Di Paolo Borgognone
La solitudine di massa è generata anche da fattori psicologici, che poi si riverberano sulle dinamiche più propriamente economico-sociali. La pubblicità ha creato false aspettative, falsi miti, falsi dogmi e ha apertamente veicolato standard grotteschi come punti di riferimento comuni. Ergo, ci ha detto di “non accontentarci”, che tradotto significa “sogna ciò che vuoi e quel ciò che vuoi, fidati, prima o poi arriverà”.
Quel ciò che vuoi, in materia socio professionale e affettiva, non poteva arrivare perché non esisteva. Era il prodotto immaginario che la pubblicità doveva e deve vendere per fare cassa. Il risveglio dal sogno ha generato solitudine. Così, accorgersi che non saremmo diventati tutti imprenditori, manager, personaggi pubblici e calciatori di successo, o che non avremmo sposato il Brad Pitt di Meet Joe Black, ha generato, in chi veramente per un istante ha creduto a queste narrazioni che la pubblicità effettivamente veicolava, una certa qual disillusione. Che ha generato frustrazione e ripiegamento su se stessi. Perché devo fare un lavoro normale dopo che mi è stato promesso o fatto credere, per anni, che sarei diventato una star in the sky? Perché devo sposare una persona normale dopo che per anni mi è stato fatto credere e detto che avrei sposato Brad Pitt di Meet Joe Black o Sharon Stone di Basic Instinct (no, forse quella è meglio di no)?
Ora il risveglio è traumatico, provoca scompensi, amarezze, delusioni. È chiaro che sono deluso e tutto e tutti mi sembrano inadeguati, se ho creduto a una simile narrazione… è chiaro che ripiegherò su me stesso perché comunque, in ogni caso, dopo 30 anni della mia vita (“Pina, Pina, trent’anni della mia vita!” cit.) passati a fidarmi ciecamente delle promesse pubblicitarie, preferirò stare da solo, triste e incazzato, considerando tutti gli altri inadeguati perché il 99,9% di loro non rientra negli standard pubblicitari che mi sono stati inculcati e in cui ho creduto e credo ancora, piuttosto che prendere atto dell’inganno di massa e tornare coi piedi per terra.
Non è facile tornare coi piedi per terra se codesti piedi li ho sempre avuti, sin dall’età di 8 anni in cui i cartoon che guardavo hanno forgiato il mio immaginario in un certo senso, in aria. Viviamo ancora nel sogno, ma dopo i 50 questo sogno potrebbe poco alla volta tramutarsi in un piccolo, fantozziano, grottesco, incubo. Siamo nati nella bolla, siamo i figli del modello sociale pubblicitario. Siamo i figli di questa “società aperta” che, come volevasi dimostrare, ha generato il suo contrario: solitudine, diffidenza, scioglionamento. E intanto il lavaggio del cervello continua, oggi tramite i social, i cui guru continuano ad alimentare il conflitto orizzontale tra le generazioni, i sessi, le etnie, i poveri. Ma noi continuiamo a sognare, arriverà tutto ciò che ci è stato promesso.
Un po’ più disillusi e ripiegati nella solitudine che perseguiamo visto che tutti gli altri non sono all’altezza dei nostri standard, teniamo acceso il lumicino dell’illusione. Arriverà tutto, don’t worry!
Di Paolo Borgognone
16.03.2025
Paolo Borgognone. Storico, scrittore e saggista.
Fonte: https://t.me/paolo_borgognone/3069
warheit 20 marzo 2025
dolci illusioni.