RISPOSTA A PAOLO BARNARD

RISPOSTA A PAOLO BARNARD

DI ANDREA MENSA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Ma Barnard ha mai sentito parlare di come vengono assegnati i titoli di stato ?


Avete dato ampio spazio a Paolo Barnard ("Il più grande crimine") che su un blog può propinare le sue idee senza contradditorio, senza nessuno che gli contesti, come le scrive, le sciocchezze che scrive. Sarebbe un bell’esercizio, contestargliene una per una, ma 62 pagine contengono troppe frasi per produrre una qualsiasi risposta specifica, ad ogni frase, che non risulti troppo noiosa e defatigante da leggere. Anche perché occorrerebbe proprio partire dall’inizio, quando afferma che il dollaro è moneta sovrana a ricordargli che non è vero, e che essa appartiene alla FED, che li impresta, e non ne al governo ne al popolo statunitense. Generare e tenere sotto controllo la massa monetaria, farsi carico delle perdite dovute alle contraffazioni, resistere alle richieste dei politici, che per farsi benvolere (ed essere rieletti) vorrebbero poter dare tanto a tutti senza chiedere mai nulla, è una attività non da poco.Una volta, quando il denaro conteneva il suo valore ( in oro o argento ) parlare di sovranità monetaria aveva un senso. Oggi invece è semplicemente una attività, specialistica finchè si vuole, ma una attività e per nulla facile da svolgere. Si porta sovente l’esempio di Auriti e del Simec, ma nessuno dice dove sarebbe finito questo signore se qualcuno avesse coniato in proprio qualche quintale di Simec e fosse andato poi a spenderli a Guardialele. Ci avevate mai pensato? da chi sarebbero poi andati i negozianti di Guardialele a farseli cambiare in euro per poter rimpiazzare le merci vendute? ah… non lo sapete vero? bene è invece una domanda che dovrebbero porsi tutti coloro che esaltano le varie “monete del popolo”. Non vi porto testimonianze di esperti fasulli che magari si sono creati le loro nozioni su libri vecchi di secoli. Io invito i lettori ad informarsi personalmente sulle poche affermazioni che faccio, ricavando poi il tutto con semplice ragionamento ed osservazione di quanto viviamo tutti i giorni. Buona lettura, comunque, per chi ne abbia voglia.

Forse Barnard non ha mai sentito parlare di come vengono assegnati i titoli di stato. Aste al ribasso, queste sconosciute, vero? Tipo di asta a cui è consentito di partecipare solo a chi può garantire di soddisfare agli impegni presi, perché una volta aperte le offerte, e calcolata la media, le assegnazioni devono avvenire, ai prezzi convenuti. E funziona così: ogni partecipante può fare diverse offerte di quantità e prezzo in busta chiusa. Chi emette fissa la cifra richiesta e si aprono le offerte, quindi si accolgono le offerte ai valori maggiori fino alla somma offerta. Risulta ovvio che più è alta la richiesta e più il prezzo medio sarà alto, quindi l’interesse basso. Mi sa dire Barnard, perché le banche dovrebbero cercare di comprare titoli abbassando così l’interesse che possono guadagnarci sopra? o i banchieri sono rincoglioniti, o semplicemente la cosa non funziona così. Ma questo Barnard non l’ha ancora capito. Perché dicono che il “quantitative easing” è uno strumento monetario eccezionale? Secondo Barnard è normale che le banche centrali comperino titoli del tesoro, ma allora dove sta l’eccezionalità ? altro esempio di incongruenza, che però non sussiste perché non funziona così, checché ne dica Barnard. E potrei proseguire anch’io per 62 pagine e più a mostrare l’incongruenza di quanto afferma.

