ROLLO FUNEBBRE !!!

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI GIANLUCA FREDA

blogghete.blog.dada.net


"con rispetto parlando, Gianluca... ma vaffanculo va! :-D non è il 1° aprile eh, siamo a luglio..."

cloro

Il lato positivo della questione è che quando la mia ora fatale giungerà sul serio, nessuno ci crederà più. Tutti penseranno che sono nascosto in un bunker sotterraneo segreto a giocare a poker con Elvis. Nasceranno accese discussioni tra complottisti e ufficialisti che terranno banco per anni sul web. Spunteranno foto sfocate raffiguranti tizi che mi somigliano mentre giocano a bowling o fanno la spesa, citate a riprova della mia permanenza in questa dimensione terrena. “E’ bello doppo il morire vivere anchora”, diceva Bernardino. Non sarà proprio come l’immortalità letteraria o come quella quantica, ma sempre meglio che niente. Sono uno che si accontenta.
Battute a parte, chiedo umilmente perdono a tutti per il mio scherzaccio di ieri.

Nella foto: Gianluca Freda
La stragrande maggioranza dei lettori, fortunatamente, non ci è cascata, ma quelli che hanno preso sul serio il mio improbabile necrologio – in cui parenti “addolorati” me ne dicevano di tutti i colori - si sono presi un bello spavento. Chiedo perdono soprattutto a quelli che mi hanno scritto e perfino telefonato a casa per le condoglianze (ha risposto mia figlia, che non sapeva del mio articolo ed è caduta dalla nuvole). Sono davvero commosso per l’affetto che alcuni lettori mi hanno dimostrato e mi dispiace sul serio di averli fatti preoccupare. Gli chiedo scusa. Inviate pure tutte gli insulti e le maledizioni che volete, per una volta non censurerò niente. Merito di essere punito.
In un penoso tentativo di ottenere delle attenuanti, dirò che quando ho scritto l’articolo non credevo che qualcuno l’avrebbe preso sul serio, dato che se questo blog ha mai avuto una costante essa consiste nell’invitare i lettori a diffidare sempre di ciò che ascoltano o leggono. O perlomeno a verificarlo con attenzione. Avevo inserito di proposito l’articolo nella categoria “bufale”; al link “bibliografia” avevo inserito un commento che svelava la panzana e chiariva, in parte, lo scopo dell’articolo; avevo perfino scelto tra le mie fotografie un’immagine in cui il mio lungo naso pinocchiesco spiccava di profilo in tutta la sua magnificenza, per offrire un suggerimento ulteriore. Macché, niente da fare. Contro la retorica, l’analisi non ha mai avuto la minima chance.

Vorrei sottolineare quanto segue: quando aprii questo blog all’inizio del 2006, ero un povero ingenuo pieno di condizionamenti mentali. Lo scopo del blog era in origine (pensate un po’) quello di sbeffeggiare Berlusconi – che ritenevo all’epoca responsabile di tutti i mali d’Italia, più o meno – in vista della sua probabile sconfitta alle elezioni del 2006. Ma dovendo scrivere degli articoli, fui costretto anche a leggerne molti e leggendo si imparano un sacco di cose. Quello che imparai è che tutte le categorie mentali su cui avevo costruito la mia percezione del mondo erano nella migliore delle ipotesi discutibili, quando non completamente campate in aria. E non lo erano per caso: tutta la mia (la nostra) percezione del mondo era stata edificata dall’apparato dell’informazione su una quantità di assunti falsi o indimostrabili allo scopo di controllare i nostri comportamenti e le nostre reazioni di fronte ad ogni aspetto della vita. E quando dico “tutta la mia percezione”, intendo proprio TUTTA, non semplicemente quella attinente alle trascurabili performance della politica italiana, incarnata dall’uno o dall’altro dei suoi figuranti. Mi accorsi che la cosiddetta “informazione” (giornali e TV) non aveva affatto lo scopo di “informare” l’uomo della strada: al più serviva a condizionarlo e manipolare le sue percezioni, ma la sua funzione principale era quella di operare come strumento di pressione tra gruppi di potere o come canale attraverso il quale i dominanti si scambiano tra loro subdoli messaggi in codice che solo i diretti interessati possono decodificare. E’ questo uno dei motivi per cui quando sento oggi parlare del “bavaglio all’informazione” rappresentato dalla cosiddetta legge sulle intercettazioni, provo soltanto un misto di sollievo e stupefatta ilarità.

