STANCHI DEL SESSO, ESTRANEI ALLA VITA

Nella recente intervista rilasciata a Repubblica, lo psicoanalista Luigi Zoja fotografa la recente disaffezione dell’occidente alla sessualità. Ma su alcuni fenomeni, come un maschilismo di ritorno che ci pare più paventato che reale, occorre ragionare assieme.

STANCHI DEL SESSO, ESTRANEI ALLA VITA

di Gessica Boncompagni

In occasione della recente pubblicazione per Einaudi del saggio “Il declino del desiderio”, Repubblica dedica allo psicoanalista junghiano Luigi Zoja un’intervista destinata a farci ragionare. E’ anzitutto interessante che Repubblica dia spazio al fatto che l’occidente è stanco del sesso: è, anche per la testata veicolo delle idee più progressiste della sinistra transgenica, quasi l’ammissione di una sconfitta.
Ma come? Abbiamo tanto lottato per liberare l’uomo da ogni vincolo e pastoia, vergogna e pudicizia in tema di sessualità, che adesso della libertà che abbiamo non sappiamo cosa farcene? Forse ci siamo davvero illusi che bastasse essere “liberi da”, per essere “liberi di”.

Se è così, l’errore non può che esserci fatale, diremmo con il Fromm di “Fuga dalla libertà”: chi non abbia alle spalle un sofferto e appassionato percorso d’emancipazione personale, chi non abbia in sé quella “robustezza del carattere” che si consegue solo all’indomani di una specializzata assistenza genitoriale prima, di una ricerca in autonomia a partire dall’adolescenza poi, di fronte alla libertà non può che fuggire terrorizzato. Il percorso di cui sopra, che i tecnici della psiche una volta chiamavano “dell’identità” (prima che il termine divenisse quasi interdetto), venne non a caso definito “psicosessuale” da Freud: a intendere che il conseguimento della maturità non può prescindere dall’integrazione della componente pulsionale radicata nel corpo.

Perveniamo, cioè, allo status di “adulti” solo avendo profondamento meditato sul senso e della destinazione delle sensazioni, delle emozioni, delle spinte pulsionali provenienti dal corpo, e solo dopo aver compiuto una molteplicità di operazioni psichiche al riguardo. Operazioni essenziali, che sfidano le angosce di morte che inevitabilmente s’incontrano in questo viaggio di scoperta: poiché esso implica, a volte un “mors tua, vita mea” nello scontro tra bisogni propri e altrui: “è la costellazione dell’Edipo, bellezza!”
A questo punto i lettori più progressisti obietteranno: “Ma Freud era figlio di un tempo in cui ancora i generi erano nettamente delimitati, il tempo del patriarcato: in esso la società ancora dettava norme schiaccianti che appiattivano la libertà d’ognuno sul genere d’appartenenza. Roba passata!” E hanno ragione: tuttavia… il sofisticato intrico tra sesso, genere e identità, che implica biologia metastorica e cultura, non si lascia semplicisticamente liquidare come vorrebbero i nostri desideri. Tant’è che, per un beffardo “ritorno del rimosso”, una società talmente avanzata da ripudiare persino il concetto di genere come significativo per l’identità si ritrova a fare i conti con un corpo denegato (dunque anche con profonde esigenze psichiche, che da esso scaturirebbero, denegate), che manifesta le sue bizze attraverso la mancanza del desiderio.

A ragione, nel suo libro Zoja asserisce: “La sessualità è uno degli indicatori della “società aperta”. Data la sua importanza, ci chiediamo se, di fronte alle aperture totali, l’uomo possa ritirarsi sgomento come uno scalatore che, arrivato in alto, si spaventa per l’abisso che proprio lui aveva voluto sfidare.”

