ROMA 14 DICEMBRE 2010: INSURREZIONE ?

ROMA 14 DICEMBRE 2010: INSURREZIONE ?

DI EUGENIO ORSO

pauperclass.myblog.it

Ore 20.00 del 14 dicembre, telefono dalla stazione delle corriere di Trieste ad un compagno di Roma del laboratorio di Comunismo e Comunità.

Gli chiedo: come sta andando, da voi, a Roma?

Lui mi risponde: Eugé, qui è un macello!

Piazza del popolo, piazzale Flaminio, una parte del cuore della città è rimasto a lungo sotto stress, investito dall’onda d’urto dei disordini di piazza.

Poi mi racconta, brevemente, di scontri che continuano in periferia, episodi forse isolati e legati al deflusso dei manifestanti, mi avverte che qualcuno ha notato strani figuri, con passamontagna o comunque “in borghese”, che nel pieno degli scontri si aggirano con tanto di trasmittente e di manette, mi parla di una situazione diventata improvvisamente esplosiva, tanto da far pensare a qualche intervento esterno, mirato, che ha favorito l’accensione della miccia, o che forse l’ha accesa direttamente.

Provocazioni? Infiltrazioni da parte di “corpi speciali” fra i manifestanti? Manipolazioni della protesta per criminalizzarla?

Forse … perché ci vuole qualcosa di più del semplice lancio di uova [di Conad o del Ildi] contro i covi dei sindacati venduti a Fiat, a Confindustria ed alla politica compiacente, o dei cori goliardici degli studenti durante i cortei, per criminalizzare la protesta, e con lei buona parte della società italiana.

Ci vogliono almeno un centinaio di feriti, un blindato in fiamme e qualche automobile privata distrutta, per poter giustificare la futura repressione della protesta sociale.

Mi tornano alla mente d’improvviso Nicolae Ceauşescu e la sua milizia segreta, la Securitate parallela, e se così fosse, non avrebbe più senso parlare del sistema di potere berlusconiano tenacemente in essere – per quanto assediato dai futuristi, dalle sedicenti e vili opposizioni parlamentari, i cui esponenti sono in vendita al miglior offerente, ma soprattutto indebolito dalla “sfiducia” della finanza globalista nordamericana – come di una sorta di “dispotismo dolce”, quasi che fosse tollerabile, un dispotismo “all’acqua di rose” che tutto sommato esprime una violenza anch’essa dolce, benché continua, quotidiana, destinata a penetrare nel pubblico e nel privato come l’acqua che si infiltra ovunque. Tutti i parlamentari, della maggioranza e dell’opposizione, hanno condannato senza riserve questa improvvisa ondata di violenza, che ha messo a ferro e fuoco il centro della Capitale, com’è logico e scontato che sia, quando si è beneficiari di privilegi ingiusti e si fa parte di clan subdominanti che legano in toto le loro fortune e il loro miserando sotto-potere alla tenuta di questo sistema, a qualsiasi costo etico e sociale.

Però è strano che ci sia questa contemporaneità fra l’esplosione improvvisa di violenza [la cui origine resta sospetta] e il voto parlamentare sulla sfiducia a Berlusconi, ed ancor più strano è che ciò avviene in una situazione che non è “esplosiva” come quella del settantasette, una situazione che fino a ventiquattro ore prima non pareva sul punto di esplodere …

Disordini, atti di teppismo di facinorosi, rivolta, insurrezione, le definizioni si sprecano, nella consueta confusione terminologica e nell’opera di depistaggio mediatico, volte a rendere “illeggibili” questi fenomeni politici e sociali.

Si tratta di espedienti utilizzati per nascondere la realtà, mentre si tende a criminalizzare i manifestanti, che hanno “accolto” i violenti nello loro file, ed a giustificare la futura repressione.

Quando la “realtà virtuale” di questo capitalismo, diffusa dai media nella loro incessante opera di flessibilizzazione e intontimento, rischia di dissolversi per l’emergere di contingenze sempre più dure, perché il piano sociale tende ad incrinarsi e il Vaso di Pandora della protesta rischia di scoperchiarsi da un momento all’altro, allora possono tornare in funzione, a pieno regime, gli apparati repressivi del potere mai dimessi – nonostante il dispotismo “dolce” e simili amenità – ed anzi, è più efficace anticipare la repressione, uccidendo i neonati movimenti antagonisti nella culla, quando non possono ancora difendersi, piuttosto che aspettare che crescano, nella società, nel paese vero, nella “realtà reale”, per affrontarli quando sono già ben saldi sulle gambe e possono restituire colpo su colpo. Ricompare perciò l’ombra inquietante dei fantomatici black bloc, che si aggirano nelle piazze e nei viali come degli spettri senza volto armati di spranga, e questo ci avverte che fra un po’ il potere non scherzerà più, ma passerà all’offensiva cercando di colpire nel cuore la protesta sociale, per annichilirla prima che si diffonda. I nuovi black bloc, come qualcuno li ha definiti, sono i neri uccellacci che annunciano il temporale, sono gli elicotteri il cui ronzio minaccioso annuncia l’avvicinarsi del conflitto, sono un segnale di futuri scontri e soprattutto della futura repressione.

