TSIPRAS HA VINTO … VIVA TSIPRAS !!

TSIPRAS HA VINTO … VIVA TSIPRAS !!

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Vladimiro ed Estragone stanno aspettando su di una strada desolata un certo "Signor Godot". La scena è completamente spoglia, solo un albero sullo sfondo che perde le foglie e poi rinasce, rimarcando così l'impercettibile trascorrere del tempo. Ma Godot non appare mai sulla scena, e non si sa nulla sul suo conto. Egli si limita soltanto ad inviare un messaggero dai due vagabondi, il quale dirà loro che Godot "oggi non verrà, ma verrà domani".

Come in una perfetta tragedia dell'assurdo, noi aspettiamo Godot ma lui sembra non arrivare mai … ancora nessun accordo infatti nella trattativa tra Grecia e creditori, con la prospettiva di un default che si fa sempre più vicina. Sembra un vero scenario da incubo, però secondo quello che dice un'infografica di Bloomberg, finora il numero più alto di default lo avrebbe registrato proprio la Germania, che nel corso della sua storia pare ne abbia subiti addirittura sette come l’Austria, contro gli otto della Spagna, i sei del Portogallo e i soli cinque della Grecia. Scopriamo dunque che la Germania, paladina dell’ordine di bilancio, ha dichiarato default più volte della Grecia. Forse l'analisi di Bloomberg è sensazionalistica e certo il fallimento ha assunto significati diversi attraverso i tempi, però la Germania ha sicuramente dichiarato default nel 1932, nel 1939 e nel 1948.

Nel bel mezzo della Grande Depressione poi, la crisi economica costrinse addirittura molti Stati europei occidentali a dichiarare fallimento: smisero di pagare i debiti verso gli USA anche il Regno Unito e la Francia. Quando nel 1932, alla Conferenza di Losanna il Regno Unito e la Francia azzerarono quasi il debito di guerra tedesco, si trovarono però per questo in difficoltà a pagare le pendenze con Washington. Fu, insomma, un fallimento volontario a catena: la Germania non pagò Francia e Regno Unito e queste ultime fecero altrettanto con gli USA.

Oggi, nella paranoia istituzionale dell'Eurozona, si stanno avviando altre dannose strategie economiche, che condizioneranno molto la vita dei sudditi europei, come ad esempio Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership), ma sembra che i media le vogliano ignorare, puntando i riflettori solo sulla Grecia, affare mediaticamente molto più attraente, data la situazione di stallo prolungato dei negoziati e l'urgenza non priva di suspense. Come finirà la partita a scacchi? Alfieri e cavalli avanzano minacciosi per il definitivo scacco all'Impero regnante.

Se poi la Grecia non pagasse la rata al Fmi il 30 giugno, non si attiverebbe necessariamente il default, nulla vieta infatti che scattato il termine dell'ultimatum si continui a discutere. Anche l'uscita della Grecia dall'euro non sarebbe affatto né immediata né scontata e probabilmente ci sarebbero 30 giorni di interregno, durante i quali il Fmi invierebbe la sua lettera di riscossione dei debiti. E anche se i trattati prevedono l'irreversibilità unilaterale dell'euro, non vuol dire che la Grecia non potrebbe uscirne, per poi attivare i negoziati preannunciati con Putin. Infatti è proprio questo che spaventa in modo particolare gli Usa, i quali, costretti dalla crisi del petrodollaro a non lasciarsi scappare nessuna pedina della scacchiera, premono notevolmente per un rapido accordo.

Questo gli scacchisti greci l'hanno capito e Tsipras si è mostrato un abile giocatore di scacchi. Posto dinanzi all’alternativa drammatica tra rifiutare l’ultima proposta dei creditori internazionali e sottoscriverla, affrontando una bufera nel partito e nel governo, Alexis ha fatto la sua mossa. Dopo l'inconcludente negoziato a Bruxelles di sabato con i partner europei, la Bce e il Fmi, il premier greco ha abbandonato il tavolo e ha annunciato un referendum per il 5 luglio. La domanda delle cento pistole non sarà sulla permanenza dell’euro (perché probabilmente resterebbe inevasa), ma sull’accettazione dell’ultimo piano proposto dai creditori.

