Tutta la verità sull'Iran e la sua colpa più grave: non essere un'immensa pompa di benzina al servizio degli Usa - VIDEO

Tutta la verità sull'Iran e la sua colpa più grave: non essere un'immensa pompa di benzina al servizio degli Usa - VIDEO
La popolazione di Teheran oggi ha reso omaggio ai caduti assassinati durante la settimana scorsa nelle violente sommosse infiltrate dall'estero
Si rincorrono le voci di un attacco militare imminente di Usa e Israele contro l' Iran. Reuters, citando funzionari europei ed uno israeliano, parla di un'aggressione che "potrebbe avvenire nelle prossime 24 ore". Mentre gli Usa avrebbero iniziato a ritirare parte del personale dalle basi in Medio Oriente. Hanieh Tarkian è docente di studi islamici e analista geopolitica. In quest’intervista appena realizzata dal canale Il Fronte dell'Essere rivela tutto ciò che sta realmente accadendo in Iran, smascherando la propaganda angloamericana e occidentale in poco più di venti minuti. Segue un corsivo del Prof. Andrea Zhok sulle reali colpe iraniane. Buona visione e buona lettura.

L'UNICA VERA COLPA DELL'IRAN: NON ESSERE LA POMPA DI BENZINA DEGLI USA

Di Andrea Zhok

Il tasso di disinformazione sull'Iran fa impallidire le fiale di armi chimiche di Saddam.

E' tutto un succedersi di: Fiabe sui tempi dorati dello Scià, una tanto cara persona, perbene, ammodo, e sotto cui le donne andavano in minigonna (e cosa di più potresti desiderare al mondo?)

Testimonianze direttissime (del cugino di terzo grado, dell'espatriato, dell'opposizione in esilio, dell'ONG del Minnesota) di episodi di crudeltà inenarrabile.

Ipotesi al buio, che dopo due passaggi diventano dati inconfutabili, su centinaia, ma che dico centinaia, migliaia, ma che dico migliaia, decine di migliaia, ma che dico, milioni, fantastilioni di vittime innocenti del regime. In 24 ore.

E infine orianefallaci che occhieggiano da tutte le pagine rispondendo per le rime agli ayatollah (prendi questo!).

Il tutto condito di un illuminismo da terza elementare, dove teocrazia è una offesa mortale, dove il velo è simbolo di oppressione maschile, dove un paese con 5000 anni di storia, una popolazione di 90 milioni di persone e un territorio grande come mezza Europa, è trattato come una combriccola di crudeli deficienti in attesa di essere condotti da noi per mano alla luce.

E quasi nessuno che veda come l'unica vera colpa dell'Iran, il vero e solo peccato originale, prima con Mossadeq e poi con la Rivoluzione islamica, sia stato di rifiutare il ruolo di stazione di rifornimento per i cargo americani (cosa che invece fanno serenamente specchiate democrazie liberali come l'Arabia Saudita).

E nessuno a chiedersi come mai si sentano così eccitati, così proni a trinciare giudizi, pronunciare condanne, formulare auspici e rimproveri SEMPRE proprio su QUEGLI obiettivi che in QUEL momento fanno gioco agli americani (finito di sparare su Maduro una settimana fa, ora siamo passati ai tre minuti d'odio per gli Ayatollah).
Mai il dubbio di essere menati come sorci, dal piffero dei più potenti produttori di balle e psy-op di sempre.

Di Andrea Zhok

14.01.2026

Andrea Zhok è Professore associato di Filosofia Morale all’ Università degli Studi di Milano.

Fonte: https://t.me/andreazhok/701

Commenti (3)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 3 caricati
    1. RixGa 15 gennaio 2026

      "dove teocrazia è una offesa mortale"

      Teocrazia? No grazie.

      Non credo che ci sia da commentare, dirò solo che ne esiste un'altra che si crede eletta e che mette a soqquadro tutti gli altri popoli.
      Le religioni al mondo sono poi oltre 4000, ognuno di questi fedeli crede di essere nel giusto.

    1. pippo123 15 gennaio 2026

      La solita manina santa degli eletti...si vede il modus operandi

    1. ric 14 gennaio 2026

      deja vu...e revu

      e la storiella si ripete sotto gli stupidi europei..

      Ma resta il fatto che se la democrazia viene applicata seriamente a beneficio della collettivita' , a qualcuno non piace piu' , un esempio da anientare e da condannare a morte....dagli sporki yankees....

      GHEDDAFI il GRANDE :

      di GIULIO ALBANESE

      A quattordici anni dall’uccisione, il 20 ottobre 2011, di Muʿammar Gheddafi, tra le figure più carismatiche e controverse della recente storia africana, c’è una lezione da trarre dalla parabola del suo quarantennale potere in Libia. Da giovane colonnello si impadronì con un colpo di Stato militare incruento, il 1° settembre 1969, di un Paese povero, scarsamente popolato e privo di solide istituzioni. La monarchia di re Idris al-Sanusi assicurava una relativa stabilità politica, ma i proventi derivanti dalla scoperta del petrolio non avevano portato sviluppo. In meno di due decenni, Gheddafi trasformò quel regno desertico in uno Stato con standard di vita tra i più alti dell’Africa, frutto di una combinazione di redistribuzione delle rendite petrolifere, politiche sociali ambiziose e controllo capillare della società.

      La nazionalizzazione del settore petrolifero nei primi anni Settanta fu l’asse portante del progetto e consentì un vasto programma di welfare: abitazioni gratuite o fortemente sovvenzionate, carburante e beni di prima necessità a prezzi irrisori, universali sanità e istruzione, anche femminile, accompagnata una partecipazione più ampia delle donne al lavoro pubblico, pur entro limiti patriarcali, con un’emancipazione dunque più funzionale alla modernizzazione economica che all’effettiva parità. Il tasso di alfabetizzazione, inferiore al 20% nel 1969, superò l’80% nel giro di una generazione; l’aspettativa di vita salì da 55 a oltre 75 anni. Il regime, anche con largo uso di medici e tecnici stranieri, modernizzò le infrastrutture e avviò grandi opere simboliche, come il Grande Fiume Artificiale, colossale rete di condutture che trasferiva il bacino idrico sottostante il deserto alle coste mediterranee. Tale realizzazione, vantata come prova dell’autosufficienza libica di fronte all’Occidente, divenne il manifesto di una modernità alternativa, “africana” e rivoluzionaria.

      -----------------------------

      Nel 1977 Gheddafi formalizzò la propria visione ideologica proclamando la Jamahiriyya, la “Repubblica delle masse”. Fondata sulla Terza Teoria Universale, esposta nel suo Libro Verde, puntava al superamento sua del capitalismo sia del comunismo, in teoria con una forma di democrazia diretta: i partiti venivano aboliti in quanto strumenti di divisione, le elezioni rifiutate come inganno rappresentativo, il potere doveva esprimersi attraverso congressi e comitati popolari. Lo Stato stesso era destinato, nelle intenzioni, a dissolversi in un’autogestione collettiva. In realtà, la Jamahiriyya
      La rendita petrolifera dava risorse sufficienti a sostenere welfare e cooptazione.

Visualizzati 3 di 3 commenti approvati.