Il finanziere circondato dai “facinorosi” che difende la sua pistola d’ordinanza, al prezzo di rischiare l’incolumità personale, ufficialmente vuole essere la patetica immagine di un potere democratico che si difende contro i violenti, i teppisti, i frangitori di vetrine e gli incendiari.

In realtà, dietro l’incolpevole ed ignaro finanziere si nasconde neppure troppo bene l’immagine di un potere spietato, violento al massimo grado e generatore di violenze attraverso le profonde ingiustizie sociali, che si prepara ad attaccare, a lanciare la sua offensiva per difendere il “Palazzo d’inverno”.

E’ bene iniziare a comprendere i fenomeni, a penetrare la loro sostanza, a leggere questa realtà con nuove chiavi di lettura, perché solo questa comprensione può aiutarci ad impostare una lotta efficace, ed in primo luogo a difenderci dalle violenze di questo potere.

Seguono alcune brevi considerazioni sulla Insurrezione e sulla Rivoluzione, con l’avvertenza che il discorso è appena iniziato.

****

Nel linguaggio corrente, in quello giornalistico, nelle opere letterarie, in molti saggi e in molti scritti storici, politici, sociologici, le espressioni “insurrezione” e “rivoluzione” spesso si utilizzano come sinonimi, l’una in sostituzione dell’altra, oppure l’una accanto all’altra, l’una ad integrazione dell’altra, come se rappresentassero lo stesso fenomeno politico e sociale, o al più aspetti diversi, ma complementari, dello stesso fenomeno. In certi frangenti storici, nei momenti più critici di passaggio da un ordine politico e sociale ad un altro, nei momenti di rottura del quadro istituzionale vigente e di scontro fra componenti politiche e sociali in lotta, fra classi sociali contrapposte che si affrontano, è parso che l’insurrezione spontanea fosse stata la scintilla d’innesco, la precondizione necessaria di un intero processo rivoluzionario che nella realtà ha richiesto tempi di maturazione molto lunghi, un processo di cambiamento e liberazione ben più complesso ed articolato della semplice ed improvvisa sollevazione di gruppi di subalterni, il quale non può che maturare nel corso di lunghi decenni o di interi secoli, come è accaduto nel caso delle due rivoluzioni più celebri della cosiddetta modernità: la prima rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione bolscevica del 1917.

L’uso indifferenziato delle espressioni “insurrezione” e “rivoluzione” è molto comune e diffuso, e si può constatare sia leggendo un libro o sfogliando una rivista, sia navigando in rete.

A riprova di quanto precede, non è necessario consultare testi specialistici di storia, ma è sufficiente accedere alla rete e consultare Wikipedia.

Infatti, per quanto riguarda la storia messa in rete e gratuitamente f ruibile, nella pagina di Wikipedia in lingua italiana dedicata alla rivoluzione bolscevica del 1917 si legge quanto segue: L'insurrezione prende il via la sera del 6 novembre (24 ottobre del calendario giuliano in uso al tempo): la sera vengono occupate prima tutte le tipografie; la notte del giorno dopo 7 novembre (25 ottobre) i punti più importanti di Pietrogrado: poste, telegrafi, stazioni ferroviarie, banche, ministeri. Il governo provvisorio praticamente cessa di esistere senza alcuna resistenza. [http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_d'ottobre]

Restando in rete, e consultando l’enciclopedia degli anarchici italiani, cioè Anarcopedia, apprendiamo che l’insurrezionalismo è, prima di tutto, un pensiero radicale che sostiene la possibilità di attaccare Stato e Capitale in ogni momento, al di là di qualsiasi elaborazione strategica o tattica. A differenza di altre tendenze che si sono sviluppate nel corso della storia del pensiero libertario (comunisti, individualisti, organizzatori, antiorganizzatori, educazionisti, sindacalisti, ecc.) che si basavano soprattutto su una diversa concezione politica e organizzativa, l’insurrezionalismo si distingue principalmente per la concezione dei mezzi da usare per l’abbattimento dello Stato, è quindi affine soprattutto alla corrente individualista (esclusa la tendenza pacifista) ma anche a quella comunista.[http://ita.anarchopedia.org/anarchismo_insurrezionale]

