DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com
Altro che Fare Futuro. Anche perché il futuro, An se lo è giocato da un bel pezzo. Tutto merito di Gianfranco Fini, che senza fare un congresso di partito per decenni, senza di fatto chiedere permesso e consenso a nessuno, ha diluito i resti di Alleanza Nazionale (che di questo si è trattato, di resti: altrimenti una base degna di tale nome glielo avrebbe impedito) sotto la cappella di Berlusconi.
Fini all'epoca del dissolvimento di An fece né più né meno di quello che Berlusconi ha sempre fatto con il suo partito: il capo. Ora, sentire frignare Fini e qualche altro sodale di poltrone e poltroncine, perché An all'interno del Pdl conta come il due di coppe quando regna bastoni, fa sorridere, se non piangere. Così come l'incredulità di chi si sgomenta del fatto che i colonnelli storici si siano ammutinati e si siano venduti, definitivamente, al padrone. La Russa, Gasparri & co., cos'altro avrebbero potuto fare allo stato attuale delle cose?
Il punto principale è l'assurdo bipolarismo politico (e anche medico) del quale ha sempre sofferto l'ex MSI: da una parte la voglia disperata di contare qualcosa, molto più di un semplice fascismo ripulito, dall'altro lato il fatto che senza scendere a compromessi non avrebbe potuto mai farlo.
Bipolarismo, dicevamo, e dissociazione. Come le donne che vanno in edicola e comperano allo stesso tempo Sale & Pepe e poi Silhouette. Lo stesso Fini e compagnia cantando, al potere senza poterci andare se non in ginocchio sotto la gonna di Berlusconi e poi a frignare se, guarda caso, non si conta nulla.
Ora, invece, tutta la storia relativa a questa corrente (questo nuovo partito? Ma per favore) si risolve in una mossa strategica che va capita a fondo, per leggere, nel prossimo imminente futuro, tutta la dinamica della nostra (ridicola) politica nazionale. Uno dei punti è che Berlusconi ha bisogno di una (finta) opposizione. E visto che il Partito Democratico non è in grado di farla, non è in grado nemmeno di nominare un segretario degno di questo nome malgrado interminabili, inutili e ipocrite primarie, il tutto - ovvero maggioranza e finta opposizione - si risolverà in seno al Partito delle Libertà stesso.
Ricordate Storace, anni addietro, quando fece la mossa dell'Hilton, staccandosi da An in apparente contrasto deciso con Fini? Bene, fu grossomodo la stessa cosa. L'operazione riuscì alla perfezione: nella svolta di Fini, la base dura di An non avrebbe retto, e sarebbe confluita in altri partiti minori della destra. Ci pensò Storace, che li portò con sé nel nuovo movimento per renderli innocui e allo stesso tempo per non farli andare altrove. Tanto che poi Storace stesso riuscì più facilmente a fare né più né meno quello che avrebbe fatto se fosse rimasto in An, ovvero arrivare a non disperdere quella base, utilizzarla come contropartita per aggregarsi a Berlusconi (maddai?) diventare addirittura ministro e poi governatore del Lazio.
Ecco, oggi lo stesso accade al Pdl. La parte finiana d.o.c. rischia di non poterne più di non avere mai - e diciamo mai - alcuna voce in capitolo. Cosa di meglio che fare qualcosa apparentemente di rottura, per dividere l'esercito in plotoni diversi ma marcianti tutti nella stessa direzione e a combattere la stessa battaglia?
Che Fini si accorga oggi di quanto An non conti nulla, di quanto Berlusconi pensi a tutto fuorché a fare politica sociale, e di quanto manchi la democrazia dentro a un partito monarchico, non è solo improbabile, è ridicolo. Come ridicolo è pensare che siano questi i motivi che hanno spinto il Presidente della Camera a fare ciò che ha fatto.
Beninteso, qualcosa, dopo gli stracci volati ieri, cambierà. Ma non necessariamente in meglio. Fini ha fatto una mossa forse - forse - coraggiosa, ma sicuramente disperata. E ovviamente non è che si possa prenderlo come esempio di democrazia nella politica italiana. Si tratta, evidentemente, di opportunismo. La mossa di ieri serve insomma a sottolineare la propria esistenza. Il che non è vantaggio della democrazia, converrete, quanto mera esigenza personale. Smarcarsi da Berlusconi, ma non del tutto, è irrilevante. Creare una corrente, ma non un partito, anche. Avvicinarsi verso il centro (verso il centro?) per recuperare un po' di visibilità è fantascienza. Cercare di offrire una visione diversa a quella che la Lega offre (e di cui beneficia con i voti) rispetto ad alcuni temi, è impresa titanica: la Lega, nel bene e nel male, è un partito vero radicato nel territorio. An non è più nulla, e il Pdl non ha idea di cosa significhi l'idea storica di partito e di radicamento.
Nulla di epocale sotto al sole, dunque. Il che non significa che quanto accaduto ieri sia del tutto privo di una portata politica. Significa, però, che qualunque portata possa avere, visto che a condurre il gioco è uno degli esponenti più interni alla logica bipolare degli ultimi venti anni, ai fini di un cambiamento vero e profondo verso il quale dobbiamo sperare, non succederà nulla.
