ROMA 14 DICEMBRE 2010: INSURREZIONE ?

ROMA 14 DICEMBRE 2010: INSURREZIONE ?

DI EUGENIO ORSO

pauperclass.myblog.it

Ore 20.00 del 14 dicembre, telefono dalla stazione delle corriere di Trieste ad un compagno di Roma del laboratorio di Comunismo e Comunità.

Gli chiedo: come sta andando, da voi, a Roma?

Lui mi risponde: Eugé, qui è un macello!

Piazza del popolo, piazzale Flaminio, una parte del cuore della città è rimasto a lungo sotto stress, investito dall’onda d’urto dei disordini di piazza.

Poi mi racconta, brevemente, di scontri che continuano in periferia, episodi forse isolati e legati al deflusso dei manifestanti, mi avverte che qualcuno ha notato strani figuri, con passamontagna o comunque “in borghese”, che nel pieno degli scontri si aggirano con tanto di trasmittente e di manette, mi parla di una situazione diventata improvvisamente esplosiva, tanto da far pensare a qualche intervento esterno, mirato, che ha favorito l’accensione della miccia, o che forse l’ha accesa direttamente.

Provocazioni? Infiltrazioni da parte di “corpi speciali” fra i manifestanti? Manipolazioni della protesta per criminalizzarla?

Forse … perché ci vuole qualcosa di più del semplice lancio di uova [di Conad o del Ildi] contro i covi dei sindacati venduti a Fiat, a Confindustria ed alla politica compiacente, o dei cori goliardici degli studenti durante i cortei, per criminalizzare la protesta, e con lei buona parte della società italiana.

Ci vogliono almeno un centinaio di feriti, un blindato in fiamme e qualche automobile privata distrutta, per poter giustificare la futura repressione della protesta sociale.

Mi tornano alla mente d’improvviso Nicolae Ceauşescu e la sua milizia segreta, la Securitate parallela, e se così fosse, non avrebbe più senso parlare del sistema di potere berlusconiano tenacemente in essere – per quanto assediato dai futuristi, dalle sedicenti e vili opposizioni parlamentari, i cui esponenti sono in vendita al miglior offerente, ma soprattutto indebolito dalla “sfiducia” della finanza globalista nordamericana – come di una sorta di “dispotismo dolce”, quasi che fosse tollerabile, un dispotismo “all’acqua di rose” che tutto sommato esprime una violenza anch’essa dolce, benché continua, quotidiana, destinata a penetrare nel pubblico e nel privato come l’acqua che si infiltra ovunque. Tutti i parlamentari, della maggioranza e dell’opposizione, hanno condannato senza riserve questa improvvisa ondata di violenza, che ha messo a ferro e fuoco il centro della Capitale, com’è logico e scontato che sia, quando si è beneficiari di privilegi ingiusti e si fa parte di clan subdominanti che legano in toto le loro fortune e il loro miserando sotto-potere alla tenuta di questo sistema, a qualsiasi costo etico e sociale.

Però è strano che ci sia questa contemporaneità fra l’esplosione improvvisa di violenza [la cui origine resta sospetta] e il voto parlamentare sulla sfiducia a Berlusconi, ed ancor più strano è che ciò avviene in una situazione che non è “esplosiva” come quella del settantasette, una situazione che fino a ventiquattro ore prima non pareva sul punto di esplodere …

Disordini, atti di teppismo di facinorosi, rivolta, insurrezione, le definizioni si sprecano, nella consueta confusione terminologica e nell’opera di depistaggio mediatico, volte a rendere “illeggibili” questi fenomeni politici e sociali.

Si tratta di espedienti utilizzati per nascondere la realtà, mentre si tende a criminalizzare i manifestanti, che hanno “accolto” i violenti nello loro file, ed a giustificare la futura repressione.

