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Trump riuscirà a sistemare l’economia nel 2017 ?

DI PAUL CRAIG ROBERTS

informationclearinghouse.info

Il mondo occidentale e quella parte di globo che si beve le spiegazioni dell’occidente vive in una finzione. Ce ne accorgiamo ogni giorno – nelle presunte macchinazioni russe per far eleggere Trump, nelle dichiarazioni che Saddam Hussein e le sue (inesistenti) armi di distruzione di massa fossero una minaccia per gli Stati Uniti (un fungo atomico sopra le città statunitensi), che Assad usava armi chimiche in Siria contro la sua stessa popolazione, che l’Iran avesse un programma per costruire armi nucleari, che pochi Sauditi avessero gabbato le intelligence di USA, UE ed Israele e avessero così rifilato la più grande umiliazione mai subita all’ “unica superpotenza mondiale”, che la Russia abbia invaso l’Ucraina e possa in ogni momento invadere le Repubbliche Baltiche e la Polonia, che il tasso di disoccupazione negli USA sia del 4,6%, che il surplus economico della Cina nei confronti degli Stati Uniti sia dovuto a manipolazioni di valuta e così via.

Teoricamente viviamo in un’era di informazione scientifica, ma cosa si può ricavare di buono da informazioni orchestrate appositamente in maniera errata? Fino a che le false notizie diffuse dalle puttane della stampa saranno al servizio degli interessi di governi e potentati privati, come potremo essere sicuri della loro veridicità?

Per esempio, prendiamo in considerazione la notizia che gira ovunque nel governo e nei media statunitensi che sostiene che il pesante deficit commerciale nei confronti della Cina sia dovuto a manipolazioni della valuta messe in atto dalla Cina stessa, che mantiene lo Yuan deprezzato verso il dollaro.

Questa falsa affermazione, presa per vera persino da scrittori russi su siti russi, non ha senso. La valuta cinese ha cambio fissato con il dollaro. Fluttua insieme al dollaro. La scelta del cambio fisso era stata fatta dalla Cina per dare credibilità allo Yuan come valuta. Nell’ultimo decennio la Cina ha aggiustato questo rapporto facendo crescere il valore della propria valuta da 8.1 Yuan a 6.9 Yuan per dollaro. (In realtà sarebbe arrivato a 6, ma il rafforzamento del dollaro stesso nei confronti delle altre valute asiatiche e di quelle europee ha indotto il Governo al deprezzamento). Come un apprezzamento dello Yuan può essere “manipolazione di valuta”? Non aspettatevi risposte dalle puttane dei media finanziari o dagli economisti spazzatura che hanno creato l’economia neoliberale.

L’utilità di questo mito della manipolazione cinese serve a distrarre dal fatto che il deficit è dovuto alla massiccia delocalizzazione della produzione da parte delle grandi imprese statunitensi verso la Cina. Quando queste importano in territorio USA beni prodotti all’estero per venderlo, aumentano il deficit commerciale.

Le grandi imprese producono all’estero perché la manodopera costa meno e permette maggiori profitti, aumento del valore azionario e bonus per i manager. Una delle maggiori cause delle alte medie dell’indice Dow Jones e del peggioramento dei salari e della distribuzione della ricchezza negli USA è la delocalizzazione del lavoro. Nel 2016 i più ricchi hanno aumentato i propri patrimoni di 237 miliardi di dollari, mentre l’aumento dei prestiti per studio, automobili, dell’utilizzo di carte di credito, l’economia stagnante e il calo dei salari hanno reso la classe media più povera. Durante il 21° secolo, l’indebitamento privato è salito dal 70% all’80% del PIL. I ricavi procapite invece non sono saliti di pari passo.

La delocalizzazione del lavoro va a beneficio solo di un piccolo numero di azionisti e manager e impone enormi costi alla società. Nazioni che una volta erano prospere produttrici di beni ora versano in una depressione di lungo corso. La ricchezza della classe media è crollata. Il valore degli immobili nelle zone produttive è crollato. Si sta erodendo la base dei contribuenti. I sistemi pensionistici non riescono a rispettare i propri impegni. La sicurezza sociale si sta sfaldando.

