SE UN SENATORE DICE COSE DI SINISTRA

SE UN SENATORE DICE COSE DI SINISTRA

DI LUCIANO GALLINO

repubblica.it

Finalmente. Un senatore ha tenuto un discorso in aula dicendo cose di sinistra. Ha descritto in modo severo la situazione in cui versa il paese, ma sono stati tali e tanti i temi affrontati che un partito consapevole che la destra sta portando tutti al disastro potrebbe ricavarne un programma completo per le prossime elezioni. In questa prospettiva merita soffermarsi sui punti salienti del suo discorso, disponibile nella trascrizione fatta in Senato.



Ampio spazio viene dato ai problemi dell´occupazione e del reddito. Tempo fa, prima che arrivassero l´economia globale, la robotica e i computers, nota il senatore, una persona poteva lavorare 40 ore alla settimana e guadagnare abbastanza da pagare i conti della famiglia. Oggi per pagare i conti bisogna lavorare almeno in due, e se non si sgobba in due – facendo magari tre o quattro lavori – si rischia di non riuscire a pagare nemmeno il riscaldamento e il carburante per l´auto. Per vari gruppi di età, in specie i giovani e gli over 50, il reddito reale è addirittura più basso che negli anni 70.
C´è una causa precisa per tale peggioramento: in poco più di dieci anni il paese ha perso milioni di posti di lavoro nell´industria manifatturiera. Il lavoro è andato in Cina, Vietnam, India o Messico, dove costa dieci volte meno. La chiamano competitività. E per i lavoratori rimasti, rileva il senatore, si veda quel che succede alla Chrysler. I media hanno enfatizzato la ripresa delle assunzioni da parte dell´azienda. Ma i nuovi assunti sono pagati 14 dollari l´ora invece di 28, per fare lo stesso lavoro dei compagni più anziani. «Se ci rendiamo conto che l´industria dell´auto – si chiede l´oratore – era forse lo standard aureo per la manifattura… che cosa pensiamo succederà in futuro ai salari degli operai?». Storicamente, in questo paese, nota altrove il senatore, i posti di lavoro nel settore manifatturiero erano la spina dorsale della classe lavoratrice. L´emigrazione dell´industria verso altre coste non è solo un mutamento del modo di produrre: è un disastro sociale.

La crisi economica, iniziata ben prima di quella finanziaria, sta mutando in peggio la vita non solo degli operai, ma anche delle classi medie. Molti che vi appartengono sono figli di operai, impiegati, contadini, che grazie al lavoro dei genitori hanno potuto andare alle superiori o all´università. Ora sono in ansia, più ancora che per sé stessi, per i loro figli. E si chiedono se per la prima volta nella storia moderna di questo paese i figli non avranno un livello di vita più basso dei genitori, a cominciare dal livello di istruzione cui riusciranno ad accedere.

Quel che succede, rileva il senatore, rientra in un progetto delle forze politiche di destra. Il loro scopo ultimo – cito ancora dal suo discorso – è l´annullamento radicale di quasi tutti i provvedimenti che sono stati introdotti durante parecchi decenni per proteggere i lavoratori, gli anziani, i bambini. Allo scopo di ridurre il deficit di bilancio, stanno discutendo di una brillante idea: innalzare l´età di pensionamento sin verso i 70 anni. In questo modo chi per decenni si batte con fatica per sopravvivere, facendo un lavoro duro e sopportando molti sacrifici, dovrà lavorare sino al giorno in cui muore.

Ma agli occhi del nostro senatore l´ottusità della destra si vede soprattutto nei tagli effettuati all´istruzione, in tutte le sue forme e livelli, dagli asili alla scuola primaria, dalle superiori all´università. Sempre al fine di ridurre la spesa pubblica. Andare in questa direzione «significa semplicemente tagliarsi il naso per far dispetto alla faccia». Come potremo mai diventare una grande economia, egli chiede, se non avremo gli scienziati, gli ingegneri, gli insegnanti che ci vogliono, mentre molti altri paesi nel mondo hanno una maggior percentuale di giovani diplomati che vanno all´università? Ed è mai possibile che sia così scarsa nel paese una buona educazione per i bambini che tutti possano permettersi? I risultati di questa carenza per il prossimo futuro potrebbero essere disastrosi. I bimbi che non hanno una istruzione intellettualmente stimolante fin dalla scuola primaria dieci anni dopo abbandoneranno gli studi e magari finiranno in carcere.