E non era solo l’informazione quotidiana: capii con orrore che TUTTA la Storia che ci era stata raccontata sui banchi di scuola era un cumulo di menzogne. Mi accorsi che esistevano “due storie”: quella agiografica e distorta che viene regolarmente propinata agli studenti di ogni età negli appositi falansteri della cultura; e quella “seria”, nota solo ai professionisti, in cui la prospettiva comune sulla stragrande maggioranza degli eventi del passato veniva completamente ribaltata da dati e nozioni che sono di pubblico dominio, ma che vengono tenuti nascosti al grande pubblico o ridotti al silenzio (nei rari casi in cui riescono ad affiorare) dallo strepito dei dobermann dell’ufficialità mediatica. Mi accorsi che buona parte di ciò che crediamo di sapere sulla medicina, sull’astronomia, sulla fisica, sulla biologia era in realtà un cumulo di nozioni astratte, destituite di ogni fondamento scientifico. Capii che i meccanismi che muovono la politica degli stati non hanno nulla a che fare con le favole “fasciste” e “comuniste” che ci hanno abituato ad immaginare. Capii che l’osannata “democrazia” era nella migliore delle ipotesi una narrazione fiabesca scritta con lo scopo di scongiurare ribellioni schiavili. Capii che l’AIDS è una malattia inventata, che i “terrorismi” e i “banditismi” di ogni epoca non sono che la narrazione, ad uso dei lattanti, di complesse strategie geopolitiche che l’umanità non deve conoscere. Capii che perfino la rivoluzione della Terra intorno al Sole non è un dato scientifico oggettivo ma soltanto un’interpretazione, non esente da implicazioni politiche che riflettono un conflitto retrostante tra i grandi gruppi di potere per il controllo dell’immaginario umano. Capii un sacco di altre cose, di cui negli anni ho cercato, con alterne fortune e alterni risultati, di parlare su questo blog.

Comunque, il punto è che a partire dallo sviluppo di internet, un sacco di altra gente ha capito queste cose. L’informazione e la scienza ufficiali hanno perso e stanno perdendo ogni giorno la loro aureola di autorevole punto di riferimento per l’interpretazione della realtà. E qui nasce il problema che volevo evidenziare con la discutibile boutade di ieri: tutti noi abbiamo bisogno di una qualche “fonte autorevole” che ci fornisca schemi d’interpretazione della realtà. Quando una “fonte autorevole” perde di credibilità, si tende a cercarne un’altra. E’ quello che sta succedendo con i blog e i siti web, che stanno via via sostituendo stampa e TV come strumenti interpretativi. Questo è terribile. Il web non è una “auctoritas” più attendibile dell’informazione ufficiale. I blogger possono sbagliare (io stesso ricordo di aver preso diverse cantonate nel corso degli anni), oppure, peggio ancora, possono imparare a sfruttare le metodologie di manipolazione dell’opinione pubblica che hanno appreso attraverso la ricerca per il proprio tornaconto personale. Visto come è facile ingannare la gente? Se ieri sera non fossi intervenuto tempestivamente a bloccare l’imbroglio, oggi il web strariperebbe di mie commosse commemorazioni. Chiunque, digitando il mio nome su Google, apprenderebbe che sono morto per una strana forma di avvelenamento, provocata da chissà quale complotto ordito per mettere a tacere le scomode verità che andavo rivelando. E dopo la presente smentita, potrebbe andare anche peggio: un sacco di gente sarà portata a pensare che l’utilizzo dell’avvelenamento o di finti suicidi e incidenti per tacitare le voci fastidiose sia sempre e comunque una bufala, quando – purtroppo – NON E’ AFFATTO COSI’. Succo del discorso: non esistono “fonti attendibili” e tantomeno “autorevoli” per interpretare la realtà. O meglio, sì: ciascuno di noi diventa una “fonte autorevole”, ogni volta che controlla, verifica, analizza, confronta, passa al setaccio ciò che sta leggendo. Ognuno di noi diventa una “auctoritas” quando riesce a crearsi una propria visione soggettiva del mondo fondata sulla ricerca e sul confronto delle informazioni, rinunciando all’idea che la Verità Oggettiva possa essere attinta, senza troppi sforzi, da un’unica fonte. Le fonti servono per bere. Non bevete. Imparate a sintetizzare l’acqua o sarete schiavi per sempre delle multinazionali idriche.