L’insurrezione, secondo quegli anarchici per l’appunto definiti “insurrezionalisti”, diventa la strada maestra per il sovvertimento dell’ordine costituito, che ha come sbocco l’abolizione dello stato e delle istituzioni [o la loro distruzione completa con l’uso della violenza], la quale rappresenta lo storico obbiettivo che tali movimenti e gruppi perseguono, per una liberazione di uno spazio fisico, più o meno ampio, dall’autorità e dalla gerarchia imposta da una classe privilegiata, per sostituirla immediatamente con una società libertaria e strutturata orizzontalmente [Ibidem].

L’anarchismo insurrezionale accetta e promuove l’insurrezione – spontanea, violenta, ma non sempre necessariamente tale, alimentata sia da atti individuali sia da azioni collettive – quale metodo di lotta per raggiungere l’obbiettivo prioritario dell’abolizione dello stato, ma dati i limiti intrinseci posti dall’azione insurrezionale e soprattutto considerati i limiti che discendono dallo stesso ultraindividualismo anarchico [diverso da quello che supporta il capitalistico liberista, neoliberista ed ultraliberista, ma con alcuni rilevanti punti di contatto filosofici, rappresentati, ad esempio, da niccianesimo e nichilismo], l’anarchismo non tiene conto delle rivendicazioni sociali e non esprime alcun chiaro modello di società futura ed alternativa alla società capitalistica, esattamente come la pura insurrezione, nata dall’esplosione di un’incontenibile rabbia dei subalterni, non porta da nessuna parte e distrugge il vecchio senza porsi il problema di costruire il nuovo.

Insurrezionalismo ed anarchismo vanno perciò a braccetto, anche se non tutte le correnti del pensiero anarchico contemporaneo accettano e promuovono la rivolta violenta.

La presunta vicinanza anarchica alla “corrente comunista” è un’affermazione che va presa con le molle, non soltanto per l’ovvia ragione che il leninismo rifiutava l’abolizione anarchica dello stato ed ammetteva soltanto l’estinzione [futura] dello stato borghese dopo averlo occupato e trasformato in semi-stato socialista, ma anche perché, fin da prima dell’avvento di Lenin e della sua riforma del pensiero marxista tradizionale ed ottecentesco, lo stato, in origine borghese e quindi strumento di dominio della classe allora egemone, avrebbe dovuto costituire lo strumento politico [per quanto temporaneo] per la necessaria socializzazione dei mezzi di produzione ed il definitivo superamento della proprietà privata [Engels].

Nella tradizione comunista e marxista ottocentesca e nella variante marxista-leninista, com’è arcinoto, lo stato non doveva essere abolito, ma occupato, debitamente utilizzato in una fase socialista, e poi avrebbe potuto tranquillamente estinguersi, in seguito a quel avvento del comunismo che si pensava necessitato.

La vicinanza anarchica insurrezionalista alla “corrente individualista”, invece, sembra molto più sostenibile – insurrezione e violenza a parte – anche perché gli individualisti in questione sono pur sempre degli anarchici, per quanto caratterizzati da forti “tratti” stirneriani [Max Stirner] od anche, nella versione d’oltre Atlantico, con alcuni significativi connotati liberali, ma in ogni caso ciò che si esalta è un individuo “primigenio”, inevitabilmente sradicato e quindi un atomo “in libertà” che deve poter seguire qualsiasi traiettoria.

Facendo astrazione dalle cosiddette rivoluzioni scientifiche, che certo hanno influenzato la storia e le vicende umane, che hanno avuto una ricaduta ideologica nella società e quindi si sono mostrate in grado di modificare gli eventi storici, gli assetti sociali e gli aspetti culturali, ma che riguardano in primo luogo il mondo naturale in sé prescindendo dalla soggettività umana e dal suo inevitabile portato di problematizzazioni, una definizione di ampio respiro che si potrebbe porgere della rivoluzione, in quanto fenomeno politico e sociale, nonché momento di rottura nella vita associata che annuncia la sua ricomposizione in forme nuove, è quella che vede nella rivoluzione un approdo temporaneo in un processo di liberazione/ emancipazione dell’uomo lungo ed incerto, che si sviluppa attraverso momenti di rottura storica – simboleggiati appunto dalle rivoluzioni – quale condizione necessaria ma non sufficiente per consentire lo sviluppo di tale processo, che per sua natura è destinato ad essere inconcluso.