Per avere un’idea dei costi derivanti dalla delocalizzazione sulla popolazione statunitense, andate online e date un’occhiata alle immagini della decrepita Detroit, che una volta era un impero industriale. Le scuole e le librerie sono abbandonate, come gli edifici pubblici, le aziende sono vuote, le case anche, le chiese pure. Ecco un video di 4 minuti.

Detroit non è l’unica. Nel mio libro “Il fallimento del capitalismo del laissez-faire”, cito i dati di US Census del 2010. La popolazione di Detroit, che era la quarta città del paese, è crollata del 25% nei primi 10 anni del 21° secolo. Gary, in Indiana, ha perso il 22% della popolazione. Flint in Michigan il 18%. Cleveland in Ohio il 17%. Pittsburgh in Pennsylvania il 7%. South Bend il 6%. Rochester, nello stato di New York il 4%, St. Louis nel Missouri il 20%, tutte queste città erano parte del blocco produttivo industriale degli Stati Uniti.

Invece di dire la verità, le puttane della stampa finanziaria e i corrotti economisti hanno nascosto i pesantissimi costi sociali e indiretti costi della delocalizzazione sotto la falsa notizia che questa faccia bene all’economia. Nel mio libro, analizzo le parole di imbonitori delle grandi aziende come Matthew Slaughter di Dartmouth e Micheal Porter di Harvard, che hanno scritto per incompetenza o complicità report errati sui grandi benefici per la popolazione di vedere il lavoro dato ai Cinesi e le città in rovina.

Per tutta la propria storia gli Stati Uniti hanno subito le pubbliche bugie, ma non fino a che quelle dei regimi Clinton, Bush e Obama sono diventate così diffuse che la verità è scomparsa del tutto.

Consideriamo il report sul lavoro di Novembre. Ci viene detto che il tasso di disoccupazione è sceso al 4.6% e che 178.000 nuovi posti di lavoro sono nati nel mese. La ripresa è in corso, etc. Ma quali sono i fatti reali?

Il tasso di disoccupazione non comprende gli “scoraggiati” che non riuscendo a trovare un impiego hanno smesso di cercarlo, perché costa caro, è snervante e demoralizzante. In altre parole, i disoccupati vengono scoraggiati prima che possano trovare un lavoro. Per di più questo basso tasso di disoccupazione non coincide con il calo della partecipazione al lavoro. Quando ci sono posti di lavoro disponibili le persone entrano nella forza lavoro sfruttando i posti disponibili, e la partecipazione cresce.

I report delle puttane della stampa si aggiungono all’inganno. Ci viene dato il numero di 178.000 nuovi lavori in novembre. È vero. Però, i dati rilasciati dal Bureau of Labor Statistics mostrano molti aspetti problematici. Per esempio solo 9.000 sono full time (35 o più ore settimanali). Ottobre ha visto un calo di 103.000 posti di lavoro full time rispetto a settembre e settembre un calo di 5.000 rispetto ad agosto. Nessuna spiegazione di come un’economia che perde posti di lavoro a tempo pieno sia in ripresa.

La distribuzione del lavoro per fascia di età è raccapricciante. 77.000 posti di lavoro sono andati a persone con più di 55 anni. Solo 4.000 posti sono andati alla fascia d’età tra i 25 e i 34.

Anche lo status familiare della distribuzione è preoccupante. In novembre c’erano 95.000 lavoratori uomini in meno sposati e 74.000 lavoratrici in meno sposate. In ottobre ce n’erano 331.000 e 87.000 in meno che in settembre.

Si potrebbe concludere da queste grosse differenze di mese in mese che le statistiche ufficiali non sono buone, come invece dovrebbe essere. Per esempio, come ho scritto nei miei report sull’impiego, c’è una richiesta sempre più grande di cameriere e baristi. L’uso di ristoranti sta calando da 9 mesi. Perché i ristoranti dovrebbero assumere personale se la frequentazione cala?

Come ci ha informato John Williams (shadowstats.com), le dichiarazioni sull’impiego sono aggiunte alle stime date da un modello difettoso e manipolazioni sulla stagionalità. In altre parole, i nuovi lavori sono solo illusioni statistiche.