L’abisso è rappresentato dai due fenomeni denunciati nell’intervista: nuove tecnologie che a un tempo assediano, dematerializzano, derealizzano il mondo interno e l’epocale cambiamento dei costumi e del modo d’intendere codici e norme relative alla sessualità di cui abbiamo già accennato, tra le quali sfavilla la fluidità di genere. Le prime forniscono panorami talmente fitti di modelli e di proposte, tra pornografia e cataloghi di potenziali partner amorosi su Tinder, in cui ci si perde, finendo per fare la fine dell’”asino di Buridano”. Come avverte Zoja, il mondo virtuale depaupera l’immaginario fornendo modelli vuoti e “ready to use”, tutti fondati sul primato dell’immagine esteriore, da vendere e consumare sul mercato sociale. La dimensione dell’interiorità, della profondità, della sedimentazione delle esperienze ne è esclusa, non foss’altro perché, in realtà, in rete non si fanno esperienze “reali”, ma si traffica con rappresentazioni del mondo che si suppone siano la realtà. Dalla rete è bandito il rapporto, in rete si hanno solo, nella migliore delle ipotesi, “relazioni”, cioè “traduzioni” in linguaggio di rapporti che potrebbero avvenire, ma non avvengono. Potremmo dire sia il rapporto il grande assente, il segreto motore ossessivamente ricercato in rete. La rete è forse così veloce perché, nutrendo gli internauti d’immagini o relazioni vuote, li affama sempre più e li costringe a una consultazione complusiva, come una droga.
Il secondo fenomeno è quello dell’indebolimento dell’identità di genere, o della fluidità sessuale, che l’intervistatrice chiede non sia “una ventata di libertà, una spallata ai vecchi schemi patriarcali e maschilisti”. Zoja chiarisce che, nonostante la libertà di qualsiasi minoranza, ovviamente riferendosi a quella omosessuale, sia sempre una conquista, l’indebolimento dell’identità di genere sta creando un certo disorientamento. Tanto è vero che, accanto all’aumento delle richieste di transizione di sesso, assistiamo all’aumento delle richieste di de-transizioni.

Fino a qui mi trovo, sia come clinico che come studiosa di psicologia e psicoanalisi, in accordo con Zoja, anzi chiarirei ancor meglio il concetto: l’identità di genere è un complesso costrutto bio-psico-social-culturale che colloca, significa e valorizza istanze profonde biologiche e pulsionali nell’appartenenza a un dato sistema sociale. Il fatto che il modello tradizionale avesse problemi da superare non giustifica la completa ricusa, né l’avvilente svalorizzazione del maschile e del femminile cui assistiamo ora. So che sarò invisa a una moltitudine di lettori, ma lo dico: i ruoli, connotati dalla sessualità, avevano un loro fondamento e una possibilità di appagare chi li svolgesse.

Facciamo un esempio: la donna può dare la vita, solo lei può. Così come può allattare. Per trasposizione simbolica era divenuta nei secoli colei che nutriva, dunque si occupava di preparare i pasti, curare e sostenere la vita, fisica ed emotiva, della famiglia, e allevare i figli mediante un’assistenza pressoché continua nei loro primi anni. Fortunatamente la “palette” dei ruoli femminili si è ampliata a includere altre mansioni, ma la svalutazione di questi compiti “ancestrali” non sembra aver portato grandi soddisfazioni: manchiamo tutti di quel sostrato “materno” che ci avrebbe consentito di “toccar terra” (dunque di non volatilizzarci così facilmente nell’empireo dei mondi virtuali) e di conoscere noi stessi con maggior cognizione di causa, essendo invece stati affidati alle cure del personale degli asili nido. E le donne, le madri… raramente conoscono davvero i loro figli, poiché non hanno potuto assistere in prima persona la formarsi delle prime frasi, dei primi gesti ideosincratici, delle prime soluzioni di temperamento unico e irripetibile ai problemi della vita da parte del loro figlio. Poiché poi spesso non hanno un padre accanto e si trovano a dover svolgere anche mansioni paterne, avranno non poche difficoltà: come può la madre, che per definizione dev’essere accogliente e oblativa, accettante senza riserve il bambino dei primi anni, avere una qualche credibilità nel momento in cui si trova a porre limiti? Un tempo era il padre, esponente della realtà e del mondo estero, a farlo.

Esco dalla polemica, so che ne pagherò le conseguenze. Ad ogni modo un tempo l’uomo, che aveva una parte femminile, perché ognuno di noi che reca in sé maschile e femminile, affidava quella parte alla donna e la viveva in lei; la donna affidava all’uomo la sua parte maschile e la viveva in lui. Così, il “miracolo” dell’amore consentiva di viversi una completezza, come suggerito del mito dell’androgino. Il nuovo modello sociale dell’intercambiabilità dei partner, affidata al capriccio pulsionale, non consente nemmeno quest’esperienza, che per essere introiettata e goduta necessita dei tempi lunghi di un profondo scambio tra i partner.

