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SE UN SENATORE DICE COSE DI SINISTRA

DI LUCIANO GALLINO
repubblica.it

Finalmente. Un senatore ha tenuto un discorso in aula dicendo cose di sinistra. Ha descritto in modo severo la situazione in cui versa il paese, ma sono stati tali e tanti i temi affrontati che un partito consapevole che la destra sta portando tutti al disastro potrebbe ricavarne un programma completo per le prossime elezioni. In questa prospettiva merita soffermarsi sui punti salienti del suo discorso, disponibile nella trascrizione fatta in Senato.

Ampio spazio viene dato ai problemi dell´occupazione e del reddito. Tempo fa, prima che arrivassero l´economia globale, la robotica e i computers, nota il senatore, una persona poteva lavorare 40 ore alla settimana e guadagnare abbastanza da pagare i conti della famiglia. Oggi per pagare i conti bisogna lavorare almeno in due, e se non si sgobba in due – facendo magari tre o quattro lavori – si rischia di non riuscire a pagare nemmeno il riscaldamento e il carburante per l´auto. Per vari gruppi di età, in specie i giovani e gli over 50, il reddito reale è addirittura più basso che negli anni 70.
C´è una causa precisa per tale peggioramento: in poco più di dieci anni il paese ha perso milioni di posti di lavoro nell´industria manifatturiera. Il lavoro è andato in Cina, Vietnam, India o Messico, dove costa dieci volte meno. La chiamano competitività. E per i lavoratori rimasti, rileva il senatore, si veda quel che succede alla Chrysler. I media hanno enfatizzato la ripresa delle assunzioni da parte dell´azienda. Ma i nuovi assunti sono pagati 14 dollari l´ora invece di 28, per fare lo stesso lavoro dei compagni più anziani. «Se ci rendiamo conto che l´industria dell´auto – si chiede l´oratore – era forse lo standard aureo per la manifattura… che cosa pensiamo succederà in futuro ai salari degli operai?». Storicamente, in questo paese, nota altrove il senatore, i posti di lavoro nel settore manifatturiero erano la spina dorsale della classe lavoratrice. L´emigrazione dell´industria verso altre coste non è solo un mutamento del modo di produrre: è un disastro sociale.

La crisi economica, iniziata ben prima di quella finanziaria, sta mutando in peggio la vita non solo degli operai, ma anche delle classi medie. Molti che vi appartengono sono figli di operai, impiegati, contadini, che grazie al lavoro dei genitori hanno potuto andare alle superiori o all´università. Ora sono in ansia, più ancora che per sé stessi, per i loro figli. E si chiedono se per la prima volta nella storia moderna di questo paese i figli non avranno un livello di vita più basso dei genitori, a cominciare dal livello di istruzione cui riusciranno ad accedere.

Quel che succede, rileva il senatore, rientra in un progetto delle forze politiche di destra. Il loro scopo ultimo – cito ancora dal suo discorso – è l´annullamento radicale di quasi tutti i provvedimenti che sono stati introdotti durante parecchi decenni per proteggere i lavoratori, gli anziani, i bambini. Allo scopo di ridurre il deficit di bilancio, stanno discutendo di una brillante idea: innalzare l´età di pensionamento sin verso i 70 anni. In questo modo chi per decenni si batte con fatica per sopravvivere, facendo un lavoro duro e sopportando molti sacrifici, dovrà lavorare sino al giorno in cui muore.

Ma agli occhi del nostro senatore l´ottusità della destra si vede soprattutto nei tagli effettuati all´istruzione, in tutte le sue forme e livelli, dagli asili alla scuola primaria, dalle superiori all´università. Sempre al fine di ridurre la spesa pubblica. Andare in questa direzione «significa semplicemente tagliarsi il naso per far dispetto alla faccia». Come potremo mai diventare una grande economia, egli chiede, se non avremo gli scienziati, gli ingegneri, gli insegnanti che ci vogliono, mentre molti altri paesi nel mondo hanno una maggior percentuale di giovani diplomati che vanno all´università? Ed è mai possibile che sia così scarsa nel paese una buona educazione per i bambini che tutti possano permettersi? I risultati di questa carenza per il prossimo futuro potrebbero essere disastrosi. I bimbi che non hanno una istruzione intellettualmente stimolante fin dalla scuola primaria dieci anni dopo abbandoneranno gli studi e magari finiranno in carcere.

Il discorso del senatore si estende alle infrastrutture. Dappertutto, egli afferma – e di questi giorni è difficile dargli torto – stanno andando in pezzi. Dovremmo investire in modo significativo per ricostruire ponti, strade, acquedotti, reti per la banda larga, trasporti pubblici, sistema ferroviario, dighe. È vero che sindaci e governatori di regione trovano poco attraente un investimento del genere. Ma se non si provvede oggi, ci costerà molto di più domani.

Ho citato quasi alla lettera vari passi del discorso di questo senatore, limitandomi a semplificarli e riordinarli, poiché si tratta di un intervento molto lungo – la trascrizione è di 124 pagine – e ripetitivo. Resta da precisare che il discorso è stato davvero tenuto al Senato l´11 dicembre scorso. Purtroppo non era il Senato italiano. Era quello degli Stati Uniti. Dove il senatore Bernie Sanders, che si definisce un «indipendente progressista» e vota per lo più con i democratici, ma non manca di criticarli quando occorre, ha parlato senza interruzione per quasi nove ore. Video e trascrizione sono disponibili sul web. Il suo bersaglio era lo scandaloso compromesso con i repubblicani fatto dal presidente Obama, accettando di estendere per altri due anni riduzioni fiscali che per i contribuenti più ricchi toccano i milioni di dollari a testa, allo scopo di poter mantenere detassazioni da mille dollari l´anno alle classi medie e alla classe operaia. Due giorni prima il Senato aveva bocciato una proposta dello stesso Sanders che avrebbe concesso a milioni di poveri ed ex combattenti disabili un assegno una tantum di 250 dollari.