Faccio un esempio, citando una notizia in cui mi sono imbattuto di recente: la presunta condanna alla lapidazione per presunto adulterio della 42enne iraniana Sakineh Mohammadi Ashtiani, ripresa anche dai giornali italiani. Se digitate il nome di Sakineh su Google, troverete centinaia di petizioni per fermare la sua condanna, centinaia di siti di femministe isteriche che strepitano contro il maschilismo in Iran, centinaia di discussioni in cui si stigmatizza la malvagità e la brutalità del regime di Ahmadinejad e dell’Islam in generale, che opprime le donne e le sottomette all’esecrabile sciovinismo maschile. Il lettore disattento, ricaverà dalla lettura di un ">articolo come questo le seguenti informazioni: l’Iran è un paese di inaudita barbarie, dove un regime brutale e illegittimo, in nome di una religione arcaica, opprime le donne, le considera alla stregua delle bestie e le ammazza a colpi di pietre se solo osano discostarsi dalla morale di stato. Corollario: prima gli israeliani e gli americani cancellano dalla carta geografica, a suon di missili nucleari, questa cicatrice sul volto della civiltà umana e della convivenza pacifica tra i sessi, meglio sarà per tutti.

Bisogna prendersi la briga di visitare l’Iran o di parlare di persona con una donna iraniana per capire che le cose non stanno affatto così. A parte il fatto che l’eventuale decisione sull’applicazione di questo tipo di condanne a morte, non dipende “dall’Iran”, cioè dall’insieme delle autorità governative e religiose, bensì, com’è ovvio, dalla decisione dei singoli tribunali (quello di Tabriz, nel caso di Sakineh), va detto che la lapidazione delle adultere è una pratica assolutamente marginale in Iran, la cui incidenza percentuale sul totale delle pene comminate è praticamente nulla. Essa persiste solo in alcune collettività rurali periferiche, che la praticano – peraltro assai raramente - contro il volere del governo centrale, che vorrebbe eliminarla per ovvie questioni di ordine pubblico, oltre che di immagine. Inoltre, con riferimento al caso specifico di Sakineh, se ci si prende la briga di fare su Google una ricerca un po’ più approfondita, si potrebbe scoprire che le cose non stanno affatto come i cialtroni di Repubblica ci hanno raccontato. Ad esempio, questo articolo del Los Angeles Times, pur non sottraendosi alla consueta denigrazione generica dell’Iran e della sua cultura, fornisce sulla vicenda qualche elemento aggiuntivo. Si scopre che il marito della signora Ashtiani non è “morto” di morte naturale, come lasciano intendere gli scribacchini nostrani, ma è stato brutalmente assassinato dagli amanti della donna. E’ con l’accusa di concorso in omicidio, e non con quella di adulterio, che Sakineh era stata arrestata in origine, venendo poi rilasciata solo perché i figli avevano rinunciato a formalizzare l’accusa di omicidio contro la madre. Malek Ejdar Sharifi, uno dei giudici che si sono occupati del caso, dichiara: “Non possiamo rendere noti i dettagli dei suoi crimini [di Sakineh, NdT] per considerazioni di ordine morale ed umano. Se il modo in cui suo marito è stato assassinato fosse reso pubblico, la brutalità e la follia di questa donna verrebbero messe a nudo di fronte all’opinione pubblica. Il suo contributo all’omicidio è stato così crudele e agghiacciante che molti criminologi ritengono che sarebbe stato molto meglio se lei si fosse limitata a decapitare il marito”. Solo dopo essersi vista preclusa la possibilità di perseguire la donna per omicidio, a causa del “perdono” dei figli, i giudici hanno deciso di giocare la discutibile carta dell’accusa di adulterio. Scelta indubbiamente deprecabile sul piano procedurale – e infatti il processo è in fase di revisione - ma dal punto di vista culturale ed etico le cose stanno molto diversamente da quello che centinaia di siti internet, per non parlare della stampa, danno ad intendere al lettore credulone.