Restando collegati in rete ed abbandonando Anarcopedia per tornare a Wikipedia, per quanto riguarda la definizione della rivoluzione in termini politici leggiamo che La rivoluzione in politica è un radicale cambiamento nella forma di governo di un paese, comportando spesso trasformazioni profonde di tutta la struttura sociale, economica e politica di un sistema, al sorgere di un nuovo tipo di cultura politico-sociale. Le rivoluzioni comportano spesso azioni violente, anche se esistono le cosiddette "rivoluzioni nonviolente". Possono essere associate ad un colpo di stato che cambi in maniera netta il governo. Secondo Raymond Aron: "sembra opportuno riservare il termine colpo di Stato al cambiamento di Costituzione decretato illegalmente dal detentore del potere (Napoleone III nel 1851), o alla presa del potere da parte di un gruppo di uomini armati, senza che questa conquista (sanguinosa o no) comporti necessariamente l'avvento di un'altra classe dirigente o di un altro regime. La rivoluzione implica molto più del’togliti di là, così mi ci metto io”. [http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_(politica)]

Le cautele di Raymond Aron, che distingue fra un semplice golpe, con il conseguente cambio della compagine di governo [“togliti di là, così mi ci metto io”], ed il più complesso ed articolato fenomeno rivoluzionario, sono naturalmente condivisibili, e la definizione di rivoluzione proposta da Wikipedia ai “naviganti” purtroppo non tiene conto di quel processo plurisecolare di liberazione ed emancipazione umana [oggi apparentemente interrotto dalle nuove dinamiche del Capitalismo Transegenico Finanziarizzato del terzo millennio] cui prima si è fatto cenno, che consente di formulare una definizione di più ampio respiro della rivoluzione, pienamente inserita in questo processo, del quale può costituire una tappa fondamentale.

Eugenio Orso

Fonte: http://pauperclass.myblog.it/

Link http://pauperclass.myblog.it/archive/2010/12/15/roma-14-dicembre-2010-insurrezione-di-eugenio-orso.html

15.12.2010

Commenti (80)

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    1. Diapason 18 dicembre 2010

      ...Ancora co' 'sta storia, patmar?

      MA MAGARI AVERCELA, una macchina per cui correre il rischio che finisca bruciata.

      Io giro con un vecchio transalp tenuto su col filo di ferro, a 43 anni, perché da 23 anni sono un precario che salta da un contratto (6, 12, 18 mesi) all'altro.

      SOPRAVVIVO DA VENTITRE' ANNI.

      Non conosco la tua condizione, ma quello che esprimi ed il modo con cui lo esprimi fanno pensare a qualcuno ormai completamente obnubilato di ca##@te televisive.

      Le cose sono due: o ti svegli, o finirai svegliato.

    1. Diapason 18 dicembre 2010

      ...Complimenti: due post, due tristissime vaccate.

    1. Diapason 18 dicembre 2010

      Durante il movimento di Gandhi ci sono stati degli eccidi incredibili.

      La maggior parte ad opera degli inglesi contro popolazione inerme, ma una gran parte è stata perpetrata dalle frange musulmane E da quella parte degli indù che non ritenevano vincente la strategia di Gandhi.

      E non erano pochi, anzi.

      Gandhi è passato alla storia per le sue idee, non per l'efficacia con cui sono state messe in pratica: una grande parte della popolazione indù lo ha seguito, ma una altrettanto grande parte ha imbracciato le armi per cacciare gli inglesi...

    1. Diapason 18 dicembre 2010

      Quoto te e le posizioni simili, ma non su tutto.

      Le violenze e le distruzioni non sono state perpetrate dai manifestanti, salvo piccoli isolati gruppuscoli che hanno effettivamente perso la calma e sembrano costituire un primo, ancora inconsapevole, nucleo di normali cittadini giovani che stanno comprendendo che l'unico modo per far venire le gambe molli al re è sventolargli sul muso la ghigliottina.
      Violenze e distruzioni sono state messe in pratica quasi esclusivamente da "professionisti", gruppi organizzati, paramilitare.
      A proposito di questo, alla frase di patmar111:

      "non erano studenti, non erano precari da vent'anni con figli a carico: erano un tot di ragazzotti con passamontagna che di mestiere o per divertimento o perchè hanno bisogno di adrenalina a mille fanno quello per cui, probabilmente, sono anche pagati e cioè casino."