Tornando all’intervista, la denuncia delle difficoltà del modello dell’identità fluida condotta da Zoja mi trova pienamente d’accordo con lui. Non riesco invece a validare la sua asserzione relativa al fenomeno del “maschilismo di ritorno” cui si assisterebbe in questi anni. Il fatto che lo definisca “di ritorno” indica, e su questo concordo, che il modello orami dominante non sia più quello. Il vero indicatore dei tempi mi sembra infatti essere un maschile sotto attacco da tutti i fronti: temuto, svalorizzato, devitalizzato.

Se in passato, come indicò lo psiconalista Claudio Risé, che alla rivalutazione del maschile dedicò parecchio lavoro, vigeva la mitologia dell’uomo “pene-automobile-portafoglio”, un modello rigido e mortificante la ricchezza potenziale del sentire del maschio, cui venne contrapposta la categoria del “maschio soffice” a partire dagli anni Settanta, oggi si punta al “pari ruolo, pari mansioni”, quando non alla già citata fluidità. Si punta, cioè, all’irrilevanza per l’identità del genere d’appartenenza.

Premesso che proporre la fluidità di genere avrà come conseguenza l’ancor più lunga e difficile moratoria psicosociale degli adolescenti, che oggi dura già fino a quasi trent’anni… lo svanire della valorizzazione del “bello di essere maschio” (così come quella del “bello di essere femmina”) costituisce un danno culturale. Ne sono comprova la difficoltà dei nostri ragazzi ad appropriarsi di tratti un tempo indicati come desiderabili nel “set” dell’uomo di valore come il coraggio, la forza d’animo, la capacità di mettersi a repentaglio per difendere un ideale, la generosità dedita, la statura morale, la resistenza alla fatica, l’etica del lavoro. Caratteristiche che, lo sappiamo, quando escono dal vocabolario che li indicava come valori diventano “lost in translation”, conquiste difficili da ottenere perché la cultura lascia i ragazzi soli nel conseguirle.

Anziché parlare di patriarcato come si va facendo oramai ossessivamente, io vedo invece un ubiquitario nuovo “matriarcato”, cioè un potere gestito dalle donne, in famiglie che giocoforza ad esse spesso si devono affidare, dati i tanti divorzi che ci sono, e in coppie paritarie dove invece, di fatto, è la madre ad assumere ruolo rispetto ai figli, circa i quali il padre comincia ad affidarsi parecchio alla sensibilità della partner per modellare un ruolo maschile sfumato che è culturalmente nuovo, “non più patriarcale”, dunque incerto.

La cultura stessa è divenuta “matriarcale”, ha obliterato i concetti più “paterni” del limite, del dovere, dell’esame di realtà. Il modello maschilista di ritorno viene visto come proposto, per Zoja, dalla pornografia che mostra maschi in perenne erezione e donne eternamente disponibili. Al netto della domanda che dovremmo porci circa la liceità di vedere ovunque e con estrema facilità questo tipo di contenuti, io mi chiedo cos’altro dovrebbe rappresentare un film di questo tipo: com’è il sesso dell’immaginario, delicato? La sessualità non avverrebbe affatto, qualora bandissimo da essa la componente aggressiva di entrambi i partner e quella passiva della disponibilità femminile. Di questo passo davvero arriveremo a censurare e magari proibire, poiché non “politically correct”, la stessa meccanica dell’atto sessuale, come peraltro preconizza il delizioso, sfrontato e geniale romanzo di fantascienza fresco di pubblicazione di Riccardo Paccosi “2051: incontri distanziati del quarto tipo”.

L’altra asserzione da prendere in esame criticamente è quando si sostiene che “il neopopulismo stile Trump, Bolsonaro, Putin si sovrappone a questo maschilismo piuttosto rozzo. Il crollo delle sinistre si può leggere anche in quest’ottica.” Il popolo italiano avrebbe dunque a destra perché nostalgico di una maschilità “rozza”? O ancora: “Ha indebolito il gradimento della sinistra agli occhi del popolo la difesa dei trans, degli omosessuali. Si tratta di attacchi pretestuosi e la società non è certo minacciata da minoranze che restano a percentualmente a tutt’oggi irrilevanti ”. Condivido, la società non è certo minacciata da questa come da altre minoranze. Ma credo che, perlomeno dal mio osservatorio, essa non si senta affatto tale: il problema stesso della “paventata minaccia” è una montatura, ben pochi siano coloro che oggigiorno vedono ancora negli omosessuali “il nemico”. Ciò che invece spaventa è l’ideologia che, fingendo di difendere gli omosessuali (che vanno senza dubbio difesi) sta demolendo le categorie stesse del femminile e del maschile, destrutturando talmente a fondo il concetto stesso di incontro con l’altro alla base della sessualità e della generatività da svaporarne il significato. Con l’ovvio risultato del calo del desiderio denunciato da Zoja stesso.