Il fine ultimo di questo tipo di operazioni mediatiche è, inutile dirlo, quello di creare un’immagine negativa dell’Iran, che sia funzionale ad un eventuale attacco militare. Ma c’è un elemento che non viene spesso considerato. Perché questa strategia disinformativa sia efficace, occorre che il pubblico sia stato preparato a recepirla attraverso un condizionamento etico-culturale che, in occidente, viene attuato fin dalla nascita dell’individuo. Non basta diffondere informazioni false o parziali: bisogna che tali menzogne possano far leva su un immaginario già presente, in modo che sia sufficiente agli scribacchini premere pochi pulsanti essenziali per ottenere nella maggioranza delle persone la reazione di sdegno-commozione-condanna desiderata. Il condizionamento permanente si attua tramite associazioni concettuali preferenziali attraverso le quali i media si incaricano di incanalare il pensiero e i sentimenti nella direzione voluta. Così, non si parla mai di Islam, senza fare almeno un accenno fugace all’argomento terrorismo; i discorsi sulle donne si riallacciano di continuo a quelli sulla sua “condizione”, che è naturalmente quella di un’oppressione e sottomissione al maschio dalla quale deve sforzarsi di “liberarsi”; se si parla di uomini, si evita accuratamente di suggerire che anche in Iran, come ovunque, esistono donne che ammazzano i mariti per fuggire con l’amante. L’uomo dell’Islam – ma direi l’uomo in generale - deve avere nell’immaginario collettivo il ruolo preferenziale di oppressore, la donna quello di vittima. E così via. Questo è soltanto un esempio, ma questa pianificazione permanente del nostro schema percettivo è qualcosa che riguarda ogni aspetto della nostra coscienza. Avete mai notato, guardando un film, che la commozione scatta sempre di fronte a sequenze di un certo tipo (ad esempio trionfo della tenacia o ribellione al destino)? Il pubblico occidentale, proprio come i cani di Pavlov, è stato condizionato fin dalla nascita per rispondere con un certo tipo di reazione emotiva ad un certo tipo di stimoli. Per controllare le masse è essenziale controllare le loro reazioni e relazioni; l’apparato di condizionamento psicologico dell’occidente si occupa appunto di sostituire la complessità dei sentimenti e dei pensieri umani con uno schema psichico semplificato, che sia pertanto manipolabile attraverso un numero ristretto di stimoli definiti. Nel finale di “1984”, Winston Smith, dopo aver attraversato quasi impassibile l’inferno della tortura nel “Ministero dell’Amore”, ascolta in un locale le note di una canzone che gli fanno riempire il viso di lacrime. Lui non riesce a spiegarsi il motivo di questa reazione involontaria, ma il motivo è palese: il condizionamento psichico subìto durante la prigionia ha prodotto i suoi effetti ed ora Winston non è che una delle tante marionette le cui stringhe emotive possono essere tirate a piacimento dalle autorità di Oceania.