Adesso ci sono alcuni punti che vanno chiariti, prima di iniziare il discorso vero. Perché esiste una “banca centrale” autorizzata a “battere moneta”? Forse nessuno vi ha mai detto che il lavoro più gravoso e costoso di chi batte moneta è combattere la contraffazione. Costoso perché ogni banconota contraffatta è una perdita di tale valore per la banca centrale, poi perché le risorse impegnate in tale lotta sono ingenti e costose. Ma non se ne sente parlare, perché ? semplice. Se si pubblicizzasse tutte le falsificazioni che vengono scoperte, ci sarebbe il grande rischio che le persone perdano fiducia nel denaro, cosa che porterebbe alla scomparsa del denaro stesso con conseguenze catastrofiche per gli scambi e per l’economia in genere. Tutti coloro che propagandano “monete del popolo” o simili, non si sono mai domandati cosa farebbero in caso di contraffazione a grandi volumi. È ovvio che finché una moneta locale è usata da poche anime, nessuno riterrebbe economico investire in matrici e tutto quanto occorre per falsificare, ma come i volumi di tali monete dovessero crescere, andrebbe anche previsto che fare in caso di elevata contraffazione. Ci hanno mai pensato ? E non venite a raccontarmi la favola delle monete auree, o comunque con valore intrinseco. Avete mai pensato, in caso cominciassero a circolare, quanto facile sarebbe limare il bordo e ricreare la zigrinatura ? sarei capace di costruirla in casa una macchinetta per fare ciò, al che potrei passare la giornata a raccogliere monete, “alleggerirle” e spenderle nuovamente. E a fine settimana ritrovarmi col mio bel sacchettino di polvere d’oro. Oppure mai sentito parlare di tungsteno ? ci hanno fatto persino i lingotti con cui hanno bidonato banche centrali !! Allora tanto vale far circolare banconote, così è più facile, quando insorga una fonte di falsificazione, cambiare formato, disegno, fare una nuova emissione, insomma, e questo è il modo più classico di combattere la falsificazione, proprio perché occorre molto tempo ai falsari per riprodurre una nuova banconota. Ma allora è una truffa! Una banconota vale in carta e inchiostro 1 cent e magari vale 50 €. No, non c’è alcuna truffa perché le banconote, come tutto il denaro, viene imprestato. La banca da a Caio una banconota che vale 0,01 ma di valore facciale 50. Caio paga della merce del valore di 50€ a Tizio con quella banconota , e Tizio paga a ….. finchè Caio deve dare della merce, per riavere la banconota da 50€. A quel punto la rende alla banca dando un pezzo di carta che vale 0,01 ma che gli cancella un debito di 50€. Si lo so c’è tutto il discorso degli interessi, ma lo vedremo dopo. Qui punto l’attenzione sul fatto che, quando si tratta di prestiti, non c’entra assolutamente nulla il “quanto vale” ciò che ricevo, cioè il suo valore intrinseco, mentre invece interessa il “che valore gli attribuisce il mercato” ovvero quanto valore in merci potrò acquistare con quella cosa che ho avuto in prestito. Tanto quando la rendo vale l’operazione inversa, no ? Beh, ovvio però che se il valore intrinseco fosse superiore al valore facciale, non renderei sicuramente lo stesso oggetto, ma, ad esempio lo fonderei, venderei il metallo che avrebbe un valore superiore a quanto mi è stato imprestato. Ma nessuno produrrà mai denaro con valore intrinseco SUPERIORE al valore facciale.

C’è poi la banca. La maggior confusione che viene fatta a proposito di questa istituzione, è relativa al denaro che essa ha o che essa crea. Non mi stuferò mai di dire e ripetere fino alla noia, e chi non ci crede vada a passarsi qualche tempo in una banca, ma non in una filiale, ma nella ragioneria della sede centrale, e così potrà rendersi conto di come funziona. La banca va considerata come l’insieme di due parti, con compiti ben precisi. Una parte è una normale società, sovente una S.p.A., che quindi ha delle entrate, delle uscite, delle proprietà, e quindi possiede e usa del denaro. L’altra parte è quella che si occupa dei rapporti con la clientela e del denaro della stessa. Essa gestisce ad esempio i conti correnti, e sulla base della quantità del denaro raccolto, ne genera essa stessa, secondo dei multipli prestabiliti. Quindi CREA del denaro, che però può SOLO imprestare. Non lo può SPENDERE perché altrimenti si comporterebbe come un falsario. Imprestare vuol dire che ciò che viene dato, deve essere reso, pertanto, come ho spiegato sopra, non ha nessuna importanza quale sia il suo valore intrinseco, ma quanto è importante è il quanto “valore” rappresenti. Questa attività genera degli utili (interessi, commissioni, ecc…) e questi utili non sono altro che le entrate della S.p.A..


Quanto sembra veramente difficile far capire è che chi riceve del denaro in cambio di una prestazione, POSSIEDE quel denaro, ne diventa proprietario, anche se esso è uscito da una banca come prestito, vuol dire che chi ha ricevuto il prestito lo ha speso, lo ha dato in cambio di un bene o di una prestazione, e dovrà dare prima o poi , a sua volta, un bene o una prestazione, per recuperare quel denaro e poterlo rendere alla banca che glielo ha imprestato. Il denaro che entra nella S.p.A. è il compenso per una prestazione, quindi è da essa posseduto. Ed è una contabilità completamente diversa dal denaro creato e dato in prestito e dal denaro versato sui conti correnti. È con tale denaro posseduto che paga i dipendenti, le bollette, i locali, le tasse, ecc… ed è perciò che non mancherà mai il denaro per pagare gli interessi. Perché la S.p.A. fa parte del mercato, e quindi il denaro pagato come interessi continua a far parte del mercato, finché non venga reso come capitale. La cosa apparentemente assurda, ma reale, è che la S.p.A. si comporta nei confronti dell’altra sezione della banca, come un cliente qualsiasi, e quindi può, anzi (e la ragione la vedremo poi) DEVE avere un suo conto corrente presso di essa. E la ragione è che il denaro che la banca richiede alla banca centrale, prestatore primario, versandolo sul proprio conto corrente costituisce la base (assieme al denaro versato dalla clientela sui loro conti, ma che proviene comunque da altre banche e quindi generato con lo stesso sistema) su cui poi può essere generato il denaro che viene imprestato (vedi sistema delle riserve frazionate), esso rappresenta anche la via che seguono le banconote fisiche, per passare dalla banca centrale emittente, alla cassaforte delle banche commerciali.