Quando la “realtà virtuale” di questo capitalismo, diffusa dai media nella loro incessante opera di flessibilizzazione e intontimento, rischia di dissolversi per l’emergere di contingenze sempre più dure, perché il piano sociale tende ad incrinarsi e il Vaso di Pandora della protesta rischia di scoperchiarsi da un momento all’altro, allora possono tornare in funzione, a pieno regime, gli apparati repressivi del potere mai dimessi – nonostante il dispotismo “dolce” e simili amenità – ed anzi, è più efficace anticipare la repressione, uccidendo i neonati movimenti antagonisti nella culla, quando non possono ancora difendersi, piuttosto che aspettare che crescano, nella società, nel paese vero, nella “realtà reale”, per affrontarli quando sono già ben saldi sulle gambe e possono restituire colpo su colpo. Ricompare perciò l’ombra inquietante dei fantomatici black bloc, che si aggirano nelle piazze e nei viali come degli spettri senza volto armati di spranga, e questo ci avverte che fra un po’ il potere non scherzerà più, ma passerà all’offensiva cercando di colpire nel cuore la protesta sociale, per annichilirla prima che si diffonda. I nuovi black bloc, come qualcuno li ha definiti, sono i neri uccellacci che annunciano il temporale, sono gli elicotteri il cui ronzio minaccioso annuncia l’avvicinarsi del conflitto, sono un segnale di futuri scontri e soprattutto della futura repressione.

Il finanziere circondato dai “facinorosi” che difende la sua pistola d’ordinanza, al prezzo di rischiare l’incolumità personale, ufficialmente vuole essere la patetica immagine di un potere democratico che si difende contro i violenti, i teppisti, i frangitori di vetrine e gli incendiari.

In realtà, dietro l’incolpevole ed ignaro finanziere si nasconde neppure troppo bene l’immagine di un potere spietato, violento al massimo grado e generatore di violenze attraverso le profonde ingiustizie sociali, che si prepara ad attaccare, a lanciare la sua offensiva per difendere il “Palazzo d’inverno”.

E’ bene iniziare a comprendere i fenomeni, a penetrare la loro sostanza, a leggere questa realtà con nuove chiavi di lettura, perché solo questa comprensione può aiutarci ad impostare una lotta efficace, ed in primo luogo a difenderci dalle violenze di questo potere.

Seguono alcune brevi considerazioni sulla Insurrezione e sulla Rivoluzione, con l’avvertenza che il discorso è appena iniziato.

****

Nel linguaggio corrente, in quello giornalistico, nelle opere letterarie, in molti saggi e in molti scritti storici, politici, sociologici, le espressioni “insurrezione” e “rivoluzione” spesso si utilizzano come sinonimi, l’una in sostituzione dell’altra, oppure l’una accanto all’altra, l’una ad integrazione dell’altra, come se rappresentassero lo stesso fenomeno politico e sociale, o al più aspetti diversi, ma complementari, dello stesso fenomeno. In certi frangenti storici, nei momenti più critici di passaggio da un ordine politico e sociale ad un altro, nei momenti di rottura del quadro istituzionale vigente e di scontro fra componenti politiche e sociali in lotta, fra classi sociali contrapposte che si affrontano, è parso che l’insurrezione spontanea fosse stata la scintilla d’innesco, la precondizione necessaria di un intero processo rivoluzionario che nella realtà ha richiesto tempi di maturazione molto lunghi, un processo di cambiamento e liberazione ben più complesso ed articolato della semplice ed improvvisa sollevazione di gruppi di subalterni, il quale non può che maturare nel corso di lunghi decenni o di interi secoli, come è accaduto nel caso delle due rivoluzioni più celebri della cosiddetta modernità: la prima rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione bolscevica del 1917.

L’uso indifferenziato delle espressioni “insurrezione” e “rivoluzione” è molto comune e diffuso, e si può constatare sia leggendo un libro o sfogliando una rivista, sia navigando in rete.

A riprova di quanto precede, non è necessario consultare testi specialistici di storia, ma è sufficiente accedere alla rete e consultare Wikipedia.

Infatti, per quanto riguarda la storia messa in rete e gratuitamente f ruibile, nella pagina di Wikipedia in lingua italiana dedicata alla rivoluzione bolscevica del 1917 si legge quanto segue: L'insurrezione prende il via la sera del 6 novembre (24 ottobre del calendario giuliano in uso al tempo): la sera vengono occupate prima tutte le tipografie; la notte del giorno dopo 7 novembre (25 ottobre) i punti più importanti di Pietrogrado: poste, telegrafi, stazioni ferroviarie, banche, ministeri. Il governo provvisorio praticamente cessa di esistere senza alcuna resistenza. [http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_d'ottobre]