Questo discorso vale anche a proposito della nostra percezione della morte. Lasciamo perdere il discorso filosofico, e cioè il fatto che non ci interroghiamo più sulla natura della morte, né cerchiamo di inquadrarla in una prospettiva esistenziale complessa, né ci sforziamo di superare il dualismo asfittico annullamento-permanenza – opportunamente supportato dagli apparati religiosi - che pone sempre il nostro io e la sua relazione con le cose al centro del problema. Questo discorso ci porterebbe troppo lontano. Il punto è che siamo stati condizionati, anche in questo caso, alla pura reazione, rispondendo in modo stereotipato ad input stereotipati, definiti dai progettisti culturali in appositi formulari. Ieri ho scritto un auto-necrologio stereotipo, pieno delle più viete banalità retoriche, sfruttando un modello canonico che è possibile reperire in milioni di simili formulazioni dalle fonti più svariate. Ho ottenuto (da quei pochi che malauguratamente ci sono cascati) le reazioni istintive che questo sperimentato modello espressivo necessariamente produce e che potrebbero essere enumerate in apposita casistica. Un campionario di manifestazioni di dolcezza, di incredulità o di rammarico, il galateo del funerale che noi tutti (me compreso) ci sentiamo obbligati a porre in atto in queste occasioni. Dobbiamo farci forza per dare voce, di fronte ad uno stimolo tipico elaborato dalla convenzione culturale, ad una reazione atipica. Ad esempio a chiederci: sarà vero? E se fosse tutta una bufala? E se il sito fosse stato hackerato? E se il caro estinto fosse in realtà fuggito all’estero dopo aver compiuto chissà quali scelleratezze? E se non fosse mai esistito (dopo tutto lo conosciamo solo attraverso un sito internet)? Questa è la reazione “imprevedibile” che il condizionamento mira a scongiurare. Di fronte ad uno stimolo appropriato, la massa non deve mai riflettere, bisogna assicurarsi che si limiti a reagire. E se qualcuno prova a deviare dagli standard di comportamento, dovrà essere sommerso dalla rabbia e dall’esecrazione della maggioranza degli osservanti. Come si permette di insultare la povera Sakineh, che sta per essere lapidata? Come osa insinuare che la povera Neda stia recitando un copione? Come si permette di sostenere che gli eroici passeggeri degli aerei di linea schiantatisi contro le torri siano delle pure invenzioni? Come ardisce infangare l’olocausto, negando le camere a gas e mercanteggiando sul numero dei morti e sulle circostanze del loro decesso? La retorica della morte e della memoria è – insieme alla produzione massiccia del senso di colpa - una delle armi di manipolazione delle coscienze che il potere considera più sicure ed efficaci. La reazione atipica di fronte ad esse – lo scetticismo o l’irrisione fondata sull’analisi razionale anziché sullo spontaneismo emotivo – è fonte per i dominanti di preoccupazione, sconcerto e, non di rado, di repressione violenta. Ecco dunque qualcosa di cui il potere ha paura e che sarebbe conveniente abituarsi a praticare più spesso. Anche a costo, qualche volta, di sbagliarsi e fare torto ad un cadavere autentico. E’ difficile, del resto, che i morti si risentano nel vedere negata la loro condizione. A risentirsi sono quasi sempre i loro carnefici o i loro sceneggiatori, che si infuriano tremendamente quando si cerca di privarli dei vantaggi e dei profitti generati dalla strumentalizzazione della memoria.

Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net

Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-07-13

13.07.2010

VEDI ANCHE: .RICORDIAMOLO COSI’

Commenti (59)

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    1. mikaela 14 luglio 2010

      dando per scontato che la staria della lapidazione sia vera è ovvio che è da condannare, ma la propaganda Usionista non può destabilizzare un governo fomentando una rivoluzione civile in nome di una "libertà" (religiosa o di diritti civili tartassando il mondo con la loro informazone distorta)sapendo che sono ben altri i motivi.Ci sono organizzazioni più competenti per sesibilizzare l'opinione pubblica come stanno facendo per l'infibulazione o altre tradizioni tipo il taglio della mano destra per i ladri.Diciamo che gli USA non si scomodano per niente e tutto questo rispetto a quello che hanno inflitto loro ad altri popoli è niente.
      Gentile Maristarru non vorrei sembrati accomodante ma condanno vivamente questo tipo di soppruso.Al contrario di te trovo l'idea di Freda (non lo conosco e non ho letto molto nella sua web )geniale perchè è la dimostrazione che tutto quello che c'è sul web non è attendibile e in tanti abboccano facilmente.
      Cordialmente
      M.