Già. Le banconote ! e qui vediamo di sfatare un po’ di stupidaggini relative ai signoraggi vari. Finora ho parlato di denaro, perché intendo tutto ciò che è usato e ha il valore del denaro e come esso circola, quindi banconote, ma anche assegni, bonifici, conti correnti, ecc… Quanto occorre capire è che le banconote hanno valore SOLO quando sono uscite dalla cassaforte della banca. E qui non parlo della S.p.A., ma della sezione che si occupa della clientela. Infatti M1 è la somma di M0 e dei conti correnti bancari e postali, insomma di tutto ciò che è immediatamente spendibile, ma M0 ESCLUDE le banconote versate che si trovano all’interno della banca. La ragione logica è che se così non fosse, un versamento su c/c, che significa consegnare banconote e annotare il loro valore sul c/c, aumenterebbe M1 del valore del versamento stesso. Ma così non è, perché mentre l’importo delle banconote viene aggiunto sul c/c, tale importo viene tolto alle banconote che entrano. Pertanto tale operazione NON modifica M1. Ora, dato che le banconote all’interno di una filiale NON sono pari a tutto il denaro versato sui c/c, ma solo sufficiente a coprire i normali flussi di cassa ( e quindi versamenti e prelievi), e che quantità superiori di banconote non avrebbero nemmeno ragione di esistere, se non per soddisfare le necessità di circolazione monetaria, è chiaro che non vi è un legame tra il denaro e la quantità di banconote. Tanto più si usano pagamenti elettronici, carte di credito, bancomat, bonifici, ecc… e tanto meno servono banconote. Pertanto si vede che anche solo da questo particolare, tutto il discorso del signoraggio, cade miseramente.

Detto questo, allora diventa chiaro con quale denaro, le banche intervengono alle aste dei titoli di stato. Esse partecipano per soddisfare le richieste della clientela, e in proprio, ma con il denaro della S.p.A. !!!! Non col denaro creato per essere imprestato, ma con quello “guadagnato” che pertanto è di sua proprietà. Questa è l’altra enorme fonte di confusione in chi non ha mai capito come funziona una banca. A questo punto è inevitabile dover parlare della banca centrale. Come già visto, uno dei suoi compiti è quello antifrode, ovvero combattere la falsificazione del denaro, e il perché vada combattuta lo vedremo in seguito. L’altro compito è quello di creatore primario di denaro, sia che siano banconote che note o annotazioni. Ad essa lo richiedono se S.p.A. delle banche che ricevendolo lo versano sul proprio c/c come già visto dando il via alla creazione secondaria di denaro. Esse pagano alla banca centrale un interesse su tale denaro imprestato, che rappresenta le entrate della B.C. stessa con le quali paga i dipendenti e tutte le spese. Essa fornisce il denaro come banconote, su richiesta delle banche commerciali stesse, o lo ritira da esse, quando le stesse ne abbiano in eccedenza. Succede anche che le banche commerciali abbiano presso la B.C. un deposito o c/c . La ragione di esso è che, come vedremo, la B.C. non soddisfa sempre e totalmente le richieste, pertanto accade che una banca commerciale preferisca depositare una eccedenza, per poterne disporre nuovamente in caso di bisogno immediato, piuttosto che renderlo, nel qual caso, di fronte ad una necessità dovrebbe sottostare alle limitazioni decise in quel momento dalla B.C. Un altro compito della B.C. è il controllo della liquidità. Il denaro serve a permettere gli scambi. È ovvio che la quantità di denaro circolante in un certo ambito geografico, deve essere proporzionato al numero e al valore degli scambi. Quando ci si trovasse con molto più denaro destinato ad acquistare beni e servizi, di quanto essi valgano, si avrebbe una contesa che porterebbe ad un aumento dei prezzi, e quindi, conseguentemente ad una perdita di valore del denaro stesso. Viceversa per il contrario, solo che mentre gli aumenti sono velocissimi non appena il mercato abbia la sensazione di tale eccesso di denaro, per avere una diminuzione dei prezzi, occorre che ripetutamente ci debbano esser state merci e beni invenduti. Ma questo è un po’ un altro discorso.


L’importante ora è capire che più denaro circola più è facile che i prezzi comincino a salire. Dato che il denaro circolante è comunque TUTTO nato da un prestito, per limitare il denaro in circolazione basta limitare o non soddisfare tutte le richieste. Questo controllo è quello che viene chiamato il guinzaglio, col quale è possibile limitare o aumentare le quantità richieste, ma non è possibile “spingere”, ovvero, soddisfatte TUTTE le richieste non è possibile immettere altra liquidità. Questa è la “trappola della liquidità” per la quale le banche centrali possono dare alle commerciali tutto il denaro che esse possono richiedere, ma se non vengono concessi prestiti alla clientela, e quindi al mercato, tale liquidità non entra in circolazione. Quindi, l’altro strumento a disposizione è il tasso di interesse, con il quale si può rendere più o meno allettante il richiedere un prestito. Detto così appare una cosa abbastanza semplice, controllare la liquidità, perché non ho ancora accennato alla velocità di circolazione. Con una banconota da 50 € posso permettere un acquisto in un mese, ma, con la stessa banconota posso anche fare 10 scambi da 50€ in un giorno. La differenza tra un caso e l’altro è esattamente come se nel secondo, in cui la velocità degli scambi è molto più alta, ci fossero non 1 ma 10x30 (come i giorni del mese) banconote da 50 €. E la velocità di circolazione è una cosa che solo il feeling del mercato, l’attitudine delle persone al risparmio o alla spesa, determina. La B.C. la può solo rilevare con degli appositi mezzi di monitoraggio, agendo poi di conseguenza con gli strumenti a sua disposizione. Ovvero, controllo della liquidità e tassi di interesse. Il grave della situazione attuale, tra parentesi, è che i tassi sotto lo 0 non possono andare, e le richieste di prestiti latitano, almeno da parte di chi potrebbe averli possedendo garanzie sufficienti. Due parole devo spenderle su un mezzo “eccezionale” a disposizione della B.C. ovvero il “quantitative easing”. esso è uno strumento “a tempo” che serve per impedire distorsioni del mercato in condizioni eccezionali.