Il discorso di Sanders merita attenzione per due motivi.

In primo luogo mostra che la situazione economica e politica degli Stati Uniti è molto simile a quella dell´Italia. Sotto questo aspetto dagli Usa non c´è proprio più niente da imparare. Se non una cosa. In quel paese circolano in molti ambienti, strati sociali, centri di ricerca, idee forti, definite, fondate su cifre e argomenti solidi, che laggiù si chiamano liberal o progressiste, ma nel lessico nostro sono idee di sinistra. Tanto che un senatore può esprimerle con la massima chiarezza nella Camera alta, facendosi capire davvero da tutti anche fuori, per nove ore di seguito. Restiamo in attesa che un nostro parlamentare – magari del Pd, chissà – faccia un discorso simile a quello di Bernie Sanders.

Luciano Gallino
Fonte: www.repubblica.it
3.11.20111

Pubblicato da Davide

  • cavalea

    Mi sembra che il senatore abbia denunciato, quello che è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia si guarda bene dal proporre soluzioni che presuppongono un radicale cambiamento dell’attuale paradigma economico che si riassume nella globalizzazione, ovvero la ricerca parossistica di disperati disposti a lavorare in regime di schiavitù.
    Se i disperati sono lontani dai luoghi di produzione, ecco che si spostano intere filiere di produzione, le quali da almeno un secolo hanno costituito una solida garanzia di lavoro, redditi e diritti per tutti i lavoratori occidentali.
    La soluzione è quella di una ritrovata sovranità degli stati, che metta fine agli intollerabili diktat della finanza apolide, inserendo moderne forme di protezionismo e autarchia, tendenti a difendere quegli enormi patrimoni professionali e tecnologici, maturati in secoli di duro lavoro e ricerca.

  • stefanodandrea

    Concordo completamente con Cavalea e segnalo due articoli sul tema
    Il socialismo è un carattere degli stati nazionali o non è nulla http://www.appelloalpopolo.it/?p=1742
    e Dalla guerra del mercato globale alla pace delle economie protette http://www.appelloalpopolo.it/?p=2125
    Ogni critica che si discosti dalla linea segnalata è priva di fondamento. Prima ce ne prendiamo atto, prima è possibile la reazione.

  • amensa

    qui , per chi legge l’inglese, può trovare il discorso completo (piu di 69.000 parole) http://timnovo.wordpress.com/2010/12/12/full-congressional-record-transcript-of-sanders-filibuster/

  • Tonguessy

    laggiù si chiamano liberal o progressiste, ma nel lessico nostro sono idee di sinistra.
    Forse è vero. O forse semplicemente la svolta epocale impressa dall’homo oeconomicus è tale da mettere a repentaglio i valori su cui si fondano le Repubbliche, ovvero il sistema politico governato fino a ieri dagli industriali e oggi passato in mano ai finanzieri dela globalizzazione. Forse auspicarsi un ritorno al fordismo che generò la middle class è quello che il senatore fa. Non a torto, devo ammettere, ma fuori tempo massimo, credo. E’ una richiesta di sinistra? Mah, potrebbe anche essere…

  • fma

    La descrizione degli effetti è ineccepibile, tant’è sotto gli occhi di tutti.
    Farne risalire le cause a un “progetto delle forze politiche di destra” mi pare invece un’opinione semplificativa.
    Penso che esistano problemi per i quali non ci sono soluzioni semplici e che questo sia uno di quelli.
    Quanto ai rimedi che ho sentito proporre (stati nazionali, autarchie) ricordo che la costruzione, il mantenimento, del socialismo in un paese solo era una tesi cara a Stalin, che la storia ha dimostrato priva di fondamento.
    L’asse economico del sistema produttivo si sta spostando, s’è già spostato, nessuna forza può farlo tornare indietro.
    La soluzione reale, quella che ha più probabilità di realizzarsi, anche se non è per domani, e che forse è già in essere, sta nell’esportare, insieme al capitale, anche i suoi anticorpi. Lo stato sociale così com’è nato e s’è sviluppato in occidente, come risposta al capitalismo, per renderlo vivibile.

  • cavalea

    Credo che sarà una impresa impossibile, esportare insieme al capitale i suoi anticorpi, nei luoghi dove esso si sta dirigendo.
    Il suo obbiettivo è la distruzione di tutti i diritti dei lavoratori come essi erano andati a configurarsi nell’ultimo secolo, tanto è vero che per evitare ogni rischio in questo senso, i soliti noti hanno imposto l’invasione di disperati dal terzo e quarto mondo con lo scopo di metterli in competizione con i nostri lavoratori, di cancellare ogni possibilità di riorganizzare un sindacalismo antagonista, nonchè di abbattere gli ultimi brandelli dello stato sociale.

  • gianfravox

    é la l’inizio della fine . Il mio non è semplice catastrofismo ma dura e pura realtà . Ho già 33 anni , convivo da qualche anno con la mia compagna , non ho figli , ne vorrei …ma ho una fottuta paura di metterne al mondo uno….

    buona vita

  • Rossa_primavera

    Tutto verissimo cio’ che dice questo senatore ed e’ anche vero che il
    discorso potrebbe essere parimenti applicato all’Italia.Sorge pero’
    spontanea una domanda:come si possono aumentare i salari degli
    operai italiani ed americani senza che questo si ripercuota in un
    aumento del costo del lavoro che viene poi indicato come il principale responsabile del decentramento produttivo verso i paesi asiatici con
    conseguente perdita di posti di lavoro?