    1. fm 14 luglio 2010

      Come fai ad essere sicuro di aver capito bene?

    1. redme 14 luglio 2010

      ..."Merito di essere punito"......certo!...avevo pure stappato lo spumante!

    1. gogge 14 luglio 2010

      L' AIDS non credo sia una malattia inventata, c'è un'interessante teoria sulla trasmissione del suo virus attraverso i vaccini anti polio.

    1. Ricky 14 luglio 2010

      Inscenare una falsa morte per avere piú visibilitá é, piú che infantile, idiota.

      Vanifica tutta la credibilitá di questo personaggio, se mai ce l'ha avuta: conosco almeno 10 persone che esprimono le stesse idee e concetti ma non hanno un blog.

      Per tutto questo é inutile entrare nel tema dell'articolo, anche se qualcosa di condivisibile ce l'ha...

    1. prischia 14 luglio 2010

      Va be, avra' visto la trasmissione di Minoli sul referendum repubblica/monarchia su Rai3 educhescion. Che male c'e'? E' stato solo il prestesto per fare questo post che "merita"!

    1. DaniB 14 luglio 2010

      tu vai pure a crogiolarti nella morale postmoderna... Aldo busi e Maria Ripa di Meana (con la sua pelliccia) ti aspettano, ovviamente senza il "cappio moralizzatore". Io preferisco restare indietro di 2500, con Platone. La Strada Vecchia, sai...

    1. DaniB 14 luglio 2010

      ESATTO!! proprio cosi: come si poteva verificare la veridicità della notizia? Ma il punto più importante ancora, secondo me, è che la voglia di verificare ed approfondire, e, ancora prima, il sentore che si possa trattare di una notizia bufala, ci perviene quando inquadriamo anche la "funzione" che una notizia potrebbe avere: ad esempio, l'11/9 è stato analizzato perche ragionevolmente l'evento, così come ci è stato raccontato, aveva la funzione di terrorizzare l'occidente con lo spauracchio del "Terrorismo" e legittimare così le invasioni di Afghanistan e Iraq... o ancora, notizie "ricamate" sulla questione di genere in Iran hanno la funzione di convincere l'opinione pubblica della "superiorità" della democrazia occidentale contro la tirannia islamica, e preparare anche qui il terreno per una probabile invasione. In questo modo è possibile collocare le notizie in un contesto più ampio per notarne la falsità o le proprieta dissimulatorie o simulatorie, ma di sicuro la morte di un cretinone del genere che funzioni poteva avere? ovvio che uno ci crede...

    1. duca 14 luglio 2010

      Certo la lapidazione è inammissibile, ma una fucilazione lo è (una delle ultime condanne a morte negli USA è stata eseguita così)? E un iniezione letale? E' ammissibile la pena di morte nello Stato primo esportatore di democrazia al mondo? E' ammissibile lasciare un condannato a morte anche 40 anni nel braccio della morte a pensare se il prossimo minuto non sarà per caso l'ultimo che avrà da vivere? Non sarebbe magari meglio una botta in testa e via?
      La differenza fondamentale è che l'Iran (ancora) non cerca di imporre l'uso della lapidazione agli altri Stati, anzi, sta cercando di eliminarla al suo interno scontrandosi con resistenze dovute ad antichi retaggi (ti ricordo che fino a pochi anni fa era previsto nel NOSTRO codice penale il "delitto d'onore"). Noi invece non solo pratichiamo la pena di morte (dico noi perchè chi accetta che un pilota che trancia i cavi di una funivia, provocando una strage perchè si stava giocando una birretta, non venga arrestato e giudicato sul proprio suolo patrio, o che un Lozano qualsiasi possa mitragliare un nostro agente dei servizi, si dichiara per quello che è: un'appendice territoriale degli USA senza neanche la dignità di venire rappresentata con una stelletta sulla bandiera), ma abbiamo anche la pretesa di andare ad insegnare agli altri come si devono comportare a casa loro. Ma allora di che cosa stiamo parlando? Continua pure ad indignarti pavlovianamente ogni volta che un Minzolini o un Fede schiacciano il bottone...