Abbiamo visto come avvengano le assegnazioni dei titoli di stato. Ormai si fanno aste per poter pagare titoli in scadenza. Dato che i titoli possono avere diverse scadenze, o si possono creare necessità improvvise ed impreviste, potrebbe esser necessaria un’asta con un’offerta abnorme, ovvero molto superiore al normale. In carenza di richiesta proporzionata, abbiamo visto come gli interessi su tali emissioni, aumenterebbero in modo anomalo, solo per il fatto di aver concentrato l’emissione in un unico momento. In tal caso la B.C. può creare del denaro, imprestarlo a se stessa, e con essa partecipare all’asta, o a quello che si chiama “assegnazione a mercato aperto”. È implicito e pubblicizzato tale fatto, come è pubblicizzato il fatto che successivamente , tali titoli, vengano poi venduti, diluiti nel tempo, sul mercato, azzerando così l’anomalia di denaro creato e SPESO. Ma ultimo punto anche se non meno importante degli altri, è il debito pubblico. Lascio a dopo le considerazioni politiche in merito, e tratto per ora solo la questione tecnica. Lo stato, come ogni entità economica, ha delle entrate e delle uscite. Se le prime superano le seconde si avrà un avanzo, al contrario un deficit, se uguali ci sarà pareggio. Le entrate sono costituite essenzialmente dalle tasse, le uscite da stipendi dei dipendenti pubblici, investimenti e tante altre spese. Se la gestione è in deficit, lo stato ha una sola possibilità per pagare gli stipendi anche gli ultimi mesi dell’anno, e cioè farsi imprestare quanto occorre per completare le spese dell’anno e quindi chiudere il bilancio eguagliando entrate+prestiti=uscite. È matematico e qualunque ragioniere capisce di cosa si parla. Perché non stampare o far stampare denaro ? semplicemente , come ho già detto, perché il denaro è un MEZZO per permettere gli scambi, non è una ricchezza, ma è un valore solo perché rappresenta dei beni reali. Se la ricchezza prodotta resta la stessa, ma aumenta il denaro, l’unica cosa che avviene è che il denaro varrà di meno, ovvero che occorrerà più denaro per acquistare gli stessi beni. Vedi Weimar, o Katanga, o tutti quei paesi in cui, per risolvere i problemi di bilancio si è ricorso all’aumento della massa monetaria. Il risultato è sempre e solo una diminuzione del valore del denaro. Ma perché uno stato deve spendere più di quanto incassa? Perché il governo o direttamente o indirettamente viene eletto, e dato che il popolo premia quei partiti e quegli uomini di governo che danno molto in servizi e facilitazioni e benefici, e chiedono poche tasse, allora la tendenza dei governanti è quella di chiedere sempre il meno possibile e dare il più possibile, e così si arriva ai deficit di bilancio. Deficit un anno, deficit l’anno successivo ed i deficit si sommano e creano il debito pubblico rendendo sempre più difficile ripagare il capitale, perché su quanto già imprestato cominciano a correre gli interessi, che diventano una spesa aggiuntiva, rendendo così sempre più difficile se non arduo rendere almeno parte del capitale. L’Italia ha accumulato negli ultimi 30 anni un debito di 1800 miliardi di euro, che ci costano solo di interessi tra i 70 e gli 80 miliardi all’anno. Questi sono soldi che invece di andare a finanziare welfare, scuola ecc.. vanno a ripagare coloro che hanno prestato soldi allo stato comprando i titoli del debito pubblico. E come il debito cresce, e il rischio di insolvenza cresce con esso, l’interesse richiesto per compensare tale rischio aumenta, aumentando così la spesa per interessi. Di chi è la colpa, quindi, del fatto che una parte così grande delle tasse pagate non ritorna al popolo che le paga sotto forma di servizi e facilitazioni ?



