SE NON ORA, QUANDO? SE NON QUI, DOVE? SE NON VOI, CHI?

DI WILLIAM BLUM
Killing hope

Un tempo pensavo in quale periodo e luogo storico mi sarebbe piaciuto vivere. Di solito la mia prima scelta era l’Europa negli anni ’30 del Novecento. Man mano che le nuvole di guerra si addensavano, sarei stato circondato da intrighi, spie onnipresenti, pressanti questioni di vita e di morte, l’opportunità di essere coraggioso e retto. Mi immaginavo ad aiutare gente disperata a fuggire in America. Era vera roba da Hollywood: pensate a “Casablanca”. E quando la repubblica spagnola fosse caduta in mano a Franco e alle sue forze fasciste, aiutate dai fascisti italiani e tedeschi (mentre gli Stati Uniti e la Gran Bretagna stavano da parte, quando in realtà non aiutavano i fascisti), tutto nel mio scenario immaginario si sarebbe intensificato – il destino dell’Europa in bilico. Poi i nazisti avrebbero marciato in Austria, poi in Cecoslovacchia, poi in Polonia… si poteva dedicare la propria vita a lavorare contro tutto questo, cercando di contenere la marea fascista; cosa ci potrebbe essere di più eccitante, di più nobile? Miracolo dei miracoli, miracolo delle macchine del tempo, sto vivendo davvero in questo periodo immaginato, osservando mentre i fascisti di Bush marciano in Afghanistan, bombardandolo finché diventa uno “stato fallito”; poi in Iraq: morte, distruzione, e vite totalmente rovinate per 24 milioni di esseri umani; minacciando ancora la stessa eterna notte d’inferno per il popolo iraniano; rovesciando Jean-Bertrand Aristide ad Haiti; bombardando profughi indifesi in Somalia; incessanti tentativi di destabilizzare e punire Cuba, il Venezuela, la Bolivia, il Nicaragua, Gaza, e altri non-credenti nella missione imperiale assegnata da Dio. Tristemente la mia reazione più comune a questo scenario della vita reale, in effetti quotidiano, è meno eroica e più un sentimento di spavento o depressione; non per me personalmente ma per il nostro solo e unico mondo. Ogni giorno le notizie, che consumo in grosse porzioni, riducono la mia joie de vivre; non sono solo le storie da horror della potenza militare americana scatenata all’estero e le ingiustizie dello stato di polizia in continua espansione in patria, ma tutte le bugie e la stupidità che mi mandano in bestia. Cambio canale in continuazione, spegnendo la radio o la TV, girando la pagina del giornale, per sfuggire alle parole del Re delle Bugie e del Re della Stupidità – quelle due creature deformi a cui è dato occupare lo stesso corpo umanoide – e di cento scagnozzi.

Tuttavia devo dirvi, compagni, che allo stesso tempo il nostro periodo contemporaneo fa emergere in me una parte di quel che immaginavo per la mia vita negli anni ‘30. Il nostro mondo attuale è in un pericolo altrettanto grande, ancora di più quando si considera l’imminente catastrofe ambientale (che il Re del Capitalismo si rifiuta di affrontare per non danneggiare i profitti di chi gli prodiga mazzette regali). La marea fascista di Bush va arrestata.

Di solito quando mi chiedono “Ma cosa possiamo fare?”, la mia risposta è un po’ su queste linee: Nella misura in cui non riesco a vedere una rivoluzione violenta che abbia successo negli Stati Uniti (qualcosa di profondo in me mi dice che non potremmo certo eguagliare la potenza di fuoco del governo, per non parlare della sua malvagità), non posso offrire altra soluzione per arrestare la bestia imperiale che: educatevi ed educate più gente che potete, aumentando il numero di chi sta all’opposizione finché non raggiunga una massa critica, e a questo punto… non so prevedere che forma prenderà l’esplosione.

Ho paura che questo consiglio, per quanta correttezza storica possa incarnare, non sia terribilmente ispiratore. Comunque ho riunito quattro saggi affinché aggiungessero i loro pensieri, sperando di aumentare il livello di ispirazione. Chiamiamoli i “santi patroni delle cause perse”.

