Siena e il reset del turismo: “siamo stati distrutti con grande facilità”

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Di Jacopo Brogi, ComeDonChisciotte.org

SIENA

Uomini e donne in primo piano a cui è stata tappata la bocca con un codice QR: “Non potevamo immaginare l’inimmaginabile”, così durante l’autunno scorso venne intitolata una mostra fotografica itinerante per la città di Siena, da oltre un anno ridotta un deserto in pietra. Gigantografie che potevi scansionare con lo smartphone, per scoprire altri lockdown in giro per il mondo. Mai metafora artistica fu più azzeccata e sincronizzata ai valori e ai simboli della nostra epoca, ormai “nuova normalità”, come dicono in tanti, soprattutto dai pulpiti governativi.

Il centro storico svuotato di persone e di economia, sconvolge. Metafora dell’Italia intera, che dalla scorsa settimana è tutta in giallo, o quasi: il nuovo colore della libertà, o quasi.

Se il suicidio assistito della Lehman Brothers affossò la finanza e l’economia mondiale nel 2008, il crack del Monte dei Paschi fu una esplosione nucleare nel cuore della Città – Banca: così era stata soprannominata nei venti anni precedenti. Oggi, la Covid ha azzerato il turismo, che era coattamente diventato uno dei settori di traino del territorio: “Una vera ecatombe, mancano gli ospiti con grande capacità di spesa e gli italiani sono alquanto impoveriti”, ha recentemente dichiarato Rossella Lezzi, presidente cittadina di Federalberghi (1).

L’idea originaria era realizzare un dettagliato reportage e documentare la crisi, soprattutto grazie alle voci raccolte. Purtroppo, tante promesse e altrettante bocche cucite. Tranne una, a questo punto la più coraggiosa, quella di Federico Muzzi:

  • Oltre un anno vissuto in lockdown: cosa ha significato e cosa significa questo atto politico soprattutto per chi come lei vive di commercio?

“In una parola: “devastante”. In pochi mesi ho visto il declino della mia attività, che si basa essenzialmente sul turismo. Dopo 28 anni di sacrifici e duro lavoro, non ho più certezze e non so come affrontare il futuro. Gli incassi si sono ridotti del 90%, l’unico mese che ci ha dato un po’ di respiro è stato agosto 2020, e comunque abbiamo fatto un 50% in meno. Mi sono reso conto di quanto è facile essere distrutti.”

  • Il lockdown colpisce un Paese industrializzato che già soffriva la recessione post 2008, parzialmente compensata da ossigeno proveniente dai servizi. Oggi, questo modello va in pezzi e vuol dire la conversione forzata di interi comparti economici. Cosa significa tutto ciò per la sua attività e per una città come Siena, ormai prettamente a vocazione turistica?

“Siena sarà, a mio avviso, colpita duramente. In questi anni abbiamo perso molte sicurezze, dal Monte dei Paschi all’Università e tanti si sono orientati verso il turismo; nel tempo, il numero dei ristoranti è aumentato incredibilmente, così come quello dei negozi di souvenirs, molto spesso a scapito della qualità. Questa città per anni ha vissuto di rendita: la gente non è abituata a fare impresa e per molti sarà difficile riconvertirsi, i migliori locali e negozi sono in mano a società non senesi.”

  • Mentre il Comune acquistava droni (determina dirigenziale N°2240 del 05/11/2020) per sorvegliare dall’alto i suoi cittadini durante l’emergenza, cosa ha fatto per aiutare il commercio in quarantena?

“Ha fatto ben poco, se non concedere nuovi spazi ai ristoratori. Manca una visione per il futuro, cosa si farà dopo questo periodo? Quali sono i programmi per la città? Per adesso è uscito il piano strutturale che prevede nuove aree commerciali alle porte del centro storico, che produrranno un nuovo impoverimento: è una scelta scellerata!”

  • Economia reale confinata e borse aperte, dove Amazon e l’economia digitale volano. Si sente una vittima di questa crisi?

