Sono 13 i dissidenti del M5S alla Camera

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Alla fine, la montagna ha partorito il proverbiale sorcetto. Nelle quattro votazioni tenutesi oggi alla Camera dei Deputati per dare il via libera al MES, sono stati appena tredici gli esponenti  del Movimento 5 stelle ad aver votato “no” (e, a dirla tutta, solo in tre dei quattro scrutini): Fabio Berardini, Pino Cabras, Emanuele Corda, Jessica Costanzo, Andrea Colletti, Carlo Ugo De Girolamo, Giulio Dori, Francesco Forciniti, Mara Lapia, Alvise Maniero, Francesco Sapia, Arianna Spessotto e Andrea Vallascas.

Una di essi, Mara Lapia (già sospesa in passato per essersi schierata con il no al referendum sul taglio dei parlamentari), è stata poi verbalmente aggredita dalla collega Gilda Sportiello nei cosiddetti “corridoi del Transatlantico”; come riporta l’Adnkronos, infatti, la Sportiello ha rinfacciato alla Lapia lo stanziamento di due milioni di euro da parte del governo per il comune di Bitti, in Barbagia, recentemente colpito da una disastrosa alluvione, paese di cui sarebbe originario il marito della deputata “dissidente”. Costei ha infine dichiarato: “Non voglio stare in un movimento che ricatta le persone usando le tragedie”

Dieci onorevoli “pentastellati” si sono invece pilatescamente assentati, esprimendo così il loro mezzo dissenso (o silenzio-assenso).

Al Senato, i numeri della dissidenza dovrebbero ridursi ulteriormente, mentre già si profilano all’orizzonte il soccorso “azzurro”, quello “centrista” e quello delle autonomie e frattaglie varie.

Il governo, insomma, è in una botte di ferro.

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