punti. Vorrei tuttavia far presente che, come ha sottolineato anche un altro utente, queste due ragazze hanno semplicemente riportato la loro esperienza. Si è trattato, almeno secondo me, di un semplice resoconto di viaggio e come tale andrebbe considerato. Sono traduttrice di guide turistiche e contributi del genere sono essenziali per tutti coloro che hanno in progetto un viaggio in un determinato paese.

      I futuri viaggiatori possono infatti regolarsi e adottare maggiori precauzioni, evitare di mettersi in situazioni a rischio e così via. Nelle guide che traduco vengono accolti e pubblicati i commenti di tutti, positivi e negativi che siano, in modo tale che il lettore possa avere gli strumenti per prendere una decisione autonoma e obiettiva.

      Se è vero che prima di recarsi in un paese è consigliabile informarsi su quelle che sono le norme sociali e di comportamento (dubito comunque che questa ragazze le abbiano infrante), è anche vero che non siamo tutti studiosi ed esperti di altre culture e che, soprattutto, abbiamo il dovere di informare se l'esperienza è stata negativa.
      Mi sembra che sia proprio questo quello che hanno fatto le due ragaze, niente di più.

      Cordiali saluti
      Laura Gentile


    1. MartinV 31 agosto 2015

      Il mito dell'informazione occidentale... si tratta di propaganda, mescolata con notizie senza interesse... paradossalmente le notizie più affidabili su Repubblica, Corriere e compagnia sono quelle che si possono trovare anche su la stampa scandalistica...

      Gli articoli di politica estera sono esempi per manuali di propaganda...

    1. dancingjulien 31 agosto 2015

      :)

    1. Gil_Grissom 30 agosto 2015

      Questo e' cio' che sosteneva Marx, ma finora non vi e' alcuna certezza che siamo all'epilogo.

    1. andriun 30 agosto 2015

      A parte che non mi risulta nemmeno che si sia stato un UOMO che si è fatto esplodere in mezzo ad una turba di femministe affette da androfobia, quindi non ne vedo il nesso logico, è evidente che chi non vuol vedere non vede, qualunque cosa si faccia per instradarlo sulla strada della realtà. Oramai dovrei farmene una ragione: il morbo ha colpito in profondità e ora sta distruggendo anche la parte sana del nostro tessuto sociale.


      L'unica soddisfazione(grama) che rimane è quella che la società del caos sta arrivando al suo epilogo forse prematuramente annientata dalle sue stesse azioni/convinzioni.
    1. Gil_Grissom 30 agosto 2015

      Ottimo suggerimento, lo faro', ma qualora tu volessi anticiparmi qualcosa te ne sarei molto grato.

    1. Gil_Grissom 30 agosto 2015

      Io non credo che siano false informazioni, sono solamente diverse le conclusioni che possiamo trarre io e lei dallo stesso episodio.

    1. Gil_Grissom 30 agosto 2015

      Quando vedro' una femminista kamikaze farsi esplodere in mezzo a una turba di maschilisti misogeni converro' con lei.

    1. andriun 30 agosto 2015

      Certo, e non è nemmeno l'unico caso di affidamento. Se fa un giretto su internet, vedrà che padri costretti a fare la spola tra casa, che prima era la loro, e lo stello in cui adesso sono costretti ad soggiornare alla soglia dell'indigenza economico sociale, mentre la moglie può sfruttare l'assegno per rifarsi una vita in tutta libertà/tranquillità ce ne sono a iosa.


      Non solo, vi sono anche casi dove la donna in accordo con il figlio/a inventa un tentativo di violenza, magari dopo aver portato il soggetto al massimo dell'esasperazione, solo per avere il pretesto che le consenta di avere una vita più agevole/facile e ovviamente usufruire del supporto gratuito che in questi casi lo Stato non disdegna loro, senza averne effettivamente alcun diritto.