John Williams sottolinea anche che le dichiarazioni sulla crescita del PIL reale potrebbero essere solo una conseguenza di una sottostima dell’inflazione. Alcuni anni fa la stima dell’inflazione è stata “rivista” per barare sulla Sicurezza Sociale con aggiustamenti sul costo della vita. Al posto di calcolare con indici pesati, sono state introdotte modifiche. Negli indici riformati, se il prezzo di un bene cresce, questo bene viene sostituito da un altro, per negare l’impatto dell’inflazione sull’aumento dei prezzi. Gli aumenti di prezzo vengono anche definiti “aumenti qualitativi”. Chiaramente questo indice serve per sottostimare gli aumenti dei prezzi.

Il concetto è che la ripresa di cui si parla dal 2009 potrebbe solo essere un’illusione statistica data da una sottostima dell’inflazione.

Cosa ci si può aspettare dall’economia nel 2017? Prima un po’ di storia. Grazie alla sconfitta della stagflazione da parte del Presidente Reagan il regime Clinton si era trovato una buona economia. Il miglioramento dell’economia USA non era totalmente buona cosa, perché mascherava le conseguenze negative della delocalizzazione causata dal collasso dell’Unione Sovietica nel 1991.

Il collasso sovietico ha indotto Indiani e Cinesi a cambiare atteggiamento nei confronti dei capitali esteri. Wall Street e le grandi catene come Walmart hanno spostato la produzione in Cina, per proseguire, in seguito alla diffusione di internet ad alta velocità, alla delocalizzazione in India di lavori come la produzione di software. Questo spostamento dell’attività economica verso l’estero ha ridotto le opportunità di lavoro per la popolazione.

La crescita degli stipendi medi per famiglia si è fermata. Senza un aumento del potere d’acquisto per trainare l’economia, la Fed ha creato un aumento del debito per tappare il buco dato dalla mancanza di potere d’acquisto. La crescita del debito però è rallentata dalla mancanza di ricchezza, quindi un’economia che dipende dall’espansione del debito è limitata nelle proprie possibilità di espandersi. A differenza del governo federale, i normali cittadini non possono stampare valuta per pagare le bollette.

Unico tra i candidati alla presidenza, il presidente eletto Trump aveva definito la delocalizzazione del lavoro come un colpo basso alla popolazione e all’economia. Resta da vedere cosa potrà fare a riguardo, dato che su di essa si basano gli interessi delle grandi aziende e dei loro azionisti.

Da molti anni il report sullo stipendio medio mostra come gli USA stiano scivolando verso il terzo mondo, con la maggior parte dei nuovi posti di lavoro per impieghi mal pagati o per servizi domestici non negoziabili. I nuovi posti di lavoro per i quali serve una laurea sono pochissimi. Se si considera il valore aggiunto, i lavori ad alta produttività per la classe media non possono essere riportati negli Stati Uniti, il destino dell’economia statunitense è il Terzo Mondo.

Tenendo da conto i problemi dei consumatori, larga parte dei profitti viene dai risparmi sul costo della manodopera. Per aziende come Apple, i cui prodotti sono quasi totalmente prodotti in fabbriche cinesi, non ci sono altri profitti da guadagnare con la delocalizzazione. Per mantenere i propri profitti Apple sta pianificando di sostituire gli economici lavoratori cinesi con robot, che non prendono lo stipendio. C’è qualcosa che mostra meglio la disconnessione tra capitale e lavoro della robotizzazione di fabbriche cinesi di fronte ad un aumento della disponibilità di forza lavoro?

Il testo di economia di Paul Samuelson insegna i problemi dei gruppi, non sempre quello che è meglio per l’individuo è anche meglio per il gruppo. L’economista Keynesiano ha applicato questo ai suoi risparmi. Il risparmio è bene per l’individuo, me se il risparmio sorpassa l’investimento, la domanda aggregata crolla, abbassando gli introiti, l’occupazione e il risparmio stesso.

È questo il caso della delocalizzazione. Può aumentare i profitti delle aziende, ma nel complesso diminuisce gli introiti globali della popolazione e limita la crescita delle vendite. Ciò che succede ora con la delocalizzazione sarà peggio in futuro con la robotizzazione.

Quando leggevo le puttane della stampa che glorificavano i risparmi dati dalla robotizzazione, mi chiedevo se avessero un cervello. I Robot non comprano case, mobili e beni o servizi. Quando il lavoro sarà dei robot, da dove prenderanno gli umani i soldi per comprare i beni prodotti dai robot?