I.F. Stone: “L’unico tipo di lotte che vale la pena di combattere sono quelle che perderai perché qualcuno deve combatterle e perdere e perdere e perdere finché un giorno qualcuno che crede in quello che credi tu vince. Perché qualcuno vinca una lotta grande e importante fra 100 anni un sacco di altra gente deve essere disposta – per il puro piacere e la gioia di farlo – ad andare avanti e combattere, sapendo che perderai. Non ti devi sentire un martire. Ti deve piacere.”

Howard Zinn: “La gente pensa che ci deve essere qualche tattica magica, oltre a quelle tradizionali – proteste, dimostrazioni, veglie, disobbedienza civile – ma non c’è nessuna magica panacea, solo la persistenza.”

Noam Chomsky: “Non ci sono risposte magiche, metodi miracolosi per superare i problemi che abbiamo di fronte, solo quelli familiari: la ricerca onesta della comprensione, l’educazione, l’organizzazione, l’azione che aumenta i costi della violenza di stato per chi la compie o che pone le basi per il cambiamento istituzionale – e il tipo di impegno che persisterà malgrado le tentazioni della disillusione, malgrado molti fallimenti e successi solo limitati, ispirato dalla speranza di un futuro più luminoso.”

Sam Smith: “Chi pensa che la storia ci ha lasciato impotenti dovrebbe ricordare gli abolizionisti del 1830, le femministe del 1870, gli organizzatori sindacali del 1890, e gli scrittori gay o lesbiche del 1910. Loro, come noi, non hanno scelto il loro momento nella storia ma, come noi, hanno scelto cosa farci. Sapendo quello che sappiamo oggi su come queste cose sono andate a finire, ma sapendo anche quanto ci è voluto, saremmo stati abolizionisti nel 1830, o femministe nel 1870, e così via?”

Antisemitismo. Non vi accontentate delle imitazioni.

“La pulizia di questo popolo, morale e di altro genere, devo dire, è un argomento in se stesso. Dal loro stesso aspetto esteriore potete dire che non erano amanti dell’acqua, e, per vostra sofferenza, spesso lo sapevate ad occhi chiusi. […] Oltre a questo, c’erano i loro abiti sporchi e il loro aspetto in generale non eroico. […] C’era qualche forma di sporcizia o dissolutezza, particolarmente nella vita culturale, senza almeno un ebreo che vi fosse coinvolto? […] nove decimi di tutta la sporcizia letteraria, l’immondizia artistica, e l’idiozia teatrale possono essere messi in conto a un popolo […] un popolo sotto il cui parassitismo l’intera umanità onesta sta soffrendo, oggi più che mai: gli ebrei.”

Ora chi può essere l’autore di un tale abominevole antisemitismo? a)Hasan Nasrallah, leader di Hezbollah in Libano; b)John Mearsheimer e Stephen Walt, autori di “The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy”; c)Osama bin Laden; d)Jimmy Carter; e)Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell’Iran; f)Norman Finkelstein, autore di “L’industria dell’olocausto”.

Ciascuno di loro è stato condannato come antisemita. Decidere è un problema?
Oh, scusatemi, ne avevo dimenticato uno – g)Adolf Hitler.[1] Questo la rende più facile? Scommetto che alcuni di voi stavano pensando che doveva essere stato Ahmadinejad.

Il dizionario Webster definisce “antisemita” come “chi discrimina gli ebrei o è ad essi ostile o ha dei pregiudizi contro di loro.” Notate che Israele non è menzionato.

La prossima volta che un critico delle politiche di Israele è etichettato come “antisemita” pensate a questa definizione, pensate al delizioso modo di metterla di Adolf, poi esaminate con attenzione cosa ha effettivamente detto o scritto l’accusato.

Tuttavia potrebbero essere passati i tempi per un passatempo così razionale e intellettuale; la polarizzazione surriscaldata regna suprema su qualsiasi cosa riguardante il Medio Oriente, in particolare Israele.

In marzo, a una conferenza dell’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) a Washington, uno degli oratori, un “Sionista Cristiano” americano, ha affermato: “È il 1938, l’Iran è la Germania e Ahmadinejad è il nuovo Hitler.” L’uditorio ha risposto con una standing ovation, una delle sette per il suo discorso.[2]

Poi, in Maggio, l’ex primo ministro israeliano e attuale leader del Likud Benjamin Netanyahu ha dichiarato che “È il 1938 e l’Iran è la Germania. E l’Iran sta correndo ad armarsi con bombe atomiche. […] [Mentre Ahmadinejad] nega l’Olocausto e sta preparando un altro Olocausto per lo stato ebraico.”[3]

Per non essere superato quanto a propaganda semi-isterica, il presidente israeliano, Shimon Peres, ha paragonato una bomba nucleare iraniana a un “campo di concentramento volante”.[4]

E allora perché l’Iran non ha almeno avviato il suo olocausto uccidendo o gettando in campi di concentramento i suoi ebrei, che si stima siano 30.000? Sono ebrei iraniani che hanno una rappresentanza in parlamento e che da molti anni sono liberi di emigrare in Israele ma hanno scelto di non farlo.