      Inoltre, per concludere, non mancano neppure i casi dove il soggetto donna, che in un momento di rabbia(capita a tutti) denuncia il compagno per "violenza", con l'intento di vendicarsi di un affronto subito, avendo capito di aver sbagliato e quindi di essere in torto, non sia più nemmeno messa nella condizione di ritirare le denuncia, pena una contro denuncia da parte dello Stato per falsa testimonianza e conseguente perdita di privilegi tra cui l'assistenza legale gratuita, ma non solo.

      Ovviamente di questo i media non parlano minimamente, anche se occorre rendersi conto che siamo in Italia, quindi anche parlarne forse non servirebbe a nulla, considerato il numero di effeminati presenti.

      Ogni attacco alle ingiustizie sociali suonano all'effeminato come una critica sessista e la donna ovviamente a tutto l'interesse e le ragioni di farglielo credere.

    1. cardisem 30 agosto 2015

      Sui "diritti umani” e la Cina te ne posso raccontare una din inedita. Essendo però questo un Forum dove nessuno è obbligato a fornire le proprie generalità, e per giunta infestato da troll sionisti, consentimi di tenermi sulle generali.

      In una Facoltà giuridica una candidato al titolo di Dottore di Ricerca presentò il suo lavoro sui "diritti umani” in Cina, sostenendo e illustrando come nella cultura giuridica cinese fosse estranea la nozione di “diritti umani” a noi tanto familiari, e per una ragione molto semplice: non si riescono a concepire dei “diritti”, per giunta “umani”, se non inseriti in un contesto "comunitario”... In un deserto, dove vive un solo uomo, per tutto il corso della sua vita non ha senso parlare di "diritti”, umani per giunta...

      La commissione giudicatrice si divise un due correnti: a) quanto sono incivili e arretrati i cinesi; b) se questa nozione di "diritti umani” non esiste nella cultura giuridica cinese, e dunque non sono "universali”, non è forse il caso di porci noi qualche domanda? Non è che si tratta per caso di una nozione "ideologica” per scopi e finalità "polemiche”, per destabilizzare stati che vogliamo aggredire e che vogliamo aggredire sulla base di un pretesto? Appunto un pretesto di "ingerenza umanitaria”, e quindi esportarzione della democrazia dei “diritti umani”... Ma forse che esiste anche un diritto "animale”? Non è il diritto, qualsiasi diritto, sempre e soltanto un diritto "umano”, cioè creato dagli uomini per poter vivere in società, uscendo da una stato ferino di sopraffazione degli uni sugli altri... E non fu Hammurabi il creatore del primo Codice?...

      Ed infine: si può parlare di "diritti umani” senza risalire necessariamente alla denizione dell’«essenza umana»? Cosa è l’«uomo»?.... omissis...

      Nel 1975 l’ONU dichiarò che il sionismo era una forma di razzismo, incompatibile appunto con la dottrina universale dei “diritti umani”... Quella risoluzione fu poi ritirata, anzi fatta ritirare come merce di scambio durante i trattati di Oslo, una truffa assoluta...

      E concludo: ma non è che se una cosa poteva essere vera nel 1975 (sionismo = razzismo), non lo è più perché in una trattativa privata, quasi privata e discutibile nei contenuti, alcuni decidono altrimenti...

      I manuali insegnano che una legge successiva può abrogare una legge precedente... Sarebbe dunque ora che una deliberazione odierna dell’ONU abrogasse le deliberazione del 1991, abrogativa della deliberazione del 1975, e dunque il sionismo anche sul piano normativo venisse considerato per cià che è riconosciuto sul piano filosofico: primatismo razziale a carattere GLOBALE...

      Saluti...

    1. andriun 30 agosto 2015

      Già ed è qui che nasce il dubbio sull'intelligenza della donna(da non confondere con cultura). Una che ha assunto l'incarico di sindaco di una piccola cittadina/paese e che pur essendo avvocato si perde ancora in amenità tipo il porre quesiti sociali sul quanto sia giusto dire sindaco piuttosto che in onore della parità di genere, dire sindachessa, come si può giudicare?