      replico con una domanda solo apparentemente retorica: se questa gente che si infiltra nei cortei "pacifici" ha a cuore solo la distruzione fine a sé stessa, slegata da qualsiasi motivazione sociale, perché solo durante i cortei si raggruppa e scatena?
      Ai cortei c'è la maggior concentrazione possibile di forze dell'ordine: il rischio che qualcuno di questi "violenti gratuiti" venga catturato è alto - o forse, meglio: sarebbe alto se i contingenti in divisa operassero repressione selettiva, giudiziosa, mirata, invece di macinare coi cingoli solo quei malcapitati facili da macinare.
      Perché questi "violenti gratuiti" non si riuniscono a sorpresa un tranquillo mercoledì mattina, alle 6,30, quando in giro c'è solo la sonnolenta gente che lavora a quell'ora, e non prendono di mira una banca, un McDonald's, devastandolo definitivamente indisturbati? Avoglia a sfogarsi, prima che arrivi una volante. E se anche una volante arriva, i due o tre agenti che ne scenderebbero cosa potrebbero fare, contro un gruppo di 25-30 unni ben armati? Passerebbe almeno un'ora prima che qualche contingente nutrito, in grado di opporre seria resistenza, riuscisse a recarsi sul posto.
      Perché i devastatori non si riuniscono in posti e orari in cui la possibilità di incontrare non dico un carabiniere, ma almeno un vigile urbano o un metronotte, è praticamente nulla, e non sfogano la loro caotica e immotivata fame di distruzione giocando al "devasta e fuggi" con l'autorità?

      ...Invece no: salvo rare occasioni (partite di calcio?) non si sentono e non si vedono. Tanta disordinata e immotivata fame di violenza e distruzione rimane sopita, disinnescata, dormiente.
      Ma APPENA si annuncia una manifestazione, i cui organizzatori si sgolano a definire "pacifica" e i cui partecipanti piamente assicurano che se ci saranno scontri, saranno provocati da "frange esterne", queste "cellule" si risvegliano, si organizzano, cicciano fuori nel momento di massima concentrazione delle telecamere, e iniziano lo show.

      Andiamo, come diceva il gobbo? "A pensar male si fa peccato, ma al 99% ci si azzecca" (ossia: ci si indovina)?
      Sono organizzati, irregimentati, armati, diretti, coordinati, protetti e nascosti, da chi trae vantaggio dalle loro mosse: un governo che li usa come motivazione per reprimere, controllare, manganellare.
      Nel settembre 1939 truppe tedesche TRAVESTITE DA TRUPPE POLACCHE attraversarono il confine Germania-Polonia in montagna, poi scesero verso una strada polacca e puntarono nuovamente verso la frontiera. Una volta appostate, spararono un bel numero di colpi contro un posto di blocco di frontiera tedesco. Voilà, servito il casus belli, la Germania invase la Polonia.
      Qui da sempre accade lo stesso: "c'è stata una manifestazione mossa da alcune questioni sociali di rilevantissimo interesse, su cui il governo deve pronunciarsi, deve intervenire, deve risolvere." - Risposta facile facile, tra le righe, del governo: "noi motivazioni non ne abbiamo sentite, abbiamo solo visto violenze, quindi alla prossima manifestazione saremo ancora più pronti a darvele di santa ragione - eh si, a voi poveracci inesperti, perché questi blac bloc (che sono ROBA VOSTRA) proprio non riusciamo ad afferrarli..."

      Acchiappano Totò Riina, acchiappano Provenzano, e non acchiappano questi?

      Driiiiiiiiiin!!! Sveglia!

      In generale, comunque, concordo: ORMAI CI VUOLE IL SAMPIETRINO. MA DEVONO IMPARARE TUTTI A TIRARLI.
      Per carità, niente morti, se ci si riesce, siamo nel 2010.
      Ma una cosa come questa:

        http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/15/foto/grecia_picchiano_ex_ministro_dei_trasporti-10228364/1/



      non vedo l'ora che accada!

    1. mat612000 17 dicembre 2010

      Sono d'accordo anche se tra un nemico palese e un falso amico non c'è molta differenza.
      Disapprovo l'uso della violenza come strumento di lotta politica e, fossi un ragazzo del movimento, mi guarderei bene da chi, invece, ne tesse le lodi.
      Ci sono già state in Italia altre rivolte e altre guerriglie diffuse, parlatene con chi c'era: se sono persone oneste non potranno che dirvi che è una strada che non porta lontano.
      Con più che, secondo me, sotto certi punti di vista (garanzie sul lavoro, capacità di reddito da salario) la situazione di oggi è addirittura peggiorata rispetto a quella che determinò altri movimenti.