Per vostro ulteriore godimento apocalittico ecco un altro paio dei migliori inviati del sionismo che parlano dell’Iran. L’ex Speaker della Camera del Congresso USA, Newt Gingrich: “Tre armi nucleari sono un secondo Olocausto. Abbiamo nemici che sono assolutamente espliciti nel loro desiderio di distruggerci. Lo dicono pubblicamente, in televisione, su siti web. [Sono] determinati quanto la Germania nazista, più determinati dell’Unione Sovietica, e questi nemici ci uccideranno alla prima possibilità.”[5]

E Norman Podhoretz, direttore neoconservatore di punta della rivista Commentary, in un articolo intitolato “The Case for Bombing Iran”: “Come Hitler, [Ahmadinejad] è un rivoluzionario il cui obiettivo è rovesciare il sistema internazionale in vigore e sostituirlo nella pienezza dei tempi con un nuovo ordine dominato dall’Iran e governato dalla cultura politico-religiosa dell’islamofascismo. […] La verità semplice e brutale è che se all’Iran dovrà essere impedito di sviluppare un arsenale nucleare, non c’è alternativa all’uso effettivo della forza militare – non più di quanto ci fosse un’alternativa alla forza se si fosse dovuto fermare Hitler nel 1938.”[6]

Pur tanto spesso condannato, Hitler in realtà arrivò a diverse analisi assai perspicaci su come funzionava il mondo. Una fu questa:
“Le grandi masse della gente nel fondo del loro cuore tendono a essere corrotte piuttosto che coscientemente e volontariamente cattive […] dunque, in vista della primitiva semplicità delle loro menti, cadono più facilmente vittima di una bugia grande che di una piccola, dal momento che essi stessi mentono nelle piccole cose, ma si vergognerebbero di bugie che fossero troppo grandi.”[7]

Ahmadinejad è arrivato a New York il 24 settembre per parlare alle Nazioni Unite. Alla Columbia University è stato introdotto dal rettore come un uomo che sembrava mancare di “coraggio intellettuale”, aveva una “mentalità fanatica”, e potrebbe essere “scarsamente istruito in modo stupefacente”.[8] Quanti nell’uditorio, mi chiedo, si sono guardati intorno per vedere dove stava seduto George W..

“Se fossi il rettore di un’università non l’avrei invitato. È un negatore dell’olocausto” ha detto Hillary Clinton, sfidando ancora una volta intrepidamente la propaganda dell’amministrazione Bush.[9]

Quanto sopra è solo un piccolo campione dell’odio e della rabbia sputato contro Ahmadinejad ormai da diversi anni. Nella sinistra americana molti che dovrebbero saperla più lunga si sono uniti a questo coro. Dunque vorrei ripetere, e aggiornare, parte di qualcosa che ho scritto in questo report nel dicembre scorso, intitolato “Mostri all’ultima moda”.

Mahmoud Ahmadinejad è un uomo apparentemente fatto su misura per la Casa Bianca nella sua eterna ricerca di nemici con cui spaventare il Congresso, il popolo americano e il mondo, per giustificare il comportamento indecoroso dell’impero. Il presidente iraniano, ci viene detto, ha dichiarato di voler “spazzare via Israele dalla mappa”. Ha detto che “l’Olocausto è un mito”. Ha tenuto una conferenza in Iran per “negatori dell’olocausto”. E il suo governo ha approvato una nuova legge che obbliga gli ebrei a portare un’insegna gialla, à la Nazi. In aggiunta a tutto questo, sta mirando a costruire bombe nucleari, una delle quali sarebbe sicuramente puntata su Israele. Quale persona assennata non sarebbe spaventata da un uomo del genere?