      Più ci penso e più mi convinco che la ragione di tutto ciò sta nella presunta attribuzione di intelligenza di un individuo, solo perchè ha potuto accedere ad una qualche forma di istruzione e/o ha potuto conoscere le persone giuste che lo hanno avvantaggiato nel distinguersi socialmente, ma senza averne alcun vero merito. Senza contare che la donna a parole è contro l'ingiustizia, contro le raccomandazioni, ma stranamente a favore delle quote rosa, che come minimo suona come una vera incongruenza di intenti, che ovviamente gli effeminati arrivano ad accettare proprio perchè intrisi di quella che giustamente viene definita isterosofia.

      Quindi tanto di cappello alle donne "con le gonne", che sanno ancora cosa sia un UOMO e mai e poi mai lo scambierebbero con un effeminato, nemmeno se queste volesse dire assoluta mancanza di privilegi (vedi quote rosa).
    1. Earth 30 agosto 2015

      Basta vedere i siti porno, sono pagate per scopare. Chiamale stupide.

      I veri stupidi sono gli uomini che si mettono insieme a queste zoccole. Gli uomini sono i veri stupidi.

      Fonte: conosco un amico che ha fatto un figlio con una che lavorava in un night, e' stato lasciato appena hanno sfornato la bambina. Ora la bambina la tiene lei e lui e' distrutto moralmente.
    1. andriun 30 agosto 2015

      Il guaio è che si dice che la donna sia intelligente: visto i risultati che ha portato sia alla società (come giustamente ricordava lei), che a loro stesse, se vi fosse un minimo d'intelligenza ragionata, avrebbero abbandonato l'ideologia del femminismo già da diverso tempo.


      A livello d'intuito(intelligenza superiore a quella razionale che non ha nulla a che fare con la cultura), lo hanno certo capito, ma come dicevo poc'anzi hanno imboccato la via del non ritorno: non possono rinunciare a recitare un ruolo anche se questo non appartiene loro, tanto che sono pure convinte che qualche legge più aspra e severa nei confronti del maschio, risolverà il loro problema, anzichè acuirlo.

      Che ingenue, ma soprattutto e che ingenui i loro uomini, che non l'hanno ancora capito o forse sì, ma hanno preso gusto da effeminati che sono nel farsi sottomettere dalla loro donna. Conclusione povera Italia.
    1. temuchindallaCina 30 agosto 2015

      Grande Presbitero!

      Quello che Giulia Presbitero ha sottolineato sulla distorsione di un paese fatto da una giornalista (forse pseudo) è quello che succede anche per altri paesi come ad esempio la Cina. Solamente chi conosce approfonditamente le realtà avendoci vissuto anni può esprimere un giudizio veriterio, sicuramente non chi ci va solo in vacanza.

      Sarebbe ora di finirla con lo sputare addosso a paesi che sono entrati nell'immaginario collettivo come dei paesi incivili, senza diritti umani, con la dittatura e bla bla bla

    1. searcher 30 agosto 2015

      satana e' una metafora ma e' sbagliato pensare che non abbia una presenza e sia più che mai operativo e tangibile a cominciare dai valori completamente rovesciati e che oggi si vedono molto chiaramente chi sono i suoi servi,per la maggiore parte inconsapevoli..un esempio il femminismo!


    1. Vocenellanotte 30 agosto 2015

      L'isterosofia la trovo più insidiosa del femminismo. Questo è una becera moda, spacciata per ideologia. Quella adula gli effeminati, vero andriun?

    1. cardisem 30 agosto 2015

      «Iran, un pericolo per Nord Africa e mondo intero»

      «La
      nostra civiltà è sotto assedio dallo Stato islamico e dall'Iran che
      cerca, a scopi militari, di implementare le sue scorte atomiche. Questo è
      un pericolo che viene dallo stato islamico dell'Iran. Un pericolo per
      il mondo e in particolare per il Nord Africa». Lo ha detto Benjamin
      Netanyahu incontrando Matteo Renzi.
      -----

      I pericoli corsi dal sedere in questione ne sono una prova inconfutabile!

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