L’ideologia dominante vorrebbe eradicare eros dalla terra, e con la falsa scusa di difendere i deboli giunge a legittimare il trionfo della tecnica sui corpi, sulla generazione, sulla nascita, sulla discendenza… sino a brevettare i suoi nuovi uomini, non nati da rapporto sessuale. Metter mano alle logiche sottese all’amore significa impadronirsi delle logiche sottese alla vita stessa. “OGM anche noi, perché no?”.

“Non c’è il rischio che i reazionari cavalchino questi argomenti?”, chiede la giornalista. E Zoja risponde che sì, il rischio c’è. “Alle origini del nazismo e della repubblica di Weimar c’è anche il rifiuto di una libertà percepita come eccessiva e decadente”.
Questa frase è vittima di un errore che non aiuta, ma limita il pensiero di chi legge, lo paralizza e lo chiude, convincendolo che la reazione al libertarismo debba giocoforza essere un nuovo totalitarismo. Sarebbe cioè la paura, a muovere la nascita di “nuovi nazisti”.

In realtà, aiuterebbe di più allargare lo sguardo: quale società è, quella di cui questi “fascisti” avrebbero terrore? E’ davvero la libertà, che essi rifiuterebbero, rifugiandosi in un ripudio della democrazia?

Mi piacerebbe, una volta tanto, riuscire a sottrarmi dal pensiero dicotomico “attacco/fuga”, paura/reazione, nemico/amico. Forse, il problema della nostra “società in decadenza”, non è nemmeno quello dell’eccesso di libertà; magari si tratta invece di uno scardinamento delle logiche che hanno sorretto l’aggregazione umana nei secoli, cui non siamo emotivamente né biologicamente attrezzati: una “pseduospeciazione” i cui frutti non sono prevedibili, poiché trattasi di “ingegneria sociale” al servizio, tanto per cambiare, di interessi economici e di potere troppo più grandi di noi. Auspicabilmente, gli “apocalittici” potrebbero, anziché divenir nazisti, diventare ideatori di principi, norme e valori d’orientamento e devozione al servizio di una vita meno alienata, più vicina alle reali necessità dell’uomo e rispettosa della sua natura profonda.

Tra le cause della disaffezione all’eros, Zoja denuncia a ragione l’irreversibile “desacralizzazione del mondo”. L’eros non ha più la maiuscola del dio cui era intitolato, ecco perché per gli uomini non significa più niente.

Ritrovare la sacralità di eros non è in realtà impresa impossibile, nemmeno per un laico. Qualora si tornasse a investire d’emozione la vita, a rispettarla nel suo irriducibile mistero, allora ci si potrebbe anche stupire per il trionfo sulla morte che costituiscono la bellezza di una donna, di un uomo.

Ma fino a quando i corpi e le menti saranno ridotti a territorio di dominio per la tecnica, il senso del sacro, e con esso il rispetto per la sacralità inviolabile del corpo e dei suoi limiti, saranno irrimediabilmente perduti.

Gessica Boncompagni

FONTE: https://www.sollevazione.it/2022/11/stanchi-del-sesso-estranei-alla-vita-di-gessica-boncompagni.html

Commenti (56)

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    1. 3CENT0 19 novembre 2022

      e' normale che dopo aver letto questo articolo io e la mia ragazza ci siamo guardati un bel porno-leggero anni '80 o 90 e a metà del film abbiamo pinciato, mentre fuori diluviava?

    2. ignorans 20 novembre 2022

      Aver bisogno di un film e di un articolo? Sei messo male...non ci dev'essere bisogno di nulla

    1. ignorans 19 novembre 2022

      Ma l'emissione di un pò di sperma è qualcosa di così importante?

    1. BrunoWald 19 novembre 2022

      È abbastanza intuitivo che, quanto più netta è la polarizzazione, tanto più intensa sarà la tensione erotica tra i sessi; e quanto più diluita, più il desiderio s’indebolirà o sarà mantenuto artificialmente.