Questo punto di vista non preso in considerazione ha gravissime conseguenze sul diritto di proprietà e sull’organizzazione della società. I brevetti dei robot non sono diffusi. Quindi, in un mondo robotizzato, i guadagni e la ricchezza saranno concentrati nelle mani di pochi. Mentre la robotizzazione riduce i salari e aumenta i profitti, cresce la disuguaglianza economica. Esisteranno mai introiti e ricchezza? L’unico modo in cui gli umani potrebbero sopravvivere sarebbe di tornare ad essere agricoltori autosufficienti, senza alcun potere d’acquisto per comprare i beni prodotti dai robot. Se saranno in pochi a potersi permettere di comprare, da dove arriverà la ricchezza per i proprietari dei robot?

Non ha senso che le politiche macroeconomiche monetarie e fiscali (come i bassi tassi di interesse e i tagli alla tassazione) potrebbero mantenere alta l’occupazione alla faccia di delocalizzazione e robotizzazione. Sono convinto che se i robot soppianteranno il lavoro umano, i brevetti dovrebbero essere resi pubblici e gli introiti distribuiti su una base egualitaria tra la popolazione.

Per cui, ce la farà Trump a sistemare l’economia nel 2017?

Non ci sono altri modi che sistemare la mobilità che ha reso gli USA una società basata sull’opportunità. Bisogna riportare in patria i lavori della classe media de localizzati oppure, sempre ammesso che vengano creati nuovi lavori ad alta redditività, fare in modo che questi non siano delocalizzati a loro volta

C’è un modo per farlo: basare la tassazione sulla posizione geografica in cui le aziende creano i propri profitti. Se le aziende lo fanno su territorio nazionale, la tassazione sarebbe bassa, se lo fanno all’estero, più alta. Si limerebbero i benefici della delocalizzazione attraverso l’incidenza delle tasse.

Nonostante la propaganda a favore di globalizzazione e libero mercato, l’economia statunitense era costruita sulla protezione e la sua forza era basata sul mercato domestico. La prosperità degli Stati Uniti non era mai dipesa dalle esportazioni e il dollaro era la valuta di riserva del mondo, gli USA non avevano bisogno di esportare per pagare le importazioni. Ecco perché i deficit commerciali causati dalla delocalizzazione possono essere sostenuti.

La globalizzazione è un mix di economisti spazzatura neoliberali in complicità con le grandi banche, Wall Street e le multinazionali. La globalizzazione è un travestimento dello sfruttamento di molti per mano di pochi. I presunti benefici della globalizzazione sono stati usati per giustificare la delocalizzazione per arricchire manager e azionisti.

È il mercato interno quello che conta. Le persone in difficoltà hanno capito l’antifona ed hanno votato per Trump.

Trump può mettere in atto la “fuga dalla globalizzazione”? Potrebbe perdere. La globalizzazione è un’istituzione. Le grandi aziende che hanno de localizzato la propria produzione si opporranno. Così come i loro galoppini dei media economici e finanziari. Non so fino a che punto la globalizzazione si sia radicata nella mente di Asiatici, Africani e Sudamericani, ma in Europa – perfino nella Russia di Putin – le persone hanno subito il lavaggio del cervello fino a credere che non si possa abbandonare la globalizzazione a meno di pagare un grosso prezzo economico.

Pensiamo ai Greci. Per il bene dei bilanci di poche banche nord europee (e statunitensi), i Greci e i Portoghesi sono stati trascinati a forza in un turbine di austerità, con la conseguenza di disoccupazione e crollo degli standard di vita, tanto che alcune donne si sono viste costrette a prostituirsi per sopravvivere. Questo risultato non necessario si è verificato perché i Greci e i Portoghesi hanno subito un tale lavaggio del cervello che pensano di non poter sopravvivere come nazioni indipendenti senza la globalizzazione della quale fanno parte grazie al far parte dell’UE. Nel Regno Unito il 45% della popolazione la pensa alla stessa maniera.

La globalizzazione è l’ultima tecnica di saccheggio e distruzione inventata dal capitalismo. Nel mondo occidentale è la classe media ad essere privata di lavoro e carriera. In Asia, Africa ed America Latina comunità agricole autosufficienti vengono private della terra e forzate alle monocoltivazioni per l’esportazione. Nazioni in passato autosufficienti dal punto di vista alimentare diventano dipendenti dalle importazioni e la loro valuta, che trascina il tutto, è soggetta a speculazioni e manipolazioni senza sosta.