Tuttavia, come con tutti i simili mostri all’ultima moda ingigantiti da Washington durante e dopo la guerra fredda, la verità su Ahmadinejad è un po’ più complicata. Secondo chi conosce il Farsi, il leader iraniano non ha mai detto niente sul “cancellare Israele dalla mappa”. Nel suo discorso del 29 ottobre 2005, quando per la prima volta avrebbe fatto questa osservazione, la parola “mappa” non appare nemmeno. Secondo la traduzione di Juan Cole, professore americano di storia moderna del medio oriente e dell’Asia meridionale, Ahmadinejad ha detto “il regime che occupa Gerusalemme deve scomparire dalla pagina del tempo”. La sua osservazione, ha detto Cole, “non implica un’azione militare o l’uccisione di chicchessia”, [10] cose che presumibilmente avrebbero reso minacciosa l’osservazione.

Alla conferenza a Teheran (“Olocausto in rassegna: Visione globale”), il presidente iraniano ha detto: “Il regime sionista sarà presto cancellato, allo stesso modo dell’Unione Sovietica, e l’umanità otterrà la libertà”. [11] Ovviamente quest’uomo non sta chiedendo alcun tipo di attacco violento contro Israele, dato che la dissoluzione dell’Unione Sovietica ha avuto luogo pacificamente.

Inoltre nel giugno 2006, successivamente al controverso discorso di Ahmadinejad, il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha affermato: “Non abbiamo alcun problema con il mondo. Non siamo una minaccia di alcun genere per il mondo, e il mondo lo sa. Non cominceremo mai una guerra. Non abbiamo intenzione di entrare in guerra con alcuno stato.”[12]

Quanto al mito dell’Olocausto, devo ancora leggere o sentire parole uscite dalla bocca di Ahmadinejad che dicano semplicemente e chiaramente e inequivocabilmente che quello che noi conosciamo come Olocausto non è mai accaduto. Invece ha fatto osservazioni sulla peculiarità e l’ingiustizia di un Olocausto che ha avuto luogo in Europa producendo uno stato per gli ebrei in Medio Oriente invece che in Europa. Perché i palestinesi stanno pagando il prezzo per un crimine tedesco?, chiede. Sostiene che Israele e gli Stati Uniti hanno sfruttato la memoria dell’Olocausto ai propri fini. E ha dei dubbi sull’accuratezza del numero di ebrei – sei milioni – che sarebbero stati uccisi nell’Olocausto, come molte altre persone di tutte le tendenze politiche, compresi sopravvissuti dell’Olocausto come l’autore Primo Levi. (Le molto pubblicizzate atrocità della prima guerra mondiale che si rivelarono false resero a lungo il pubblico molto scettico riguardo alle affermazioni sull’Olocausto molto tempo dopo la seconda guerra mondiale) Ahmadinejad chiede inoltre perché dei ricercatori europei siano stati imprigionati per aver messo in questione determinati dettagli dell’Olocausto.
Cosa di questo merita l’etichetta di “negazione dell’Olocausto”?

La conferenza ha offerto una tribuna a vari punti di vista, compresi sei membri di Jews United Against Zionism [Ebrei uniti contro il sionismo], almeno due dei quali erano rabbini. Uno era Ahron Cohen, di Londra, che ha dichiarato: “Non c’è alcun dubbio che durante la seconda guerra mondiale si sviluppò una terribile e catastrofica politica e azione di genocidio perpetrata dalla Germania nazista contro il popolo ebraico”. Ha detto inoltre che “i sionisti hanno fatto dell’Olocausto una grande questione per promuovere i propri fini e la propria filosofia illegittima”, oltre a indicare che la cifra di sei milioni di vittime ebree è discutibile. L’altro rabbino era Moshe David Weiss, che ha detto ai delegati: “Non vogliamo negare l’uccisione di ebrei nella seconda guerra mondiale, ma i sionisti hanno dato cifre molto più alte per il numero di persone che venne ucciso. Hanno usato l’Olocausto come un espediente per giustificare la loro oppressione”. Il suo gruppo rifiuta la creazione di Israele perché viola la legge religiosa ebraica in quanto uno stato ebraico non può esistere fino al ritorno del Messia. [13]

Un altro oratore era Shiraz Dossa, professore di scienze politiche alla St. Francis Xavier University in Canada. In un’intervista dopo la conferenza ha descritto se stesso come un antimperialista e un ammiratore di Noam Chomsky, e ha detto che “sono stato invitato per via della mia competenza come studioso nell’area tedesco-ebraica, come pure per i miei studi sull’Olocausto. […] Non ho niente a che fare con la negazione dell’Olocausto, per niente.” Il suo intervento, ha detto, era “sulla guerra al terrorismo, e su come l’Olocausto vi svolge un ruolo. […] Non c’è stata alcuna pressione per dire alcunché, e la gente lì aveva diverse opinioni.” [14]

Chiaramente la conferenza – che la Casa Bianca ha chiamato “un affronto all’intero mondo civilizzato” [15] – non è stata organizzata semplicemente per essere un forum destinato a chi nega che l’olocausto letteralmente non ci sia mai stato.