  • nettuno

    Il grande casino che solleva repubblica.. Non vi dice per chi suona la campana?

  • vic

    Il senatore B. Sanders e’ un indipendente, e rappresenta uno dei due seggi senatoriali del piccolo stato del Vermont.

    Ho guardato il riassunto video del suo intervento postato dal sito http://www.democracynow.org (utente mediagrrrl9) su YouTube e par di capire che l’anziano Sanders si scagli essenzialmente contro la delirante tendenza di regalare sempre di piu’ ai ricchissimi per togliere alla ex classe media. Cita la tendenza in corso fin dagli anni ’70, per cui il divario dei guadagni fra l’1% piu’ ricco del paese e gli altri in 40 anni s’e’ triplicato. Ne deduce che il compromesso fiscale che Obama sta proponendo ai repubblicani e’ un pessimo compromesso. Incita gli Americani a rivoltarsvii contro e promette di mettersi dalla loro parte.

    Sanders e’ quel che gli americani chiamano un maverick, un bovino che corre da solo. Lui afferma di essere favorevole ai tagli fiscali, ma non di questo tipo, che vanno a beneficio praticamente di chi e’ multimilionario o miliardario, a spese della solita classe media.
    Sanders cita casi di suoi concittadini del Vermont che per sbarcare il lunario hanno non 2, non 3, ma ben 4 lavori diversi. Si ammazzano di lavoro praticamente senza contropartita.

    Non si tratta di scelta fra destra e sinistra. Si tratta di scelta fra decenza ed indecenza. Sanders cita l’ingordigia, l’avidita’ di questa casta di privilegiati: “non sono mai sazi, se gli dai 1 milione ne vogliono 2, se gliene dai due ne pretendono 10, gliene concedi 10 e loro ne desiderano 20, nessuna somma e’ mai loro sufficiente, vogliono sempre di piu’, a spese di chi ha sempre di meno” (riassunto alla buona di una parte del suo discorso).

    La grande spaccatura in atto non e’ tanto fra destrorsi e sinistrorsi, i due partiti tradizionali americani essendo troppo simili, ma tra mentalita’ da rampante di Wall Street (e quindi di alto funzionario governativo) e mentalita’ da cittadino medio, magari di una zona rurale. Sono due pianeti completamente diversi, che pero’ al congresso non sono rappresentati in modo equilibrato. C’e’ da chiedersi perche’mandino dei rappresentanti che non li rappresentano. Sanders e’ una delle rare eccezion. Un po’ come lo e’ Ron Paul, che milita fra i parlamentari repubblicani.

    Il trend pare andare sempre piu’ verso costoro. Ma ce ne vorra’ del tempo prima che questa mentalita’ penetri dentro i gangli decisivi del governo statunitense.

    Un discorso cosi’ doveva farlo il presidente, non un senatore indipendente.
    Segno che i gruppi di pressione sono ancora troppo forti, come e’ sempre stato, alla faccia della democrazia di facciata.

    Lo stato occidentale dove il divario fra classe piu’ abbiente e classe meno abbiente e’ ancora ragionevoole, se non sbaglio e’ la Norvegia: 1 a 10. Come sempre dai paesi scandinavi c’e’ ancora molto da imparare, non solo da parte nostra ma specialmente da parte degli Yankee. Che sia l’effetto dell’aria frizzante?

  • Rossa_primavera

    E come ti spieghi che in questi paesi scandinavi culla dei diritti dei
    lavoratori ci sia il primato dei suicidi mondiale con un tasso piu’ che
    doppio rispetto agli altri paesi europei?Sono i ricchi che si ammazzano
    perche’ non possono diventare ricchissimi?

  • amensa

    magari riducendo la parte di utile che va a compensare il capitale.
    è dell’istat la constatazione che negli ultimi 20 anni, tutti i guadagni dati dall’aumento di produttività sono andati al capitale mentre il lavoro ha malapena conservato la sua parte.

  • Rossa_primavera

    Il plusvalore di Marx in parole povere

  • Tonguessy

    Il trend pare andare sempre piu’ verso costoro. Ma ce ne vorra’ del tempo prima che questa mentalita’ penetri dentro i gangli decisivi del governo statunitense
    Le due curve non si intersecheranno mai, temo. Se la democrazia (USA solo?) si fonda sul sostenere le elites (industriali prima e finanziarie ora) che guidano le sorti economiche del paese, quand’è che succederà che tale democrazia avrà il rigore morale di opporvisi, visto che quel rapporto esclusivo garantisce opportunità eccezionali agli appartenenti?
    se gliene dai due ne pretendono 10, gliene concedi 10 e loro ne desiderano 20…
    Ecco, appunto….

  • stefanodandrea

    Lo stato sociale si può esportare soltanto con le armi, come la democrazia. Oppure sobillando rivolte, secessioni e rivoluzioni in altri Stati, che è un altro modo per fare la guerra, più ipocrita vigliacco e subdolo. Se non suggerisci questa soluzione, allora hai proposto qualcosa di irrealistico. E non è detto, tuttavia, che si ottenga la vittoria né che la sconfitta faccia ottenere comunque il risultato.
    Molto meglio tentare qualche cosa che è possibile, che la storia ha dimostrato possibile, che ha dato qualche risultato e che è poi fallito, anziché qualche cosa di impossibile.
    Se leggi gli articoli che sopra ho citato, ti chiederai se ha un senso attendere anche cento o duecento anni, prima che, rivoluzioni, prese di potere e crolli facciano sviluppare lo stato sociale in altri stati. In generale ha senso che un popolo metta il proprio futuro nelle mani di altri popoli? A me sembra una follia. Io non metterei la mia vita in balia delle scelte di altre persone. E tutto lo sforzo che faccio è volto ad evitare che ciò accada e a limitare le circostanze che in qualche modo implicano che accada.