La colpa è di quei governanti che hanno governato il paese negli anni precedenti, quelli che hanno fatto in continuazione bilanci in deficit, che hanno sperperato le risorse che successivamente figli e nipoti avrebbero dovuto ripagare. Ma qui si apre un discorso più ampio, perché i governanti non sono stati imposti da una qualche divinità cattiva o avversa, essi sono stati eletti dal popolo. Allora la colpa è del popolo! Si e no, diciamo che la colpa è dell’ignoranza del popolo che si è bevuto la favola della democrazia, del potere del popolo. Avete mai sentito un ministro del tesoro o un primo ministro chiedere al popolo se era d’accordo nel creare deficit? no vero? l’hanno semplicemente fatto, e nemmeno l’hanno mai evidenziato o illustrato le conseguenze, vero? e quei pochi che mettevano in guardia contro gli effetti perversi del concedere benefici a debito, ovvero senza richiedere tasse sufficienti a finanziarli, venivano tacciati di catastrofismo, additati come “Cassandre” inutili, pedanti, e pessimiste.



La Milano da bere, la ricordate? peccato che si beveva anche la ricchezza dei figli e dei nipoti e di chissà quante generazioni future!! Ma poi la parte della beffa più perversa, è che a beneficiare di quanto elargito creando debito sono stati essenzialmente alcuni, mentre a pagarne le conseguenze sono tutti, o almeno tutti coloro che le tasse le pagano !! Che poi le banche, come molte categorie di persone abbiano stretto accordi perversi con quei governanti, inducendoli a creare debito anziché riscuotere tasse o limitare spese, nessuno lo nega, anzi vigevano degli accordi tipo “tu mi lasci evadere e io con cosa risparmio ti finanzio il debito comprandoti BOT, CCT, ecc..” e per anni hanno funzionato dando così un elevato consenso ai partiti di governo, con partiti di opposizione muti, sordi e ciechi, o peggio complici. Nessuno si è premurato di spiegare al popolo a quale rovina stavano conducendo l’intero paese quei governanti, e ancora oggi c’è chi, indicando falsi obiettivi, cerca di confondere le menti deboli che preferiscono sentire indicare colpevoli astratti o inesistenti piuttosto che assumersi la responsabilità di punire i veri colpevoli, e continuano nell’opera di disinformazione che piano piano si è sostituita alla mancanza di informazione.

Andrea Mensa

14.09.2010

Commenti (326)

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    1. amensa 14 settembre 2010

      ed io ho cercato di farti capire, come l'origine dei soldi, interessi solo a chi li ottiene in prestito. per chi li riceve dopo , in cambio di beni e servizi, l'unica cosa che interessa è poter avere a sua volta equivalenti beni o servizi in cambio di quei soldi. non è così difficile, no ?

    1. amensa 14 settembre 2010

      ho già scritto in risposta ad un post successivo, come la diffusione di false notizie, praticamente invalidi il grande potere di internet, di costituire un mezzo di crescita culturale. se non esiste differenza tra una notizia vera e una falsa, chi già non ha dei parametri per valutare quale sia la vera e quale sia la falsa, non potrà trarre da internet alcun beneficio.
      e mantenere la gente nell'ignoranza è uno dei più importanti obiettivi di chi vuole dominarla.

    1. amensa 14 settembre 2010

      hrani, grazie delle belle parole, ma come ho già scritto ad un altro bloggher, successivo a questo suo, c'è una dfferenza tra una teoria economica, delle quali ce ne sono diverse e quasi tutte in contraddizione tra loro, e la descrizione di quanto opera al momento.
      una teoria deve essere applicata per dimostrare se funziona oppure no, mentre la descrizione di quanto opera al momento no ! bene o male sta già dimostrando se e come funziona, i suoi limiti e anche i suoi difetti.
      mentre si potrebbe ipotizzare anche un sole quadrato, quando si descrive quello che c'è non lo si può dire quadrato, e se lo si vuole affermare, nonostante l'evidenza lo neghi, si mente.
      questa è la differenza.
      ed allora chi mente, nonostante la realtà sia diversa da quella che descrive, deve avere un motivo per farlo.
      se chi non sa, tace ed al limite si informa prima di parlare, non causa danni, ma chi vuole descrivere una realtà diversa da quella che è, non fa altro che confondere le idee di chi legge, di rendergli la materia ostile, incomprensibile, di portarlo a elucubrare fantasie, facili soluzioni inapplicabili, che diventano solo sogni.
      sono d'accordo ch el'attuale "sistema economico" non sia ne etico ne favorevole alla popolazione, ma serva ad arricchire un manipolo di persone.
      ma per combatterlo bisogna conoscerlo per quello che è, non per un fantasma ch ein realtà non esiste.
      capisce il danno ch eviene fatto diffondendo falsità ?