“Fare la vittima non è nel mio carattere, mi sento colpito, ma credo che chi si lamenta di Amazon, sia in realtà  poco sicuro delle proprie capacità. Questi mezzi vanno sfruttati: per esempio, io sto incrementando il mio e-commerce, uso i social per farmi pubblicità e punto sulla qualità del servizio per fidelizzare i clienti. Non è facile, ma sono sicuro che è possibile farcela. Il problema non è Amazon, ma sono le persone, che ormai vivono virtualmente ogni cosa.”

  • Cosa si aspetta dal governo Draghi e cosa ha da dire in merito ai ristori ricevuti? 

“I nostri politici sono distanti anni luce dalla vita reale, da loro non mi aspetto nulla. In questi mesi di crisi ci hanno chiesto pazienza e sacrificio, e loro che cosa hanno fatto? In Giappone, i parlamentari si sono ridotti lo stipendio, qui non mi pare. Un governo che pensa ai monopattini o ai banchi a rotelle è un governo che vive sulle nuvole. I ristori sono un palliativo per tamponare qualche spesa. Se mai arriveranno questi soldi, li useremo per le bollette e gli affitti. Intanto, il 16 novembre scorso ci sono state delle scadenze importanti sulle tasse: non hanno pensato nemmeno ad una dilazione! L’ultimo decreto ristori fatto da Draghi, è stato ridicolo: a fronte di perdite di 80/90% di fatturato, arriverà si e no il 5%! Cosa dovremmo farci con questa elemosina? In altri Stati, le persone come me sono state aiutate concretamente. Qui solo chiacchiere!”

 

  • Se il settore privato e l’economia reale arrancano, saranno molto presto problemi anche per il settore pubblico. Ha un messaggio per quelle categorie che oggi sono comunque al riparo – dal punto di vista economico – rispetto al confinamento?

“Chi lavora nel pubblico spesso non percepisce l’importanza del settore privato. Se le ditte come la mia chiudono, ci saranno meno risorse per tutti sul medio e lungo periodo. Il lavoratore pubblico, troppo spesso, non considera questo come un pericolo reale per la sua personale situazione, ed è un errore. Ogni 27 del mese gli arriva lo stipendio. Ma sarà sempre così? In Grecia, se non mi sbaglio, i primi tagli durante il periodo della troika arrivarono ai dipendenti pubblici e ai pensionati. Quello che non capisco, è la non percezione di questo problema da parte dei sindacati che lo scorso dicembre organizzarono uno sciopero generale. Chiedere un aumento di stipendio in questa situazione, in cui gente come me non guadagna niente da mesi e cerca di sopravvivere, è un voler fomentare lo scontro sociale che è già in atto.

A mio avviso, stiamo andando verso una fase molto pericolosa: alla fine saremo tutti sconfitti e tutti poveri, così ci controlleranno meglio.”

  • Vedrebbe possibile un’azione collettiva territoriale degli operatori del commercio e dei servizi, duramente colpiti dalle misure di chiusura?

“Questa sarebbe un’ottima cosa. Ma ho la sensazione che siamo già al “si salvi chi può!”. Ognuno pensa al proprio orticello: ci hanno purtroppo divisi da tempo. Da una parte i dipendenti pubblici fannulloni, dall’altra l’esercito degli evasori rappresentato dalle partite iva. In mezzo, uno Stato che non ha mai voluto mettere mano all’evasione fiscale e alle manchevolezze dei dipendenti pubblici. Divide et impera!”

Siena e il reset del turismo: "siamo stati distrutti con grande facilità"
Siena, Centro storico, primavera 2021
  • La “nuova normalità” a Siena. La vita digitale e il distanziamento sociale potranno voler dire un progresso anche per la vita contradaiola che sarà?

“La vita contradaiola è ormai cambiata da anni. Colpa della politica senese che ha svuotato il centro storico: si è preferito costruire in periferia per avvantaggiare le cooperative edili. I senesi hanno lasciato il territorio della Contrada e hanno affittato (molte volte in nero) gli appartamenti in centro agli studenti. Un’azione criminale che ha impoverito le contrade e ha cambiato il loro ruolo nella società senese.  Questo periodo di pandemia peggiorerà le cose anche sotto questo aspetto fondamentale, non vi è dubbio. Il contradaiolo è solo preoccupato di non fare il Palio, in pochi si chiedono che fine farà la Contrada.”