  • Tetris1917

    Per comprendere meglio ciò che accade a Mirafiori e a Pomigliano…

    Per comprendere meglio ciò che accade a Mirafiori e a Pomigliano è necessario affondare lo sguardo nelle tendenze storiche che muovono il capitalismo del nostro tempo. E bisogna scomodare Marx. Egli aveva colto come “legge fondamentale dell’accumulazione capitalistica” una tendenza già evidente ai suoi tempi e oggi conclamata : «Dato che la massa di lavoro vivo impiegato diminuisce costantemente in rapporto alla massa di lavoro oggettivato da essa messo in movimento (cioé ai mezzi di produzione…) anche la parte di questo lavoro vivo che non è pagato e si oggettiva nel plusvalore, dovrà essere in proporzione costantemente decrescente rispetto al valore del capitale complessivo impiegato”. Nel corso del suo sviluppo, dunque, il capitalismo riduce costantemente la quota di lavoro per unità di prodotto, cercando di sfuggire alla caduta tendenziale del saggio di profitto e di sostenere la competizione. Quella competizione che oggi esso stesso si fa delocalizzando parte delle sue imprese nei paesi a bassi salari.

    Ma il capitale che espelle lavoro cerca di sfruttare più intensivamente quello che impiega, perché più ridotta diventa nel frattempo la quota da cui può estrarre plusvalore. André Gorz ha riassunto lapidariamente questa attuale contraddizione del capitale in cui i lavoratori vengono stritolati: «più la quantità di lavoro per una produzione data diminuisce, più il valore prodotto per lavoratore – la sua produttività – deve aumentare affinché la massa del profitto realizzabile non diminuisca. Si ha dunque questo apparente paradosso per cui più la produttività aumenta, più è necessario che aumenti ancora per evitare che il volume del profitto diminuisca. La corsa alla produttività tende così ad accelerarsi, gli impiegati effettivi a essere ridotti, la pressione sul personale a inasprirsi, il livello e la massa dei salariati a diminuire». E in questa morsa oggi, letteralmente, si soffoca. Chi ha la pazienza di leggersi la grande inchiesta della Fiom del 2008, condotta su un questionario cui hanno risposto 100 mila lavoratrici e lavoratori, può farsene un’idea.

    Siamo dunque giunti a una fase storica nella quale o noi costringiamo il capitalismo a cambiare il suo modello di accumulazione, o esso trascinerà l’intera società industriale nella barbarie. Non è un’espressione di maniera. Non è uno slogan. Chi oggi, anche in buona fede, difende il nuovo contratto imposto da Marchionne, crede che tale cedimento sia accettabile come un compromesso temporaneo, dovuto alla drammatica crisi in atto e ai vincoli della competizione mondiale. E’ un gravissimo errore. Questa idea fa parte di una campagna pubblicitaria che punta a far arretrare ulteriormente i rapporti di classe con un argomento puramente propagandistico: oggi occorre tirare la cinghia per poter ritornare allo splendore di prima. Ma prima il cielo era davvero così splendido? Che questa sia una menzogna è possibile illustrarlo , non per congettura, ma con una semplice analisi storica, quindi con fatti scientificamente verificabili.

    Prima della crisi, vale a dire nel 2000, nei Paesi dell’OCSE si contavano 35 milioni di lavoratori disoccupati. Come ha ripetutamente illustrato Luciano Gallino i nuovi posti di lavoro che si sono creati in Europa sono stati in gran parte a tempo determinato e precari. Negli USA, non solo i nuovi posti di lavoro – per lo più nei servizi e con ampio utilizzo part- time di donne – sono stati ufficialmente gonfiati dal sistema di rilevazione statistica: anche una settimana di lavoro poteva fare un impiego annuale nelle stime generali sull’occupazione. Ma in quegli anni sparivano dalle statistiche oltre 2 milioni di persone “occupate” nelle carceri di Stato ( e in quelle private). E qualche hanno fa abbiamo scoperto che tra il 1973 e il 2005 il reddito dei lavoratori «è lievemente diminuito». Ma sul Paese più ricco del mondo, epicentro della crisi mondiale, voglio aggiungere due dati che persuaderanno il lettore di ciò che voglio dire. Nel 1995 il numero dei bambini che risultavano al di sotto della linea ufficiale di povertà assommavano al 26, 3% , quasi alla pari con la Russia di Yeltsin (26,6%), allora in vendita ai predoni di tutto il mondo e in mano alle mafie locali. In tale statistica – elaborata da un’inchiesta comparativa su 25 paesi – figuravano al 3° e 4° posto il Regno Unito (21,3%) e l’Italia (21,2), vale a dire i paesi che con maggior zelo hanno applicato il verbo e i dettami del pensiero neoliberistico.E sempre per restare negli USA , ricordo che già nel 1990 , la National Association of State Board of Education aveva dichiarato senza mezzi termini: «Mai prima una generazione di teenagers americani è stata meno sana, meno curata, meno preparata per la vita di quanto lo fossero i loro genitori alla stessa età».

