TUTTI ODIANO TUTTI

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la grande rissa

DI MARINO BADIALE

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Cominciamo da un semplice esempio, fra tanti possibili. Il Corriere della Sera pubblica l'intervista a uno statale che si lamenta del blocco degli stipendi. Ad oggi ci sono 610 commenti. Ovviamente non li ho nemmeno scorsi tutti, ma da un campionamento casuale sembra che la grande maggioranza (non tutti, per fortuna) sia aspramente critica verso l'intervistato. Spesso, i commentatori sono anche offensivi e aggressivi. La mia impressione è che succeda più o meno lo stesso quando si indicano i problemi di ogni particolare categoria: se si parla della scuola tutti infuriati ad azzannare i docenti, se si parla dei lavoratori autonomi questi vengono attaccati in quanto evasori, e così via.

Per tornare allo statale dell'intervista, ai suoi critici, che indubbiamente in molti casi stanno peggio di lui, si devono ricordare due cose. In primo luogo c'è sempre qualcuno che sta peggio di te: se il precario italiano sta peggio dello statale, l'africano disperato che muore nel tentativo di venire a farsi sfruttare in nero in Italia sta sicuramente peggio del precario. Con ciò si vuol dire che replicare, a chi segnala un problema, “comunque stai meglio di altri”, non è un argomento risolutivo, perché su questo pianeta quasi chiunque sta meglio di qualcun altro. Ma non è questa l'osservazione più importante, che è invece la seguente: se è vero che lo statale sta ancora relativamente bene, è certo che la sua situazione è peggiorata come è peggiorata quella di tutti. È questa la cosa fondamentale che bisogna capire da interviste come quella sopra indicata, e dalle tante altre notizie che si potrebbero citare: stiamo sempre peggio, tutti, ci stiamo impoverendo, tutti. Chi stava piuttosto bene ancora se la cava, chi era appena al limite della povertà ora è alla disperazione. Ma è questo movimento di peggioramento comune che bisogna saper vedere, per capire che la linea dell'evoluzione delle nostre società è chiara, ed è quella della distruzione del ceto medio e dell'immiserimento generalizzato. Sono cose dette e ridette, cito solo, giusto per dare un'idea, un breve intervento di Carlo Formenti, oppure il bel libro di Mario Pianta.

E invece di vedere tutto questo e di lottare contro il nemico comune, coloro che stanno perdendo tutto si sbranano fra di loro. Ma questo serve solo a far vincere i nostri nemici, i ceti dirigenti dei paesi occidentali, nessuno escluso. Nemici nostri, nemici di tutti, perché hanno rinnegato il patto sociale che ha retto le società occidentali nel trentennio '45-'75, e ci hanno dichiarato guerra. Una guerra che stiamo perdendo appunto perché chi sta male odia chi pensa stia un po' meno male (vero o falso che sia), invece di capire che solo lottando uniti possiamo sperare di vincere.
Forse si potrebbe obiettare che dedurre un'analisi generale dai commenti on line ad un articolo è un po' azzardato. La critica è corretta, ma mi pare che sia un dato oggettivo la mancanza di solidarietà fra le varie categorie dei ceti subalterni colpite dalla crisi e dalle politiche di austerità. Poiché questa mancanza di solidarietà non favorisce certo gli interessi collettivi di tali ceti (lottando uniti qualcosa si potrebbe ottenere), mi pare sensato ipotizzare che ci siano forti spinte psicologiche anti-solidaristiche, e che l'aggressività diffusa che si nota nei più diversi ambiti sia una espressione di tali spinte psicologiche.
Sarebbe davvero utile che qualcuno ci aiutasse a capire il perché di tutto questo. Perché “tutti odiano tutti”, e nessuno riesce a vedere il comune nemico. Credo dipenda da mutamenti profondi nella nostra “psiche occidentale”, che dovremmo tentare di indagare. Ci torneremo, spero.
Non posso che concludere su una nota di pessimismo. Il punto dolente di questa situazione, in cui tutti odiano tutti, è che un ulteriore peggioramento economico non porterà la “sollevazione” tanto attesa da alcuni nostri amici. Porterà ad un ulteriore imbarbarimento, ad una violenza diffusa. Il fatto di stare peggio non porta automaticamente alla rivolta, può portare a sbranarti col tuo vicino.
E quest'ultimo mi sembra l'esito più probabile, data l'attuale situazione della coscienza collettiva.
Sarei naturalmente lieto se i lettori riuscissero a convincermi che il mio pessimismo è infondato.

Marino Badiale
7.9.2014



Commenti (35)

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    1. enricocardillo 8 settembre 2014

      politici e mass media fanno di tutto per incentivare questo atteggiamento! Loro tagliano i servizi pubblici, poi danno la colpa a chi ci lavora! è una strategia!


    1. Truman 8 settembre 2014

      Nel complesso l'articolo è condivisibile, ma c'è qualche dettaglio discutibile. Dice Badiale:

      È questa la cosa fondamentale che bisogna capire da interviste come quella sopra indicata... stiamo sempre peggio, tutti, ci stiamo impoverendo, tutti.