    1. Lestaat 16 dicembre 2010

      Non frega niente a nessuno di condividere i problemi degli altri patmar.
      E non frega niente a nessuno nemmeno di come vengono percepite certe cose.
      Quello che conta, se ancora non l'hai capito, è solo ed esclusivamente quello che ALTROVE viene deciso sulle nostre teste.
      E perchè questo cambi bisogna togliere il potere a chi ce l'ha, e visto che non lo molla, levarglielo di peso.
      Le manifestazioni di violenza, caro patmar, e aggiungo purtroppo, sono il mezzo indispensabile affinchè il potere, da chiunque venga gestito al momento, torni a rendersi conto che ha quel potere perchè il popolo glie lo ha dato. E questo non c'entra nulla con la democrazia o meno poi, perchè il monarca, è tale finchè il popolo non lo decapita.
      Quindi continuare a parlare di manifestare il dissenso, cercare di far capire alla "gente", fare cose che la "gente" condivide è uno sterile esercizio retorico ormai. Quel che importa è l'effetto diretto di ciò che si fa direttamente sulle persone di potere, dal politico, al colletto d'oro (la nuova forma di colletti bianchi, visto che quelli originali ormai sono schiavi quanto il resto della popolazione), passando per il padrone dell'azienda che vuole essere competitivo.
      E a dimostrazione di questa semplice equazione c'è proprio quella parte di storia del nostro paese che tu citi decisamente a sproposito.
      Se le cose sono peggiorate è proprio perchè si è voluto ad ogni costo prendere le distanze dai cosiddetti "facinorosi". Solo grazie alla loro esistenza si sono ottenuti i diritti. L'avrei voluto proprio vedere lo statuto dei lavoratori non dico approvato, ma anche solo presentato in parlamento, senza quella ben precisa situazione sociale, dove se cagavi fuori dal vaso trovavi le botte sotto casa, se dicevi le cazzate su un quotidiano ti gonfiavano di cazzotti...
      Senza tutto ciò il potere non ascolta.
      La protesta "pacifica" è stata una mano santa per il potere, tanto che la propaganda ha spinto parecchio su quello, gonfiando ed alterando la percezione della realtà delle cose e della storia, dimenticando ad esempio sistematicamente quanto accadeva in India mentre Ghandi digiunava e disobbediva pacificamente.
      Certo, se tutti gli esseri umani fossero Ghandi si risolverebbe tutto, ma se tutti fossero Ghandi non ci sarebbe nulla da risolvere.
      La situazione è questa perchè nelle masse di persone c'è sempre una parte più egoista dell'altra, e quando il sistema lo permette, è sempre quella parte che domina sull'altra. Con la situazione che non può che peggiorare visto che il potere altera poi le basi culturali su cui poggiare un opinione seria. E il mondo diventa una merda come oggi.
      Questo deve semplicemente finire, e che lo voglia io o meno, che sia bello o brutto, giusto o sbagliato, buono o malvagio, accadrà in modo violento perchè chi gestisce il potere non sa parlare altre lingue visto che è cresciuto in un mondo che crede essere l'unico possibile e che parla solo in quel modo.
      Dovresti guardare un po' più in la del giardinetto e della macchinina. Ricordando tra l'altro che a pagare sono per lo più le assicurazioni. Era di fondamentale importanza rompere il tabou della violenza nelle strade, meglio ricordare cosa accade quando si opprime un popolo.
      Via quantomeno hai cercato di argomentare.

    1. mandal2010 16 dicembre 2010

      condivido la risposta di ale5.bravo

    1. radisol 16 dicembre 2010

      Beh, io ad esempio ero in piazza, come ho già detto .... e comunque se è giusto in generale criticare i "rivoluzionari da tastiera" io preferisco incominciare da quelli che qua sopra ci hanno esaltato persino le presunte rivolte dei separatisti del Texas ( a metà tra la nostra Lega ed il Ku Klux Klan) in nome appunto della "rivolta planetaria" ... e che quando i casini di piazza ce li hanno sotto casa gridano alla "provocazione", agli "infiltrati" ecc. ecc. .... quando addirittura non stanno dalla parte delle guardie .... poi certo ce ne ho anche per gli altri ... quelli che Chavez qua, Castro là, l'Iran, la Palestina, la resistenza irakena, il dollaro che sta crollando ..... e poi "armiamoci e partite" ..... ma i primi sono innegabilmente peggio e purtroppo qua sopra mi sembrano la maggioranza ....