    Potremmo continuare con altri dati e analisi. Ma ciò che qui è sufficiente ricordare è che gia prima della crisi il capitale aveva saccheggiato il lavoro salariato e i redditi dei ceti medi senza risolvere il drammatico problema della disoccupazione e diffondendo la precarietà. In Italia, dopo decenni di asservimento del ceto politico, di centro-sinistra e di centro-destra alle ragioni dell’impresa, è andata anche peggio. Nell’ utilizzare il termine asservimento, non mi riferisco solo alle vendite del patrimonio pubblico, alla liberalizzazione di tanti servizi municipali. In questo caso penso , specificamente, alla deliberata volontà di scaricare sul lavoro i rischi dell’impresa, rendendo il lavoratore flessibilmente subordinato alle sue necessità. Dalla Legge Treu del 1997, alla Legge 30 del 2003 , il capitalismo italiano ha potuto godere di condizioni di generosa disponibilità nell’uso della forza lavoro. Con quale esito? Mi è sufficiente sintetizzare i risultati di tale geniale strategia con un bilancio recente (2008) del Governatore della Banca d’Italia: «Negli ultimi vent’anni la nostra è stata una storia di produttività stagnante, bassi investimenti, bassi salari, bassi consumi, tasse alte». Ma aggiungo: alte tasse relativamente più gravose per gli operai che – secondo un’indagine IRES – tra il 2002 e il 2008 hanno lasciato al fisco, mediamente, 1.182 euro delle loro misere paghe. E per finire, sempre dati Banca d’Italia 2008, la metà più povera della popolazione possedeva il 10% della ricchezza nazionale, mentre il 10 di quella più ricca deteneva il 44%.

    E allora torniamo alla Fiat, agli operai, ai partiti politici. Quanto abbiamo ricordato significa innanzi tutto una cosa: la politica moderata del centro-sinistra, che ha attuato – non diversamente dal centro-destra – le ricette neoliberiste, non è minimamente servita a difendere i ceti operai, anzi li ulteriormente impoveriti. Non ha ottenuto maggiori investimenti da parte delle imprese, ha contribuito a fare arretrare il paese nel suo complesso. Ma significa anche che continuare su questa linea fallimentare, con l’idea di “uscire dalla crisi” secondo la ricetta moderata, costituirà una sciagura di portata incalcolabile per le masse popolari e per tutta la società industriale italiana. Il tracollo economico in cui siamo immersi non è la solita crisi ciclica. Altrimenti non avremmo avuto così tanta disoccupazione e povertà prima che essa esplodesse. Nelle fasi alte del ciclo – come sappiamo dalla lunga storia storia dei tracolli capitalistici – crescono ricchezza e occupazione. Noi abbiamo avuto soltanto la bolla finanziaria, cresciuta sul debito. La “crisi” di questi anni è il risultato di un gigantesco saccheggio di reddito che il capitale ha compiuto in una fase storica di debolezza del suo avversario di classe e del movimento operaio organizzato. Perciò dal presente imballo sistemico non si esce se non attraverso una altrettanto gigantesca opera di redistribuzione della ricchezza.

    Un compito di ampia portata ne siamo consapevoli. Ma bisognerebbe innanzitutto incominciare a dichiararlo. Poi predisporre le forze. Perché oggi, per essere all’altezza delle sfide, bisogna mettere in piedi un fronte di conflitto sociale di non comune ampiezza. Il comportamento “moderato” di tanti dirigenti del PD, sostanzialmente favorevoli ad accettare la strategia di Marchionne è a mio avviso un fatto drammatico, che impone una presa d’atto di tutte le persone che militano oggi nella sinistra.

    Il Pd : «un amalgama malriuscito» è stato definito da chi si intende della materia, avendo ridotto la politica all’arte di “amalgamare” capi partito. Credo che sia stato qualcosa di ben più grave. La scelta veltroniana del bipartitismo perfetto rivela una lettura di retroguardia delle tendenze politiche mondiali. Laddove esso è stato storicamente dominante ( USA e UK) oggi appare come una barriera all’esercizio della democrazia. Gli scienziati della politica hanno coniato in proposito il termine di cartel party, cartello di partiti, per indicare questo assetto di duopolio, che emargina le voci e le culture politiche dissenzienti e realizza invariabilmente le medesime politiche alternandosi alla guida degli esecutivi.

    Ma è la scelta di equidistanza tra le classi, il moderatismo sociale che oggi fa del PD – sia detto con tutta la responsabilità che l’argomento e il momento richiede – un partito inservibile. Esso ha privato la società italiana di una opposizione che portasse i bisogni del paese dentro il Parlamento. Qualcuno dei lettori ha mai sentito D’Alema, Veltroni, Bersani parlare, poniamo, di legge urbanistica e di problemi della città, di assetto del territorio, di riscaldamento climatico, di agricoltura biologica, di ritmi di lavoro e di sfruttamento in fabbrica, di beni comuni ? Non aggiungo nell’elenco precarietà e disoccupazione, perché sono presenti nel loro vocabolario, ma come slogan privi di qualunque contenuto. Mi permetto di continuare con le domande. Quanto la sfida che Marchionne ha lanciato alla Fiom e alla classe operaia di Pomigliano e di Torino si fonda sul calcolo di un’opposizione benevola di tanta parte del PD? E infine una questione generale, relativa alla vita politica italiana recente: quanto il dilagare della Lega nelle zone operaie del Nord, quanto la permanenza del potere berlusconiano, anche in queste ultime settimane, dipende direttamente dall’assoluta incapacità del PD – culturale ancor prima che politica – di rappresentare gli interessi delle masse popolari, di offrire agli italiani un progetto e almeno un’immagine diversa di società?