Da Bloomberg riceviamo il primo testo di referendum greco , non ancora completo, che dovrebbe proporre quanto segue: “Il popolo greco è qui chiamato a decidere se deve accettare una bozza di accordo proposto dalla Commissione Europea, dalla BCE e dal FMI , all’Eurogroup che si è tenuto il 25 Giugno e che consiste di due documenti: il primo documento chiamato Riforme per il completamento del programma corrente ed oltre, ed il secondo chiamato Analisi preliminare di sostenibilità del debito.

I cittadini che desiderano rifiutare l’accordo delle istituzioni votino Non approvato /NO

I cittadini che accettano l’accordo delle istituzioni votino Approvato/SI”

Tsipras, ormai con le spalle al muro, di fronte a questo “golpe al rallentatore”, compie la mossa astuta del referendum, ma il rischio è calcolato, perché è ormai scontato che la Grecia non sarà in grado di pagare 1,6 miliardi di euro al Fmi il prossimo 30 di giugno, però il fatto in sé non innescherà necessariamente un evento di default, perché più insidiosa ancora è la scadenza di metà luglio con la Bce: se la Grecia non dovesse onorare il debito, l'istituto di Francoforte avrebbe sostanzialmente l'obbligo di interrompere la liquidità di emergenza e di provocare in Grecia una crisi bancaria del tipo già visto a Cipro e prima ancora in Islanda ed in Argentina.

Il clima potrebbe a quel punto ulteriormente surriscaldarsi, gli avversari interni al partito e le opposizioni potrebbero portare un attacco concentrico al premier tale da rovesciare il governo e provocare nuove elezioni. Qualcuno in Europa sembra contare proprio su questo, auspicando nei fatti un "regime change" ad Atene, questo è ciò che decodifica la tranquillità dei mercati, che sembrano pregustare un possibile scenario di riserva, il piano B.

Del resto l’Europa è il più fedele alleato degli Stati Uniti, e Washington non vuole perderne nemmeno un pezzetto, nemmeno la piccola Grecia. Se infatti la Grecia dovesse lasciare l’euro e avesse necessità di prendere in prestito una valuta forte per sostenere la propria bilancia dei pagamenti, otterrebbe aiuti dalla Russia e forse anche dalla Cina, potrebbe lasciare addirittura la NATO, potrebbe partecipare al progetto del gasdotto della Russia, il che evocherebbe uno scenario intollerabile per le élites atlantiche.

L’ultima proposta, emersa al Consiglio europeo pareva piuttosto allettante, conteneva una novità indiscutibile: un piano da 15,5 miliardi esteso a fine novembre (dunque oltre il doppio rispetto ai 7,2 miliardi che erano l’oggetto del negoziato sinora), di cui dodici miliardi sborsati dagli europei e 3,5 miliardi dal Fmi, in cambio di misure di contenimento dei conti pubblici e riforme, a dimostrazione che l'Europa usurocratica cerca assolutamente di non farsi sfuggire una pedina del puzzle, che anche se di modesta valenza economica (la Grecia vale circa il 2% del Pil europeo), sembra essere particolarmente preziosa dal punto di vista geopolitico.

La mossa del referendum consente comunque a Tsipras di trasformare i rischi in un potenziale vantaggio, abile e obbligata anche la scelta della data: il 5 luglio, dopo la scadenza del 30 con l'Fmi ma prima delle scadenze con la Bce. È un messaggio politico forte ai creditori europei e, comunque vada, riapre per Tsipras scenari politicamente gestibili. Se i greci voteranno SI' il premier potrà tacitare l'opposizione interna ed eviterà un insidiosissimo passaggio parlamentare sulle analisi specifiche della proposta dei creditori, registrando un successo politico. Se i greci voteranno NO la sua forza negoziale nei confronti delle istituzioni creditrici aumenterà, e gli consentirà di contrattare da posizioni più sicure quanto l'Eurogroup è pronto ancora a concedere per non rompere l'indissolubilità della zona euro.