  • Estate alle porte, il turismo sembra muovere qualche timido passo. Arriverà un po’ di ossigeno anche per la sua azienda?

“Per un negozio come il mio, la stagione turistica inizia generalmente a marzo. Quindi, in realtà, abbiamo già perso due mesi. Il Governo Italiano non è stato lungimirante come altri paesi europei, dove la gente sta già prenotando: penso alla Grecia con le sue isole Covid-Free o alla Spagna. Noi invece stiamo parlando di “coprifuoco in estate”. Forse a luglio e agosto qualcosa faremo, ma credo che quest’anno saremo in perdita come lo scorso anno. I politici italiani sembrano venuti da Marte e non hanno il senso della realtà, compreso chi amministra Siena. Faccio io una domanda, oltre al Palio cosa facciamo per far arrivare i turisti nel nostro territorio?”

  • Come vede Siena nel prossimo futuro?

“In realtà, una sorta di lockdown c’era ormai da tempo: estate a parte, la vita in alcune zone della città era ridotta ai minimi termini, proprio per questo esodo di senesi verso le periferie ed i comuni limitrofi. Vedo malissimo il futuro della città perchè, come già ribadito, non c’è un progetto politico all’orizzonte. Per quanto riguarda il Monte dei Paschi, sono anni che ce lo hanno tolto e con “l’operazione Padoan” in Unicredit il gioco è fatto. Quanti esuberi ci saranno a Siena? Si parla di 6.000, quindi 6.000 famiglie che saranno in crisi, cosa faranno?

Vedo una città di anziani, che vanno avanti con le pensioni e qualche affitto, e i giovani che sono già costretti a lasciare per costruirsi un futuro altrove. Insomma, come dice spesso un mio amico: “Siena è un borgo polveroso, bello, ma vecchio.” In più, abbiamo una classe dirigente che non sa cosa fare da grande, spaesata e senza idee.”

Siena, Centro storico, primavera 2021
  • Tra utopie e realtà: quale società, e quale Siena, vorrebbe vivere Federico Muzzi? E cosa desidererebbe per i propri figli?

“Per Siena vorrei una società che aprisse gli occhi, che si svegliasse da quel sonno che da troppi anni la lega ad una certa politica e a un benessere che non ci sarà più, basterebbe questo.

Abbiamo sicuramente le professionalità per rilanciare la città, l’unica cosa che si dovrebbe fare è  sbarazzarci davvero delle vecchie volpi che cambiano il pelo ma non il vizio, e purtroppo non è facile.  Anche con l’attuale sindaco, Luigi De Mossi, abbiamo visto che è difficilissimo. Ci vorrebbe qualcuno che abbia un sogno, quel sogno che ha permesso ai nostri antenati di costruire questa perla che è Siena, un sogno che abbracci tutti e non solo una parte della nostra collettività.

Per quanto riguarda i miei figli, desidero che proseguano per la strada che hanno intrapreso: mia moglie ed io, gli abbiamo insegnato a sognare, a credere che i sogni, se si vuole, possono diventare realtà, ad essere generosi e rispettare gli impegni presi anche se difficili e faticosi. Non è stato facile ma, ad oggi, sono orgoglioso della mia famiglia. Purtroppo, per loro vedo un futuro lontano da Siena, spero di sbagliarmi.”

Siena e il reset del turismo: "siamo stati distrutti con grande facilità"
Siena, Piazza del Campo, primavera 2021

Il reportage che avevamo pensato, non è stato possibile realizzarlo. Grazie a Federico Muzzi per la disponibilità ed il coraggio. A quanto pare, quelle gigantografie a cui era stata tappata la bocca col codice QR, erano e sono molto di più che una semplice mostra fotografica cittadina ormai superata. C’è chi la chiama “nuova normalità”, e certamente non è soltanto senese.

Di Jacopo Brogi, ComeDonChisciotte.org

NOTE

(1) = https://corrieredisiena.corr.it/news/siena/27058156/siena-dramma-alberghi-rossella-lezzi-aperti-solo-5-tanti-rischiano-chiudere.html

03.05.2021

 

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