    Il moderatismo politico non è oggi una scelta di prudenza, di politica dei piccoli passi. Non è la moderazione, piuttosto è un galleggiamento sull’esistente. Ma l’esistente, dominato oggi da forze predatorie, non rimane fermo, tanto meno procede verso il meglio, come del resto mostra tutto lo scenario che abbiamo intorno a noi. Si indietreggia lentamente sul terreno sociale, dei diritti, della democrazia. In una fase storica in cui solo la ripresa del conflitto può ridare equilibrio alla macchina economica e alla società, significato e forza alla politica, i partiti moderati sono inservibili. Sono oligarchie parassitarie. Danno ospitalità permanente a professionisti che vivono di politica. E dobbiamo amaramente concludere: a che serve un PD che crede di uscire dalla situazione in cui siamo precipitati replicando la politica che ci ha condotti sino a questo punto?

  • Tetris1917

    tratto dal: ilmanifesto.it

  • Matt-e-Tatty

    Io non conosco le percentuali di suicidi e quanto sia vasto il fenomeno, ma ho un amico (italiano) che vive da alcuni anni a Oslo.
    Non è di famiglia ricca, era andato là in vacanza anni fà, si è trovato tanto bene che ha deciso di trasferircisi, il tempo di vendere la sua vecchia Niva e intascare il licenziamento, poi è partito.
    Ha iniziato con un lavoro di coriere, un lavoro durissimo da quelle parti per via del ghiaccio sulle strade fuori città per molti mesi all’anno, poi imparata bene la lingua, ha trovato lavoro come magazziniere (lo stesso lavoro che aveva in Italia).
    Ora è cittadino Norvegese.
    Con un misero lavoro da magazziniere e qualcue ora da barista 1-2 sere a settimana, riesce a mantenere la casa che ha acquistato con un mutuo (non trentennale come si usa quì), riesce a mantenere la sua auto (una Niva come quella che aveva in Italia), riesce a mantenersi i suoi sport e i suoi svaghi… tutto da solo.
    Mi dica lei se è possibile fare la stessa cosa nel nostro paese oggi e se ritiene sia normale… in fin dei conti in Norvegia hanno molte più spese collettive: 6 mesi di buio, inverni rigidissimi con tanto di strade riscaldate e colonnette pubbliche che erogano elettricità nei parcheggi (per non far ghiacciare l’acqua nei radiatori), le stesse spese che abbiamo noi per sanità e istruzione pubbliche, climi rigidi che rendono le colture per l fabbisogno nazionale molto difficili.
    Teoricamente lo stile di vita “norvegese” dovrebbe essere semplicissimo in un paese come il nostro, invece così non è…
    PS: per i suicidi, dicono abbia a che fare con la poca esposizione alla luce naturale per metà anno.
    Saluti.

  • fma

    Non solo non credo che sia impossibile, ma al contrario che sia assolutamente inevitabile. La soddisfazione dei beni primari, il benessere, si tirano dietro tutte le altre esigenze che conosciamo, per esperienza diretta.
    A meno di non credere che cinesi, indiani e chi vuoi tu, siano di un’altra specie.
    Quanto a sostenere che siano stati i soliti noti a imporre l’invasione del terzo e del quarto mondo, è un po’ come dire che il principio dei vasi comunicanti è una perfida invenzione della CIA.
    Mentre se vuoi dire che i flussi migratori sono determinati dalle enormi disparità economiche tra una zona e l’altra del pianeta, è ovvio che sono d’accordo con te. Ma non è lo stesso discorso.

  • fma

    Non mi risulta che la democrazia si esporti unicamente sulla punta delle baionette. Mi viene in mente, senza andare molto lontano, la Spagna, che per passare dalla dittatura alla democrazia attese solo che morisse Franco.
    Per ciò che riguarda lo stato sociale credo che, alla stregua delle piante, non abbia bisogno che delle condizioni di base per attecchire e progredire. Parlo dello stato sociale così come lo conosciamo, frutto delle socialdemocrazie, non della rivoluzione e della presa del palazzo d’inverno.
    Mi sfugge la ragione per cui sarebbe meglio ritentare qualcosa (il comunismo in un paese solo) che la storia ha dimostrato, questo sì, insostenibile.
    Da ultimo chiedi: ha senso che un popolo metta il proprio futuro nelle mani di altri popoli?
    Rispondo: potendo certo che no. Ma se sono gli altri che suonano a te non resta che ballare alla loro musica. Noi (occidentali) abbiamo suonato così a lungo che ora non può e non deve parerci folle che vogliano suonare anche degli altri.

  • Tonguessy

    Nel corso del suo sviluppo, dunque, il capitalismo riduce costantemente la quota di lavoro per unità di prodotto
    Stai dimenticando una questione altrettanto importante: la creazione di settori immaginari. La finanza ha creato un settore altamente speculativo dove non esistono più nemmeno merci materiali, ma immateriali o virtuali. La crisi in atto non è tanto tra lavoratori e padroni (per quanto questa sia fin troppo evidente) quanto tra i due diversi padronati che si stanno scontrando: l’homo tecnologicus contro l’homo oeconomicus, il bankster contro il capitano di’industria.
    Guarda lo scontro in atto tra Berlusconi e Fini. Il secondo ha dalla sua la Confindustria, il primo ha l’imprudenza tipica del bankster, e l’italico mondo virtuale dei media.Perchè siamo arrivati a questo punto? Perchè esiste una scissione in atto: i padroni del reale si stanno scontrando con i padroni del virtuale. Si guadagna sicuramente di più manovrando capitali inesistenti, ed in più i padroni del reale sono ricattati dagli azionisti cui non interessa nulla a parte la cedola trimestrale. Insomma gli industriali sono in crisi, poveretti…..Il vero problema è che il mondo virtuale della finanza non sta in piedi da solo. Quindi se non vogliono vedere crollare tutto per insipienza propria i bankster saranno costretti a scendere a compromessi con gli industriali. In questa equazione dobbiamo adesso inserire la terza variabile: i lavoratori. Se riusciranno a strappare qualcosa agli industriali li metteranno in ulteriore crisi.