      In realtà i numeri dicono che le disuguaglianze aumentano. C'è un numero ristretto di persone che guadagnano sempre di più. Giusto per fare un esempio, Marchionne guadagna molto di più di quanto guadagnasse il suo predecessore (Giuseppe Morchio). Se poi confrontiamo il suo stipendio con quello di un operaio Fiat, il divario è abissale.

      Ecco, qui bisogna guardare per sciogliere la guerra di tutti contro tutti, a queste poche persone che dalla crisi guadagnano in modo strabiliante. Sono le facce che il tiggì ci presenta in apertura, sono gli ultra-ricchi. Sono il nemico. E non è strettamente necessaria una rivoluzione per cacciare queste quattro persone.

      Addirittura anche l'individualismo potrebbe funzionare se si guarda nel modo giusto, l'interesse del singolo uomo-massa non è combattere i suoi pari, ma la casta di quelli che si sono arroccati in alto, contando di farla franca. Ma così sono molto esposti.

    1. dancingjulien 8 settembre 2014

      Quoto

    1. Emanuele_C 8 settembre 2014

      Evidentemente, anche il questo caos, la politica del "proprio orticello" trova dei vantaggi di cui il primo è quello secondo cui è più facile mozzicare in faccia il tuo vicino piuttosto che quello lì, quello che sta in alto e che non puoi raggiungere.

    1. haward 8 settembre 2014

      Homo homini lupus. Abbi cura di sradicare nell'essere umano, con calma e metodo,
      tutto ciò che anche solo vagamente non appartenga ad una visione meramente
      materialistica e riduttivistica dell'esistenza. Contestualmente disintegra,
      altrettanto accuratamente, ogni idea "tradizionale" che tenga in vita uno
      straccio di legame intra familiare e di solidarietà (autentica e sentita, non
      ideologica) all'interno della comunità di appartenenza. Esalta ed esaspera
      l'individuo, come sole a cui far ruotare l'universo, al centro di tutti i
      "diritti". Accendi il risentimento e la rabbia tra generazioni (figli contro i
      genitori), tra i sessi, tra le classi sociali, tra le religioni, tra le razze,
      etc., etc. Tratta tutti come numeri seriali, omologate bestie da lavoro e,
      alla fine, togli loro anche quel minimo di sicurezza economica e di
      speranza (si fa per dire) nel futuro. Quali individui credi che salteranno
      fuori? Forti, sereni, ed amanti del loro prossimo?

    1. Giancarlo54 8 settembre 2014

      Intervento questo di Tonguessy da incorniciare, come da incorniciare è l'articolo di Badiale.


      Complimenti ad entrambi.


    1. radisol 8 settembre 2014

      C'è sicuramente, dietro tutto questo, una strategia mediatica ben precisa di dividere "il popolo" ....questo è innegabile ...


      Però giocano anche altri fattori oggettivi ... una mutatissima composizione sociale ... e la possibilità, data da internet a chiunque, di esprimersi in forma anonima e di poter dire qualunque cazzata ... e qualche esempio in questo senso lo vediamo quotidianamente anche su queste pagine ...

      Qualcuno ricorda, come esempio, quale letamaio uscì fuori all'inizio dei novanta quando Radio Radicale aprì senza filtri i propri microfoni per almeno una settimana ? Allora non c'era internet così diffuso come oggi ma il meccanismo era lo stesso ...

      Per intenderci, mi viene da pensare, pur senza trascurare l'aspetto "voluto" dal potere di questa logica "tutti contro tutti" ed il dato di una oggettiva "individualizzazione" dovuta al venir meno di ogni aspetto di classe, di gruppo, di comunità, che anche in epoche precedenti quando tutto faceva intravedere chissà quali solidarietà e radiosi avveniri collettivi, se ci fosse stato lo "strumento" tecnico che permetteva di esprimersi in un certo modo, il letamaio sarebbe uscito fuori comunque ...

      Certo, comunque, che la cosa è ormai endemica ... e riguarda anche gli ambienti di potere medesimi ... basti pensare al fatto che, pur teoricamente in una situazione di massimo consenso per il governo Renzi, ogni volta che il parlamento si trova ad esprimersi con voto segreto lo stesso governo Renzi va regolarmente sotto ...
    1. Lif 8 settembre 2014

      Peccato che non ci stiamo sbranando tra di noi.


      Poi credere sempre che ci debba essere un deus-ex-machina maligno è un po' noioso. Un po' tante colpe culturali esistono eccome, altrimenti è sempre una roba di pupazzi e pupari, ma è un modo di vedere le cose troppo sciocco.
    1. AlbertoConti 8 settembre 2014

      Certo, la cultura dell'individualismo, la malapolitica, bla, bla,
      bla....

      Io ci vedo invece la ricetta americana di destabilizzazione
      permanente, non necessariamente applicata direttamente dagli
      yankee.

      L'hanno imparata e funziona benissimo, come l'arco romano per i
      nostri "gloriosi" avi, è come il sale in cucina.

      Vuoi rovinare un popolo?
      Piantagli un bel casino interno e aspetta che si sbranino tra di loro. Per noi è
      bastato l'euro.