Demerito incluso di una sinistra che non esiste più da tempo, e che anche quando esisteva andava comunque dritta verso l'opposto di ciò da cui era nata. Così come An, del resto.
Ergo, tutti con Berlusconi - e con la sua idea del mondo, dell'Italia, del sistema - appassionatamente. Tutti verso il liberismo, le lobbies e il resto. Ma facendo un po' di chiasso interno, tanto per non dare troppo nell'occhio.
Valerio Lo Monaco
Fonte: www.ilribelle.com
21.04.2010
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Tao 23 aprile 2010
LA NAVE NON AFFONDA E I TOPI SCAPPANO
DI EUGENIO ORSO
pauperclass.myblog.it
La nave non affonda e i topi non scappano
Senza giri di parole inutili, che sarebbero di troppo in questo breve post, sto facendo riferendo all’ultima kermesse della direzione nazionale del PdL, riunitasi a Roma il 22 di aprile.
Lo scafo della nave ha retto, Berlusconi è stato incensato e almeno simbolicamente “portato in trionfo” dai suoi servi, dal codazzo di manutengoli “aziendal-partitici” – e cioè da quasi tutti i membri della direzione pidiellina – e il frondista Fini ha raccolto solo 11 consensi, di singoli “carbonari” venuti allo scoperto, contro 159 voti perfettamente allineati con il premier-padrone.
Fra gli allineati, spiccano i nomi di quelli che la stampa sistemica chiama gli ex-colonnelli finiani, i quali, adusi all’abiura, al voltafaccia e al tradimento – vedi svolta di Fiuggi – non si sono fatti scrupolo di “metterlo in culo” anche a Fini, per conservare seggiole, cariche, onori immeritati, privilegi ingiusti e prebende varie.
Ricordiamo, di sfuggita, alcuni fra i peggiori fra questi topi – che non ci pensano neppure ad abbandonare una nave che non affonda, con le stive ancora piene di formaggio – i quali temono di dover ritornare nella Fogna: Gasparri, La Russa, Meloni, Alemanno.
Ma era molto meglio la Fogna – ben più dignitosa da un punto di vista politico, ideale e persino etico – di questa nave piena di formaggio, il quale tenderà inevitabilmente a trasformarsi in merda.
Infatti, nella Fogna si leggevano e si discutevano Evola, Pound, Céline, non certo quel rotolo di carta igienica, insultante e scandalistico, che è il giornale di Feltri e non ci occupava di "marketing politico", nonché dei sondaggi e dei gradimenti mediatici del "capo" ...
Pur non negando la sostanziale inconsistenza di Fini [e qui non sto parlando della conta dei voti, naturalmente] bisogna riconoscere che non tutti i topastri se ne stanno fino all’ultimo comodamente nel formaggio, sulla nave che ancora non affonda, tanto è che almeno uno, seguito da una piccola pattuglia, ha osato manifestare segni d’impazienza e una certa inquietudine.
Mentre la situazione economica e occupazionale italiana va verso il precipizio – e le cose si chiariranno definitivamente a partire dalla seconda metà dell’anno in corso – si scatena l’impari lotta per la leadership del “centro-destra” non leghista, fra un neo converso liberal, ex delfino, apostata del MSI, ex antisemita, contrario al “centralismo carismatico” berlusconiano, e l’ologramma storico che guida l’accozzaglia di opportunisti e yesmen presente in sala.
Berlusconi, come è ovvio, data la sua natura vendicativa e maligna di capo del “partito dell’amore”, ha fatto di tutto per umiliare lo sfortunato Lucifero in rivolta, non dimenticandosi di celebrare i recenti successi del PdL e di confermare che tutto va bene.
Però Fini ha se non altro un merito, forse l’unico: quello di “aver fatto scoppiare il bubbone” e di aver incrinato l’immagine di compattezza del cartello elettorale berlusconiano, non di rado spacciato per un “blocco granitico”.
Se Berlusconi ha lamentato una discesa del consenso di tre punti [l’unica cosa che veramente gli interessa] anche il disgustoso Ignazio La Russa – che ha abbandonato Fini/ Lucifero al suo destino per conservare la poltrona incensando Berlusconi – si è accorto che il clima tende ad assomigliare, sempre di più, a quello che si respira in una guerra civile …
C’è quindi il timore, espresso in modo chiaro da Beppe Pisanu, che si vada oltre la corrente e si sviluppi un partito [ostile al berlusconismo e ai berluscones] dentro il grande contenitore del “partito del predellino”.
Credo che nel prossimo futuro ne vedremo delle belle, e il disgusto, l’avversione per la degradata e autoreferenziale politica sistemica non potrà che aumentare, anche negli stessi elettori del PdL.
Eugenio Orso
Fonte: http://pauperclass.myblog.it/
Link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2010/04/23/la-nave-non-affonda-e-i-topi-non-scappano-di-eugenio-orso.html
23.04.2010