    1. amensa 14 settembre 2010

      t_punch, che il dollaro, moneta internazionale, sia il grande vantaggio degli USA sugli altri paesi è assodato, ma esso sarà anche la sua rovina, come è accaduto alla sterlina. grazie all'espansione enorme delle colonie britanniche, la sterlina è stata moneta praticamente mondiale per più di mezzo secolo, e per un'altra metà secolo ha costituito la rovina e la decadenza della Gran Bretania.
      accade che, come avvenuto per il dollaro, il paese emittente possa approfittare della propria posizione importando beni e pagando con pezzi di carta, perchè i paesi esportatori hanno bisogno di quei pezzi di carta per i loro commerci. e questo è connaturato agli scambi, perchè gli scambi necessitano o altre merci equivalenti o una moneta riconosciuta.
      il problema appare quando una moneta, comincia ad apparire inflazionata, ovvero, per la troppa arroganza e il troppo approfittare diella posizione dominante, il paese emittente scambia la fornitura della moneta con un potere divino di poter esser mantenuto dal resto del mondo.
      allora accade che chi non è disposto a mantenere per il resto della vita questa situazione, chi si accorge di esser diventato sufficientemente forte, cominci a mettere in dubbio questo assunto, e cominci a reclamare una moneta più rappresentativa della realtà economica globale che si è venuta a creare, e operi per rendere inutile il significato di moneta internazionale della moneta che l'ha avuto fino a quel momento.
      chi ne ha fatto scorta, dando dei beni e servizi in cambio di quei pezzi di carta, cosa farà ? andrà in quel paese e cercherà di spenderli, ovvero avere a sua volta beni e servizi in cambio diquei pezzi di carta.
      nel caso del dollaro, nel mondo ne circola una quantità pari a almeno due volte il pil degli USA, e questo significa che, se tutti i paesi del mondo smettessero di usare i dollari nei loro scambi, perchè creata ad esempio una moneta mondiale, e andassero negli USA e comprassero merci e beni e servizi con tutti quei dollari accumulati, vorrebbe dire ch egli americani dovrebbero lavorare e produrre per due anni, SENZA CONSUMARE NULLA, solo per compensare tutti quei dollari.
      come vedi, il vantaggio di un giorno, può essere la rovina del successivo.

    1. amensa 14 settembre 2010

      amaryllide, hai una certa ragione in ciò che dici, ed in effetti internet è grande e può starci tutto e il contrario di tutto.
      secondo te, quando ciò accadesse, pensi che servirebbe ancora a qualcosa ? se non ci fosse differenza tra una notizia vera e una falsa, chi cercasse di farsi un'isea su un qualsiasi argomento, credi che ci riuscirebbe ?
      ecco la ragione per cui si dovrebbero trovare solo cose vere. e c'è una differenza tra una teoria e una descrizione di ciò ch eè la realtà. una teoria deve ancora dimostrare di servire a quanto si propone, la descrizione di ciò ch eè e funziona , no! è quella e basta.
      ora domandati una cosa: che interesse può esserci nel dare una descrizione falsa della realta ? io me lo sono domandato tante volte, e l'unica risposta possibile è ch eci sia interesse , da parte di qualcuno ch eavrebbe molto da rimetterci, a che molta gente capisse una materia astremamente importante come l'economia. c'è gente che organizza guerre, sulla menzogna, e conta sul fatto che la gente gli creda. c'è gente che organizza guerre per mantenere una posizione di privilegio e potere, e pensi ch echi organizza guerre, non si fà scrupolo che muoiano e soffrano migliaia di persone, non si faccia scrupolo di diffondere falsità al solo scopo di non permettere uan corretta conoscenza che lo inchioderebbe alle sue responsabilità ?
      poniti questa domanda e avrai le risposte.

    1. Serafino 14 settembre 2010

      Grazie Andrea Mensa! Non posso garantire sulla bontà di quanto scrivi, essendo io profano in materia, ma posso sicuramente apprezzare la bontà della volontà che ci metti nell'argomentare risposte anche a commenti superficiali e pregiudizievoli che non ne meriterebbero affatto. Ti pregherei di continuare a farlo che qualcuno ben disposto a leggere di te, oltre a me, c'è sicuramente. Visto che mi appari ferrato sull'argomento, potresti gentilmente darmi un tuo parere sull'autarchia e sui suoi reali limiti di attuazione?

    1. Bubba 14 settembre 2010

      Mi sono loggato solo per associarmi al tuo sfogo. Sei un grande!

    1. 21 14 settembre 2010

      ... dopo questa bella pappardella-passerella di batti e ribatti,

      s'è creato un gran dilemma, un maestoso e solenne interrogativo... "Come ricicliamo tutti questi rifiuti, tutti questi discorsi ridondanti e, in fin dei conti, completamente inutili?"

      Stringi, stringi... che si fa di tutto il sapere esposto? Ma in quale bolgia infernale andavano messe le cariatidi? Nooo, in Italia! Sei sicuro?

      Ostia can, fraca, pendi... che l'é quasi pien! No se sa pì dove meterli ormai! Strucalo dentro e sera ben la porta!

      Te dighe mì, che'l starà bon par mile ani almanco!

      Ocio a pensarse de butar la cjave!

      Ciao ciao ;)

    1. amaryllide 14 settembre 2010

      "Paolo Barnard ("Il più grande crimine") che su un blog può propinare le sue idee senza contradditorio, senza nessuno che gli contesti, come le scrive, le sciocchezze che scrive."

      ma che discorso del menga è? I blog sono di chi li apre, dove sta scritto che ci deve essere il contradditorio? Ognuno si regola come vuole, sul suo blog, che è l'equivalente in rete della propria casa. Io a casa mia ci faccio entrare chi voglio e parlo di quello che voglio, dove sta scritto che devo fare entrare gli sconosciuti che passano sotto la mia finestra e non avendo niente da fare si mettono a origliare i miei discorsi con gli amici? Perchè è questa la pretesa che ha chi vorrebbe che un blog fosse aperto per forza ai commenti. Sei convinto che Barnard scriva sciocchezze? Ottimo, apriti un blog e smontalo pezzo per pezzo, non sta scritto da nessuna parte che c'è l'obbligo di permettere a chicchessia di rispondere...