È stata l’ignoranza o sono state le mazzette a spingere i governi a mettere le loro popolazioni in mano al capitalismo?

Giornalisti come Chris Hedges, che hanno visto e scritto molto, sostengono che il destino del mondo è nelle mani di così pochi che agiscono esclusivamente nel proprio interesse che solo una rivoluzione potrebbe bilanciare gli interesse di un ristretto gruppo di oligarchi e il resto dell’umanità. La posizione di Hedges non è facile da controbattere.

Trump si sta infilando in una buca di serpenti andando a Washington, deve ricordare cosa era successo al presidente Jimmy Carter. Infatti ciò che di meglio può fare Trump per la sua presidenza è di passare un po’ di tempo con lui prima di incominciare a svolgere le proprie funzioni.

Carter era un outsider, una persona di princìpi e l’establishment di Washington non lo voleva. Hanno ridotto la sua capacità di agire incastrando il suo direttore del budget e il suo capo dello staff. Lo stesso potrebbe accadere a Trump, sempre che riesca a far approvare le sue nomine al Senato, i membri del quale sono alleati della CIA contro Trump.

I sostenitori di Reagan avevano avuto un’esperienza simile. Reagan aveva grande esperienza politica come governatore della California, lo stato più grande, ma era un outsider per l’establishment repubblicano, il cui candidato alla presidenza era George H. W. Bush.

Reagan aveva sconfitto Bush per la nomination, ma era stato avvertito dai Repubblicani, i quali ricordavano il disastro Goldwater quando le forze di Rockefeller si erano gettate contro Goldwater per non aver scelto lo sconfitto Rockefeller come compagno di campagna; ciò era costato l’elezione a Goldwater, di scegliere Bush come compagno. Altrimenti Reagan si sarebbe ritrovato, come Goldwater, a concorrere contro sia i Democratici sia i Repubblicani.

La prima parte del mandato di Reagan aveva visto George H. W. Bush come capo dello staff della Casa Bianca. Ciò mi aveva creato problemi come Assistente Segretario del Tesoro per le Politiche Economiche, in cui ero il fulcro della politica economica di Reagan per gli approvvigionamenti.

Entrambi gli schieramenti politici sono più interessati a controllare il partito che a far bene per la nazione. Durante il quadriennio del presidente Carter, la maggiore preoccupazione dell’establishment Democratico era di riprendere il controllo del partito dalle forze che avevano permesso ad un outsider di insediarsi alla Casa Bianca. Durante gli otto anni di Reagan, la maggiore preoccupazione dei Repubblicani era di riprendere il controllo del partito.

È probabile che Trump si ritroverà nella stessa situazione di Carter e Reagan. Verranno profusi sforzi per costringerlo a scendere a compromessi e per annullare il suo programma. Ironicamente questo determinato attacco nei confronti di Trump è sostenuto dalle forse progressiste di sinistra che vogliono riguadagnare i voti della classe media che ora sono appannaggio di Trump e che temono la pace con la Russia. Molti dei siti liberali, progressisti e di sinistra stanno già sollecitando il pubblico a fare donazioni per combattere contro Trump.

Per cui, anche quando riusciamo ad avere un presidente che dovrebbe tentare di rappresentare gli interessi della popolazione statunitense, quelli che sostengono di parlare in vece della popolazione si accodano agli oligarchi nel loro attacco a Trump. La sinistra sembra sempre, così come l’estrema destra, cedere ai propri sentimenti di odio: Trump è miliardario = odio. Trump viene definito un magnate dell’energia = odio. Trump ha nominato due generali a 3 stelle = guerrafondaio e altro odio.

I liberali, progressisti di sinistra non possono rinnegare i loro nemici. Ovviamente, potrebbero avere ragione. Comunque, come ho sottolineato, Trump ha scelto dei rinnegati che si erano schierati contro l’establishment. Per di più si tratta di gente di polso, come Trump, che è ciò che serve per ottenere un cambiamento. Il CEO della EXXON vuole accordi per l’energia, non guerra, con la Russia. Il Generale Flynn è quello che ha messo in luce in televisione l’utilizzo fatto da Obama dell’ISIS per sovvertire il governo siriano, nonostante le raccomandazioni della DIA. Il Generale Mattis è uno che si è apertamente schierato contro la tortura.