Il discorso del senatore si estende alle infrastrutture. Dappertutto, egli afferma – e di questi giorni è difficile dargli torto - stanno andando in pezzi. Dovremmo investire in modo significativo per ricostruire ponti, strade, acquedotti, reti per la banda larga, trasporti pubblici, sistema ferroviario, dighe. È vero che sindaci e governatori di regione trovano poco attraente un investimento del genere. Ma se non si provvede oggi, ci costerà molto di più domani.

Ho citato quasi alla lettera vari passi del discorso di questo senatore, limitandomi a semplificarli e riordinarli, poiché si tratta di un intervento molto lungo – la trascrizione è di 124 pagine - e ripetitivo. Resta da precisare che il discorso è stato davvero tenuto al Senato l´11 dicembre scorso. Purtroppo non era il Senato italiano. Era quello degli Stati Uniti. Dove il senatore Bernie Sanders, che si definisce un «indipendente progressista» e vota per lo più con i democratici, ma non manca di criticarli quando occorre, ha parlato senza interruzione per quasi nove ore. Video e trascrizione sono disponibili sul web. Il suo bersaglio era lo scandaloso compromesso con i repubblicani fatto dal presidente Obama, accettando di estendere per altri due anni riduzioni fiscali che per i contribuenti più ricchi toccano i milioni di dollari a testa, allo scopo di poter mantenere detassazioni da mille dollari l´anno alle classi medie e alla classe operaia. Due giorni prima il Senato aveva bocciato una proposta dello stesso Sanders che avrebbe concesso a milioni di poveri ed ex combattenti disabili un assegno una tantum di 250 dollari.



Il discorso di Sanders merita attenzione per due motivi.



In primo luogo mostra che la situazione economica e politica degli Stati Uniti è molto simile a quella dell´Italia. Sotto questo aspetto dagli Usa non c´è proprio più niente da imparare. Se non una cosa. In quel paese circolano in molti ambienti, strati sociali, centri di ricerca, idee forti, definite, fondate su cifre e argomenti solidi, che laggiù si chiamano liberal o progressiste, ma nel lessico nostro sono idee di sinistra. Tanto che un senatore può esprimerle con la massima chiarezza nella Camera alta, facendosi capire davvero da tutti anche fuori, per nove ore di seguito. Restiamo in attesa che un nostro parlamentare – magari del Pd, chissà – faccia un discorso simile a quello di Bernie Sanders.



Luciano Gallino

Fonte: www.repubblica.it

3.11.20111

Commenti (35)

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    1. stefanodandrea 4 gennaio 2011

      Lo stato sociale si può esportare soltanto con le armi, come la democrazia. Oppure sobillando rivolte, secessioni e rivoluzioni in altri Stati, che è un altro modo per fare la guerra, più ipocrita vigliacco e subdolo. Se non suggerisci questa soluzione, allora hai proposto qualcosa di irrealistico. E non è detto, tuttavia, che si ottenga la vittoria né che la sconfitta faccia ottenere comunque il risultato.

      Molto meglio tentare qualche cosa che è possibile, che la storia ha dimostrato possibile, che ha dato qualche risultato e che è poi fallito, anziché qualche cosa di impossibile.

      Se leggi gli articoli che sopra ho citato, ti chiederai se ha un senso attendere anche cento o duecento anni, prima che, rivoluzioni, prese di potere e crolli facciano sviluppare lo stato sociale in altri stati. In generale ha senso che un popolo metta il proprio futuro nelle mani di altri popoli? A me sembra una follia. Io non metterei la mia vita in balia delle scelte di altre persone. E tutto lo sforzo che faccio è volto ad evitare che ciò accada e a limitare le circostanze che in qualche modo implicano che accada.

    1. Tonguessy 4 gennaio 2011

      Il trend pare andare sempre piu' verso costoro. Ma ce ne vorra' del tempo prima che questa mentalita' penetri dentro i gangli decisivi del governo statunitense

      Le due curve non si intersecheranno mai, temo. Se la democrazia (USA solo?) si fonda sul sostenere le elites (industriali prima e finanziarie ora) che guidano le sorti economiche del paese, quand'è che succederà che tale democrazia avrà il rigore morale di opporvisi, visto che quel rapporto esclusivo garantisce opportunità eccezionali agli appartenenti?

      se gliene dai due ne pretendono 10, gliene concedi 10 e loro ne desiderano 20...

      Ecco, appunto....