    1. mandal2010 14 settembre 2010

      completamente d'accordo tamolentegole,non e' il mio campo,vorrei capire uu po' di piu',mna lo vedo impossibile,troppe teorie differenti.completamente differenti !!Cerchero' un'altra via per capirci qualcosa.Grazie comunque

    1. t_punch 14 settembre 2010

      Vorrei far notare un paio di cose....senza dilungarmi troppo sul saggio di Barnard che ho gia' definito un tema da terza media e che ho ampiamente commentato 2 settimane fa...
      Un paio di cose che forse nessuno ha notato:
      1] Gli USA non effettuano tagli alla spesa perche' l'hanno gia tagliata da 3 decenni almeno con Ronnie Mano di Forbici Regan; inutile quindi fare paragoni con i molti paesi europei che invece hanno (non si sa per quanto ancora) uno stato sociale molto piu' marcato e presente.
      Tra l'altro le tasse tra USA ed Europa non sono poi cosi differenti in percentuale....
      2] Per gli USA il debito pubblico non e' un problema semplicemente perche' la FED ha bisogno di quel debito....infatti i proprietari della FED sono gli stessi proprietari delle maggiori compagnie petrolifere, energetiche, alimentari etc...ovvero gestiscono tutte le materie prime necessarie al pianeta e che si acquistano in dollari.
      L'espansione monetaria del dollaro (e il conseguente aumento del deficit pubblico USA) serve ad alimentare il potere egemonico delle elite sul pianeta monopolizzando tutta la filiera delle materie prime, dalla valuta di pagamento al prodotto finale....
      Senza dollari, che loro controllano fin dalla nascita, non potrebbero avere un controllo completo.
      Pensateci bene, un paese X, se vuole acquistare delle materie prime, deve prima acquistare dei dollari, e poi spenderli (magari acquistando petrolio dallo stesso banchiere che gli ha venduto i dollari) per acquistare ogni materia prima necessaria.
      Se gli USA non emettessero debito, in cambio di dollari della FED, i banchieri "proprietari" delle materie prime perderebbero buona parte del controllo su di esse.
      Visto che il debito giova alla FED e non al popolo americano, e' chiaro che per il governo fantoccio USA (i burattini in mano ai banchieri) il debito non rappresenta un problema, ma gli interessi della FED.

      A questo possiamo aggiungere un ragionamento, attualmente ancora teorico e da dimostrare:
      Se vogliamo trovare una pecca all'ottima teoria di Auriti sul valore indotto della moneta ne "Il Paese dell'Utopia", e' proprio quella di non aver considerato che con l'abolizione unilaterale degli accordi di Bretton Wood da parte degli USA, si e' praticamente sostituito l'oro con tutte le materie prime (petrolio in primis), aprendo la strada al monopolio totale da parte delle elites.
      Questa ultima parte e' al momento solo una teoria, mi aspetto delle riflessioni, anche smentite al riguardo, ma qualcuno inizia ad avanzare ipotesi, da valutare con attenzione.
      Rimane il fatto che l'espansione monetaria e il conseguente aumento del deficit USA permette ai soci della FED il totale monopolio sulle materie prime.
      Infatti uno dei motivi per invadere l'Iran e' l'intenzione del governo di Teheran di aprire una terza borsa mondiale che tratti petrolio e uranio in 6 o 7 valute diverse, in modo da rompere almeno il monopolio monetario e quindi l'espansione inflazionistica del dollaro.

    1. michail 14 settembre 2010

      non ne ha tutti i torti, soprattutto leggendo i vari commenti...

    1. mikaela 14 settembre 2010

      Scusa io intendevo dire che la Lira era italiana cioè emessa solo in Italia.
      Avendo noi una nostra moneta e una banca che la emetteva in Italia(anche se non era dello stato) si poteva controllare meglio.
      Come fa l'inghilterra o il Giappone.

    1. Hrani 14 settembre 2010

      Signor Andrea Mensa, vedo con piacere che non ci ha abbandonato e sono favorevolmente colpito dalla
      pazienza che dimostra rispondendo a tutti quanti.

      Io il testo di Barnard l'ho letto tutto.

      Ne sono rimasto entusiasta quando smontava il signoraggio, ma credo che il suo errore sia stato di non
      approfondire alcuni temi delicati (la politica di spesa di uno stato, il debito che crea ricchezza, la
      piena libertà di stampare cartamoneta senza porsi limiti... tutte cose da trattare con un po' più di attenzione).

      Non me la sento di criticare il lavoro degli altri, vorrei soltanto dirgli, se potessi, il tema dell'economia
      va spiegato a pezzettini più piccoli, altrimenti si rischia di sorvolare su aspetti invece importantissimi.
      Non escludo che sia stato per mancanza di tempo, per la fretta o incomprensione abbia scritto anche delle cose ....opinabili.