Quanto alla storia sulla stella gialla dello scorso maggio – quella era una totale invenzione di un neoconservatore iraniano-americano di spicco, Amir Taheri.

Ahmadinejad, tuttavia, è in parte da biasimare per il suo destino. Quando gli viene chiesto direttamente dell’Olocausto e di altre questioni controverse di solito si rifiuta di dare dei “sì” o “no” espliciti. Interpreto questo come l’orgoglioso rifiuto di accondiscendere ai desideri di chi considera un intervistatore occidentale ostile che fa domande ostili. Il presidente iraniano ha poi l’abitudine di premettere a certe osservazioni “Anche se l’Olocausto è accaduto…”, un artificio retorico che noi tutti usiamo argomentando e discutendo, ma che non può che rafforzare i dubbi che la gente ha sulle sue opinioni. Tuttavia quando lo stesso Ahmadinejad chiede, come fa spesso, “Perché i palestinesi dovrebbero pagare per qualcosa che è avvenuto in Europa?” non ottiene una risposta chiara.

In ogni caso, nella sessione di domande e risposte seguita al suo discorso alla Columbia, il presidente iraniano ha detto: “Non sto dicendo che [l’Olocausto] non sia affatto accaduto. Questo non è il giudizio che sto pronunciando qui.”

Questo dovrebbe chiudere la questione. Ma naturalmente non lo farà. Due giorni più tardi, il 26 settembre, è stato presentato al Congresso un disegno di legge (H. R. 3675) “per proibire contratti o sovvenzioni federali alla Columbia University”, per punire la scuola per aver invitato a parlare Ahmadinejad. La prima “risultanza” del disegno di legge recita “il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha chiesto la distruzione dello Stato di Israele, un alleato cruciale degli Stati Uniti.”

Lo stesso giorno il comico Jay Leno si è divertito molto ridicolizzando Ahmadinejad per aver negato che l’Olocausto sia mai accaduto “malgrado tutti i racconti dei testimoni oculari”.

Quanto manca al primo collegamento dell’Iran con l’11 settembre? O è già accaduto? Quanto a che le bombe della democrazia e della libertà cominceranno a piovere sulle teste del popolo iraniano? Tutte le accuse di antisemitismo e negazione dell’Olocausto, insieme con disinformazione di altro genere, sono naturalmente pensate per culminare in questo nuovo crimine contro l’umanità.

Mi chiedo, discutendo questi argomenti, se sto correndo il rischio di essere chiamato ancora una volta “antisemita” da alcuni lettori di internet. In questi giorni nessuno è al sicuro da accuse del genere. Andrebbe osservato che Hugo Chavez, presidente del Venezuela, l’anno scorso è stato accusato di comportamento antisemita dalla Jewish Telegraphic Agency di New York e dal Simon Wiesenthal Center di Los Angeles, membri importanti della lobby israeliana. L’accusa era basata su una lettura smaccatamente fuori contesto di alcune osservazioni di Chavez. [16] Non bisogna essere particolarmente inclini alle cospirazioni per pensare che questo è stato fatto in collusione con funzionari dell’amministrazione Bush. Come nel 1983 l’amministrazione Reagan lanciava accuse di antisemitismo contro il governo sandinista del Nicaragua, guidato da Daniel Ortega, che lo guida di nuovo oggi. [17] Restate in ascolto. Daniel, stai attento.