    1. Tonguessy 8 settembre 2014

      Ho avuto modo di ascoltare i miei nemici storici, i padroni, lamentarsi di come l'attuale capitalismo li stia ammazzando lentamente (la speculazione è molto più redditizia di qualsiasi investimento industriale). Ragionamenti corretti e sensati che mi hanno portato ad applaudire gli oratori di Reimpresa. Non credo di essere uno dei pochi che "salta il fosso" quando è necessario al bene della collettività.

      La trappola denunciata (con molto stile, devo dire) da Badiale è vera e terribile, il vecchio Divide et Impera, e non è neanche una gran novità. Questo non ha impedito nè rivolte (dalla revolta dè Ciompi alle ultime banlieue, giusto per restare in Europa) nè rivoluzioni. Quindi non è un fattore risolutivo: funziona, ma con i limiti che la Storia ci ha insegnato.

      Sugli statali non posso che tristemente concordare: sono attualmente i destinatari della caccia all'untore che si è scatenata grazie ad un'abile orchestrazione della propaganda di regime. Mi spiego meglio: se lo scopo delle politiche neoliberiste è azzerare lo Stato per sostituirlo con il Mercato, è abbastanza ovvio che ci sia una totale criminalizzazione di qualsiasi strato degli apparati statali che non servono al mercato. Il tutto nel nome del dumping salariale, ovviamente. All'operaio della fabbrica viene fatto credere che la colpa del proprio dumping salariale sia degli statali. Agli statali non resta che munirsi di giubbotti antiproiettile. Il che è semplicemente delirante. Giustamente Badiale fa notare che qualche anno fa (ma ancora adesso, anche se il target sociale si è spostato dal privato al pubblico) erano gli artigiani i responsabili delle disastrose politiche sociali. Insomma la propaganda di regime sta dando il suo meglio nel convincerci che la colpa dell'attuale crisi non sono le politiche neoliberiste, e che senza un ritorno alla sovranità nazionale i politici sono delle marionette nelle mani dei burocrati di Bruxelles che a loro volta sono nel libro paga dei banksters. Niente di tutto questo: l'informazione mainstream ci dice che costoro sono impegnati nel risolvere la nostra crisi, ma non dicono che lo fanno riducendo la partecipazione democratica e le sovranità nazionali nonchè quei diritti e poteri che decenni di lotte politiche e sindacali avevano conquistato. La propaganda ci sta dicendo che la colpa è tutta degli statali. Perchè, per uscire dalla crisi, serve "meno Stato e più Mercato". La prima verità è che meno Stato e più mercato è la ricetta per sprofondare nel baratro in cui siamo precipitati. La seconda verità è che esistono persone che, convinte dalla propaganda, amano spararsi sui piedi imbracciando il fucile gentilmente offerto loro dai banksters.
      In realtà non è vero che "tutti odiano tutti", piuttosto che molti odiano sè stessi al punto di offrire a sè stessi una vita di progressiva miseria nel nome di quel Meine Ehre heißt Treue (Il mio onore si chiama fedeltà) che era inciso nelle fibbie delle cinture delle SS di Himmler. Fedeli alla propaganda dei banksters fino alla morte. Contenti loro.....
    1. robotcoppola 8 settembre 2014

      Avevamo una grande occasione, unire le nostre forze nel M5S per mediare e ottenere una società più umana.
      No! Troppo facile. Troppo lineare.
      Meglio il caos del tutti contro tutti, lamentarsi, urlare alla luna, frignare e cercare di imporre la propria visione delle cose, lasciando alle armate renziane di asfaltarci tutti e garantici una depressione economica che sfocerà presto con un governo gestito dalla troika.

    1. Lif 8 settembre 2014

      Questo "tutti odiano tutti" è molto relativo e mi sembra un'esagerazione. In ogni caso continuiamo a prenderci in giro: il prodotto di una società frammentata e individualistica alla fine è o può essere questo. Chi ha prodotto la società suddetta? Individuati gli autori, individuati i veri nemici.


      Ma dubito che molti risponderanno in maniera onesta.
    1. cardisem 8 settembre 2014

      "Sarebbe davvero utile che qualcuno ci aiutasse a capire il perché di tutto questo. Perché “tutti odiano tutti”,"

      Una spiegazione possibile, non certo originale, è che che il Liberismo dominante punta alla distruzione di qualsiasi forma di "comunità”, per ridurre ogni individuo alla condizione di "consumatore” sul piano sociale e di "spettatore” sul piano della coscienza e della conoscenza...

      Qui il luckasiano progresso della coscienza che trasforma l’essere, in meglio, lo trasforma invece in peggio, in una regressione fino alla ferocia, all’indifferenza verso la sorte altrui, alla barbarie...

    1. Petrus 8 settembre 2014

      "Tutti odiano tutti" evidenzia il trionfo della strategia del divide et impera sulla società occidentale. Tutto qui.

    1. tersite 8 settembre 2014

      Come è maledettamente vero! E nelle grandi città la tensione è ancora maggiore. Non dimentichiamoci che il popolo italiano è uno tra i più ignoranti del pianeta, la situazione può solo peggiorare.


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