    1. lunicoelasuaproprieta 16 dicembre 2010

      mah non ne ho la più pallida idea... Sarai un cesso ricevitore boh!!

    1. Frikkio 16 dicembre 2010

      Perche' mi trasmetti un senso di stronzate?

    1. patmar111 16 dicembre 2010

      perfetto

    1. patmar111 16 dicembre 2010

      Io non ho una di quelle macchine di grossa cilindrata ed è anche vecchia di 10 anni, e poi era una battuta!!! Ma non è questo il problema: è che non capisco il senso del far valere le proprie ragioni danneggiando altri.
      Hai tutta la mia solidarietà se veramente sei nelle condizioni che mi auguri, ma pensi davvero che azioni di quel genere possano generare condivisione dei problemi e che non vengano piuttosto percepite come manifestazioni di pochi che non aspettano che queste occasioni per scatenare il putiferio? Se pensi che le cose possano cambiare con una insurrezione violenta, secondo me puoi scordartelo. Generazioni precedenti ci hanno provato e non è andata affatto bene, anzi, le cose sono peggiorate. E poi non erano studenti, non erano precari da vent'anni con figli a carico: erano un tot di ragazzotti con passamontagna che di mestiere o per divertimento o perchè hanno bisogno di adrenalina a mille fanno quello per cui, probabilmente, sono anche pagati e cioè casino.
      Io posso pure essere un borghesuccio piccolo piccolo e posso anche andare a vaffanculo visto che lo vorresti, ma credimi non è quella la strada per avere il consenso e senza il consenso non si possono provocare i cambiamenti.
      In quanto ai due non tre post, mi sono sbagliato perchè avrei voluto rispondere direttamente al tuo ma per errore ho commentato l'articolo.

    1. lunicoelasuaproprieta 16 dicembre 2010

      La rivoluzione si differenzia dall'insurrezione per una caratteristica importante: la STRATEGIA.

      Mentre l'insurrezione è reazionaria, non ha per costruzione obiettivi particolari se non la ribellione ad un sistema di cose, la rivoluzione mira ad obiettivi strategici che mirino all'indebolimento dell'avversario studiati a tavolino.

      Di conseguenza un'altra caratteristica di distinzione importante è quella TEMPORALE.

      Mentre l'insurrezione è MOMENTO (ovvero cogliere l'attimo di disequilibrio del sistema e poi reagire) la rivoluzione è PIANIFICAZIONE.

      A mero titolo esemplificativo e prendendo spunto dallo sproloquio di Cossiga:

      Andare addosso agli sbirri a casaccio brandendo spranghe è sintomatico di un momento di crisi, è reazione ad uno stato di cose, che può essere legittimo o no, non mi interessa qui disquisire su questo, è INSURREZIONE.

      Fare in modo che l'apparato democratico (involucro ideale del capitalismo) non ottenga il necessario consenso popolare per reprimere la serie di insurrezioni che porterebbero col tempo alla creazione di avanguardie Rivoluzionarie, significa minare alla base la Comunicazione, arma primaria per l'acquisizione di consenso e l'ottenebrazione della mente.

      La comunicazione avviene tra due interlocutori attraverso un segnale di output (trasmettitore) il quale attravera un canale (per esempio l'aria) per la trasmissione di un codice ed infine un ricevente che acquista il segnale del trasmettiore, l'input (ricevitore).

      Pertanto quando si vedranno gruppi eterogenei buttare giù dalla finestra i televisori, le radio e i computer (il ricevitore del segnale), oppure altrettanti gruppi buttare giù i trasmettitori dei sgnali televisivi di rai, mediaset ecc. (trasmettitore del segnale) si potrà cominciare a parlare di processo rivoluzionario.

    1. mat612000 16 dicembre 2010

      Sarebbe carino sapere dov'erano martedì i tristi e vecchi apologeti della violenza di piazza che qui hanno scritto.
      "Bravi ragazzi! Ribellatevi! Fate a botte con la pula!"
      "E tu?"
      "Io arrivo subito, intanto andate avanti"
      Vent'anni di stragi, attentati, imboscate, (purtroppo magari da qualcuno anche vissuti) non sono proprio serviti a niente?
      Si dice che se non si fa giustizia certe persone sono morte per niente, è vero ma anche rileggere certe cazzate scritte non proprio da ragazzini fa pensare la stessa identica cosa.