Le più importanti nomine di Trump sono persone che si sono opposte all’establishment. La solita selezione di candidati non avrebbe potuto dare un cambiamento a Washington.

I liberali progressisti di sinistra dovrebbero essere contenti all’idea di un governo al di fuori dall’establishment. Invece, si schierano con l’establishment contro Trump.

Ogni giorno ricevo mezza dozzina di richieste di donazioni per “aiutarci a combattere Donald Trump”. A cosa pensa questa gente? Perché vogliono combattere uno a cui tutto l’establishment si oppone? Quello che dovrebbero fare è provare a guadagnarsi la fiducia di Trump e di avvicinarlo ai loro programmi, come ha fatto il Generale Mattis.

Non posso assicurarvi che Trump non sia un altro pacco come Obama, ma è un errore partire da questo presupposto. Perché scartare a priori l’unica persona con il coraggio di mettersi in prima linea per smobilitare il corrotto e malvagio establishment di Washington?

Perché aiutare l’establishment a sbarazzarsi di Trump? Se Trump venderà il suo popolo, ci ribelleremo, o potremmo decidere che Chris Hedges ha ragione e che solo la rivoluzione può risistemare le cose.

 

Paul Craig Roberts è un ex assistente segretario del Tesoro USA e Editore Associato del Wall Street Journal. Il suo libro How the Economy Was Lost è disponibile su counterpunch in formato digitale. Il suo ultimo libro è How America Was Lost.

Fonte: www.informationclearinghouse.info

Link: http://www.informationclearinghouse.info/46162.htm

05.01.2017

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

 

Pubblicato da Davide

  • PersicusMagus

    Cito:

    “Sono convinto che se i robot soppianteranno il lavoro umano, i brevetti dovrebbero essere resi pubblici e gli introiti distribuiti su una base egualitaria tra la popolazione.”

    Ecco, questo dell’automazione che nasce con il fine di soppiantare il lavoro e finisce per avere un esito del tutto imprevisto è precisamente uno dei vari passaggi che immagino verso il cambiamento di paradigma da una società in cui la soggettività centralizzata, regolatrice e dominatrice (politica, individuale e anche del discorso che nell’ambito di una soggettività centralizzata e totalizzante perde la sua autonomia e libertà rispetto al “concetto”) sarà superata da una nuova soggettività collettiva in cui il “centro” esiste solo in quanto punto di fuga che ordina l’insieme e non per imporre delle finalità proprie alle quali asservire tutto il “non io”.

    Non solo la questione dei profitti che devono essere socializzati ma anche quella dei brevetti.
    Sarebbe essenziale cominciare dal diritto d’autore nell’arte che andrebbe molto limitato e nel giro di pochissimi anni, meno di dieci, si vedrebbe una impetuosa rinascita della creatività e della pratica artistica diffusa con un immediato ritorno al livello qualitativo del passato.

    • Gino

      Perché limitando il diritto d autore sarebbe meglio per i creativi?

      • PersicusMagus

        Chi sono i creativi?

        • Gino

          quelli che hanno la creatività?

          • PersicusMagus

            E che ci dovrebbero fare secondo te?

          • Gino

            Ma perche fai i quiz? Hai scritto che secondo te nell’arte andrebbero limitati i diritti d’autore per far rinascere la creatività e alzare la qualità . Ti sto chiedendo perché limitando il diritto d ‘autore rinasce la creatività?

          • PersicusMagus

            No, mi hai chiesto un’altra cosa prima e solo adesso stai ponendo la domanda in maniera corretta.
            È un discorso lungo a cui abbiamo accennato altre volte nel forum.

            In due parole:

            1) vai a vedere quando l’arte è stata veramente grande e scoprirai che era quando non c’erano i diritti di autore.
            Non è che devi cancellarli del tutto ma limitarli molto.

            2) il problema oggi è che la pratica diffusa (di cui ho parlato nel post) e la conoscenza artistica sono sostanzialmente a zero fra il pubblico dei fruitori.
            È il livello dei fruitori che alza la qualità della produzione degli artisti professionisti non il loro livello tecnico (degli artisti professionisti intendo).
            Per aumentare la pratica diffusa (cioè il dilettantismo e la ricerca culturale personale non necessariamente dentro l’ambito accademico ufficialmente “accettato”) è necessario scoraggiare il professionismo di tipo industriale e consumistico quindi limitare i diritti di autore contribuirebbe a risvegliare il desiderio dei fruitori di “fare” in prima persona.