Restando in rete, e consultando l’enciclopedia degli anarchici italiani, cioè Anarcopedia, apprendiamo che l’insurrezionalismo è, prima di tutto, un pensiero radicale che sostiene la possibilità di attaccare Stato e Capitale in ogni momento, al di là di qualsiasi elaborazione strategica o tattica. A differenza di altre tendenze che si sono sviluppate nel corso della storia del pensiero libertario (comunisti, individualisti, organizzatori, antiorganizzatori, educazionisti, sindacalisti, ecc.) che si basavano soprattutto su una diversa concezione politica e organizzativa, l’insurrezionalismo si distingue principalmente per la concezione dei mezzi da usare per l’abbattimento dello Stato, è quindi affine soprattutto alla corrente individualista (esclusa la tendenza pacifista) ma anche a quella comunista.[http://ita.anarchopedia.org/anarchismo_insurrezionale]

L’insurrezione, secondo quegli anarchici per l’appunto definiti “insurrezionalisti”, diventa la strada maestra per il sovvertimento dell’ordine costituito, che ha come sbocco l’abolizione dello stato e delle istituzioni [o la loro distruzione completa con l’uso della violenza], la quale rappresenta lo storico obbiettivo che tali movimenti e gruppi perseguono, per una liberazione di uno spazio fisico, più o meno ampio, dall’autorità e dalla gerarchia imposta da una classe privilegiata, per sostituirla immediatamente con una società libertaria e strutturata orizzontalmente [Ibidem].

L’anarchismo insurrezionale accetta e promuove l’insurrezione – spontanea, violenta, ma non sempre necessariamente tale, alimentata sia da atti individuali sia da azioni collettive – quale metodo di lotta per raggiungere l’obbiettivo prioritario dell’abolizione dello stato, ma dati i limiti intrinseci posti dall’azione insurrezionale e soprattutto considerati i limiti che discendono dallo stesso ultraindividualismo anarchico [diverso da quello che supporta il capitalistico liberista, neoliberista ed ultraliberista, ma con alcuni rilevanti punti di contatto filosofici, rappresentati, ad esempio, da niccianesimo e nichilismo], l’anarchismo non tiene conto delle rivendicazioni sociali e non esprime alcun chiaro modello di società futura ed alternativa alla società capitalistica, esattamente come la pura insurrezione, nata dall’esplosione di un’incontenibile rabbia dei subalterni, non porta da nessuna parte e distrugge il vecchio senza porsi il problema di costruire il nuovo.

Insurrezionalismo ed anarchismo vanno perciò a braccetto, anche se non tutte le correnti del pensiero anarchico contemporaneo accettano e promuovono la rivolta violenta.

La presunta vicinanza anarchica alla “corrente comunista” è un’affermazione che va presa con le molle, non soltanto per l’ovvia ragione che il leninismo rifiutava l’abolizione anarchica dello stato ed ammetteva soltanto l’estinzione [futura] dello stato borghese dopo averlo occupato e trasformato in semi-stato socialista, ma anche perché, fin da prima dell’avvento di Lenin e della sua riforma del pensiero marxista tradizionale ed ottecentesco, lo stato, in origine borghese e quindi strumento di dominio della classe allora egemone, avrebbe dovuto costituire lo strumento politico [per quanto temporaneo] per la necessaria socializzazione dei mezzi di produzione ed il definitivo superamento della proprietà privata [Engels].

Nella tradizione comunista e marxista ottocentesca e nella variante marxista-leninista, com’è arcinoto, lo stato non doveva essere abolito, ma occupato, debitamente utilizzato in una fase socialista, e poi avrebbe potuto tranquillamente estinguersi, in seguito a quel avvento del comunismo che si pensava necessitato.

La vicinanza anarchica insurrezionalista alla “corrente individualista”, invece, sembra molto più sostenibile – insurrezione e violenza a parte – anche perché gli individualisti in questione sono pur sempre degli anarchici, per quanto caratterizzati da forti “tratti” stirneriani [Max Stirner] od anche, nella versione d’oltre Atlantico, con alcuni significativi connotati liberali, ma in ogni caso ciò che si esalta è un individuo “primigenio”, inevitabilmente sradicato e quindi un atomo “in libertà” che deve poter seguire qualsiasi traiettoria.