  • cavalea

    Fino al 1989, i vasi comunicanti erano provvisti di valvole che erano manovrate dai legittimi governi. Fu solo con la caduta del muro di Berlino che la globalizzazione assunse i perversi caratteri odierni, con la cancellazione di ogni sovranità degli stati, i quali diventarono in seguito niente più che marionette agli ordini di entità sovranazionali.
    Le leggi sulla immigrazione, furono lo strumento per promuoverla e non per fermarla, dato che fino ad allora erano i semplici regolamenti di polizia che facevano un ottimo lavoro di prevenzione della clandestinità

  • reio

    si spiega con: periodi con poca luce e periodi con troppa (non fa bene), abuso di psicofarmaci (relativamente economici a dispetto degli alcolici) e desolazione (perche se stai in un paesino del cazzo dove per arrivare al primo centro abitato ti ci vuole una giornata sulla slitta delle renne è più che comprensibile che ti prenda male)

  • vic

    Gia’, trend e’ forse una parola troppo grossa, diciamo che e’ un segnale. Sono decenni che gli USA tentano di scrollarsi di dosso il sistema finto-bipolare.

    Mi diletto ad ascoltare spesso, ora che con l’internet la qualita’ di trasmissione e’ molto buona, le radio alternative statunitensi. Ascoltando gli interventi degli ascoltatori si ha la netta impressione che ne hanno veramente piene le scatole di fare il gioco dei privilegiati. Pero’ si nota contemporaneamente un persistere dell’effetto Hollywood, quello stesso effetto che aveva venduto il mito dell’America portatrice di democrazia nel mondo fin dai tempi del film in b/n, per esempio “The Roaring Twenties” del 1939.

    In Italia Berlusconi, coltivatore dell’immagine piu’ che della sostanza, cerca di continuare con questa tecnica di marketing dell’immagine degli USA. Purtroppo per lui le generazioni sono cambiate, a queste mitologie di celluloide non ci crede piu’ nessuno con un minimo di cervello.

    René Tom e’ stato un grande matematico francese. Fu lui a proporre la famosa teoria della catastrofe, la quale spiega come un sistema apparentemente stabile puo’ di punto in bianco cambiare. Ho la sensazione che il sistema occidentale si avvii verso una transizione “catastrofica”. Non e’ affatto detto che sia in se’ una disgrazia, anzi. Tutto sta nel non cadere dalla padella nella brace. O perlomeno di non restare nella brace troppo a lungo.

    Non dimentichiamoci che gli USA sono uno stato federale. Bush ha cercato di mettergli un bavaglio preventivo con le sue famose direttive presidenziali “Patriot Act”. E’ pero’ tutto da vedere come si svolgeranno le cose. Sono gli stati rurali e periferici quelli piu’ sensibili e contemporaneamente piu resistenti all’avanzante poverta’. Certe citta’ industriali, come Detroit che viveva di auto, probabilmente dovranno affrontare gli stessi problemi che affronto’ Liverpool, quando la societa’ industriale basata sul carbone volse al termine.

    Gli Stati Uniti hanno tutte le risorse per venir fuori dalla crisi. E’ una questione di mentalita’. Se lasciano fare alla gang di Wall Street, ne rimarranno stritolati. E noi con loro, se non ci divincoliamo un po’.

  • fma

    La caduta del muro è stata certamente la premessa alla globalizzazione e quindi ai flussi migratori.
    E’ troppo tardi per tornare indietro.
    Non si può svuotare il mare col secchiello.

  • dana74

    che buffonata propagandistica inutile.
    In sostanza, conclusione? Proposte? Insomma FATTI????

    bella questa:
    “In primo luogo mostra che la situazione economica e politica degli Stati Uniti è molto simile a quella dell´Italia. Sotto questo aspetto dagli Usa non c´è proprio più niente da imparare. Se non una cosa. In quel paese circolano in molti ambienti, strati sociali, centri di ricerca, idee forti, definite, fondate su cifre e argomenti solidi, che laggiù si chiamano liberal o progressiste, ma nel lessico nostro sono idee di sinistra.”

    infatti quando si sono alternati alla destra se ne son visti gli effetti diametralmente opposti eh?

    Ma per favore.

  • vic

    Ben detto Tonguessy, oggi domina di gran lunga il virtuale sul reale. Le cifre delle transazioni di prodotti derivati nel mondo supera di parecchie volte il PIL mondiale. E’ un mondo di biscazzieri che vive di scommesse. Imbastire il mondo sulla scommessa e’ una strategia molto azzardata. Marx non credo che avesse mai analizzato questo lato dell’industria finanziaria.

    Gli estimatori di Marx si dimenticano che siamo nel 2000. Nel 2000 buona parte del lavoro viene compiuto da macchine. Le auto vengono costruite prevalentemente da robot. Sono i robot ad effettuare il grosso del lavoro di fabbricazione. L’operaio svolge un ruolo di secondo piano.

    Quindi vanno messe in atto perlomeno due strategie:
    1) trovare un modello sostenibile che faccia ricadere in positivo sulla societa’, non solo in forma di tasse, gli aumenti di produttivita’. Prendiamo un esempio nient’affatto futuristico ma reale. In Giappone ci sono fabbriche di apparecchi fotografici totalmente automatizzate: zero operai. Macchine che fabbricano altre macchine, da vendere agli umani. In che misura questo incremento di produttivita’, nel senso che non ci sono piu’ tanti operai a busta paga, ma eventualmente pochi ingegneri che progettano le macchine, si riperquote positivamente sulla vita di chi era operaio prima? Dov’e’ il meccansimo di retroazione socialmente positiva?