    1. brunotto588 14 luglio 2010

      PS ": IMPARARE A "LEGGERE LA FORMA" ... Insomma, mai come nel caso di "Immaginario" bisogna concentrarsi sulla lettura della "forma" attraverso cui un messaggio si esprime ... Prendiamo le foto dello sbarco sulla Luna: le luci ed ombre ci dicono che sono OVVIAMENTE ricostruite in studio ( presenza di più di un punto luce e ombre leggibili nei particolari ): cose impossibili dal vivo, se si pensa all' enorme contrasto luce-ombra dato dalla luce solare, peraltro non attenuata dall' atmosfera ...!!! ... e che inoltre dà un' illuminazione unidirezionale ! ... Ci sono stati ? Non ci sono stati ? Quien sabe ... le foto sono venute male ?, e c' era la necessità di rifarle in studio per gli utilizzi "estetici" di stampa ?? ... Quien sabe ... il fatto è che "quelle foto" non raccontano la verità ... Vive la fesse.

    1. nomorelie 14 luglio 2010

      purtroppo il sorriso strappatomi da questa vicenda non è durato a lungo. l'immaginario collettivo del cancro che si cura SOLO con la chemio, la radio e la chirurgia ha strappato alla vita l'ennesima persona cara del mio piccolo insignificante mondo inglobato in questo universo fatto di menzogne proprio perchè costruito su quelle.
      che tutti coloro che spacciano e propongono tali terapie come UNICHE soluzioni possano patire le pene degli inferi moltiplicate mille miliardi.
      VAFFANCULO BASTARDI DI MERDA.

    1. patmar111 14 luglio 2010

      Concordo.

    1. brunotto588 14 luglio 2010

      PER ESEMPIO: andando a leggere il "necrologio" si avvertono immediatamente le seguenti "cose" ( messaggi subliminali ) che avrebbero subito messo sul "chi-va-là" un naso allenato: 1) Eccessiva "coloritura" dei toni: non idonea ad un contesto "ufficiale" e tantomeno funebre; 2) Immagine contraddittoria dello scrivente tra "sentimento vissuto" ( dolore ) e toni di "divertissement" ( se a scrivere fosse stato un parente addolorato non avrebbe usato la benchè minima ironia ); 3) Discorsività troppo prolissa: ( chi è addolorato si esprime poco più che a monosillabi ). ... Ecco: bastava avvertire questi tre macroscopici fattori "latenti" tra il discorso logico "manifesto" per far sorgere un enorme dubbio, e la contestuale necessità di ulteriore verifica.

    1. brunotto588 14 luglio 2010

      PS 1: PER ESEMPIO: andando a leggere il tuo "necrologio" si avvertono immediatamente le seguenti "cose" ( messaggi subliminali ) che avrebbero subito messo sul "chi-va-là" un naso allenato: 1) Eccessiva "coloritura" dei toni: non idonea ad un contesto "ufficiale" e tantomeno funebre; 2) Immagine contraddittoria dello scrivente tra "sentimento vissuto" ( dolore ) e toni di "divertissement" ( se a scrivere fosse stato un parente addolorato non avrebbe usato la benchè minima ironia ); 3) Discorsività troppo prolissa: chi è addolorato si esprime poco più che a monosillabi. Bastava avvertire questi tre macroscopici fattori "subliminali e latenti" tra il discorso logico "manifesto" per far sorgere un enorme dubbio, e la contestuale necessità di ulteriore verifica. Vive la fesse.