Facendo astrazione dalle cosiddette rivoluzioni scientifiche, che certo hanno influenzato la storia e le vicende umane, che hanno avuto una ricaduta ideologica nella società e quindi si sono mostrate in grado di modificare gli eventi storici, gli assetti sociali e gli aspetti culturali, ma che riguardano in primo luogo il mondo naturale in sé prescindendo dalla soggettività umana e dal suo inevitabile portato di problematizzazioni, una definizione di ampio respiro che si potrebbe porgere della rivoluzione, in quanto fenomeno politico e sociale, nonché momento di rottura nella vita associata che annuncia la sua ricomposizione in forme nuove, è quella che vede nella rivoluzione un approdo temporaneo in un processo di liberazione/ emancipazione dell’uomo lungo ed incerto, che si sviluppa attraverso momenti di rottura storica – simboleggiati appunto dalle rivoluzioni – quale condizione necessaria ma non sufficiente per consentire lo sviluppo di tale processo, che per sua natura è destinato ad essere inconcluso.

Restando collegati in rete ed abbandonando Anarcopedia per tornare a Wikipedia, per quanto riguarda la definizione della rivoluzione in termini politici leggiamo che La rivoluzione in politica è un radicale cambiamento nella forma di governo di un paese, comportando spesso trasformazioni profonde di tutta la struttura sociale, economica e politica di un sistema, al sorgere di un nuovo tipo di cultura politico-sociale. Le rivoluzioni comportano spesso azioni violente, anche se esistono le cosiddette "rivoluzioni nonviolente". Possono essere associate ad un colpo di stato che cambi in maniera netta il governo. Secondo Raymond Aron: "sembra opportuno riservare il termine colpo di Stato al cambiamento di Costituzione decretato illegalmente dal detentore del potere (Napoleone III nel 1851), o alla presa del potere da parte di un gruppo di uomini armati, senza che questa conquista (sanguinosa o no) comporti necessariamente l'avvento di un'altra classe dirigente o di un altro regime. La rivoluzione implica molto più del’togliti di là, così mi ci metto io”. [http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_(politica)]

Le cautele di Raymond Aron, che distingue fra un semplice golpe, con il conseguente cambio della compagine di governo [“togliti di là, così mi ci metto io”], ed il più complesso ed articolato fenomeno rivoluzionario, sono naturalmente condivisibili, e la definizione di rivoluzione proposta da Wikipedia ai “naviganti” purtroppo non tiene conto di quel processo plurisecolare di liberazione ed emancipazione umana [oggi apparentemente interrotto dalle nuove dinamiche del Capitalismo Transegenico Finanziarizzato del terzo millennio] cui prima si è fatto cenno, che consente di formulare una definizione di più ampio respiro della rivoluzione, pienamente inserita in questo processo, del quale può costituire una tappa fondamentale.

Eugenio Orso

Fonte: http://pauperclass.myblog.it/

Link http://pauperclass.myblog.it/archive/2010/12/15/roma-14-dicembre-2010-insurrezione-di-eugenio-orso.html

15.12.2010

Commenti (80)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. malanimo 15 dicembre 2010

      finalmente qualcosa di serio!

    1. torno_subito 15 dicembre 2010

      per me che abbiano fatto casino perché provocatori al soldo del nano abusivo operché realmente incazzati poco cambia, il casino di per sé è stato un buon segno. e la prossima volta ci sarò anch'io con mio figlio

    1. AlbaKan 15 dicembre 2010

    1. duca 15 dicembre 2010

      Ghandi diceva che se proprio uno non aveva il coraggio di usare la non violenza per difendere i principi in cui credeva, allora almeno usasse la violenza, più o meno... La citazione esatta è facilmente rintracciabile in questi tempi di internet... Io non so se ci fossero infiltrati o meno, e non so se sia giusto o no usare la violenza: però dico che quando scoppia la violenza, specie nel remissivissimo italico popolo bue, vuol proprio dire che la misura è colma.

    1. ale5 15 dicembre 2010

      Tu dici di conoscere la guerriglia urbana? Si può discutere quanto pesino e dove portino certi disordini, personalmente penso che smuovano poco, ma non mi sento assolutamente di criticare chi giustamente s'è rotto i coglioni di tutto questo schifo.
      Quì si giudica: è sbagliato, imparate da gandhi, ma fatemi il piacere cosa proponete, quali sono gli sbocchi, come cambiare tutto questo schifo ?
      Adesso,perchè negli '70 avete fatto le vostre manifestazioni, una molotov di quà un sasso di là, vi date arie da sociologi.
      Di fatto c'è mentre voi scrivete articoletti della gente che si ribbella sul serio, non su computer.