      Venendo a Lei, signor Mensa, la ringrazio sempre per l'accuratezza dei suoi discorsi (continui ad essere
      paziente con chi non ce la fa) e si provi a comprendere il Barnard che di sicuro non è una cattiva persona.

      Con stima.

      Hrani

    1. vic 14 settembre 2010

      La moneta parallela di cui parli e' il WIR (tedesco = noi).

      Viene usato fra apparteneti al club del WIR. Di solito commercianti, gestori d'albergo e ristoratori. Si possono anche accendere debiti in WIR, a tassi molto interessanti.
      Da quel che ho capito e' una moneta essenzialmente virtuale, usata nella contabilita' fra coloro che la usano e si scambiano beni e servizi, pagandoli appunto in WIR.
      Per esempio un ristoratore puo' pagare buona parte dell'affitto del locale in WIR ed accettare che i clienti paghino dal loro conto WIR.
      Il WIR e' diffuso nei cantoni della Svizzera tedesca. Ha il carattere di moneta parallela virtuale, cioe' contabile.
      Non ho idea di come venga considerato dagli uffici di tassazione. Verosimilmente come una moneta. Forse si trova qualche studio al riguardo. Roba da addetti ai lavori.

    1. fm 14 settembre 2010

      Si d'accordo. Pero` potresti almeno citarle per capire da dove vengono le tue idee. Aiuterebbe molti ad orientarsi e valutare.

    1. operaiomantici 14 settembre 2010

      Secondo me quelli coi forconi sarebbero maggiormente lieti di forare il di dietro a chi guadagna creando denaro con la tastiera.




      Comunque le percentuali di titoli posseduti dovrebbero essere circa queste


      http://www.adusbef.it/download.asp?Id=5114&C=F


      Ovvero tra privati e imprese italiane circa il 15%, il resto è in istituti finanziari. Ma tra questo c'è anche quello gestito per conto dei privati. Se puoi fornirne gentilmente le percentuali sarebbe un elemento in più.




      E in ogni caso il problema principale è l'ORIGINE del denaro con cui sono stati acquistati.

    1. mikaela 14 settembre 2010

      Però! Ora che ci penso, potresti organizzare un convegno nella tua citta' e invitarlo, sono sicura che non si tirerà indietro.
      e se la cosa va a buon fine dimmelo per tempo che mi organizzo e prenoto il volo.

    1. mikaela 14 settembre 2010

      AHAHAHAHAH GUARDA CHE IL POST L'HO MESSO IO MICA PAOLO BARNARD.
      HA DETTO CHE NON SRIVERA' PIU' PER LA RETE
      rileggilo

    1. vic 14 settembre 2010

      I nostri mezzi tachionici ci permettono di viaggiare indietro nel tempo. Andiamo ad intervistare uno che il valore del denaro lo conosceva bene, in quando coltivava un terreno non suo ma preso in affitto, piu' esattamente a mezzadria da una sciura locale. Sentiamo cosa ha da dirci.

      V: Ciao Rico, come va'?
      Rico: Ciao, bene. Vuoi un bicchierino?
      V: Grazie. Senti, sono qui per intervistarti sulla modalita' di pagamento del tuo terreno in affitto.
      Rico (sorride): Oh, il terreno della signora che noi chiamavamo "la sciura".
      V: Si', proprio quello. Come pagavi l'affitto?
      Rico: E' semplice da dire, ma complicato da fare. Complicato da fame talvolta
      V: Dimmi tutto.
      Rico: La pagavo con dei capponi che allevavo durante l'anno. Di solito glieli consegnavo sotto le feste natalizie.
      V: Il pollo come denaro!
      Rico: Il pollo maggiore ero io.
      V: Non stai esagerando?
      Rico: Per niente, a volte dovevo consegnarle fino all'ultimo pollo e io restavo senza perfino a Natale. Sai che bel Natale senza cappone. Era l'unico giorno dell'anno in cui mangiavamo carne.
      V: Insomma dipendeva dall'annata. E tu facevi da ammortizzatore fra anni buoni e anni grami.
      Rico: Gia', la sciura, lei era sempre ben nutrita. Noi invece (sospira). Malgradoi tutto non siamo mai morti di fame lo stesso.
      V: E il denaro, quello di carta?
      Rico: Chi lo vedeva mai quello! Il pollo era il denaro! Alcuni maneggiavano monete d'oro. Le usavano per la compravendita delle mucche al mercato. Denaro d'oro sull'unghia, per quelli.
      V: Proporro' ai banchieri centrali di stipare i loro depositi di polli e oro, allora.
      Rico: Gallina vecchia fa buon brodo, ricordalo. E gallina giovane fa buon uovo.
      V: Ehy, mi fai venir voglia di preparare un bello zabaglione.
      Rico: Prendi il mio vino, vedrai che gustino gli dara'.
      V: Il valore intrinseco delle cose, caro mio, alla barba di tutti quei teorici la' fuori.
      Rico: Salute!
      V: Salute!

      Caro Rico, pace all'anima tua, d'altri tempi ormai lontani.
      Quando il mondo finiva sulla cresta della montagna e di denaro se ne vedeva ben poco, ma quel poco era oro.

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