Rossanda ci ha lasciato, Hillary c’è ancora – “il Manifesto” dal 1969 al 2020: daje ai nemici delli americani!

Fulvio Grimaldi

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Il “quotidiano comunista” che piace ai padroni

Il Manifesto, un giornale la cui esistenza è assicurata da una curia con papessa, da una congrega di amici del giaguaro e da una zoccolante processione di utili idioti, non ha la benchè minima giustificazione per occupare quella sua striminzita, ma vociferante e citatissima presenza sul mercato. I suoi redattori fanno lì lo stage per potersi iscrivere, dopo 18 mesi, all’albo dei pubblicisti o, addirittura, a quello dei giornalisti.   Ma soprattutto per guadagnarsi subito la fiducia dei Poteri che si solevano chiamare occulti, ma che con il turbocapitalismo finanziario, la globalizzazione, le piattaforme, il digitale, il Covid, Davos e Bilderberg, sono usciti allo scoperto col botto. Questo apprendistato serve ai meno impediti linguisticamente, una volta conquistata quella fiducia, a fare il salto nelle case di piacere dei media di massa.

Esempio ultimo, altamente rappresentativo dello scilipotismo che marchia la nostra stampa quanto la nostra politica, è la transizione della responsabile redazionale dei soffietti al PD, nella testata che si autonomina “quotidiano comunista”, Daniela Preziosi (nomen omen), allo stesso incarico in “Domani”. Quel “domani” è il futuro assegnatoci come transumani ed è dunque il titolo del nuovo quotidiano del filo-israeliano e filo-sionista Carlo De Benedetti e dei suoi interessi. Interessi che sono i suoi anche in quanto interessi della sua comunità e sono tutti collocati là dove si riesce a estrarre ai proletari credulità e plusvalore.

Seguita dall’omologo Andrea Colombo, prima di Preziosi si sono diplomati in questo giornale, la cui citata testatina fa ogni giorno a lingua in bocca con quanto di più reazionario e anticomunista esce dai laboratori di Frankenstein collocati a Washington e dintorni. Senza farsene accorgere, al tempo stesso, infila il noto cetriolo nel noto ricettaccolo dei noti utili idioti. La sua esistenza non sarebbe minimamente garantita dagli acquisti in edicola, come sarebbe deontologico e a titolo di libero mercato. Se riesce a ingannare e depistare il colto e l’inclita di sinistra, è unicamente grazie ai paginoni pubblicitari di banche e multinazionali e ai soldi che, con falsi pretesti, lo Stato estrae a nostra insaputa dalle nostre tasche e li versa nell’immeritevole redazione.

Tuttavia, non è il caso di sottovalutare questo ologramma di “sinistra” proiettato nel cielo dall’ ultradestra globale. E’ pur sempre il tentacolino della piovra globale e con la sua incontinente promozione delle direttrici di questa piovra: guerre, mercenari imperiali tipo jihadisti o curdi, sanzioni a “dittatori”, rivoluzioni colorate e colpi di Stato NED e CIA, razzismo pseudo-antirazzista, lacerazioni sociali (donne-uomini, etero-LGBTQI, neri-bianchi) tratta degli schiavi a fini di spopolamento di territori ricchi di risorse e di manovalanze per mafie e caporali, russofobia, sinofobia, imbroglio Covid.  Fa da polena a tutte le navi ONG del traffico dei deportati per assediare l’Italia. Sta con chi sta con gli USA del governo parallelo neocon (Hong Kong, Thailandia, Taiwan, Navalny, terroristi detti “moderati”, mercenari curdi, Fratelli Musulmani, Soros…); sta contro chi sta contro gli USA neocon (Maduro, Ortega, Iran, Assad, Gheddafi, Al Sisi, Putin, i governi che non adottano il lockdown, i Taliban, Lukashenko…)  .

 E se il tentacolino non  riesce a raggiungere molti lettori, ci pensano le rassegne stampa e le citazioni della “concorrenza” a rafforzarne il ruolo di Caronte che trasporta gli ignari oltrre lo Stige, nell’inferno delle mistifcazioni. Il “manifesto”sta bene a tutti gli operatori del Sistema.