    1. ilnatta 16 dicembre 2010

      tutto giusto. vorrei solo precisare che il danno alla proprietà non è violenza. e poi non vedete quali sono i target? banche, mcdonald, negozi di lusso ed auto di grossa cilindrata... cose che non mi riguardano...

    1. Frikkio 16 dicembre 2010

      Siiii? E non hai visto ancora niente, apetta, aspetta!

    1. Santos-Dumont 16 dicembre 2010

      La presunta vicinanza anarchica alla “corrente comunista” è un’affermazione che va presa con le molle, non soltanto per l’ovvia ragione che il leninismo rifiutava l’abolizione anarchica dello stato ed ammetteva soltanto l’estinzione [futura] dello stato borghese dopo averlo occupato e trasformato in semi-stato socialista, ma anche perché, fin da prima dell’avvento di Lenin e della sua riforma del pensiero marxista tradizionale ed ottecentesco, lo stato, in origine borghese e quindi strumento di dominio della classe allora egemone, avrebbe dovuto costituire lo strumento politico [per quanto temporaneo] per la necessaria socializzazione dei mezzi di produzione ed il definitivo superamento della proprietà privata [Engels].[...]

      Chissà perché questo Eugenio Orso (cognome suggestivo che richiama alla mente il simbolo della Madre Russia...) non sa, o piuttosto, finge di non sapere che con "corrente comunista" su Anarchopedia [ita.anarchopedia.org] non ci si riferisce al comunismo di Marx/Lenin quanto piuttosto all' anarco-comunismo [ita.anarchopedia.org], giusto per fare un paio di nomi Pëtr Kropotkin o quel Nestor Makhno che vide tra i suoi più acerrimi nemici proprio i bolscevichi... qualcuno sa dirmelo?... :D ... Forse che gli orfani del comunismo reale e/o dei cinque maestri hanno bisogno di nascondere questi insignificanti dettagli per mantenere un minimo di autostima?

    1. Hamelin 16 dicembre 2010

      Tecnicamente le macchine bruciate sono anche nostre ( Mezzi della Guardia di Finanza ) .
      In quanto i beni dello Stato "appartengono" ad ogni cittadino .

      Detto questo , mi dispiace che hanno bruciato le macchine ... anche perchè nel mio piccolo ho contribuito anch'io a comprarle e mantenerle( E contribuiro' a comprarne di nuove per sostituirle )...

      Ma preferisco che i miei soldi brucino cosi' piuttosto che vederli bruciati in puttane coca e mazzette...l'unico campo nel quale sono esperti i politici Italioti

    1. Lestaat 16 dicembre 2010

      Ma te che diamine di macchina hai?
      No perchè hai fatto 3 post in croce e tutti co sta storia della macchna.
      Mah.
      In ogni caso, ti rispondo.
      Sarei incazzato come una jena.
      E quindi?
      Siamo forse qui a parlare della mia macchina?
      Stiamo parlando dell'eventuale approvazione da parte dei proprietari di quelle macchine alla protesta?
      Stiamo forse mettendo in discussione il fatto che la violenza sia una cosa di principio sbagliata?
      NO
      Stiamo facendo una analisi politica e sociale della situazione attuale e che ti piaccia o meno me ne sbatto le palle della automobili e dei proprietari di quelle automobili.
      C'è in ballo la VITA di milioni di persone, il futuro di una intera generazione....e tu, borghese e meschino ti lamenti perchè "di sangue han sporcato i cortili e le porte".
      Che ti possano capitare 20 anni di precariato a singhiozzo con un figlio a carico e una compagna che ti molla perchè non riuscite nemmeno più a parlare uno con l'altra troppo presi dalla semplice sopravvivenza.
      E ringrazia che sono educato, perchè un commento come il tuo in una situazione come questa meriterebbe un vaffanculo di dimensioni epocali e basta.
      Vergognati borghesuccio piccolo piccolo, vergognati e basta....e attento al tuo piccolo giardinetto, e prega affinchè continui ad averlo, omino.

    1. radisol 16 dicembre 2010

      Le macchine bruciate, tre in tutto ed in un caso del tutto accidentalmente ( le fiamme del blindato della Finanza sono arrivate ad una macchina vicina) erano tutte e tre macchine extra-lusso ed una pure targata Corpo Diplomatico. Una volta chiarito che bruciare le macchine non serve a nulla, giuro che non ho pianto per così poco .... sono un insensibile ? Pazienza ....

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