    1. ale5 15 dicembre 2010

      Grande dalle tue affermazioni si vede che sei una persona estremamente inteligente.

    1. ale5 15 dicembre 2010

      E infatti diciamo che aveva dietro un 600 milioni di persone che morivano di fame schiavizzate da una potenza colonizzatrice straniera (quindi un tantino motivate), in italia se muovi 10 mila persone per la riforma del lavoro è grasso che cola, ma dai....

    1. Altrove 15 dicembre 2010

      Dopo mesi di astensione ritorno a scrivere. La tentazione è troppa. L'argomento interessante. La mentalità stagnante. Chi conosce la guerriglia urbana non ha bisogno di tanti ragionamenti, la riconosce al volo. Riconosce le tecniche, gli stili. Riconosce i movimenti che le stanno alle spalle. Riconosce i giovani esaltati delle curve (fasciste o fascistamente anti-fasciste). Riconosce la non paura di chi è abituato a certe situazioni. Riconosce gli slogan sui muri, i simboli. Riconosce la differenza tra dimostrazione e distruzione. Riconosce la calma dopo la tempesta. Riconosce la normalità che lascia dietro di sè. Riconosce la funzionalità verso l'opinione pubblica. Riconosce chi ha già perso in partenza e da anni continua a perdere seguendo ideologie/metodologie che servono a chi le inculca nei piccoli giovani arieti che sfonderanno le porte ai loro padroni. Agnelli sacrificali per il grande padre... Già sento i belati di protesta. Mi ricordo anche chi è poi tornato piangendo. Commozione generale. nulla è cambiato. Dalle esperienze di chi era nel posto giusto al momento sbagliato e per questo sa che sarà perennemente odiato... Buona fortuna a tutti...

    1. Giancarlo54 15 dicembre 2010

      Rivoluzione? Rivoluzione? Rivoluzione?

      Mmmmmh. Magari. A me è sembrata semplicemente una manifestazione contro Berlusconi e per fare un favore a bersani e Fini, per cui...........

    1. Hamelin 15 dicembre 2010

      Piu' che insuerrezione io la definirei presa di coscienza .
      Evidentemente buona parte dei ragazzi di oggi si sta lentamente svegliando dal rincoglionimento imposto da media e cazzatucole varie che si sorbiscono ogni giorno . Aprendo gli occhi si rendono conto che per loro non c'è niente ed il meglio a cui possono aspirare è un duro lavoro gratis e magari una zuppa di cipolle e due vergate dietro alla schiena . I piu' fortunati possono aspirare ad emigrare in un altro paese . Quando persino il primo articolo della costituzione « L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
      La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. » viene violato palesemente ogni giorno da chi dovrebbe invece garantirlo , cosa c'è da aspettarsi?
      Nulla di buono...

    1. costantino 15 dicembre 2010

      Un mio amico aveva uno ci questi criceti.
      Un giorno lo ha liberato e gli ha permesso di andare in giro x casa. Poi lo ha rimesso nella gabbietta.
      Un altro giorno lo ha liberato e lo ha portato sul balcone per fargli prendere un pò d'aria.
      Il criceto ha preferito suicidarsi piuttosto che tornare in gabbia.

    1. Kevin 15 dicembre 2010

      "Mussolini è il salvatore e rinnovatore della sua Patria." Non so te, ma a me non piace la dodecafonia.

    1. Daowin 15 dicembre 2010

      Lestaat, penso che Gandhi abbia dimostrato a sufficenza su come farsi sentire senza passare dalla parte della violenza...Se non l'hai mai fatto ti consiglio di leggerti qualcosa di questo personaggio da cui io stesso ho imparato moltissimo e non finiro' mai...

    1. Kevin 15 dicembre 2010

      QUOTO.