Ma i gabellieri dell'Impero sono subito accorsi sui vari network nazionali per rassicurare l'opinione pubblica, sforzandosi con mille proclami di convincerla che l'unica salvezza consiste nella permanenza nell'Eurozona: il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Djessembloem afferma con enfasi che l'Eurogruppo si è sempre mostrato disponibile all'accordo, invece il governo greco ha abbandonato la trattativa (sic); il ministro dell'economia italiano Padoan si è affrettato a dichiarare che la Grecia non è uscita dall'euro, che non sarà eventualmente l'Europa a far fallire la Grecia, ma è stato il suo governo a fare scelte inadeguate (strizza?); il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble dice che l'Europa farà di tutto per salvare Atene (doppio sic); Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici, dichiara che il default della Grecia sarebbe una catastrofe e che comunque l'Europa continua ad esistere e ha 19 membri.

Insomma, comunque vadano le cose Tsipras ha vinto moralmente, ha giocato sullo scacchiere d'Europa attraverso mosse astute e intelligenti, muovendosi tra mille insidie, dicendo di voler restare nell'euro e invece operando per uscirne, presenziando trattative sia con l'UE che con Putin, esaltando l'Europa dei popoli, ma criticando aspramente il potere finanziario che la governa attraverso l'usura fatta a sistema, mostrando ai cittadini europei la loro nuova dimensione di sudditi, in un contesto socio economico dominato da una classe privilegiata di oligarchi che hanno il potere di creare, mediante erogazione di prestiti a interesse, tutti i mezzi monetari di cui necessita il resto della società, divenendo di conseguenza sua creditrice strutturale.

Nel "Monopoli globalizzato", mentre la politica sembrava finita, e nel resto d'Europa i partiti si sono ridotti a gabellieri delle élites finanziarie, un giovane governo di un piccolo stato ha avuto l'ardire di rifiutare le proposte dei padroni del vapore, richiedendo la partecipazione popolare alla drastica risoluzione di "uscire dall'euro", che forse non tutti i greci possono avere capito, ma può rappresentare l'unica loro possibilità di sopravvivenza e di rinascita economica e sociale. L'Europa non potrà più essere quella di prima.

Onore a Tsipras e a Varoufakis, che con la mossa dell'alfiere e del cavallo hanno determinato un rischiosissimo scacco all'Impero …

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

29.06.2015

Commenti (49)

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    1. Rosanna 29 giugno 2015

      A me sembra invece che l'Eurogoup sia attraversato da notevoli tensioni e inquietudini e che il dibattito prodotto dal Grexit sia molto utile per chiarire le dinamiche del problema:

      Merkel, Europa deve trovare un compromesso - "Se
      fallisce l'euro fallisce l'Europa". Lo ha detto, ancora una volta, oggi,
      Angela Merkel, parlando in occasione dei 70 anni della Cdu. "L'Europa
      deve essere in grado di trovare un compromesso di fronte ad ogni sfida".
      "Dobbiamo
      constatare che una volontà per un compromesso del genere non c'era. Per
      questo è stato indetto il referendum". Ha affermato Merkel, a Berlino,
      in conferenza stampa con Sigmar Gabriel dopo il vertice con i partiti.
      Merkel ha ribadito che senza compromessi l'Europa fallisce "e questo non
      lo vogliamo". "Se dopo il referendum il governo greco chiedesse di trattare non rifiuteremo le trattative", ha sottolineato la cancelliera tedesca.