    2) Ford non era un marxista, pero’ si rendeva conto che i potenziali acquirenti delle sue vetture erano gli operai stessi che le fabbricavano. I luminosi Marchionni di oggi, nella loro ottusita’ di pensiero neomanageriale d’accademia, non arrivano nemmeno ad un minimo di briciola di pensiero fordista. Sembra che ragionino senza cervello, guidati da un programma software finito in un’iterazione folle senza uscita.
    Come si vede che Marchionne non sa nulla di Olivetti!

    Cari studenti, perche’ non avviate la rivoluzione dei pulloverini? Cominciate a prendere a sforbiciate quelli del Marchionne, perche’ oltre alle persone sta insultando anche i pullover! L’ideale sarebbe prendere un capo del filo di lana, tirare tirare, in diretta televisiva, finche’ il pullover non gli si smaterializza addosso, contrappasso della smaterializzazione marchionnesca della dignita’.
    Tanto lui sotto c’ha sempre la camicia immacolata.

  • stefanodandrea

    Nessuno ha esportato la democrazia in Spagna. Gli Spagnoli l’hanno scelta alla morte di Franco.
    Ammettendo che lo stato sociale attecchisca comunque e in ogni popolo, a prescindere dalla cultura (ed è postulato del quale si deve dubitare), il problema è: e se attecchisce tra cento o duecento anni? E se in alcuni lluoghi della terra non attecchisce o non progredisce o lo abbattono e pertanto esisteranno per secoli luoghi in cui produrre sottocosto?
    Mi sta bene la socialdemocrazia anziché una repubblica popolare socialista. Negli articoli segnalati mi riferivo a tutte le forme di socialismo. Qui quindi non c’è contrasto.
    Quanto all’ultimo punto tu escludi che noi si debba ricostiruire il distretto di prato e decidere di produrre e cucire i vestiti che indossiamo, anche a costo di uscire dall’europa (è una dogana unica e non ce lo permetterebbe); che noi si debba destinare parte cospicua delle nostre risorse ad uno o altro progetto mediante imprese pubbliche (queste ultime sono state un carattere essenziale della socialdemocrazia europea in generale e scandinava in partiicolare), perché l’europa non ce lo consentirebbe a causa del divieto dei monopoli o delle posizioni dominanti o degli aiuti di stato; ecc. ecc. Ma allora sei tu, che in base ad una scelta politica decidi di non voler far qualcosa. Non è esatta pertanto la tua osservazione: “potendo certo che no”. Possiamo. Ci vuole coraggio, radicalità e assunzione di rischi. La storia ricomincerebbe. Il problema è che il benessere ci ha tolto il coraggio, la fede, la forza, la capacità di sacrificio. Tutto ciò che è necessario nella vita per raggiungere uno o altro obiettivo.
    Comunque non è un problema. Saranno altri popoli a scegliere la strada che ho indicato (la stanno già scegliendo), compresi gli stati uniti, che comunque sono una grande nazione. Noi, come sempre negli ultimi anni, seguiremo.

  • cavalea

    Tornare indietro non è facile, ma al di la di questa considerazione, è importante tenere bene in mente che la globalizzazione e le masse dei disperati che invadono l’occidente, hanno la loro genesi in un progetto ben definito.
    Non esiste alcuna casualità, e non vanno definiti, “fenomeni” volendoli accomunare a degli incontrollabili fenomeni atmosferici.

  • fma

    Non mi risulta d’aver detto che voi non dobbiate tentare di ricostruire il distretto di Prato, produrre e cucire le vesti che indosserete.
    Se mai ho detto che potendo fareste bene a farlo.
    Dubito che possiate. Che è un’altra cosa.
    Per pararsi dall’acqua che cade non serve il volontarismo, serve l’ombrello.

  • fma

    Hai presente la caduta dell’impero romano, oppure quando i turchi conquistarono Costantinopoli e Vasco da Gama circumnavigò l’Africa mettendo Venezia col culo per terra?
    Non erano fenomeni atmosferici.

  • stefanodandrea

    Concordo. Servirebbero cittadini italiani che vogliano questi obiettivi. Poi si potrebbe fare. O comunque emergerebbe una line apolitica minoritaria che alla fine risulterebbe vincente. La volontà viene sempre prima della potenza. Nel senso che che senza la volontà non si costituirà mai un potere che voglia attuare quella volontà

  • Tetris1917

    Gli estimatori di Marx si dimenticano che siamo nel 2000. Nel 2000 buona parte del lavoro viene compiuto da macchine. Le auto vengono costruite prevalentemente da robot. Sono i robot ad effettuare il grosso del lavoro di fabbricazione. L’operaio svolge un ruolo di secondo piano.

    Non voglio fare chi si e’ letto Marx, almeno una volta (perche’ Marx non va letto, ma studiato dalla prima all’ultima goccia). Per cui quello che dici e’ talmente sbagliato che ti invito a vedere almeno i titoli dei capitoli de “Il capitale”, per renderti conto di che grande sciocchezza dici/dite.

  • Rossa_primavera

    La mia obiezione non era rivolta ell’economia di tali paesi che in realta’
    si sa essere solida,ma al fatto che nonostante un alto tenore di vita
    ci sia la percentuale mondiale piu’ alta di suicidi che spiegare con la
    poca o troppa esposizione alla luce mi appare semplicistico:a mio
    avviso cova un malessere molto piu’ profondo e insondabile.

  • wiki

    nonostante tutto negli USA esistono ancora dei politici, differentemente dall’Italia dove l’oligarchia politicante pullula anche e soprattutto grazie all’ignoranza ( o malafede ?) degli italliani…raccomadiamoci l’anima al signore…