      “Eros” è un altro modo per definire l'energia: tutte le sue manifestazioni ne sono espressione concreta. E in una civiltà decadente che ha ormai esaurito la propria forza vitale, è semplicemente naturale che “Thanatos” finisca per prevalere.

      Il desiderio è il combustibile del principio di individuazione. Esso è forza espansiva, e gli organismi senili tendono invece a contrarsi. La “società aperta” è dominata dalle sue paure, come dimostrano il polcor con i suoi nonsense, e la voglia di censura che imperversa ovunque… Già il fatto che l’Autrice senta la necessità di scrivere: “Esco dalla polemica, so che ne pagherò le conseguenze”, rivela quale gretta e bigotta tirannia sia in realtà il cosiddetto progressismo. Perché esso è una delle maschere della morte.

      Come scrisse profeticamente Spengler, questo è un mondo che odia la Vita perché sa di non esserne all’altezza. Nulla di strano che i suoi figli tendano all’ambiguità, alla “fluidità”, al non essere.

    1. oriundo2006 18 novembre 2022

      La vita è diventata troppo difficile. Tutto qui.

    1. uparishutrachoal 18 novembre 2022

      Il sesso sarebbe una cosa semplice, come mangiare..ma è talmente irto di problemi mentali imposti, che alla fine se ne fa a meno per quieto vivere e trascinarci fuori dal serraglio.
      Una volta era tutto più semplice, in quanto prima di avere una donna dovevi farti la posizione, e una volta sposato eri sistemato a vita..la donna doveva solo aspettare e tutto accadeva da solo.
      Adesso il sesso è un incubo risolvibile solo con la vecchiaia che smorza il problema..sperando di raggiungerla ancora sani di mente.

    1. Luca VFR 18 novembre 2022

      Il troppo stroppia o, meglio, stufa. E fa passar la voglia. Poi mettiamoci anche l'aumento dell'età media, l'edonismo giovanile assolutamente incapace di sopportare il classico "2 di picche" per cui per non prenderselo manco ci provano e la frittata è fatta.

    1. Rama 18 novembre 2022

      Ma dove scrive quanto e quando devi fare il sesso? E stato Dio? E stato qualche imbecille? Guardate che la maggioranza dei esseri viventi sulla Terra fanno il sesso solo per la riproduzione! Troppo porno, troppo Hollywood vi hanno ingannato, nella vita conta più il rispetto, e la benevolenza di fare tutto quello che piace al tuo(a) partner. Anche il sesso ovviamente...

    1. Martin 18 novembre 2022

      Ma di cosa si straparla? La situazione odierna in Occidente e' evidente: attacco diretto e continuo alla mascolinita' come disvalore ed indirettamente alla paternita', esaltazione a priori della femminilita' come valore e della maternita' anche dissociata dal rapporto genitoriale, nonche' dell'omosessualita' e del transgenderismo; letterale ossessione per la sessualita', dalla quale siamo continuamente e malsanamente bombardati a livello visivo.
      I nostri adolescenti da ormai 20 anni crescono sotto il bombardamento della pornografia, oltremodo dannoso a quell'eta'.
      Il sesso come una commodity o prodotto di consumo...

      Ma di quale presunta "fuga dalla liberta'" si straparla?
      Le teorie pseudoliberatorie di Fromm e dei suoi colleghi della nefasta "scuola" di Francoforte potevano avere un qualche senso quando vigeva una educazione eccessivamente repressiva se non sessuofobica, oggi fanno ormai solo ridere i proverbiali polli.

      Non c'e' proprio piu' niente di proibito, e nessun taboo dal quale liberarsi. In diversi circoli progressisti specie inglesi, tedeschi, olandesi e spagnoli, oltre a sostenere il blocco chimico della puberta' in eta' minore e senza il consenso dei genitori, si sta addirittura difendendo la pedofilia.

      Questo Zoja con la presunta "disaffezione dell'Occidente per la sessualita'" STRAPARLA a vanvera ed in mala fede, afferma esattamente il contrario della realta', ossia SPARA ASSURDITA' per richiamare l'attenzione e far parlare di se'. Un classico tipico dei Francesi.