Un pensiero finale. Sulla mancata resistenza del partito democratico alla marea fascista di Bush. Qui, dalla descrizione in prima persona di un tedesco che viveva sotto Hitler negli anni ‘30, le sue osservazioni sul principale partito politico tedesco, i socialdemocratici, il partito democratico del suo tempo: i socialdemocratici, ha scritto, “avevano condotto la campagna elettorale del 1933 in un modo terribilmente umiliante, correndo dietro agli slogan nazisti e sottolineando di essere ‘anche nazionalisti’. […] In Maggio, un mese prima di essere infine sciolta, la fazione socialdemocratica nel Reichstag aveva espresso all’unanimità la sua fiducia in Hitler e si era unita al canto del ‘Horst Wessel Lied’, l’inno nazista. (Il resoconto parlamentare ufficiale notò: ‘Acclamazioni e applausi incessanti, in aula e nelle gallerie. Il Reichskanzler [Hitler] si gira verso la fazione socialdemocratica e applaude.’)” [18]

Birmania

Non è che non dia alcun credito alla politica estera degli Stati Uniti quando è loro dovuto (vi prego di mandarmi esempi di buone azioni che ho trascurato), ma la raison d’être di questo Report è cercare di aiutare i lettori a capire come funziona la politica estera degli USA, svegliando la gente e facendole sentire la puzza di marcio. Adesso i funzionari americani stanno dicendo tutte le cose giuste in appoggio ai monaci birmani che protestano. Condannano i leader birmani. Hanno annunciato nuove sanzioni contro il regime militare e hanno fatto appello al Consiglio di Sicurezza affinché esamini passi ulteriori. “Gli americani sono indignati dalla situazione”, ha detto Bush all’ONU la settimana scorsa. Ma dobbiamo ricordare che tutto questo agli Stati Uniti non costa nulla. Non c’è petrolio coinvolto. Israele non ha ancora accusato i monaci di antisemitismo. Non è coinvolto alcun problema di terrorismo, anche se il governo ha cercato di sollevare il problema del “terrorismo” per ottenere l’appoggio di Washington. I monaci non hanno fatto alcuna richiesta socialista o antimperialista. Non ci sono basi americane di cui abbiano chiesto la rimozione. Nessun soldato birmano ha aiutato gli USA in Iraq o Afghanistan. Né la Halliburton né la Blackwater hanno una presenza in Birmania. In breve, niente obbligherebbe Washington a transigere, ancora una volta, sui suoi pretesi principi.

William Blum (The Anti-Empire Report n°50)
Fonte: http://www.killinghope.org
Link: http://members.aol.com/bblum6/aer45.htm
1.10.07

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUCA TOMBOLESI

NOTE
>br>
[1] Adolf Hitler, “Mein Kampf” (versione originale 1925), Vol. 1, capitolo 2, pp. 57-8; capitolo 4, p. 150 (dell’ed. inglese Houghton Mifflin Co., Boston, 1971).

[2] The Forward (quotidiano ebreo di New York), 16 marzo 2007 http://www.forward.com/articles/pastor-hailed-bibi-dissed-pollard-rejected-whil/

[3] Haaretz.com (quotidiano israeliano), http://www.haaretz.com/hasen/spages/787766.html

[4] Ibid.

[5] The Jerusalem Post, 23 gennaio 2007

[6] Commentary Magazine (New York), giugno 2007

[7] “Mein Kampf”, op. cit., Vol. 1, capitolo 10, p. 231

[8] Washington Post, 25 settembre 2007, p.1

[9] Washington Post, 25 settembre 2007, p.6

[10] Informed Comment, Cole’s blog, 3 maggio 2006
www.juancole.com/2006/05/hitchens-hacker-and-hitchens.html
Per un’analisi parola per parola dell’osservazione di Ahmadinejad, in farsi e inglese, vedi: Global Research, 20 gennaio 2007

[11] Associated Press, 12 dicembre 2006

[12] Lettera al Washington Post di M.A. Mohammadi, Addetto Stampa, Missione Iraniana alle Nazioni Unite, 12 giugno 2006

[13] nkusa.org/activities/Speeches/2006Iran-ACohen.cfm; Telegraph.co.uk, articolo di Alex Spillius, 13 dicembre 2006; Associated Press, 12 dicembre 2006

[14] Globe and Mail (Toronto), 13 dicembre 2006

[15] Associated Press, 12 dicembre, 2006

[16] Fairness & Accuracy in Reporting, www.fair.org/index.php?page=2805

[17] Holly Sklar, “Washington’s War On Nicaragua” (1988), p. 243

[18] Sebastian Haffner, “Geschichte eines Deutschen” (ed. inglese “Defying Hitler”, New York, 2000, pp. 130-1) [ed. italiana “Storia di un tedesco”, Garzanti, 2003]

Pubblicato da Davide

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