      Juncker, prospettiva Eurozona resta a 19 - "La
      prospettiva è che l'Eurozona resti a 19 e che altri paesi si
      aggiungeranno". Lo dice il presidente della Commissione europea, Jean
      Claude Juncker in una conferenza stampa nella sede dell'esecutivo
      europeo sulla vicenda Grecia.
      "Sono rattristato dallo spettacolo che
      si è dato in Ue, la buona volontà è evaporata, egoismi e giochi tattici o
      populisti hanno avuto la meglio dopo tutti gli sforzi fatti, mi sento
      tradito perché non si prende in considerazione gli sforzi personali e
      degli altri": lo ha detto il presidente della Commissione Ue. "Votare
      'no' vorrebbe dire che la Grecia dice 'no' all'Europa". Lo ha affermato
      Juncker, specificando che un voto contrario, nel referendum indetto dal
      governo, sarebbe "disastroso". Infine Juncker ha concluso il suo
      discorso in modo molto critico verso Atene: "Non si tratta di giocare
      una partita di poker: qui o si perde o si vince tutti assieme".

      Varoufakis, capi governo evitino il disastro - "I
      vertici dell' Unione Europea a Bruxelles non sono in grado di adottare
      iniziative politiche. I capi di governo dell' Unione europea devono
      agire. E tra loro è la cancelliera Merkel, in quanto rappresentante del
      Paese più importante, ad avere in mano le chiavi per evitare una fine
      terribile di questa crisi. Spero che le usi". Lo dice il ministro delle
      Finanze greco, Yanis Varoufakis, in un' intervista alla Bild riportata
      da Repubblica.
      "Se l' Europa permetterà che accada un simile
      disastro solo per umiliare il nostro governo e nonostante le caute,
      moderate, concilianti proposte venute da parte nostra - aggiunge il
      ministro - allora gli europei non potranno non porsi la domanda
      sollevata dal capo del governo italiano di fronte al clamoroso
      fallimento sulla questione dei profughi: 'È questa l' Europa che
      vogliamo?'".
      Varoufakis si dice "un eterno ottimista" e
      sottolinea che "l' Europa ha dimostrato di continuo di saper curare le
      sue ferite e di essere capace di superare i suoi litigi. Si tratta
      soltanto di far valere quello che ci accomuna". Parlando del referendum
      indetto per valutare la proposta di accordo, su cui il governo ha dato
      parere negativo, il ministro spiega che "siamo ancora disponibili a
      trattare mentre la gente fa le sue valutazioni", ma chiarisce che non ci
      saranno nuove proposte: "Abbiamo già esposto le nostre posizioni. Sono
      eque e accompagnate da notevoli concessioni".

      Crisi Grecia, Vaciago: “Se Atene fa default sarà il fallimento dell’Europa”

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/28/crisi-grecia-vaciago-se-atene-fa-default-sara-il-fallimento-delleuropa/1822998/

    1. Rosanna 29 giugno 2015

      @andriun,
      Tsipras si è appellato al popolo per vari motivi:
      1) è stato costretto perché i creditori non hanno accettato di riformulare il debito
      2) diverse volte Varoufakis ha dichiarato che l'Eurogroup non ascoltava nemmeno le loro proposte
      3) diverse volte Tsipras ha aspramente criticato le dinamiche usuraie e vessatorie del sistema

      inoltre non io, ma Paul Krugman dice quanto segue:

      "Al contrario, messo davanti ad un ultimatum della Troika, ha
      programmato un referendum per decidere se accettare o meno. Tutto questo
      sta portando a molti dibattiti sulla sua correttezza e a molte
      dichiarazioni in cui si afferma che egli sia un irresponsabile. Ma, al
      contrario, egli sta facendo la cosa giusta, e questo per due motivi.

      In primo luogo, se vince il referendum, il Governo greco avrebbe il potere di una forte legittimazione democratica, che ha ancora parecchia importanza in Europa, a mio avviso.

      In secondo luogo, fino ad ora Syriza si è trovata in una posizione politicamente molto scomoda. Gli elettori, seppur furiosi per le sempre maggiori richieste di austerità, non vogliono al contempo lasciare l'euro. E' sempre stato molto difficile capire com’è che questi due desideri possano essere conciliati, ma ora lo è ancora di più.

      Il referendum, in effetti, servirà per chiedere agli elettori di scegliere la loro priorità e per dare a Tsipras il mandato per “fare quello che deve”, se la troika dovesse spingere fino in fondo.