    1. indipendente 18 novembre 2022

      Freud, nomen omen, è stata la più grande frode per il pensiero occidentale il quale, sembra non riesca a smettere di formarsi sui deliri dei vari cocainomani che di volta in volta calcano la scena.
      La sessualità è una delle cose che ne ha pagato di più lo scotto... se di Freud o della cocaina non so decidere.

    1. gianB 18 novembre 2022

      "“OGM anche noi, perché no?”."
      Ebbene si ma non perché lo potremmo diventare ma perché lo siamo giá dal tempo in sui siamo divenuti Homo Sapiens.
      "Ritrovare la sacralità di eros non è in realtà impresa impossibile, nemmeno per un laico."
      Ebbene si non é impossibile ma non si tratta solo del sacro in Eros ma del sacro in noi. E neanche solo del sacro in un laico ma anche del sacro in un credente.
      "fino a quando i corpi e le menti saranno ridotti a territorio di dominio per la tecnica, il senso del sacro, e con esso il rispetto per la sacralità inviolabile del corpo e dei suoi limiti, saranno irrimediabilmente perduti"
      Se cosí deve essere allora non c'é niente da fare : saremo inevitabilmente perduti nella follia. L'unica speranza é che l'inevitabilitá della presenza della tecnica possa divenire anch'essa, in qualche modo, sacra.

    2. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Si la tecnologia è un problema, grazie ad essa hanno trovato le prove che il 50% degli uomini sono gay.

    1. Brule 18 novembre 2022

      Articolo molto interessante.
      Ma non c'è soluzione, nelle famiglie con due figli (F/M) la ragazza verrà addestrata a pensare, parlare, camminare, come gli indimenticabili personaggi di Charles Bronson (nota icona di femminilità), il ragazzo dovrà limare ogni minima istanza che due generazioni fa erano proprie del lato maschile, pena l'esclusione sociale e imbarazzo familiare.
      Una ragazza così plasmata non sopporterebbe mai un partner come il fratello, e viceversa il ragazzo si chiede perchè mai debba entrare in un rapporto complementare con una che in competizione è più performante di lui. "Ma che ansia, anche no grazie".
      Come si dice... good luck!

    2. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Anche il mio PC è più performante di me, lo uso e lo rispetto come tutto il resto, tranne il 50% gay, lo rispetto ma non lo uso. Troppa considerazione alla televisione e cinematografia, non vi ha fatto bene.

    1. davec.dj 18 novembre 2022

      Bell'articolo, sentiti complimenti.
      I commenti, invece, ahimè, sono sconfortanti ed avvilenti...

    2. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Ora devi solo indovinare da quale parte del 50% ti sei collocato.

    3. sbregaverse 18 novembre 2022

      Chi mi ama mi segua.
      Chi non mi ama mi insegua.

    1. ignorans 18 novembre 2022

      Se tutti questi cosiddetti "esperti" sparissero, se non si tenesse più di conto delle chiacchiere che stanno scritte sui libri, allora come per magia le persone troverebbero la propria collocazione e automaticamente si giungerebbe a un equilibrio sociale

    2. logos 18 novembre 2022

      Non sono tanto gli scritti il problema. In mia opinione ogni pensiero è ricchezza (potendone filtrare l'influenza per mezzo di una personalità formata), bensì il fatto che vogliono obbligare a leggerli in età "spugnosa". Creando in molti individui non ancora NATURALMENTE formati, dubbi che normalmente non avrebbero mai avuto. Poi ci sono le mode, gli influencer, la voglia di sentirsi speciali (che oggi più che mai è sinonimo di diversi), e la scomparsa di qualsivoglia forma di pudore. Per alcuni è del tutto normale svegliarsi domattina è autodefinirsi un pomodoro. Il peggio è che stanno alterando il diritto che regola la società per poterlo fare in termini legali. Dunque domani potranno essere legalmente tritati per farci il sugo. Parola di valfrutta. l.

    1. sbregaverse 18 novembre 2022

      Occidente stanco del sesso ¿?
      PIUTTOSTO stanco del se stesso.

    2. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Ti aspettavo.

    3. sbregaverse 18 novembre 2022

      Sono sempre più stanco di me stesso.

    4. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Non fare il buddista, uno spirituale come te può rinnovarsi tutti i giorni.

    5. sbregaverse 18 novembre 2022

      A 《 fare 》il buddista ci si fa male, è necessario 《 essere 》il BUDDHA.

    6. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Il budda prega se stesso come tutti i gay, è necessario uscire da se stessi...