    1. Rossa_primavera 4 gennaio 2011

      Il plusvalore di Marx in parole povere

    1. amensa 4 gennaio 2011

      magari riducendo la parte di utile che va a compensare il capitale.
      è dell'istat la constatazione che negli ultimi 20 anni, tutti i guadagni dati dall'aumento di produttività sono andati al capitale mentre il lavoro ha malapena conservato la sua parte.

    1. Rossa_primavera 3 gennaio 2011

      E come ti spieghi che in questi paesi scandinavi culla dei diritti dei
      lavoratori ci sia il primato dei suicidi mondiale con un tasso piu' che
      doppio rispetto agli altri paesi europei?Sono i ricchi che si ammazzano
      perche' non possono diventare ricchissimi?

    1. vic 3 gennaio 2011

      Il senatore B. Sanders e' un indipendente, e rappresenta uno dei due seggi senatoriali del piccolo stato del Vermont.

      Ho guardato il riassunto video del suo intervento postato dal sito www.democracynow.org (utente mediagrrrl9) su YouTube e par di capire che l'anziano Sanders si scagli essenzialmente contro la delirante tendenza di regalare sempre di piu' ai ricchissimi per togliere alla ex classe media. Cita la tendenza in corso fin dagli anni '70, per cui il divario dei guadagni fra l'1% piu' ricco del paese e gli altri in 40 anni s'e' triplicato. Ne deduce che il compromesso fiscale che Obama sta proponendo ai repubblicani e' un pessimo compromesso. Incita gli Americani a rivoltarsvii contro e promette di mettersi dalla loro parte.

      Sanders e' quel che gli americani chiamano un maverick, un bovino che corre da solo. Lui afferma di essere favorevole ai tagli fiscali, ma non di questo tipo, che vanno a beneficio praticamente di chi e' multimilionario o miliardario, a spese della solita classe media. Sanders cita casi di suoi concittadini del Vermont che per sbarcare il lunario hanno non 2, non 3, ma ben 4 lavori diversi. Si ammazzano di lavoro praticamente senza contropartita.

      Non si tratta di scelta fra destra e sinistra. Si tratta di scelta fra decenza ed indecenza. Sanders cita l'ingordigia, l'avidita' di questa casta di privilegiati: "non sono mai sazi, se gli dai 1 milione ne vogliono 2, se gliene dai due ne pretendono 10, gliene concedi 10 e loro ne desiderano 20, nessuna somma e' mai loro sufficiente, vogliono sempre di piu', a spese di chi ha sempre di meno" (riassunto alla buona di una parte del suo discorso).

      La grande spaccatura in atto non e' tanto fra destrorsi e sinistrorsi, i due partiti tradizionali americani essendo troppo simili, ma tra mentalita' da rampante di Wall Street (e quindi di alto funzionario governativo) e mentalita' da cittadino medio, magari di una zona rurale. Sono due pianeti completamente diversi, che pero' al congresso non sono rappresentati in modo equilibrato. C'e' da chiedersi perche'mandino dei rappresentanti che non li rappresentano. Sanders e' una delle rare eccezion. Un po' come lo e' Ron Paul, che milita fra i parlamentari repubblicani.

      Il trend pare andare sempre piu' verso costoro. Ma ce ne vorra' del tempo prima che questa mentalita' penetri dentro i gangli decisivi del governo statunitense.

      Un discorso cosi' doveva farlo il presidente, non un senatore indipendente.
      Segno che i gruppi di pressione sono ancora troppo forti, come e' sempre stato, alla faccia della democrazia di facciata.

      Lo stato occidentale dove il divario fra classe piu' abbiente e classe meno abbiente e' ancora ragionevoole, se non sbaglio e' la Norvegia: 1 a 10. Come sempre dai paesi scandinavi c'e' ancora molto da imparare, non solo da parte nostra ma specialmente da parte degli Yankee. Che sia l'effetto dell'aria frizzante?

    1. nettuno 3 gennaio 2011

      Il grande casino che solleva repubblica.. Non vi dice per chi suona la campana?

    1. Rossa_primavera 3 gennaio 2011

      Tutto verissimo cio' che dice questo senatore ed e' anche vero che il
      discorso potrebbe essere parimenti applicato all'Italia.Sorge pero'
      spontanea una domanda:come si possono aumentare i salari degli
      operai italiani ed americani senza che questo si ripercuota in un
      aumento del costo del lavoro che viene poi indicato come il principale responsabile del decentramento produttivo verso i paesi asiatici con
      conseguente perdita di posti di lavoro?