      Nel caso me lo chiedeste, ritengo che spingere la situazione fino a questo punto sia stato un atto di mostruosa follia da parte dei Governi Creditori e delle Istituzioni. Ma l’hanno fatto, e non posso biasimare in alcun modo Tsipras per essersi rimesso alla volontà degli elettori, invece di decidere sulla loro testa."


    1. Hamelin 29 giugno 2015


      Tsipras vincitore morale ?

      Tsipras avrebbe vinto moralmente se avesse preso una decisione sul da farsi onorando in questo modo il suo ruolo di Premier e prendendosi la responsabilità delle sue azioni .

      La decisone del referendum è a mio modo di vedere la mossa di Ponzio Pilato che se ne lava le mani ( poichè qualsiasi cosa egli decida verrebbe fatto fuori in un modo o nell'altro ) .

      Nel referendum è scontato come l'oro la vittoria dei si'.
      I Greci andranno di sicuro sul si per molteplici motivi .

      1) Chi è rimasto incastrato con i soldi in banca avrà nuovamente l'occasione di prosciugare il conto e far sparire i soldi .

      2) La gente è terrorizzata dall'incertezza del futuro e piuttosto che andare incontro all'ignoto preferisce mille volte affidarsi alle solite e certe sofferenze .

      3) La gente non vuole il caos sociale e le rivolte che seguirebbero ad un uscita dall'Euro .

      Tsipras ha usato questo giochino per uscirne pulito ( almeno lo crede lui ) .

      Alla fine dirà :

      " Cari Greci l'avete voluta voi l'austerity votando si' ".

      Comunque politicamente con questa mossa è finito .
      Si è inimicato i padroni UE e si è inimicato pure il popolo in un colpo solo .

      Non male come suicidio politico .

    1. Rosanna 29 giugno 2015

      Molto suggestivo Eshin,
      infatti Tsipras e Varoufakis hanno cambiato le regole del gioco, mi è piaciuto soprattutto il passaggio dove Michele Di Salvo dice:

      "Il pay-off di Varoufakis per la Grecia è molto semplice: restare
      nell’euro, rinegoziare il debito, e per pagarlo fare crescere l’economia
      del proprio paese, e per farlo fermare le privatizzazioni, mettere a
      reddito massimo le infrastrutture nazionali, aumentare la domanda
      interna aumentando il potere di acquisto (il che passa dal creare
      lavoro, fermare i licenziamenti collettivi, elevare i salari minimi)."

      Ma tale gioco equivale ad uscire dall'euro, se qualcuno non l'avesse capito, perché gli oligarchi non potranno certo più in tal modo continuare a riscuotere interessi e crediti.

    1. andriun 29 giugno 2015

      Solito problema di una politica effeminata e priva di idee/strategie. Vorrei capire dove sta la bravura di un politico che chiama a nuovamente i cittadini alle urne per esprimere nuovamente quanto affermato precedentemente, proprio con la scelta politica che lo ha portato ad essere eletto. Ma allora che ci sta a fare li se poi per ogni cosa deve rivolgersi nuovamente al popolo? Senza contare che il popolo conosce solo una parte della verità, quindi potrebbe votare contro i propri interessi senza averne coscienza. A questo punto affidiamoci alla rete, come proponeva e mi pare di capire ancora oggi propone Grillo. Che serve studiare, se le massa ignorante/manipolata è in maggioranza vincerà comunque, perchè questa si chiama: democrazia.

    1. Rosanna 29 giugno 2015

      Grazie robotcoppola,
      infatti ho cercato di dimostrare che il problema non è solo economico, come dice Bagnai, ma anche e soprattutto politico, perché solo attraverso la politica si riuscirà ad uscire dalla stanza della tortura dell'Eurozona, se infatti lo studio dell'economia ci deve servire per capire le dinamiche usurocratiche che stanno danneggiando il benessere di molti stati europei, sarà solo la rinascita di una politica democratica, espressione del volere dei popoli, che potrà cambiare le sorti della storia.