    7. sbregaverse 18 novembre 2022

      Cerco, in ogni maniera, di sghignazzarmi del mondo;
      ma il mondo, imperterrito,
      continua a sghignazzarsi di me.

    8. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Di quale mondo parli, quello dei gay che si scandalizzano ?

    9. sbregaverse 18 novembre 2022

      A me basterebbe entrare in qualcun'altra.

    10. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Troppe donne è vizio, il vizio è gay.

    11. sbregaverse 18 novembre 2022

      La pederastia è stata derubricata da malattia ad:
      ANOmalìa.

    1. Nestor Halak 18 novembre 2022

      Francamente a me pare che la "stanchezza del sesso" c'entri ben poco con il senso del sacro e abbia molto più a che fare con la maggiore libertà sessuale.
      Anche senza ricorrere a concetti tipo bio-psico-social-culturale mi pare piuttosto chiaro che quanto più un bisogno umano viene negato e represso tanto più occuperà le menti e i pensieri e avrà manifestazioni eclatanti quando riesce a sfuggire alla repressione.
      Chi ha fame, sogna sempre polli arrosto, maggiore l'abbondanza dei polli, minore il desiderio per essi.
      Quanto ai nuovi nazisti, non penso affatto che nasceranno dalla libertà eccessiva (che non vedo proprio), ma se mai dall'impoverimento della classe media (che invece vedo).

    2. sbregaverse 18 novembre 2022

      Commèvero commèvero.

    3. simonlester 18 novembre 2022

      Tutta sta libertà sessuale e abbondanza ma quelle che non me la davano negli anni 80,quando ero adolescente, non me la danno neanche adesso.

    4. sbregaverse 18 novembre 2022

      BEI tempi gli anni 60 70 80 quando non te la davano; brutto l'adesso,
      che non te la danno lo stesso.

    5. Arian Van Heisen 18 novembre 2022

      La differenza mi dicono che prima non te la davano nemmeno se le pagavi ( in maggioranza ), ora basta che paghi e te la danno tutte o in maggiranza.

    6. Arian Van Heisen 18 novembre 2022

      I Neo Nazional Socialisti nascono dal vento che spazzerà via il Relativismo imposto dalla sinistra Dem AngloUsaGiudea per rendere la società liquida senza valori, in modo da governarla facilmente m non è un caso se la parola più utilizzata nei media è Nazismo questo perchè il loro nemico principale è il NAZIONALISMO al quale hanno dichiarato guerra dal 1945 i Giudei.

    1. Primadellesabbie 18 novembre 2022

      "...accanto all’aumento delle richieste di transizione di sesso, assistiamo all’aumento delle richieste di de-transizioni..."

      Per spiegare tante cose richiamerei l'attenzione sull'atteggiamento di provvisorietà che mi sembra contrassegnare la cultura di queste generazioni, fino a ritenere provvisorie scelte che non possono che essere definitive, o posizioni che non prevedono affatto la possibilità di scegliere.

      Conseguenza del desiderio di non ridurre lo spazio potenziale con una scelta, o conseguenza di un giudizio severo per la cultura delle persone schierate che esibiscono sicurezze scopertamente evanescenti su troppi palcoscenici?

      (E non mi riferisco specificamente all'ambito sessuale).

    2. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Già, l'essere ambigui, non lascia margine di interpretazione.

    3. Primadellesabbie 18 novembre 2022

      ???

    4. Rnamessaggero 19 novembre 2022

      Ho riletto a mente riposata, confesso, avrei dovuto mettere anch'io due o tre punti interrogativi. Rileggendo però ritengo più che opportuno togliere il pollice giù.

    1. IlContadino 18 novembre 2022

      Metto un paio di link che portano a brevi scritti di S. Brizzi, trattano di maschile e femminile, li ho trovati interessanti; il buon Brizzi si esprime con poche, chiare parole, sa arrivare al nocciolo della questione senza tanti giri-in-giri-in-giri...

      http://www.salvatorebrizzi.com/2020/12/femministe-maschili.html?m=0

      http://www.salvatorebrizzi.com/2020/10/la-diseguaglianza-tra-uomo-e-donna.html?m=0

    2. sbregaverse 18 novembre 2022

      Il mondo è bello, siamo noi che non vogliamo inforcare gli occhiali con le lenti rosa.
      Il mondo è bello, è colpa nostra se non usiamo il metaverso.
      Il mondo è bello, siamo noi che non sappiamo godere delle brezze.