    1. gianfravox 3 gennaio 2011

      é la l'inizio della fine . Il mio non è semplice catastrofismo ma dura e pura realtà . Ho già 33 anni , convivo da qualche anno con la mia compagna , non ho figli , ne vorrei ...ma ho una fottuta paura di metterne al mondo uno....

      buona vita

    1. cavalea 3 gennaio 2011

      Credo che sarà una impresa impossibile, esportare insieme al capitale i suoi anticorpi, nei luoghi dove esso si sta dirigendo.
      Il suo obbiettivo è la distruzione di tutti i diritti dei lavoratori come essi erano andati a configurarsi nell'ultimo secolo, tanto è vero che per evitare ogni rischio in questo senso, i soliti noti hanno imposto l'invasione di disperati dal terzo e quarto mondo con lo scopo di metterli in competizione con i nostri lavoratori, di cancellare ogni possibilità di riorganizzare un sindacalismo antagonista, nonchè di abbattere gli ultimi brandelli dello stato sociale.

    1. fma 3 gennaio 2011

      La descrizione degli effetti è ineccepibile, tant'è sotto gli occhi di tutti.
      Farne risalire le cause a un "progetto delle forze politiche di destra" mi pare invece un'opinione semplificativa.
      Penso che esistano problemi per i quali non ci sono soluzioni semplici e che questo sia uno di quelli.
      Quanto ai rimedi che ho sentito proporre (stati nazionali, autarchie) ricordo che la costruzione, il mantenimento, del socialismo in un paese solo era una tesi cara a Stalin, che la storia ha dimostrato priva di fondamento.
      L'asse economico del sistema produttivo si sta spostando, s'è già spostato, nessuna forza può farlo tornare indietro.
      La soluzione reale, quella che ha più probabilità di realizzarsi, anche se non è per domani, e che forse è già in essere, sta nell'esportare, insieme al capitale, anche i suoi anticorpi. Lo stato sociale così com'è nato e s'è sviluppato in occidente, come risposta al capitalismo, per renderlo vivibile.

    1. Tonguessy 3 gennaio 2011

      laggiù si chiamano liberal o progressiste, ma nel lessico nostro sono idee di sinistra.

      Forse è vero. O forse semplicemente la svolta epocale impressa dall'homo oeconomicus è tale da mettere a repentaglio i valori su cui si fondano le Repubbliche, ovvero il sistema politico governato fino a ieri dagli industriali e oggi passato in mano ai finanzieri dela globalizzazione. Forse auspicarsi un ritorno al fordismo che generò la middle class è quello che il senatore fa. Non a torto, devo ammettere, ma fuori tempo massimo, credo. E' una richiesta di sinistra? Mah, potrebbe anche essere...

    1. amensa 3 gennaio 2011

      qui , per chi legge l'inglese, può trovare il discorso completo (piu di 69.000 parole) http://timnovo.wordpress.com/2010/12/12/full-congressional-record-transcript-of-sanders-filibuster/

    1. stefanodandrea 3 gennaio 2011

      Concordo completamente con Cavalea e segnalo due articoli sul tema
      Il socialismo è un carattere degli stati nazionali o non è nulla http://www.appelloalpopolo.it/?p=1742
      e Dalla guerra del mercato globale alla pace delle economie protette http://www.appelloalpopolo.it/?p=2125
      Ogni critica che si discosti dalla linea segnalata è priva di fondamento. Prima ce ne prendiamo atto, prima è possibile la reazione.

    1. cavalea 3 gennaio 2011

      Mi sembra che il senatore abbia denunciato, quello che è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia si guarda bene dal proporre soluzioni che presuppongono un radicale cambiamento dell'attuale paradigma economico che si riassume nella globalizzazione, ovvero la ricerca parossistica di disperati disposti a lavorare in regime di schiavitù.
      Se i disperati sono lontani dai luoghi di produzione, ecco che si spostano intere filiere di produzione, le quali da almeno un secolo hanno costituito una solida garanzia di lavoro, redditi e diritti per tutti i lavoratori occidentali.
      La soluzione è quella di una ritrovata sovranità degli stati, che metta fine agli intollerabili diktat della finanza apolide, inserendo moderne forme di protezionismo e autarchia, tendenti a difendere quegli enormi patrimoni professionali e tecnologici, maturati in secoli di duro lavoro e ricerca.

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