            Poi ci sono altri motivi – e anche vari argomenti che dimostrano questa mia tesi – ma i principali sono questi.

          • Gino

            Quando l’arte era grande non c’erano neanche le automobili.
            I punto 1) tralasciamolo che è meglio

            Tu cosa intendi per “limitare” il diritto d’autore?
            Il diritto d’autore è il MIO diritto di dire che quell’opera è MIA.
            Questo cos’ha a che vedere con il “professionismo industriale”?

            E’ meglio che l’autore non sia protetto e che chiunque (dunque chi ha i soldi, ovvero sempre i grossi colossi) possano impadronirsi delle opere altrui?Non lo vedi un favore ai colossi del professionismo industriale di cui parli (sony etc?)

            Come mai certe proposte hanno sempre di fondo il TOGLIERE DIRITTI invece che aggiungerli?BOH
            Il toglierli alla gente intendo, e darli alle grosse corporation? MAH!

          • PersicusMagus

            Ho capito il soggetto.
            Ti metto il blocco e risolvo immediatamente il problema.
            Saluti.

          • Gino

            ahahahah complimenti!!!!
            il problema è che non hai idea di cosa dici o semplicemente ti bevi quello che ti dicono gli altri acriticamente e non sai spiegare nemmeno il perche!
            ottimo

          • Maria Di Monti

            Creativi sono anche quelli che sanno proporre con criteri la creatività di altri ( per esempio articoli selezionati e riproposti come fa CDC)

      • Truman

        Aveva risposto già da anni, in modo estremamente articolato, Karl Fogel:

        https://comedonchisciotte.org/la-promessa-di-un-mondo-post-copyright-197/

        • Gino

          sarò io che non capisco, e chiedo allora aiuto!
          IN tutto l’articolo non viene spiegato cosa succede se IO creo una canzone (per esempio) e chi sa la ruba non è il 13enne che la scarica illegalmente da internet, ma se la fotte la SONY. La sony, con i soldi e l’industria che ha ci farà una palata di quattrini. IO no. Come mi rivalgo con la sony?
          Magari la risposta c’è non la conosco ma se qualcuno si degna di rispondermi la saprò anche io e sarò anche io contro il copyright.
          Grazie.

          • WM

            Il diritto d’autore non è cosa che si possa discutere qui, qui si parla di Trump, siete pregati di continuare la discussione sul forum, se vi interessa, ma fermatela qui.

          • Truman

            Riprendo le conclusioni di Fogel:

            “Copiare non è furto e non è pirateria. E’ ciò che abbiamo fatto per millenni, fino all’invenzione del copyright, e possiamo farlo di nuovo, se non ci intralciamo da soli con gli antiquati residui di un sistema di censura del sedicesimo secolo.”
            Poi se la Sony si mette a vendere qualcosa di tuo affermando che ne è proprietaria, non capisco quale sia il tuo problema, visto che con le leggi di oggi puoi tranquillamente fare causa alla Sony.
            Mi sembra evidente che questo non è ciò che auspica l’articolo di Fogel, il quale si aspetta che in un mondo post-copyright le aziende come la Sony lentamente spariscano.
            Se poi il tuo dubbio è come ricevere un adeguato compenso per la tua opera, la risposta è che quasi mai gli artisti hanno ricevuto un compenso economico adeguato. Eppure alcuni restano immortali.

          • Gino

            ahahah. si posso fare causa alla sony il mio avvocato sarà babbo natale e il giudice la befana. Le aziene come la sony non spariranno, si abbofferanno di profitti sulla pelle dei creativi a cui ruberanno le opere e le commercializzeranno grazie al loro potere e ai loro soldi con campagne pubblicitarie, spot, concerti gadgetteria. mentre il creativo povero, senza na lira ptrà al massimo farà il concerto in parrocchia.
            Faccio una domanda logica e non sapete rispondere quindi non mi convincete della bontà della vostra idea anti copyright. MA giuro che se avete delle idee convincenti io sarò dalla vostra parte contro la sony e le industrie come quella!