    3. Fantine 18 novembre 2022

      Non si tratta di "diseguaglianza", ma di differenza, naturale e non discriminante.
      L'uguaglianza, nella sua accezione, attiene ad altro. Innanzitutto alla dignità.

    1. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Il 50% della popolazione mondiale maschile è gay, lo è sempre stata. Non rilascio spiegazioni, sarebbe inutile, il 50% sano, questa, la capisce al volo.
      Gay violenti e gay passivi ma sempre gay sono, anche se sposati con donna e con figli. Chi rispetta la donna non è gay, tutto qua.

    2. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Bella affermazione, il 75% della popolazione mondiale soffre della invidia del pene.

    3. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Certo sono complementari, io mi occupo del rispetto da parte mia, non mi occupo del rispetto che la donna deve avere, sono uomo, posso capire la donna ma non riesco ad entrare nei suoi panni. Se una donna non mi rispetta: la cambio.

    4. sbregaverse 18 novembre 2022

      Male complemento oggetto.
      Female soggetto di COMPLIMENTO.

    5. sbregaverse 18 novembre 2022

      Entrare nei suoi panni¿?Nelle mutandine impossibile.
      Nel reggiseno qualche volta(rara rarissima)

    6. Martin 18 novembre 2022

      Non lo e' sempre stata, l'omosessualita' maschile e' aumentata esponenzialmente a partire dagli anni 70.

    7. Rama 18 novembre 2022

      Dipende dove vivi te! Ma io non credo a questa menzogna, lo sai bene!

    8. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Sante parole, gli anni dove gli omosessuali violenti di destra che volevano godere sottomettendo gli etero di sinistra. Alla fine come sempre tra i due litiganti il terzo gode i gay appunto.

    9. Rnamessaggero 18 novembre 2022

      Frequento donne da molto tempo, quelle col marito di destra confessano che i loro uomini, nei giochi sessuali, si fanno sodomizzare. Anche se il gioco è con una donna, io li colloco tra i gay, tu poi pensala come vuoi.
      A me basta che un uomo goda a sottomettere un'altro uomo, per sentirsi superiore, questo genere di uomini, li metto tra i gay. Ora prova a rifare i calcoli.

    10. Cleon XIII 18 novembre 2022

      Gli omosessuali e bisessuali costituiscono fra l'1% e il 3% della popolazione.

      ""Uno studio americano, presentato al meeting annuale dell'American Association for the Advancement of Science, condotto da Michael Bailey, docente all' Università Northwestern di Chicago, assieme ai colleghi Gregor Cochran e Steve Sailer, afferma che l' omosessualità è decisa dei geni, proprio come avviene per il colore degli occhi o quello dei capelli.
      Attraverso alcuni test effettuati su un campione di 400 persone omosessuali si è scoperto che sono un gene nella regione Xq28 e un altro che si trova nel cromosoma 8 a giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo di questo orientamento sessuale. Si tratta di due geni che vengono ereditati dalle madri e che sarebbero sopravvissuti all'evoluzione perché rendono le donne più fertili.
      Se ciò dovesse essere confermato, potrebbe cambiare la percezione delle persone omosessuali e la convinzione che il loro orientamento sessuale sia solo frutto di una scelta personale e non qualcosa di intrinseco al loro essere, ma - piuttosto - verrebbe decisa dei caratteri ereditari."

      Queste ricerche smentiscono l'idea diffusa che "titti siamo, in parte, omosessuali", un'affermazione con la quale mi trovo in forte disaccordo.

    11. Rama 18 novembre 2022

      Io pure, ho iniziato a 14 anni, nessuna non mi ha detto che i loro mariti lo prendevano, dipende del tuo ambiente come già detto.

    12. Rnamessaggero 19 novembre 2022

      Perché di te le donne non si fidano, le capisco, probabilmente vedono in te la stessa cosa che hanno a casa loro, che senso ha confessare a te le stesse tue pratiche. La donna è tentatrice, con me ci provano, con te no... ;-)

    13. Rnamessaggero 19 novembre 2022

      Un eterosessuale non sottometterebbe mai un uomo, considera gli uomini soggetti al proprio pari. Si lo so è sottile, ora prova a rifare i calcoli. Un eterosessuale non può accettare le gerarchie militari, ora prova a rifare i calcoli.

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