Di questo giornale Rossana Rossanda è stata fondatrice, capa assoluta e madre nobile dall’inizio al 2012. Se ne distaccò (non il giornale da lei) quando si accorse che l’intelligenza che lei aveva messo nel preservare al giornale la mimetizzazione di sinistra, era stata dissipata dalla stupidità e malaccortezza dei suoi successori, fino a renderne evidente l’identità di bollettino coloniale dell’Impero globale

Sulla sua vicenda non mi dilungherò più di tanto. Basta che leggiate i giornali di qualsiasi tendenza e rilievo, per sapere tutto quello che serve sapere di lei. Cioè il bene massimo. La santa subito. Come in questo paese si conviene ai defunti , eminentemente perchè defunti e innocui. Così a questa defunta, preceduta, con simili sciroppamenti e lacrimoserie, da giornalisti come Arrigo Levi, o Biagi, o Zavoli (fatte le debite differenze tra uno che concepiva l’informazione come l’alzabandiera di Israele; l’altro che celebrato per aver sempre fatto domande banali, senza mai incalzare sulle risposte e il terzo che affiancava a inchiestone importanti, come sul fascismo o sul calcio, altre sommamente discutibili, tipo quelle sulle monache di clausura, o sulle BR). Celebrati poichè, magari abili, ma sempre interni al sistema, senza mai disturbare troppo. Diversi da quelli bravi, ma non riducibili all’omologazione, come Bocca, o Buzzati, o Fortebraccio, o Longanesi.

Madrina e modello aristocratico per eccellenza della nuova categoria pseudosinnistra ed elitista dei “radicalchic”, è stata anche quella che ha fornito ai sinistri pretesti per spostarsi da Oriente a Occidente, dall’URSS del socialismo reale, bello e brutto che fosse, allo “scontro di civiltà” nel segno delle Stelle e Strisce e della Stella a sei punte. Scontro teorizzato da Samuel Huntington e messo in pratica, con guerra dopo guerra, dai Clinton, Bush, Obama, con l’obiettivo finale dell’accerchiamento, della distruzione e della conquista dell’Eurasia, cuore del mondo, come lo definì Brzezinsky.

L’apice del suo entusiasmo collaborazionista, questa mosca cocchiera della distruzione di popoli disobbedienti, lo raggiunse nel 2011, epoca dell’esaltazione per le “primavere arabe”, fatte fiorire dalla Cia e dal Mossad in vista del Nuovo Medioriente, affrancato dal “nazionalismo panarabo ”. Raggiunse l’acme quando un suo istinto, che è meglio non definire, impose al giornale di ritirare da Tripoli un inviato onesto e, con inaudita bellicosità, sollecitò il mondo a inviare contro Gheddafi “brigate internazionali tipo Spagna”, da affiancare ai “ribelli democratici  di Bengasi “ (i tagliagole mercenari spediti da Emirati e Qatar su ordine Nato).

E fu l’occasione in cui si manifestò la congiunzione astrale tra due delle più brillanti stelle dell’universo nel quale “saranno le donne a salvare il mondo”: Rossana che incita la teppa jihadista a liquidare Gheddafi e Hillary che quella teppa, più gli F-16, gli scatena contro, rade al suolo il paese e sghignazza sul linciaggio dell’eroe della liberazione libica e africana.

Meglio di chiunque altro, da noi, per la “sinistra corretta”, il solco l’ha tracciato Rossanda, quelli di là dall’oceano lo hanno difeso, come si potrebbe parafrasare Mussolini. E se oggi costoro ci hanno portato dove siamo, a forza di inganni e mistificazioni, e su di noi incombe un mutamento antropologico che ci dovrebbe avviare alla transumanità, non so se si possa dire che la “ragazza del secolo scorso” se ne fosse resa pienamente conto. Ma a rimuovere gli ostacoli su questa strada all’inferno del pensiero unico, del politically correct, del dogma formulato dal progresso liberal e tecnologico, strada lastricata dalle sue “buone intenzioni”, ha certamente contribuito.