    1. Tetris1917 14 luglio 2010

      vecchia la tua idea. Gia' percorsa da altri. Vedasi Carmelo Bene, come il sottrarsi definitivamente dalla scena. “È con infinita agape, molto più che schopenhaueriana, che ho compreso, senza per questo immedesimarmi, di essere di fronte a una platea di morti”

    1. brunotto588 14 luglio 2010

      E' così ... è solo attraverso l' Immaginario Collettivo che è avvenuto lo sbarco sulla Luna, come è solo attraverso l' Immaginario Collettivo che si attuano tutte le frodi più impensabili atte a controllarci: dal signoraggio, all' AIDS in sù ... verso un "Matrix" totale ... E' ESATTAMENTE QUELLO DELL' IMMAGINARIO il primo e più importante "territorio da colonizzare" ... Perchè una volta fatto questo, saremo noi stessi a fornire l' energia necessaria al nostro stesso controllo. ... Funziona esattamente come uno spot pubblicitario, dove si sostituisce la realtà con una pseudo-realtà mediatica, semplicemente attraverso reazioni emotive private della capacità critica e ridirezionate a proprio vantaggio( subliminalità). Per questo è tanto potente. E per questo va ben oltre la dialettica, proprio perchè coinvolge un linguaggio innato e preverbale, fatto di emozioni e sensazioni così come di luci, colori, immagini ... lo stesso materiale psichico dei sogni, per capirci ... Ecco: la nostra prima vera preoccupazione, ancor prima dell' informazione e della verifica delle fonti, dovrebbe proprio essere la comprensione di tali dinamiche profonde ... dopodichè fiuteremo la "Propaganda" a un miglio di distanza. Ciao, ( Il Linguaggio Dimenticato ).

    1. brunotto588 14 luglio 2010

      E' così ... è solo attraverso l' Immaginario Collettivo che è avvenuto lo sbarco sulla Luna, come è solo attraverso l' Immaginario Collettivo che si attuano tutte le frodi più impensabili atte a controllarci: dal signoraggio, all' AIDS in sù ... verso un "Matrix" totale ... E' ESATTAMENTE QUELLO DELL' IMMAGINARIO il primo e più importante "territorio da colonizzare" ... Perchè una volta fatto questo, saremo noi stessi a fornire l' energia necessaria al nostro stesso controllo. ... Funziona esattamente come uno spot pubblicitario, dove si sostituisce la realtà con una pseudo-realtà mediatica, semplicemente attraverso reazioni emotive private della capacità critica ( subliminalità). Per questo è tanto potente. E per questo va ben oltre la dialettica, proprio perchè coinvolge un linguaggio innato preverbale. Ciao, ( Il Linguaggio Dimenticato ).

    1. maristaurru 14 luglio 2010

      Ma che giro complicato per affermare che si, insomma in Iran è in qualche posto qua e là, ma solo nelle campagne e con grande imbarazzo dell'iran civilizzato, o meglio, decivilizzato a suo tempo, che ancora si lpida qualche donna e che si, insomma lei non è solo adultera, ma assassina tremenda e per delicatezza non si vuole che si sappia quello che si sussurra al riguardo ( forsese perchè i figli che sanno la verità potrebbero incacchiarsi di brutto?), ma insomma occidentali, non prendetevi pena, una lapidazione ogni tanto permettetecela e che diamine.. nelle campagne.. se po', se poi ci credete sulla parola, lapideremo solo donne cattivone e voi sarete in pace con la coscienza di pacifisti e ultra protezionisti di certa delinquenza spicciola che sa di sana ribellione e di ottimo senso di libertà da quei lacci e laccioli che invece applicati con fermezza , squilibrio e demagogia ,agli italioti forniscono quelle belle tasse da spartire fra furboni e parassiti. Insomma se tutto è relativo, ance la lapidazione ha una valore relativo, in questo caso sarà ben accolta.. una cosina civile, civile, campestre, che vuoi di più? Freda, rinnovo l'agurio di cloro, ma te lo mando intensamente sentito e lo estendo agli estimatori dei tuoi non- ragionamenti

    1. helios 14 luglio 2010

      va bene che siamo nel periodo estivo....ma cacchio che razza di scherzi sono questi.... e pure la figlia che non sa nulla ....

      Morire per finta è una cazzata...dddaiii....
      uno scherzo di cattivo gusto.Anche perchè si muore una volta sola e quella volta è per sempre (si fa per dire.....)

    1. brunotto588 14 luglio 2010

      Eh, eh, eh ... benvenuto nel potente mondo dell' Immaginario e delle sue dinamiche ! Ciao, ( Il Linguaggio Dimenticato ).

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