      Certo la strada è lunga e tortuosa, ma credo che Tsipras e Varoufakis abbiano intrapreso la strategia giusta, anche se si troveranno di fronte ad un prossimo possibile tentativo di cambio di regime
      ad Atene.

    1. Eshin 29 giugno 2015

      Mi pare un ottimo analisi!! Dovremmo studiarci la teoria dei Giochi.


      La strategia di Varoufakis attraverso la Teoria dei Giochi

      ......Varoufakis non è un economista puro, ma un matematico, che si approccia all’economia passando per una branca specifica – che diventa in qualche modo la sua specializzazione – ovvero la Teoria dei Giochi.
      Per semplificare al massimo si tratta di una specializzazione complessivamente semplice, ma al contempo ontologicamente complessa, che mira a semplificare al massimo i problemi socio-economici, a trasformarli in “problemi semplici come un gioco”, a descriverne “matematicamente” le dinamiche” e quindi cercare di “quantificare e qualificare” la soluzione, a quello che appunto viene poi definito “un gioco”.

      In questa Teoria, un gioco è composto da almeno quattro elementi essenziali:
      1) i giocatori, cioè l’insieme di “coloro che prendono le decisioni” e che interagiscono tra loro strategicamente, ovvero con una strategia;
      2) le azioni, cioè le mosse a disposizione di ciascun giocatore;
      3) le strategie, cioè i piani di azione possibili;
      4) i pay-off (o le vincite), cioè gli esiti del gioco per ciascun giocatore, a seconda delle mosse, delle strategie scelte, e delle azioni e delle strategie degli altri giocatori.
      Ecco allora che se prendiamo “l’establishment” degli economisti, che poco sanno di matematica e poco si cimentano nella teoria dei giochi, e la uniamo a quella dei “ministri politici” – che ne sanno di entrambe ancora meno – e in questo “campo di giocatori” inseriamo un’anomalia quello che cambia – in sé – è il gioco, e non solo il rapporto di forza o la bravura.

      In questo caso non è semplicemente come se a un torneo amatoriale di scacchi inserissimo Bobby Fisher o il più recente Magnus Carlsen, ma proprio trovarsi di fronte ad un nuovo gioco, perché seguendo la Teoria dei Giochi:
      1. abbiamo un nuovo giocatore;
      2. che ha a disposizione un numero N indefinito di possibili mosse non previste dagli altri giocatori;
      3. ha strategie – piani di azione – differenti;
      4. modifica radicalmente i possibili pay-off.
      Quest’ultimo punto è forse il più interessante, perché mentre “gli altri giocatori” hanno sempre giocato a trovare “un equilibrio” tra una serie di interessi dati (zona euro, valore monetario, evitare di perdere il valore dei crediti in portafoglio…) il “nuovo giocatore” ha “nuovi pay-off”, che sino a ieri non erano contemplati.

      Se la vediamo in questo modo, possiamo anche spiegare perché all’inizio ho parlato di un vero e proprio incubo-spettro che si aggira per l’Europa: Varoufakis ha “cambiato il gioco”, e a questo gioco, con queste regole, questo giocatori, non solo non sanno giocare, ma cambiando il gioco le strategie note e quindi le possibili azioni a disposizione dei vecchi giocatori sono se non nulle, comunque fortemente ridimensionate. E non sarà facile adattare le vecchie e certamente in modo radicale cambierà il pay-off: cambia il “risultato vincente” ed anche quello che sino a ieri era considerato “il minimo risultato vincente accettabile”.

      Cerchiamo di vedere come ha giocato concretamente nella sua prima uscita pubblica Varoufakis.
      Nel primo incontro la strategia del giocatore UE era semplice: aiuti in cambio delle azioni che ti ho indicato: non fai quelle azioni, non ti do gli aiuti. Azione greca: non voglio gli aiuti, e ti dico no anche alle prossime tranches. Risultato: il giocatore UE era completamente disarmato: non solo la sua azione era stata annullata, ma anche la sua strategia complessiva non aveva più senso. Perché dava per scontato che il “pay-off” della Grecia fosse ottenere gli aiuti.