        • PersicusMagus

          Karl Fogel si è appropriato di una mia idea, devo fargli causa per i diritti di autore…

  • Ronte

    Ancora Trump. Il newyorchese di origini tedesche è uno degli uomini più ricchi al mondo, e se pensate che possa essere un cavallo di Troia alla conquista di un Sistema giusto democratico e libero, siete fuori strada. E’ solo un fanatico ‘guappetto’…

    • Gino

      il potere si è sempre servita dei fanatici per compiere il lavoro sporco. Adolfo, Giuseppino ne sono esempi classici molti vicini

  • Tonguessy

    Il caro Paul credo che qui l’abbia fatta un po’ fuori dal boccale. Non capisco perchè da una parte si scagli contro la globalizzazione ( “è l’ultima tecnica di saccheggio e distruzione inventata dal
    capitalismo. Nel mondo occidentale è la classe media ad essere privata
    di lavoro e carriera” scrive) mentre dall’altra difenda l’operato di Reagan che ha implementato la Reaganomics, pietra angolare della globalizzazione: deregulation, monetarismo e controllo del debito pubblico. Cioè esattamente i mali che affliggono le società attuali e che hanno portato la Grecia al collasso. Keynes aveva avuto altre idee per uscire dalla crisi…..
    E’ stato attraverso la presidenza Reagan che sono state avviate quelle sperimentazioni globaliste che hanno portato l’economia mondiale al livello attuale di sofferenza. In Inghilterra c’è stata la Thatcher, altra sperimentatrice molto convinta. Magari Paul difende anche lei, altro outsider che il cosiddetto establishment non gradiva? Ma daiiii……..

    • Cataldo

      Si, è evidente il fatto personale che offusca il buon Paul, ma per la precisione storica il grosso della deregulation finanziaria si è avuto con Clinton.

  • sotis

    QUANDO I MEDIA, I POLITICI,LA FINANZA, LE IENE PREZZOLATE ATTACCANO CON VEEMENZA UNA PERSONA è IL MOMENTO DI SOSTENERLA.

    • gianni

      esatto

  • Luigi za

    Una visione molto realta sul Trump, la sua squadra e le prospettive degli USA la potete trovare qui:

    TRUMP: UNITED STATES OF GOLDMAN SACHS!

    Citazione:
    Ma torniamo al Paese delle meraviglie, al team di miliardari e finanziari di cui si è circondato Trump, senza dimenticare che ci sperava che le minacce messe in atto nella fase pre-elettorale restassero lettera morta resterà profondamente deluso dalle nomine di uomini che non mancheranno di trascinare l’America in una nuova guerra commerciale e probabilmente in una nuova Grande Depressione..

    Se Il Roberts é possibilista sul Trump, il blogger Mazzalai invece vede nero.
    E Mazzalai, in pista dal 2007 (duemilasette) NON HA MAI SBAGLIATO le sue previsioni.

  • Leno Lazzari

    Globalizzazione e delocalizzazione in se a mio avviso non rappresentano ne l’una ne l’altra il male assoluto . Semmai penso che il problema sia tutto nella mancanza di regle o limiti .
    Come dice giustamente qualcuno di voi, Detroit era un centro industriale fortissimo che la delocalizzazione (la Chevrolette in Messico) ha ridotto a una specie di città fantasma o quasi .
    A parte che vivrà vedrà in merito agli intenti di Trump, per ora mi pare abbia ottenuto il rientro sul suolo patrio della produzione Chevrolet………….. cosa che credo sia improbabile accada da noi.

  • Adriano Pilotto

    PGR è impagabile nella sua opera di demolizione della versione ufficiale della “ripresa”.

  • Antiquato

    Grai Roberts e Mazzalai, due articoli molto diversi e contrastanti.
    Ma perchè non credere che alcuni miliardari possano aver capito che la globalizzazione distruggerà la civiltà? Se questi miliardari decisi a combattere l’establishment dei globalizzatori riuscirà anche solo in parte avremo sempre un grosso guadagno.

  • Bassanio

    Mi piace P.C.Roberts per lo spirito con cui si esprime. Se poi le sue previsioni si riveleranno errate, o se i suoi paralleli con l’amministrazione Regan (che mi lasciano alquanto perplesso) sono fuoriluogo, è affar suo. Nel buio che ci attanaglia un po’ di positività non guasta.