    1. Caleb367 15 dicembre 2010

      quoto.
      E' quasi divertente sto elogio della "manifestazione pacifica", quella bellina e ripulita, dove non si dicono le brutte cose che sennò il ministro taldeitali mette il broncio e l'opposizione deplora che non è educato, dove si srotolano striscioni (piccoli e colorati) con motti simpatici e spiritosi ma nessuna accusa o protesta, per carità, vogliamo mica favorire una campagna d'odio? anzi, possibilmente, già che ci siamo, che questa manifestazione che tanto piace ai benpensanti e al potere costituito chieda prima il permesso alla questura con tanto di bolli e timbri - che poi se il permesso non lo hanno, vabbè, pazienza, sarà per un'altra volta - e paghi l'affitto al comune, magari con tornello coi biglietti all'ingresso e regolare iscrizione a confesercenti.
      Massì, elogiamo la manifestazione pacifica, che tanto piace allo status quo perchè somiglia tanto al criceto in gabbia. Che corre, corre, corre quanto vuole nella sua rotellina senza andare da nessuna parte, caga nella vaschetta senza sporcare per casa e non rompe il cazzo al padrone.

    1. ale5 15 dicembre 2010

      Come ho scritto prima, penso che i disordini di ieri non cambiano la situazione più di tanto, diversamente da una mobilitazione di massa che blocchi il paese, recando gravi conseguenze al funzionamento dello stato.
      Rimano il fatto che in un paese dove da almeno 10anni non ci sono state significative proteste, dove sta passando di tutto senza che nessuno dica ah, perchè limitarsi a discutere su un sito intenet tutto il giorno non porta a niente, è una novità positiva.

    1. Tetris1917 15 dicembre 2010

      Quando si va organizzati, gli infiltrati non si infiltrano. Quando si arriva a scaglioni e sconosciuti, senza un servizio interno che funziona, si creano le basi per sputtanare tutto. Guardatevi tutte le manifestazioni con un servizio che funziona.

      L'organizzazione dove sta? E poi qual'era l'obiettivo di ieri? Fare come a Londra? Oltrepassare la zona rossa come a Genova? E poi? Non scherziamo col potere quando e' in pericolo. Si mandano al macello persone che hanno veramente problemi. Pensate agli arrestati di ieri (quelli veramente legati alla manifestazione) se la passeranno male. Sono soli, proprio quando poi l'organizzazione dovrebbe difenderli. Tanti Don Chisciotte (non il sito).

    1. victorserge 15 dicembre 2010

      sono convinto che i provocatori c'erano, ma sono stati sorpresi dall'iniziativa dei rivoltosi.
      ma permettete.
      un giovane di vent'anni, coi tempi che corrono, che vede il suo futuro svuotato di significato se non accetta una sudditanza che nemmeno ai tempi di andreotti e fanfani si poteva immaginare; ecco, ma pensate davvero che questo individuo di carne, sangue e cervello non possa pensare di ribellarsi?
      i giovani al giorno d'oggi non hanno alternative: o sei uno del grande fratello o devi per forza di cose ribellarti.
      oggi, chi depreca la rivolta dei giovani è uno schiavo inconsapevole della propria viltà servile.
      la rivolta è vita, è vigore, è istinto di sopravvivenza e soprattutto sintomo di un bisogno di cambiamento, di varietà e anche di magia.
      parlo alla mia generazione(40-50 enni): se proprio non ce la sentiamo più di scendere in piazza, almeno sosteniamo moralmente chi ancora questa voglia non l'ha perduta.

    1. vic 15 dicembre 2010

      Gia' che siamo in tema di insurrezioni e Wikipedia, forse sono di maggiore ispirazione le sollevazioni d'Ungheria del 1956 e la cosiddetta primavera di Praga del 1968:

      it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_ungherese_del_1956
      it.wikipedia.org/wiki/Primavera_di_Praga

      Mettiamo al posto dell'URSS i globalisti e voila'!

    1. Lestaat 15 dicembre 2010

      Eccone un altro.
      AHAH
      Sta diventando patetica questa difesa a spada tratta della manifestazione pacifica.
      Ma non lo vedete che a menar le mani erano finalmente i manifestanti?
      Non vi rendete ancora conto che è l'unico modo?
      Non vi accorgete che non è mai servita nessuna criminalizzazione per pestare la folla manifestante?
      Non vi rendete conto davvero che è l'unica voce che ascolta il potere?
      Sosteneteli per dio, smettete tutti quanti di prendere le distanze....menavano e distruggevano....si, bene diamine....senza questo siamo arrivati qui cavolo....altre strade non ci sono, non le ascoltano....
      Per una cazzo di volta diciamoci la verità in faccia, non facciamo i vili anche stavolta.

Visualizzati 20 di 80 commenti approvati.