      Cerchiamo adesso di avere uno sguardo di insieme e non solo su una singola mossa.
      I giochi – sinora – individuabili sono più di uno.
      Varoufakis dichiara quali sono i suoi pay-off: ovvero gli obiettivi per lui “vincenti” e che vuole raggiungere: restare nell’euro, non ricevere gli aiuti, ridefinire il debito.
      Per raggiungerli il primo gioco del Ministro greco è un classico “dilemma del prigioniero”.
      [Due criminali vengono accusati di aver commesso lo stesso reato. Arrestati, vengono rinchiusi in due celle diverse senza comunicare. Ad ognuno di loro vengono date due scelte: confessare oppure non confessare. Se solo uno dei due confessa, chi ha confessato evita la pena e l'altro viene condannato al massimo della pena. Se entrambi confessano, vengono entrambi condannati al massimo. Se nessuno dei due confessa, entrambi vengono condannati al minimo].
      È questo lo schema della proposta che Varoufakis fa a ciascuno dei suoi creditori, proponendo una strategia di New Deal europeo, e al contempo di onorare ma rinegoziare il proprio debito pubblico estero.

      A questo punto ai governi e alle istituzioni europee viene “sottoposto” un nuovo gioco, anche questo un classico della Teoria dei Giochi, noto come “il dilemma dei coniugi” o “battaglia dei sessi”.
      [Marito e moglie devono scegliere se riposare o fare i lavori domestici. Se entrambi si riposano entrambi vincono, ma la casa resta in disordine. La strategia più conveniente è la cooperazione: entrambi lavorano in casa, stancandosi di meno, e avendo tempo per riposarsi. Diversamente una seconda strategia mediana è fare turni giornalieri. Etc etc...].
      E questo gioco viene condotto attraverso un altro gioco, più o meno rientrante nel modello del “gioco di segnalazione” [si manda un messaggio senza che sia chiaro il "tipo" di mittente, a quel punto il ricevente compie un'azione di risposta in base al messaggio ma senza conoscere la natura e lo scopo di chi lo ha inviato, e quindi "svela" nella sua azione la propria natura e quindi anche i suoi obiettivi. In questi tipo di gioco i giocatori ricevono payoff dipendenti dal tipo scelto dalla natura soggettiva, dal messaggio scelto dal mittente, e dall'azione scelta dal ricevente. ]
      Una strategia normalmente usata per prevedere il messaggio e scegliere la risposta giusta è quella prevista in un altro gioco, molto noto, ovvero “la morra cinese” in esiste un margine per applicare una strategia a patto che lo si giochi sempre o spesso con gli stessi avversari: si può prestare attenzione alle “debolezze” o alla tendenza ad azioni prevedibili. E in questo caso, mentre gli altri ministri, politici, economisti, tecnici, sono giocatori noti, che hanno tra loro fatto “numerose partite”, ed è quindi possibile studiare una qualche statistica di prevedibilità, il punto di forza del nuovo giocatore è proprio la sua “novità”.

      Cosa può fare Varoufakis per raggiungere il suo pay-off vincente?
      Intanto (paradossalmente) può mettere in atto, o simulare di mettere in atto, una strategia che simuli il “gioco del coniglio” in cui (ad esempio) due ragazzi lanciano simultaneamente le auto verso un burrone. Se entrambi sterzano prima, faranno entrambi la figura dei codardi (conigli) ma avranno entrambi salva la vita; se uno sterza e l’altro continua, il primo farà la figura del coniglio, mentre il secondo avrà mostrato coraggio. Se entrambi continuano sulla strada, moriranno.
      E tuttavia i risultati del “gioco del millepiedi” (introdotto da Rosenthal nel 1981, due giocatori si alternano a scegliere tra prendere un premio che cresce man mano che non si sceglie di acquisirlo, e concludere il gioco, oppure passare la scelta ad un altro giocato re) mostrano come le soluzioni di vero equilibrio di un gioco non riescono a prevedere il modo in cui le persone giocano in alcune circostanze.