Messa da Togliatti (e chi se no) a governare il dipartimento Cultura del PCI, quello che se la prendeva con intelligenze libere come Vittorini o Terracini, Rossanda e un gruppetto di intimi, in parte preponderante estratti dalla Comunità religiosa che ancora oggi ha in mano il giornale, sono saltati sull’occasione  dei sovietici a Praga. Occasione che doveva offrire all’Occidente, sedicente o essente comunista, l’occasione per rovesciarsi da rivoluzionario in controrivoluzionario.

La prova del nove del fatto che da lì partì un percorso che risparmiò al giornale, e poi al gruppo politico dallo stesso prodotto, le pene, in tutti i sensi, della repressione dello Stato delle stragi, sta nel fatto che l’anti-sovietismo dei “manifestini”, la loro funzione di calmiere nell’insurrezione del ‘68-’77, ne fece una componente rispettabile e rispettata del cosiddetto “arco costituzionale”. Quello determinato dalla vittoria anglo-americana del ‘45 e successivo inquadramento geopolitico.

All’antisovietismo, dopo l’innamoramento per il demolitore dell’URSS, Gorbaciov, seguì l’anti-putinismo contro il colpevole di avere rimesso in piedi un popolo, una nazione, una regione, un fronte del diritto internazionale e di aver frenato la marcia dei troll della guerra e della fame. Antiputinismo come copertura, con la denuncia dell’”autoritarismo”, di una russofobia sfrenata, viscerale, esasperata. Scomposta, in particolare, nei suoi incaricati di diffamare, a forza di menzogne e mistificazioni, i russi che a Putin non smettevano di dare un consenso negato a qualsiasi governante nelle simpatie del “manifesto”. Ai russi come a tutti coloro, tipo cinesi, persiani, iracheni, libici, siriani, nicaraguensi, messicani, bielorussi, che entravano nel mirino dell’aggressività Usa, UE e Nato.

Pian piano, alle spine della lotta di classe si sostituirono i petali profumati del femminismo ultrà, del gender, dei migranti, dei diritti umani in chiave negriera delle Ong o del terrorismo di Amnesty e HRW, delle guerre ai “dittatori”, dell’ininiterrotto richiamo a un antifascismo basato sull’assenza di fascismo (a mascherare il bio-tecno-fascismo avanzante) e sulla rievocazione del nazismo. Fino alla totale identificazione, prima con Tsipras, svenditore e boia della Grecia, indi con l’analogo Gorbaciov, appassionatamente con Hillary Clinton, golpista, guerrafondaia, comprata dai sauditi, mandante di stragi e assassinii, utilizzatrice per scopi privati del Dipartimento di Stato, una femmina che avrebbe fatto impallidire la prostituta e poi imperatrice, massacratrice di pagani, Teodora. Ora, faux de mieu, stanno con Biden, nella speranza che il vegliardo demente prosegua il discorso del Deep State.

Rossanda, Castellina, Parlato (uomo caro alla Banca d’Italia), Rangeri, Magri, Barenghi e altri direttori hanno sapientemente allevato generazioni di giornalisti poi embedded nelle grandi testate delle oligarchie capitaliste e dei loro progetti e interessi propagandisti fedeli. Pensate a Lucia Annunziata, a Barenghi, a Tiziana Maiolo, a tanti altri. Basterebbe questo. Se non ci fosse la supponenza, lo snobismo, l’arroganza che accompagna il tono e lo stile di un giornaletto che fa della negazione dell’assunto incluso nella propria testata lo strumento per gabbare persone perbene e farne complici inconsapevoli di una strategia contro gli esseri umani.

 E pensare che se non lo facessero pagare a te, lui, loro, gli altri e me, a dispetto nostro, non durerebbe in edicola neanche un giorno. Ciao Rossana.

Fulvio Grimaldi

link all’articolo originale: https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/09/referendum-un-si-contro-la-democrazia-e.html

Pubblicato da Moravagine per ComeDonChisciotte.org