      La realtà europea, in questo momento, se la volessimo inquadrare negli schemi della Teoria dei Giochi, è qualcosa di molto simile all’ oligopolio di Cournot, un modello economico che descrive la struttura di un oligopolio.
      Le caratteristiche principali del modello sono:
      1. sono presenti più imprese, che producono un prodotto simile
      2. le imprese non collaborano tra loro;
      3. le imprese producono competendo per quantità (la decisione di ogni azienda su quanto produrre influenzerà il prezzo di mercato – pensiamo al debito pubblico, alla politica fiscale…);
      4. il numero di imprese è fisso (come in Europa il numero di paesi);
      5. le imprese attuano una strategia, cercando di massimizzare il profitto date le decisioni dei concorrenti.
      Il punto di questo schema è che elimina tutte le sovrastrutture tipiche della politica e definisce il semplice concetto essenziale (alla fine di numerosi calcoli e funzioni matematiche) che il profitto di ogni impresa equivale alla differenza tra le entrate e i costi.

      Il pay-off di Varoufakis per la Grecia è molto semplice: restare nell’euro, rinegoziare il debito, e per pagarlo fare crescere l’economia del proprio paese, e per farlo fermare le privatizzazioni, mettere a reddito massimo le infrastrutture nazionali, aumentare la domanda interna aumentando il potere di acquisto (il che passa dal creare lavoro, fermare i licenziamenti collettivi, elevare i salari minimi).
      Per rinegoziare il debito e onorare gli impegni internazionali – dopo aver sondato tutti i creditori e sopo aver “giocato” con loro – è probabile che proporrà loro un nuovo gioco, il “gioco dell’ultimatum”.
      Per la verità si tratta più che di un modello classico, di un gioco di economia sperimentale in cui i giocatori interagiscono al fine di decidere come dividere una somma di denaro che viene offerta loro. Il primo giocatore sceglie come dividere la somma tra sé e un altro giocatore. Il secondo giocatore può accettare o rifiutare la proposta. Se il secondo giocatore rifiuta, nessun giocatore riceve nulla. Se il secondo giocatore accetta, il denaro è suddiviso in base alla proposta del primo giocatore. Il gioco è giocato una volta sola. Normalmente in forma anonima.

      La “variante Varoufakis” del gioco dell’ultimatum cancella l’anonimato, e rende un gioco a due, un gioco collettivo e tendenzialmente cooperativo.
      Ecco, se esistesse un Nobel “vero” per l’economia, o meglio sarebbe per la matematica, andrebbe a Varoufakis, anche solo per averlo pensato. Se poi lo realizza è un capolavoro.

      http://www.eunews.it/2015/02/10/la-strategia-di-varoufakis-attraverso-la-teoria-dei-giochi/29880

    1. robotcoppola 29 giugno 2015

      Ottimo articolo che inquadra la mossa di Tsipras da più punti di vista.
      Altri presunti esperti hanno banalizzato il problema della Grecia solo dal punto di vista economico, peraltro riducendolo al solo peso della sua economia rispetto alle altre (un peso piuma...).
      Della serie se la Grecia esce i problemi sono quasi tutti suoi.
      Invece no, un default greco metterebbe ancora più in mostra la palese TRUFFA a carico della collettività, che dovrà pagare i debiti delle banche PRIVATE (soprattutto francesi e tedesche) esposte verso la Grecia:
      http://www.infodata.ilsole24ore.com/wp-content/uploads/sites/82/2015/02/Esposizione-banche.png [www.infodata.ilsole24ore.com]


    1. yago 29 giugno 2015

      In questo disastro c'è forse una sola nota positiva ed è il fatto che l'Europa sta mostrando tutta la sua incapacità. Sono riusciti a far bruciare dalle borse mondiali, in poche ore , cifre notevolmente superiori al pil Greco e se il famoso battito d'ali si dovesse trasformare in uragano, il merito sarebbe tutto di questo manipolo di imbecilli. La nostra esterofilia fa credere che in Europa si è in buone mani mentre invece il loro pressapochismo supera quello nostrano.

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